Il preventivo dice il prezzo. Il contratto dice cosa succede l’anno dopo.
Nessun dissuasore si rompe da solo: si riempie di detriti, perde un fissaggio, resta scoperto in un punto nuovo. Quello che decide se fra due anni il problema è tornato non è la marca del sistema, è che cosa il contratto obbliga qualcuno a fare nel frattempo — e che cosa lascia scritto ogni volta che qualcuno sale.

Risposta rapida
Un contratto di manutenzione bird control serio prevede almeno sei cose: il perimetro esatto dei punti protetti (non «l’edificio»), la frequenza dei controlli e che cosa si guarda a ogni visita, un report scritto dopo ogni intervento, la distinzione fra ciò che è compreso e ciò che è a preventivo, la garanzia sui materiali e sulla posa con i suoi termini reali, e i documenti che il fornitore consegna per il vostro fascicolo — DUVRI, formulari dei rifiuti, schede dei materiali. Senza queste sei voci non state comprando manutenzione: state comprando la speranza che vi richiamino.
4 cose che succedono dopo l’installazione, e che nessun preventivo prevede
Un sistema anti-volatili non è un impianto che si accende: è una condizione fisica dell’edificio, e le condizioni fisiche cambiano. Queste quattro sono le ragioni concrete per cui un contratto di manutenzione non è un extra commerciale ma la parte che determina il risultato.
1I dissuasori non si guastano: si riempiono
Punte, fili e reti non hanno parti che si rompono. Quello che li ferma è l’accumulo: foglie, piume, detriti, guano. Riempito lo spazio fra le punte, il dispositivo diventa esso stesso un appoggio comodo — ed è il momento in cui il cliente pensa che «non abbia mai funzionato».
2Il fissaggio invecchia prima del dispositivo
L’acciaio dura decenni, il sigillante no. Cicli termici, UV e dilatazioni scollano le basi una alla volta, e una barra sollevata di due millimetri smette di proteggere quel tratto. È un guasto invisibile da terra: si vede solo salendo.
3Basta un varco nuovo e il resto non conta
Una griglia che cade, un pannello smontato per un intervento impiantistico, una finestrella lasciata aperta dopo una manutenzione: il perimetro protetto cambia nel tempo, e non per colpa di chi lo ha installato. Se nessuno lo riverifica, la protezione ha un buco che nessuno ha deciso.
4Il conto arriva a terra, non in copertura
Nessuno segnala che una barra si è scollata. Si segnala il marciapiede davanti all’ingresso, la macchia sulle auto, il reclamo del cliente. Quando il sintomo arriva a quel livello, la causa è là sopra da mesi.
Le fotografie di questa sezione documentano situazioni riscontrate in sopralluogo, non necessariamente su impianti installati da Birdstop.
3 cose che il fornitore certificato deve già fare, prima ancora che gliele chiediate
La UNI EN 16636 è lo standard europeo dei servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Non parla di piccioni in particolare: parla di come deve essere costruito il servizio. Chi è certificato su quella norma ha già l’obbligo di lavorare così, e voi avete il diritto di vederne le evidenze.
Il punto pratico è questo: molte delle clausole che vi sembra di dover strappare in trattativa sono già obblighi dello standard. Se un fornitore certificato vi dice che il report scritto «non si usa», il problema non è il prezzo che vi ha fatto.
5 riferimenti che il contratto dovrebbe citare, e che quasi nessun preventivo cita
Non serve un ufficio legale per leggere un contratto di bird control: serve sapere quali cinque testi lo governano già. Se il documento che avete in mano non ne nomina nessuno, non è un contratto di manutenzione — è un preventivo con una frequenza scritta sopra.
