Il guano non è una questione di decoro: è una riga del DVR
Su un pavimento bagnato il guano si comporta come qualunque altro contaminante: fa scivolare. Ma tocca contemporaneamente altre due voci del documento di valutazione dei rischi — il rischio biologico e il lavoro in quota di chi va a pulirlo. E la valutazione di quei rischi, per legge, il datore di lavoro non può delegarla a nessuno.

La presenza stabile di volatili in un luogo di lavoro entra nel DVR da tre porte diverse: come rischio di caduta in piano (il guano rende sdrucciolevole un pavimento che l’Allegato IV vuole antisdrucciolevole), come rischio biologico (l’Allegato XLVI classifica in gruppo 3 la Chlamydia psittaci di ceppo aviario) e come lavoro in quota per chi sale a bonificare. La valutazione di questi rischi è un obbligo che l’art. 17 elenca fra quelli non delegabili.
2 rischi diversi, e il secondo non lascia nessun segno per terra
Il primo lo capisci al primo passo. Il secondo non lo vedi mai, e proprio per questo nel DVR di molte aziende non c’è.
Si scivola
Il guano fresco è un contaminante come l’olio o l’acqua saponata: riduce l’attrito fra suola e pavimento. Su un camminamento in grigliato, su una scala esterna o su una banchina bagnata la differenza fra reggere e non reggere è questione di un passo.
- L’Allegato IV chiede pavimenti antisdrucciolevoli: una superficie contaminata non lo è più.
- L’INAIL colloca le cadute in piano fra le prime cause di infortunio, con circa il 15% del totale.
- Media di assenza dopo una caduta in piano: 38 giorni.
- Si affronta togliendo la fonte, non aumentando i cartelli.
Si respira
Il guano secco si sbriciola e va in aria, insieme a piume e detriti di nido. È il momento in cui il tema smette di essere di pulizia e diventa esposizione ad agenti biologici, Titolo X del D.Lgs. 81/2008.
- L’Allegato XLVI classifica la Chlamydia psittaci (ceppi aviari) nel gruppo 3.
- Nel gruppo 3 sta anche l’Histoplasma capsulatum.
- Il Cryptococcus neoformans è in gruppo 2 con la nota A: possibili effetti allergici.
- Si affronta con procedura e DPI, non con scopa e maschera di carta.
4 posti dove il guano diventa un problema di sicurezza, non di pulizia
Non è questione di quanto ce n’è: è questione di dove sta. Gli stessi due metri quadri contano in modo diverso su un piazzale e su una scala.
1Le scale esterne di servizio
Sono il punto peggiore, perché sommano tre cose: gradini stretti, corrimano che non tiene se la mano scivola, e nessuno che le percorra con calma. Sotto un posatoio diventano il tratto più a rischio dell’intero stabilimento.
2Le banchine e le aree di manovra
Qui si cammina portando qualcosa, spesso guardando altrove, e spesso accanto a un mezzo in movimento. Una scivolata su una banchina non finisce quasi mai con una sola persona che si rialza da sola.
3I camminamenti in grigliato
Il grigliato drena l’acqua ma non il guano: gli escrementi restano sopra e formano una pellicola. Ed è il tipo di percorso su cui si passa proprio per andare a controllare qualcosa in alto.
4Gli ingressi e i percorsi pedonali
È il tratto che percorrono tutti, compresi i visitatori e i fornitori. Un infortunio qui riguarda anche persone che non sono vostre dipendenti, e questo cambia il tipo di responsabilità in gioco.
3 profili di esposizione, e solo uno è formato per quello che fa
Nel DVR i lavoratori si raggruppano per mansione. Qui invece conviene raggrupparli per quello che fanno davvero quando c’è guano in mezzo.
1Chi va a pulire senza saperlo
È l’esposizione più alta di tutte, e quasi sempre tocca a chi non è stato formato per quella cosa lì: l’addetto alle pulizie, il manutentore, a volte lo stagista. La bonifica del guano stratificato non è una pulizia: è una procedura con DPI e smaltimento.
