Con i piccioni si tratta una superficie. Con gli storni si tratta un orario

Un dormitorio di storni non sta su un cornicione: sta sulla chioma degli alberi, si forma in mezz’ora al tramonto e si scioglie all’alba. Non c’è niente da installare e non c’è niente da chiudere. Quello che un’amministrazione può fare è intervenire nella finestra giusta, su tutti i dormitori vicini insieme e per più sere di fila — e sapere in anticipo dove è accettabile che lo stormo si sposti, perché si sposta sempre da qualche parte.

Fine settembre – metà aprilela finestra in cui gli storni frequentano la città, secondo la scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale
Sulla chiomail dormitorio è sugli alberi: reti, spilli e sistemi di bordo non c’entrano nulla con questo problema
«Distress call»il grido d’allarme registrato è il metodo che la stessa fonte indica come quello che ha dato i maggiori risultati
Viale urbano alberato all’imbrunire con le chiome fitte di piccoli uccelli scuri posati sui rami e i lampioni accesi lungo la strada
Un viale alberato al crepuscolo, con le chiome occupate. È la scena da cui parte ogni segnalazione: non c’è un edificio coinvolto, c’è un’alberata, e il danno è tutto sul piano stradale sotto.

Risposta rapida

Un dormitorio di storni si sposta, non si elimina, e lo si sposta lavorando sull’orario di arrivo: il metodo che la scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale indica come il più efficace è il distress call, il grido d’allarme registrato, in un progetto dichiarato incruento. Perché funzioni servono tre condizioni: agire nella finestra del crepuscolo, agire su tutti i dormitori contigui insieme e ripetere per più sere consecutive. La stagione utile va da fine settembre a metà aprile: è l’opposto della finestra in cui si lavora sui piccioni, e per questo un unico appalto «volatili» annuale mette insieme due calendari incompatibili.

Perché è un problema diverso

4 cose che cambiano tutto rispetto ai piccioni

Storno e colombo di città vengono messi nello stesso capitolato e trattati come lo stesso tema. Non lo sono: cambia dove stanno, cambia quando ci sono, cambia che cosa si può fare e cambia in che mese si può farlo. Queste quattro differenze sono quelle che, se ignorate, fanno spendere un budget senza risultato.

Viale alberato all’imbrunire con le chiome piene di piccoli uccelli scuri posati fitti sui rami1

Il dormitorio è sulla chioma, non sull’edificio

È la differenza che rende inutile tutto ciò che si sa sui piccioni. Non c’è un cornicione da attrezzare, un volume da chiudere, un davanzale da proteggere: c’è un’alberata, che è verde pubblico e non patrimonio edilizio, e su cui non si installa niente. Chi propone reti o dissuasori a spillo per un problema di storni non ha guardato dove dormono.

Marciapiede e auto parcheggiate sotto un filare di alberi, con asfalto e carrozzerie coperti di chiazze biancastre di guano2

Il danno è a terra, e riguarda tutti

Sotto il dormitorio ci sono marciapiedi, auto in sosta, dehors, fermate, ingressi di negozi. È un danno diffuso su suolo pubblico, non su un immobile privato: per questo le segnalazioni arrivano tutte all’amministrazione, anche quando gli alberi sono in un cortile o in un’area condominiale. La quantità dipende da quanti sono e da quante notti restano.

Grande stormo di uccelli in volo nel cielo del tramonto sopra i tetti di una città3

Arrivano tutti insieme, e in mezz’ora

La scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale descrive gruppi che al sopraggiungere del buio si riuniscono in diverse centinaia, e talvolta in decine di migliaia. La conseguenza operativa è secca: l’intervento ha una finestra, quella dell’arrivo. Fatto di giorno non serve a niente, fatto a stormo già insediato da ore serve a poco.

Panchina e pavimentazione di un parco pubblico sotto alberi ad alto fusto, macchiate di guano biancastro4

Se lo sposti male, diventa il problema di un’altra strada

Un dormitorio non si elimina: si sposta. Se si interviene su un solo viale, lo stormo si riorganizza duecento metri più in là e nel giro di due settimane arrivano le stesse segnalazioni da un altro quartiere. È il motivo per cui questa non è una lavorazione da affidare a punti isolati, ma un’azione da programmare su un’area.