| Riferimento | Cosa dice, alla lettera | Perché ti riguarda | Fonte |
|---|---|---|---|
| UNI EN 16636:2015 | «Servizi di gestione e controllo delle infestazioni (Pest management). Requisiti e competenze» | È lo standard che trasforma il servizio da intervento a processo: ispezione, piano, documentazione di ogni fase, report dopo ogni visita e verifica di efficacia. Chiedete il certificato e il numero di registrazione, non il logo sul preventivo. | fonte |
| D.Lgs. 81/2008, art. 26 c. 1 | «Il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda […]» | Da qui discende la verifica dell’idoneità tecnico professionale del fornitore — a partire dal certificato camerale. È un obbligo vostro, non suo: se l’appalto entra in azienda, la qualifica del fornitore è parte del contratto. | fonte |
| D.Lgs. 81/2008, art. 26 c. 3 | «… un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze» | È il DUVRI. Lavori in quota sopra reparti attivi, banchine, aree di transito: il contratto deve dire chi lo redige, quando si aggiorna e chi firma prima che qualcuno salga sul tetto. | fonte |
| Codice civile, art. 1667 | «Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta» | La riga che quasi nessuno legge: se il contratto tace, vale la legge. Sessanta giorni dalla scoperta per denunciare, e due anni dalla consegna perché l’azione si prescriva. Una «garanzia 10 anni» scritta in una riga di preventivo non sposta questi termini da sola. | fonte |
| Reg. (CE) 852/2004, All. II, Cap. IX, p. 4 | «Occorre predisporre procedure adeguate per controllare gli animali infestanti» | Per chi lavora con gli alimenti la manutenzione non è discrezionale: è una procedura da esibire. Il contratto deve produrre le registrazioni che l’auditor chiederà, con le date, i punti e le firme. | fonte |
Una precisazione sulle versioni. Gli standard volontari cambiano edizione e i testi di legge vengono modificati: la UNI EN 16636 è alla versione 2015, e i riferimenti del D.Lgs. 81/2008 e del Codice civile qui riportati sono quelli vigenti alla data di pubblicazione di questa pagina. Prima di scrivere un capitolato, verificate sempre sulla fonte ufficiale.
Sei casi in cui la parte contrattuale ha deciso il risultato
Continuità d’esercizio, reversibilità, numero di visite dichiarato, perimetro definito: non sono clausole astratte. Sono le condizioni che in questi sei cantieri hanno fatto la differenza fra un lavoro che tiene e uno che va rifatto.
Caso studioMetropolitana ATAC, Roma
Bonifica notturna, poi tre sistemi diversi scelti area per area senza mai interrompere il servizio: il caso in cui la continuità d’esercizio è parte del capitolato.
Leggi il caso studio
Caso studioPorta Asinaria, Roma
Circa un chilometro di dissuasori ad aghi già installato non aveva risolto. È il caso da leggere prima di firmare: che cosa succede quando manca il controllo dopo la posa.
Leggi il caso studio
Caso studioCimitero comunale di Corsico
Quattordici uscite fra ottobre e dicembre, affidate dal Comune: un programma con un numero di visite dichiarato, non un intervento una tantum.
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Caso studioTeatro di Marcello, Roma
Prima la bonifica, poi dispositivi discreti e completamente reversibili: su un bene tutelato la reversibilità è una clausola, non una preferenza.
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Caso studioVilla privata, Altamura
I volatili nidificavano in un edificio dismesso di fronte: qui il contratto protegge il fronte che il committente può controllare, e lo dice chiaramente.
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Caso studioMinervino di Lecce
Una casa di corte chiusa da anni e occupata da una colonia: bonifica prima, due sistemi complementari poi. Il perimetro protetto è scritto punto per punto.
Leggi il caso studioIl caso di Porta Asinaria vale da solo la lettura: un chilometro di dissuasori installati non aveva risolto niente. Non perché il prodotto fosse sbagliato in assoluto, ma perché nessuno era più tornato a verificare che cosa quel prodotto stesse facendo.
Ogni scheda rimanda al caso studio pubblicato sul sito. Non riportiamo percentuali di efficacia né risultati misurati: dove non esiste un monitoraggio documentato, descriviamo la scelta progettuale e non il risultato.
Le 12 voci da cercare nel contratto che avete in mano
Nessuna richiede una competenza tecnica: o ci sono scritte o non ci sono. Se ne mancano più di tre, non state confrontando due fornitori — ne state confrontando uno con un’ipotesi.
- Il perimetro, punto per punto. Non «lo stabilimento»: l’elenco dei tratti protetti, con metri lineari o superfici e possibilmente le foto di riferimento. Tutto ciò che non è nell’elenco non è coperto, e va detto adesso, non dopo.
