CondominioPiccioni

Il condominio non interviene: puoi fare qualcosa da solo?

La situazione è frustrante proprio perché il problema non è tuo soltanto:

  • hai scritto all’amministratore e non è successo niente;
  • il guano arriva sul tuo balcone e sui tuoi panni stesi, ogni giorno;
  • in assemblea se ne parla e si rimanda, perché «non è urgente»;
  • e non sai a chi ci si rivolge quando il condominio resta fermo.

La strada è una scala di passaggi, e conviene farli nell’ordine: prima la richiesta scritta all’amministratore con data certa, poi la messa all’ordine del giorno dell’assemblea, e solo dopo, se ancora non si muove nulla, la segnalazione all’ASL o all’ufficio d’igiene del Comune, che possono intervenire quando c’è una questione igienico-sanitaria. Qui sotto trovi che cosa scrivere a ogni passaggio e che cosa allegare perché la richiesta non venga archiviata.

Nell’ordinerichiesta scritta, ordine del giorno, poi la segnalazione
Serve la data certauna mail o una raccomandata: a voce non risulta a nessuno
Cosa allegafoto datate e un preventivo: senza quelli resta una lamentela
Facciata di un condominio con balconi, dove si concentra la presenza dei piccioni
Sui balconi e sui cornicioni il problema è visibile a tutti. La differenza la fa il momento in cui qualcuno lo mette per iscritto.

Risposta rapida

La segnalazione va fatta all’amministratore di condominio, per iscritto, con PEC o raccomandata A/R. È lui il soggetto che per legge deve «compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio» (art. 1130, n. 4 c.c.): tetto, lastrico solare, facciata, cornicioni, sottotetti e cavedi sono parti comuni, e il guano che vi si accumula è un problema di conservazione e di igiene, non un capriccio estetico.

Se l’amministratore non risponde o l’assemblea non delibera, i passi successivi sono, nell’ordine: chiedere la convocazione dell’assemblea, segnalare all’ASL o all’ufficio d’igiene del Comune quando c’è un rischio sanitario documentato, e in ultima battuta la diffida tramite legale. Ogni passaggio ha bisogno della stessa cosa: fotografie datate e una richiesta scritta che sia rimasta senza seguito.

Qui sotto trovi il percorso completo, un modello di segnalazione da adattare e le domande che arrivano sempre — chi paga, che cosa rischia l’amministratore, che cosa si può e non si può fare ai piccioni.

Ti ci ritrovi?

Se ne riconosci due, qualcosa da solo puoi farlo — ma non tutto

È una situazione frustrante proprio perché il confine fra quello che è tuo e quello che è di tutti non è ovvio.

  • Hai già sollevato la questione in assemblea e non è successo niente.
  • Il guano arriva sul tuo balcone ma i piccioni stanno su una parte comune.
  • Qualcuno dice che devi pensarci tu, qualcun altro che deve pensarci il condominio.
  • Hai pulito più volte a tue spese.
  • Non sai se puoi montare qualcosa sul tuo balcone senza chiedere a nessuno.
  • Il problema va avanti da più di una stagione.

Se ne riconosci due, la cosa utile è separare le due partite: sul tuo, decidi tu; sulle parti comuni, serve il condominio. Qui sotto c’è dove passa il confine e che cosa puoi fare subito.

Il problema

Piccioni nel condominio, una vera e propria emergenza

Capita più spesso di quanto si pensi, e non riguarda solo gli ultimi piani.

Tre piccioni posati sul davanzale di una finestra di un edificio residenziale
Il davanzale, il cornicione e il coprimuro sono i punti in cui la colonia si ferma: da lì il guano scende su tutta la verticale dell’edificio.

Una colonia che si insedia su un condominio porta con sé sempre le stesse cose: guano su balconi e davanzali, piume e materiale di nido nelle gronde, e gli artropodi che vivono nel nido — zecche molli, acari, pulci dei volatili — che quando il nido viene abbandonato cercano un altro ospite e finiscono negli appartamenti. Il risultato pratico è che non si stendono più i panni, non si tiene una finestra aperta e non si usa il terrazzo.

