Prima di toccare quel nido, guarda se dentro c’è qualcosa

Un nido sul balcone o in sottotetto sembra un problema da risolvere in cinque minuti con una scopa. Non lo è: se contiene uova o piccoli, rimuoverlo è vietato. E anche quando è vuoto, toglierlo senza chiudere l’accesso significa ritrovarselo identico poche settimane dopo.

18 + 30i giorni dell’incubazione e poi dell’involo: la finestra in cui il nido non si tocca
Art. 21L. 157/1992: vietato prendere uova, nidi e piccoli nati della fauna selvatica
5-6covate all’anno per coppia: senza chiudere l’accesso il nido si rifà
Due piccioni appollaiati sulla ringhiera di un balcone di un condominio
Prima arriva la coppia in ringhiera. Il nido, di solito, viene nelle settimane dopo.

In breve: se nel nido ci sono uova o piccoli, non si tocca

La legge 157/1992 vieta di prendere uova, nidi e piccoli nati della fauna selvatica, e la Corte di Cassazione ha ricondotto a questa categoria anche il colombo di città. Si aspetta l’involo — circa diciotto giorni di cova più un mese di permanenza nel nido — proteggendo nel frattempo le superfici sottostanti. Solo a nido vuoto si bonifica e si chiude l’accesso: è la chiusura, non la rimozione, che risolve il problema.

Perché proprio qui

Non è un caso che abbia scelto casa tua

Un nido non compare per sfortuna. Compare dove quattro condizioni si presentano insieme, e casa tua le offre tutte e quattro meglio di qualunque albero del quartiere.

1

Un riparo che in natura non esiste

Sottotetti, cassonetti delle tapparelle, vani tecnici: superfici piane, asciutte e coperte. In natura un piccione dovrebbe accontentarsi di una cengia esposta alla pioggia; a casa tua trova di meglio.

2

Temperatura stabile tutto l’anno

Un cassonetto o un sottotetto restano tiepidi anche d’inverno. È il motivo per cui in città le covate non si fermano nella stagione fredda, mentre il picco resta fra marzo e giugno.

3

Nessun predatore, nessun disturbo

In quota e dentro un vano chiuso il nido è più sicuro di qualunque albero. Se poi nessuno si affaccia per settimane, la coppia interpreta il silenzio come via libera.

4

E una volta che ha funzionato, torna

Il colombo è fedele al sito di nidificazione: se una covata è andata a buon fine, quella coppia — e spesso i suoi nati — tornerà nello stesso punto. È la ragione per cui togliere il nido, da solo, non serve a niente.

Dove guardare

I sei posti in cui si trova un nido, in ordine di frequenza

Quasi mai il nido è dove si sente il rumore: il suono viaggia lungo il cassonetto, la parete o il canale di gronda. Questi sono i punti da controllare davvero, dal più comune al più insidioso. Le immagini di questa sezione sono ricostruzioni realistiche a scopo illustrativo, non fotografie di interventi Birdstop.

Nido di piccione con due uova dentro il cassonetto aperto di una tapparella1

Il cassonetto della tapparella

Il primo posto da controllare, e quello che quasi nessuno guarda. Ci si accorge del nido quando la tapparella si inceppa o quando dalla parete arriva un rumore di raspare. Dentro il vano il nido è al riparo e invisibile da fuori.

Nido di piccione fra le travi in legno di un sottotetto polveroso2

Sottotetto e mansarda

Basta una tegola sollevata o una griglia di aerazione rotta. In sottotetto la colonia si insedia in modo stabile e il guano si accumula sul solaio per anni prima che qualcuno salga a vedere.

Nido di piccione dietro l’unità esterna di un condizionatore sul muro di un balcone3

Dietro l’unità esterna del condizionatore

Lo spazio fra lo split e il muro è largo il giusto, riparato e tiepido. Il guano finisce sulla batteria e sulle alette, e il primo segnale spesso è un cattivo odore quando si accende l’impianto.

Nido di piccione sotto le tegole in corrispondenza della gronda di un tetto4

Sotto le tegole e in gronda

Il coppo di bordo e la gronda offrono un incavo perfetto. Il nido finisce per ostruire lo scarico: la prima pioggia forte trasforma il problema di volatili in un problema di infiltrazioni.

Nido di piccione nell’angolo riparato di un balcone dietro le fioriere5

L’angolo riparato del balcone

Dietro le fioriere, sotto un mobiletto da esterno, nell’angolo che non si spazza mai. Sono i nidi più a contatto con le persone: guano sul pavimento dove passano bambini e animali domestici.

