Per un auditor, un piccione sopra la baia di carico è già una non conformità
Nel food il problema non nasce quando i volatili entrano in stabilimento: nasce molto prima, quando iniziano a posarsi dove passano materie prime, imballi e prodotto finito. Il Regolamento (CE) 852/2004 chiede procedure adeguate contro gli infestanti; BRCGS e IFS chiedono in più di dimostrarlo con carta, mappe e dati. Ecco come si costruisce quella prova.
In breve: i volatili nell’industria alimentare sono un prerequisito, non un CCP
Il controllo dei volatili non si gestisce come un punto critico di controllo, con un limite e una misura correttiva: è un prerequisito igienico del piano HACCP, e si governa con esclusione fisica, dissuasione, pulizia e registrazioni. Il Regolamento (CE) 852/2004 impone di predisporre “procedure adeguate per controllare gli animali infestanti”; gli standard volontari come BRCGS Food Safety e IFS Food chiedono in più la prova documentale: mappa dei punti di accesso e di posa, interventi datati, analisi degli andamenti nel tempo.
Perché i volatili sono un problema di sicurezza alimentare, non di decoro
Nel food la domanda non è “quanti sono”, ma “dove si posano e cosa c’è sotto”. Quattro colonne che ogni piano HACCP dovrebbe considerare quando valuta il pericolo legato ai volatili.
I sei punti critici che un auditor controlla per primi
Non sono i reparti produttivi: quelli sono quasi sempre chiusi e in sovrapressione. I rilievi nascono nella fascia intermedia fra esterno e produzione, dove le barriere sono discontinue e la responsabilità è divisa fra manutenzione, logistica e qualità.
1Baie di carico e ricevimento merci
Il punto più delicato: portoni aperti a lungo, pedane a terra, prodotto scoperto durante il transito. BRCGS chiede esplicitamente che i volatili non si posino sopra le aree di carico e scarico, non solo che non entrino.
2Coperture, lucernari ed estrattori
Le coperture sono il posatoio più comodo che esista: caldo, riparato, senza disturbo. Da lì il guano scende su gronde, prese d’aria e camini di estrazione, cioè proprio sui punti che immettono aria nei reparti.
3Silos, torri e impianti esterni
Passerelle, scale, coronamenti e bocche di carico dei silos offrono decine di appoggi a pochi metri dal punto in cui la materia prima entra nell’impianto. Sono anche i punti più scomodi da pulire, quindi i più trascurati.
4Stoccaggio di materie prime e mangimi
Capannoni aperti su un lato, big bag, cumuli sfusi e sili orizzontali: qui i volatili non trovano solo un posatoio, trovano cibo. È la condizione che trasforma un passaggio occasionale in una colonia stabile.
5Aree esterne, rifiuti e cisterne
Compattatori, cassoni, sfridi e ristagni d’acqua sono la mensa e l’abbeveratoio della colonia. Se non si toglie la risorsa alimentare all’esterno, qualunque barriera interna lavora contro corrente.
6Filiera zootecnica e mangimistica
Nelle stalle e negli allevamenti i volatili accedono direttamente a mangiatoie e abbeveratoi. Qui il tema non è solo la contaminazione del prodotto, ma il contatto ravvicinato e continuo con gli animali allevati.
Quattro errori che in audit costano più dell’infestazione
Nella maggior parte dei rilievi il problema non è l’assenza di misure, ma misure adottate una volta sola e mai mantenute. Le immagini di questa sezione sono ricostruzioni realistiche a scopo illustrativo, non fotografie di cantieri Birdstop.
1Rete installata e mai più guardata
Una rete allentata, con un varco in un angolo o un cavo lento, non è una barriera: è un ricovero protetto dai predatori. In audit vale peggio di nessuna rete, perché dimostra che la misura esiste sulla carta ma non è verificata.
2Dissuasori a spillo sporchi di guano
Gli aghi funzionano finché restano puliti. Quando guano e materiale di nidificazione riempiono gli spazi fra le punte, il dissuasore diventa esso stesso un accumulo organico su cui i volatili tornano a posarsi.
3Bonifica improvvisata dal personale interno
Rimuovere guano secco spazzando o soffiando lo rende aerosol, senza DPI e senza procedura scritta. È un rischio per chi lavora, contamina una superficie più ampia di quella di partenza e non lascia nessuna evidenza utilizzabile in audit.
4Nessuna registrazione, nessun andamento
Interventi fatti e non registrati, per un auditor, non esistono. Serve la mappa dei punti, la data di ogni verifica, l’esito e l’analisi dell’andamento nel tempo: senza quest’ultima non si dimostra che il problema sta rientrando.
