Sono due danni diversi, e nessuno li tiene separati

Il guano corrode: agisce piano, sui metalli e sulle superfici, e si vede dopo anni. Il nido è un’altra cosa: è materiale secco appoggiato accanto a qualcosa che scalda, e agisce in un pomeriggio. Confonderli porta a pulire quando serviva chiudere, o a chiudere quando serviva prima bonificare.

3–4,5il pH del guano: sui metalli si comporta come un acido diluito
art. 80i rischi elettrici da valutare comprendono le «condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili»
2022l’anno da cui il DM 10 marzo 1998 non è più il riferimento antincendio: lo è il DM 3 settembre 2021
Colombi posati sopra una cabina elettrica e sugli armadi da esterno di un capannone, con colate di escrementi sulle pareti metalliche
Cabina e armadi da esterno addossati al capannone: un punto rialzato, tiepido e mai disturbato. Per chi gestisce l’impianto è il posto in cui si sale due volte l’anno; per i colombi è il migliore del sito.

Risposta rapida

I volatili fanno due danni distinti a macchinari e quadri elettrici. Il guano è acido (pH 3–4,5): corrode carpenteria, viteria e parti in rame, e soprattutto ostruisce griglie e alettature, facendo salire le temperature di esercizio. Il materiale di nidificazione è invece secco e combustibile, e quando finisce dentro o accanto a un’apparecchiatura in tensione diventa un problema di innesco e di blocco meccanico. Il primo si affronta con bonifica e manutenzione, il secondo togliendo l’accesso: sono interventi diversi e vanno decisi separatamente.

La distinzione che nessuno fa

2 danni diversi, due interventi diversi

Quasi tutte le pagine sul tema mettono guano e nidi nello stesso paragrafo. Sono due cose che agiscono in modo opposto, e se le confondi spendi sulla cosa sbagliata.

Danno lento

Il guano corrode

È acido: la letteratura tecnica sulla conservazione degli edifici indica un pH di 3–4,5, e documenta che attacca i leganti di pietre e calcestruzzo e corrode metalli come rame e bronzo, patina protettiva compresa.

  • Non fa saltare niente stanotte: erode nell’arco di stagioni.
  • Colpisce carpenteria, viteria, cerniere, alettature e parti in rame scoperte.
  • Il danno peggiore non è chimico ma termico: quando ostruisce griglie e filtri, l’apparecchiatura scalda di più.
  • Si affronta con bonifica e con una manutenzione che passi anche dove nessuno guarda.
Danno improvviso

Il nido è materiale combustibile

Rametti, paglia, fili di plastica, piume: materiale secco, portato dagli animali dentro volumi tecnici e vani di ventilazione. L’APLIC, l’organismo che riunisce le utility elettriche statunitensi, scrive che i nidi sulle strutture elettriche possono comportare rischi di incendio, sicurezza, interruzione del servizio.

  • Non erode: ostruisce e si trova nel posto sbagliato.
  • Arriva in poche settimane, nella stagione riproduttiva, e prima non c’era.
  • Si affronta togliendo l’accesso al volume, non pulendo più spesso.
  • È l’unico dei due che riguarda la valutazione del rischio incendio.
Perché scelgono gli impianti

4 motivi per cui i volatili si mettono proprio sui quadri e sui macchinari

Non è casualità. Un impianto in servizio offre tre cose che il resto del sito non ha, più una quarta che dipende solo da come è organizzata la manutenzione.

Griglia di aerazione e cerniere di un armadio elettrico da esterno incrostate di escrementi secchi, con aloni di ruggine sulla lamiera1

Scaldano, e d’inverno si sente

Un quadro in servizio dissipa calore. Il coperchio di un armadio, il cofano di un motore, la carcassa di un compressore restano tiepidi anche di notte: per un colombo è un posatoio migliore di qualunque cornicione, e in inverno la differenza è decisiva.

Nido di rametti e materiale secco costruito dentro il vano tecnico di un macchinario industriale2

Offrono un volume riparato

Carter, vani motore, canaline aperte, spazi dietro i pannelli: sono cavità asciutte, riparate dal vento e chiuse su tre lati. È esattamente la geometria che un colombo cerca per nidificare, e la trova senza doverla costruire.

Passerella portacavi sotto la copertura di un capannone, con guano accumulato sui cavi e sulla struttura3

Sono punti rialzati con vista libera

Travi, passerelle portacavi, tubazioni e supporti d’impianto corrono in alto, sopra le teste. Danno il vantaggio che gli animali cercano sempre: vedere chi si avvicina, e avere lo spazio per andarsene.

