Sono due danni diversi, e nessuno li tiene separati
Il guano corrode: agisce piano, sui metalli e sulle superfici, e si vede dopo anni. Il nido è un’altra cosa: è materiale secco appoggiato accanto a qualcosa che scalda, e agisce in un pomeriggio. Confonderli porta a pulire quando serviva chiudere, o a chiudere quando serviva prima bonificare.

Risposta rapida
I volatili fanno due danni distinti a macchinari e quadri elettrici. Il guano è acido (pH 3–4,5): corrode carpenteria, viteria e parti in rame, e soprattutto ostruisce griglie e alettature, facendo salire le temperature di esercizio. Il materiale di nidificazione è invece secco e combustibile, e quando finisce dentro o accanto a un’apparecchiatura in tensione diventa un problema di innesco e di blocco meccanico. Il primo si affronta con bonifica e manutenzione, il secondo togliendo l’accesso: sono interventi diversi e vanno decisi separatamente.
2 danni diversi, due interventi diversi
Quasi tutte le pagine sul tema mettono guano e nidi nello stesso paragrafo. Sono due cose che agiscono in modo opposto, e se le confondi spendi sulla cosa sbagliata.
Il guano corrode
È acido: la letteratura tecnica sulla conservazione degli edifici indica un pH di 3–4,5, e documenta che attacca i leganti di pietre e calcestruzzo e corrode metalli come rame e bronzo, patina protettiva compresa.
- Non fa saltare niente stanotte: erode nell’arco di stagioni.
- Colpisce carpenteria, viteria, cerniere, alettature e parti in rame scoperte.
- Il danno peggiore non è chimico ma termico: quando ostruisce griglie e filtri, l’apparecchiatura scalda di più.
- Si affronta con bonifica e con una manutenzione che passi anche dove nessuno guarda.
Il nido è materiale combustibile
Rametti, paglia, fili di plastica, piume: materiale secco, portato dagli animali dentro volumi tecnici e vani di ventilazione. L’APLIC, l’organismo che riunisce le utility elettriche statunitensi, scrive che i nidi sulle strutture elettriche possono comportare rischi di incendio, sicurezza, interruzione del servizio.
- Non erode: ostruisce e si trova nel posto sbagliato.
- Arriva in poche settimane, nella stagione riproduttiva, e prima non c’era.
- Si affronta togliendo l’accesso al volume, non pulendo più spesso.
- È l’unico dei due che riguarda la valutazione del rischio incendio.
4 motivi per cui i volatili si mettono proprio sui quadri e sui macchinari
Non è casualità. Un impianto in servizio offre tre cose che il resto del sito non ha, più una quarta che dipende solo da come è organizzata la manutenzione.
1Scaldano, e d’inverno si sente
Un quadro in servizio dissipa calore. Il coperchio di un armadio, il cofano di un motore, la carcassa di un compressore restano tiepidi anche di notte: per un colombo è un posatoio migliore di qualunque cornicione, e in inverno la differenza è decisiva.
2Offrono un volume riparato
Carter, vani motore, canaline aperte, spazi dietro i pannelli: sono cavità asciutte, riparate dal vento e chiuse su tre lati. È esattamente la geometria che un colombo cerca per nidificare, e la trova senza doverla costruire.
3Sono punti rialzati con vista libera
Travi, passerelle portacavi, tubazioni e supporti d’impianto corrono in alto, sopra le teste. Danno il vantaggio che gli animali cercano sempre: vedere chi si avvicina, e avere lo spazio per andarsene.
4Nessuno passa di lì per mesi
Un locale tecnico o una cabina si aprono per la manutenzione programmata, cioè poche volte l’anno. Fra un accesso e l’altro non c’è disturbo, e una colonia ha tutto il tempo di insediarsi senza che nessuno se ne accorga.
6 danni che arrivano in manutenzione con un’altra causa scritta sopra
Nessuno di questi guasti viene registrato come «volatili». Arrivano come sovratemperatura, come sensore da sostituire, come fermo linea inspiegabile.
1La ventilazione si chiude, e la temperatura sale
È il danno più frequente e il meno riconosciuto. Filtri e griglie di un armadio sono dimensionati per una portata d’aria: quando si intasano, dentro si scalda. Non si rompe niente subito, ma i componenti lavorano sopra la temperatura per cui erano stati scelti, e la vita utile si accorcia.
2I contatti si ossidano e la resistenza cresce
Il guano è acido e attacca rame e leghe di rame. Su un contatto, un serraggio o una barra scoperta questo significa ossidazione, resistenza più alta e quindi un punto che scalda più del resto. È esattamente ciò che una termografia trova, e che senza termografia non si vede.