Legge, BRCGS e IFS: tre livelli diversi di prova
Il regolamento europeo fissa l’obbligo, gli standard volontari fissano il modo in cui va dimostrato. La differenza pratica sta tutta lì: la legge chiede che tu controlli gli infestanti, l’audit chiede che tu lo dimostri.
| Riferimento | Dove sta scritto | Cosa richiede in concreto |
|---|---|---|
| Reg. (CE) 852/2004Obbligo di legge, tutti gli OSA | Allegato II, Cap. I, punto 2, lett. c — Cap. II, punto 1, lett. d — Cap. IX, punto 4 | Layout e manutenzione devono consentire “la lotta contro gli animali infestanti”; le finestre apribili verso l’esterno vanno munite di barriere antinsetti amovibili; devono essere predisposte “procedure adeguate per controllare gli animali infestanti”. |
| BRCGS Food SafetyIssue 9, standard volontario | Sezione 4.14 — Pest management | Programma di gestione infestanti documentato, con prevenzione perché i volatili non entrino negli edifici e non si posino sopra le aree di carico e scarico, registrazioni di ispezioni e avvistamenti e analisi periodica degli andamenti. |
| IFS FoodVersione 8, standard volontario | Requisito 4.13 — Pest monitoring and control (con 4.9.5 e 4.9.6 su aperture e porte) | Sistema di monitoraggio e controllo degli infestanti basato sull’analisi del rischio, con responsabilità definite, mappa dei punti, verifiche periodiche e azioni correttive tracciate; aperture e porte devono essere progettate per impedire l’ingresso. |
Riferimenti verificabili sulle fonti ufficiali: testo del Reg. (CE) 852/2004 su EUR-Lex, BRCGS, IFS Management. Le versioni degli standard volontari cambiano: verifica sempre quella applicabile al tuo schema di certificazione.
Cosa deve contenere il fascicolo “volatili” il giorno dell’audit
- La planimetria dello stabilimento con i punti di accesso e di posa individuati, aggiornata dopo ogni modifica strutturale.
- La valutazione del rischio volatili: specie presenti, aree interessate, distanza dal prodotto, stagionalità.
- Il contratto e il piano di intervento con la ditta incaricata, con frequenza delle visite e responsabilità scritte.
- I rapporti di ogni sopralluogo, datati e firmati, con le non conformità rilevate e le azioni richieste al cliente.
- Le evidenze delle azioni correttive: cosa è stato fatto, quando, da chi, con foto prima e dopo dove ha senso.
- L’analisi dell’andamento nel tempo, non solo il singolo verbale: è ciò che dimostra che il sistema funziona.
- Le schede tecniche e le certificazioni dei materiali installati, comprese quelle di idoneità per l’ambiente alimentare.
- La formazione del personale su segnalazione degli avvistamenti e comportamento in caso di ingresso di un volatile.
Il criterio che fa la differenza
Un auditor non si aspetta uno stabilimento in cui non è mai passato un volatile: si aspetta che tu sappia dove possono posarsi, perché lo fanno e cosa hai fatto per impedirlo. Un sito con due avvistamenti registrati, analizzati e chiusi è messo meglio di un sito con zero avvistamenti e nessun registro.
Fai un check dei tuoi punti critici oppure chiama lo 0584 433 198: il sopralluogo tecnico parte dalla mappa, non dal preventivo.
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Un sopralluogo tecnico mirato individua i punti di posa, valuta la distanza dal prodotto e produce la documentazione che l’auditor ti chiederà.
Chiama lo 0584 433 198 Prenota il sopralluogoQuattro fasi pensate per reggere un audit, non solo per allontanare i volatili
Nell’industria alimentare il risultato tecnico e la documentazione hanno lo stesso peso: il primo risolve il problema, la seconda dimostra che è sotto controllo.
Sopralluogo e mappa dei punti di posa
Si percorre il perimetro come lo percorre un auditor: coperture, baie, silos, aree rifiuti. Ogni punto di accesso e di posa viene fotografato e riportato in planimetria, con la specie coinvolta e la distanza dal prodotto.
Bonifica e sanificazione delle superfici
Rimozione di guano, nidi e materiale organico con procedura scritta e DPI, umidificazione preventiva per evitare l’aerosolizzazione e sanificazione finale. La bonifica precede sempre l’installazione: su una superficie sporca nessuna barriera tiene.
Esclusione e dissuasione, area per area
Reti dove serve una barriera fisica totale, dissuasori dove serve togliere l’appoggio, sistemi acustici o laser dove le superfici sono troppo estese per essere chiuse. La scelta segue la geometria e il vincolo igienico, non il catalogo.