Locale tecnico in muratura con porta metallica chiusa e cartello di pericolo elettrico, con una fila di colombi posati sul bordo del tetto piano4

Nessuno passa di lì per mesi

Un locale tecnico o una cabina si aprono per la manutenzione programmata, cioè poche volte l’anno. Fra un accesso e l’altro non c’è disturbo, e una colonia ha tutto il tempo di insediarsi senza che nessuno se ne accorga.

Che cosa si rompe, in ordine di frequenza

6 danni che arrivano in manutenzione con un’altra causa scritta sopra

Nessuno di questi guasti viene registrato come «volatili». Arrivano come sovratemperatura, come sensore da sostituire, come fermo linea inspiegabile.

Griglia di ventilazione di un armadio tecnico ostruita da piume e detriti1

La ventilazione si chiude, e la temperatura sale

È il danno più frequente e il meno riconosciuto. Filtri e griglie di un armadio sono dimensionati per una portata d’aria: quando si intasano, dentro si scalda. Non si rompe niente subito, ma i componenti lavorano sopra la temperatura per cui erano stati scelti, e la vita utile si accorcia.

Morsettiera di un quadro elettrico con contatti e viti ossidati e sporchi2

I contatti si ossidano e la resistenza cresce

Il guano è acido e attacca rame e leghe di rame. Su un contatto, un serraggio o una barra scoperta questo significa ossidazione, resistenza più alta e quindi un punto che scalda più del resto. È esattamente ciò che una termografia trova, e che senza termografia non si vede.

Nido di rametti e materiale secco costruito dentro il vano tecnico di un macchinario3

Il materiale di nidificazione finisce dove non deve stare

Rametti e paglia dentro un vano tecnico sono due problemi in uno: bloccano il movimento di ciò che deve muoversi, e sono materiale combustibile accanto a qualcosa che scalda. Non è il guano a fare questo danno, è il nido — e va tolto l’accesso, non pulito più spesso.

Passerella portacavi con guano accumulato sui cavi e sulla struttura metallica4

Le passerelle portacavi diventano un’area da bonificare

Corrono in alto, sono l’appoggio perfetto e nessuno le pulisce. Il guano accumulato sui cavi e sulle carpenterie va rimosso prima di qualunque intervento in quota, e la bonifica di una passerella lunga costa e richiede la messa in sicurezza dell’area sottostante.

Fotocellula e sensore su una linea di produzione con la lente imbrattata5

Sensori e fotocellule leggono male

Una lente sporca fa mancare una lettura, e una lettura mancata su una linea è un fermo. Sono i guasti più irritanti perché sembrano casuali: si pulisce, riparte, e nessuno risale alla causa finché qualcuno non guarda dove stanno i volatili.

Tecnico della manutenzione davanti a un quadro elettrico aperto in un capannone6

Chi deve intervenire trova un ambiente da bonificare prima

Aprire un armadio incrostato, salire su una passerella imbrattata o lavorare in un locale tecnico con guano secco significa DPI, procedura e tempi diversi. La manutenzione non salta, ma costa di più e spesso slitta — ed è il modo più comune in cui un problema di volatili diventa un problema di disponibilità dell’impianto.

Dove tocca la conformità

Che cosa dicono davvero le norme, e quale non vale più

Nessuna norma italiana nomina i volatili accanto ai quadri elettrici. Ma tre riferimenti li comprendono in pieno, e uno — quello che quasi tutti citano ancora — è abrogato da tre anni.

