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La baia di carico è il punto d’ingresso che nessuno presidia

Nei capannoni si protegge quasi sempre il tetto, e quasi mai la ribalta. Eppure è lì che il problema entra: portoni aperti per ore, una pensilina che ripara dalla pioggia, un piazzale con residui a terra e un magazzino pieno di travature dove appoggiarsi. Chi ha davanti un audit — o una fila di bancali con il guano sopra — scopre che il presidio serve prima del portone, non dopo.

Il portone è apertodurante le operazioni la barriera fisica semplicemente non c’è: va spostata a monte
Prerequisito igienicoil controllo degli infestanti è un requisito del Reg. (CE) 852/2004, non un extra
Si documentaplanimetria dei punti protetti e verbali di verifica: è quello che l’auditor chiede
Baia di carico con semirimorchio accostato alla ribalta, portoni sezionali e un gruppo di colombi a terra sul piazzale davanti alle banchine
Il camion è accostato, i portoni sono alzati e i colombi stanno a terra a pochi metri dalla banchina. Da qui a dentro il magazzino il passo è breve — e nessun dissuasore sul tetto lo impedisce.

Risposta rapida

La baia di carico è il punto d’ingresso più frequente di un capannone perché mette insieme, nello stesso posto, tutto quello che serve a un colombo: cibo a terra (sfridi, granaglie, residui di bancali), riparo sotto la pensilina, appoggi sul frontale della ribalta e — per diverse ore al giorno — un varco grande quanto un portone sezionale.

Il motivo per cui il problema resiste è che la ribalta si protegge male: chiuderla non si può, perché è il flusso dell’azienda. La risposta corretta non è mettere qualcosa sul portone, ma spostare il presidio a monte e a valle: togliere gli appoggi sul frontale e sotto la pensilina, chiudere i volumi interni dove i volatili si insediano una volta entrati, presidiare il piazzale dove si radunano in attesa, e rimuovere le ragioni per cui ci stanno (residui, acqua ferma, rifiuti scoperti).

C’è poi la parte che in azienda pesa quanto il resto: va documentata. Il controllo degli infestanti è un prerequisito igienico del Reg. (CE) 852/2004, e per chi è certificato BRCGS o IFS il pest management è una sezione dello standard: quello che l’auditor guarda non è il dissuasore, è la planimetria dei punti protetti e il registro delle verifiche.

Se invece della baia di carico il problema è una terrazza o una sala colazione, la logica cambia: come si proteggono i piccioni in un hotel, punto per punto.

Le baie sono solo uno dei punti in cui il problema si trasforma in spesa. Se ti serve il quadro completo, abbiamo messo in fila tutte le voci di costo dei piccioni per un’azienda.

Sulle coperture degli stessi stabilimenti il problema più frequente non sono i colombi ma i gabbiani, e si affronta con un calendario diverso: come si protegge una copertura piana industriale.

Il punto di partenza

Perché i colombi scelgono la ribalta e non il resto dello stabilimento

Non è sfortuna. In venti metri una baia di carico offre le quattro cose che servono a un colombo, e le offre tutti i giorni dell’anno.

Area di servizio esterna a un capannone con cisterne IBC, bancali di casse impilate e cassonetti, e una fila di colombi appoggiati sul bordo della copertura
Cibo

Un piazzale operativo dà da mangiare

Sfridi caduti in movimentazione, sacchi lacerati, cassonetti senza coperchio, acqua ferma. Non serve un magazzino di granaglie: basta la normale attività di una banchina.

Trave in cemento sotto la copertura di un magazzino, segnata da colate di guano, con bancali di merce impilati sotto
Riparo

In quota, asciutto e indisturbato

Sotto la copertura, sopra la testa di tutti. Nessuno ci sale, nessuno lo pulisce. È il posto in cui i colombi passano la notte e, se restano tranquilli, nidificano.

Cordolo in cemento in quota dentro un capannone, con colate di guano lungo tutto il filo e bancali di bottiglie d’acqua stoccati sotto
Appoggi

Pochi centimetri di piano orizzontale

Cordoli, frontale della ribalta, guide dei portoni, scossaline, cavidotti. Il resto della facciata è liscio e non interessa a nessuno — e tutto quello che cade da lì finisce sulla merce.

Baia di carico con semirimorchio accostato alla ribalta, portoni sezionali alzati e colombi a terra sul piazzale
Il varco

Il portone è alzato per ore

È la differenza fra la ribalta e tutto il resto dell’edificio. Nessun sistema montato sul portone lavora mentre il portone è aperto: si entra allora, spesso dietro al movimento dei muletti.

