Su un edificio storico la domanda non è quale dissuasore funziona: è quale non si vede

Su un immobile tutelato il progetto non si valuta solo sull’efficacia. Si valuta su quanto si vede da terra, su quanti fori lascia e su quanto è facile toglierlo. Questa guida spiega quali sistemi restano invisibili sul prospetto, quali sono esclusi in partenza e come funziona l’autorizzazione della Soprintendenza.

art. 21del Codice dei beni culturali: opere «di qualunque genere» con autorizzazione del soprintendente
120 giorniil termine ordinario per il rilascio dell’autorizzazione (art. 22 c. 1)
4 sistemia impatto visivo contenuto, ciascuno adatto a un tipo di superficie diverso
Coppette di gel dissuasore appoggiate sul manto di copertura della cupola del Pantheon a Roma
La copertura della cupola del Pantheon: i dischetti chiari appoggiati sul manto sono le coppette di gel del sistema BirdFire. Non sono fissate, non forano nulla e stanno su una superficie che dalla piazza non si vede. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Risposta rapida

Su un edificio storico i sistemi che non alterano il prospetto sono quelli che si appoggiano invece di fissarsi e quelli che hanno una sezione così sottile da sparire alla distanza di osservazione: i gel ottici come BirdFire, il filo a bassa tensione FlyAway su isolatori, gli inox a bassa altezza tipo BirdTikol e, solo dove serve chiudere un vano, la rete con maglia e colore scelti sul supporto. Restano fuori spuntoni vistosi, colle stese in continuo e qualunque ancoraggio sul materiale originale. In ogni caso, se sul bene esiste una dichiarazione di interesse culturale, l’installazione è un’opera soggetta ad autorizzazione del soprintendente ai sensi dell’art. 21 comma 4 del D.Lgs. 42/2004: non esiste una soglia di minima entità che permetta di procedere da soli.

La domanda che viene prima di tutte

Il tuo edificio è vincolato, o soltanto antico?

È la distinzione che cambia il progetto, il preventivo e i tempi, e quasi nessuno la fa prima di chiedere il preventivo. Un palazzo di due secoli in centro storico può non essere un bene culturale ai sensi di legge; una palazzina degli anni Trenta dichiarata di interesse culturale lo è. Prima di parlare di dissuasori conviene sapere in quale dei tre casi si sta.

Bene culturale dichiarato

Sull’immobile esiste un provvedimento di dichiarazione di interesse culturale, oppure è un immobile pubblico o di ente ecclesiastico con più di settanta anni non ancora verificato. Qualunque opera passa dall’autorizzazione del soprintendente.

Serve l’autorizzazione

Vincolo paesaggistico

Il vincolo è sull’area, non sull’edificio: è un regime diverso, disciplinato dalla Parte III del Codice. Può comunque richiedere un titolo, e può sovrapporsi al primo caso. I due non vanno confusi.

Regime diverso: si verifica

Solo centro storico

Nessuna dichiarazione sull’immobile, ma il regolamento edilizio o il piano comunale detta regole su colori, materiali e apparati a vista in facciata. Non c’è la Soprintendenza, ci sono le norme locali.

Si verifica in Comune
Dove verificare

La dichiarazione di interesse culturale è un atto: esiste o non esiste, e va cercato negli atti di proprietà o richiesto alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio competente per territorio. La descrizione del procedimento di autorizzazione ai sensi dell’art. 21 comma 4 è pubblicata dalle stesse Soprintendenze: SABAP Como-Lecco, Ministero della Cultura.Quello che qui non troverai: un elenco di prodotti «approvati dalla Soprintendenza». Non esiste. L’autorizzazione riguarda un intervento su un bene specifico, non un articolo di catalogo.

Perché proprio qui

Un edificio storico è il posto perfetto per una colonia

Non è sfortuna e non è incuria. L’architettura storica offre esattamente ciò che un colombo cerca, e lo offre meglio di un edificio moderno: quota, riparo dal vento, superfici orizzontali strette e soprattutto cavità.

