Su un monumento dello Stato non si può montare niente. Allora si porta un falco.
Sulle terrazze e sui bastioni di Castel Sant’Angelo i piccioni e gli storni si erano presi gli spazi dove passa il pubblico, lasciando guano sui camminamenti — i passaggi in cima alle mura — e sulla pietra. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha affidato a Birdstop un intervento di falconeria professionale: nessuna rete, nessuno spuntone, nessuna installazione permanente sul monumento.

In breve: dove reti e spuntoni non si possono vedere, si porta un predatore vero
Su un monumento dello Stato come Castel Sant’Angelo tutto quello che si avvita o si nota da lontano era escluso in partenza. Birdstop ha impostato un programma di falconeria: un falco addestrato vola sopra il monumento, e per piccioni e storni quello è un predatore. Se ne vanno perché l’istinto glielo dice, non perché qualcosa glielo impedisce. Niente fori, niente reti, niente da vedere sul monumento — solo voli fissati a calendario e ripetuti nel tempo.
Che cosa è stato fatto, in quattro righe
Un problema di sempre, in uno dei posti più visitati di Roma
Come spesso accade nei grandi complessi monumentali, la presenza persistente di colonie di volatili aveva smesso di essere un fastidio occasionale ed era diventata un problema strutturale, con effetti su decoro, igiene e conservazione.

Terrazze e bastioni: non è un tetto qualunque
Castel Sant’Angelo è uno dei luoghi più visitati della Capitale, e le sue terrazze e i suoi bastioni offrono superfici ampie, aperte e poco disturbate — esattamente ciò che una colonia di piccioni e storni cerca per stazionare e nidificare. Nel tempo la presenza dei volatili aveva iniziato a compromettere la fruibilità e il decoro dell’area.
Il guano accumulato sui camminamenti e sulle terrazze non era solo un problema estetico: comportava rischi igienico-sanitari per i visitatori e danni alle superfici lapidee del monumento, dato che gli escrementi sono acidi e a lungo andare alterano la pietra.
Le quattro cose che hanno deciso come intervenire
Anche su un monumento statale la diagnosi segue lo stesso schema: capire dove i volatili si fermano davvero, perché lo fanno e quali vincoli impone la superficie che li ospita.
Perché reti e spuntoni erano già fuori discussione
Spuntoni, fili tesi, reti anti-volatili e dissuasori a ultrasuoni sono soluzioni pensate per contesti urbani o residenziali. La conservazione di un bene di questo valore richiede soluzioni che rispettino integrità, estetica e sostenibilità.
- Su superfici così ampie e irregolari coprirebbero solo una parte. Terrazze e bastioni articolati non si prestano a dissuasori pensati per cornicioni lineari.
- I volatili si abituano ai deterrenti statici. Spuntoni e ultrasuoni, dopo un po’, smettono di essere percepiti come una minaccia.
- Si vedrebbero, e su un monumento non è accettabile. Reti e spuntoni si vedono, e su un monumento questo è già un problema.
- Interferenze con elementi architettonici e impiantistici. Fissare qualcosa su una superficie storica pone domande a cui rispondere prima ancora di preventivare.
Per questo molti enti e responsabili tecnici della tutela monumentale si rivolgono a Birdstop dopo anni di tentativi con metodi tradizionali, in cerca di una soluzione realmente efficace e rispettosa.
Hai un bene tutelato o un sito museale con lo stesso problema?
Il sopralluogo tecnico serve prima di tutto a capire quali sistemi sono compatibili con il vincolo. Il preventivo viene dopo.
Chiama lo 0584 433 198 Soluzioni per beni culturaliLa falconeria: il predatore lo porti, non lo monti
La scelta è caduta su un metodo che agisce sull’istinto del volatile invece che sulla geometria della superficie da proteggere. È l’unica famiglia di soluzioni compatibile con un monumento dove nulla può essere fissato o reso visibile.