3Il materiale di nidificazione finisce dove non deve stare
Rametti e paglia dentro un vano tecnico sono due problemi in uno: bloccano il movimento di ciò che deve muoversi, e sono materiale combustibile accanto a qualcosa che scalda. Non è il guano a fare questo danno, è il nido — e va tolto l’accesso, non pulito più spesso.
4Le passerelle portacavi diventano un’area da bonificare
Corrono in alto, sono l’appoggio perfetto e nessuno le pulisce. Il guano accumulato sui cavi e sulle carpenterie va rimosso prima di qualunque intervento in quota, e la bonifica di una passerella lunga costa e richiede la messa in sicurezza dell’area sottostante.
5Sensori e fotocellule leggono male
Una lente sporca fa mancare una lettura, e una lettura mancata su una linea è un fermo. Sono i guasti più irritanti perché sembrano casuali: si pulisce, riparte, e nessuno risale alla causa finché qualcuno non guarda dove stanno i volatili.
6Chi deve intervenire trova un ambiente da bonificare prima
Aprire un armadio incrostato, salire su una passerella imbrattata o lavorare in un locale tecnico con guano secco significa DPI, procedura e tempi diversi. La manutenzione non salta, ma costa di più e spesso slitta — ed è il modo più comune in cui un problema di volatili diventa un problema di disponibilità dell’impianto.
Che cosa dicono davvero le norme, e quale non vale più
Nessuna norma italiana nomina i volatili accanto ai quadri elettrici. Ma tre riferimenti li comprendono in pieno, e uno — quello che quasi tutti citano ancora — è abrogato da tre anni.
| Riferimento | Dove sta scritto | Cosa comporta in concreto |
|---|---|---|
| D.Lgs. 81/2008Rischi elettrici | Art. 80, c. 1, lett. c) e g) | Fra i rischi da cui vanno salvaguardati i lavoratori ci sono l’«innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni» e le «altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili». Una colonia insediata sopra una cabina non è un imprevisto: è una condizione prevedibile, e come tale entra nella valutazione. |
| D.Lgs. 81/2008Valutazione del rischio elettrico | Art. 80, c. 2 e c. 3 | La valutazione tiene conto de «i rischi presenti nell’ambiente di lavoro» e di «tutte le condizioni di esercizio prevedibili»; il datore di lavoro deve poi predisporre «le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto». È la riga che trasforma la pulizia periodica di un quadro in un obbligo documentabile. |
| D.Lgs. 81/2008Verifiche e controlli | Art. 86, c. 1 e c. 3 | Gli impianti elettrici vanno «periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica» per verificarne «lo stato di conservazione e di efficienza», e «l’esito dei controlli deve essere verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza». Fermo restando quanto previsto dal DPR 462/2001. |
| DM 3 settembre 2021Antincendio nei luoghi di lavoro | Allegato I, § 4.3, lett. a) | Fra le misure di gestione della sicurezza antincendio ci sono il «corretto deposito ed impiego dei materiali combustibili» e la «riduzione delle sorgenti di innesco». Un nido di materiale secco dentro un vano tecnico è materiale combustibile in un punto non previsto: è qui che il tema entra nel piano antincendio, non con il guano. |
| DM 3 settembre 2021Abrogazione del vecchio riferimento | Art. 4, c. 2 | «Dalla data di entrata in vigore del presente decreto è abrogato il decreto del Ministro dell’interno del 10 marzo 1998», con effetto dal 29 ottobre 2022. Se un fornitore vi cita ancora il DM 10 marzo 1998, sta lavorando su una norma che non c’è più. |
Le norme non parlano di uccelli, e non devono farlo: parlano di condizioni prevedibili, di materiali combustibili fuori posto e di manutenzione documentata. Sono le tre caselle in cui una colonia insediata finisce per rientrare.
Se il guano è arrivato sui quadri, il giro va fatto prima della prossima manutenzione
Un tecnico guarda dove si posano, dove nidificano e che cosa hanno già raggiunto. Telefono diretto: 0584 433 198.
0584 433 198Richiedi un sopralluogo6 controlli che non costano niente e si fanno al prossimo giro
Nessuno di questi richiede un fermo o uno strumento. Richiedono che qualcuno guardi nei punti in cui di solito non si guarda, e lo scriva.
- Come stanno i filtri e le griglie degli armadi. Se il filtro dell’ultimo cambio era già intasato di piume e polvere, il problema non è la frequenza del cambio.
- Che cosa c’è sopra i quadri e sopra le macchine. La superficie superiore di un armadio non la guarda mai nessuno, ed è la prima a essere usata come posatoio.