Corridoio sotto gli archi del Colosseo con indicazione delle aree di stazionamento dei piccioni1

Cornici e aggetti a ogni quota

Marcapiani, mensole, dentelli, davanzali: la facciata storica è una scala di appoggi. Su un prospetto moderno liscio il colombo ha due o tre punti; qui ne ha decine, a quote diverse, tutti riparati dall’aggetto superiore.

Vista dall alto degli archi del Colosseo con il passaggio dove si concentra il problema dei volatili2

Cavità che nessuno può chiudere

Buche pontaie, anfratti fra i conci, vani di scarico, ambulacri: sono elementi del monumento, non difetti da tappare. Per la colonia sono siti di nidificazione riparati, e in molti casi l’unico intervento ammissibile è sull’appoggio, non sulla cavità.

Colombi appollaiati su un cornicione di notte, dormitorio abituale della colonia3

Nessuno li disturba di notte

Un monumento chiude, un’area archeologica si svuota. Dalle ore serali in poi la pressione umana sparisce e il sito diventa dormitorio: è lì che una colonia si consolida, non nelle ore di apertura al pubblico.

Il punto pratico: su un edificio storico non si può eliminare la causa. Le cornici, le cavità e gli aggetti sono il bene da tutelare. Si può solo togliere l’appoggio, e farlo senza aggiungere niente che si veda.

Codice dei beni culturali

Cosa dice la legge a chi vuole installare qualcosa su un bene tutelato

Il Codice non nomina i dissuasori. Nomina le opere, e lo fa con una formula che non lascia margini interpretativi: «di qualunque genere». È questa espressione che porta dentro anche una fila di aghi su un cornicione o un filo teso sotto una gronda.

RiferimentoChe cosa stabilisceChe cosa significa in cantiere
D.Lgs. 42/2004, art. 20 c. 1I beni culturali non possono essere «distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione».Il guano che erode una superficie lapidea è un deterioramento in corso: proteggere non è un abbellimento, è conservazione.
art. 21 c. 4«L’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente».Nessuna soglia di minima entità: anche un sistema appoggiato e reversibile va autorizzato prima di essere posato.
art. 21 c. 5L’autorizzazione è resa «su progetto o, qualora sufficiente, su descrizione tecnica dell’intervento» e può contenere prescrizioni.Serve un elaborato: dove, con che sistema, con quali fissaggi, come si toglie. Le prescrizioni possono cambiare il progetto.
art. 22 c. 1Termine ordinario di 120 giorni per il rilascio, sospeso in caso di richiesta di chiarimenti o integrazioni.Il cantiere si programma sui mesi, non sulle settimane. Chi promette tempi da preventivo edilizio non ha letto la norma.
art. 169 c. 1 lett. a)È punito chi «senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali indicati nell’articolo 10».Arresto da sei mesi a un anno e ammenda da 775 a 38.734,50 euro. Il rischio è di chi fa eseguire, non solo di chi esegue.
Dove verificare

Testo coordinato del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004, pdf) · descrizione del procedimento ex art. 21 c. 4 pubblicata dalla Soprintendenza ABAP Como-Lecco · testo dell’art. 21.Quello che la norma non dice: quali prodotti siano ammessi. Il Codice disciplina il procedimento e il divieto di pregiudizio, non i cataloghi. Chiunque scriva «dissuasore omologato per beni vincolati» sta usando una categoria che non esiste.

Come si valuta un progetto

I cinque criteri con cui si misura l’impatto su un prospetto

Non sono regole scritte in un articolo di legge: sono i parametri tecnici che un progettista mette nella relazione e che la Soprintendenza valuta caso per caso. Conoscerli serve a capire perché due sistemi ugualmente efficaci ricevono risposte diverse sullo stesso edificio.

01Visibilità dal punto di osservazione

Non conta se il sistema si vede da un metro: conta se si vede da dove il monumento viene guardato. Una falda dietro un cornicione e un capitello a tre metri da terra sono due situazioni diverse.

