Sistema BirdSunTutti i sistemi

Il problema non è sopra i pannelli. È nello spazio che resta sotto.

Fra il bordo inferiore dei moduli e i coppi restano pochi centimetri: riparati dall’alto, asciutti, tiepidi per irraggiamento e chiusi su tre lati. Per un colombo è una cavità naturale con l’affaccio sul tetto. Finché quello spazio resta aperto, si può lavare il vetro quante volte si vuole: dopo poche settimane si ricomincia. BirdSun chiude il perimetro del campo, e lo fa appoggiandosi alla struttura: sui moduli e sui loro telai non si fora, non si incolla, non si stringe niente.

Zero forila barriera si ancora alla struttura e alla copertura, mai al modulo o al suo telaio in alluminio
Bonifica inclusala rimozione del guano e del materiale accumulato è compresa nel prezzo dell’intervento
Tutta Italiainstallazioni su abitazioni private, aziende ed enti pubblici
Colombi posati sui moduli fotovoltaici e sui coppi di un tetto residenziale
Un campo residenziale su falda in coppi con i colombi sopra e intorno ai moduli. Quelli che si vedono sono la parte visibile: la colonia sta sotto, nell’intercapedine fra il bordo dei pannelli e il tetto.

In breve

La barriera anti piccioni per pannelli fotovoltaici BirdSun chiude lo spazio fra il bordo dei moduli e la copertura, così che i volatili non possano più entrare a posarsi e a nidificare sotto l’impianto. Si installa lungo il perimetro del campo ancorandosi alla struttura o al manto, senza forare, incollare o modificare i moduli e i loro telai. L’intervento parte sempre dalla rimozione del guano e del materiale già accumulato, compresa nel prezzo. Si applica a impianti residenziali su falda e a campi industriali su copertura piana.

Prima di scegliere un sistema

4 motivi per cui i volatili scelgono proprio il tuo impianto

Non è sfortuna e non è il quartiere. Un campo fotovoltaico offre quattro cose che sul resto del tetto non ci sono, e le offre tutte insieme.

Fessura buia fra il bordo inferiore dei moduli fotovoltaici e i coppi del tetto, con piume e rametti al suo interno1

Sotto i moduli c’è una cavità

Fra il bordo inferiore del pannello e il coppo passano pochi centimetri. È riparato dall’alto, asciutto e chiuso su tre lati: per un colombo vale quanto un sottotetto, con il vantaggio che nessuno ci entra mai a controllare.

Colombi acquattati nella striscia asciutta sotto il bordo dei moduli mentre i coppi intorno sono coperti di brina2

Il tetto è già caldo, i moduli lo sono di più

Le coperture poco isolate disperdono calore, e sotto un campo fotovoltaico l’irraggiamento accumulato dai moduli aggiunge tepore proprio dove i volatili si infilano. In inverno quel microclima fa la differenza fra un posatoio e un sito di nidificazione.

Gabbiani posati sui bordi dei moduli e nei corridoi di manutenzione di un campo fotovoltaico su tetto piano industriale3

Sul tetto piano nessuno li disturba

Su una copertura industriale il campo è un pianoro aperto senza predatori, con i corridoi di manutenzione come piste di atterraggio. I gabbiani ci si fermano di giorno e ci restano di notte, e da posatoio diventa colonia.

Vetro dei moduli fotovoltaici striato di guano essiccato con la gronda sottostante piena di rametti e paglia4

Ogni ritorno lascia qualcosa

Il guano cade sul vetro sottostante, il materiale del nido finisce in gronda. Sono due effetti diversi dello stesso insediamento, e nessuno dei due si risolve pulendo: finché il varco resta aperto, la colonia torna e ricomincia.

Si vede in bolletta e in gronda

Che cosa succede all’impianto mentre aspetti

Nessuno di questi effetti arriva tutto insieme. Arrivano uno alla volta, e ognuno sembra un problema a sé: il vetro sporco, la gronda che non scarica, il modulo che rende meno. Hanno la stessa causa.