Il fraintendimento più comune. «Abbiamo già messo i dissuasori sul tetto». Serve, ed è giusto averlo fatto: ma il tetto risolve il problema di chi si posa sopra il capannone, non di chi entra dalla banchina. Sono due percorsi diversi e vanno chiusi tutti e due. Il ragionamento sull’edificio intero è nella guida su come allontanare i piccioni da un capannone industriale.

Sistema per punto

I sei punti di una baia di carico, e che cosa chiude ciascuno

Un presidio che ne copre tre su sei non riduce il problema di metà: lo sposta di qualche metro. Vanno guardati tutti insieme, in un giro solo.

Il puntoPerché lo scelgonoChe cosa si vedeChe cosa lo chiude
Portoni sezionali di una baia di carico con semirimorchio accostato
Il portone sezionale
Resta alzato per tutta la durata delle operazioni: è il varco vero, e nessuna barriera montata lì lavora mentre è aperto.Volatili che entrano seguendo i muletti; guano sui primi metri di pavimento subito dentro la soglia.Non si chiude il portone: si tolgono gli appoggi intorno e si presidia il piazzale, così i volatili non stazionano a due metri dalla soglia.
Area esterna di servizio con cassonetti e bancali, colombi sul bordo della copertura
La pensilina e il frontale della ribalta
Tettoia asciutta e in quota sopra le banchine, con decine di metri lineari di appoggio sul bordo e sulle guide.Colate di guano sul frontale e sui respingenti, piume nei cassonetti, materiale di nido negli angoli.Esclusione meccanica su tutti i piani di appoggio: profilo in acciaio o aghi sul filo, secondo la geometria.
Magazzino con big bag e granaglie a terra e colombi che si alimentano
Il magazzino subito dietro la soglia
Una volta dentro, travature, carriponte e controsoffitti aperti offrono appoggi in quota che nessuno raggiunge.Guano su bancali e scaffalature alte; volatili che escono ed entrano più volte al giorno.Chiusura dei volumi con rete tecnica tesa su cavo perimetrale, sulle campate interessate.
Copertura industriale piana con numerosi colombi posati fra i lucernari
La copertura sopra la baia
È il dormitorio: da lì i volatili scendono sulla ribalta appena comincia il movimento.Gruppi stabili sul tetto al mattino presto; colate sulle scossaline e sui pluviali.Sistemi di bordo su cornicioni e scossaline; sulle grandi superfici piane si valuta un presidio elettronico.
Silos metallici con passerelle e scale, con colombi appoggiati sui parapetti
Silos, nastri e impianti tecnici adiacenti
Passerelle, tiranti, carter e nastri sono una rete di appoggi continua che collega tetto, piazzale e baia.Guano sulle passerelle e sotto i nastri; volatili che si spostano fra silos e ribalta.Protezione dei tratti di appoggio e, dove non si può intervenire meccanicamente, presidio elettronico o acustico.
Pavimentazione esterna di un capannone industriale coperta di guano e detriti attorno a un pluviale
Il piazzale: residui, acqua e rifiuti
È la ragione per cui restano. Finché c’è da mangiare e da bere, qualunque dissuasore lavora contro corrente.Guano concentrato attorno ai punti di sosta; residui e acqua ferma vicino ai pluviali.Non è bird control, è gestione: cassonetti chiusi, pulizia degli sfridi, ristagni eliminati. Va scritto nel piano.

Le fotografie sono di lavorazioni e sopralluoghi Birdstop in ambito industriale e agroalimentare. La colonna «che cosa lo chiude» indica il criterio, non un preventivo: il sistema si sceglie sulla geometria di quella baia.

La domanda utile in sopralluogo non è «dove sono i piccioni», ma «da dove arrivano e perché restano». Rispondere alla prima porta a mettere qualcosa dove si vede lo sporco; rispondere alla seconda porta a chiudere il percorso. È la stessa differenza che spiega perché tanti impianti non tengono: gli errori più frequenti di installazione nascono quasi tutti lì.

Recensioni verificate

Amministratori e condomini che ci hanno già affidato uno stabile

Recensioni pubblicate su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo.

Che cosa costa

Quello che una ribalta scoperta costa davvero, voce per voce

Il guano da lavare è la voce che si vede, ed è la più economica. Le quattro qui sotto pesano molto di più e non compaiono in nessun preventivo di pulizia.