02Reversibilità

Si deve poter togliere lasciando il supporto come lo si è trovato. Un sistema appoggiato lo è per definizione; uno tassellato lo è solo se il foro può essere richiuso senza perdita di materiale.

03Numero e tipo di fissaggi

Il criterio non è «si fora o non si fora», è quanti fori, dove e in che materiale. Un ancoraggio nel giunto di malta non equivale a uno nel concio di pietra o nel laterizio antico.

04Compatibilità dei materiali

Metalli che possono rilasciare ossidi su superfici chiare, adesivi che penetrano nel poroso della pietra, plastiche che ingialliscono: un sistema che regge meccanicamente può essere incompatibile chimicamente.

05Manutenibilità

Un impianto che non si raggiunge non si controlla, e un dissuasore non controllato smette di funzionare senza dare segnali. Nel progetto va scritto anche come ci si torna.

+E poi c’è la sicurezza

Sui monumenti si lavora quasi sempre in quota e su siti aperti al pubblico: accesso su fune, protezione dei percorsi di visita, coordinamento con chi gestisce il sito. Entra nel progetto, non è un dettaglio organizzativo.

Il modo più rapido di capire se un fornitore ha esperienza su beni tutelati: chiedigli quanti fori prevede il suo progetto e come si smonta. Se la risposta è il prezzo al metro lineare, non è il fornitore giusto per un edificio vincolato.

Sei situazioni ricorrenti

Elemento per elemento: cosa regge il vincolo e cosa no

Su un edificio storico non si sceglie un sistema per l’edificio: si sceglie per ogni superficie. Lo stesso palazzo può avere una copertura dove è ammissibile quasi tutto e un capitello dove non è ammissibile niente di visibile. Ecco le situazioni che ricorrono più spesso, con le fotografie dei cantieri.

Coppette di gel dissuasore appoggiate sul manto della cupola del Pantheon, con il panorama di Roma sullo sfondo
Cupola del Pantheon: le coppette chiare sono appoggiate sul manto, senza ancoraggi. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Coperture e superfici in quota

Sono le superfici più permissive, perché da terra non si vedono. Qui la scelta si sposta sulla compatibilità con il manto: sistemi appoggiati, senza fori, che non lascino residui sul materiale quando vengono rimossi.

Gel ottico appoggiatoFilo su isolatoriInox a bassa altezzaColle stese in continuo
Coppette di dissuasore visivo posate sulle mensole in pietra del Teatro di Marcello a Roma
Teatro di Marcello: coppette posate una per una sui piani di appoggio del paramento. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Cornici, mensole e piani di appoggio

Il posto dove il colombo si ferma davvero. La superficie utile è stretta e spesso decorata: qui il sistema deve stare dentro la profondità della cornice e non sporgere sul filo del prospetto, altrimenti si legge da terra come un corpo estraneo.

Gel ottico appoggiatoFilo teso a bassa altezzaSpuntoni sporgentiAncoraggi nel concio
Nicchia nella muratura antica del Teatro di Marcello con dissuasore posato sul fondo
Teatro di Marcello: un anfratto della muratura trattato dall’interno, invisibile dal prospetto. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Anfratti, nicchie e buche pontaie

Sono i punti di nidificazione, non di semplice sosta: vanno trattati per primi. Il vantaggio è che l’intervento resta nascosto nella profondità del vano; il vincolo è che spesso si tratta di elementi archeologici che non tollerano alcun fissaggio.

Trattamento interno al vanoChiusura reversibileSchiume e riempimentiTasselli nel laterizio antico
Galleria voltata in laterizio delle Mura Aureliane a Porta Asinaria con filo dissuasore sotto la volta
Porta Asinaria: nella galleria voltata il filo corre sotto l’intradosso, sostenuto da isolatori. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Volte, intradossi e camminamenti coperti

Superfici ampie e continue, spesso in laterizio antico. Il filo teso a bassa altezza è il sistema che copre più sviluppo con meno materia: si legge come una linea sottile e i supporti si concentrano nei giunti, non sui mattoni.