  • Il vetro si opacizza e la resa cala. Il guano è acido e non se ne va con la pioggia: si secca in croste che restano attaccate al vetro. Sotto la macchia la cella non prende luce, e il calo si legge nei dati di produzione prima ancora che qualcuno salga a guardare.
  • La gronda si intasa. Rami, piume e materiale del nido stanno sotto i moduli finché un temporale non li porta a valle. Da lì finiscono in canale e nel pluviale: acqua che non scarica, ristagni, umidità sulla muratura sottostante.
  • Restano parassiti dove c’è stato un nido. Nei siti riproduttivi vivono ectoparassiti a spese degli occupanti, e sopravvivono all’abbandono del nido. In una casa con il sottotetto abitabile sotto quella falda non è un dettaglio.
  • La pulizia fai da te aggiunge un danno. Idropulitrice a pressione piena, spazzola dura, detergente aggressivo: il guano viene via e con lui il rivestimento antiriflesso. A quel punto il modulo un difetto ce l’ha davvero, e l’ha fatto chi ha lavato.
  • Il danno da animali quasi sempre non è coperto. I certificati di garanzia dei produttori escludono il danno causato da animali e il degrado dovuto allo sporco. Vale la pena aprire il proprio prima di decidere qualsiasi cosa.

Sul punto della garanzia abbiamo letto le condizioni di due produttori e riportato le formule esatte: piccioni e garanzia dei pannelli fotovoltaici. Ogni marca ha il suo testo, quindi la risposta buona è sempre quella scritta nel certificato del tuo impianto.

Stesse inquadrature, prima e dopo

Due interventi visti dallo stesso punto

Le fotografie sono state scattate dalla stessa posizione a inizio e a fine lavori. Mostrano che cosa cambia sul tetto: non un risultato misurato nel tempo, ma lo stato della copertura prima e dopo la bonifica e la chiusura del perimetro.

PrimaCanale fra il campo fotovoltaico e il colmo in coppi ostruito da materiale accumulato, prima dell'intervento
DopoLo stesso canale fra pannelli e coppi libero e pulito dopo la bonifica e l'installazione della barriera

Abitazione privata, falda in coppi. A sinistra il canale fra il campo e il colmo, con il materiale accumulato sotto il bordo dei moduli. A destra lo stesso tratto a fine lavori: canale libero, coppi puliti, spazio sotto i pannelli chiuso lungo tutto il fronte. La rimozione del materiale viene prima della chiusura, sempre: chiudere sopra un accumulo significa sigillarlo lì dentro.

PrimaTetto in coppi con comignolo e campo fotovoltaico, coppi anneriti e imbrattati prima dell'intervento
DopoLo stesso tetto dopo la pulizia, con i coppi puliti e la barriera installata lungo il bordo del campo fotovoltaico

Sede aziendale, tetto a falda con comignolo. Nella foto di sinistra i coppi intorno al campo sono anneriti e il bordo inferiore dei moduli è libero. In quella di destra il manto è stato ripulito e lungo il bordo del campo corre la barriera. Dallo stesso punto di ripresa si vede anche la cosa che conta di più per chi fa manutenzione: i percorsi di accesso al campo restano liberi.

Due minuti di video

Come si monta e come lavora la barriera

La posa

Si chiude il bordo del campo, non il singolo pannello

Nel video si vede dove corre la barriera: lungo il bordo, appoggiata alla struttura. Sotto i moduli non entra più niente e chi sale a lavare i pannelli passa come prima.

Perché entrano proprio da lì
Il sistema dedicato

Nato per stare sulla struttura, non sul modulo

Un sistema pensato per il fotovoltaico parte da un vincolo che gli altri non hanno: appoggiarsi alla struttura. È una differenza che si vede in fase di posa e che pesa il giorno in cui si apre una pratica di garanzia.