- Se qualche vano tecnico ha materiale che non ci deve stare. Rametti, paglia, fili: se ce n’è anche solo un po’, qualcuno lo sta portando dentro.
- Se c’è ossidazione sui serraggi. Verdi o biancastre sulle parti in rame significano ambiente aggressivo, e vale la pena capire da dove arriva.
- Che cosa dice l’ultima termografia. Se ci sono punti caldi che non si spiegano con il carico, guardate se sono anche i punti più sporchi.
- Quali sensori vengono puliti più spesso degli altri. Un manutentore lo sa a memoria. Quella lista, sovrapposta alla mappa dei posatoi, coincide quasi sempre.
Se tre di questi controlli danno esito positivo, il tema è già dentro l’impianto e non più solo sull’edificio. Il sopralluogo tecnico serve a mettere in fila che cosa va bonificato, che cosa va chiuso e in quale ordine — ed è anche l’occasione per capire quali fonti di cibo, dentro o fuori il recinto, tengono la colonia dov’è.
4 scorciatoie che costano due volte
Sono quelle che troviamo quando ci chiamano dopo un primo intervento fatto da altri, o dalla manutenzione interna.
1Installare sopra il guano, senza bonificare prima
Il dissuasore posato su una crosta di escrementi si stacca appena il fondo cede, e nel frattempo il guano resta lì a corrodere. La bonifica non è una voce che si toglie dal preventivo per farlo scendere: è il primo passo, e senza quello il resto dura pochi mesi.
2Mettere un sistema e non tornare più
Un dissuasore meccanico riempito di detriti diventa un supporto: nella foto il nido è costruito sopra gli aghi. Su un impianto tecnico se ne accorge solo chi apre l’armadio, cioè nessuno fino al guasto successivo.
3Presidiare il quadro e lasciare libero tutto il resto
Chiudere l’appoggio su un armadio e lasciare la trave sopra, la passerella accanto e il tetto della cabina significa spostare gli animali di due metri. La fotografia lo mostra su un cornicione, ma su un impianto la dinamica è identica.
4Trattare il sintomo termico e non la causa
Aggiungere un ventilatore o alzare la soglia di allarme su un armadio che scalda è una soluzione che regge una stagione. Se la ventilazione si intasa perché qualcuno vive lì sopra, la temperatura tornerà a salire — con un componente in più da manutenere.
Due minuti su che cosa si installa in un capannone
Dove si mettono i sistemi quando il problema è dentro il fabbricato
Travate, sottotetti, passerelle e vani tecnici: nel video si vede come si presidia una struttura interna, che è il contesto in cui stanno anche i quadri e le macchine.
Vedi come funziona FlyAwayPerché la bonifica viene prima, e non è una voce da togliere
Si vede che cosa comporta davvero rimuovere il guano stratificato: DPI, procedura, smaltimento. È il passaggio che rende possibile tutto il resto, ed è il primo che salta quando si guarda solo il totale del preventivo.
Come lavoriamo sulla bonificaCosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.
4 fasi, e la prima si fa con la manutenzione a fianco
Sugli impianti tecnici non basta il nostro sopralluogo: serve chi conosce le macchine. La differenza fra un intervento che regge e uno che dura una stagione si decide qui.
Sopralluogo insieme a chi fa manutenzione
Si guarda dove si posano, dove nidificano e quali apparecchiature hanno già raggiunto. Il manutentore sa quali sensori si sporcano e quali armadi scaldano: quella lista, sovrapposta alla mappa dei posatoi, dice da sola dove intervenire per primo.
Bonifica prima di qualunque installazione
Rimozione e trattamento delle superfici, con DPI e smaltimento, dentro e attorno agli impianti. Va fatta prima: un sistema posato su una crosta di guano si stacca, e il materiale rimasto continua a corrodere sotto.
Chiudere i volumi, togliere gli appoggi
Sono due lavori diversi. I vani tecnici e le cavità si chiudono, perché il problema è l’accesso; le superfici superiori di quadri, macchine e passerelle si rendono inutilizzabili come posatoio. Confonderli è l’errore più comune.
Lasciare un’evidenza che vale in verifica
Fotografie prima e dopo, elenco dei punti trattati e piano dei controlli. L’art. 86 chiede che l’esito dei controlli sugli impianti sia verbalizzato: se il tema volatili è documentato allo stesso modo, in verifica è una risposta pronta invece di una domanda aperta.
6 sistemi, e il criterio per non sbagliare quello
La domanda non è quale sia il migliore, ma che cosa devi togliere: se il problema è un volume in cui entrano, si chiude; se è un piano su cui si posano, si rende inutilizzabile. Sono due famiglie diverse di sistemi.