Filo su isolatoriFissaggio nei giunti di maltaReti a soffitto continue
Rete anti volatili tesa su un arco monumentale di Porta Asinaria vista dall interno, con il piazzale sullo sfondo
Porta Asinaria: la rete chiude il fornice ma la vista sul piazzale resta leggibile. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Fornici, arcate e aperture da chiudere

Quando il volatile non si posa ma entra, dissuadere non basta: serve una barriera fisica. La rete è l’unico sistema che chiude un volume, e la partita si gioca su tre dettagli: colore accordato al supporto, maglia sottile, bordo che segue il profilo della muratura invece di tagliarlo.

Rete su perimetro dell’aperturaRete stesa sul prospettoColori a contrasto
Torre semicircolare in laterizio di Porta Asinaria a Roma vista dal basso contro il cielo
Porta Asinaria: sul paramento a vista di una torre onoriana ogni corpo aggiunto si legge da terra. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Paramenti a vista e prospetti principali

La superficie più delicata: è quella che il pubblico guarda. Qui la regola pratica è che il dissuasore migliore è quello che non sta sul prospetto ma sul piano orizzontale sopra o dentro il vano: si toglie l’appoggio senza aggiungere niente alla facciata.

Intervento sui piani orizzontaliQualunque corpo a filo di facciata
Come sono state scelte queste fotografie

Sono tutte immagini di cantieri Birdstop su beni tutelati: cupola del Pantheon, Teatro di Marcello e Porta Asinaria sulle Mura Aureliane. I casi completi sono pubblicati qui: Pantheon, Teatro di Marcello, Porta Asinaria.Le indicazioni verdi e rosse riassumono criteri progettuali ricorrenti, non prescrizioni valide ovunque: su ogni bene decide la Soprintendenza competente, sul progetto specifico.

Hai un immobile vincolato e non sai da dove si comincia?

Il sopralluogo tecnico serve prima di tutto a stabilire quali sistemi sono compatibili con il vincolo e a preparare la documentazione a supporto dell’istanza. Il preventivo viene dopo.

Cosa si installa davvero

Quattro sistemi a impatto visivo contenuto, e quando si usano

«Invisibile» è una parola da brochure: nessun sistema sparisce davvero, ma alcuni hanno una sezione così sottile o una posizione tale da non essere leggibili alla distanza da cui il monumento viene guardato. Ecco i quattro che ricorrono nei progetti su beni tutelati, con quello che ciascuno chiede in cambio.

Superficie della cupola del Pantheon protetta con dissuasore a gel ottico, senza reti né spuntoni1

Gel ottico (BirdFire)

Coppette trasparenti con un gel che il piccione percepisce come una fiamma viva, mentre il nostro occhio non lo vede. Si appoggiano, non si fissano: nessun foro, nessun adesivo, si tolgono lasciando la superficie come si è trovata. Coprono piani di appoggio — cornici, mensole, coperture — non aperture. Vanno sostituite alla scadenza del gel: sono un impianto da manutenere, non da dimenticare.

Infografica del filo FlyAway su isolatori: il conduttore resta staccato dalla muratura antica2

Filo a bassa tensione su isolatori (FlyAway)

Un conduttore sottile teso su isolatori a qualche centimetro dal piano di appoggio. È il sistema che copre più sviluppo lineare con meno materia: da terra si legge come una linea, non come un corpo. Chiede fissaggi puntuali per gli isolatori, che su un bene tutelato si concentrano nei giunti di malta e non sugli elementi lapidei o sui laterizi originali.

File di dissuasore BirdTikol in acciaio inox installate su un blocco tecnico esterno3

Inox a bassa altezza (BirdTikol e TikolPannel)

Elementi in acciaio inox molto più bassi e fitti di uno spuntone tradizionale: rendono il piano scomodo senza creare la silhouette a pettine che si riconosce da lontano. Reggono il ciclo di gelo e disgelo e non rilasciano ruggine sulle superfici chiare. Vanno su piani continui: su una modanatura sagomata non si adattano.

