Hai i piccioni dentro il capannone e vuoi toglierli di mezzo?

Se sei arrivato qui, probabilmente la situazione è una di queste:

  • trovi guano sui bancali, sui cartoni, a volte sulla merce in uscita;
  • stanno sulle travi sopra la linea e nessuno riesce ad arrivarci;
  • entrano dalle baie di carico e dai portoni che restano aperti tutto il giorno;
  • qualcuno ha già provato qualcosa, e dopo qualche settimana erano di nuovo lì.

In un capannone non funziona ciò che funziona su un balcone: i volumi sono altri, le altezze pure, e la produzione non si ferma. I sistemi che reggono in un contesto industriale sono sei — reti, fili tesi, spilli, BirdFire, FlyAway e BirdLaser — e quasi sempre se ne combinano due o tre, uno per ogni tipo di superficie.

seii sistemi che hanno senso su un capannone
un criteriosi sceglie dalla superficie, non dal prezzo
due fotobastano per capire da dove si comincia
Edificio industriale visto dall'esterno: cornicione, tettoia della baia di carico e unità tecniche sulla copertura
Su un edificio come questo i punti dove un piccione può fermarsi sono di quattro tipi diversi, e ognuno vuole un sistema diverso. Ed è per questo che un preventivo con una voce sola quasi mai regge.

Quando dentro il capannone c’è una sala server o un gruppo frigo, il tetto smette di essere solo una copertura: qui trovate il caso dei data center.

In breve: in un capannone si sceglie dalla superficie, non dal catalogo

Per togliere i piccioni da un capannone industriale si parte sempre dalla stessa cosa: guardare dove si posano davvero: travi reticolari, passerelle portacavi, lucernari, unità tecniche in copertura, cornicioni delle baie di carico. Ogni tipo di superficie regge un sistema diverso: reti per chiudere un volume, fili tesi e spilli sulle linee di appoggio, BirdFire dove non si può forare, FlyAway sui perimetri lunghi, BirdLaser sui piazzali e sulle coperture ampie. Prima si porta via il guano, poi si montano i sistemi: è quella la sequenza che tiene pulito negli anni. Un intervento parziale, per esempio una rete su una campata sola o gli spilli su una trave, sposta i piccioni di dieci metri e basta.

Trenta secondi

Che capannone hai? Da qui si capisce già molto

Quattro situazioni tipiche. Trova la tua: accanto c’è il sistema che di solito si usa. Non è una regola fissa, la scelta vera si fa guardando le foto, ma serve a capire di che ordine di lavoro stiamo parlando.

Capannone a shed, con le travi a vista

I piccioni stanno sulle travi reticolari e sui tiranti, dieci-dodici metri sopra la linea. Il guano cade sui bancali e sui macchinari. Sotto non si può fermare la produzione per montare niente.

Di solito: reti in campata + spilli sulle travi

Copertura piana, con le unità tecniche sopra

Si posano sui canali dell’aria, sui basamenti dei motocondensanti e sui lucernari. In genere il problema si scopre quando un manutentore ci sale e trova tutto imbrattato.

Di solito: FlyAway sui perimetri + BirdFire sulle unità

Baie di carico e portoni sempre aperti

Entrano volando dentro quando il portone è alzato e poi restano. Il guaio non sta sul tetto, sta nella fascia di cornicione sopra le baie e nella struttura della tettoia.

Di solito: reti sul sottotetto + fili tesi sui cornicioni

Stabilimento alimentare o magazzino soggetto ad audit

Qui non basta che funzioni: deve essere documentato. Registro degli infestanti, planimetria dei punti trattati, verbali degli interventi. Un auditor guarda quelli prima di guardare il tetto.

Di solito: sistema fisico + piano documentale

Non sai in quale categoria stai? Mandaci due foto, una da terra e una dalla copertura se ci sali in sicurezza, e ti diciamo che cosa si vede. Il numero è 0584 433 198.

Ti ci ritrovi?

Se ne riconosci due, il problema è il volume, non il posatoio

Sono le cose che si vedono alzando lo sguardo durante il turno, ed è il momento in cui quasi nessuno guarda.