- La frequenza, e cosa si guarda ogni volta. Due visite l’anno senza un elenco di verifiche valgono meno di una visita con una lista. Il contratto deve dire che cosa viene controllato: tenuta dei fissaggi, accumuli, varchi nuovi, integrità delle reti, stato dei sigillanti.
- Il report scritto dopo ogni visita. Data, punti controllati, che cosa è cambiato, che cosa è stato fatto, che cosa serve e con quale urgenza. Con fotografie. È il documento che vi salva in un audit e in una contestazione.
- Che cosa è compreso nel canone e che cosa no. La pulizia degli accumuli, la ri-sigillatura di una base scollata, la sostituzione di un metro di rete: ognuna di queste voci sta dentro o fuori. Un contratto che non lo dice lo deciderà quando vi manda la fattura.
- I tempi di risposta, e come si misurano. Non «tempestivamente»: quanti giorni lavorativi dalla segnalazione, e da quale canale la segnalazione è valida. Un tempo scritto che potete verificare vale più di un tempo breve che nessuno registra.
- La garanzia, con i suoi termini veri. Su che cosa (materiali, posa, tenuta dei fissaggi), per quanto, e che cosa la fa decadere. Ricordando che il Codice civile fissa già sessanta giorni per denunciare i vizi e due anni per l’azione: una garanzia contrattuale ha senso se dice qualcosa in più, non se ripete la legge con un numero più grande.
- Chi sale, e come. Lavori in quota su coperture non presidiate: attrezzatura, DPI, formazione, e chi verifica i punti di ancoraggio. Se il fornitore non lo scrive, lo state comprando comunque — solo che il rischio resta vostro.
- Il DUVRI e la qualifica del fornitore. Chi lo redige, quando si aggiorna, quali documenti il fornitore consegna per la verifica dell’idoneità tecnico professionale. Su un appalto interno è un obbligo del committente: meglio che sia una riga del contratto e non una mail di agosto.
- La gestione dei rifiuti della bonifica. Chi classifica, chi trasporta, con quale iscrizione all’Albo, e chi vi consegna i formulari. Il materiale rimosso è un rifiuto: se il contratto non ne parla, ne rispondete voi.
- La finestra stagionale. Con nidi occupati non si interviene liberamente. Il contratto deve dire in quali mesi si programmano le lavorazioni sui varchi e sui volumi, e che cosa succede se la segnalazione arriva fuori finestra.
- Le schede dei materiali installati. Marca, modello, sezione, tipo di fissaggio, con le schede tecniche. Serve a voi per la manutenzione futura e serve al successore del vostro facility manager per non ricominciare da zero.
- Che cosa succede alla scadenza. Rinnovo tacito o no, preavviso, e soprattutto: chi resta proprietario degli impianti installati e in che stato vengono consegnati. È la clausola che nessuno legge e che genera le discussioni peggiori.
Se dovete guardarne una sola, guardate la prima: il perimetro scritto punto per punto. La metà delle contestazioni su questi contratti nasce lì, perché il cliente pensava che «l’edificio» volesse dire tutti i punti equivalenti e il fornitore aveva quotato quelli che gli erano stati mostrati.
Che cosa deve esserci nel report di ogni visita, in 4 righe
Il report non è burocrazia: è l’unico modo che avete per sapere se il servizio sta funzionando prima che il sintomo arrivi a terra. E se un giorno dovete dimostrare di aver vigilato — a un auditor, a un’assicurazione, a una Soprintendenza — è l’unica cosa che parla per voi.
Una regola pratica che vale per tutti i fornitori: chiedete di vedere un report tipo prima di firmare. Non un modello vuoto — un report reale di un altro cliente, anonimizzato. Se non esiste, non esiste nemmeno il processo che dovrebbe generarlo.
La frequenza non si sceglie sul sistema: si sceglie su che cosa lo sporca
Non esiste un numero valido per tutti, e diffidate di chi ve lo dà al telefono. La variabile che pesa di più non è il dispositivo installato: è quanto materiale arriva su quel punto e quanto in fretta si accumula.
- Alberature vicine, o una copertura sotto chioma. Foglie e semi riempiono le punte in una stagione. Qui il controllo utile è dopo la caduta delle foglie, e serve un passaggio in più rispetto a un edificio isolato.