Cordolo in quota coperto di guano dentro un capannone, con bancali di bottiglie d’acqua stoccati direttamente sotto1

Il lotto, non la pulizia

Un bancale con guano sopra non si lava: si declassa o si butta. Nell’alimentare e nei mangimi la contaminazione fa scattare la non conformità, e dietro arrivano il reso, l’indagine interna e la telefonata al cliente. La voce di costo è la merce, più il tempo delle persone che gestiscono il caso.

Operatori con cuffia, camice e guanti al lavoro su una linea di selezione di ortaggi in uno stabilimento alimentare2

Un rilievo che si scrive da solo

Il controllo degli infestanti è un prerequisito igienico del Reg. (CE) 852/2004, e in BRCGS e IFS il pest management è una sezione dello standard. In verifica l’auditor non guarda il dissuasore: chiede la planimetria dei punti protetti, il piano, i verbali e le azioni chiuse. Una baia scoperta e non documentata è un rilievo annunciato.

Pavimentazione esterna di un capannone coperta da uno strato di guano e detriti attorno alla base di un pluviale3

Un rischio che ricade sul datore di lavoro

Guano fresco su una rampa dove passano persone e transpallet significa superficie scivolosa; guano secco movimentato a secco significa polvere respirabile. Sono rischi da valutare ai sensi del D.Lgs. 81/2008: finiscono nel DVR, in procedure e DPI — o, se ci si arriva tardi, in un infortunio.

Copertura industriale piana con decine di colombi posati fra i lucernari e le scossaline4

Il conto raddoppia se si aspetta

Finché sono di passaggio si spostano con poco. Quando trovano cibo tutti i giorni e un riparo indisturbato, nidificano: da quel momento il sito è un investimento e non lo lasciano per un disturbo. Quello che oggi è un presidio, fra sei mesi è una bonifica più un presidio.

La domanda da portare in riunione non è «quanto costa proteggere la baia», ma «quanto ci costa il mese in cui non l’abbiamo protetta»: un lotto, un rilievo, le ore di pulizia straordinaria. Il momento in cui l’intervento costa meno è prima che la ribalta diventi un sito di nidificazione — come si capisce a che punto si è, è nella guida sui tre livelli di infestazione.

Hai un audit in calendario e la ribalta scoperta?

Con la planimetria dello stabilimento e qualche fotografia della banchina si capisce che cosa serve chiudere per primo, e in quale ordine.

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La procedura

Come si mette in sicurezza una baia di carico senza fermare il flusso

Sei passaggi, nell’ordine in cui vanno fatti. Il primo si fa a stabilimento in funzione, l’ultimo è quello che quasi tutti saltano — ed è l’unico che vale in verifica.

1

Partire dal flusso, non dalla facciata

Il primo giro si fa negli orari in cui la baia lavora, non a impianto fermo. Dove sostano i mezzi, quanto restano aperti i portoni, dove cadono gli sfridi, da che parte arrivano i volatili quando comincia il movimento: sono queste informazioni a decidere il progetto, non la pianta dell’edificio.

2

Chiudere i volumi, non i singoli punti

Dentro il magazzino i volatili non si appoggiano su un cornicione: entrano in campate, sottotetti e vani tecnici. Lì un dissuasore da bordo non serve a niente e serve invece una chiusura: rete tecnica tesa su cavo perimetrale sulla campata interessata, con il perimetro fatto bene, che è la parte che decide la durata.

3

Togliere tutti gli appoggi sopra la ribalta

Frontale della banchina, guide dei portoni, respingenti, scossaline, cavidotti: sono metri lineari di piano orizzontale. Si escludono con profilo in acciaio o aghi secondo la larghezza dell’appoggio, e si escludono per intero — un tratto lasciato scoperto raccoglie tutto quello che prima era distribuito.

4

Presidiare il piazzale, dove aspettano

La sosta prima dell’ingresso avviene fuori: sul tetto, sulle passerelle, sui cassonetti. Su superfici grandi e aperte, dove non si può chiudere niente, si valuta un presidio elettronico o acustico che tenga l’area poco ospitale; non sostituisce l’esclusione, la affianca.

5

Bonificare prima, installare dopo

Fissare qualcosa sopra uno strato di guano è il modo più rapido per farlo staccare, e il guano lasciato sotto resta un richiamo per gli altri. La rimozione va fatta con le procedure di sicurezza del caso — mai a secco — e viene prima della posa, non dopo.