RiferimentoDove sta scrittoCosa comporta in concreto
D.Lgs. 81/2008Rischi elettriciArt. 80, c. 1, lett. c) e g)Fra i rischi da cui vanno salvaguardati i lavoratori ci sono l’«innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni» e le «altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili». Una colonia insediata sopra una cabina non è un imprevisto: è una condizione prevedibile, e come tale entra nella valutazione.
D.Lgs. 81/2008Valutazione del rischio elettricoArt. 80, c. 2 e c. 3La valutazione tiene conto de «i rischi presenti nell’ambiente di lavoro» e di «tutte le condizioni di esercizio prevedibili»; il datore di lavoro deve poi predisporre «le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto». È la riga che trasforma la pulizia periodica di un quadro in un obbligo documentabile.
D.Lgs. 81/2008Verifiche e controlliArt. 86, c. 1 e c. 3Gli impianti elettrici vanno «periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica» per verificarne «lo stato di conservazione e di efficienza», e «l’esito dei controlli deve essere verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza». Fermo restando quanto previsto dal DPR 462/2001.
DM 3 settembre 2021Antincendio nei luoghi di lavoroAllegato I, § 4.3, lett. a)Fra le misure di gestione della sicurezza antincendio ci sono il «corretto deposito ed impiego dei materiali combustibili» e la «riduzione delle sorgenti di innesco». Un nido di materiale secco dentro un vano tecnico è materiale combustibile in un punto non previsto: è qui che il tema entra nel piano antincendio, non con il guano.
DM 3 settembre 2021Abrogazione del vecchio riferimentoArt. 4, c. 2«Dalla data di entrata in vigore del presente decreto è abrogato il decreto del Ministro dell’interno del 10 marzo 1998», con effetto dal 29 ottobre 2022. Se un fornitore vi cita ancora il DM 10 marzo 1998, sta lavorando su una norma che non c’è più.

Le norme non parlano di uccelli, e non devono farlo: parlano di condizioni prevedibili, di materiali combustibili fuori posto e di manutenzione documentata. Sono le tre caselle in cui una colonia insediata finisce per rientrare.

Se il guano è arrivato sui quadri, il giro va fatto prima della prossima manutenzione

Un tecnico guarda dove si posano, dove nidificano e che cosa hanno già raggiunto. Telefono diretto: 0584 433 198.

0584 433 198Richiedi un sopralluogo
Da chiedere alla manutenzione

6 controlli che non costano niente e si fanno al prossimo giro

Nessuno di questi richiede un fermo o uno strumento. Richiedono che qualcuno guardi nei punti in cui di solito non si guarda, e lo scriva.

  • Come stanno i filtri e le griglie degli armadi. Se il filtro dell’ultimo cambio era già intasato di piume e polvere, il problema non è la frequenza del cambio.
  • Che cosa c’è sopra i quadri e sopra le macchine. La superficie superiore di un armadio non la guarda mai nessuno, ed è la prima a essere usata come posatoio.
  • Se qualche vano tecnico ha materiale che non ci deve stare. Rametti, paglia, fili: se ce n’è anche solo un po’, qualcuno lo sta portando dentro.
  • Se c’è ossidazione sui serraggi. Verdi o biancastre sulle parti in rame significano ambiente aggressivo, e vale la pena capire da dove arriva.
  • Che cosa dice l’ultima termografia. Se ci sono punti caldi che non si spiegano con il carico, guardate se sono anche i punti più sporchi.
  • Quali sensori vengono puliti più spesso degli altri. Un manutentore lo sa a memoria. Quella lista, sovrapposta alla mappa dei posatoi, coincide quasi sempre.

Se tre di questi controlli danno esito positivo, il tema è già dentro l’impianto e non più solo sull’edificio. Il sopralluogo tecnico serve a mettere in fila che cosa va bonificato, che cosa va chiuso e in quale ordine — ed è anche l’occasione per capire quali fonti di cibo, dentro o fuori il recinto, tengono la colonia dov’è.

Da non fare

4 scorciatoie che costano due volte

Sono quelle che troviamo quando ci chiamano dopo un primo intervento fatto da altri, o dalla manutenzione interna.

Barra di dissuasori installata sopra uno strato di guano non rimosso1

Installare sopra il guano, senza bonificare prima

Il dissuasore posato su una crosta di escrementi si stacca appena il fondo cede, e nel frattempo il guano resta lì a corrodere. La bonifica non è una voce che si toglie dal preventivo per farlo scendere: è il primo passo, e senza quello il resto dura pochi mesi.

Nido costruito sopra una fila di dissuasori ad aghi mai puliti2

Mettere un sistema e non tornare più

Un dissuasore meccanico riempito di detriti diventa un supporto: nella foto il nido è costruito sopra gli aghi. Su un impianto tecnico se ne accorge solo chi apre l’armadio, cioè nessuno fino al guasto successivo.

Cornicione attrezzato solo a metà, con due volatili posati sulla parte scoperta3

Presidiare il quadro e lasciare libero tutto il resto

Chiudere l’appoggio su un armadio e lasciare la trave sopra, la passerella accanto e il tetto della cabina significa spostare gli animali di due metri. La fotografia lo mostra su un cornicione, ma su un impianto la dinamica è identica.