La presenza di piccioni nel condominio, un grosso problema

Le richieste che arrivano all’amministratore sono quasi sempre queste quattro:

  • Rimozione degli escrementi da balconi, scale esterne, terrazze e parti comuni.
  • Rimozione di un piccione morto in gronda, in un cavedio o in un sottotetto.
  • Infestazione di parassiti arrivata negli appartamenti dopo l’abbandono del nido.
  • Sporcizia costante su tetti, cornicioni e balconi, che ritorna pochi giorni dopo ogni pulizia.

Colpiscono in modo più evidente i piani alti, ma la spesa e il fastidio riguardano tutti: il guano scende, le gronde si otturano e le parti comuni si degradano per tutti allo stesso modo.

Le sei situazioni da fotografare

Alla segnalazione all’amministratore vanno allegate fotografie datate: sono quelle a trasformare una lamentela in un documento. Queste sono le sei situazioni che ricorrono più spesso in condominio — se ne riconosci una sul tuo edificio, è quella la fotografia da allegare. Clicca su ogni immagine per ingrandirla.

Canale di gronda ostruito da guano e materiale di nido, con colature scure sull’intonaco della facciata
La gronda che non scarica piùPiume, rametti e guano formano un tappo nel canale: l’acqua scavalca il bordo e scende sull’intonaco, che si macchia di nero.
Colature di guano su un cornicione in pietra e sulla lattoneria in rame sottostante
Il cornicione e la lattoneriaLe colature acide scendono sulla modanatura e sul canale in rame: la pietra si sfarina, il metallo si ossida prima del tempo.
Due colombi fermi su un cornicione in pietra segnato dalle colature di guano
Il posatoio abitualeDue colombi fermi sempre nello stesso punto. Sotto di loro la pietra è già segnata: è da lì che il guano scende su tutta la verticale.
Davanzale in pietra ricoperto da uno strato spesso e incrostato di guano
Il davanzale incrostatoQuando il guano forma una crosta spessa, sul davanzale non si passa: ci si ferma. È il segnale che la colonia si è insediata.
Nido di piccioni con rametti e guano accumulato dentro un’apertura in muratura non chiusa
Il varco lasciato apertoUn’apertura non protetta verso il sottotetto: rametti, guano e resti di più covate. È qui che vivono zecche molli, acari e pulci dei volatili.
Operatore in tuta integrale e protezione respiratoria durante l’aspirazione del guano in un sottotetto
La bonifica, prima di qualunque posaRimozione e sanificazione con tuta integrale e protezione delle vie respiratorie: non è una pulizia, è una procedura.

Immagini illustrative ricostruite al computer per rappresentare le situazioni descritte nel testo: non sono fotografie di cantieri Birdstop.

Il passaggio che conta

A chi rivolgersi, e come metterlo per iscritto

La lamentela in cortile non lascia traccia. La segnalazione scritta sì, ed è quella che fa partire l’obbligo di attivarsi.

1

Scrivi all’amministratore, non al vicino

Il destinatario è l’amministratore pro tempore. Il canale è la PEC o la raccomandata A/R: servono a dare data certa alla richiesta. Una email ordinaria o un messaggio in chat non hanno lo stesso peso se poi la vicenda finisce davanti a un legale.

2

Descrivi i fatti, non le impressioni

Dove sono i piccioni (tetto, sottotetto, cornicione, gronda, cavedio), da quanto tempo, che cosa è cambiato. «C’è guano» è un’impressione; «il cornicione fra il terzo e il quarto piano è coperto di guano e la gronda sopra la scala B è ostruita» è un fatto.

3

Allega le fotografie, con la data

Bastano quelle del telefono, purché si veda il punto e si legga la data. Sono l’unica cosa che, mesi dopo, dimostra da quando il problema esiste.

4

Chiedi due cose precise

Primo: la bonifica delle parti comuni interessate. Secondo: che il punto sia messo all’ordine del giorno della prima assemblea utile, con almeno un preventivo di un’impresa specializzata. Una richiesta generica è facile da rinviare; due richieste puntuali no.

5

Fissa un termine e chiedi riscontro scritto

Un termine ragionevole — quindici o trenta giorni — e la richiesta di una risposta scritta. Se il termine passa senza esito, hai in mano quello che serve per i passi successivi.