2Chi sale in copertura per rimuoverlo
Sopra i due metri si applica il Titolo IV: l’art. 107 definisce lavoro in quota qualunque attività che esponga a caduta da oltre 2 metri rispetto a un piano stabile. Se il guano sta sul tetto, andarlo a togliere è lavoro in quota a tutti gli effetti.
3Chi attraversa e basta
La maggioranza. Non tocca niente, non pulisce niente, passa e va: ed è esattamente il profilo di chi si fa male in una caduta in piano, perché nessuno si aspetta di scivolare in un tratto che percorre tutti i giorni.
Il punto pratico: se la rimozione del guano finisce in mano a chi fa le pulizie ordinarie, quella persona sta svolgendo un’attività che il suo addestramento non copre. Non è un cavillo — è la prima cosa che un ispettore chiede di vedere per iscritto.
5 righe del Testo Unico che riguardano i volatili in azienda
Nessuna di queste norme nomina i piccioni. Tutte e cinque, però, si applicano a un luogo di lavoro in cui i piccioni ci sono — ed è questo che le rende difficili da aggirare.
| Riferimento | Cosa dice, alla lettera | Perché ti riguarda | Fonte |
|---|---|---|---|
| D.Lgs. 81/2008, art. 17, c.1 lett. a) | «la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28» | È il primo degli obblighi che la legge dichiara non delegabili. La valutazione non si scarica sul RSPP, sull’impresa di pulizie o sul fornitore del servizio: resta del datore di lavoro. | fonte |
| D.Lgs. 81/2008, Allegato IV, punto 1.3.2 | «I pavimenti dei locali devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli nonché esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi» | Un pavimento antisdrucciolevole che viene contaminato smette di esserlo. La norma non parla di guano, ma parla del risultato che il pavimento deve garantire. | fonte |
| D.Lgs. 81/2008, Allegato IV, punto 1.1.6 | «Il datore di lavoro deve mantenere puliti i locali di lavoro, facendo eseguire la pulizia, per quanto è possibile, fuori dell’orario di lavoro e in modo da ridurre al minimo il sollevamento della polvere dell’ambiente, oppure mediante aspiratori» | La riga sulla polvere è quella che conta: dice che il modo in cui si pulisce è parte dell’obbligo. Spazzare a secco guano essiccato fa esattamente il contrario. | fonte |
| D.Lgs. 81/2008, Allegato XLVI | Chlamydia psittaci (ceppi aviari) — gruppo 3; Histoplasma capsulatum — gruppo 3; Cryptococcus neoformans — gruppo 2, nota A | Il gruppo 3 è definito dall’art. 268 come l’agente che può causare malattie gravi e costituisce un serio rischio per i lavoratori. La nota A segnala possibili effetti allergici. | fonte |
| D.Lgs. 81/2008, art. 107 | «attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da un’altezza superiore a 2 metri rispetto ad un piano stabile» | Se il posatoio è su una copertura, su un cornicione o su una passerella, ogni intervento di pulizia o installazione in quel punto è lavoro in quota, con tutto quello che comporta. | fonte |
La domanda che chiude il ragionamento è sempre la stessa, e conviene farsela prima che la faccia qualcun altro: nel vostro DVR, la presenza di volatili è nominata da qualche parte? Se la risposta è no e gli animali ci sono da anni, quella non è una dimenticanza formale.
Vi facciamo la mappa dei punti, con le foto
Un sopralluogo tecnico produce l’elenco dei punti a rischio, le fotografie e l’ordine degli interventi: materiale che si allega, non che si racconta.
0584 433 198Richiedi un sopralluogo tecnico6 verifiche che si fanno camminando, senza strumenti
Sono le stesse che facciamo noi nella prima mezz’ora di sopralluogo. Non serve nessuna competenza tecnica: serve passare dove di solito non si passa e guardare in alto.
- Percorrete le scale esterne guardando i gradini. Se sotto c’è un posatoio, sul gradino si vede: e quello è il tratto da mettere per iscritto per primo.
