I nostri clientiStorie di successo

Lavoriamo per aziende che non possono fermarsi

Gruppi industriali, catene della distribuzione, utility, monumenti dello Stato. Nei loro siti la produzione non si ferma e il punto vendita non chiude. Saliamo in quota mentre tutto va avanti. A fine lavoro lasciamo il verbale con le foto, l’elenco dei fissaggi e il calendario dei controlli. Un ufficio acquisti chiede questo prima del prezzo.

UNI EN 16636certifica chi fa il servizio di gestione degli infestanti, non il materiale che installa
6 tecnologiele sviluppiamo e le installiamo noi: laser, campo elettromagnetico, visivo-olfattivo, reti, dissuasori invisibili, falconeria
EMAS IT-002249registrazione ambientale europea verificata. Più ISO 9001, 14001 e 45001
Tecnico Birdstop con casco su una copertura industriale, accanto al palo strallato che sostiene il dissuasore laser
Messa in servizio di un impianto laser su una copertura industriale. Superficie ampia, impianto in produzione sotto i piedi. Il committente ha voluto sapere dove andava ogni fissaggio prima che salissimo.

In sintesi

Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l. Lavoriamo per industria, distribuzione, energia, sanità, enti pubblici e beni dello Stato. Sviluppiamo e installiamo sei tecnologie nostre. Siamo certificati UNI EN 16636, ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001 e registrati EMAS. A fine lavoro vi lasciamo il progetto, i verbali fotografici e il calendario dei controlli.

Chi ci ha scelto

42 aziende ed enti che lavorano con noi

Industria, grande distribuzione, energia, trasporti, sanità, musei e comuni. Ognuno con un capitolato diverso e una superficie diversa da proteggere. Sono i marchi già pubblicati sul sito.

Perché ci scelgono

Perché le aziende scelgono noi

Quando dall’altra parte ci sono un ufficio acquisti, un responsabile qualità e un RSPP, del dissuasore si parla per ultimo. Prima chiedono chi progetta su superfici diverse, chi lavora senza fermare niente e chi consegna carte che reggono un audit. Queste quattro.

Tecnico con casco giallo su una copertura industriale accanto a un dissuasore laser installato su un palo strallato, sopra un campo fotovoltaico1

Le tecnologie le facciamo noi

Laser, campo elettromagnetico, visivo-olfattivo, reti, dissuasori invisibili in acciaio inox, falconeria. Sei famiglie che sviluppiamo e installiamo direttamente. Davanti a un capitolato non dobbiamo far entrare a forza i due prodotti che abbiamo a magazzino. E se una superficie non rientra in nessuna soluzione standard, ve lo diciamo.

Edificio industriale con la tettoia dell’ingresso, le unità di climatizzazione sulla copertura e una fila di piccioni posati sul coronamento2

Un solo referente per tutte le superfici

Un sito produttivo ha coperture, cornicioni, tettoie di carico, unità tecniche, silos, campi fotovoltaici. Con un sistema solo ne proteggete bene una e male tutte le altre. Partiamo dal rilievo delle superfici e quasi sempre mettiamo in campo due o tre lavorazioni diverse.

Operatore in tuta bianca e semimaschera durante la rimozione del guano, con nebulizzatore e sacco per la raccolta del materiale3

Lavoriamo in quota senza fermarvi

Nessuno può fermare la produzione, chiudere il punto vendita o interdire un reparto. Concordiamo le fasce orarie, prepariamo il permesso di lavoro, saliamo con i DPI e proteggiamo le aree sotto. Dove serve ci coordiniamo con il vostro RSPP. Per questo la ISO 45001 qui conta quanto la scheda tecnica.

Insegna di un supermercato con colature di guano sulla facciata sotto le lettere4

Alla consegna vi lasciamo un fascicolo

Verbale fotografico punto per punto, elenco di quello che abbiamo installato e con che fissaggio, calendario dei controlli, certificati aggiornati. Serve al responsabile qualità quando arriva l’audit. E serve all’ufficio tecnico fra tre anni, quando qualcuno dovrà ritrovare i punti di ancoraggio.