Infografica sulla rete anti volatili tesa sull arco di Porta Asinaria: maglia sottile e bordo sul profilo della ghiera4

Rete, ma solo per chiudere un volume

L’unico sistema che impedisce fisicamente l’ingresso in un fornice, in un sottotetto o in una loggia. Su un bene tutelato si valuta su tre parametri: colore accordato al supporto, maglia il più sottile possibile compatibilmente con la specie, e bordo che segue il profilo della muratura. Una rete che taglia una ghiera in diagonale si vede da cento metri.

Il criterio che tiene insieme i quattro

Si sceglie per tipo di superficie, non per catalogo: il gel copre i piani di appoggio, il filo le linee lunghe, l’inox i piani continui, la rete le aperture da chiudere. Approfondimenti sui singoli sistemi: BirdFire · FlyAway · BirdTikol · reti anti volatili.Che cosa non trovi in questa tabella: una classifica. Nessuno dei quattro è migliore in assoluto, e sullo stesso edificio se ne usano quasi sempre due o tre su superfici diverse.

Da evitare

Sei errori che su un edificio tutelato costano il doppio

Su un capannone un errore di posa si corregge. Su una superficie storica lascia un segno che resta, e in alcuni casi è un’opera eseguita senza autorizzazione. Sono i sei che ricorrono di più nelle situazioni che troviamo già installate.

Dissuasori posati sopra uno strato di guano non rimosso da un cornicione1

Posare sopra il guano

Il guano contiene richiami che dicono agli altri volatili che quel posto è abitabile, e su una superficie porosa continua a lavorare chimicamente sotto il dissuasore. Prima si bonifica, poi si installa: invertire l’ordine significa proteggere un’area che continua a chiamare.

Dissuasori ad aghi installati male su un cornicione, con piccioni che si posano negli spazi liberi2

Aghi sporgenti sul filo del prospetto

La fila di spuntoni che sporge dalla cornice è il corpo estraneo più riconoscibile che si possa mettere su una facciata storica, e alla prima verifica è anche la prima cosa che viene contestata. Su un bene tutelato il sistema deve stare dentro la profondità della cornice.

Copertura parziale di un cornicione con dissuasori: i piccioni si spostano sul tratto rimasto libero3

Coprire metà cornicione

La colonia non se ne va: si sposta di due metri, sul tratto rimasto libero. Su un prospetto storico questo produce anche un effetto visivo peggiore del sistema completo, perché si vede l’impianto e si vedono i volatili accanto.

Dissuasori ad aghi sepolti sotto uno strato di guano stratificato su un cornicione4

Installare e non tornare più

Un impianto in quota che nessuno controlla smette di funzionare senza dare segnali: gli aghi si riempiono, il filo si allenta, il gel scade. Su un bene tutelato il piano di manutenzione va scritto nel progetto, perché anche tornare a fare manutenzione richiede accesso e programmazione.

Cornicione in pietra con guano e degrado della superficie lapidea e della lattoneria5

Aspettare che il danno si veda

Sulla pietra il guano lavora lentamente: quando l’alterazione cromatica è visibile, il materiale ha già perso superficie. La conservazione preventiva costa una frazione del restauro, e sul piano normativo il pregiudizio alla conservazione è esattamente ciò che l’art. 20 chiede di evitare.

Davanzale in pietra con guano stratificato e materiale di nidificazione accumulato6

Trattare l’appoggio e ignorare il nido

Un piano di sosta si dissuade; un vano di nidificazione va prima svuotato e bonificato. Se il nido resta, restano anche gli ectoparassiti che lo abitano, e quando l’ospite se ne va ne cercano un altro negli ambienti sottostanti.

Come funziona la pratica

Dall’idea al cantiere: l’iter passo per passo

Non è una procedura che si improvvisa nell’ultima settimana. Conoscerne la sequenza serve soprattutto a capire dove si perde tempo: quasi sempre fra il secondo e il terzo passo, quando il progetto arriva incompleto e la Soprintendenza chiede integrazioni.

Passo 1Verifica del regime di tutela

Si accerta se sull’immobile esiste una dichiarazione di interesse culturale, oppure se ricade fra i beni pubblici o di enti ecclesiastici con più di settanta anni non ancora verificati. Da questa risposta dipende tutto il resto.