Comignolo con torrino di ventilazione sul tetto di un edificio, punto tipico di nidificazione dei piccioni6

Canne fumarie e torrini di ventilazione

L’imbocco è caldo e protetto, ed è il caso più pericoloso: un nido dentro una canna fumaria può ostruire lo scarico dei fumi di una caldaia. Qui non si aspetta, si chiama subito un tecnico.

Da non fare mai

Quattro reazioni istintive che peggiorano la situazione

Sono le quattro cose che chiunque pensa di fare nei primi cinque minuti. Tutte e quattro, in modi diversi, trasformano un problema gestibile in un problema più grande — a volte anche legale.

Buttarlo giù con l’acqua o la scopa

Se dentro ci sono uova o piccoli è un illecito, non una disattenzione. E in ogni caso il getto sparpaglia materiale organico, acari e parassiti del nido su tutto il balcone e su quelli dei vicini.

Spostare il nido “poco più in là”

I genitori non seguono un nido spostato: riconoscono il punto, non l’oggetto. I piccoli restano senza cure e il gesto resta comunque una rimozione a tutti gli effetti.

Chiudere il varco con i piccoli dentro

È la scorciatoia peggiore. Oltre a essere crudele, in pochi giorni il problema diventa un odore che non si toglie e che obbliga ad aprire di nuovo, di solito rompendo qualcosa.

Veleni, colle e trappole artigianali

Le sostanze collanti e le trappole non selettive non sono ammesse per la fauna selvatica, ferisco gli animali che ci finiscono e mettono a rischio gatti e bambini. Il gel, in più, cola sulla facciata e resta lì per anni.

Prima di tutto

Di che specie è quel nido? Da qui cambia tutto

La domanda giusta non è “come lo tolgo” ma “chi ci abita”. Per rondini, balestrucci, rondoni e gabbiani la tutela è piena e il nido non si tocca nemmeno da vuoto senza autorizzazione. Per il colombo di città il margine è maggiore, ma il nido attivo resta protetto.

SpecieCome riconosci il nidoCosa puoi fare
RondineHirundo rusticaNido a coppa aperta di fango e paglia, appoggiato a una trave dentro portici, stalle e androniProtetta. Nido intoccabile, anche vuoto, senza autorizzazione
BalestruccioDelichon urbicumNido chiuso di fango con un foro d’ingresso, attaccato sotto il cornicione, spesso in gruppoProtetto. Come sopra: si interviene solo fuori stagione e con autorizzazione
RondoneApus apusNon costruisce quasi nulla: occupa fessure, sottotegole e fori di ponteggio. Non lo vedi mai posatoProtetto. Chiudere la fessura in stagione significa murare i piccoli dentro
Colombo di cittàColumba livia f. domesticaPiattaforma disordinata di rametti e piume, su superficie piana e riparata, con guano abbondanteRientra nella fauna selvatica (Cass. pen. III n. 2598/2004): il nido attivo non si rimuove
Gabbiano realeLarus michahellisNido voluminoso su terrazzi piani, coperture e comignoli; adulti molto aggressivi in covaProtetto. Specie tutelata: qualunque intervento passa dalle autorità competenti
StornoSturnus vulgarisNido dentro cavità e cassonetti, spesso in colonie numerose e rumoroseSpecie cacciabile in alcuni contesti, ma il nido attivo resta soggetto ai divieti sui nidi

Riferimenti: Legge 11 febbraio 1992 n. 157 (art. 21) e Direttiva 2009/147/CE sulla conservazione degli uccelli selvatici. Molti Comuni aggiungono regolamenti propri, con finestre temporali precise per l’eventuale rimozione dei nidi vuoti e obbligo di nidi artificiali sostitutivi: verifica sempre il regolamento del tuo Comune prima di intervenire. Vedi anche leggi e normative sui dissuasori.

