Il problema non era la pietra. Era quello che cadeva sulla testa dei visitatori.
Sotto le arcate del Colosseo i piccioni si erano scelti un posto preciso: le barre di ferro dentro gli archi al piano terra, quelle che corrono a pochi metri da terra. E da lì il guano cadeva addosso a chi passava sotto. Birdstop ha lavorato in due tempi — prima la pulizia delle superfici, poi il dissuasore BirdFire — senza un foro, una vite o un ancoraggio sulla pietra antica.

In breve: su un monumento come questo si toglie il posto dove si posano, la pietra non si tocca
Al Colosseo i piccioni si fermavano sulle barre di ferro degli archi bassi, e il guano finiva sulla gente che passava sotto. Reti e spuntoni erano fuori discussione: si vedono, e per montarli bisogna forare. Birdstop ha prima pulito e disinfettato le superfici sporche, poi ha applicato BirdFire, un gel che il piccione vede come una fiamma accesa. Niente viti, niente fori, niente di modificato: si toglie quando si vuole e la pietra resta come prima.
Che cosa è stato fatto, in quattro righe
Dove stavano i piccioni, di preciso
Nel cuore di Roma antica, tra archi monumentali che raccontano duemila anni di storia, il Colosseo accoglie ogni giorno migliaia di visitatori. Fra quelle stesse strutture si erano stabilite colonie di piccioni — non ovunque, ma in un punto molto preciso.

Un posto dove fermarsi che il monumento non aveva previsto
Le barre di ferro che attraversano gli archi al piano terra non sono parti antiche: sono elementi di servizio: piane, larghe il giusto, in ombra e al riparo dal vento. Per un piccione sono un davanzale ideale — e stanno direttamente sopra il percorso che attraversano ogni giorno migliaia di visitatori.
Da qui nascevano due problemi diversi. Uno igienico e immediato: il guano che cade su chi passa sotto. Uno conservativo e lento: gli escrementi sono acidi, e a contatto con i materiali lapidei innescano processi di erosione e alterazione del colore che sulla pietra antica non si recuperano.
Le quattro cose che hanno deciso come intervenire
Il sopralluogo su un monumento non serve a contare i volatili: serve a capire su quale superficie si fermano, che cosa quella superficie sopporta e che cosa c’è sotto.
Che cosa non si poteva fare, e perché
In un luogo dove ogni cornice racconta secoli di storia non c’era spazio per reti visibili o spuntoni metallici. Non è una preferenza estetica: è il perimetro entro cui un intervento su un bene archeologico è ammissibile.
- Niente reti sulle arcate. Una rete su un arco si vede da lontano, cambia l’aspetto del monumento e va montata su un telaio fissato tutto intorno all’apertura.
- Niente dissuasori ad aghi sulle barre. Le barre andrebbero forate o incollate in continuo; e su un piano così frequentato gli aghi raccolgono piume e residui fino a diventare essi stessi un appoggio.
- Niente sostanze che restano sul materiale. Colle stese a nastro, prodotti che macchiano o che penetrano nel poroso della pietra sono esclusi in partenza su un paramento antico.
- Niente interventi irreversibili. Su un bene tutelato tutto ciò che viene aggiunto deve poter essere tolto lasciando il supporto come si è trovato.
Restava una sola famiglia di soluzioni: quelle che non si fissano al monumento e non lo modificano, ma rendono l’appoggio poco attraente per il volatile.
Hai un edificio storico o un immobile vincolato con lo stesso problema?
Il sopralluogo tecnico serve prima di tutto a capire quali sistemi sono compatibili con il vincolo. Il preventivo viene dopo.
Chiama lo 0584 433 198 Soluzioni per beni culturaliBirdFire: il piccione lo vede benissimo, noi quasi per niente
La scelta è caduta su un sistema che agisce sulla percezione del volatile invece che sulla geometria dell’appoggio. È la differenza fra rendere un posto scomodo e renderlo poco attraente.