Dove sta scritto

Quello che dice un’amministrazione che l’ha già fatto

Tre righe vengono dalla scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale, che è la fonte pubblica italiana più esplicita sul tema; la quarta è la norma che delimita che cosa si può fare a un uccello selvatico. Insieme spiegano perché questo intervento si progetta su un’area e su un calendario, non su un indirizzo.

FonteChe cosa dice, alla letteraChe cosa significa per l’enteLink
Roma CapitaleUfficio Diritti Animali — comportamento«Gli storni al sopraggiungere del buio si riuniscono in gruppi di diverse centinaia (ma talvolta fino a decine di migliaia)»La stessa scheda indica come cause dell’insediamento urbano l’effetto «isola di calore» e l’assenza di molti predatori.È la ragione per cui il problema è stagionale e serale, e per cui la variabile che conta non è la superficie ma il numero di individui su un singolo filare. La città offre calore e sicurezza: sono le due cose che l’intervento non può togliere.fonte
Roma CapitaleUfficio Diritti Animali — stagionalità«tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre»… e il ritorno «tra la fine di marzo e la metà del mese di aprile»: sono le date di arrivo e di partenza indicate nella scheda.Definisce la finestra di appalto. È anche il motivo per cui un contratto unico «volatili» su base annua funziona male: la stagione utile sugli storni è esattamente quella in cui, sui piccioni, si dovrebbe installare.fonte
Roma CapitaleUfficio Diritti Animali — metodo«Il metodo che ha dato i maggiori risultati è tuttavia proprio quello del «distress call» (grido d’allarme)»La campagna descritta nella scheda è definita «progetto di allontanamento incruento degli storni» e prevede fra l’altro «interventi in simultanea, ossia interventi contemporanei in dormitori problematici limitrofi».Due indicazioni operative in una: il metodo è acustico e non lesivo, e va applicato in simultanea sui dormitori vicini. Sono esattamente i due punti che un capitolato scritto in fretta non prevede, ed è per questo che l’intervento su un solo viale sposta il problema invece di risolverlo.fonte
Legge 157/1992Articolo 2, comma 1 — fauna selvatica«Fanno parte della fauna selvatica oggetto della tutela della presente legge le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale»Il comma 2 esclude soltanto talpe, ratti, topi propriamente detti e arvicole.Lo storno rientra nella definizione. La conseguenza è netta: la dissuasione acustica non tocca gli animali e resta nel campo dell’allontanamento incruento, mentre qualsiasi azione di cattura, prelievo o soppressione esce da qui ed entra nella competenza regionale dell’art. 19.fonte

Che cosa queste fonti non dicono. Non danno una percentuale di efficacia, non dicono quante serate servono in generale, e non esiste una linea guida nazionale sul trattamento dei dormitori urbani di storni. La scheda di Roma Capitale racconta una campagna e i suoi strumenti; il resto è esperienza di cantiere, e va presentata come tale. Se qualcuno vi porta una percentuale di riduzione garantita su un dormitorio, vi sta portando un numero che nessuno ha misurato.

Il criterio

Perché un intervento riesce o fallisce: quattro condizioni, non un prodotto

Sugli storni non esiste il dispositivo che risolve. Esiste una lavorazione che, se rispetta quattro condizioni, sposta il dormitorio, e se ne salta anche una sola produce una spesa e nessun risultato. Sono anche le quattro voci che distinguono un capitolato scritto da chi conosce il problema da uno copiato da un appalto sui piccioni.