6

Mettere tutto a verbale

Planimetria dei punti protetti, sistema per punto, data di posa, calendario delle verifiche e registro degli interventi. È la parte che l’auditor legge davvero, ed è anche quella che, un anno dopo, permette di capire dove si è aperto un varco invece di cercarlo a occhio.

Nessuno di questi passaggi richiede di fermare la logistica: la posa si organizza per campate e per fasce orarie, e la parte esterna si fa fuori dalle finestre di carico. Quello che va concordato prima è l’accesso in quota, perché è lì che si perde tempo se non è previsto.

Come si lavora su un capannone

Le due cose che servono su una baia: chiudere i volumi e presidiare le superfici

La chiusura dei volumi

Che cosa vuol dire «chiudere una campata»

Nel video si vede come si tende una rete tecnica su un cavo perimetrale: la maglia è la parte facile, il perimetro è quella che decide se dopo due inverni ci sarà ancora un varco. È il sistema con cui si protegge il magazzino subito dietro la soglia della ribalta.

Vedi le reti anti-volatili
Le grandi superfici

Quando non c’è niente da chiudere e la superficie è enorme

Su coperture e piazzali estesi non esiste un bordo da proteggere: si lavora sull’area. Qui si vede una posa su edificio industriale, con la logica con cui si seguono le linee della copertura sopra le banchine.

Vedi FlyAway
Che cosa succede quando si chiude bene

Tre impianti su superfici aziendali: com’era prima, com’è dopo

Trascina il cursore sulle immagini. Non sono ribalte, ma il principio è lo stesso: prima si bonifica, poi si posa, e non si lascia scoperto nessun tratto.

Copertura fotovoltaica di un capannone prima e dopo la pulizia, con il filo del sistema lungo il bordo dei moduliCopertura fotovoltaica di un capannone prima e dopo la pulizia, con il filo del sistema lungo il bordo dei moduliPrimaDopo
Una copertura fotovoltaica aziendale. Nel «dopo» si vede il filo del sistema che corre lungo il bordo dei moduli. Fissare qualcosa sopra uno strato di sporco è il modo più rapido per farlo staccare: prima si pulisce, poi si installa.
Corpo illuminante in quota coperto di guano sotto una rete anti-volatile, e lo stesso corpo dopo la bonifica e la protezioneCorpo illuminante in quota coperto di guano sotto una rete anti-volatile, e lo stesso corpo dopo la bonifica e la protezionePrimaDopo
Un corpo illuminante in quota: nel «prima» è sepolto sotto il guano, nel «dopo» è pulito e la rete lo chiude per intero. Su un impianto tecnico non è una questione di decoro — è manutenzione che si può programmare o subire.
Interno di un ricovero zootecnico con colombi a terra fra gli animali e le mangiatoie, e la stessa area libera dopo l’interventoInterno di un ricovero zootecnico con colombi a terra fra gli animali e le mangiatoie, e la stessa area libera dopo l’interventoPrimaDopo
Un ricovero zootecnico: nel «prima» i colombi scendono a terra fra gli animali e le mangiatoie, nel «dopo» la lettiera è libera. Dove non si può chiudere niente, l’area si presidia — è la stessa logica di un piazzale davanti alle banchine.
La gamma

I quattro sistemi che si valutano su un capannone

Su uno stabilimento non se ne usa quasi mai uno solo: la combinazione si decide sulla geometria — che cosa si può chiudere, che cosa si può solo presidiare, dove non si può forare né appendere.

Dissuasore visivo e olfattivo BirdFire installato su un cornicione, senza aghi ne fili a vista
Visivo e olfattivo

BirdFire

Coppette di gel a base di oli naturali applicate sul piano di posa. I colombi vedono l’ultravioletto e la formula, per loro, ha l’aspetto di una fiamma. Da terra non si vede niente: né aghi né fili, la facciata resta come prima.

Vedi la pagina del sistema
Dissuasore BirdTikol installato su un piano di posa, a impatto estetico nullo
Meccanico invisibile

BirdTikol e TikolPannel

L’evoluzione del dissuasore meccanico a impatto estetico nullo: non cruento, silenzioso, sicuro per persone e animali. Rende inutilizzabile il piano di posa lasciando leggibile la linea architettonica dell’edificio.