Verifica, registrazioni e analisi degli andamenti
Visite programmate con verbale, controllo della tenuta dei materiali e aggiornamento della mappa. Il report è costruito per essere allegato al piano HACCP e mostrato in audit senza doverlo riscrivere.
Quale sistema, in quale area dello stabilimento
Non esiste il sistema migliore in assoluto: esiste quello che chiude quel punto senza crearne uno nuovo. In ambiente alimentare la scelta si gioca su tre criteri — la geometria dell’area, la distanza dal prodotto e la pulibilità di ciò che resta installato.
1Reti anti-volatili
Dove ha senso: baie di carico, capriate, sottotetti e vani tecnici: ovunque lo spazio da proteggere abbia un contorno definito.
Barriera fisica totale, la più stabile nel tempo. In ambiente alimentare va scelta pensando alla pulibilità: tensionamento corretto, nessuna sacca dove si accumula materiale, ancoraggi ispezionabili.
Vedi le reti anti-volatili
2BirdAcustic®
Dove ha senso: piazzali, silos, aree di stoccaggio esterne e allevamenti: superfici troppo estese per essere chiuse.
Diffonde richiami di allarme e versi di rapaci con sequenze variabili. Non introduce nulla di fisico sopra il prodotto e non lascia superfici da pulire.
Scopri BirdAcustic
3BirdLaser AI
Dove ha senso: tetti industriali, piazzali, aree logistiche molto ampie e ore di minore attività.
Un fascio in movimento continuo che i volatili leggono come un ostacolo fisico. Copre superfici che nessuna rete potrebbe chiudere, senza opere sulla struttura.
Scopri il dissuasore laser
4FlyAway — deterrenza elettromagnetica
Dove ha senso: contesti dove non si può installare nulla in vista e le superfici sono ampie o vincolate.
Agisce su un’area, non su una linea: nessun elemento sopra il prodotto e nessuna modifica visibile all’edificio.
Scopri FlyAway
5Dissuasori ad aghi
Dove ha senso: travi, cornicioni, mensole e davanzali: i punti di posa singoli, dentro e fuori.
Tolgono l’appoggio dove serve chirurgia, non copertura. Funzionano solo se restano puliti: vanno inseriti nel piano di pulizia, altrimenti diventano essi stessi un accumulo.
Vedi i dissuasori ad aghi
6BirdTikol — dissuasione invisibile
Dove ha senso: linee di posa dove conta non alterare l’aspetto dell’edificio e non creare punti di accumulo.
Profilo praticamente invisibile da terra, superficie liscia e facile da ispezionare: nato per i contesti in cui l’estetica e la pulibilità contano quanto l’efficacia.
Scopri BirdTikolQuasi sempre si combinano. Un sito reale non si chiude con un solo sistema: rete sulle baie, dissuasione sulle superfici esterne, aghi sui punti di posa residui. Per le aree esterne si valutano anche BirdFire e la falconeria, dove il contesto lo consente. La combinazione si decide in sopralluogo, area per area.
Due installazioni reali


Le due fotografie documentano installazioni reali. Nessun sistema Birdstop prevede abbattimento o trattamenti tossici verso i volatili: si lavora solo per esclusione e dissuasione.
Due minuti di video spiegano quello che una scheda tecnica non fa vedere
Proteggere un capannone senza doverlo chiudere
Il campo elettromagnetico copre un volume, non una linea: nessun elemento sospeso sopra le linee di transito, nessuna modifica alla struttura e niente da pulire in più. È la risposta al caso più frequente in stabilimento — superfici troppo grandi per una rete e portoni che restano aperti.
Scopri FlyAwayIl laser che lavora quando lo stabilimento è fermo
Sui piazzali e sulle coperture industriali il laser copre superfici che nessuna barriera fisica potrebbe chiudere, e lavora soprattutto all’alba e al tramonto, quando i volatili scelgono dove passare la notte. Nessuna sostanza, nessun contatto con il prodotto.
Scopri il dissuasore laserCosa dicono di noi
Recensioni verificate su Trustpilot, pubblicate senza selezione da parte nostra.

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore
Nel contesto alimentare l’area scientifica di Ekonore insiste su un punto spesso sottovalutato: il nido non è solo un problema di guano. Un nido abbandonato resta una riserva di materiale organico e ospita artropodi che, esaurita la fonte originaria, si spostano verso l’interno cercandone un’altra. È il motivo per cui la bonifica va programmata insieme all’esclusione, e non dopo.