CondizioneChe cosa significaPerché contaChe cosa succede se manca
L’orariola finestra del rientro, non la giornataSi lavora nei minuti in cui lo stormo arriva e cerca di posarsi: dal calare della luce fino a quando il gruppo si è stabilizzato o ha lasciato il filare.Il dormitorio si forma in una manciata di minuti. Prima non c’è niente da allontanare; dopo, con gli animali già posati e la notte in corso, si ottiene molto meno con molto più disturbo.Un intervento fatto in orario d’ufficio non è un intervento fatto male: è un intervento fatto su un albero vuoto.
La simultaneitàtutti i dormitori contigui, la stessa seraIl filare oggetto della segnalazione e gli altri punti di posa a poche centinaia di metri, trattati insieme e non uno dopo l’altro.La scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale prevede espressamente «interventi in simultanea, ossia interventi contemporanei in dormitori problematici limitrofi».Trattare un viale alla volta non riduce lo stormo: lo trasferisce di duecento metri, e la segnalazione ricompare da un altro indirizzo.
La ripetizionepiù sere di fila, non una serata dimostrativaUna serie di serate consecutive sullo stesso perimetro, fino a quando il gruppo smette di riprovare quel filare.Il dormitorio è un’abitudine, e un’abitudine si rompe con la costanza. Una sola serata sposta gli storni per una notte.È la voce che, in un capitolato scritto in fretta, non c’è: si appalta «un intervento» invece di una campagna.
La destinazionedove è accettabile che vadanoLa scelta preventiva delle aree verso cui lo spostamento non crea un nuovo problema: alberature lontane da marciapiedi, sosta, dehors, ingressi e fermate.Un dormitorio non si elimina, si sposta. Se nessuno decide dove, lo decide lo stormo — e quasi sempre sceglie un altro tratto di città.È una decisione dell’amministrazione, non della ditta: richiede la mappa del verde e non solo quella delle segnalazioni.

La conseguenza per chi scrive la gara è una sola: l’oggetto dell’appalto non è un indirizzo, è un’area e un periodo. Un capitolato che quantifica «numero di alberi» sta misurando la cosa sbagliata; quello che conta è quante sere, su quanti punti di posa contemporaneamente, in quale finestra dell’anno.

Due modi di spendere lo stesso budget

Lo stesso importo, due esiti opposti

È la scelta che decide tutto, e quasi sempre viene fatta senza accorgersene: si risponde alla segnalazione che è arrivata, e si tratta quel viale. Ma il dormitorio non appartiene al viale, appartiene alla zona: gli storni hanno già altri filari a poche centinaia di metri, e li usano appena il primo diventa scomodo.

Intervento sul singolo indirizzo

Risponde alla segnalazione, non al problema

Si tratta il filare da cui è arrivata la protesta, magari per una o due serate. Nel giro di pochi giorni lo stormo si riorganizza sull’alberata successiva, che di solito è nello stesso quartiere e spesso nella stessa via. Le segnalazioni non finiscono: cambiano mittente, e chi le riceve non collega le due cose perché sono due pratiche diverse.

  • Il costo è basso per singolo intervento e alto sul totale della stagione, perché si ripete a rincorsa.
  • Dall’esterno sembra che «non abbia funzionato»: in realtà non è mai stato progettato per funzionare.
  • È anche il modo più rapido per bruciare la fiducia dei residenti su un metodo che invece funziona.
Intervento d’area

Decide in anticipo dove lo stormo può andare

Si individuano tutti i punti di posa della zona, si trattano insieme per più sere consecutive e si lascia libera l’alberata verso cui lo spostamento non crea danno: quella lontana dai marciapiedi frequentati, dalla sosta, dai dehors e dalle fermate. Lo stormo si sposta lì, perché è l’unica opzione rimasta comoda.

  • Richiede una mappa del verde e non solo l’elenco delle segnalazioni: è il lavoro preliminare che nessuno mette a bilancio.
  • Il costo è concentrato in una campagna stagionale, non spalmato in interventi ripetuti.
  • È verificabile: si sa in anticipo dove ci si aspetta di trovarli, e lo si va a controllare.

Detto in una riga: non si decide se lo stormo si sposta, si decide soltanto dove. L’amministrazione che non fa questa scelta la fa lo stesso — la delega agli storni, e loro scelgono con criteri che non tengono conto né dei dehors né delle fermate dell’autobus.