Vedi tutti i sistemi Birdstop
Il sistema, da vicino

Com’è fatta la barriera BirdSun

È un profilo continuo che chiude l’apertura fra il bordo del modulo e la copertura. Non è un dissuasore da posare sopra il pannello: lavora sul varco, e per questo si vede poco da terra.

Primo piano del profilo a pettine installato fra il bordo dei moduli fotovoltaici e i coppi del tetto
Il profilo visto da vicino: le lamelle appoggiano sul coppo e seguono l’onda del manto, chiudendo la fessura senza schiacciarla. La parte fissata sta sotto il bordo del modulo, non sul modulo.
Barriera installata lungo il colmo di un tetto in coppi accanto ai moduli fotovoltaici
Lo stesso profilo lungo un colmo. Segue la linea del tetto per tutto lo sviluppo, perché un tratto lasciato aperto vale come un ingresso: i volatili trovano il varco in qualche giorno.
  • Si ancora alla struttura o al manto, mai al modulo. Nessun foro nel telaio in alluminio, nessun morsetto stretto sul bordo, nessun adesivo sul vetro. È il punto su cui i certificati di garanzia dei produttori sono più rigidi, ed è anche il motivo per cui questo sistema esiste in questa forma.
  • Segue la sagoma della copertura. Su un tetto in coppi la fessura non è regolare: cambia da un’onda all’altra. Il profilo si adatta al profilo del manto invece di appoggiarsi e lasciare mezzelune aperte.
  • Resiste alle condizioni della copertura. Escursione termica, acqua, neve, vento e smog. Un sistema in copertura non si tocca per anni, quindi la sua durata è una parte del prezzo, non un dettaglio.
  • Lascia lavorare chi fa manutenzione. I percorsi di accesso e le zone di lavaggio restano praticabili: chi sale a fare la pulizia programmata deve poter passare come prima.
  • Non è un sistema che ferisce i volatili. Preclude l’accesso a uno spazio, non li colpisce e non li cattura: chiude una porta, e chi la trovava aperta va altrove.

Il criterio che regge tutto è uno solo: la protezione si monta intorno all’impianto, non sopra l’impianto. Da lì discendono l’ancoraggio, la forma del profilo e il modo in cui si progetta il perimetro.

Mandaci due foto del tetto e ti diciamo dove si chiude

Una presa da lontano e una del bordo inferiore del campo bastano per capire com’è fatta la fessura e quanti metri di perimetro servono. Il rilievo lo facciamo sul posto, con le quantità scritte.

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Lavori eseguiti

8 fotografie di installazioni reali

Abitazioni private, sedi aziendali ed enti pubblici. Sono fotografie di cantieri Birdstop: dove la stessa copertura compare prima e dopo, le due immagini sono scattate dallo stesso punto.

Barriera chiara installata lungo tutto il bordo inferiore di un campo fotovoltaico su falda
Il bordo basso del campo chiuso per tutto lo sviluppo. È la linea da cui i volatili entrano quasi sempre: la più bassa, la più riparata, la più comoda da raggiungere in volo.
Profilo scuro installato fra il bordo inferiore dei moduli e i coppi, su tetto di edificio aziendale
Lo stesso principio su una sede aziendale: il profilo corre sotto il bordo dei moduli e appoggia sul coppo. La fila di pannelli resta com’era, non ci si mette niente sopra.
Angolo di un campo fotovoltaico con la barriera installata lungo il perimetro e coppi puliti intorno
L’angolo del campo. Gli spigoli sono il punto in cui una posa frettolosa lascia il buco: qui il profilo gira e prosegue senza interruzione sul lato successivo.
Campo fotovoltaico su falda in coppi con la barriera lungo il bordo inferiore, vista laterale
La stessa copertura vista di lato, a lavori finiti. Da terra la barriera non si distingue: il colore e l’altezza sono scelti per sparire nella linea del tetto.
Colmo di un tetto residenziale con barriera installata fra i due campi fotovoltaici affiancati
Un colmo con i moduli su entrambe le falde. Qui il varco è doppio e va chiuso da tutti e due i lati, altrimenti si sposta il problema sull’altro versante.
Falda in coppi con moduli fotovoltaici e manto ripulito a fine intervento
La falda a fine lavori. I coppi sono stati ripuliti prima della posa: chiudere sopra il materiale accumulato significa conservarlo dov’è, con i parassiti che ci vivono.
Tetto in coppi con campo fotovoltaico e un tratto di manto sostituito accanto ai moduli
Su alcune coperture la posa incrocia lavori di manutenzione del manto. In quei casi conviene fare le due cose insieme: si sale una volta sola e il ponteggio si paga una volta sola.
Due tecnici al lavoro sul tetto in coppi accanto a un campo fotovoltaico
La squadra al lavoro. Si sale con le protezioni previste per il lavoro in quota, e su un impianto in esercizio ci si coordina con chi gestisce la parte elettrica prima di iniziare.