Che cosa scrivere — traccia da adattare. «Il sottoscritto ___, proprietario/conduttore dell’unità immobiliare interna ___ dello stabile di via ___, segnala la presenza stabile di colombi su [tetto / sottotetto / cornicione lato ___] e il conseguente accumulo di guano su [parti comuni interessate], con [ostruzione della gronda / presenza di parassiti negli appartamenti / imbrattamento dei balconi]. Si allegano fotografie datate. Si chiede pertanto di disporre la bonifica delle parti comuni interessate e di inserire all’ordine del giorno della prima assemblea utile l’affidamento di un intervento di allontanamento volatili, acquisendo almeno un preventivo da impresa specializzata. Si resta in attesa di riscontro scritto entro ___ giorni.»

Non serve un legale per scriverla, e non serve nominare articoli di legge: l’obbligo esiste comunque. Serve che sia scritta, datata e ricevuta.

Se l’amministratore non risponde, il condòmino può chiedere la convocazione dell’assemblea; se il problema ha un profilo igienico-sanitario documentato — parassiti negli appartamenti, gronde ostruite, guano nelle aree di passaggio — la segnalazione può essere portata all’ASL o all’ufficio d’igiene del Comune. La diffida tramite legale resta l’ultimo passo, non il primo.

Ti serve il preventivo da allegare alla segnalazione?

Indirizzo dello stabile e due fotografie del punto: prepariamo la proposta tecnica nella forma che l’amministratore può portare in assemblea.

0584 433 198Richiedi la proposta
Recensioni verificate

Amministratori e condomini che ci hanno già affidato uno stabile

Recensioni pubblicate su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo.

Quando il problema si complica

Piccioni, nutriti dai condòmini: il problema si complica

È la variabile che manda all’aria qualunque intervento tecnico, e quasi sempre nasce dentro l’edificio.

Basta un condòmino che ogni mattina lasci del pane sul davanzale perché la colonia resti, cresca e trovi conveniente nidificare lì. È il motivo per cui, a volte, un impianto perfettamente posato non basta: il cibo è una ragione per restare molto più forte di quanto un appoggio scomodo sia una ragione per andarsene.

Il foraggiamento non è vietato da una legge nazionale: lo vietano i regolamenti comunali. Il Comune di Milano, per esempio, vieta espressamente di fornire cibo ai colombi su tutto il territorio cittadino nel Regolamento per il benessere e la tutela degli animali; altri Comuni lo disciplinano con appositi provvedimenti e sanzioni. Prima di scrivere «è vietato dalla legge» in una segnalazione, conviene verificare che cosa dice il regolamento del proprio Comune — e citarlo.

In assemblea questo punto si affronta meglio come regola condominiale che come accusa personale: chiedere che nel verbale sia messo nero su bianco il divieto di somministrare cibo ai volatili sulle parti comuni e dai balconi costa nulla, e toglie l’argomento dal terreno del litigio fra vicini.

Oltre alle macchie sul muro

Che cosa si rovina, e che cosa si rischia

Rappresentazione al microscopio di batteri del genere Salmonella
La salmonellosi è fra le infezioni che possono essere associate agli escrementi dei volatili: è il motivo per cui la bonifica non è una pulizia qualunque.

Sull’edificio. Il guano è acido e igroscopico: trattiene umidità sulle superfici, aggredisce lattonerie, pietra e legno, macchia intonaci e tende da sole, e nelle gronde forma un tappo di materiale organico che manda l’acqua dove non dovrebbe andare. Sono danni che si pagano due volte: una per il ripristino, una per l’intervento che non è stato fatto prima.

Sulle persone. Gli escrementi secchi che si polverizzano e vengono respirati sono la via di esposizione più concreta, soprattutto per chi pulisce senza protezioni. Fra le patologie documentate in associazione con i volatili urbani ci sono la salmonellosi, l’ornitosi (clamidiosi), la criptococcosi e l’istoplasmosi; a queste si aggiungono i parassiti del nido — zecche molli, acari, pulci dei volatili — che cercano un altro ospite quando il nido resta vuoto.

Il rischio reale dipende da quantità, esposizione e condizioni della persona: non è la presenza di un piccione sul davanzale a essere pericolosa, è il guano accumulato in un sottotetto e rimosso a secco, senza mascherina, da qualcuno che non lo sa. Per questo la bonifica è un lavoro con procedure e dispositivi di protezione, non una scopata.

La domanda che blocca tutto

Chi paga l’allontanamento dei piccioni in condominio?

La risposta breve: dipende da dove si interviene, non da chi si lamenta.