Un predatore vero, non un apparecchio
Il progetto è iniziato con un sopralluogo tecnico durante il quale il falconiere Birdstop ha analizzato i punti di maggiore concentrazione dei volatili, i loro percorsi di accesso e i luoghi di nidificazione. Da queste osservazioni è stato definito un piano su misura, con sessioni di volo programmato nelle ore di massima attività — alba e tardo pomeriggio.
Durante le sessioni, un falco addestrato sorvola l’area monumentale con movimenti studiati per simulare la presenza di un predatore naturale. La semplice percezione del rapace — visiva e sonora — innesca nei volatili un istinto di fuga, spingendoli ad abbandonare progressivamente la zona. Nessun contatto, nessuna cattura, nessuna installazione sul monumento.
Un metodo di questo tipo si sceglie per contesto, non per catalogo: la falconeria copre le grandi superfici aperte dove nulla può essere fissato, il filo FlyAway le linee lunghe come cornicioni, il gel BirdFire i singoli piani di appoggio. A Castel Sant’Angelo serviva il primo.
Non un volo e via: si torna, con un calendario
Un solo passaggio del falco non basta: è la ripetizione a insegnare ai volatili che quella zona non è più sicura. È il punto che decide se il risultato dura o si esaurisce dopo pochi giorni.

Si torna, a date fissate
L’attività è stata ripetuta per alcune settimane, modulando la frequenza dei voli in base alla risposta delle colonie. Dopo il primo ciclo è stato attivato un monitoraggio costante con sessioni di richiamo mirate, per consolidare il risultato e impedire nuovi insediamenti.
Che cosa cambia, per il monumento e per chi lo visita

Un calo evidente già nelle prime settimane
I risultati sono stati evidenti già dopo poche settimane: la presenza di volatili è diminuita in modo significativo, con una riduzione stimata oltre l’80% nelle aree più critiche. Le terrazze e i bastioni, prima frequentemente ricoperti di guano, sono tornati puliti e decorosi.
Oltre al miglioramento estetico, l’intervento ha portato vantaggi gestionali concreti: meno interventi di pulizia straordinaria, costi di manutenzione ridotti, un ambiente più sano e sicuro per il personale e un comfort migliore per i visitatori — senza alcun rischio igienico e senza danneggiare i volatili, semplicemente allontanati.
“Uno degli aspetti più apprezzati dal Ministero è stato proprio il carattere ecologico e non invasivo della falconeria.”
— dal resoconto dell’intervento BirdstopQuattro fasi, anche quando la tecnologia è un falco
Cambia lo strumento, non il criterio: prima si capisce dove stanno davvero i volatili e che cosa è ammesso fare su quella superficie, poi si sceglie il metodo.
Sopralluogo e lettura del monumento
Il falconiere individua i punti di maggiore concentrazione, i percorsi di accesso e i luoghi di nidificazione. Su un bene tutelato questa fase decide anche che cosa è installabile e che cosa no.
Piano di volo su misura
Si definiscono le fasce orarie di massima attività dei volatili e si programmano le sessioni di volo, concordate con i referenti tecnici del sito.
Voli ripetuti e monitoraggio
Le sessioni si ripetono per settimane, modulando la frequenza in base alla risposta delle colonie, poi si attiva un monitoraggio con richiami mirati.
Consolidamento del risultato
Il programma continua finché il risultato non si stabilizza: un intervento interrotto troppo presto rischia un nuovo insediamento nel breve periodo.
Cosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore
Sul guano accumulato in siti aperti al pubblico l’area scientifica Ekonore richiama un punto spesso sottovalutato: quel materiale non è inerte. Ospita acari, zecche molli e altri artropodi che restano vitali anche dopo che i volatili si sono allontanati, e che possono interessare chi transita o lavora in quegli ambienti.
La falconeria toglie la causa — i piccioni — ma non sostituisce la pulizia di quello che hanno già lasciato: le due cose si programmano insieme, soprattutto dove passa il pubblico, perché finché il guano resta lì resta anche il rischio.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.
Enti pubblici, industrie e siti monumentali
Lo stesso metodo che usiamo su un bene statale come Castel Sant’Angelo vale su uno stabilimento produttivo: cambia il vincolo, non il criterio.






