Un chilometro di spilli non era bastato. Cinque FlyAway sì.
Su Porta Asinaria e sul tratto di Mura Aureliane che scende verso San Giovanni in Laterano erano già stati installati circa mille metri di dissuasori ad aghi. I piccioni erano rimasti. Birdstop è intervenuta con cinque impianti FlyAway a campo elettromagnetico e alcune reti, su circa 800 metri di cortina e sui due fronti della porta — senza rimuovere nulla di ciò che c’era prima.
In breve: cinque impianti FlyAway su circa 800 metri di mura
A Porta Asinaria e sulle Mura Aureliane verso San Giovanni in Laterano Birdstop ha installato cinque impianti FlyAway a campo elettromagnetico — due sulla porta, uno sul fronte esterno e uno sul camminamento interno destinato alle visite, tre sul tratto di mura per circa 800 metri — integrati da reti anti volatili sulle aperture. I dissuasori ad aghi già presenti, circa un chilometro, sono stati lasciati in opera.
Che cosa è stato fatto, in quattro righe
Diciannove chilometri di muratura che i piccioni leggono come una falesia
Le Mura Aureliane furono costruite tra il 270 e il 275 d.C. per un circuito di circa 19 chilometri, alte allora circa 6,50 metri e spesse 3,50, con torri scandite ogni trenta metri. Tra il 401 e il 403 d.C. Onorio le rialzò di un piano, aggiungendo sopra una galleria voltata un secondo camminamento scoperto. È quel doppio ordine — gallerie ad arcate sotto, camminamento sopra — a rendere le mura un edificio perfetto per i colombi: coperto, ventilato, inaccessibile ai predatori e in quota.


Porta Asinaria nacque come porta a un solo fornice fra due torri quadrangolari. Nella ricostruzione onoriana venne monumentalizzata con due torri semicircolari, una contraporta e un cortile di guardia. Da qui entrarono a Roma Belisario nel 536 e Totila nel 546, durante la guerra greco-gotica. Fu abbandonata e chiusa nel 1574, sostituita dalla vicina Porta San Giovanni inaugurata l’anno seguente per il Giubileo. I dati storici di questa pagina provengono dalle schede della Sovrintendenza Capitolina.
Perché i piccioni scelgono proprio le mura, e perché è difficile mandarli via
Il guano su una muratura antica non è solo un problema di decoro. È acido, trattiene umidità contro il laterizio e la malta, alimenta la crescita biologica e attira gli acari del nido negli ambienti che si vogliono aprire al pubblico. Su un monumento visitabile diventa anche una questione di sicurezza e di fruibilità .
Circa un chilometro di spilli, già installato e già superato
Prima che Birdstop venisse contattata, sulle mura era stato installato circa un chilometro di dissuasori ad aghi. È il sistema più diffuso e più economico al metro, ed è anche quello che più spesso viene scelto senza chiedersi dove vada messo. Su un tratto di mura di quella lunghezza il risultato non è stato sufficiente, e i volatili sono rimasti.


Perché gli aghi, da soli, non hanno risolto
- Proteggono una linea, non un volume. L’ago impedisce l’appoggio sul filo di cornice su cui è incollato. Una feritoia, una nicchia o un vano dietro la cornice restano liberi: il colombo li raggiunge in volo e ci si infila.
- Su una superficie irregolare la copertura è sempre parziale. Ogni risalto, ogni laterizio mancante, ogni giunto scavato dal tempo crea un appoggio che la barra non copre. E basta un appoggio ogni pochi metri.
- Vanno tenuti puliti. Foglie, piume e materiale di nido si impigliano fra gli aghi e in poco tempo formano una base su cui il piccione si posa comodamente, sopra le punte.
- Non spostano la colonia, la ridistribuiscono. Se il sito resta attrattivo — e una cortina di 800 metri lo è — i volatili si spostano di qualche metro invece di andarsene.
Hai un edificio storico o un immobile vincolato con lo stesso problema?
Il sopralluogo tecnico serve a capire quali sistemi sono compatibili con il vincolo, prima ancora di parlare di preventivo.
Chiama lo 0584 433 198 Soluzioni per beni culturaliCinque impianti, tre zone, un principio solo
FlyAway è un sistema a campo elettromagnetico: una centralina alimenta un filo sottilissimo teso su isolatori lungo le linee di posa. Il volatile che si avvicina percepisce un disagio e cambia rotta. Non ferisce, non cattura, non lascia residui — e soprattutto non protegge una linea: rende sgradevole l’intera area servita dal circuito.
1Fronte esterno della porta
Il prospetto su piazzale Appio, con le due torri semicircolari, i coronamenti e le finestre ad arco. È la faccia che tutti vedono e quella su cui il guano è più visibile.
1 impianto FlyAway
2Camminamento interno e cortile di guardia
La galleria voltata e il cortile di guardia sono gli ambienti destinati alle visite. Qui il guano non è un problema estetico ma igienico: si cammina sotto le volte in cui i colombi si posano.
1 impianto FlyAway + reti
3Il tratto di cortina verso San Giovanni
Da Porta Asinaria le mura proseguono per circa 800 metri lungo il viale, nel tratto a doppio ordine di gallerie che è fra i più imponenti dell’intera fortificazione.
3 impianti FlyAwayLe reti anti volatili completano l’impianto dove serve una chiusura fisica: gli archi aperti e i vani che affacciano sugli ambienti di visita, dove un volatile entrato non troverebbe più l’uscita.
Come si installa un impianto su una muratura del III secolo
La domanda che arriva sempre per prima, quando il committente è un ente e l’immobile è tutelato, non riguarda l’efficacia: riguarda che cosa resta sul monumento. Queste due fotografie rispondono meglio di qualsiasi scheda tecnica.