- Pressione alimentare nell’intorno. Mense, mercati, aree di carico di prodotti alimentari, piazze in cui si dà da mangiare ai piccioni: più risorsa c’è, più frequenti sono i tentativi di riappropriarsi dei punti, e prima si sporca ciò che è stato installato.
- Reti su grandi luci e volumi. Non è l’accumulo il problema, è l’integrità: un ancoraggio ceduto o uno strappo aprono un varco che vanifica l’intero volume. Vanno guardate a occhio e a mano, non da terra.
- Sistemi che si programmano. Dissuasione acustica e laser non si «installano e basta»: si impostano, si variano e si ricalibrano. Se il contratto non prevede chi tocca i parametri e quando, il sistema resta com’era il primo giorno.
- Cantieri e manutenzioni impiantistiche. Ogni intervento di altri sul tetto può smontare un tratto o aprire un varco. Una verifica dopo i lavori altrui vale più di due visite a calendario.
- Contesti a obbligo documentale. Alimentare, sanitario, beni tutelati: qui la frequenza non la decide il rischio tecnico ma la procedura che dovete poter esibire. Si allinea al vostro piano, non al nostro listino.
La domanda giusta da fare a un fornitore non è «quante visite fate» ma «su quale base avete scelto questo numero per il mio edificio». Se la risposta non nomina né le alberature, né la pressione alimentare, né il tipo di sistema, il numero è commerciale, non tecnico.
4 formule che sembrano tutelarvi e non tutelano nessuno
Sono le quattro righe che ritroviamo più spesso nei contratti che i clienti ci portano da leggere. Nessuna è disonesta di per sé: sono tutte generiche al punto da non voler dire niente, ed è esattamente questo il problema.
«Manutenzione tutto compreso»
Nella pratica «tutto compreso» significa che il confine lo definisce chi emette la fattura. Un contratto onesto elenca ciò che è nel canone e ciò che è a preventivo: è meno seducente da leggere e molto meno costoso da avere.
«Garanzia 10 anni» in una riga
Il Codice civile dà sessanta giorni per denunciare i vizi e due anni per l’azione. Una garanzia decennale che non dice su che cosa vale, che cosa la fa decadere e chi paga la manodopera non allunga nulla: sposta solo l’attenzione dal contratto al numero.
«Interveniamo entro 24 ore»
È una promessa che nessuno registra e che quasi nessuno può mantenere su lavori in quota, con permessi di accesso e finestre di fermo impianto. Un tempo più lungo ma scritto, misurato e con una penale è una garanzia; ventiquattr’ore a voce non lo è.
Nessun riferimento alla stagione riproduttiva
Se il contratto non dice che cosa succede quando la segnalazione arriva a nidi occupati, quel rischio è vostro. La finestra in cui si può lavorare sui varchi va scritta nel calendario contrattuale, non scoperta a maggio.
Il criterio per riconoscerle è sempre lo stesso: una clausola vale solo se potete verificarne il rispetto senza discutere. «Due controlli l’anno con report fotografico entro cinque giorni lavorativi» si verifica. «Assistenza continua» no.
Mandateci il contratto che avete in mano
Che sia nostro o di un altro fornitore: lo leggiamo con la griglia di questa pagina e vi diciamo quali delle dodici voci mancano. Senza impegno di acquisto e senza riscrivere niente al posto vostro.
0584 433 198Fai valutare il tuo contrattoDue minuti sulla parte del lavoro che finisce in fattura per ultima
Perché nel canone la voce che pesa è questa
DPI, umidificazione preventiva, raccolta e conferimento: nel video si vede che cosa comporta davvero togliere il guano. È la lavorazione che nei contratti generici finisce sempre «a preventivo», ed è il motivo per cui due canoni apparentemente simili possono costare il doppio l’uno dell’altro.
Come lavoriamo sulla bonifica4 fasi, e ognuna lascia un documento nelle vostre mani
La differenza fra un intervento e un servizio è che il secondo si può dimostrare. Ogni fase produce qualcosa che resta a voi: non per formalismo, ma perché senza quei documenti la manutenzione dell’anno dopo riparte da zero.