- Guardate cosa c’è sopra i percorsi pedonali. Travi, pensiline, insegne, cornicioni. La macchia per terra è sempre la proiezione di qualcosa che sta sopra.
- Chiedete chi pulisce il guano, con che cosa. Se la risposta è «lo tira via il ragazzo delle pulizie con la scopa», avete trovato un problema più grosso della macchia.
- Verificate se qualcuno sale in copertura per questo. Se sì, controllate come ci sale: sopra i due metri quella è un’attività regolata dal Titolo IV.
- Cercate la parola «volatili» nel DVR. Usate la funzione trova. Nella maggior parte dei documenti che ci capita di leggere non compare mai.
- Guardate il registro infortuni con occhi diversi. Le scivolate ci sono quasi sempre; quello che manca è la colonna che dice dove.
Se anche solo due di queste verifiche danno esito positivo, il tema non è più estetico. E la cosa più utile che potete fare subito non costa nulla: fotografare i punti e datare le foto. Serve a voi per decidere l’ordine degli interventi, e serve a dimostrare che il problema è stato visto e affrontato.
4 risposte che sembrano prudenti e peggiorano la posizione
Le troviamo quasi sempre insieme, e hanno tutte la stessa origine: trattare la presenza dei volatili come un fastidio invece che come un rischio da valutare.
1Mettere il cartello e lasciare il posatoio
Il cartello segnala un pericolo temporaneo, mentre qui la fonte è permanente. Un cartello che resta lì per mesi smette di essere una misura di prevenzione e diventa la prova documentale che il rischio era noto.
2Installare i sistemi senza bonificare prima
Il dissuasore posato sulla crosta si stacca quando il fondo cede, e sotto il materiale continua a fare quello che faceva. La bonifica non è la voce da togliere per far scendere il preventivo: è il primo passo.
3Spazzare a secco il guano essiccato
È il modo più efficace di trasformare un problema di superficie in un problema di aria respirata. L’Allegato IV chiede esplicitamente di pulire riducendo al minimo il sollevamento della polvere: qui si fa l’opposto.
4Proteggere il tratto segnalato e non quelli uguali
Se si mette in sicurezza la scala dove qualcuno è scivolato e si lasciano le altre tre identiche, il rischio non è stato ridotto: è stato spostato. E per iscritto risulta che quel tipo di punto era noto.
Due minuti su che cosa comporta togliere il guano
Perché non è una pulizia, e perché si vede
DPI, procedura, smaltimento: nel video si vede la differenza fra rimuovere il guano e spostarlo. È il passaggio che rende sensato tutto il resto, ed è il primo che salta quando si guarda solo il totale del preventivo.
Come lavoriamo sulla bonificaDove si interviene quando il problema è dentro il fabbricato
Travate, sottotetti, passerelle: nel video si vede come si presidia una struttura interna. Sono gli stessi punti che, sul pavimento sotto, producono i tratti scivolosi.
Vedi come funziona FlyAwayCosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.
4 fasi, pensate per lasciare una traccia scritta
Quando il tema è la sicurezza, il lavoro non finisce con l’installazione: finisce quando in azienda resta un documento che dimostra che cosa è stato fatto e quando.
Sopralluogo sui percorsi, non solo sull’edificio
Si cammina dove camminano i vostri: scale, banchine, passerelle, ingressi. Ogni punto imbrattato viene fotografato e messo in relazione con quello che sta sopra, perché è lì che si interviene.
Bonifica come procedura, non come pulizia
Rimozione con DPI, contenimento della polvere e smaltimento. Va fatta prima di installare qualunque cosa, e va fatta in modo che nessuno debba spazzare a secco del materiale essiccato.
Togliere l’appoggio sopra il percorso
La macchia per terra si elimina agendo in alto. Si sceglie il sistema in base al punto — un volume da chiudere, un piano su cui si posano — e si tratta l’intera famiglia di punti uguali, non solo quello segnalato.
Consegnare il materiale che serve al DVR
Fotografie prima e dopo, elenco dei punti trattati, piano dei controlli. Non scriviamo noi il vostro documento di valutazione dei rischi, ma vi diamo l’evidenza tecnica su cui chi lo aggiorna può lavorare.