Se l’intervento riguarda parti comuni — tetto, lastrico solare, facciata, cornicioni, sottotetti, cavedi, gronde — la spesa è condominiale e si ripartisce fra tutti secondo le regole del Codice civile, anche se i piccioni si vedono solo dagli ultimi piani. Il ragionamento «tanto a me non arrivano» non regge: le parti comuni sono di tutti, e il loro degrado pesa su tutti.

Se invece l’intervento riguarda un balcone o una terrazza di proprietà esclusiva, paga il singolo proprietario — con l’obbligo di non pregiudicare stabilità, sicurezza e decoro architettonico dell’edificio e, in condominio, di dare preventiva notizia all’amministratore.

Il tema di chi decide e con quale maggioranza è più articolato di quanto stia in un paragrafo: gli articoli, le maggioranze e il fondo speciale li abbiamo raccolti nella guida dedicata — piccioni in condominio: chi decide, con quale maggioranza e chi paga.

L’obbligo

Che cosa deve garantire l’amministratore di condominio

Amministratore di condominio davanti a un edificio residenziale
L’amministratore non deve «risolvere il problema dei piccioni»: deve attivarsi, documentare e portare la decisione dove va presa.

L’art. 1130 del Codice civile elenca gli obblighi dell’amministratore. Il numero 4 è quello che conta qui: deve «compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio». È un potere che esercita da solo, senza bisogno di una delibera preventiva, quando serve a conservare le parti comuni.

Tradotto: davanti a una segnalazione documentata, l’amministratore può e deve disporre la pulizia e la bonifica delle parti comuni imbrattate, nei limiti del preventivo approvato. L’installazione di un sistema di allontanamento è un’altra cosa: è un intervento che va portato in assemblea, ed è per questo che nella segnalazione conviene chiedere entrambe le cose — la bonifica subito, il punto all’ordine del giorno per l’impianto.

Restare inerte davanti a una segnalazione scritta e documentata espone l’amministratore: non solo sul piano del mandato, ma anche rispetto alla custodia delle parti comuni. È esattamente la ragione per cui la forma scritta, con data certa e fotografie, cambia il peso della richiesta.

A chi ti rivolgi

A chi rivolgersi per denunciare la presenza di piccioni nel condominio

Quattro gradini, in quest’ordine. Saltarne uno di solito allunga i tempi invece di accorciarli.

1

Amministratore

PEC o raccomandata con fotografie datate, richiesta di bonifica e di inserimento del punto all’ordine del giorno. È il passo che nessuno può saltare: senza questo, tutti gli altri sono deboli.

2

Assemblea

Se la risposta non arriva, il condòmino può chiedere la convocazione dell’assemblea. Portare almeno un preventivo tecnico trasforma una lamentela in una delibera possibile.

3

ASL o ufficio d’igiene del Comune

Quando c’è un profilo igienico-sanitario documentato — parassiti negli appartamenti, guano nelle aree di passaggio, gronde ostruite — la segnalazione può essere portata all’autorità sanitaria locale. Alcuni Comuni prevedono anche obblighi espliciti per i proprietari di immobili disabitati.

4

Diffida tramite legale

È l’ultimo gradino, non il primo. Ha senso quando esiste già una traccia scritta di segnalazioni rimaste senza esito: è quella traccia a reggere, non il tono della lettera.

Come si interviene

Allontanare i piccioni dal condominio

Tecnici Birdstop davanti al furgone aziendale
Bonifica prima, posa poi, verifica dopo: è la sequenza che rende l’intervento difendibile in assemblea e davanti a un’ispezione.

L’allontanamento va affidato a chi fa bird control di mestiere, per due ragioni che contano allo stesso modo: la prima è tecnica — un sistema scelto male o posato peggio sposta il problema di venti centimetri invece di risolverlo; la seconda è normativa.

Il colombo di città non rientra fra le poche specie escluse dalla legge sulla fauna selvatica (L. 157/1992, art. 2 comma 2) e la lettura prevalente lo considera fauna selvatica in stato di naturale libertà. In pratica, per un condominio significa questo:

  • Non si uccidono e non si feriscono: veleni, esche e dispositivi che provocano lesioni ricadono negli artt. 544-bis e 544-ter del codice penale, con pene inasprite dalla L. 82/2025.
  • Non si catturano di iniziativa privata: il contenimento numerico passa dai piani di controllo pubblici previsti dall’art. 19 della L. 157/1992, con il parere di ISPRA.
  • Non si usano colle o trappole adesive: intrappolano, feriscono e colpiscono anche specie non bersaglio.
  • Si usano metodi non cruenti: reti tese e ancorate, fili a impulso a bassissima energia, dissuasori visivi e olfattivi, barriere meccaniche, sistemi laser. Rendono l’appoggio inutilizzabile o chiudono il varco, senza toccare l’animale.