  • Ci sono uccelli sulle travi o sui carriponte mentre si lavora sotto.
  • Trovi guano sui macchinari, sugli scaffali alti o sui materiali stoccati.
  • I portoni restano aperti per il carico e non c’è niente che chiuda il vano.
  • Nei lucernari o nelle aperture di ventilazione ci sono varchi che nessuno ha mai chiuso.
  • È già stato provato qualcosa e ha funzionato per un po’.
  • Nessuno sa dire da dove entrano: si sa solo dove stanno.

Se ne riconosci due, il primo giro da fare è sulle aperture, con i portoni alzati: un capannone si chiude, non si dissuade. Qui sotto c’è l’ordine.

Le soluzioni

I sei sistemi che reggono in un capannone

Non sono alternative fra cui scegliere una sola: sono attrezzi diversi. Su un capannone se ne usano quasi sempre due o tre insieme, perché le superfici da coprire non sono dello stesso tipo. Sotto ognuno c’è scritto dove ha senso e dove no — anche quando il «no» toglie una voce dal preventivo.

Rete anti volatili nera tesa sopra la vetrata di un edificio aziendale, fissata su un cavo perimetrale1

Reti anti volatili

Dove ha senso: quando si deve chiudere un volume intero: una campata, un sottotetto, il vano di una tettoia. È l’unico sistema che impedisce fisicamente l’ingresso.

Il limite: va tesa bene e ancorata a un telaio. Una rete allentata diventa una trappola, e su un capannone alimentare è un rilievo in audit.

La scheda delle reti
Filo teso sopra una fila di moduli fotovoltaici su copertura industriale, a lavori finiti2

Fili tesi

Dove ha senso: sulle linee di appoggio strette e lunghe: bordi delle passerelle, cornicioni delle baie, profili dei lucernari.

Il limite: su una superficie larga non serve, perché il piccione si sposta di venti centimetri e si rimette.

Come funziona un filo teso
Lucernario di un capannone industriale imbrattato di guano, con la luce che passa a fatica3

Spilli

Dove ha senso: sui profili dei lucernari e sui bordi stretti dove serve togliere l’appoggio e basta. Costano poco e durano.

Il limite: si vedono, e se il piano è largo il piccione ci si posa comunque in mezzo. Non risolvono da soli un capannone.

La scheda degli spilli
Angolo di un parapetto con un blocco tecnico in muratura e l'impianto anti volatili installato sopra4

BirdFire

Dove ha senso: dove non si può forare né appendere niente: unità tecniche, quadri, carpenterie che non si toccano.

Il limite: è un dissuasore che agisce sulla vista dell’animale, quindi va posizionato dove i piccioni guardano. Non è una barriera.

La scheda di BirdFire
Copertura piana di un capannone con ghiaia, lucernari a shed e unità di climatizzazione, con gabbiani posati5

FlyAway

Dove ha senso: sui perimetri lunghi delle coperture piane e sui bordi continui, dove tirare una rete sarebbe sproporzionato.

Il limite: va sostenuto e mantenuto in tensione. Un impianto lasciato lì per cinque anni senza controlli smette di lavorare senza che nessuno se ne accorga.

Che cos’è FlyAway
Dispositivo BirdLaser montato in cima a un palo, stagliato contro il cielo6

BirdLaser

Dove ha senso: su piazzali, coperture ampie e aree dove non si vuole montare nulla di fisico. Lavora sull’area, non sul singolo appoggio.

Il limite: è un sistema attivo, va alimentato e regolato. E non sostituisce una rete dove serve chiudere davvero un passaggio.

Il laser per le aziende

Quasi sempre si combinano. Un capannone tipo si risolve con una rete dove si deve chiudere, i fili sulle linee di appoggio e un sistema attivo sulla copertura. Chi ti propone una voce sola, di solito sta guardando una foto sola. Ne parliamo più a fondo in quando conviene combinare più sistemi.