1Reti anti-volatili
Dove ha senso: vani tecnici, cavedi, sottotetti e volumi aperti attorno agli impianti: dove il problema è l’accesso, non l’appoggio.
È l’unico sistema che risolve davvero il nido, perché toglie lo spazio. Va progettata sui varchi reali: un lato lasciato aperto vanifica il resto.
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2BirdTikol
Dove ha senso: le sommità di armadi, quadri, unità esterne e blocchi tecnici: i piani orizzontali che vengono scelti per primi.
Deterrente meccanico in acciaio inox, praticamente invisibile a distanza e senza parti elettriche da alimentare. Va posato con continuità: mezzo metro scoperto sposta l’appoggio.
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3FlyAway — dissuasione elettromagnetica
Dove ha senso: cornicioni, coronamenti e strutture dove non si vuole aggiungere niente di visibile o di tagliente sopra un impianto.
Lavora senza contatto e senza parti affilate, il che conta dove passa personale di manutenzione. Si dimensiona sui metri lineari, non sui metri quadri.
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4Dissuasori ad aghi
Dove ha senso: travi, mensole, staffe e appoggi stretti e ben definiti sopra le macchine.
Economici e affidabili finché restano puliti: riempiti di guano e detriti diventano un appoggio. In ambiente industriale vanno messi in lista di manutenzione, non solo installati.
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5BirdAcustic®
Dove ha senso: piazzali, aree di manovra e grandi volumi aperti dove non c’è una superficie da chiudere.
Agisce sul comportamento con richiami di specie. Va programmato e variato: la letteratura sui deterrenti sonori è chiara sul fatto che uno stimolo sempre uguale porta ad assuefazione.
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6BirdLaser AI
Dove ha senso: coperture e piazzali molto estesi sopra o attorno agli impianti, dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.
Copre superficie, non punti. Rende al meglio nelle ore di scarsa luce e si programma a fasce orarie: va impostato, non solo installato.
Vedi la pagina del sistemaSu un sito industriale servono quasi sempre due o tre sistemi insieme, perché convivono i due problemi: i vani da chiudere e le superfici da liberare. Un fornitore che ve ne propone uno solo per tutto, molto probabilmente ne vende uno solo.
Il problema c’è, ma nel gestionale ha un altro nome
È il motivo per cui in molti stabilimenti il tema resta invisibile per anni, pur essendo sotto gli occhi di chi ci lavora ogni giorno.
Un guasto entra a sistema con la causa che gli assegna chi lo chiude, e chi lo chiude scrive quello che ha sostituito. Un sensore imbrattato diventa «sensore sostituito». Un armadio che scalda diventa «filtro sostituito», e la volta dopo «ventola aggiunta». Nessuna di queste righe contiene la parola volatili, quindi nessun report la aggreghera’ mai insieme alle altre.
Il risultato è che il costo esiste ed è distribuito: sta nella manutenzione ordinaria, nei ricambi, nelle ore di fermo brevi che nessuno consuntiva, nelle pulizie straordinarie. Preso singolarmente ogni pezzo è troppo piccolo per essere discusso; sommato, spesso è il doppio dell’intervento che lo eliminerebbe.
Un modo semplice per uscirne: per un trimestre, chiedete che sui rapportini di manutenzione compaia una casella «presenza di guano o materiale di nidificazione: sì / no». Non costa nulla e, alla fine del trimestre, avete il dato che oggi non esiste. Nell’articolo sul costo reale dei volatili per un’azienda abbiamo messo in fila tutte le voci con lo stesso metodo.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
Sul perché i colombi scelgano proprio gli impianti, l’area scientifica Ekonore ragiona in termini di bilancio energetico. Per un uccello che passa l’inverno in un’area industriale, una superficie che resta tiepida anche di notte riduce l’energia spesa per mantenere la temperatura corporea: è un vantaggio concreto, e spiega perché certi posatoi vengano occupati con costanza mentre altri, apparentemente identici, restano liberi.
Da qui deriva un’indicazione pratica sull’ordine degli interventi. Rendere inutilizzabile un posatoio caldo senza offrire alternative sposta gli animali su un altro punto caldo dello stesso sito, non fuori dal sito. Nei complessi industriali conviene quindi trattare insieme tutti i punti che condividono quella caratteristica — coperture di cabine, sommità di armadi, unità esterne — invece di procedere per segnalazioni una alla volta.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Chi ci ha già affidato i propri edifici
Dai clienti privati alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, facciate e impianti dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.


















