Quando conviene intervenire sui volatili? C’è un mese giusto?

La domanda arriva sempre nello stesso modo, e di solito arriva tardi:

  • il preventivo è fermo da mesi, e intanto «non è il periodo»;
  • il cantiere si blocca all’ultimo perché «c’è il nido», e nessuno può toccarlo;
  • oppure si aspetta l’estate, e d’estate gli uccelli sono il doppio;
  • e ogni anno si ricomincia dallo stesso punto.

La risposta breve è che dipende dalla specie, e la differenza più importante è questa: gabbiani e rondini hanno una stagione, il colombo no. Sui primi esiste una finestra precisa entro cui si deve lavorare, e superata quella si perde l’anno; sul colombo, che può nidificare quasi tutto l’anno, la finestra buona è semplicemente il momento in cui quel punto è libero. Qui sotto trovi il calendario mese per mese e che cosa si può fare in ciascuno.

Due calendarigabbiani e rondini hanno una stagione, il colombo non ce l’ha
La finestrasui migratori si progetta fuori stagione, o si aspetta un anno
Il vincoloa nido occupato non si tocca nulla: serve l’autorizzazione della Regione
Grande stormo di storni in volo compatto sopra i tetti e i comignoli di una città al tramonto, con il cielo arancione
Uno stormo di storni sopra i tetti, all’ora in cui rientrano al dormitorio. Questa è una specie con un calendario netto: arriva, si concentra, riparte. Il colombo che ti sporca il cornicione, invece, non se ne va in nessun mese dell’anno.

In breve

Non esiste un mese «giusto» uguale per tutti. Il colombo di città si riproduce lungo quasi tutto l’anno dove cibo e riparo sono costanti, quindi rimandare non serve a nulla e peggiora la situazione. Hanno invece una stagionalità marcata il gabbiano (nidificazione sulle coperture in primavera, lavorazioni concentrate fra l’autunno e l’inverno) e lo storno (grandi dormitori urbani nella stagione fredda). Rondini e balestrucci sono un caso a parte: i loro nidi sono tutelati e non si toccano. Una regola vale sempre, in ogni mese e per ogni specie: su un nido occupato con uova o pulli non si interviene, e le eventuali deroghe le rilascia la Regione, sentito l’ISPRA.

Ti ci ritrovi?

Se ne riconosci due, il mese giusto è prima di quando pensi

Sono le cose che spostano un lavoro di sei mesi senza che nessuno l’abbia deciso davvero.

  • Il problema lo vedi da mesi, ma hai chiamato solo adesso che dà fastidio davvero.
  • Ti hanno detto che «adesso non si può» e non ti hanno spiegato fino a quando.
  • C’è un nido e nessuno sa dire quanto bisogna aspettare.
  • Il lavoro è già slittato di stagione una volta.
  • Hai sentito dire che d’inverno costa meno, o che d’estate si lavora peggio, e non sai se sia vero.
  • Ti serve che l’intervento non intralci un’attività che ha i suoi periodi di punta.

Se ne riconosci due, la cosa da fissare adesso non è il preventivo: è la data del sopralluogo, perché è quella che apre o chiude la finestra. Qui sotto c’è quali periodi contano e perché.

La premessa che ribalta il consiglio comune

Perché sui colombi «aspettare il periodo giusto» non ha senso

Il consiglio circola ovunque: aspetta che finisca la nidificazione, poi intervieni. Su un gabbiano ha senso. Su un colombo di città è un consiglio che si basa su un’idea sbagliata di come vive quella specie.

  • Il colombo urbano si riproduce lungo quasi tutto l’anno. A differenza delle specie migratrici, non dipende da una finestra stagionale: dove il cibo è costante e il sito di nidificazione è riparato e caldo, le covate si susseguono con pause brevi. In pratica, in ogni mese dell’anno su un edificio infestato c’è ragionevolmente qualcosa in corso.
  • Quindi non esiste il mese in cui «non c’è nessuno». Chi aspetta quel mese aspetta per sempre, e nel frattempo la colonia cresce. Il rilievo si fa quando serve, e il cantiere si organizza attorno a ciò che si trova, non attorno a una data segnata sul calendario.
  • La regola da rispettare è puntuale, non stagionale. Non si tocca un nido occupato: quello, e solo quello, va lasciato completare. Il resto dell’edificio è lavorabile. La differenza fra un intervento fermo e un intervento che parte sta tutta qui: si mappano i punti occupati e si lavora su tutti gli altri.
  • Rimandare costa più che intervenire. Ogni mese di attesa aggiunge guano da bonificare, materiale di nido negli scarichi e individui che imparano l’edificio. Il preventivo di gennaio e quello di settembre sullo stesso stabile, a parità di sistemi, non sono la stessa cifra: cambia la voce di bonifica.