Rilievo e mappa dei punti
Si mappano gli appoggi reali — tutti, non solo quelli segnalati — e si fotografa lo stato di partenza. Da qui nasce il perimetro contrattuale, che è la clausola su cui poi si misura tutto il resto.
Bonifica come procedura, non come pulizia
Umidificazione preventiva, rimozione con DPI, raccolta e conferimento a un trasportatore autorizzato. Vi restano i formulari: senza quelli, il rifiuto rimosso resta un vostro problema aperto.
Installazione e consegna delle evidenze
Schede dei materiali, tipo di fissaggio impiegato, fotografie punto per punto. È il fascicolo che permette a chiunque, anche fra tre anni, di sapere che cosa c’è là sopra senza doverci risalire.
Controlli programmati e report
Le visite concordate, con la lista delle verifiche e il report scritto dopo ognuna. È la fase che nei contratti generici non esiste, ed è l’unica che determina se fra due anni il problema è tornato.
6 sistemi, e per ognuno una manutenzione diversa
Prima di firmare un canone conviene sapere che cosa quel canone dovrà fare. Ogni tecnologia invecchia a modo suo: c’è chi si riempie, chi perde i fissaggi, chi va riprogrammato. La riga «limite onesto» di ogni scheda è esattamente la voce che il contratto deve coprire.
1BirdTikol
Dove ha senso: cornicioni, marcapiani, mensole e modanature: i piani orizzontali che producono la macchia sotto.
Acciaio inox, quasi invisibile a distanza e senza parti da alimentare. Va posato con continuità e con fissaggi compatibili con il supporto: su un bene tutelato il metodo di ancoraggio conta quanto il dispositivo.
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2Reti anti-volatili
Dove ha senso: sottotetti, celle campanarie, logge e volumi aperti: quando il problema non è che si posano, ma che ci entrano e ci nidificano.
È l’unico sistema che toglie davvero lo spazio, quindi anche il nido. Su un prospetto storico va progettata sui varchi reali e con telai che non lascino segno: un lato aperto vanifica il resto.
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3FlyAway — dissuasione elettromagnetica
Dove ha senso: coronamenti, sommità e tratti dove non si vuole aggiungere niente di tagliente né di visibile.
Lavora senza contatto e senza parti affilate. Il profilo è discreto e si dimensiona sui metri lineari: spesso è la soluzione che passa dove le punte non passerebbero.
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4Dissuasori ad aghi
Dove ha senso: appoggi stretti e nascosti alla vista, dietro cornici e su mensole non in campo visivo.
Economici e affidabili finché restano puliti: riempiti di detriti diventano essi stessi un appoggio. Vanno messi in lista di manutenzione, non solo installati.
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5BirdAcustic®
Dove ha senso: piazze, chiostri e aree aperte dove non c’è una superficie da attrezzare.
Agisce sul comportamento con richiami di specie. Va programmato e variato: uno stimolo sempre uguale porta ad assuefazione. In centro storico va calibrato anche sul contesto acustico.
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6BirdLaser AI
Dove ha senso: coperture e superfici molto estese, dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.
Copre superficie, non punti. Rende al meglio nelle ore di scarsa luce e si programma a fasce orarie: va impostato, non solo installato.
Vedi la pagina del sistemaSe sul vostro sito convivono due o tre sistemi diversi — ed è il caso normale — il contratto non può avere una frequenza unica. Reti e punte si guardano a stagione, i sistemi programmabili si ricalibrano, la bonifica ha un suo calendario: un canone che li tratta tutti allo stesso modo sta sovra-servendo qualcosa e sotto-servendo qualcos’altro.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
Sul rischio biologico l’area scientifica Ekonore invita a distinguere due situazioni che vengono spesso confuse. Il guano fresco e umido resta dov’è: il problema che pone è di contatto e di superficie. Il guano essiccato è un’altra cosa, perché si frantuma e il materiale può disperdersi in aria insieme a piume e frammenti di nido.
È anche la ragione per cui, dal punto di vista tecnico, la periodicità conta più della potenza dell’intervento: un accumulo rimosso quando è ancora recente si tratta con procedure ordinarie, mentre uno stratificato per stagioni comporta un’esposizione diversa per chi lo rimuove e richiede protezioni più impegnative. La manutenzione programmata, in questa lettura, è prima di tutto una misura di prevenzione per gli operatori.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Chi ci ha già affidato i propri edifici
Dai clienti privati alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, facciate e percorsi dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.


