Dove lavoriamo

I settori in cui lavoriamo

La tecnologia cambia poco da un settore all’altro. Cambia il vincolo più stretto: una non conformità in uno stabilimento alimentare, un orario in un punto vendita, la direzione sanitaria in ospedale, un’autorizzazione su un monumento. Chi progetta senza saperlo consegna un impianto che poi non passa.

Area di carico coperta da una tettoia metallica, con un dispositivo del sistema acustico montato sulla struttura1

Industria alimentare e mangimistica

Baie di carico, aree di stoccaggio, silos, coperture. Qui un volatile diventa subito una non conformità. BRCGS e IFS chiedono un programma di gestione degli infestanti documentato e affidato a personale qualificato.

Insegna di un supermercato con colature di guano sulla facciata sotto le lettere2

Distribuzione e retail

Insegne, pensiline dei carrelli, ingressi, aree di scarico. Il cliente lo vede dal parcheggio, molto prima che qualcuno lo veda dal magazzino. Si lavora a saracinesche chiuse.

Nido di volatili nello spazio fra un modulo fotovoltaico e la copertura piana sottostante3

Energia e fotovoltaico

Sotto i moduli c’è uno spazio riparato dove nidificano. Il monitoraggio se ne accorge prima di voi: cali di resa, ombreggiamenti, cavi rosicchiati. Si chiude il perimetro, non modulo per modulo.

Davanzale della finestra di un reparto ospedaliero con volatili posati sul bordo esterno4

Sanità e RSA

Davanzali dei reparti, prese d’aria esterne, cavedi tecnici, terrazze. Il problema qui è organizzativo prima che tecnico. Si lavora accanto a persone fragili, con procedure concordate con la direzione sanitaria.

Sottoportico pubblico con guano sul pavimento lungo la linea di passaggio5

Enti pubblici e città

Portici, mercati coperti, scuole, cimiteri, sottopassi. Qui la parte lenta sono gli atti. Chi è il proprietario del bene, chi ha la competenza igienico-sanitaria, chi mette a bilancio la manutenzione.

Facciata in pietra chiara di un edificio storico con cornici modanate e tracce di sporco lungo le superfici verticali6

Beni culturali e monumenti

Su un bene tutelato ogni installazione passa dall’autorizzazione del soprintendente. Il sistema si sceglie su quattro criteri: reversibilità, numero di fissaggi, compatibilità dei materiali, impatto visivo. Abbiamo lavorato così su beni dello Stato.

Che cosa installiamo

I sistemi che installiamo

Non sono sei versioni della stessa cosa. Una toglie il volume, una toglie l’appoggio, una copre un’area, una lavora dove non si può forare. In sopralluogo assegniamo ogni superficie alla lavorazione che le serve. Su un sito medio ne servono due o tre.

Dissuasore laser installato in cima a un palo strallato su una copertura industriale, ripreso dal basso contro il cielo1

BirdLaser AI

Dove ha senso: grandi superfici aperte: coperture industriali, campi fotovoltaici, piazzali, aree agricole e logistiche.

Copre in una volta metrature che con una barriera fisica sarebbero fuori budget. Non serve forare le superfici da proteggere. Il limite: agisce sull’area, non sul singolo posatoio, va posizionato e programmato bene e non chiude nessuna cavità.

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Dispositivi a campo elettromagnetico montati su staffe fra le file di moduli fotovoltaici, su una copertura piana in ghiaia2

FlyAway

Dove ha senso: coronamenti, coprimuro, cornicioni lunghi, perimetri di coperture e campi fotovoltaici, dove non si vuole alterare la lettura del prospetto.

Non ha punte e da qualche metro non si vede. Su un fronte in vista fa la differenza. Il limite: qualche punto di appoggio serve, va ricontrollato nel tempo e non chiude nessun vano.

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Coppette del dissuasore visivo e olfattivo appoggiate lungo il parapetto e sulle unità tecniche di una terrazza in quota3

BirdFire

Dove ha senso: intradossi, tubazioni tecniche, piani inclinati, parapetti e ogni punto in cui una foratura sarebbe esclusa in partenza.