Le immagini documentano la posa e lo stato della copertura a fine lavori. Non riportano misure di efficacia: dove esiste un monitoraggio nel tempo lo raccontiamo nei casi studio, con la fonte del dato.

Come si svolge un intervento

Dal sopralluogo alla consegna, in 4 fasi

L’ordine non è indifferente. La bonifica sta al secondo posto e non al quarto, e la ragione è tecnica prima che estetica.

Fase 1

Il sopralluogo sulla copertura

Un tecnico sale e guarda dove i volatili entrano davvero, com’è fatta la fessura lungo ogni lato e quanto materiale c’è sotto. Da qui escono i metri di perimetro e i punti in cui è possibile ancorare senza toccare i moduli.

Fase 2

La bonifica, prima di chiudere

Rimozione del guano e del materiale accumulato, con smaltimento a norma di legge e le protezioni previste per chi lo fa. È compresa nel prezzo dell’intervento, e viene sempre prima della posa: chiudere sopra un accumulo lo conserva lì dentro.

Fase 3

La posa lungo il perimetro

Il profilo viene installato lungo tutto lo sviluppo del bordo, angoli compresi, appoggiandosi alla struttura o al manto. Sui moduli e sui telai non si esegue nessun intervento: né fori, né incollaggi, né morsetti.

Fase 4

La consegna, scritta

A fine lavori restano il verbale con le fotografie punto per punto e l’indicazione dei fissaggi eseguiti. È il documento da archiviare accanto al certificato di garanzia dei moduli, per il giorno in cui qualcuno chiederà che cosa è stato fatto sulla copertura.

Quando la barriera da sola non basta

3 sistemi che si combinano con BirdSun

Chiudere il perimetro del campo risolve il posto in cui i volatili nidificano. Se l’impianto sta dentro un’area già frequentata — un capannone, una copertura industriale, un edificio con altri punti di posa — conviene ragionare sull’insieme, e quasi sempre si finisce per combinare due sistemi.

Rete anti-volatili a maglia romboidale tesa sopra un campo fotovoltaico su falda
Grandi campate, logge, vani tecnici

Reti anti-volatili

Quando non c’è un bordo da chiudere ma un volume da escludere — una loggia tecnica, un sottotetto aperto, una campata — la rete lavora meglio di qualsiasi profilo. Nella foto è tesa sopra un intero campo su falda. Va montata su telaio e cavo perimetrale: senza, si sfila e apre un varco più grande di prima.

Vedi le reti anti-volatili
Filo del sistema FlyAway teso su isolatori lungo il corridoio fra due file di moduli fotovoltaici
Coperture piane e corridoi fra le file

FlyAway

È il filo che si vede nella foto, teso su isolatori lungo il corridoio fra le file. Serve dove i volatili non nidificano ma si posano: il piano libero fra una fila e l’altra, i parapetti, i coprimuro. La barriera chiude il varco sotto i moduli, questo si occupa di tutto il resto della copertura.