6 certificazioni con un numero che puoi verificare
Chi lavora accanto ai vostri impianti entra in un vostro luogo di lavoro, spesso con un permesso di lavoro. Ogni riga qui sotto ha un numero di registrazione controllabile presso l’ente: è il minimo da chiedere a qualunque fornitore, noi compresi.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.
Guano, impianti e quadri elettrici: domande e risposte
Il guano può mandare in corto un quadro elettrico?
Su un quadro chiuso e integro, no: il problema resta all’esterno. Il guano corrode la carpenteria, le cerniere e le parti in rame scoperte, e soprattutto ostruisce griglie e filtri facendo salire la temperatura interna. Il rischio diventa concreto quando l’involucro non è più integro, quando gli animali arrivano dentro un vano tecnico aperto, o quando qualcuno deve aprire l’armadio in quelle condizioni. Sono situazioni diverse e vanno affrontate in modo diverso.
Allora il rischio incendio è una cosa inventata?
No, ma non riguarda il guano: riguarda il nido. L’APLIC, l’organismo che riunisce le utility elettriche statunitensi e il servizio federale per la fauna, scrive che i nidi sulle strutture elettriche possono comportare rischi di incendio, sicurezza e interruzione del servizio. Un nido è materiale vegetale secco accumulato accanto a qualcosa che scalda: è questo che entra nel piano antincendio, e il DM 3 settembre 2021 parla appunto di «corretto deposito ed impiego dei materiali combustibili» e di «riduzione delle sorgenti di innesco».
Basta pulire più spesso?
La pulizia risolve il guano già depositato, non il motivo per cui si deposita. Se il posatoio resta disponibile, la frequenza delle pulizie sale finché qualcuno decide che costa troppo. La bonifica serve, ma come primo passo: subito dopo va tolta la condizione che riporta gli animali nello stesso punto, altrimenti si paga la stessa voce ogni anno.
È un tema che riguarda la sicurezza sul lavoro o solo la manutenzione?
Entrambe. L’art. 80 del D.Lgs. 81/2008 chiede di valutare i rischi elettrici comprese le «altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili», e l’art. 86 chiede che i controlli sugli impianti siano periodici e che l’esito sia verbalizzato. Una colonia insediata sopra una cabina è una condizione prevedibile: se è documentata e gestita, in verifica è una risposta; se non lo è, è una domanda aperta.
Chi deve fare l’intervento: la manutenzione interna o una ditta esterna?
Dipende da dove si lavora. La pulizia ordinaria delle superfici accessibili può restare interna. La bonifica del guano stratificato, il lavoro in quota e l’installazione dei sistemi richiedono DPI, procedure e attrezzature specifiche — e se il personale interno sale in copertura o su una passerella, quello è a tutti gli effetti lavoro in quota con tutti gli obblighi che comporta.
Si può intervenire con l’impianto in funzione?
In gran parte sì: i sistemi si installano sulle superfici esterne, sulle sommità e sui volumi, non dentro le apparecchiature. Quello che va concordato con la manutenzione è l’accesso ad alcuni punti e l’eventuale fermo breve dove serve lavorare a ridosso di parti attive. Nella pratica si pianifica in coda a una manutenzione già prevista, ed è il modo che costa meno a tutti.
Quanto costa proteggere gli impianti di uno stabilimento?
Dipende da quanti punti vanno trattati, da quanto guano c’è da rimuovere prima e da come si raggiungono le zone in quota. Per questo non pubblichiamo un prezzo a metro: il sopralluogo tecnico serve a trasformare un ordine di grandezza in un numero. Le variabili sono le stesse spiegate nella nostra guida ai costi per le aziende.
Abbiamo già messo dei dissuasori sugli armadi ma tornano lo stesso. Perché?
Nella maggior parte dei casi perché sono stati trattati i punti segnalati e non tutti quelli equivalenti. Se in un sito ci sono dieci superfici calde e ne rendi inutilizzabili tre, gli animali si spostano sulle altre sette: il problema sembra irrisolvibile, ma è solo stato affrontato per segnalazioni invece che per categorie di punti.
Facciamo il giro degli impianti insieme alla vostra manutenzione
Un sopralluogo tecnico produce l’elenco dei punti, l’ordine degli interventi e la distinzione fra ciò che va bonificato e ciò che va chiuso.
0584 433 198Richiedi un sopralluogo tecnicoContinua a leggere
Raccontaci dove sono arrivati
Quali impianti sono coinvolti, da quanto tempo li vedete lì e se qualche guasto ricorrente vi è già sembrato collegato: bastano queste tre cose per capire se serve un sopralluogo o se possiamo darvi un’indicazione al telefono.