Si appoggia e si toglie senza lasciare segni. Sui beni tutelati e sugli impianti in garanzia è spesso l’unica strada. Il limite: non è una barriera fisica, non chiude cavità e va ricontrollato nel tempo.

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Grande arco in muratura chiuso da una rete anti-volatili a maglia fine4

Reti anti-volatili

Dove ha senso: tutti i volumi che si possono precludere: sottotetti, logge, arcate, cavedi, vani tecnici, intercapedini.

È l’unica lavorazione che toglie il nido invece di renderlo scomodo. Per questo dura nel tempo senza dipendere dalle abitudini dell’animale. Il limite: si vede, e il telaio va progettato sul vano.

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Barre di dissuasori in acciaio inox montate sul coronamento di un muro, accanto alla falda di un tetto in coppi5

BirdTikol e TikolPannel

Dove ha senso: cornici in vista, capitelli, davanzali, coronamenti dei prospetti principali e vetrine.

Acciaio inox su base trasparente. Da dove si guarda l’edificio incide molto meno di uno spuntone tradizionale. Il limite: da vicino si vede, la posa è lenta e ogni tratto va fissato.

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Poiana di Harris posata sul guanto del falconiere, con il colonnato di un cimitero sullo sfondo6

Falconeria

Dove ha senso: piazze, sagrati, cimiteri, chiostri, aree verdi e piazzali: gli spazi aperti dove non c’è una superficie da attrezzare.

Sul bene non resta installato niente. Su un monumento o in un’area molto frequentata conta parecchio. Il limite: agisce sull’area, va ripetuta nel tempo e non sostituisce la chiusura di un volume.

Vedi la pagina del sistema

Quando leggete un preventivo, guardate quanti sistemi propone. Un sistema solo su tutto il sito sta semplificando il problema. La superficie che resta scoperta rimette i volatili anche sulle altre.

Installazioni reali

Il dissuasore laser: com’è fatto e dove si mette

L’apparecchio è una testa motorizzata che ruota e inclina il fascio secondo un percorso programmato. Sta in cima a un palo, staccato dalla superficie che deve proteggere. Il palo si ancora in pochi punti: sotto non si tocca nulla. Un solo apparecchio copre aree che con una barriera fisica sarebbero fuori budget.

Testa motorizzata del dissuasore laser vista da vicino, con il gruppo ottico frontale e il supporto orientabile
La testa da vicino. Il gruppo ottico sta nel corpo bianco, il supporto sotto le dà rotazione e inclinazione. Il percorso del fascio si programma e si cambia da software.
Dissuasore laser in funzione al tramonto, con la testa motorizzata stagliata contro il cielo e la campagna sullo sfondo
Lo stesso apparecchio in servizio verso sera. È l’ora in cui i volatili rientrano a dormire, e la fascia in cui questo sistema lavora meglio.
Tecnico con tablet in mano accanto all’apparecchio laser installato su palo, in un parco con edificio storico sullo sfondo
La messa in servizio si fa da tablet: si disegna l’area da coprire, si escludono i punti sensibili, si impostano le fasce orarie.
Apparecchio laser installato sulla copertura di un edificio, con il piazzale e gli edifici circostanti visibili sotto
Su una copertura affacciata su un piazzale. Da qui l’apparecchio arriva dove nessuna barriera potrebbe essere installata.

Le fotografie mostrano l’impianto a fine installazione. Non sono un prima/dopo e non misurano nessun risultato. I dati di efficacia si registrano con un monitoraggio concordato con il cliente. Quando c’è, lo raccontiamo nel caso studio.

Installazioni reali

FlyAway: come si installa sul fotovoltaico

Su un campo fotovoltaico i volatili si infilano nello spazio fra i moduli e la copertura. I dispositivi vanno messi lì, su staffe che stanno in piedi da sole. Sui moduli non si fora niente e chi fa la manutenzione passa come prima. Le due foto mostrano un campo su copertura in ghiaia e un bordo di copertura affacciato sul parcheggio.