Passo 2Rilievo dei punti critici

Non si contano i volatili: si individua su quali superfici si fermano davvero, se stazionano o nidificano, e su che materiale insiste ogni punto. È la fase che decide che cosa è installabile e che cosa no.

Passo 3Progetto o descrizione tecnica

L’art. 21 comma 5 prevede che l’autorizzazione sia resa «su progetto o, qualora sufficiente, su descrizione tecnica dell’intervento». Servono elaborati grafici, la scelta motivata del sistema, il dettaglio dei fissaggi e le modalità di rimozione.

Passo 4Istanza alla Soprintendenza

La presenta il soggetto legittimato — la proprietà o l’ente che ha in gestione il bene — non il fornitore dei dissuasori. Il fornitore prepara la documentazione tecnica a supporto.

Passo 5Istruttoria: fino a 120 giorni

È il termine ordinario dell’art. 22 comma 1, che si sospende se vengono richiesti chiarimenti o integrazioni. L’autorizzazione può contenere prescrizioni che modificano il progetto.

Passo 6Bonifica, poi posa

In cantiere l’ordine non cambia mai: prima rimozione dei nidi e sanificazione delle superfici contaminate, poi installazione. Il tutto nel rispetto delle prescrizioni ricevute e delle regole di sicurezza per il lavoro in quota.

Passo 7Documentazione e manutenzione

Fotografie dell’eseguito, schede dei materiali posati e piano dei controlli. Il soprintendente può adottare o modificare prescrizioni entro cinque anni dall’inizio dei lavori: la documentazione serve anche a questo.

Dove verificare

Termini e contenuti del procedimento: art. 21 commi 4 e 5 e art. 22 comma 1 del D.Lgs. 42/2004, come riassunti nella pagina di procedimento della Soprintendenza ABAP Como-Lecco.Attenzione a due promesse che si leggono spesso e che qui non troverai: «otteniamo noi l’autorizzazione» e «pratica evasa in poche settimane». L’istanza la presenta la proprietà e il termine di legge è di 120 giorni, sospendibile.

Il metodo

Come si interviene su un monumento aperto al pubblico

Cambia il vincolo, non il criterio. Su una cupola come su un capannone si parte dal capire dove stanno davvero i volatili e che cosa quella superficie sopporta; quello che cambia, su un bene tutelato, è che la seconda fase passa da un’autorizzazione.

Fase 1

Lettura del monumento, non conta dei volatili

Si individuano i punti di appoggio reali, si distingue lo stazionamento dalla nidificazione e si verifica su quale materiale insiste ogni punto. È qui che si capisce che cosa è installabile e che cosa è escluso in partenza.

Fase 2

Progetto compatibile con il vincolo

Si scelgono i sistemi che non forano, non incollano e non alterano la lettura architettonica, si documentano fissaggi e modalità di rimozione e si prepara il materiale tecnico a supporto dell’istanza che presenta la proprietà.

Fase 3

Bonifica, poi posa. Mai il contrario

Rimozione del materiale di nidificazione e sanificazione delle superfici contaminate, con dispositivi di protezione adeguati e gestione corretta del rifiuto. Solo dopo si installa: un impianto posato sul guano protegge un’area che continua a richiamare volatili.

Fase 4

Verifica, documentazione, manutenzione

Fotografie dell’eseguito, schede dei materiali e piano dei controlli periodici. Su un bene tutelato la documentazione serve anche perché il soprintendente può intervenire con prescrizioni entro cinque anni dall’inizio dei lavori.

Lavori eseguiti

Sei cantieri su beni tutelati, e cosa si vede da terra

Fotografie di cantieri Birdstop su monumenti romani. Servono a rispondere alla domanda che tutti fanno prima di firmare: una volta installato, quanto si vede?