Come funziona FlyAway
Primo piano della testa motorizzata del dissuasore laser BirdLaser AI su supporto orientabile
Aree ampie, capannoni, siti produttivi

BirdLaser AI

L’apparecchio della foto: una testa motorizzata su supporto orientabile, montata su palo o su copertura. Copre superfici molto estese senza opere sul tetto, ed è la scelta per chi ha un problema d’area e non solo d’impianto. Non sostituisce la chiusura del varco sotto i moduli: lavora sullo spazio intorno.

Scopri BirdLaser AI

Il criterio con cui si sceglie fra un sistema e l’altro non è il prodotto, ma la geometria del punto e la pressione dei volatili: lo abbiamo spiegato in perché un solo sistema quasi mai basta e in rete o dissuasori, come si sceglie.

Il secondo sistema, quello che copre il resto

FlyAway sul fotovoltaico: il filo che corre fra le file

La barriera chiude l’intercapedine sotto i moduli, ed è lì che i volatili nidificano. Ma su una copertura ci si posa anche altrove: sul piano libero fra una fila e l’altra, sul coprimuro, sul parapetto, sopra i blocchi tecnici. FlyAway lavora esattamente su quelle superfici, con un filo teso su isolatori che segue la geometria del tetto. Le fotografie che seguono vengono tutte dallo stesso impianto.

Infografica annotata del filo FlyAway teso nel corridoio fra due file di moduli, con isolatore ancorato alla struttura
I due punti che contano, cerchiati sulla foto: il filo corre nel corridoio fra le file, all’altezza in cui un volatile appoggia le zampe, e l’isolatore lo tiene alzato ancorandosi alla struttura di sostegno. Non ai moduli: alla struttura.
Isolatore del sistema FlyAway in primo piano accanto al bordo dei moduli fotovoltaici su copertura piana
Lo stesso corridoio senza annotazioni. L’isolatore in primo piano dà la misura: il filo sta pochi centimetri sopra il piano, abbastanza per rendere scomodo l’appoggio e abbastanza in basso da non intralciare chi passa a lavare i moduli.
  • Si ancora alla struttura, come la barriera. Gli isolatori si fissano ai profili di sostegno, alla zavorra o alla muratura del parapetto. Sui moduli e sui loro telai non si esegue nessun intervento, per la stessa ragione per cui non lo fa BirdSun: la clausola sulle modifiche non autorizzate nei certificati di garanzia.
  • Copre il piano, non solo il bordo. Su un campo grande il perimetro è una linea, la superficie di posa è tutto il resto. È la differenza fra togliere il posto dove nidificano e togliere il posto dove passano la giornata.
  • Segue anche i coprimuro e i parapetti. Su una copertura con affaccio, il coprimuro metallico è il posatoio più comodo che ci sia: piano, caldo, con la vista libera. La doppia linea di filo lo rende inutilizzabile senza aggiungere niente di visibile da terra.
  • Va progettato, non appeso. Passo degli isolatori, altezza del filo, tensione, punti di rinvio agli angoli. È la parte che distingue un impianto che dura da uno che si allenta dopo il primo inverno.
Doppia linea di filo FlyAway tesa sopra il coprimuro metallico di un parapetto, con edifici sullo sfondo
Il coprimuro del parapetto con la doppia linea tesa sopra. Da terra non si vede quasi niente, e per questo il sistema si usa volentieri dove l’aspetto dell’edificio conta.
Due centraline FlyAway FA300 montate a parete con i cavi di alimentazione delle linee
Le due centraline che alimentano le linee, montate a parete in un punto raggiungibile. Su un impianto grande le linee si dividono per zone: se una va in avaria, le altre continuano a lavorare.

Sul fotovoltaico i due sistemi non sono alternativi: BirdSun toglie il posto dove nidificano, FlyAway toglie il posto dove si fermano. Su una falda residenziale spesso basta il primo; su una copertura piana estesa quasi sempre servono tutti e due.