Guardalo funzionare

Due minuti per capire che cosa vede un piccione

FlyAway su un perimetro industriale

Il filo che i piccioni sentono e le persone non vedono

Qui si vede l’impianto montato su un bordo lungo: due sostegni, un filo, e nient’altro che sporga. Guardalo se hai una copertura piana con un perimetro di decine di metri e stai valutando se serve davvero una rete.

Vai alla scheda FlyAway

Hai già capito qual è il tuo caso?

Mandaci due foto e ti diciamo che cosa si vede e da dove conviene partire.

La diagnosi

Perché un capannone è il posto ideale, per un piccione

Non ci arrivano per caso. Un capannone offre esattamente le quattro cose che un piccione cerca, e le offre tutte insieme, cosa che in città capita raramente.

Passerella portacavi sotto la copertura di un capannone, incrostata di guano lungo tutto il bordo1

Ripiani in quota che nessuno raggiunge

Travi reticolari, passerelle portacavi, canali dell’aria: piani larghi, orizzontali, a dieci metri da terra. Un piccione ci sta comodo e sa che nessuno sale. Nella foto si vede che cosa diventa una passerella dopo un paio di stagioni.

Lucernario di un capannone visto dall'interno, con il vetro opaco per il guano accumulato2

Caldo d’inverno, riparo tutto l’anno

Sotto un lucernario, sopra un forno, vicino a un gruppo frigo: dentro un capannone ci sono punti che d’inverno stanno diversi gradi sopra l’esterno. Ed è per questo che non se ne vanno in autunno, come farebbero su un tetto qualunque.

Interno di un magazzino logistico con scaffalature alte, bancali e un carrello elevatore3

Il cibo arriva da solo

Un magazzino alimentare, un mangimificio, un’area rifiuti, ma anche solo i resti della pausa nel piazzale. Non serve molto: bastano poche briciole ripetute ogni giorno alla stessa ora perché quel posto entri nel giro.

Esterno di un capannone con pensilina d'ingresso, cornicioni e unità tecniche sulla copertura4

Si entra e si esce quando si vuole

Portoni alzati per ore, baie di carico aperte, finestre di aerazione senza rete. Un capannone è un edificio che per lavorare deve restare aperto, e questo lo rende diverso da qualsiasi altro edificio da proteggere.

Il conto vero

Che cosa ti costano davvero, mentre aspetti

La voce che si vede è la pulizia straordinaria. Le altre stanno sparse in bilanci diversi, e per questo quasi nessuno le somma.

  • Merce e imballi da scartare. Un bancale imbrattato in un magazzino alimentare non si pulisce: si butta. E se è già etichettato, si butta con l’etichetta.
  • Lamiere e canaline che si corrodono. Il guano è acido e trattiene umidità: sulla lamiera zincata e sui profili in alluminio lascia il segno, e il segno non torna indietro.
  • Sensori e fotocellule che sbagliano. Una fotocellula sporca ferma una linea o tiene un portone aperto. Il guasto si ripete e nessuno collega la causa, finché qualcuno non sale a guardare.
  • Lucernari che non fanno più luce. Un lucernario coperto di guano lascia passare una frazione della luce di prima: si accendono le lampade di giorno, e la bolletta se ne accorge.
  • Passerelle che diventano scivolose. Il guano bagnato su un grigliato metallico è un rischio di caduta, e chi ci sale per manutenzione ci sale in quota.
  • Rilievi in audit. In uno stabilimento alimentare la presenza di volatili è una non conformità, e va gestita prima della visita, non durante.

Ne abbiamo scritto per esteso in quanto costa davvero avere i piccioni in azienda e in guasti che tornano sempre sugli stessi quadri.

Il sopralluogo

I cinque punti che si guardano per primi

In un capannone il lavoro non comincia dal catalogo, comincia da qui. Sono i punti in cui, nove volte su dieci, si trova il guano vecchio, che è poi l’indizio di dove stanno da più tempo.