Tecnico in imbracatura al lavoro sulla cupola del Pantheon, con i tetti di Roma sullo sfondo
Cupola del Pantheon. Si lavora in quota con accesso su fune, su un sito aperto al pubblico: il cantiere entra nel progetto quanto il sistema scelto.
Interno del Pantheon visto verso l oculo, con indicazione delle aree di stazionamento dei piccioni
Il Pantheon dall’interno, con l’area segnalata dove i colombi si fermavano: sopra il percorso di migliaia di visitatori al giorno.
Arcata e nicchia nella muratura del Teatro di Marcello a Roma, punto di nidificazione dei piccioni
Teatro di Marcello: capitelli, arcate e anfratti degli ambulacri sono la combinazione perfetta per l’appoggio e la nidificazione.
Volta in laterizio di una torre di Porta Asinaria con supporti del filo dissuasore fissati alla muratura
Porta Asinaria, volta di una torre: i piccoli supporti tengono il filo staccato dalla muratura. A occhio nudo, da terra, la linea non si legge.
Corridoio interno di Porta Asinaria con rete anti volatili sull apertura in fondo
Il cortile di guardia di Porta Asinaria: qui non bastava dissuadere, serviva chiudere un volume. La rete è sull’apertura, non sul paramento.
Camminamento interno voltato di Porta Asinaria con la sequenza di arcate delle Mura Aureliane
Il camminamento interno delle Mura Aureliane: sviluppo lungo e continuo, il caso tipico in cui il filo copre più metri con meno materia.
I casi studio completi

Pantheon di Roma · Teatro di Marcello · Porta Asinaria e Mura Aureliane · Colosseo.Nelle schede trovi che cosa è stato fatto e con quale sistema. Dove non c’è un monitoraggio strumentale lo scriviamo: le osservazioni dei tecnici sono presentate per quello che sono.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Guarda come funziona

Due cose che è più facile vedere che leggere

Un edificio storico vero

Che aspetto ha un intervento su un palazzo storico, a lavori finiti

Il filmato segue un cantiere su un edificio storico: dove si fermavano i volatili, che cosa è stato installato e quanto resta leggibile sul prospetto. È la risposta visiva alla domanda che tutti fanno prima di firmare.

Vedi le soluzioni per beni culturali
Il sistema che non si fissa

Come funziona un dissuasore che si appoggia e basta

BirdFire è il sistema usato sulla cupola del Pantheon: coppette di gel appoggiate sul piano da proteggere, nessun ancoraggio sul materiale originale. Qui si vede come agisce sulla percezione del volatile invece che sulla geometria dell’appoggio.

Scopri BirdFire
Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Su un monumento il guano non è solo un problema di decoro e di pietra: è un substrato popolato. Insieme al colombo ci vivono zecche molli, acari e altri artropodi, con cicli propri.

Finché l’ospite è presente restano nel nido. Quando l’ospite viene a mancare, alcune di queste specie si spostano attivamente cercandone un altro: è una dinamica descritta in letteratura, e su un sito aperto al pubblico riguarda anche chi ci lavora e chi lo visita. Per questo l’ordine delle lavorazioni non è una preferenza organizzativa.

PrimaRimozione del materiale di nidificazione e trattamento delle superfici contaminate.
PoiBarriere e dissuasione sui punti di appoggio, secondo le prescrizioni ricevute.
SempreDPI adeguati: le polveri di guano secco sono un rischio per chi opera in quota.

Sul prodotto usato per bonificare. Su una superficie storica la scelta del detergente e della tecnica è parte del progetto quanto il dissuasore: un prodotto aggressivo o una pressione sbagliata possono fare in un pomeriggio il danno che il guano fa in dieci anni. La bonifica su un bene tutelato si concorda, non si improvvisa.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.

I nostri clienti

Enti, siti monumentali e grandi imprese

Lo stesso metodo che usiamo sulla cupola del Pantheon vale su uno stabilimento produttivo: cambia il vincolo, non il criterio.

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Requisiti di gara

Le certificazioni che un ente chiede in capitolato

Su un cantiere che si svolge su un bene tutelato le certificazioni non sono un fregio da brochure: sono spesso requisiti di ammissione. Questi sono i riferimenti da allegare, verificabili uno per uno.