- Ancoraggi minimi e reversibili. I supporti si fissano sui giunti di malta e sulle riprese moderne, non sui paramenti originali, e possono essere rimossi lasciando il supporto murario integro.
- Nessuna sostanza sul paramento. Niente gel, niente colle a nastro continuo, niente prodotti che possano macchiare o alterare il laterizio.
- Impatto visivo prossimo allo zero. Filo, isolatori e cavi seguono le linee architettoniche esistenti; la centralina si colloca in un vano di servizio.
- Compatibile con quello che c’è già . Gli aghi installati in precedenza restano dove sono e continuano a lavorare sulle linee che coprono.
Sei immagini dall’intervento
Fotografie scattate dai tecnici durante le lavorazioni, in una giornata romana che sul termometro dell’auto segnava quarantacinque gradi. Sono immagini di cantiere, non fotografie di posa: mostrano l’impianto mentre viene costruito.






Le quattro fasi, su un monumento come su un capannone
Su un bene tutelato la fase che pesa di più è la prima: leggere la muratura e capire che cosa è installabile su quel paramento. Il resto viene di conseguenza.
Sopralluogo e lettura del monumento
Si mappano i punti di posa e di nidificazione reali, non quelli presunti: feritoie, nicchie, fori pontai, linee di cornice. Su un bene tutelato la mappa serve anche a decidere che cosa è installabile e che cosa non lo è.
Progetto compatibile con il vincolo
Si scelgono i sistemi che rispettano il paramento e la percezione del monumento, si definiscono gli ancoraggi e si verifica come convivono con quello che è già installato.
Posa degli impianti
Isolatori sulle linee di cornice, filo in acciaio, centraline nei vani di servizio, reti sulle aperture che affacciano sugli ambienti di visita. La sequenza segue i ponteggi e le altre lavorazioni in corso.
Verifica e manutenzione programmata
Un impianto elettromagnetico va controllato: tensione del filo, continuità del circuito, integrità degli isolatori. È la parte che decide se il risultato dura una stagione o dieci anni.
Due video: un altro monumento e la tecnologia da vicino
Tetti, cornicioni e volatili: un caso studio su edificio storico
Due minuti su un intervento in un centro storico del Sud Italia: quali punti si proteggono per primi e perché su un immobile vincolato l’ordine delle lavorazioni conta quanto la tecnologia scelta.
Le soluzioni per i beni culturaliChe cosa fa davvero un filo teso su un cornicione
Il funzionamento del campo elettromagnetico spiegato sul campo: perché il volatile cambia rotta, perché non viene ferito e perché il filo può essere così sottile da sparire alla vista.
Scheda del sistema FlyAwayCosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore
Sul guano accumulato in ambienti chiusi e poco ventilati — una galleria voltata, un cortile di guardia, un sottotetto — l’area scientifica Ekonore richiama un punto che negli interventi sui beni culturali viene spesso sottovalutato: il materiale di nido non è inerte. Ospita acari, zecche molli e artropodi che restano vitali anche dopo che i volatili se ne sono andati, e che possono interessare le persone che entrano in quegli ambienti.
Per questo, quando un monumento viene aperto alle visite, la sequenza corretta è sempre la stessa: prima si allontanano i volatili e si chiude l’accesso, poi si bonifica, e solo dopo si apre. Invertire l’ordine significa ripulire un ambiente che verrà ricolonizzato nel giro di settimane.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.
Enti pubblici, industrie e siti monumentali
Lo stesso metodo che usiamo su una fortificazione del III secolo vale su uno stabilimento: cambia il vincolo, non il criterio.