Se vuoi entrare nel merito

Quattro letture su volatili e fotovoltaico

Questa pagina descrive il sistema. Se prima di decidere vuoi capire il problema o confrontare più offerte, qui sotto ci sono gli approfondimenti che rispondono alle domande che ci fanno più spesso al telefono.

Approfondimento

Piccioni sotto i pannelli: da dove entrano

Come è fatta l’intercapedine sotto un campo fotovoltaico, perché è il posto preferito e che cosa cambia fra una falda in coppi e una copertura piana.

Leggi l’approfondimento
Contesto industriale

Volatili sul fotovoltaico industriale

Il caso dei campi su copertura piana: il guano che il monitoraggio della produzione vede prima di chiunque salga, e come si imposta la protezione su superfici molto estese.

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Garanzie

Che cosa dicono i certificati dei produttori

Le formule esatte con cui due produttori escludono il danno da animali e le modifiche non autorizzate al modulo. È la ragione tecnica per cui la barriera non si fissa al pannello.

Leggi l’approfondimento
Per aziende ed enti

Come si scrive la richiesta d’offerta

Se devi mettere a confronto più preventivi: le voci da scrivere perché le offerte parlino dello stesso lavoro, dall’unità di misura alla bonifica come voce separata.

Leggi l’approfondimento
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore segnala una cosa che sul fotovoltaico viene sottovalutata: lo spazio fra i moduli e la copertura riproduce quasi alla perfezione le condizioni di una cavità naturale. È riparato dall’alto, buio, asciutto, tiepido per irraggiamento e chiuso su tre lati. Da questo punto di vista un campo fotovoltaico non aggiunge un sito di nidificazione: ne aggiunge tanti quante sono le file.

Il secondo aspetto riguarda l’ordine delle lavorazioni. Nei siti riproduttivi si accumulano resti di nido e gli ectoparassiti che vivono a spese degli occupanti, e quei parassiti sopravvivono all’abbandono del nido. Chiudere il perimetro senza avere prima rimosso quel materiale confina il problema invece di risolverlo, e sotto un impianto in esercizio nessuno se ne accorge finché non serve un intervento tecnico. Per questo la bonifica precede sempre la posa, a maggior ragione dove la falda si affaccia su un sottotetto abitato.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Utility, industria e siti produttivi

Coperture in esercizio, dove si sale con il permesso di lavoro compilato e il servizio di manutenzione a fianco. I marchi sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.

Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

Su un impianto in esercizio la riga che il responsabile della sicurezza guarda per prima è la ISO 45001: si lavora in quota, accanto a parti in tensione, su una copertura che deve continuare a produrre. La UNI EN 16636 certifica il servizio di gestione degli infestanti, non il materiale installato. Nelle forniture ad aziende alimentari lavoriamo inoltre secondo i requisiti richiesti dal protocollo BRC ai fornitori di servizi di pest management.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Se sei un privato

L’intervento può rientrare fra i lavori detraibili

L’installazione di una barriera anti volatili su un’abitazione privata può rientrare fra gli interventi di manutenzione straordinaria che danno diritto alla detrazione per il recupero del patrimonio edilizio, e beneficiare dell’aliquota IVA agevolata prevista per questi lavori. Le condizioni sono tre, e vanno verificate tutte prima di iniziare.

  • L’immobile dev’essere residenziale. L’agevolazione riguarda le unità abitative e le loro pertinenze, non i capannoni e non gli immobili strumentali d’impresa.
  • Serve il titolo edilizio giusto. Nei casi in cui il Comune lo richiede, i lavori vanno preceduti dalla comunicazione o dal titolo previsto (di norma una CILA): è il tuo tecnico a dire quale serve, in base al Comune e al tipo di intervento.
  • Il pagamento dev’essere tracciato. La detrazione passa dal bonifico parlante con causale, codice fiscale del beneficiario e partita IVA di chi esegue i lavori. Un pagamento fatto in altro modo non si recupera dopo.