Da dove viene l’equivoco. Il divieto di intervenire sui nidi occupati è reale e riguarda tutta l’avifauna selvatica. Ma è un vincolo sul singolo nido, non una chiusura stagionale dell’edificio: chi lo racconta come «non si può fare niente fino a settembre» sta semplificando in modo che gli conviene, o non ha voglia di mappare i punti uno per uno. Sono due cose diverse e vanno tenute distinte.

Che cosa si trova, in qualunque mese

I posti in cui il nido c’è quasi sempre

Sono sempre gli stessi, e hanno una caratteristica comune: sono riparati dall’alto e nessuno ci passa. In un sopralluogo si guardano per primi, perché da lì dipende che cosa si può fare quel giorno e che cosa va rimandato di poche settimane.

Cassonetto della tapparella aperto con dentro un nido di rametti, due uova, piume e guano accumulato sul fondo
Il cassonetto dell’avvolgibile aperto: rametti, piume, guano e due uova. Finché ci sono le uova quel punto non si tocca, e la finestra resta inutilizzabile. Ma il resto del prospetto, i davanzali e la gronda si possono trattare lo stesso giorno.
Coronamento di un muro con dissuasori a spillo completamente sepolti sotto rametti secchi, foglie e piume accumulate per tutta la lunghezza
Qui i dissuasori a spillo ci sono: si vedono le punte che spuntano dal mucchio. Sepolti sotto rametti e foglie non lavorano più, e il coronamento è tornato un appoggio. Questo è un problema di calendario della manutenzione, non di prodotto.
  • Cassonetti degli avvolgibili e vani tecnici. Riparati, caldi, chiusi su tre lati: sono la prima scelta. Un cassonetto occupato si sente prima di vedersi, perché la tapparella smette di scorrere bene.
  • Sottogronda, cavedi e sottotetti. Ci si arriva da una fessura che a terra non si vede. È anche il punto in cui il materiale accumulato finisce nei pluviali e li chiude, e da lì nasce il danno che il condominio scopre alla prima pioggia forte.
  • Nicchie e mensole degli impianti. Dietro le unità esterne di climatizzazione, sopra i quadri, nelle nicchie dei contatori: piccoli volumi riparati che nessuno apre per mesi.
  • Coronamenti e cornicioni già trattati male. Un dissuasore intasato di materiale è peggio di nessun dissuasore: offre un appiglio ulteriore e trattiene ciò che prima cadeva.
  • Coperture piane e vani sopra i lucernari. Sono il territorio dei gabbiani, e lì il calendario torna a contare: su quelle superfici la stagionalità è netta.
Il riconoscimento che evita un guaio

Rondini e balestrucci: quei nidi non si rimuovono, mai

È il punto in cui una ditta poco attenta fa danni veri. I nidi di rondine e di balestruccio sono strutture di fango attaccate sotto un aggetto, e sono tutelati: rimuoverli, anche vuoti fuori stagione, non è una scelta che spetta al proprietario dell’edificio. Prima di dare l’ordine di pulire una gronda, conviene guardare che cosa c’è sopra.

Balestruccio bianco e nero aggrappato al proprio nido di fango a coppa costruito sotto un aggetto in cemento
Un balestruccio al proprio nido: una coppa chiusa di fango, attaccata sotto l’aggetto, con un piccolo foro di ingresso. Non somiglia a un nido di rametti e non si confonde: se lo trovi sul tuo edificio, quella parte esce dal cantiere.
Rondine con gola rossa e coda a lunghi filetti posata su una trave di legno sotto un portico
La rondine, gola rossa e coda a filetti, sotto il portico dove nidifica. È una specie in difficoltà proprio perché i luoghi adatti stanno sparendo: chiudere un portico «per i piccioni» senza guardare cosa c’è dentro toglie un sito a lei, non a loro.