Le certificazioni che un ente chiede in gara
Su un appalto pubblico o su un cantiere di restauro le certificazioni non sono un fregio da brochure: sono requisiti di ammissione. Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili, è certificata Kiwa e registrata EMAS.
Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l. Su un cantiere di restauro la ISO 45001 e la UNI EN 16636 sono spesso requisiti di ammissione, non titoli preferenziali.
Le domande che arrivano da enti e progettisti
Si possono installare dissuasori su un monumento vincolato?
Sì, se il sistema è compatibile con il paramento e con la percezione del bene, e se l’intervento è autorizzato dall’ente di tutela competente. Restano esclusi i sistemi che forano il materiale originale, che applicano sostanze sul laterizio o che alterano la lettura architettonica. Su Porta Asinaria sono stati impiegati impianti a filo su isolatori e reti sulle aperture.
Perché i dissuasori ad aghi non hanno risolto il problema sulle mura?
Perché l’ago protegge la linea su cui è incollato, non il vano dietro. Su una cortina piena di feritoie, nicchie e archi ciechi resta sempre un appoggio scoperto a pochi metri di distanza, e i volatili si limitano a spostarsi. Su superfici lisce e regolari, invece, gli aghi funzionano bene.
Gli aghi già installati sono stati rimossi?
No. Rimuovere circa un chilometro di barre incollate su muratura antica avrebbe comportato altre lavorazioni sul monumento senza alcun vantaggio. Dove sono, gli aghi continuano a proteggere le linee che coprono: il nuovo impianto è stato progettato per lavorare insieme a loro.
FlyAway fa male ai volatili?
No. Il sistema genera un campo elettromagnetico che il volatile percepisce come sgradevole e che lo induce a cambiare rotta. Non ferisce, non cattura e non uccide: è un dissuasore, non una trappola. Per questo è compatibile con la tutela della fauna selvatica prevista dalla Legge 157/1992.
Si vede, il filo, su una facciata storica?
A distanza di lettura del monumento, no. Il filo è un cavo di acciaio di pochi decimi di millimetro montato su isolatori che seguono le linee di cornice esistenti. Le fotografie di questa pagina sono scattate a meno di un metro: è quella la distanza a cui l’impianto diventa visibile.
Quanto dura un impianto di questo tipo?
Dipende quasi interamente dalla manutenzione. Filo, isolatori e centraline sono componenti da esterno progettati per resistere alle intemperie, ma la tensione del filo e la continuità del circuito vanno controllate periodicamente. Un impianto verificato dura anni; un impianto dimenticato smette di funzionare senza che nessuno se ne accorga.
Il guano va rimosso prima o dopo l’installazione?
L’ordine corretto è allontanare, chiudere gli accessi e poi bonificare. Bonificare per primi significa ripulire un ambiente che verrà ricolonizzato. La bonifica va sempre fatta con dispositivi di protezione adeguati: il materiale di nido ospita acari e zecche molli che restano vitali anche dopo che i volatili se ne sono andati.
Birdstop lavora anche fuori Roma?
Sì. Ekonore S.r.l. opera su tutto il territorio nazionale con squadre tecniche proprie. Per il Lazio il riferimento è la pagina allontanamento volatili a Roma.
Un monumento, un condominio, uno stabilimento: il metodo non cambia
Prima si capisce dove stanno davvero i volatili e che cosa è installabile in quel punto. Poi si sceglie il sistema.
0584 433 198 Richiedi un sopralluogoContinua a leggere
Fonti storiche: schede Porta Asinaria e Le mura di Aureliano e di Onorio della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, e Camminamento delle Mura Aureliane di via Carlo Felice.
Raccontaci l’edificio: ti richiamiamo noi
Che tipo di immobile è, se è sottoposto a vincolo, dove si posano i volatili e che cosa è già stato provato. Con questi dati sappiamo già cosa dirti al telefono.