Nell’ordine giusto

7 passaggi, e i primi tre si fanno prima di sera

È la sequenza con cui affrontiamo un dormitorio urbano di storni quando il committente è un’amministrazione. La parte che sorprende chi è abituato agli appalti sui piccioni è che metà del lavoro sta prima della prima serata: si decide il perimetro, si decide la destinazione e si avvisa la città.

  • Censire i punti di posa, non l’indirizzo della segnalazione. Si percorre la zona nella mezz’ora del rientro e si annota dove il gruppo si posa davvero: quale filare, quali chiome, quanti individui a occhio. Un dormitorio ha quasi sempre più di un punto, e quello da cui arriva la protesta non è necessariamente il principale.
  • Decidere in anticipo dove è accettabile che vadano. È la scelta più importante e l’unica che la ditta non può fare da sola: serve la mappa del verde comunale. Si individua l’alberata verso cui lo spostamento non crea un nuovo problema e la si lascia deliberatamente fuori dal perimetro trattato.
  • Chiudere il perimetro sui dormitori contigui. Tutti i punti censiti nel raggio in cui lo stormo si muove abitualmente entrano nella stessa campagna e nelle stesse serate. È la condizione che la scheda di Roma Capitale chiama «interventi in simultanea», ed è anche la voce che fa la differenza fra un preventivo e l’altro.
  • Avvisare residenti ed esercenti prima della prima sera. Un’emissione acustica al crepuscolo sotto le finestre, senza preavviso, produce telefonate al centralino e diffidenza verso un metodo che non fa male a nessun animale. Due righe sul sito del Comune e un cartello sui filari interessati costano nulla e cambiano completamente la reazione.
  • Lavorare nella finestra del rientro, per più sere consecutive. Si comincia quando la luce cala e si smette quando il gruppo ha rinunciato a quel filare. Poi si torna la sera dopo, e quella dopo ancora: è la ripetizione che rompe l’abitudine, non l’intensità della singola serata.
  • Verificare dove sono finiti. La sera successiva alla fine della campagna si ripercorre la zona e si guarda se lo stormo è sull’alberata prevista o su un’altra. È l’unico controllo di efficacia possibile su un intervento di questo tipo, e va scritto nel capitolato come attività dovuta, non come cortesia.
  • Programmare la pulizia del piano stradale a valle, non prima. Lavare marciapiedi e sosta mentre il dormitorio è ancora attivo è una spesa che si annulla in due notti. Il lavaggio ha senso quando il gruppo si è spostato, ed è anche il momento in cui i residenti vedono il risultato.

Se in questa lista dovete difendere un solo passaggio davanti a chi taglia il preventivo, difendete il secondo: senza una destinazione decisa in anticipo, la campagna riesce tecnicamente e fallisce dal punto di vista dell’amministrazione. Gli storni se ne vanno davvero, e vanno a duecento metri, in una via che nessuno aveva guardato.

Il censimento dei dormitori prima di scrivere la gara

Sopralluoghi serali nella finestra del rientro sulle zone segnalate, individuazione dei punti di posa contigui, proposta di perimetro e di calendario, relazione fotografica allegabile a una determina o a una richiesta di offerta. È il documento da cui si scrive un capitolato confrontabile, invece di un elenco di alberi.

0584 433 198Scrivici dal modulo
Da evitare

4 cose da non fare, e la prima è la più richiesta

Sugli storni l’errore ricorrente non è scegliere il dispositivo sbagliato: è applicare a un problema stagionale, serale e d’area la logica con cui si affronta un problema permanente, diurno e di edificio.

Potare le chiome per togliere il dormitorio

È la richiesta che arriva più spesso ai servizi di verde pubblico, e non risolve: lo stormo si sposta sul filare accanto, e intanto si è ridotta l’alberata di una via. Se la potatura serve, va programmata con criteri agronomici e nei periodi previsti dal regolamento del verde — non decisa a ottobre per rispondere a una segnalazione.