Griglia di ventilazione di un armadio tecnico ostruita da piume e detriti4

Trattare il sintomo termico e non la causa

Aggiungere un ventilatore o alzare la soglia di allarme su un armadio che scalda è una soluzione che regge una stagione. Se la ventilazione si intasa perché qualcuno vive lì sopra, la temperatura tornerà a salire — con un componente in più da manutenere.

Come si presenta sul campo

Due minuti su che cosa si installa in un capannone

Capannoni e magazzini

Dove si mettono i sistemi quando il problema è dentro il fabbricato

Travate, sottotetti, passerelle e vani tecnici: nel video si vede come si presidia una struttura interna, che è il contesto in cui stanno anche i quadri e le macchine.

Vedi come funziona FlyAway
Prima del sistema

Perché la bonifica viene prima, e non è una voce da togliere

Si vede che cosa comporta davvero rimuovere il guano stratificato: DPI, procedura, smaltimento. È il passaggio che rende possibile tutto il resto, ed è il primo che salta quando si guarda solo il totale del preventivo.

Come lavoriamo sulla bonifica
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Il metodo

4 fasi, e la prima si fa con la manutenzione a fianco

Sugli impianti tecnici non basta il nostro sopralluogo: serve chi conosce le macchine. La differenza fra un intervento che regge e uno che dura una stagione si decide qui.

Fase 1

Sopralluogo insieme a chi fa manutenzione

Si guarda dove si posano, dove nidificano e quali apparecchiature hanno già raggiunto. Il manutentore sa quali sensori si sporcano e quali armadi scaldano: quella lista, sovrapposta alla mappa dei posatoi, dice da sola dove intervenire per primo.

Fase 2

Bonifica prima di qualunque installazione

Rimozione e trattamento delle superfici, con DPI e smaltimento, dentro e attorno agli impianti. Va fatta prima: un sistema posato su una crosta di guano si stacca, e il materiale rimasto continua a corrodere sotto.

Fase 3

Chiudere i volumi, togliere gli appoggi

Sono due lavori diversi. I vani tecnici e le cavità si chiudono, perché il problema è l’accesso; le superfici superiori di quadri, macchine e passerelle si rendono inutilizzabili come posatoio. Confonderli è l’errore più comune.

Fase 4

Lasciare un’evidenza che vale in verifica

Fotografie prima e dopo, elenco dei punti trattati e piano dei controlli. L’art. 86 chiede che l’esito dei controlli sugli impianti sia verbalizzato: se il tema volatili è documentato allo stesso modo, in verifica è una risposta pronta invece di una domanda aperta.

Quale sistema, su quale parte dell’impianto

6 sistemi, e il criterio per non sbagliare quello

La domanda non è quale sia il migliore, ma che cosa devi togliere: se il problema è un volume in cui entrano, si chiude; se è un piano su cui si posano, si rende inutilizzabile. Sono due famiglie diverse di sistemi.

Rete anti-volatili tesa a protezione di unità tecniche e tubazioni in copertura1

Reti anti-volatili

Dove ha senso: vani tecnici, cavedi, sottotetti e volumi aperti attorno agli impianti: dove il problema è l’accesso, non l’appoggio.

È l’unico sistema che risolve davvero il nido, perché toglie lo spazio. Va progettata sui varchi reali: un lato lasciato aperto vanifica il resto.

Vedi la pagina del sistema
Micropunte in acciaio inox installate sul bordo superiore di un’unità esterna2

BirdTikol

Dove ha senso: le sommità di armadi, quadri, unità esterne e blocchi tecnici: i piani orizzontali che vengono scelti per primi.

Deterrente meccanico in acciaio inox, praticamente invisibile a distanza e senza parti elettriche da alimentare. Va posato con continuità: mezzo metro scoperto sposta l’appoggio.

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Filo del sistema FlyAway teso lungo il corridoio fra due file di pannelli fotovoltaici, su una copertura piana3

FlyAway — dissuasione elettromagnetica

Dove ha senso: cornicioni, coronamenti e strutture dove non si vuole aggiungere niente di visibile o di tagliente sopra un impianto.

Lavora senza contatto e senza parti affilate, il che conta dove passa personale di manutenzione. Si dimensiona sui metri lineari, non sui metri quadri.