File di moduli fotovoltaici su una copertura piana in ghiaia, con i dispositivi a campo elettromagnetico montati su staffe fra una fila e l’altra
Copertura in ghiaia con campo fotovoltaico. I dispositivi stanno fra le file, su staffe che poggiano da sole. Nessun ancoraggio sui moduli, nessun ostacolo per chi fa la manutenzione.
Dispositivo a campo elettromagnetico installato sul bordo di una copertura chiara, con il parcheggio dell’edificio visibile in basso
Un dispositivo singolo sul bordo di una copertura affacciata sul parcheggio. Da terra non si nota. Su un fronte in vista spesso è l’unica soluzione che il committente accetta.
Installazioni reali

BirdFire: dove non si può forare

Tubazioni antincendio, intradossi, unità tecniche, parapetti di edifici storici. Su queste superfici una foratura è esclusa in partenza, per vincolo o per garanzia. BirdFire si appoggia e si toglie. In questi contesti lo scelgono per questo, prima ancora di guardare la scheda tecnica.

Coppette del dissuasore visivo e olfattivo allineate su una trave interna, accanto alle tubazioni rosse dell’impianto antincendio
Su una trave interna, a fianco delle tubazioni antincendio. Nessun foro, nessuna staffa, nessuna modifica all’impianto. Le coppette si posano e si tolgono a mano.
Coppette del dissuasore posate lungo il parapetto e sulle unità tecniche di una terrazza in quota, con la città al tramonto sullo sfondo
Una terrazza in quota al tramonto, con la città sotto. Le coppette sono sul parapetto e sulle unità tecniche. Da terra il profilo dell’edificio resta quello di prima.

Su un impianto in garanzia, su un bene tutelato o su un immobile in affitto chiedete anche come si toglie un sistema, non solo come funziona. BirdFire si stacca senza lasciare traccia sul supporto. È la risposta che sblocca la maggior parte di questi cantieri.

Prima del preventivo veniamo a misurare le superfici

Saliamo anche in quota. Mappiamo posatoi e volumi superficie per superficie, contiamo metri lineari e metri quadri, indichiamo il sistema per ogni zona, annotiamo orari e vincoli di accesso. Vi lasciamo la relazione fotografica. Con quella potete confrontare due offerte davvero.

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Lavori documentati

I nostri casi studio

Tre lavori raccontati per esteso: problema di partenza, scelta progettuale, vincoli che l’hanno determinata. Un monumento, un tratto di mura, un cimitero. In nessuno dei tre il sistema è stato deciso prima del sopralluogo.

Veduta dall’alto della cupola del Pantheon con l’oculo aperto al centro e i tetti di Roma sullo sfondoCaso studio

Pantheon, Roma

Attorno all’oculo gli spicchi hanno una pendenza minima e i colombi ci sostavano. Reti e spuntoni erano esclusi perché si vedono. Prima la bonifica, poi un dissuasore appoggiato e removibile. Sulla materia antica non è stato ancorato niente.

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Grande arco in muratura chiuso da una rete anti-volatili a maglia fine, vista verso il piazzale alberatoCaso studio

Porta Asinaria, Mura Aureliane

Era già stato installato circa un chilometro di dissuasori ad aghi e i colombi erano rimasti. Sono stati messi in opera cinque impianti a campo elettromagnetico e alcune reti su circa 800 metri di cortina, senza rimuovere quello che c’era prima.

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Falconiere Ekonore con la poiana di Harris sul guanto, nel viale del cimitero fra i cipressi e i loculiCaso studio

Cimitero di Corsico

Area aperta e molto frequentata. Nessuna superficie da attrezzare, nessun volume da chiudere. Si è scelta la falconeria, con sessioni programmate nel tempo. Sul bene non resta installato niente.

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Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Certificazioni

Le nostre certificazioni

In una qualifica fornitori queste righe le chiedono per prime. La UNI EN 16636 è quella pertinente: certifica chi eroga il servizio di gestione degli infestanti, non il materiale installato. La ISO 45001 qui pesa più che altrove, perché saliamo in quota dentro siti che restano in attività. I certificati sono intestati a Ekonore S.r.l. e rilasciati da Kiwa.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l. I numeri di registrazione sono quelli riportati sui certificati e sono verificabili presso l’ente.