Trattare gli storni come si trattano i piccioni

Reti, spilli, cavi e dissuasori di bordo lavorano su una superficie edilizia: un cornicione, un davanzale, un sottotetto. Il dormitorio degli storni sta sulla chioma di un albero, dove non c’è niente su cui installare. Un preventivo che propone dissuasori meccanici per un problema di storni è un preventivo scritto senza aver guardato dove dormono.

Intervenire di giorno perché è più comodo

La squadra c’è, il mezzo c’è, gli alberi sono quelli: ma gli storni no. La finestra utile è quella del rientro serale, e un intervento fatto in orario di servizio è una serata pagata su un filare vuoto. È anche il motivo per cui questa lavorazione va prezzata come lavoro serale fin dal capitolato.

Chiudere la campagna dopo una sola serata dimostrativa

Una sera sposta lo stormo per una notte. Il dormitorio è un’abitudine consolidata, e serve una serie di serate consecutive perché il gruppo smetta di riprovare quel filare. Fermarsi alla prima significa aver speso l’intero costo di mobilitazione per un risultato che dura fino all’alba.

I due video utili qui

Come suona un dissuasore acustico, e come lavora un rapace su un’area pubblica

La famiglia dei sistemi acustici

Che cosa vuol dire «dissuasione acustica» in pratica

Nel video si vede com’è fatto un diffusore acustico e come viene installato. Serve per fissare un punto che sul tema storni fa la differenza in sede di gara: qualunque sia l’emissione, quello che conta è il quando e il dove — una finestra oraria breve, ripetuta per più sere e coordinata sui dormitori vicini. Il video mostra un’applicazione in ambito agroalimentare, non una campagna sugli storni.

Dove usiamo BirdAcustic
Su parchi e aree verdi

Quando l’area è grande e aperta e non c’è niente da installare

Il volo di un rapace addestrato ricrea la presenza del predatore che in città manca — ed è proprio l’assenza di predatori che la scheda di Roma Capitale indica fra le ragioni dell’insediamento urbano. Nel video si vede come si svolge una sessione su un’area aperta, che è il contesto di un parco o di un’alberata comunale.

La falconeria Birdstop
Lavori documentati

Tre lavori per una committenza pubblica, con tre vincoli diversi

Non sono campagne sugli storni: sono i nostri lavori in cui il committente era un ente e il vincolo assomigliava a quello di un’alberata comunale — area aperta, spazio frequentato, orari imposti dall’uso pubblico.

Rapace da falconeria posato sul guanto del falconiere, con i cipressi e il muro dei loculi del cimitero sullo sfondoCaso studio

Cimitero di Corsico

Un’area comunale ampia e aperta, dove non c’è una superficie da attrezzare e il committente è un ente. È il lavoro nostro più vicino al tema di questo articolo: allontanamento incruento, ripetuto nel tempo, su uno spazio verde pubblico.

Leggi il caso studio
Confronto prima e dopo di un intervento in area metropolitana: a sinistra le superfici sporche di guano, a destra le stesse superfici bonificate e protetteCaso studio

Metropolitana ATAC, Roma

Un’infrastruttura pubblica frequentata a ogni ora, con lavorazioni concentrate nelle finestre in cui il servizio è fermo. La logica è la stessa che governa una campagna serale: si lavora quando si può, non quando conviene all’impresa.

Leggi il caso studio
Le arcate in laterizio e travertino del Teatro di Marcello a Roma viste dall’area archeologica, con le colonne del tempio di Apollo Sosiano accantoCaso studio

Teatro di Marcello, Roma

Un bene pubblico su cui non si può forare né incollare nulla di permanente. Serve qui perché mostra il ragionamento inverso: quando la superficie c’è, si attrezza; quando la superficie è una chioma, non si attrezza niente e si lavora sul comportamento.

Leggi il caso studio
Che cosa si usa davvero

3 lavorazioni, e nessuna di queste si installa su un albero

È la parte che rovescia le abitudini di chi scrive capitolati sui volatili. Sul dormitorio di storni non entra in gioco nessuna delle famiglie di sistemi che si usano sugli edifici: reti, spilli, cavi, barriere di bordo lavorano su una superficie costruita, e qui la superficie è una chioma. Quello che resta è ciò che agisce sul comportamento, in una finestra oraria, ripetuto per più sere.