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Barra di dissuasori ad aghi in acciaio installata su una trave metallica4

Dissuasori ad aghi

Dove ha senso: travi, mensole, staffe e appoggi stretti e ben definiti sopra le macchine.

Economici e affidabili finché restano puliti: riempiti di guano e detriti diventano un appoggio. In ambiente industriale vanno messi in lista di manutenzione, non solo installati.

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Diffusore acustico BirdAcustic montato su supporto5

BirdAcustic®

Dove ha senso: piazzali, aree di manovra e grandi volumi aperti dove non c’è una superficie da chiudere.

Agisce sul comportamento con richiami di specie. Va programmato e variato: la letteratura sui deterrenti sonori è chiara sul fatto che uno stimolo sempre uguale porta ad assuefazione.

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Due tecnici installano un dissuasore laser su un palo, sulla copertura piana di un capannone6

BirdLaser AI

Dove ha senso: coperture e piazzali molto estesi sopra o attorno agli impianti, dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.

Copre superficie, non punti. Rende al meglio nelle ore di scarsa luce e si programma a fasce orarie: va impostato, non solo installato.

Vedi la pagina del sistema

Su un sito industriale servono quasi sempre due o tre sistemi insieme, perché convivono i due problemi: i vani da chiudere e le superfici da liberare. Un fornitore che ve ne propone uno solo per tutto, molto probabilmente ne vende uno solo.

Perché non arriva mai in direzione

Il problema c’è, ma nel gestionale ha un altro nome

È il motivo per cui in molti stabilimenti il tema resta invisibile per anni, pur essendo sotto gli occhi di chi ci lavora ogni giorno.

Un guasto entra a sistema con la causa che gli assegna chi lo chiude, e chi lo chiude scrive quello che ha sostituito. Un sensore imbrattato diventa «sensore sostituito». Un armadio che scalda diventa «filtro sostituito», e la volta dopo «ventola aggiunta». Nessuna di queste righe contiene la parola volatili, quindi nessun report la aggreghera’ mai insieme alle altre.

Il risultato è che il costo esiste ed è distribuito: sta nella manutenzione ordinaria, nei ricambi, nelle ore di fermo brevi che nessuno consuntiva, nelle pulizie straordinarie. Preso singolarmente ogni pezzo è troppo piccolo per essere discusso; sommato, spesso è il doppio dell’intervento che lo eliminerebbe.

01Chi lo vede per primoIl manutentore. Sa già quali armadi si sporcano e quali sensori si puliscono più spesso, ma non ha un posto dove scriverlo.
02Chi lo paga senza saperloIl budget di manutenzione ordinaria, che assorbe ricambi e ore senza mai dichiarare la causa comune.
03Chi lo scopre per ultimoLa direzione, di solito quando arriva un fermo lungo o un rilievo in verifica. A quel punto il costo è già stato pagato più volte.

Un modo semplice per uscirne: per un trimestre, chiedete che sui rapportini di manutenzione compaia una casella «presenza di guano o materiale di nidificazione: sì / no». Non costa nulla e, alla fine del trimestre, avete il dato che oggi non esiste. Nell’articolo sul costo reale dei volatili per un’azienda abbiamo messo in fila tutte le voci con lo stesso metodo.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Sul perché i colombi scelgano proprio gli impianti, l’area scientifica Ekonore ragiona in termini di bilancio energetico. Per un uccello che passa l’inverno in un’area industriale, una superficie che resta tiepida anche di notte riduce l’energia spesa per mantenere la temperatura corporea: è un vantaggio concreto, e spiega perché certi posatoi vengano occupati con costanza mentre altri, apparentemente identici, restano liberi.

Da qui deriva un’indicazione pratica sull’ordine degli interventi. Rendere inutilizzabile un posatoio caldo senza offrire alternative sposta gli animali su un altro punto caldo dello stesso sito, non fuori dal sito. Nei complessi industriali conviene quindi trattare insieme tutti i punti che condividono quella caratteristica — coperture di cabine, sommità di armadi, unità esterne — invece di procedere per segnalazioni una alla volta.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Chi ci ha già affidato i propri edifici

Dai clienti privati alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, facciate e impianti dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.