Passerella metallica grigliata lungo un corridoio industriale, sporca di guano
Le passerelle di servizio: si cammina lì sopra per la manutenzione, e con il guano bagnato il grigliato diventa scivoloso.
Percorso di servizio in copertura con grigliato metallico imbrattato di guano
Lo stesso problema visto da un’altra angolazione: qui il guano è arrivato fino al corrimano.
  1. Le travi reticolari e i tiranti. Il piano superiore dei correnti è il posto più usato in assoluto, e il guano cade dritto sulla linea sotto.
  2. Le passerelle portacavi. Larghe il giusto, in ombra, lontane da tutto. Si trovano incrostate su tutta la lunghezza.
  3. I lucernari. Il profilo perimetrale è un appoggio, e la lastra si sporca fino a non lasciare più passare la luce.
  4. Le unità tecniche in copertura. Canali dell’aria, basamenti dei motocondensanti, camini: superfici piane, calde, in alto.
  5. La fascia sopra le baie di carico. Cornicione e struttura della tettoia: da lì entrano quando il portone si alza.

Che cosa guarda un tecnico durante il sopralluogo, punto per punto, sta in che cosa guarda davvero chi viene a fare il sopralluogo.

Da non fare

Quattro errori che si vedono in quasi tutti i capannoni

Non sono errori teorici: sono foto di lavori fatti male, e ognuno costa una seconda volta perché va rifatto.

Rete anti volatili montata sotto la copertura di un capannone ma lasciata allentata, con la maglia che pende1

La rete montata lasca

È l’errore più frequente. Una rete che pende non fa da barriera, fa da amaca. I piccioni ci si posano sopra, e nei punti in cui tocca la struttura passano sotto. In uno stabilimento alimentare, poi, una rete così è un rilievo assicurato.

Rete tesa sotto una tettoia con un varco rimasto aperto nell'angolo in alto2

Il varco lasciato in un angolo

Una rete chiude solo se chiude tutto. Un angolo alto lasciato aperto, un tratto dove la maglia non arriva alla trave: basta quello, e il volume protetto torna a essere un volume aperto. I piccioni il varco lo trovano in un pomeriggio.

Operatore che spazza guano da una superficie senza protezioni, con una nuvola di polvere in aria3

La pulizia fatta a secco, senza protezione

Spazzare il guano asciutto solleva polvere, e in quella polvere finisce tutto ciò che sta nel guano. Si bagna prima, si usano le protezioni, e il materiale rimosso si smaltisce — non si mette nel cassonetto del cartone.

Campo fotovoltaico su copertura piana industriale con volatili posati fra le file di moduli4

Proteggere metà edificio

La campata sopra la linea di produzione sì, il resto no. Funziona per tre settimane: i piccioni si spostano di venti metri e si rimettono dove nessuno ha montato niente. Il perimetro va chiuso tutto, o non serve.

Che cosa succede quando si protegge solo una parte — e perché sembra che i piccioni «aumentino» — lo abbiamo raccontato in l’effetto trasloco.

L’ordine dei lavori

Prima si pulisce, poi si montano i sistemi. Mai il contrario.

È la parte che quasi tutti saltano, e decide se il lavoro dura o no.

Prima si bonifica, cioè si porta via guano e materiale di nido con la protezione addosso, perché lì dentro vivono acari e zecche. Subito dopo si montano i dissuasori, che sono poi quelli che tengono pulito lo spazio negli anni. Fermarsi alla pulizia non basta: se l’appoggio resta, nel giro di poche settimane la superficie torna esattamente com’era. E montare su una superficie ancora sporca è peggio, perché quel materiale continua a dire agli altri piccioni che lì si può stare.

In un capannone attivo la bonifica si programma: di notte, nel fermo produzione, o campata per campata. Il materiale rimosso si smaltisce secondo le regole, e di quel passaggio resta un documento — che in uno stabilimento soggetto ad audit vale quanto il lavoro stesso. Ne parliamo in il guano nel documento di valutazione dei rischi.

Come si lavora

Quattro fasi, e la seconda la salta quasi chiunque

01

Si sale e si guarda

Non si preventiva da terra. Si sale in copertura e si percorre l’interno con la torcia: dove c’è guano vecchio, dove c’è materiale di nido, da dove entrano. Escono sempre due o tre punti che dal piazzale non si vedevano.