Le domande che ci fanno gli uffici acquisti

Domande frequenti degli uffici acquisti

Che documentazione fornite per la qualifica fornitori?

Visura, certificati in corso di validità (UNI EN 16636, ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, UNI/PdR 125, registrazione EMAS), DURC, polizza di responsabilità civile, DVR e documentazione di sicurezza per i lavori in quota, schede tecniche e di sicurezza dei prodotti impiegati. Se l’azienda usa un portale di qualifica, carichiamo direttamente sul portale.

Come vi inserite in un programma di gestione degli infestanti già esistente?

Come fornitore della parte bird control, coordinandoci con chi gestisce insetti e roditori. Concordiamo la mappatura dei punti, la periodicità dei controlli e il formato dei verbali in modo che confluiscano nel fascicolo unico che l’auditor si aspetta di trovare. Su questo è utile decidere prima chi tiene il registro: due registri paralleli sono un rilievo annunciato.

Gli standard di sicurezza alimentare cosa richiedono, in concreto?

Gli standard volontari più diffusi — BRCGS Food Safety e IFS Food — richiedono un programma di gestione degli infestanti documentato, affidato a personale competente, con registrazioni ispezionabili e azioni tracciate. Le versioni cambiano nel tempo, quindi il riferimento va sempre letto nell’edizione applicabile allo stabilimento. Di noi potete verificare la UNI EN 16636, che certifica l’organizzazione che eroga il servizio.

Lavorate anche su più siti in Italia con un unico contratto?

Sì. È la modalità più frequente con i gruppi: un contratto quadro, una scheda per sito con le superfici e i sistemi installati, un calendario di controlli e un referente unico. Con la stessa impostazione tecnica su tutti i siti potete confrontare i dati di uno stabilimento con quelli dell’altro.

Come gestite i lavori in quota e l’interferenza con la nostra attività?

Con permesso di lavoro, DPI, presidi anticaduta, protezione delle aree sottostanti e fasce orarie concordate; dove serve, coordinamento con il vostro RSPP e redazione del DUVRI. Su un punto vendita si lavora a saracinesche chiuse, in uno stabilimento alimentare durante i fermi di linea, in ospedale con la direzione sanitaria. Questa parte allunga i tempi. Va messa a preventivo prima, non scoperta in cantiere.

Che cosa resta al termine dell’intervento?

Un verbale con le fotografie punto per punto, l’elenco di che cosa è stato installato e con quale sistema di fissaggio, le planimetrie o gli schemi dei punti trattati, il calendario dei controlli successivi. Serve in audit. E fra qualche anno serve a chi dovrà rimettere le mani su quell’impianto.

Fate anche la bonifica del guano, o solo l’allontanamento?

Entrambe, e in quest’ordine: prima si rimuovono il materiale accumulato e i nidi, poi si installa. Chi installa sopra il pregresso rifà tutto dopo due stagioni e si lascia in casa i nidi con i loro ectoparassiti. La bonifica ha una procedura sua e non è una pulizia straordinaria.

Su quali basi si costruisce un preventivo confrontabile?

Sul rilievo delle superfici, fatto sul posto. Servono i metri lineari per tipologia di bordo, i metri quadri delle superfici aperte, i volumi da precludere, le quote di lavoro e i vincoli di accesso. Con questi numeri confrontate due offerte voce per voce. Con due offerte a corpo, no.

Partiamo dalle vostre superfici

Diteci che sito è, quali superfici sono interessate e da quanto, se ci sono vincoli di orario, di accesso o autorizzativi, e chi riceverà la documentazione a fine lavoro. Con questo capiamo già che cosa entra nel primo lotto e che cosa può aspettare.

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Richiedi un sopralluogo

Scriveteci che tipo di sito è: stabilimento, punto vendita, impianto, edificio pubblico o bene tutelato. Quali superfici sono interessate e da quanto. Se ci sono vincoli di orario, di accesso in quota o autorizzativi. Se vi serve documentazione per un audit o per una qualifica fornitori. Allegate anche una fotografia dei punti in cui si fermano: ci fa capire molto già prima del sopralluogo.

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