6 sistemi, scelti guardando che cosa c’è sotto
Sui temi di sicurezza il criterio cambia: non si parte dal punto più sporco, si parte dal punto sopra cui passa più gente. Poi si fa il resto.
1Reti anti-volatili
Dove ha senso: sottotetti, travate e volumi aperti sopra i percorsi interni: quando il problema è che ci entrano e ci restano.
È l’unico sistema che toglie davvero lo spazio, quindi anche il nido. Va progettata sui varchi reali: un lato lasciato aperto vanifica il resto.
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2BirdTikol
Dove ha senso: cornicioni, pensiline e travi sopra scale, banchine e ingressi pedonali: i piani orizzontali che producono la macchia sotto.
Deterrente meccanico in acciaio inox, quasi invisibile a distanza e senza parti da alimentare. Va posato con continuità: mezzo metro scoperto sposta l’appoggio di mezzo metro.
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3FlyAway — dissuasione elettromagnetica
Dove ha senso: coronamenti e strutture dove passa personale di manutenzione e non si vuole aggiungere niente di tagliente.
Lavora senza contatto e senza parti affilate, cosa che conta dove qualcuno deve poi appoggiare le mani. Si dimensiona sui metri lineari.
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4Dissuasori ad aghi
Dove ha senso: travi, mensole e appoggi stretti sopra i camminamenti interni.
Economici e affidabili finché restano puliti: riempiti di detriti diventano un appoggio. Vanno messi in lista di manutenzione, non solo installati.
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5BirdAcustic®
Dove ha senso: piazzali e aree di manovra scoperte, dove non c’è una superficie da chiudere.
Agisce sul comportamento con richiami di specie. Va programmato e variato: uno stimolo sempre uguale porta ad assuefazione.
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6BirdLaser AI
Dove ha senso: coperture e piazzali molto estesi, dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.
Copre superficie, non punti. Rende al meglio nelle ore di scarsa luce e si programma a fasce orarie: va impostato, non solo installato.
Vedi la pagina del sistemaSu uno stabilimento servono quasi sempre due o tre sistemi insieme, perché convivono situazioni diverse: volumi in cui entrano, piani su cui si posano, superfici troppo estese per essere attrezzate metro per metro. Un fornitore che ve ne propone uno solo per tutto, molto probabilmente ne vende uno solo.
Tre persone lo sanno già, e nessuna delle tre lo scrive
In quasi tutte le aziende in cui entriamo l’informazione c’è già. Semplicemente non è mai stata messa in una casella che qualcuno legge.
Il modo più economico di chiudere il cerchio: per un trimestre, aggiungete al modulo delle segnalazioni una riga «superficie scivolosa: dove, quando, perché». Non costa nulla e alla fine del trimestre avete una mappa che oggi non esiste. Nell’articolo sul costo reale dei volatili per un’azienda abbiamo usato lo stesso metodo sulle voci di spesa.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
Sul rischio biologico l’area scientifica Ekonore invita a distinguere due situazioni che vengono spesso confuse. Il guano fresco e umido resta dov’è: il problema che pone è di contatto e di superficie. Il guano essiccato è un’altra cosa, perché si frantuma e il materiale può disperdersi in aria insieme a piume e frammenti di nido.
Da qui deriva l’indicazione pratica più utile: il momento più delicato non è quando il guano c’è, ma quando lo si tocca. Ed è per questo che la rimozione va trattata come un’operazione con una procedura propria — umidificazione preventiva, dispositivi di protezione, contenimento e smaltimento — e non come una pulizia straordinaria da affidare a chi passa.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Chi ci ha già affidato i propri edifici
Dai clienti privati alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, facciate e percorsi dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.


















6 certificazioni con un numero che puoi verificare
Quando si parla di sicurezza, chi entra nel vostro sito con un permesso di lavoro deve essere qualificabile come fornitore. Fra queste c’è anche la ISO 45001, che riguarda proprio la salute e la sicurezza sul lavoro: ogni riga ha un numero di registrazione controllabile presso l’ente.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.