Perché un piccione ci vede una fiamma e noi solo un gel
BirdFire è una coppetta trasparente con dentro un gel, appoggiata sul piano da proteggere. L’occhio del piccione percepisce l’ultravioletto, che il nostro non vede: quel gel, per lui, ha l’aspetto di una fiamma accesa. A completare l’effetto c’è una componente olfattiva sgradevole. Il volatile non viene ferito e non viene catturato: semplicemente smette di considerare quel punto un posto sicuro dove fermarsi.
Sul piano pratico è questo che lo rendeva l’unica scelta possibile qui: si appoggia, non si fissa. Nessun foro, nessuna vite, nessun adesivo sul materiale antico — le coppette stanno sulle barre metalliche di servizio, non sulla pietra. E si tolgono in qualsiasi momento senza lasciare traccia.
Un sistema di questo tipo va scelto per tipo di superficie, non per catalogo: BirdFire copre i singoli piani di appoggio, il filo FlyAway le linee lunghe come cornicioni e parapetti, le reti le aperture che vanno chiuse fisicamente. Al Colosseo serviva il primo dei tre.
Prima si pulisce, poi si toglie l’appoggio. Mai il contrario.
È il punto che più spesso viene invertito, ed è quello che decide se il risultato dura. Un’area ancora sporca continua a comunicare ai volatili che quel posto è abitabile: il guano e il materiale di nido contengono feromoni che funzionano da richiamo per gli altri.


Fase 1 — Pulizia e disinfezione
Le superfici sono state ripulite dal guano e trattate con prodotti delicati, adatti a un monumento, per portare via i residui e i germi. È un lavoro che si fa con la protezione addosso: quello che si accumula sotto un punto dove i piccioni sostano non è polvere.
Fase 2 — Installazione dei dissuasori
Solo a superfici pulite si è proceduto con la posa delle coppette BirdFire sui punti di appoggio critici, cioè le barre di ferro dentro gli archi al piano terra. Applicazione per appoggio, nessun ancoraggio, sistema reversibile.
Che cosa cambia, per il monumento e per chi lo visita


- Da terra non si vede. Le coppette sono trasparenti e alte pochi centimetri, appoggiate su elementi metallici di servizio: dal percorso di visita non si distinguono.
- Nessun danno al materiale originale. Non c’è contatto con la pietra: nessun foro, nessun adesivo, nessuna sostanza che possa macchiare o penetrare nel poroso.
- Reversibilità totale. L’impianto può essere rimosso in qualsiasi momento lasciando le superfici come sono state trovate: è il requisito che un ente di tutela chiede per primo.
- Estensione possibile. I referenti tecnici del sito hanno chiesto di valutare l’applicazione dello stesso approccio ad altre aree del complesso.
“La differenza si è vista subito: i piccioni non si sono più posati e l’area sotto gli archi è tornata pulita.”
— Tecnico responsabile dell’intervento BirdstopQuattro fasi, su un monumento come su un capannone
Cambia il vincolo, non il criterio: prima si capisce dove stanno davvero i volatili e che cosa quella superficie sopporta, poi si sceglie il sistema.
Il sopralluogo: si guarda l’edificio prima di decidere
Si individuano i punti di appoggio reali, non quelli presunti, e si verifica su quale materiale insistono. Su un bene tutelato questa fase decide anche che cosa è installabile e che cosa no.
Un progetto che la Soprintendenza può approvare
Si scelgono i sistemi che non forano, non incollano e non alterano la lettura architettonica, e si concorda l’intervento con i referenti tecnici del sito.
Prima la pulizia, poi il montaggio
Prima la pulizia e la disinfezione delle superfici sporche, poi il montaggio dei sistemi. Invertire l’ordine significa proteggere un’area che continua a richiamare i volatili.
I controlli, negli anni successivi
Le coppette vanno controllate e sostituite secondo la loro durata, e i punti protetti riverificati: un impianto che nessuno guarda smette di funzionare senza dare segnali.
Due video: la tecnologia da vicino e un altro monumento
Il gel che i piccioni vedono come una fiamma
Perché una coppetta di gel trasparente funziona: l’occhio del piccione percepisce l’ultravioletto e legge il gel come un fuoco acceso, mentre la componente olfattiva completa la dissuasione. Nessuna parte in movimento, nessuna alimentazione elettrica, nessun contatto con l’animale.
Scheda del sistema BirdFireTetti e cornicioni di un edificio storico: da dove si comincia
Due minuti su un intervento in un centro storico. Quali punti si proteggono per primi e perché su un immobile vincolato l’ordine delle lavorazioni conta quanto la tecnologia scelta.
Le soluzioni per i beni culturaliCosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore
Sul guano che si accumula sotto un punto dove i piccioni sostano l’area scientifica Ekonore richiama un punto spesso sottovalutato negli interventi sui siti aperti al pubblico: quel materiale non è inerte. Ospita acari, zecche molli e altri artropodi che restano vitali anche dopo che i volatili si sono allontanati, e che possono interessare chi transita o lavora in quegli ambienti.
Per questo la sequenza è sempre la stessa: prima si bonifica — si porta via guano e materiale di nido, con la protezione addosso, perché lì dentro vivono acari e zecche — e subito dopo si montano i dissuasori, che sono quelli che tengono pulito lo spazio negli anni, e solo dopo si riapre l’area al pubblico. Fermarsi alla pulizia, invece, non basta: se l’appoggio resta, nel giro di poche settimane la superficie torna esattamente com’era.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.
Enti pubblici, industrie e siti monumentali
Lo stesso metodo che usiamo su un anfiteatro del I secolo vale su uno stabilimento produttivo: cambia il vincolo, non il criterio.