Dissuasore acustico BirdAcustic: tromba diffusore montata su un telaio metallico con la centralina di comando e la base d’appoggio1

Dissuasione acustica

Dove ha senso: dormitori su filari alberati, viali e piazze, dove non c’è nessuna superficie da attrezzare. La scheda di Roma Capitale indica nel distress call, il grido d’allarme registrato, il metodo che ha dato i maggiori risultati; quale emissione e quale configurazione servano sul singolo dormitorio si stabilisce in sopralluogo.

Lavora sul comportamento e non sulla superficie, quindi è l’unico applicabile dove non c’è niente da installare. Il limite onesto: fuori dalla finestra oraria non serve, su un solo filare sposta il problema di duecento metri, e in area urbana va concordata con residenti ed esercenti prima della prima sera.

Vedi la pagina del sistema
Rapace da falconeria posato sul guanto del falconiere, con i cipressi e il muro dei loculi di un cimitero sullo sfondo2

Falconeria

Dove ha senso: parchi, giardini storici, cimiteri, aree verdi ampie e aperte in cui l’impatto visivo di un impianto non sarebbe accettabile.

Ricrea la presenza del predatore che in città non c’è, ed è la lavorazione più comprensibile per i cittadini che la vedono. Il limite onesto: è un servizio ripetuto nel tempo e non un impianto, dipende dal meteo e va programmato per sessioni, non acquistato una volta sola.

Vedi la pagina del sistema
Dissuasore laser automatico montato in cima a un palo, con la centralina di comando fissata sotto3

BirdLaser AI

Dove ha senso: aree aperte e delimitate — piazzali, aree di servizio, superfici verdi di pertinenza — nelle ore di poca luce.

Copre superficie invece che metri lineari e rende soprattutto all’alba e al crepuscolo, che è la finestra giusta. Il limite onesto: va programmato per orari e settori, richiede un’area di cui si controlla l’accesso, e su una via pubblica alberata non è quasi mai la risposta.

Vedi la pagina del sistema

Il corollario da tenere presente in gara: un’offerta che quantifica metri lineari di dissuasore per un problema di storni non è più conveniente, è fuori tema. Le voci da confrontare sono altre — numero di serate, numero di punti di posa trattati in simultanea, e chi verifica dove è finito lo stormo alla fine.

Come lavoriamo con un’amministrazione

4 fasi, e la prima si fa al tramonto

La differenza rispetto a un intervento su edificio non sta negli attrezzi: sta nel fatto che il sopralluogo va fatto nell’ora in cui il fenomeno esiste, e che il perimetro si decide insieme a chi ha in mano la mappa del verde comunale. Le due cose insieme valgono più di qualsiasi scelta di dispositivo.

Fase 1

Sopralluogo serale nella finestra del rientro

Si percorre la zona quando la luce cala e si registra dove il gruppo si posa davvero, filare per filare, con una stima degli individui. È l’unico momento in cui il dormitorio è visibile, e quasi sempre si scopre che i punti di posa sono più di uno e che il più affollato non è quello da cui è arrivata la segnalazione.

Fase 2

Perimetro e destinazione, decisi con l’ente

Sulla mappa del verde si chiude l’elenco dei punti da trattare insieme e si individua l’alberata che resta deliberatamente fuori, cioè quella verso cui lo spostamento non crea un nuovo problema. È una decisione dell’amministrazione, non nostra: noi portiamo i dati del sopralluogo e la proposta.

Fase 3

Campagna serale ripetuta, con l’avviso ai residenti

Serate consecutive sul perimetro concordato, tutte nella finestra del rientro, con la comunicazione ai residenti e agli esercenti prima della prima uscita. La singola serata non è il servizio: il servizio è la serie, e va prezzata come tale.