Il secondo punto riguarda la scelta del sistema: in ambiente alimentare la valutazione non può fermarsi all’efficacia sul volatile, ma deve considerare la pulibilità del dispositivo installato, la sua compatibilità con le procedure di sanificazione e il fatto che non introduca a sua volta punti di accumulo.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.
Gruppi alimentari, retail e industria che ci affidano i loro siti
Lavoriamo ogni giorno con aziende che hanno gli stessi vincoli che hai tu: standard di certificazione, audit programmati e nessuna tolleranza sulla contaminazione.


















Le certificazioni che l’auditor può chiedere al tuo fornitore
Quando l’audit entra nel merito del pest control, chiede anche chi lo esegue. Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili, opera con sei certificazioni attive, ognuna con il proprio numero di registrazione.
Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l. La UNI EN 16636 è la norma specifica dei servizi di gestione e controllo degli infestanti: è quella che qualifica il fornitore agli occhi dello schema di certificazione alimentare.
Volatili e sicurezza alimentare: le domande che ci fanno i responsabili qualità
Il controllo dei volatili è un CCP o un prerequisito?
Nella quasi totalità dei piani HACCP è un prerequisito operativo, non un punto critico di controllo: non esiste un limite critico misurabile in linea che consenta di riportare il processo sotto controllo. Questo non lo rende meno vincolante — anzi, un prerequisito mal gestito genera rilievi trasversali su più sezioni dello standard.
Cosa dice esattamente il Regolamento (CE) 852/2004 sui volatili?
Non li nomina in modo specifico: parla di “animali infestanti”, categoria che comprende i volatili. L’Allegato II, Capitolo IX, punto 4 impone di predisporre “procedure adeguate per controllare gli animali infestanti”; il Capitolo I, punto 2, lettera c chiede che il layout consenta la lotta contro gli infestanti. La norma fissa l’obiettivo e lascia all’operatore la scelta dei mezzi.
Un piccione sul tetto può generare una non conformità anche se non entra?
Sì, se si posa sopra un’area sensibile. BRCGS Food Safety Issue 9, alla sezione 4.14, chiede prevenzione perché i volatili non entrino negli edifici e non si posino sopra le aree di carico e scarico. La logica è semplice: sotto quel punto passa il prodotto.
Che differenza c’è fra allontanamento e abbattimento?
Birdstop lavora esclusivamente con sistemi di esclusione e dissuasione: barriere fisiche, dissuasori, tecnologie acustiche, laser e magnetiche. Nessun abbattimento e nessun trattamento tossico verso i volatili. In ambiente alimentare è anche la scelta più coerente: nessuna sostanza introdotta vicino al prodotto.
Ogni quanto va verificata l’efficacia delle barriere installate?
La frequenza dipende dall’esposizione del sito e da quanto chiede il tuo schema di certificazione, e va definita nel piano insieme al fornitore. Il criterio da tenere fisso è un altro: ogni verifica deve produrre un verbale datato, e i verbali devono essere leggibili come una serie storica, non come fogli sciolti.
La bonifica del guano può farla il personale interno?
Sconsigliato senza procedura scritta, formazione e DPI adeguati: il guano secco movimentato a secco si disperde in aria. Serve umidificazione preventiva, rimozione controllata, smaltimento conforme e sanificazione finale. È anche un tema di sicurezza sul lavoro, non solo di igiene alimentare. Vedi la bonifica e pulizia del guano.
Le reti anti-volatili sono compatibili con un ambiente alimentare?
Sì, a condizione che siano scelte e installate pensando alla pulibilità: tensionamento corretto, assenza di sacche dove si accumula materiale, ancoraggi ispezionabili e materiali idonei. Una rete progettata male diventa essa stessa un punto di accumulo, ed è esattamente ciò che l’auditor cerca.
Quanto costa proteggere uno stabilimento alimentare?
Non esiste un prezzo a metro quadro valido per tutti: incidono superficie, accessibilità, altezza, stato di partenza e sistema scelto. Le variabili che compongono un preventivo serio sono spiegate in quanto costa allontanare i piccioni; per un ordine di grandezza sul tuo sito serve un sopralluogo.
Portiamo il tuo sito al livello che l’audit si aspetta
Sopralluogo tecnico, mappa dei punti critici, scelta dei sistemi e documentazione pronta da allegare al piano HACCP.
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Fonti normative citate: Regolamento (CE) n. 852/2004 — EUR-Lex · BRCGS Food Safety · IFS Food · Ministero della Salute.
Raccontaci il tuo sito: ti richiamiamo noi
Superficie, tipo di lavorazione, standard di certificazione e aree già interessate dai volatili: bastano questi dati per impostare il sopralluogo.