Vedi la pagina del sistema
Unità BirdLaser AI installata in quota, con il corpo ottico orientato sull’area da presidiare
Laser automatizzato

BirdLaser AI

Sensori e telecamera individuano le aree frequentate e il sistema proietta un raggio che i volatili percepiscono come una minaccia. Silenzioso, presidia superfici ampie — coperture industriali, terreni coltivati — dove un sistema di bordo non arriva.

Vedi la pagina del sistema
Sistema FlyAway installato sul bordo di un tetto: supporti neri e filo teso lungo la linea di gronda
Elettromagnetico

FlyAway

Non danneggia i volatili: li disorienta. Nessun impatto estetico né acustico e struttura resistente agli agenti atmosferici — è il sistema che si valuta su edifici vincolati e beni culturali, dove non si può forare né appendere.

Vedi la pagina del sistema
In pratica

Quasi mai se ne usa uno solo: su un edificio reale i sistemi si combinano, e la combinazione si decide guardando l’appoggio, il volume e il livello di infestazione. I punti di partenza di ciascun sistema, IVA esclusa, sono nella guida ai costi.

Richiedi informazioni sui sistemi

Dicci che cosa hai davanti — l’affaccio, il vano, l’impianto che non tiene — e ti diciamo quale dei quattro ha senso valutare, e perché. Con due fotografie fatte da terra la risposta è molto più precisa.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo: non testimonianze riportate da noi.

Il punto di vista tecnico

Perché un impianto che nessuno guarda smette di funzionare

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Nell’impostazione seguita dall’area scientifica Ekonore, il ritorno dei volatili su una superficie già protetta non viene letto come un difetto del dissuasore, ma come un cambiamento delle condizioni: un varco che si è aperto, un accumulo che ha reso di nuovo appoggiabile un piano, un’area vicina diventata più attrattiva.

Per questo la verifica periodica viene considerata parte dell’intervento e non un servizio accessorio: senza un controllo nel tempo non si riesce a distinguere un impianto che ha smesso di lavorare da un impianto che non ha mai lavorato.

Sul piano biologico il punto è la fedeltà al sito di nidificazione: una coppia che ha portato a termine una covata tende a tornare nello stesso punto, e ogni finestra di opportunità che si apre viene occupata in fretta. È la ragione per cui il tempo che passa fra il primo segnale — il guano nuovo — e la verifica conta quanto la tecnica.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

Foto di cantiere

Dove si guarda quando si controlla un impianto

Fotografie di lavori Birdstop veri, scattate a fine cantiere. Sono i punti che un tecnico va a vedere al controllo: quelli che da terra non si notano.

Filo di un sistema di dissuasione teso nel corridoio fra due file di pannelli fotovoltaici
Il corridoio fra due file di pannelli. Da terra non si vede, e nei preventivi spesso non compare: se il sistema si ferma al bordo del tetto, i piccioni passano di qui.
Angolo del parapetto di una copertura con il sistema di dissuasione proseguito lungo il bordo
L’angolo del parapetto: è il primo punto che i piccioni scelgono, ed è il primo che viene saltato quando si conta «a metri di facciata». Qui il sistema gira l’angolo.
Due centraline FlyAway installate a muro, con i cavi di alimentazione
Le due centraline che alimentano l’impianto. Al controllo si guarda prima di tutto qui: se restano senza corrente il filo non lavora più, e da terra non se ne accorge nessuno.
Coprimuro di un terrazzo con il sistema installato lungo tutto il bordo
Il coprimuro, cioè la lamiera che chiude il muretto in cima al terrazzo: è piano e continuo, quindi va protetto per intero. Un tratto lasciato libero diventa il nuovo posto dove appoggiarsi.

Un caso completo è documentato qui; per gli edifici vincolati c’è la sezione dedicata.

I nostri clienti

Proteggiamo edifici di cui conosci il nome

Dal condominio alla grande realtà produttiva, proteggiamo ogni ambiente dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.

IrenMondadoriIveco GroupBirra PeroniConadCalzedonia Group
Cosa possiamo documentare

Certificazioni con numero di registrazione verificabile

Non “siamo certificati”: qui sotto ci sono norma, ente e numero di registrazione, così puoi verificarli.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo degli infestanti. Base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione della qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro: rilevante quando si opera in quota su coperture.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Prassi di riferimento sulla parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l., P.IVA 09730020964.

Domande frequenti

Le domande che arrivano da chi gestisce un magazzino

Come si impedisce ai piccioni di entrare da una baia di carico che resta aperta?