E prima di qualunque posa viene la bonifica: rimuovere e sanificare il guano non è un extra da tagliare per far scendere il preventivo, è il presupposto perché il resto duri. Il quadro normativo completo, articolo per articolo, è nella guida su leggi e normative sui dissuasori per piccioni.

Che cosa si installa

I sistemi che si valutano su uno stabile condominiale

Nessuno di questi ferisce l’animale: cambia il modo in cui rende inutilizzabile l’appoggio, e con esso il punto dell’edificio su cui conviene usarlo.

Dissuasore visivo e olfattivo BirdFire installato su un cornicione, senza aghi ne fili a vista
Visivo e olfattivo

BirdFire

Coppette di gel a base di oli naturali applicate sul piano di posa. I colombi vedono l’ultravioletto e la formula, per loro, ha l’aspetto di una fiamma. Da terra non si vede niente: è il sistema che si valuta quando l’assemblea teme per il decoro della facciata.

Vedi la pagina del sistema
Dissuasore BirdTikol installato su un piano di posa, a impatto estetico nullo
Meccanico invisibile

BirdTikol e TikolPannel

L’evoluzione del dissuasore meccanico a impatto estetico nullo: non cruento, silenzioso, sicuro per persone e animali. Rende inutilizzabile il piano di posa lasciando leggibile la linea architettonica dell’edificio.

Vedi la pagina del sistema
Dissuasore laser automatizzato BirdLaser AI installato su una copertura
Laser automatizzato

BirdLaser AI

Sensori e telecamera individuano le aree frequentate e il sistema proietta un raggio che i volatili percepiscono come una minaccia. Silenzioso, presidia superfici ampie — lastrici, coperture estese — dove un sistema di bordo non arriva.

Vedi la pagina del sistema
Impianto FlyAway installato lungo il cornicione di un palazzo: supporti a basso profilo e filo perimetrale che seguono tutta la facciata
Elettromagnetico

FlyAway

Non danneggia i volatili: li disorienta. Nessun impatto estetico né acustico e struttura resistente agli agenti atmosferici — è il sistema che si valuta su edifici vincolati, dove non si può forare né appendere.

Vedi la pagina del sistema
In pratica

Su un edificio intero quasi mai se ne usa uno solo: la combinazione si decide guardando gli affacci, i volumi accessibili e il livello di infestazione. I punti di partenza di ciascun sistema, IVA esclusa, sono nella guida ai costi; per uno stabile il preventivo si fa sempre su sopralluogo.

Richiedi il preventivo per lo stabile

Dicci indirizzo, numero di scale e quali affacci sono interessati. Con qualche fotografia fatta da terra prepariamo il documento da allegare alla convocazione: superfici, sistemi, bonifica a parte e ipotesi di riparto.

Prima e dopo

Che cosa vota l’assemblea, in concreto

Tre interventi Birdstop documentati, con il cursore da trascinare. È il tipo di risultato che una delibera dovrebbe descrivere: bonifica, chiusura dei varchi, copertura continua dell’appoggio.

Sottomodulo di un impianto fotovoltaico occupato dai volatili, con guano sui pannelliLo stesso impianto dopo la chiusura del sottomodulo con rete anti-volatiliPrimaDopo
Prima e dopo una bonifica. Il guano non si spazza: si rimuove e si sanifica prima di qualunque posa, e per chi esegue il lavoro è un rischio biologico regolato dal D.Lgs. 81/2008. Nessun sistema si posa sopra il deposito.
Balaustra in pietra di un edificio storico con il piano di appoggio incrostato di guanoLa stessa balaustra dopo la bonifica, con il filo teso installato lungo il piano di appoggioPrimaDopo
Su una balaustra l’appoggio è continuo per tutta la lunghezza: proteggerne metà avrebbe spostato gli animali di qualche metro. Nessun elemento taglia o trattiene l’animale. Dissuadere, non ferire.
Tetto in tegole con moduli fotovoltaici, guano sulle celle e materiale accumulato lungo la linea di grondaLo stesso tetto dopo la bonifica e la chiusura del bordo dei moduli con la barriera perimetralePrimaDopo
Fra il bordo dei moduli e le tegole c’era un vano riparato: dopo la bonifica è stato chiuso con una barriera continua. Chiudere il varco è la misura che alcuni Comuni chiedono espressamente ai proprietari.
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo: non testimonianze riportate da noi.