Le certificazioni che un ente chiede in gara
Su un cantiere che si svolge dentro un sito archeologico aperto al pubblico le certificazioni non sono un fregio da brochure: sono requisiti di ammissione. Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili, è certificata Kiwa e registrata EMAS.
Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l. Su un cantiere di restauro la ISO 45001 e la UNI EN 16636 sono spesso requisiti di ammissione, non titoli preferenziali.
Le domande che arrivano da enti e progettisti
Si possono installare dissuasori sul Colosseo o su un altro bene archeologico?
Sì, a condizione che il sistema sia compatibile con il materiale e con la percezione del monumento, e che l’intervento sia concordato con i referenti tecnici e autorizzato dall’ente di tutela. Restano esclusi i sistemi che forano, che incollano in continuo o che alterano la lettura architettonica. Al Colosseo è stato usato un dissuasore che si appoggia e non si fissa.
BirdFire fa male ai piccioni?
No. Il piccione percepisce l’ultravioletto e vede il gel come una fiamma accesa; l’odore completa l’effetto. Non c’è contatto, non c’è ferita, non c’è cattura: è un dissuasore, non una trappola. Per questo è compatibile con la tutela della fauna selvatica prevista dalla Legge 157/1992.
Perché non sono state usate reti o dissuasori ad aghi?
Le reti su un arco si vedono da lontano e vanno montate su un telaio fissato tutto intorno all’apertura. Gli aghi vanno fissati o incollati sul piano da proteggere e, su una superficie molto frequentata, raccolgono piume e residui fino a diventare essi stessi un appoggio. Su un bene archeologico entrambe le cose sono problematiche.
Il sistema è reversibile?
Sì, ed è il requisito che un ente di tutela verifica per primo. Le coppette sono appoggiate sui piani metallici di servizio e possono essere rimosse in qualsiasi momento lasciando le superfici come sono state trovate.
Il guano va rimosso prima o dopo l’installazione?
Prima. Il guano e il materiale di nido contengono richiami che comunicano ad altri volatili che il posto è abitabile: installare su un’area sporca significa lavorare contro un segnale che resta attivo. La bonifica va fatta con dispositivi di protezione adeguati, perché quel materiale ospita acari e zecche molli.
Quanto dura la protezione?
Dipende dalla manutenzione. Le coppette hanno una durata dichiarata dal produttore e vanno sostituite entro quel termine; i punti protetti vanno riverificati periodicamente, perché una colonia che trova di nuovo un appoggio libero torna. Un impianto controllato dura; un impianto dimenticato smette di funzionare senza dare segnali.
Il guano dei piccioni è pericoloso per chi passa sotto?
Il rischio principale non è il singolo escremento ma l’accumulo: polveri, materiale di nido e i relativi artropodi. Su un percorso di visita il problema è anche di semplice fruibilità. Ne parliamo più a fondo in disinfestazione piccioni e bonifica del guano.
Birdstop lavora anche fuori Roma?
Sì. Ekonore S.r.l. opera su tutto il territorio nazionale con squadre tecniche proprie. Per il Lazio il riferimento è la pagina allontanamento volatili a Roma.
Un monumento, un condominio, uno stabilimento: il metodo non cambia
Prima si capisce dove stanno davvero i volatili e che cosa è installabile in quel punto. Poi si sceglie il sistema.
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Raccontaci l’edificio: ti richiamiamo noi
Che tipo di immobile è, se è sottoposto a vincolo, dove si posano i volatili e che cosa è già stato provato. Con questi dati sappiamo già cosa dirti al telefono.