Cosa fare adesso, se il nido è attivo

  • Non toccare nulla e non affacciarti ripetutamente: lo stress prolungato può portare all’abbandono della covata, che è esattamente ciò che la norma vuole evitare.
  • Fotografa il nido da distanza, con la data. Serve a identificare la specie e a documentare la situazione se poi bisogna chiedere un’autorizzazione.
  • Proteggi ciò che sta sotto: un telo di plastica o un cartone sul pavimento del balcone rende la bonifica finale molto più semplice e limita il guano sulle superfici.
  • Sposta quello che puoi: sedie, tavolini, stendibiancheria, giochi dei bambini. Non per il nido, ma per non doverli disinfettare dopo.
  • Se il nido è in una canna fumaria, in un condotto o su un impianto, non aspettare: qui c’è un rischio tecnico immediato e serve un tecnico, non pazienza.
  • Segna la data in cui hai visto le uova. Da lì conti circa diciotto giorni di cova e un mese perché i piccoli lascino il nido: è la tua finestra di intervento.
  • Avvisa l’amministratore o i vicini se il nido è su una parte comune: la chiusura dell’accesso, quando arriverà, va fatta su tutto il fronte, non su un solo balcone.
  • Quando il nido è vuoto, chiama prima di pulire: bonifica e chiusura vanno fatte nella stessa occasione, altrimenti la coppia rientra su una superficie appena pulita.

Il momento giusto esiste, ed è breve

Fra l’involo di una covata e la successiva passano poche settimane, e il colombo di città ne fa cinque o sei all’anno. La finestra utile per bonificare e chiudere è quella: se la si perde, si ricomincia da capo con un nido nuovo sullo stesso punto.

Fai un check del tuo caso oppure chiama lo 0584 433 198: il sopralluogo serve a capire da dove entrano, non solo dove si sono fermati.

La domanda vera

Quanto manca all’involo? Si capisce guardando, senza toccare il nido

Quasi tutto quello che si legge su questo tema finisce con “aspetta circa un mese”. Ma un mese da quando? Se hai scoperto il nido oggi non sai se la covata è iniziata ieri o venti giorni fa, e da quella differenza dipende se dovrai aspettare cinque settimane o cinque giorni. Questi sono i segnali che permettono di collocarsi nel calendario stando a distanza, senza aprire nulla e senza disturbare.

Cosa osserviChe cosa sta succedendoQuanto manca
Un adulto sta immobile sul nido quasi tutto il giorno e l’altro lo sostituisce una o due volteCova in corso. I due genitori si alternano e l’uovo non resta mai scoperto a lungoFino a 18 giorni dall’inizio della cova
I due adulti entrano ed escono di continuo, restano pochi minuti, il nido non è più coperto in permanenzaLe uova si sono schiuse. I piccoli vengono imbeccati più volte al giornoCirca 4 settimane
Se ti affacci senti un sibilo o uno sbuffo dal nido; gli adulti restano lontani per periodi lunghiPiccoli di due o tre settimane. Reagiscono da soli alla presenza estraneaCirca 1-2 settimane
Nel nido si vedono due sagome grandi quasi come gli adulti, piumaggio disordinato e residui di piuminoPiccoli prossimi all’involo. Gli adulti tornano solo per le poppatePochi giorni
Nido vuoto per tre o quattro giorni di fila, nessun rientro nemmeno la seraInvolo avvenuto. È la finestra utile per bonificare e chiudere l’accessoSi può intervenire

Perché la finestra utile è più stretta di quanto sembri

Il colombo di città porta a termine cinque o sei covate all’anno e la femmina può deporre di nuovo mentre i piccoli della nidiata precedente sono ancora nel nido. Se aspetti “qualche settimana” senza più controllare, il rischio concreto è di trovare il nido di nuovo occupato proprio nei giorni in cui avevi programmato l’intervento. Quando la finestra si apre va usata subito.

Nota metodologica. La tabella traduce in segnali osservabili i tempi biologici della specie — circa diciotto giorni di incubazione e involo verso i trenta giorni. Sono indicazioni per orientarsi, non una misura esatta: nidiate diverse hanno tempi diversi e il meteo incide.

Il caso più frequente

Nido nel cassonetto della tapparella: perché è il più delicato di tutti

Online si parla quasi sempre di balcone e di cornicione. Nella pratica italiana il vano più usato dai colombi è un altro: il cassonetto della tapparella. È coperto, asciutto, tiepido tutto l’anno e ha verso l’esterno una fessura che nessuno guarda mai. È anche l’unico caso in cui il nido si trova dentro il muro di casa, con conseguenze che gli altri punti non hanno.

Come capisci che è lì

  • La tapparella si inceppa o fa un rumore diverso quando la alzi: il materiale del nido è finito sul rullo o nel meccanismo.
  • Dalla parete arriva un raspare o un tubare attutito, soprattutto all’alba e al tramonto.
  • Sotto la finestra, all’esterno, compaiono striature di guano e steli secchi caduti dalla fessura del cassonetto.
  • In casa si sentono odore e polvere quando apri la finestra a ribalta o accendi l’impianto.