02

Si porta via il pregresso

Pulizia e disinfezione delle superfici, con le protezioni e con il materiale smaltito come si deve. Si programma sul calendario della produzione: di notte, nel fermo, o una campata alla volta.

03

Si monta, superficie per superficie

Rete dove serve chiudere un volume, filo dove la linea di appoggio è stretta, sistema attivo dove non si può montare niente. Nessuna voce a catalogo: ogni punto ha il suo, e i punti si contano tutti.

04

Si torna a controllare

Un impianto lasciato lì cinque anni senza controlli smette di lavorare senza che nessuno se ne accorga. Si fissano i passaggi, si verifica la tensione delle reti e si aggiorna il registro. In uno stabilimento sotto audit quel registro è il lavoro.

★
Recensioni verificate

Che cosa dicono i clienti Birdstop

Il parere tecnico

Perché in un capannone il problema torna, se si tratta solo metà edificio

Linda Abenaim, biologa ed entomologa di Ekonore
Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore

Sul comportamento del piccione di città l’area scientifica Ekonore richiama un punto che in ambito industriale pesa più che altrove: la colonia non è legata a un singolo appoggio, ma all’area. Finché nell’area restano cibo raggiungibile e un punto dove fermarsi indisturbati, togliere un appoggio sposta gli animali di poche decine di metri senza ridurne il numero.

C’è poi la parte igienica, che non si risolve montando un dissuasore. Nel guano accumulato e nel materiale di nido restano acari e zecche che sopravvivono anche dopo che i volatili se ne sono andati: vanno rimossi con le protezioni adeguate, e su un’area dove si lavora la rimozione va fatta prima di riaprire il passaggio alle persone.

Testo redazionale rivisto dall’area scientifica Ekonore.

Chi ci ha già chiamato

Industrie, enti pubblici e siti monumentali

Lo stesso metodo, dal capannone di duemila metri quadri al monumento in centro. Cambiano i vincoli, non il modo di ragionare.

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Chi sale sul tuo capannone, e con quali certificazioni

In un’azienda questa parte non è un vezzo. È la documentazione che l’ufficio acquisti e il responsabile della sicurezza chiedono prima di far entrare qualcuno in stabilimento. Sono certificati rilasciati a Ekonore S.r.l., con i numeri di registrazione per esteso.

Kiwa

UNI EN 16636

Servizi di gestione e controllo infestanti

ALI 02122 - PM
Kiwa

ISO 9001

Sistema di gestione qualità

Reg. N. 19806 - A
Kiwa

ISO 14001

Sistema di gestione ambientale

Reg. N. 19806 - E
Kiwa

ISO 45001

Salute e sicurezza sul lavoro

Reg. N. 19806 - I
Kiwa

UNI/PdR 125

Parità di genere

Reg. N. 19806 - PG
EMAS

EMAS

Registrazione ambientale europea

IT-002249

Che cosa chiedere prima di firmare, punto per punto, sta in come si sceglie a chi affidare il lavoro.

I numeri

Quanto costa, per dare un ordine di grandezza

Sono i punti di partenza dei nostri sistemi, IVA esclusa. Non sono prezzi di listino e non sono preventivi: su un capannone la cifra la fanno i metri da coprire, l’altezza e il modo in cui si arriva ai punti.

SistemaCome si contaPunto di partenza
BirdFireSistemi visivi e olfattivisi conta a metri lineari: su un singolo affaccio resta contenutoda 500 €
Reti anti volatiliSistemi visivi e olfattividipende dalla luce da chiudere e dal telaio necessarioa preventivo
FlyAwaySistemi a filoimpianto elettromagnetico su perimetri e linee di appoggioda 2.800 €
BirdLaser AISistemi attiviper piazzali, coperture ampie e aree di grandi dimensionida 7.500 €
BirdSun 20-30 mqFotovoltaicoprotezione del sottopannello su impianto in coperturada 2.300 €
Accesso con piattaforma aereaAccessi e lavorazioniquando l’altezza non consente altro+ 200 €
Bonifica del guanoAccessi e lavorazionidipende da quanto ce n’è e da dove staa preventivo