Fase 4

Verifica di dove è finito lo stormo, e relazione

Alla fine si ripercorre la zona e si registra su quale alberata il gruppo si è ricomposto. Resta una relazione con i punti trattati, le date, le serate effettive e l’esito osservato: è il documento che serve all’ente per rispondere alle segnalazioni e per programmare la stagione successiva.

Fotografie di un cantiere nostro

Un allontanamento incruento su un’area pubblica

Queste due fotografie non vengono da una campagna sugli storni: vengono dal servizio di falconeria al cimitero comunale di Corsico. Le mettiamo qui perché mostrano la cosa di cui parla tutto l’articolo — un intervento che non installa niente, non tocca gli animali e lavora sul comportamento in uno spazio aperto e pubblico. Le altre immagini di questa pagina illustrano situazioni tipiche e sono dichiarate come tali.

Falconiere Ekonore con pettorina ad alta visibilità e tesserino, con una poiana di Harris posata sul guanto, fra i cipressi del cimitero di Corsico
Il falconiere e la poiana di Harris in servizio nel cimitero comunale. Il lavoro sta tutto nella ripetizione delle uscite: il rapace non cattura nulla, ricrea la presenza di un predatore in uno spazio che ne era privo. È la stessa logica che si applica a un dormitorio, con la differenza che lì l’orario è obbligato.
Primo piano di una poiana di Harris posata, con i cipressi e la parete dei loculi fioriti sullo sfondo
Lo stesso rapace visto da vicino, con il colombario alle spalle. Su un’area come questa non c’è una superficie da attrezzare: si sceglie un servizio ripetuto nel tempo, e la cosa da mettere a contratto non è un prodotto ma un calendario di uscite. La fotografia è scattata durante un’uscita ordinaria.

Il lavoro completo è raccontato nel caso studio del cimitero di Corsico.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore richiama una distinzione che sugli storni cambia l’impostazione del lavoro: il dormitorio non è un sito di nidificazione. È un comportamento sociale legato al riposo notturno e alla stagione, e questo spiega perché l’approccio che funziona sugli edifici — togliere lo spazio — qui non si possa applicare. Non c’è una cavità da chiudere: c’è un’abitudine da rendere scomoda, e le abitudini si modificano con la costanza più che con l’intensità.

Un secondo elemento riguarda le condizioni che rendono la città attraente. La scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale indica l’effetto «isola di calore» e l’assenza di molti predatori: sono due caratteristiche strutturali dell’ambiente urbano, che nessun intervento può rimuovere. Ne discende un’aspettativa realistica da mettere per iscritto prima della campagna, e non dopo: l’obiettivo raggiungibile è spostare il dormitorio dove il danno è accettabile, non far sparire gli storni dalla città.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Enti, servizi pubblici e grandi proprietà

Amministrazioni, gestori di servizi, siti monumentali e grandi proprietà: contesti in cui l’intervento si incastra in un’attività che non si ferma e deve poter essere documentato in una determina. I marchi sono quelli pubblicati sulla pagina dei partner.

ASET
Marcegaglia
Amazon
Cereal Docks Group
Edison EDF Group
Coca-Cola
Megamark
Calzedonia Group
Tecnomat
Birra Peroni
Conad
Iren
A2A Ambiente
Mondadori
Falconeri
Despar
Pantheon Roma
Iveco Group
Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

In una gara pubblica sono le righe che vengono chieste per prime. La UNI EN 16636 è quella pertinente perché certifica chi eroga il servizio di gestione degli infestanti e non il materiale installato — e su una campagna serale, dove non si installa nulla, è l’unica che dice qualcosa sull’organizzazione. La ISO 45001 pesa per il lavoro notturno su strada aperta.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci arrivano dagli uffici

Storni in città: domande e risposte

Si possono allontanare gli storni? È permesso?

Sì, se l’azione è incruenta. Lo storno rientra nella definizione di fauna selvatica dell’articolo 2 comma 1 della legge 157/1992, che tutela «le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale»; il comma 2 esclude soltanto talpe, ratti, topi propriamente detti e arvicole. La dissuasione acustica o la falconeria non toccano gli animali e restano nel campo dell’allontanamento: la campagna di Roma Capitale è descritta dalla stessa amministrazione come un «progetto di allontanamento incruento degli storni». Diverso è qualsiasi intervento di cattura, prelievo o abbattimento, che esce da qui ed entra nella competenza regionale dell’articolo 19.