Le due cose da non fare, in ordine di gravità

Non aprire e richiudere il cassonetto per controllare. Ogni apertura è un disturbo diretto a un nido attivo; su specie protette la legge lo vieta espressamente e per il colombo resta comunque il modo più rapido per far abbandonare i piccoli ai genitori.

Non azionare la tapparella “per farli andare via”. Il rullo schiaccia nido e nidiacei e spinge il materiale organico nel meccanismo: da quel momento non hai più un problema di volatili, hai un problema di odore in casa e di serramento da smontare.

A nido vuoto l’intervento corretto ha tre parti, e nessuna delle tre da sola risolve: svuotamento e sanificazione del vano, chiusura della fessura esterna — che è il vero punto d’ingresso e quasi sempre si sigilla senza toccare l’infisso — e verifica degli altri cassonetti dello stesso fronte, perché una coppia respinta si sposta di una finestra e ricomincia.

Casi particolari

Tre situazioni che gli articoli sul nido non affrontano mai

1. Il nido è sul cornicione: in condominio chi paga?

Dipende da dove si trova il punto d’ingresso, non da chi lo vede dalla propria finestra. Cornicioni, facciate, gronde, sottotetti e canne fumarie rientrano di norma fra le parti comuni elencate dall’art. 1117 del Codice civile: la spesa segue le regole condominiali e va deliberata in assemblea. Se invece il nido è dentro la proprietà esclusiva — il cassonetto della tua tapparella, la tua loggia chiusa su tre lati — resta a carico del singolo.

In pratica conviene quasi sempre far valutare l’intero fronte anche quando il problema si vede da un solo appartamento: chiudere un balcone sposta la coppia al piano di sopra, e la seconda chiamata costa più della prima.

2. È caduto un piccolo dal nido

Prima di toccarlo guarda che animale è, perché la risposta cambia. Se è un rondone — ali lunghe a falce, zampe cortissime, da terra non riesce a ripartire — è una specie protetta e va segnalato a un Centro di Recupero della Fauna Selvatica della tua provincia. Se è un giovane colombo, molto spesso è semplicemente al primo volo e i genitori continuano a nutrirlo a terra per qualche giorno.

In entrambi i casi valgono due regole: non dare da bere né da mangiare — soprattutto niente latte, che gli uccelli non digeriscono — e maneggiare solo con i guanti, perché il piumaggio dei nidiacei è la parte più carica di acari. Se devi metterlo al riparo da cani e gatti, una scatola di cartone chiusa e forata, al buio e in un luogo tranquillo, è l’unica sistemazione corretta in attesa di sapere chi chiamare.

3. La legge che trovi citata online spesso non è più quella giusta

Diversi articoli sul nido di piccioni citano ancora la legge 968 del 1977 sulla protezione della fauna; qualcuno la data addirittura al 1972. La norma di riferimento oggi è la legge 11 febbraio 1992 n. 157, che all’art. 21 comma 1 vieta di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati della fauna selvatica e di distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova. Prima di prendere per buona una regola letta in rete, controlla che la legge citata sia quella.

Sulle sanzioni, la risposta onesta

Quanto si rischia dipende dall’inquadramento del caso e dalla legge regionale, e pubblicare una cifra secca sarebbe scorretto. Se la domanda ti riguarda perché un nido è già stato rimosso, l’interlocutore giusto è il Comando di Polizia Provinciale competente per territorio, non un articolo di blog.

Hai un nido e non sai se puoi toccarlo?

Mandaci una foto: in genere basta quella per capire di che specie si tratta, se il nido è attivo e quando si apre la finestra per intervenire.

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Il metodo Birdstop

Quattro fasi, e la più importante è l’ultima

Togliere il nido è la parte facile e la meno utile. Quella che cambia il risultato è capire da dove entrano e chiudere quel punto.

Fase 1

Sopralluogo e identificazione

Si stabilisce la specie, se il nido è attivo e a che punto è la covata. Da qui dipende tutto il resto: la finestra di intervento, le eventuali autorizzazioni e il tipo di chiusura.

Fase 2

Attesa protetta, quando serve

Se la covata è in corso si protegge l’area sottostante e si programma l’intervento per il giorno in cui il nido sarà vuoto. Non è tempo perso: è il tempo in cui si prepara il lavoro.

Fase 3

Bonifica e sanificazione

Rimozione del nido e del guano con DPI e umidificazione preventiva, smaltimento conforme e sanificazione delle superfici. Il materiale del nido va tolto tutto: è anche una riserva di acari e parassiti.