Le certificazioni che un ente chiede in gara
Su un cantiere che si svolge dentro un sito museale statale aperto al pubblico le certificazioni non sono un fregio da brochure: sono requisiti di ammissione. Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili, è certificata Kiwa e registrata EMAS.
Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l. Su un cantiere di restauro la ISO 45001 e la UNI EN 16636 sono spesso requisiti di ammissione, non titoli preferenziali.
Le domande che arrivano da enti e progettisti
Si può usare la falconeria su un monumento o un sito museale?
Sì, ed è spesso la soluzione più compatibile quando reti, spuntoni o altri dissuasori fissi sono esclusi per motivi estetici o di tutela. A Castel Sant’Angelo il Ministero ha scelto proprio la falconeria per questo motivo: nessuna installazione, niente da vedere sul monumento.
La falconeria fa male ai piccioni?
No. Il falco non cattura né attacca i volatili: la loro semplice percezione — visiva e sonora — di un predatore naturale innesca un istinto di fuga che li spinge ad allontanarsi dalla zona. Non c’è contatto né cattura, in linea con la tutela della fauna selvatica prevista dalla Legge 157/1992.
Perché non sono stati usati reti, spuntoni o dissuasori a ultrasuoni?
Perché su un monumento come questo tutto ciò che si avvita o si nota da lontano è escluso, sia per come apparirebbe sia per le regole di tutela. Spuntoni e ultrasuoni, inoltre, sono sistemi fermi, a cui col tempo i piccioni fanno l’abitudine, mentre la falconeria lavora sull’istinto e resta efficace nel lungo periodo se ripetuta.
Quanto dura un programma di falconeria?
Le sessioni di volo si ripetono per alcune settimane, con frequenza modulata in base alla risposta delle colonie, seguite da un monitoraggio con richiami mirati per consolidare il risultato. Un programma interrotto troppo presto rischia un nuovo insediamento nel breve periodo.
Il guano già presente va rimosso comunque?
Sì. La falconeria manda via i piccioni, ma non pulisce quello che hanno lasciato: nel guano accumulato vivono acari e zecche che restano vive anche dopo che la colonia se n’è andata, e vanno tolti da chi lavora con la protezione addosso.
Che risultati si possono aspettare?
A Castel Sant’Angelo la riduzione della presenza di volatili è stata stimata oltre l’80% nelle aree più critiche già dopo poche settimane. È una stima basata sull’osservazione del team durante il programma, non su un conteggio strumentale: risultati precisi dipendono dal sito e vanno verificati caso per caso.
Il guano dei piccioni è pericoloso per chi passa sui camminamenti?
Il problema non è il singolo escremento: è quello che si accumula — polvere, resti di nido e i piccoli parassiti che ci vivono. E su un percorso di visita c’è anche la questione più banale: gli spazi diventano inutilizzabili. Ne parliamo più a fondo in disinfestazione piccioni e bonifica del guano.
Birdstop lavora anche fuori Roma?
Sì. Ekonore S.r.l. opera su tutto il territorio nazionale con squadre tecniche proprie. Per il Lazio il riferimento è la pagina allontanamento volatili a Roma.
Un monumento statale, un condominio, uno stabilimento: il metodo non cambia
Prima si capisce dove stanno davvero i volatili e che cosa è ammesso fare in quel punto. Poi si sceglie il metodo più adatto.
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Raccontaci il sito: ti richiamiamo noi
Che tipo di immobile è, se è sottoposto a vincolo, dove si posano i volatili e che cosa è già stato provato. Con questi dati sappiamo già cosa dirti al telefono.