Non pubblichiamo la percentuale di detrazione. Aliquota, massimali e regole di ripartizione cambiano da un anno d’imposta all’altro e vengono aggiornati dalla legge di bilancio: una cifra scritta qui sarebbe sbagliata entro pochi mesi. La verifica va fatta con il tuo commercialista o il tuo tecnico sulla normativa vigente alla data dei lavori, e sulla documentazione dell’Agenzia delle Entrate. Noi emettiamo la fattura con le indicazioni necessarie; la pratica fiscale resta in capo a te.

Le domande che ci fanno al telefono

Barriera anti piccioni per fotovoltaico: domande e risposte

La barriera si vede da terra?

Poco, ed è esattamente per questo che il profilo è fatto così. Sta sotto il bordo del modulo e segue la linea del manto, quindi da strada si legge come un’ombra sul filo del tetto e non come un oggetto aggiunto. Nelle fotografie della gallery qui sopra la si distingue perché sono scatti ravvicinati: dal marciapiede è un’altra cosa.

Bisogna forare i pannelli o il telaio?

No, e non è una scelta estetica. I certificati di garanzia dei produttori indicano fra le cause di esclusione la modifica non autorizzata del modulo, e un foro nel telaio o un morsetto stretto sul bordo ci rientrano. La barriera si ancora alla struttura di sostegno o al manto di copertura: sui moduli e sui loro telai non si esegue nessun intervento.

La pulizia del guano è compresa?

Sì, la rimozione del guano e del materiale accumulato è compresa nel prezzo dell’intervento, con lo smaltimento a norma di legge. Non è una cortesia: chiudere il perimetro sopra un accumulo significa sigillarlo sotto i moduli, insieme agli ectoparassiti che ci vivono. Nelle situazioni molto estese o particolarmente compromesse la bonifica può richiedere una valutazione a sé, e in quel caso lo scriviamo nel preventivo.

Funziona anche su copertura piana industriale?

Sì, ma il progetto è diverso. Su una falda il varco è la fessura fra il bordo del modulo e il coppo; su un tetto piano c’è lo spazio sotto tutta la struttura di sostegno e in più il piano libero fra le file, dove i volatili si posano anche senza nidificare. Su quei campi la barriera perimetrale spesso si combina con un secondo sistema: ne parliamo in volatili sul fotovoltaico industriale.

Quanto dura?

È un sistema pensato per restare in copertura senza manutenzione ordinaria: resiste all’escursione termica, all’acqua, alla neve e allo smog. Su qualunque impianto il pezzo che invecchia prima del materiale è il fissaggio: per questo il verbale di fine lavori riporta i punti di ancoraggio, e un controllo periodico si concorda in contratto.

Devo lavare comunque i pannelli?

Sì. La barriera toglie la causa dello sporco da volatili, non la polvere, i pollini e il particolato, che restano il normale motivo per cui un impianto va lavato secondo le indicazioni del produttore. La differenza è che il lavaggio torna a essere una manutenzione programmata invece di una rincorsa.

In quanto tempo si installa?

Su un impianto residenziale l’intervento si esaurisce di norma in una giornata di lavoro, bonifica compresa. I tempi cambiano con lo sviluppo del perimetro, con la modalità di accesso alla copertura e con la quantità di materiale da rimuovere: sono le tre cose che il sopralluogo serve a misurare.

Lavorate anche fuori dalla Toscana?

Sì, eseguiamo installazioni in tutta Italia, su abitazioni private, aziende ed enti pubblici. Per le sedi lontane conviene mandare in anticipo qualche fotografia della copertura: permette di preparare il sopralluogo e di arrivare con il materiale giusto.

Parliamone

Richiedi un sopralluogo sull’impianto

Scrivici se il campo è su falda o su copertura piana, quanti moduli sono e da quanto tempo vedi i volatili sopra. Se alleghi una foto presa da lontano e una del bordo inferiore del campo, capiamo già dove si può chiudere e dove si può ancorare.

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