ASET
Marcegaglia
Amazon
Cereal Docks Group
Edison EDF Group
Coca-Cola
Megamark
Calzedonia Group
Tecnomat
Birra Peroni
Conad
Iren
A2A Ambiente
Mondadori
Falconeri
Despar
Pantheon Roma
Iveco Group
Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero che puoi verificare

Chi lavora accanto ai vostri impianti entra in un vostro luogo di lavoro, spesso con un permesso di lavoro. Ogni riga qui sotto ha un numero di registrazione controllabile presso l’ente: è il minimo da chiedere a qualunque fornitore, noi compresi.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci arrivano

Guano, impianti e quadri elettrici: domande e risposte

Il guano può mandare in corto un quadro elettrico?

Su un quadro chiuso e integro, no: il problema resta all’esterno. Il guano corrode la carpenteria, le cerniere e le parti in rame scoperte, e soprattutto ostruisce griglie e filtri facendo salire la temperatura interna. Il rischio diventa concreto quando l’involucro non è più integro, quando gli animali arrivano dentro un vano tecnico aperto, o quando qualcuno deve aprire l’armadio in quelle condizioni. Sono situazioni diverse e vanno affrontate in modo diverso.

Allora il rischio incendio è una cosa inventata?

No, ma non riguarda il guano: riguarda il nido. L’APLIC, l’organismo che riunisce le utility elettriche statunitensi e il servizio federale per la fauna, scrive che i nidi sulle strutture elettriche possono comportare rischi di incendio, sicurezza e interruzione del servizio. Un nido è materiale vegetale secco accumulato accanto a qualcosa che scalda: è questo che entra nel piano antincendio, e il DM 3 settembre 2021 parla appunto di «corretto deposito ed impiego dei materiali combustibili» e di «riduzione delle sorgenti di innesco».

Basta pulire più spesso?

La pulizia risolve il guano già depositato, non il motivo per cui si deposita. Se il posatoio resta disponibile, la frequenza delle pulizie sale finché qualcuno decide che costa troppo. La bonifica serve, ma come primo passo: subito dopo va tolta la condizione che riporta gli animali nello stesso punto, altrimenti si paga la stessa voce ogni anno.

È un tema che riguarda la sicurezza sul lavoro o solo la manutenzione?

Entrambe. L’art. 80 del D.Lgs. 81/2008 chiede di valutare i rischi elettrici comprese le «altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili», e l’art. 86 chiede che i controlli sugli impianti siano periodici e che l’esito sia verbalizzato. Una colonia insediata sopra una cabina è una condizione prevedibile: se è documentata e gestita, in verifica è una risposta; se non lo è, è una domanda aperta.

Chi deve fare l’intervento: la manutenzione interna o una ditta esterna?

Dipende da dove si lavora. La pulizia ordinaria delle superfici accessibili può restare interna. La bonifica del guano stratificato, il lavoro in quota e l’installazione dei sistemi richiedono DPI, procedure e attrezzature specifiche — e se il personale interno sale in copertura o su una passerella, quello è a tutti gli effetti lavoro in quota con tutti gli obblighi che comporta.

Si può intervenire con l’impianto in funzione?

In gran parte sì: i sistemi si installano sulle superfici esterne, sulle sommità e sui volumi, non dentro le apparecchiature. Quello che va concordato con la manutenzione è l’accesso ad alcuni punti e l’eventuale fermo breve dove serve lavorare a ridosso di parti attive. Nella pratica si pianifica in coda a una manutenzione già prevista, ed è il modo che costa meno a tutti.

Quanto costa proteggere gli impianti di uno stabilimento?

Dipende da quanti punti vanno trattati, da quanto guano c’è da rimuovere prima e da come si raggiungono le zone in quota. Per questo non pubblichiamo un prezzo a metro: il sopralluogo tecnico serve a trasformare un ordine di grandezza in un numero. Le variabili sono le stesse spiegate nella nostra guida ai costi per le aziende.

Abbiamo già messo dei dissuasori sugli armadi ma tornano lo stesso. Perché?

Nella maggior parte dei casi perché sono stati trattati i punti segnalati e non tutti quelli equivalenti. Se in un sito ci sono dieci superfici calde e ne rendi inutilizzabili tre, gli animali si spostano sulle altre sette: il problema sembra irrisolvibile, ma è solo stato affrontato per segnalazioni invece che per categorie di punti.

Parliamone

Raccontaci dove sono arrivati

Quali impianti sono coinvolti, da quanto tempo li vedete lì e se qualche guasto ricorrente vi è già sembrato collegato: bastano queste tre cose per capire se serve un sopralluogo o se possiamo darvi un’indicazione al telefono.

Nome(Obbligatorio)

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