UNI EN 16636Servizi di controllo e gestione delle infestazioni. Base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione della qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASGestione ambientale verificata, registrazione europea.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. La registrazione EMAS è europea. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l.

Domande frequenti

Le domande che arrivano da enti, proprietà e progettisti

Serve l’autorizzazione della Soprintendenza per installare dei dissuasori?

Sì, se sull’immobile insiste una dichiarazione di interesse culturale. L’art. 21 comma 4 del D.Lgs. 42/2004 stabilisce che «l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente»: la formula «di qualunque genere» non lascia una soglia di minima entità. Vale anche per un sistema appoggiato e reversibile, che va comunque descritto e autorizzato prima della posa.

Esistono dissuasori già approvati per gli edifici vincolati?

No, e chi lo scrive sta usando una categoria che non esiste. L’autorizzazione riguarda l’intervento su quel bene, non un articolo di catalogo: lo stesso sistema può essere ammesso su una copertura e non ammesso su un capitello dello stesso edificio. Quello che si può dire è che alcuni sistemi rispondono meglio ai criteri che vengono valutati: reversibilità, numero di fissaggi, visibilità dal punto di osservazione.

Quanto tempo richiede la pratica?

Il termine ordinario è di 120 giorni dall’istanza (art. 22 comma 1), e si sospende se la Soprintendenza chiede chiarimenti o integrazioni. Il tempo che si perde davvero, però, è quasi sempre prima: un progetto incompleto sul dettaglio dei fissaggi e sulle modalità di rimozione fa ripartire l’istruttoria. Chi promette tempi da preventivo edilizio non ha letto la norma.

Chi presenta la domanda, io o la ditta?

La presenta il soggetto legittimato: la proprietà o l’ente che ha in gestione il bene. Il fornitore dei dissuasori prepara la documentazione tecnica a supporto — rilievo dei punti critici, scelta motivata del sistema, dettaglio dei fissaggi, modalità di rimozione — ma non può sostituirsi al richiedente. Il progetto va firmato da un tecnico abilitato.

Che cosa succede se installo senza autorizzazione?

L’art. 169 comma 1 lettera a) del Codice punisce chi «senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali indicati nell’articolo 10», con arresto da sei mesi a un anno e ammenda da 775 a 38.734,50 euro. Può inoltre essere ordinata la rimessione in pristino a spese del responsabile. Il rischio riguarda chi fa eseguire, non solo chi esegue materialmente.

Le reti sono sempre escluse su un edificio storico?

No, sono escluse dove non servono. La rete è l’unico sistema che chiude fisicamente un volume: su un fornice, un sottotetto o una loggia dove i volatili entrano resta la risposta corretta, e la partita si gioca sui dettagli — colore accordato al supporto, maglia sottile, bordo che segue il profilo della muratura. Diventa un problema quando viene stesa su un prospetto per dissuadere un semplice appoggio: lì esistono soluzioni molto meno leggibili.

Perché sul Pantheon non sono stati usati aghi o reti?

Perché entrambi avrebbero richiesto un fissaggio sulla superficie lapidea e sarebbero stati leggibili su un monumento fra i più fotografati al mondo. La scelta è caduta su un gel ottico posato in coppette sui piani di appoggio: si appoggia, non si fissa, e si toglie senza lasciare traccia. Il caso completo è pubblicato nella scheda dedicata.

Prima si bonifica o prima si installa?

Prima si bonifica, sempre. Il guano contiene richiami che segnalano ad altri volatili che quel posto è abitabile, e su un materiale poroso continua a lavorare chimicamente anche sotto il dissuasore. C’è poi un motivo sanitario: nel materiale di nidificazione vivono ectoparassiti che, venuto a mancare l’ospite, ne cercano un altro. Su un sito aperto al pubblico non è un dettaglio.

Raccontaci l’edificio: ti richiamiamo noi

Che tipo di immobile è, se è sottoposto a vincolo, dove si posano i volatili e che cosa è già stato provato. Con questi dati sappiamo già cosa dirti al telefono.

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