Come si distinguono, in due secondi. Nido di fango a coppa, liscio, attaccato sotto un aggetto o a una trave: rondine o balestruccio, non si tocca. Ammasso di rametti secchi, piume e guano appoggiato su una superficie piana: colombo, e quello si tratta — a nido non occupato. Nel dubbio si fotografa e si chiede, prima di mandare qualcuno con la scopa.

Hai un nido attivo, o stai rimandando perché temi che ci sia?

Mandaci qualche fotografia: ti diciamo se si può partire adesso. Dalle immagini si capisce quali punti sono occupati e vanno rimandati, quali si possono trattare subito e se sul tuo edificio c’è qualcosa che non si tocca. È il modo più rapido per sapere se stai aspettando per una ragione vera.

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Da evitare

Quattro decisioni di calendario che si pagano l’anno dopo

Nessuna di queste riguarda il prodotto scelto. Sono decisioni su quando, prese quasi sempre per prudenza, e proprio per questo difficili da mettere in discussione.

Ponteggio fermo con i teli su una facciata storica, con un nido sulla cornice del tetto1

Rimandare l’intera opera perché «c’è un nido»

Un nido occupato ferma quel punto, non l’edificio. Chi rinvia tutto in blocco perde mesi e riapre il cantiere da zero, con un secondo allestimento da pagare. La cosa corretta è mappare i punti occupati, escluderli dal lotto, lavorare su tutto il resto e tornare su quei pochi metri quando si sono liberati.

Studenti che entrano a scuola accanto a un cantiere recintato con piattaforma aerea davanti all'ingresso2

Programmare la posa senza guardare il calendario dell’edificio

Il ponteggio per il rifacimento della facciata, il fermo impianto di agosto, la chiusura estiva della scuola: sono finestre in cui l’accesso in quota costa una frazione. Ignorarle e poi noleggiare una piattaforma tre mesi dopo è il modo più comune di raddoppiare il conto di un lavoro identico.

Spatola che stacca un nido di fango di rondine sotto la grondaia3

Togliere un nido di fango credendo che sia di piccione

È l’errore che espone davvero il committente. I nidi di rondine e balestruccio sono tutelati e la loro rimozione non è una decisione che si prende sul posto, nemmeno se il nido sembra vuoto. Il costo di quell’errore non lo paga chi ha impugnato la scopa, lo paga chi ha ordinato la pulizia.

Sottotetto con guano e materiale di nido accumulati da anni e una scopa appoggiata alla trave4

Considerare la bonifica un lavoro che si fa «quando capita»

La rimozione del guano ha vincoli suoi che non c’entrano con la biologia: si fa con le protezioni previste, si smaltisce a norma e va conclusa prima della posa, perché nessun fissaggio tiene su un accumulo. Se finisce in coda ai lavori, o si salta o si fa male, e in entrambi i casi la posa che segue vale meno.

Le fotografie di questa sezione sono ricostruzioni realizzate al computer per mostrare l’errore: non ritraggono interventi Birdstop.

La variabile che decide davvero

Il calendario che conta è quello dell’edificio

Tolti i casi con stagionalità vera, la data giusta non la detta il volatile: la detta l’accesso in quota, il fermo produzione e il momento in cui qualcuno può deliberare la spesa. Sono le tre cose da mettere sul tavolo prima di parlare di sistemi.

  • Se c’è un ponteggio in programma, quella è la data. Rifacimento della facciata, ripasso del tetto, pulizia dei pluviali: farsi trovare pronti con il progetto anti volatili già approvato significa pagare l’accesso una volta sola. In condominio conviene portarlo in assemblea insieme all’opera principale, non dopo.
  • In azienda comanda il fermo impianto. Su capannoni, linee e coperture industriali le lavorazioni si concentrano nelle fermate programmate. Questo si sa con mesi di anticipo, quindi il rilievo e il capitolato vanno preparati prima: arrivare al fermo con l’offerta ancora da confrontare vuol dire saltare il giro.
  • Nelle strutture aperte al pubblico decide il calendario di esercizio. Scuole d’estate, alberghi in bassa stagione, impianti sportivi fuori campionato: sono le finestre in cui si può delimitare un’area senza discutere con nessuno.
  • Sulle coperture piane con i gabbiani il vincolo torna biologico. Lì la nidificazione è stagionale e blocca davvero le lavorazioni: la finestra utile si concentra fra l’autunno e l’inverno, e il dettaglio è in gabbiani sui tetti industriali.