Volatili e sicurezza sul lavoro: domande e risposte
Il guano va davvero messo nel documento di valutazione dei rischi?
Non esiste una norma che dica «valutare il rischio piccioni». Esistono però l’art. 17, che mette la valutazione di tutti i rischi fra gli obblighi non delegabili del datore di lavoro, e l’Allegato IV, che chiede pavimenti antisdrucciolevoli e locali puliti. Se in azienda c’è una colonia stabile sopra un percorso pedonale, quello è un rischio presente e prevedibile: la domanda non è se vada valutato, ma perché non lo sia stato.
Basta mettere i cartelli di pavimento scivoloso?
Il cartello segnala un pericolo, non lo rimuove, ed è pensato per situazioni temporanee: il pavimento appena lavato, la perdita da riparare. Sotto un posatoio la fonte è permanente. Un cartello che resta lì mesi documenta che il rischio era noto, il che non aiuta se poi qualcuno cade davvero.
Chi può rimuovere il guano? Va bene la ditta delle pulizie?
Dipende da dove sta e da quanto ce n’è. Una traccia fresca su un pavimento accessibile rientra nella pulizia ordinaria. Il guano stratificato, quello nei locali tecnici e quello in copertura sono un’altra cosa: servono DPI adeguati, una procedura che eviti il sollevamento di polvere e lo smaltimento corretto. E se il punto sta sopra i due metri, si applica anche il Titolo IV sui lavori in quota.
Che rischio biologico c’è davvero? Non si esagera?
L’esagerazione sta nei toni, non nella classificazione. L’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008 colloca la Chlamydia psittaci di ceppo aviario nel gruppo 3, cioè fra gli agenti che secondo l’art. 268 possono causare malattie gravi e costituiscono un serio rischio per i lavoratori. Questo non significa che chi passa accanto a una macchia si ammali: significa che chi manipola il materiale va tutelato con criteri diversi da quelli di una pulizia qualsiasi.
Il rischio riguarda solo i dipendenti?
No, e questa è la parte che spesso sfugge. Sui percorsi di ingresso passano anche visitatori, corrieri, manutentori esterni e clienti. Un infortunio che coinvolge una persona non dipendente apre un capitolo diverso, in cui il tema non è solo la sicurezza sul lavoro ma la responsabilità di chi ha in custodia il luogo.
Da dove si comincia, in concreto?
Dai percorsi, non dall’edificio. Si fa un giro sui camminamenti, sulle scale esterne, sulle banchine e sugli ingressi, si fotografano i punti imbrattati e si guarda che cosa c’è sopra ciascuno. Da quel giro esce l’ordine degli interventi: prima i punti sopra cui passa più gente, poi tutti gli altri punti dello stesso tipo.
Si può intervenire senza fermare l’attività?
In gran parte sì. I sistemi si installano su cornicioni, travi, coperture e sommità: si concorda l’accesso e si lavora per zone. Quello che va pianificato con voi è la bonifica, perché nelle aree di passaggio conviene farla quando il transito è ridotto — per la qualità del lavoro e per non spostare polvere dove c’è gente.
Abbiamo già messo dei dissuasori ma il problema resta. Perché?
Nella grande maggioranza dei casi perché sono stati trattati i punti segnalati e non tutti quelli equivalenti. Se sopra i percorsi ci sono dieci appoggi buoni e se ne chiudono tre, gli animali usano gli altri sette: il risultato a terra cambia poco, e sembra che il sistema non funzioni quando invece è stato dimensionato su un elenco incompleto.
Facciamo il giro dei percorsi insieme al vostro RSPP
Un sopralluogo tecnico produce l’elenco dei punti, le fotografie datate e la distinzione fra ciò che va bonificato e ciò che va chiuso sopra.
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Raccontaci dove si passa e dove si scivola
Quali percorsi sono interessati, da quanto tempo, e se qualcuno ha già segnalato una scivolata: bastano queste tre cose per capire se serve un sopralluogo o se possiamo darvi un’indicazione al telefono.