Fase 4

Chiusura dell’accesso

La parte che risolve davvero: rete, dissuasori o sistemi di deterrenza sul punto esatto da cui entravano. Senza questa fase il nido si rifà, e di solito entro la stagione.

I sistemi

Con cosa si chiude, a seconda di dov’era il nido

La chiusura non è sempre una rete. Dipende da dove entravano, da quanto è visibile quel punto e da cosa si può fissare sulla facciata — che in condominio, spesso, non è una scelta solo tua.

Rete anti-volatili tesa sotto la copertura di un edificio1

Reti anti-volatili

Dove ha senso: balconi chiusi su tre lati, logge, sottotetti, cavedi: quando il vano ha un contorno preciso.

Barriera fisica totale: se il nido era dentro un volume, la rete lo rende inaccessibile per sempre. Va tesa bene e resa ispezionabile.

Vedi le reti anti-volatili
File di dissuasori ad aghi in acciaio installate su un parapetto2

Dissuasori ad aghi

Dove ha senso: davanzali, cornicioni, mensole, ringhiere: i punti di posa singoli da cui parte tutto.

Tolgono l’appoggio dove serve precisione. Vanno tenuti puliti: se si riempiono di guano e materiale smettono di funzionare.

Vedi i dissuasori ad aghi
Profilo BirdTikol di dissuasione invisibile installato sul bordo di una copertura3

BirdTikol — dissuasione invisibile

Dove ha senso: facciate e cornicioni in vista, edifici curati, contesti in cui l’estetica conta.

Profilo che da terra quasi non si vede e non crea sacche dove si accumula materiale: la scelta quando la rete o gli aghi si noterebbero troppo.

Scopri BirdTikol
Dispositivo FlyAway installato sul muro di un edificio4

FlyAway — deterrenza elettromagnetica

Dove ha senso: terrazzi e superfici ampie dove non si può installare nulla in vista o l’edificio è vincolato.

Agisce su un’area invece che su una linea: nessun elemento visibile, nessuna modifica alla facciata.

Scopri FlyAway
Dissuasore visivo e olfattivo BirdFire installato su un cornicione5

BirdFire — visivo e olfattivo

Dove ha senso: cornicioni e terrazzi dove serve basso impatto estetico e nessuna opera muraria.

Lavora sulla percezione del volatile: niente fori, niente elementi in vista. Si conta a metri lineari, quindi su un singolo affaccio resta contenuto.

Scopri BirdFire
Pavimento di un balcone prima e dopo la bonifica del guano di piccione6

Bonifica e pulizia del guano

Dove ha senso: sempre, prima di qualunque installazione: su una superficie sporca nessuna barriera tiene.

Rimozione del nido e del guano con DPI e umidificazione preventiva, smaltimento conforme e sanificazione. È anche ciò che elimina acari e parassiti del nido.

Bonifica e pulizia del guano

In condominio, prima di scegliere. Se il punto di ingresso è su una parte comune — cornicione, sottogronda, facciata — l’intervento va concordato con l’amministratore: chiudere solo il proprio balcone sposta il nido di due metri, non lo elimina.

Guarda come funziona

Due video che mostrano le due metà del lavoro

Casa e terrazzi

Chiudere un terrazzo senza riempirlo di reti e punte

Sul balcone di casa il problema non è solo tecnico: nessuno vuole vivere dietro una rete. Il video mostra la soluzione elettromagnetica su un contesto residenziale, dove non si vede nulla e non si tocca la facciata.

Scopri FlyAway
Dopo l’involo

Come si toglie davvero un nido e il guano che ha lasciato

Quando il nido è finalmente vuoto arriva la parte che non si improvvisa: umidificazione preventiva, rimozione controllata, smaltimento e sanificazione. Qui si vede perché scopa e candeggina non bastano.

Bonifica e pulizia del guano
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa di Ekonore
Il parere dell’esperta

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore

Sul nido l’area scientifica di Ekonore insiste su un punto che quasi nessuno considera: il materiale del nido non è solo sporco. È un microambiente caldo e ricco di sostanza organica, e ospita artropodi — acari in primo luogo — che restano attivi anche dopo l’involo. Quando la fonte di calore se ne va, cercano un altro ospite, e l’ospite più vicino è chi abita dietro quella parete.

Da qui una conseguenza pratica: la bonifica non è un’operazione estetica da fare “quando si ha tempo”, ma la parte sanitaria dell’intervento, e va programmata insieme alla chiusura dell’accesso, non settimane dopo.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.