La domanda da fare al fornitore. Non «quando si può fare?» ma «che cosa impedisce di farlo adesso, punto per punto?». Se la risposta è una data generica, senza un elenco di punti occupati e di punti liberi, quella data non nasce da un rilievo. Su come si arriva a un’offerta con le quantità scritte trovi il metodo in come si scrive un capitolato.

Quattro momenti diversi dell’anno

La stessa città, specie diverse, problemi diversi

Queste quattro immagini non raccontano lo stesso fenomeno, e non si affrontano allo stesso modo: due riguardano un dormitorio stagionale, due una presenza che resta tutto l’anno.

Viale alberato di città al crepuscolo con i lampioni accesi e le chiome degli alberi usate come dormitorio
Il viale all’ora del rientro. Nella stagione fredda migliaia di storni scelgono poche chiome, sempre le stesse: è un fenomeno concentrato nel tempo, e va affrontato con misure che si accendono e si spengono con la stagione.
Panchine e pavimentazione di un parco alberato coperte di guano sotto le chiome degli alberi
Sotto quelle chiome, di giorno. Panchine e pavimentazione diventano inutilizzabili nel giro di poche settimane, e da lì nasce la richiesta al Comune: il danno non riguarda l’albero ma lo spazio pubblico sotto.
Nido di rametti e piume incastrato fra i coppi e il canale di gronda di un tetto
Il nido incastrato fra i coppi e la gronda: rametti, piume, guano. Qui non c’è nessuna stagione da aspettare, e il danno che arriva prima non è estetico ma idraulico, perché il materiale finisce nel pluviale.
Angolo di un balcone privato con fioriere e mobile in legno, e materiale di nido con guano accumulato dietro il mobile
L’angolo di balcone dietro il mobile, con il materiale accumulato. È il caso più frequente in assoluto, e anche il più sottovalutato: nasce da uno spazio che nessuno guarda per mesi, non da una stagione particolare.
Il tempo di attesa non è tempo perso

Cosa si può fare nel mese in cui non si posa niente

Quando un vincolo vero c’è — una copertura con i gabbiani in nidificazione, un nido occupato su un punto chiave — l’errore è fermarsi e riparlarne fra sei mesi. In quei mesi si fa la metà del lavoro, ed è la metà che decide se il resto verrà bene.

  • Il rilievo, con le quantità scritte. Metri lineari per tipo di appoggio, sviluppo delle aperture da chiudere, punti occupati fotografati e datati. È il documento che rende confrontabili due offerte, e si può produrre in qualsiasi mese: guardare non è intervenire. Che cosa guarda un tecnico è spiegato in il sopralluogo antipiccioni.
  • La bonifica delle superfici non interessate. Piazzali, passerelle, quadri, davanzali, corsie: tutto ciò che non ospita un nido si può pulire subito, e conviene, perché il guano accumulato è un richiamo e una superficie su cui nessun fissaggio tiene. Il quadro completo è in bonifica e pulizia del guano.
  • Il capitolato e il confronto delle offerte. È la parte che richiede più tempo e che tutti comprimono. Averla chiusa prima significa che il primo giorno utile il cantiere parte già deciso, invece di aprire allora la fase dei preventivi.
  • Le delibere e le autorizzazioni. Assemblea condominiale, permesso di lavoro, eventuali comunicazioni per gli edifici vincolati: sono passaggi con tempi propri, indipendenti dal meteo e dalla biologia, e sono la ragione più frequente per cui un intervento già deciso slitta di una stagione.
  • La chiusura dei punti liberi. Su un edificio con dieci accessi, se due sono occupati gli altri otto si chiudono. Lasciarli aperti «tanto poi facciamo tutto insieme» significa offrire per mesi delle alternative comode a chi si sposterà dai due punti trattati.