Non agendo sul portone, che per definizione è aperto quando serve. Si lavora a monte e a valle: si tolgono gli appoggi sul frontale della ribalta e sotto la pensilina, si chiudono con rete le campate interne dove i volatili si insediano una volta entrati, si presidia il piazzale dove si radunano in attesa e si eliminano le ragioni per cui restano — sfridi, cassonetti scoperti, acqua ferma.

Le strisce di plastica sul portone bastano?

Le lamelle nascono per la tenuta termica e per gli insetti, non per i volatili: un colombo le attraversa o aspetta il passaggio di un muletto. Possono avere un ruolo marginale in una strategia più ampia, ma da sole non chiudono niente e non reggono in verifica.

Serve fermare la logistica per installare?

No. La posa si organizza per campate e per fasce orarie, e la parte esterna si fa fuori dalle finestre di carico. Quello che va concordato prima è l’accesso in quota — piattaforma, ponteggio o linea vita — perché è lì che si perde tempo se non è previsto in fase di sopralluogo.

Che cosa chiede esattamente un auditor BRCGS o IFS sui volatili?

Il controllo degli infestanti è un prerequisito igienico del Reg. (CE) 852/2004; negli standard volontari BRCGS Food Safety e IFS Food il pest management è una sezione dedicata. In verifica non si guarda il dissuasore in sé: si guardano la mappa dei punti protetti, il piano di gestione, i verbali di monitoraggio e le azioni correttive chiuse. Un impianto senza documentazione vale poco.

I dissuasori possono essere «certificati HACCP» o «certificati BRC»?

No, ed è bene saperlo prima di leggere un’offerta. HACCP è un sistema obbligatorio di autocontrollo, non una certificazione di prodotto; BRCGS e IFS certificano lo stabilimento alimentare, non un dissuasore. La formulazione corretta è che impianto e documentazione sono predisposti per rispondere ai requisiti di pest management di quegli standard.

Il guano sulla banchina è un rischio per chi ci lavora?

Sì, su due fronti. Fresco rende scivolosa una rampa dove passano persone e transpallet; secco e movimentato a secco produce polvere respirabile. Sono rischi da valutare ai sensi del D.Lgs. 81/2008, e la rimozione non si fa con scopa e soffiatore ma con procedure e DPI adeguati.

Meglio intervenire subito o aspettare la stagione giusta?

Subito, e per una ragione pratica: finché i volatili sono di passaggio si spostano con poco, mentre una volta che nidificano sopra la baia il sito diventa un investimento che non abbandonano. Quello che oggi è un presidio, sei mesi dopo è una bonifica più un presidio.

Vale anche per magazzini non alimentari?

La parte igienico-normativa cambia, il resto no. In logistica generalista, e-commerce e ricambistica il guano su imballi e merce genera comunque resi, contestazioni e ore di pulizia, e il rischio scivolamento sulla banchina è identico. Cambia il peso delle voci, non il modo di chiudere la baia.

Il quadro di riferimento

Le norme che rendono la baia un tema di conformità, non solo di decoro

Nessuna di queste norme parla di dissuasori. Tutte, però, rendono la presenza di volatili in un’area di carico un problema che va gestito e documentato.

Reg. (CE) 852/2004il controllo degli infestanti è un prerequisito igienico: Allegato II, Cap. I p. 2 lett. c) sulla progettazione che consenta la lotta contro gli animali infestanti, e Cap. IX p. 4 sulle procedure adeguate per controllarli
BRCGS Food Safety · IFS Foodil pest management è una sezione dello standard. Attenzione alla formula: certificano lo stabilimento, mai un dissuasore
D.Lgs. 81/2008Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro: rileva per il rischio biologico legato al guano e per il lavoro in quota durante posa e verifiche
UNI EN 16636certifica l’organizzazione che eroga il servizio di pest management: è la domanda giusta da fare a un fornitore, al posto di «siete certificati HACCP?»

Ekonore opera con certificazione Kiwa secondo la UNI EN 16636 e con registrazione EMAS: i numeri e gli estremi sono nella sezione certificazioni qui sotto. Il quadro normativo italiano sui metodi ammessi è raccolto in leggi e normative sui dissuasori per piccioni.

Facci vedere la ribalta prima del prossimo audit

Planimetria dello stabilimento, due fotografie della banchina e gli orari in cui la baia lavora. Ti ricontattiamo per dirti che cosa chiudere per primo, con quale sistema e come documentarlo nel piano.

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