Cosa possiamo documentare

Certificazioni con numero di registrazione verificabile

Non “siamo certificati”: qui sotto ci sono norma, ente e numero di registrazione, così puoi verificarli.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo degli infestanti. Base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione della qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro: rilevante quando si opera in quota su coperture.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Prassi di riferimento sulla parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l., P.IVA 09730020964.

Domande frequenti

Le domande che arrivano prima di scrivere all’amministratore

A chi devo scrivere per segnalare i piccioni nel condominio?

All’amministratore pro tempore, per iscritto, con PEC o raccomandata A/R. È il soggetto che per legge deve compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio (art. 1130, n. 4 c.c.). La segnalazione verbale non lascia traccia e non fa decorrere alcun termine.

Che cosa devo scrivere nella segnalazione?

Dove sono i piccioni, da quando, che cosa hanno provocato, e due richieste precise: la bonifica delle parti comuni interessate e l’inserimento del punto all’ordine del giorno della prima assemblea utile, con almeno un preventivo. Allegare fotografie datate e chiedere riscontro scritto entro un termine ragionevole.

L’amministratore può ordinare la pulizia senza passare dall’assemblea?

Per la pulizia e la bonifica delle parti comuni sì, nei limiti del preventivo approvato: sono atti conservativi. L’installazione di un impianto di allontanamento è invece una decisione che va portata in assemblea.

Che cosa succede se l’amministratore non fa nulla?

Il condòmino può chiedere la convocazione dell’assemblea; se esiste un profilo igienico-sanitario documentato può segnalare all’ASL o all’ufficio d’igiene del Comune; in ultima battuta può far inviare una diffida da un legale. Tutti e tre i passaggi si reggono sulla traccia scritta delle segnalazioni precedenti.

Chi paga l’intervento?

Se si interviene su parti comuni la spesa è condominiale e si ripartisce fra tutti; se si interviene su un balcone o una terrazza di proprietà esclusiva paga il singolo. Il dettaglio su maggioranze e ripartizione è nella guida dedicata ai piccioni in condominio.

Un vicino dà da mangiare ai piccioni: posso farlo smettere?

Non esiste un divieto nazionale: dipende dal regolamento del Comune, e diversi Comuni lo vietano espressamente. In assemblea la strada più efficace è mettere a verbale il divieto di somministrare cibo ai volatili sulle parti comuni e dai balconi.

Posso mettere una rete o dei dissuasori solo sul mio balcone?

Sì, ma senza pregiudicare stabilità, sicurezza e decoro architettonico dell’edificio, dandone preventiva notizia all’amministratore e verificando eventuali vincoli. Va detto però che chiudere un solo affaccio sposta quasi sempre il problema al piano di sopra.

Quanto tempo serve per risolvere?

Dipende dal livello di infestazione e dall’estensione delle parti comuni interessate. Quello che allunga i tempi non è quasi mai il cantiere: sono i mesi che passano fra la prima lamentela e la prima segnalazione scritta.

I nostri clienti

Chi ci ha già affidato i propri edifici

Dai clienti privati alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, facciate e impianti dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.

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Marcegaglia
Amazon
Cereal Docks Group
Edison EDF Group
Coca-Cola
Megamark
Calzedonia Group
Tecnomat
Birra Peroni
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A2A Ambiente
Mondadori
Falconeri
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Pantheon Roma
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Porta in assemblea una proposta, non una lamentela

Indirizzo dello stabile, due fotografie del punto e il nome dell’amministratore: prepariamo la proposta tecnica con la sequenza degli interventi, così il punto all’ordine del giorno ha qualcosa da votare.

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Compila il modulo con l’indirizzo dello stabile e due righe sulla situazione: ti rispondiamo con quello che serve per portare il punto in assemblea.

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