Come leggere questi numeri

  • Sono valori di partenza, non prezzi finali, e sono IVA esclusa.
  • Su un capannone la variabile che pesa di più non è il sistema, ma come si arriva ai punti. Dieci metri di altezza e nessun accesso dalla copertura cambiano il conto più di qualsiasi scelta di prodotto.
  • Il sistema giusto non è il più caro. Su molte superfici basta un filo teso, e una rete sarebbe sproporzionata.
  • La bonifica del guano si valuta a parte: dipende da quanto ce n’è, da dove sta e da come si smaltisce.

Per farti un’idea prima di sentirci: le sei variabili che fanno il prezzo. Oppure chiama lo 0584 433 198.

Le domande che arrivano dalle aziende

Piccioni in capannone: domande e risposte

Si può intervenire senza fermare la produzione?

Nella maggior parte dei casi sì, ed è il modo normale di lavorare in un capannone attivo. Si procede per zone e si sceglie la fascia oraria: di notte, nel fermo settimanale, o una campata alla volta durante il turno, isolando l’area con i cartelli. Le lavorazioni che richiedono di stare sopra la linea si programmano quando la linea è ferma.

Quanto dura un impianto in un ambiente industriale?

Dipende dal sistema e da quanto viene controllato. Una rete tesa bene e ancorata a un telaio dura molti anni; un filo teso va verificato periodicamente perché la tensione cala; un sistema attivo va alimentato e regolato. Quello che conta non è la durata dichiarata, ma se qualcuno torna a guardarlo. Ne parliamo in quanto durano davvero i dissuasori.

Serve un’autorizzazione per allontanare i piccioni da un capannone?

Per i sistemi che tolgono l’appoggio senza toccare gli animali, no. La situazione cambia quando ci sono nidi occupati con uova o piccoli: in quel caso non si interviene su nido, uova e pulli senza le autorizzazioni previste. Per i gabbiani, che sono specie protetta, i vincoli sono più stretti e c’è un calendario da rispettare. Il quadro completo sta in che cosa dice la legge.

Il guano va tolto prima o dopo il montaggio?

Prima. Si bonifica, si porta via guano e materiale di nido con le protezioni, e subito dopo si montano i dissuasori, che sono quelli che tengono pulito negli anni. Montare su una superficie ancora sporca significa lavorare contro un richiamo che resta acceso, e fermarsi alla sola pulizia significa rifarla fra qualche settimana.

Nel mio capannone ci sono gabbiani, non piccioni. Cambia qualcosa?

Sì, parecchio. Il gabbiano reale è più grande, sta su superfici aperte e piane invece che su cornicioni, ed è una specie protetta: a nido occupato non si tocca nulla senza autorizzazione. Cambia anche la finestra utile per lavorare. Il caso specifico è in gabbiani sul tetto del capannone.

Serve documentare l’intervento per gli audit?

In uno stabilimento alimentare o soggetto a certificazione, sì: planimetria dei punti trattati, registro degli interventi, schede dei prodotti usati, verbali dei controlli. È la parte che l’auditor guarda per prima. Come si imposta un capitolato che la preveda sta in come si scrive un capitolato.

Basta mettere una rete sulla campata dove stanno adesso?

Quasi mai. I piccioni non sono legati a un appoggio, sono legati all’area: se togli un punto e lasci gli altri, si spostano di venti metri. Ed è per questo che un intervento parziale sembra funzionare per tre settimane e poi no. Il perimetro va chiuso tutto, oppure si mette in conto di doverci tornare.

Quanto tempo passa dal sopralluogo all’installazione?

Dipende dai metri, dall’accesso e dalla disponibilità dei mezzi in quota. Il sopralluogo tecnico serve proprio a trasformare un ordine di grandezza in un numero e in un calendario: prima di quello, qualsiasi tempistica sarebbe inventata.

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Scrivici che cosa hai davanti

Più sei preciso su dove si posano e su come si arriva là sopra, più la risposta è utile.

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