I nostri clienti

Proteggiamo edifici di cui conosci il nome

Lo stesso metodo che usiamo su stabilimenti e sedi direzionali vale su un balcone: cambia la scala, non il criterio.

IrenMondadoriIveco GroupBirra PeroniConadCalzedonia Group
Verificabile

Chi entra in casa tua, e con quali certificazioni

Su un balcone si lavora in quota, con materiale organico e vicino a persone. Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili, opera con sei certificazioni attive, ognuna con il proprio numero di registrazione.

KIWACERTIFIED
UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo infestantiALI 02122 - PM
KIWACERTIFIED
ISO 9001Sistema di gestione qualitàReg. N. 19806 - A
KIWACERTIFIED
ISO 14001Sistema di gestione ambientaleReg. N. 19806 - E
KIWACERTIFIED
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoroReg. N. 19806 - I
KIWACERTIFIED
UNI/PdR 125Parità di genereReg. N. 19806 - PG
EMASCERTIFIED
EMASRegistrazione ambientale europeaIT-002249

Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l. La UNI EN 16636 è la norma specifica dei servizi di gestione e controllo degli infestanti; la ISO 45001 riguarda la sicurezza di chi lavora, che su un cornicione non è un dettaglio.

Domande frequenti

Le domande che ci fanno con il nido già sul balcone

Posso togliere un nido di piccioni dal mio balcone?

Se il nido contiene uova o piccoli, no. La legge 157/1992 vieta di prendere uova, nidi e piccoli nati della fauna selvatica, e la Corte di Cassazione (sez. III, n. 2598/2004) ha ricondotto il colombo di città alla fauna selvatica. A nido vuoto la rimozione è possibile, ma va comunque verificato il regolamento del proprio Comune.

Quanto tempo devo aspettare prima che il nido sia vuoto?

Per il colombo di città l’incubazione dura circa diciotto giorni e i piccoli restano nel nido circa tre settimane, diventando atti al volo verso i trenta giorni. Dal primo uovo all’involo passano quindi all’incirca sette settimane. Se non conosci la data di deposizione, conta dal momento in cui hai sentito i piccoli.

E se sono rondini o rondoni?

Cambia tutto: rondine, balestruccio e rondone sono specie protette e il loro nido non si tocca nemmeno da vuoto senza autorizzazione. Molti Comuni consentono la rimozione solo fuori dal periodo riproduttivo, previa autorizzazione e con obbligo di installare nidi artificiali sostitutivi.

I piccioni tornano dopo che ho tolto il nido?

Quasi sempre sì. Il colombo è fedele al sito di nidificazione e una coppia si riproduce cinque o sei volte all’anno. Se l’accesso resta aperto, il nido si rifà sullo stesso punto nel giro di poche settimane: è il motivo per cui la rimozione da sola non risolve mai.

Il guano del nido è pericoloso?

Il guano secco movimentato a secco si disperde in aria, e il materiale del nido ospita acari e altri artropodi che, esaurita la fonte di calore, cercano un altro ospite. Per questo la rimozione va fatta con DPI, umidificazione preventiva e sanificazione finale, non con scopa e candeggina.

Il nido è in un cassonetto della tapparella: cosa faccio?

È il caso più frequente e anche il più delicato, perché il vano si apre dall’interno dell’abitazione. Se la covata è in corso non aprire ripetutamente il cassonetto; se invece è vuoto, l’intervento comprende svuotamento, sanificazione e chiusura della fessura esterna, che è il vero punto di ingresso.

Chi paga in condominio, se il nido è sul cornicione?

Dipende da dove si trova il punto di ingresso: se è su una parte comune la spesa segue le regole condominiali e va deliberata, se è all’interno della proprietà esclusiva resta a carico del singolo. In pratica conviene sempre far valutare l’intero fronte: chiudere un solo balcone sposta il problema al piano di sopra.

Posso mettere una rete da solo?

Tecnicamente sì, e infatti succede spesso. Il problema è che una rete allentata o con un varco in un angolo non è una barriera: diventa un ricovero riparato dai predatori. Se il lavoro è in quota, si aggiunge un tema di sicurezza che vale più del risparmio.

Sopralluogo

Raccontaci dov’è il nido: ti richiamiamo noi

Dove si trova, da quanto tempo, se hai sentito i piccoli e se il punto è su una parte comune del condominio. Con questi dati sappiamo già cosa dirti al telefono.

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