Una precisazione onesta sull’ordine. Chiudere prima una parte e poi il resto produce quasi sempre uno spostamento della colonia dentro lo stesso edificio: è un effetto noto, non un fallimento della posa, e va messo in conto e spiegato al committente prima di iniziare. Il ragionamento completo è in perché i dissuasori spostano i piccioni.

Due minuti di video

I due lavori che hanno tempi propri

Si può fare quasi sempre

La bonifica non aspetta la stagione

È il lavoro che si può anticipare anche quando la posa è ferma, e che va comunque fatto per primo: nel video si vedono le protezioni, il metodo di rimozione e perché una superficie bonificata è la condizione perché il fissaggio tenga.

La pagina della bonifica
Si programma a cicli

Il servizio che per natura vive su un calendario

La falconeria non si installa e resta lì, come un impianto: è un servizio a cicli, con sessioni programmate e ripetute nel tempo. Nel video si vede come si svolge, ed è l’esempio più chiaro di misura che va scritta in offerta con le sue date.

La falconeria per aziende ed enti
Come si svolge un intervento

Dalla mappa dei punti alla manutenzione, in 4 fasi

La fase che sblocca tutto è la prima, e dura mezza giornata: separare i punti occupati dagli altri trasforma un «non si può fare» in un elenco di cose che si possono fare già domani.

Fase 1

Si mappano i punti occupati, uno per uno

Il tecnico percorre l’edificio e produce due elenchi: i punti con nidificazione in corso, fotografati e datati, e tutti gli altri. È questa separazione a dire che cosa parte subito e che cosa slitta di qualche settimana, e senza di essa qualunque data proposta è una data inventata.

Fase 2

Si incastra il lavoro nel calendario dell’edificio

Ponteggi già previsti, fermate di produzione, chiusure stagionali, assemblee: si cerca la finestra in cui l’accesso in quota c’è già o costa meno. Su questa voce si recupera più denaro che su qualunque trattativa sul prezzo dei materiali.

Fase 3

Bonifica prima, posa poi, sui punti liberi

Rimozione e smaltimento del guano con le protezioni previste, quindi chiusure e dissuasione su tutto ciò che non è occupato. I pochi metri esclusi restano a verbale, con l’impegno scritto a tornarci: così nessuno se ne dimentica e il lavoro non resta a metà.

Fase 4

Si torna sui punti sospesi, e si verifica il resto

Quando i punti esclusi si liberano si chiude il lotto, e nella stessa visita si controllano tensione delle reti, tenuta dei fissaggi e intasamento dei dissuasori. È il momento in cui il calendario smette di essere un vincolo e diventa una manutenzione programmata.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore inquadra la differenza fra le specie in termini di dipendenza dalla stagione. Le specie migratrici e quelle che nidificano in colonie su substrati esposti hanno una finestra riproduttiva definita, imposta dalla disponibilità di risorse e dal clima. Il colombo urbano si trova in una condizione diversa: la città gli fornisce alimento e siti riparati con continuità, e in quelle condizioni la riproduzione perde il carattere stagionale netto che la specie ha in ambiente naturale. La conseguenza operativa è che il vincolo da rispettare non è un periodo dell’anno, ma la presenza effettiva di uova o pulli in quel punto.

La seconda osservazione riguarda i tempi biologici, che non si comprimono. Fra la deposizione e l’involo passano settimane, e questo definisce quanto va sospeso un singolo punto: non è una formalità burocratica ma il tempo di sviluppo dei piccoli. Va aggiunto un aspetto igienico spesso trascurato: gli ectoparassiti associati al nido sopravvivono anche dopo che è stato abbandonato e cercano un ospite alternativo, quindi la rimozione del materiale va eseguita con le protezioni previste e non trattata come una pulizia ordinaria, in qualunque mese la si faccia.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Committenti che ragionano per fermate programmate

Impianti e strutture in cui le lavorazioni in quota si incastrano in finestre decise con mesi di anticipo. I marchi sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.

Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

Su un lavoro che si programma in una finestra stretta la riga che pesa è la ISO 45001: si lavora in quota, spesso con l’edificio in esercizio, e l’organizzazione della sicurezza determina se il cantiere sta dentro i giorni previsti. La UNI EN 16636 certifica l’organizzazione che eroga il servizio di gestione degli infestanti, la ISO 14001 copre lo smaltimento del materiale rimosso.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci fanno

Quando intervenire: domande e risposte

Qual è il periodo migliore per allontanare i piccioni?

Non ne esiste uno valido in generale. Il colombo di città si riproduce lungo quasi tutto l’anno dove trova cibo e riparo costanti, quindi non c’è un mese «vuoto» da aspettare. Il momento giusto lo decidono altre tre cose: se c’è già un ponteggio o un accesso in quota disponibile, se l’edificio ha una finestra di fermo o di chiusura, e quanti punti risultano occupati al sopralluogo.

È vero che non si può intervenire durante la nidificazione?

È vero che non si interviene su un nido occupato, con uova o pulli: quello vale per tutta l’avifauna selvatica e in qualsiasi mese. Non è vero che l’intero edificio sia bloccato: il vincolo riguarda i singoli punti, che vanno mappati e sospesi, mentre sul resto si lavora. Chi dichiara un blocco totale senza aver fatto quella mappa sta dando una risposta comoda, non tecnica.

Si può togliere un nido di piccione vuoto?

Se il nido non è occupato la rimozione rientra nella normale bonifica, e va eseguita con le protezioni previste perché nel materiale restano ectoparassiti anche dopo l’abbandono. La domanda a monte è un’altra: se togli il nido senza togliere l’appoggio, viene ricostruito nello stesso punto. Il tema è trattato in nido di piccioni sul balcone o in sottotetto.

E i nidi di rondine?

Non si toccano. I nidi di rondine e di balestruccio sono strutture di fango tutelate, e la loro rimozione non è una decisione che spetta al proprietario dell’edificio, nemmeno fuori stagione. Si riconoscono facilmente: fango liscio a coppa sotto un aggetto, contro il mucchio di rametti e piume del colombo. Nel dubbio si fotografa e si chiede prima di intervenire.

Perché sui gabbiani invece il calendario conta davvero?

Perché sulle coperture piane la nidificazione è stagionale e concentrata: quando i siti sono occupati, quelle superfici escono dal cantiere fino all’involo. Per questo le lavorazioni sui tetti industriali si programmano fra l’autunno e l’inverno, e chi se ne accorge in primavera ha già perso l’anno. Il dettaglio è in gabbiani sui tetti industriali.

Gli storni sono un problema di stagione?

In gran parte sì. Il fenomeno che crea disagio in città sono i grandi dormitori sulle chiome degli alberi nella stagione fredda: pochi alberi, sempre gli stessi, e un accumulo rapidissimo di guano sulla pavimentazione sotto. Essendo concentrato nel tempo si affronta con misure che si programmano e si sospendono, non con un impianto fisso lasciato acceso tutto l’anno.

Conviene aspettare l’estate per fare i lavori sul tetto?

Conviene guardare il calendario dell’edificio prima di quello della stagione. Se nei prossimi mesi è previsto un ponteggio per la facciata o un ripasso della copertura, quella è la finestra da prendere: l’accesso in quota è la voce che pesa di più, e pagarlo una volta sola cambia il conto molto più della stagione.

Quanto slitta un lavoro se trovate un nido occupato?

Slitta quel punto, non il lavoro. Il tempo di sospensione dipende dallo stadio in cui si trova la covata e si misura in settimane, non in mesi: si escludono quei metri dal lotto, si dichiarano a verbale con la data e si torna a chiuderli. Il resto dell’edificio prosegue secondo il programma concordato.

Se stai aspettando, verifichiamo insieme che ci sia una ragione

Con qualche fotografia e due informazioni sull’edificio separiamo i punti che vanno sospesi da quelli su cui si può già lavorare, e diciamo quale finestra conviene prendere. Il rilievo con le quantità scritte lo facciamo sul posto.

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Scrivici che tipo di edificio è, dove hai visto il problema e se qualcuno ti ha già detto di aspettare. Se sai che nei prossimi mesi sono previsti un ponteggio, un rifacimento del tetto o una fermata dell’impianto, dillo subito: è l’informazione che cambia di più il programma dei lavori.

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