In che mesi si interviene?

Nella finestra in cui gli storni sono in città. La scheda dell’Ufficio Diritti Animali di Roma Capitale indica l’arrivo «tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre» e il ritorno «tra la fine di marzo e la metà del mese di aprile». È l’opposto della stagione utile sui piccioni, e ha una conseguenza contrattuale precisa: un unico appalto «volatili» su base annua mette insieme due calendari che non si sovrappongono.

Qual è il metodo che funziona meglio?

La scheda di Roma Capitale è esplicita: «Il metodo che ha dato i maggiori risultati è tuttavia proprio quello del distress call (grido d’allarme)». La stessa fonte precisa però una condizione che pesa quanto il metodo: la campagna prevede «interventi in simultanea, ossia interventi contemporanei in dormitori problematici limitrofi». Detto altrimenti: lo strumento senza il coordinamento dà molto meno. E nessuna fonte pubblica indica una percentuale di riduzione: se un’offerta ve la garantisce, sta garantendo un numero che nessuno ha misurato.

Perché non si mettono i dissuasori sugli alberi?

Perché non c’è niente su cui metterli. Reti, spilli, cavi e sistemi di bordo lavorano su una superficie costruita: un cornicione, un davanzale, un parapetto, una cavità da chiudere. Il dormitorio degli storni sta sulla chioma, che è verde pubblico e non patrimonio edilizio. Un preventivo che propone dissuasori meccanici per un problema di storni non è un’alternativa economica: è fuori tema.

Se li mandiamo via, dove vanno?

Da qualche parte, sempre. Un dormitorio non si elimina, si sposta: è la ragione per cui la scelta più importante non è il metodo ma la destinazione, cioè quale alberata si lascia deliberatamente fuori dal perimetro trattato. Se l’amministrazione non fa questa scelta, la fa lo stormo, e sceglie con criteri che non tengono conto né dei dehors né delle fermate. È anche l’aspettativa da scrivere nero su bianco prima della campagna: l’obiettivo è spostare il problema dove il danno è accettabile, non far sparire gli storni dalla città.

Potare gli alberi risolve?

No, e in più riduce l’alberata di una via. Lo stormo si sposta sul filare accanto, che di solito è a poche decine di metri. La potatura ha le sue ragioni agronomiche e i suoi periodi, fissati dal regolamento del verde: usarla come strumento di allontanamento significa pagare un intervento definitivo per un problema stagionale, e ritrovarsi comunque le segnalazioni.

Basta una serata?

No. Il dormitorio è un’abitudine consolidata e una sola sera lo sposta per una notte. Servono serate consecutive sullo stesso perimetro finché il gruppo smette di riprovare quel filare. È anche la voce che distingue due preventivi che sembrano uguali: uno quantifica «un intervento», l’altro una campagna con un numero di uscite.

Chi paga, se gli alberi sono in un cortile privato?

La proprietaria dell’albero è responsabile della propria alberata, ma il danno degli storni si scarica quasi sempre sul suolo pubblico sottostante, ed è lì che arrivano le segnalazioni. Nella pratica le due cose vanno tenute insieme: se il dormitorio è su un privato e l’area imbrattata è comunale, trattare solo una delle due parti significa che lo stormo resta o torna. È il caso in cui conviene che il Comune censisca l’intera zona e coinvolga i proprietari confinanti, invece di trattare a pezzi.

Parliamone

Raccontateci dove si posano

Quali vie o piazze sono interessate, che tipo di alberatura c’è, da quanti anni succede, in che mesi e verso che ora arrivano. Se allegate una fotografia del marciapiede sotto il filare e una delle chiome al crepuscolo, si capisce già molto prima del sopralluogo.

Nome(Obbligatorio)

Condividi questo articolo