6 certificazioni con un numero che puoi verificare
La verifica dell’idoneità tecnico professionale del fornitore è un obbligo del committente, non una cortesia: queste sono le righe che potete allegare al vostro fascicolo. Fra queste c’è la UNI EN 16636, la norma citata nella tabella qui sopra, e la ISO 45001 sulla salute e sicurezza sul lavoro. Ogni riga ha un numero di registrazione controllabile presso l’ente.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.
Contratto di manutenzione: domande e risposte
Ogni quanto va fatta la manutenzione dei dissuasori?
Non esiste un intervallo valido per tutti, e chi ve lo dà al telefono non ha guardato l’edificio. Le variabili che pesano sono tre: quanto materiale arriva su quei punti (alberature, polveri, cantieri vicini), quanta pressione alimentare c’è nell’intorno e che tipo di sistema è installato. Reti e punte si valutano a stagione, i sistemi programmabili vanno ricalibrati, i tratti sotto chioma vogliono un passaggio dopo la caduta delle foglie.
Il contratto di manutenzione è obbligatorio?
Il contratto in sé no. Ma se lavorate con gli alimenti il Regolamento 852/2004 vi chiede di predisporre «procedure adeguate per controllare gli animali infestanti», e una procedura senza registrazioni non è esibibile in audit. Su un bene tutelato, allo stesso modo, l’obbligo di conservazione è in capo al proprietario. In quei contesti il contratto non è obbligatorio per legge: è il modo più semplice di dimostrare che l’obbligo l’avete assolto.
Che differenza c’è fra garanzia e manutenzione?
La garanzia copre i vizi e le difformità dell’opera: il Codice civile vi dà sessanta giorni dalla scoperta per denunciarli e due anni dalla consegna perché l’azione si prescriva. La manutenzione è un’altra cosa: copre l’usura normale, l’accumulo e i cambiamenti dell’edificio, che non sono vizi di nessuno. Un fornitore che vi offre una garanzia lunghissima al posto della manutenzione vi sta offrendo la cosa sbagliata.
Che cosa devo pretendere dopo ogni visita?
Un report scritto con la data, i punti effettivamente controllati, che cosa è cambiato rispetto alla visita precedente, che cosa è stato fatto e che cosa serve entro quando. Con fotografie. Per un fornitore certificato UNI EN 16636 non è una concessione: la norma prevede che al termine di ciascun intervento sia rilasciato un report con le raccomandazioni essenziali.
Posso far fare la manutenzione a chi non ha installato l’impianto?
Sì, ed è una scelta legittima. Due cautele però. La prima: chiedete a chi ha installato le schede dei materiali e il tipo di fissaggio impiegato, altrimenti il nuovo fornitore lavora alla cieca. La seconda: subentrare su un impianto altrui cambia il perimetro della responsabilità, e questo va scritto — sia per proteggere voi, sia perché nessuno risponda di ciò che ha trovato già fatto.
Nel canone dovrebbe essere compresa anche la pulizia del guano?
Dipende dalla quantità, e va scritto in modo esplicito. La rimozione di accumuli ordinari sui dispositivi rientra ragionevolmente nel canone; una bonifica di ambienti stratificati per anni è un’altra lavorazione, con DPI, umidificazione preventiva e conferimento del materiale a un trasportatore autorizzato. Un contratto onesto separa le due voci invece di dire «tutto compreso».
Che cosa succede se durante una visita si trova un nido occupato?
Si ferma quella lavorazione. Nidi, uova e pulli non si toccano liberamente, e questo è il motivo per cui le lavorazioni sui varchi e sui volumi si programmano fuori dal periodo riproduttivo. Un contratto ben scritto lo prevede in anticipo: dice in quali mesi si interviene su quelle parti e che cosa si fa se la segnalazione arriva fuori finestra.
Chi risponde dei rifiuti prodotti dalla bonifica?
Il materiale rimosso è un rifiuto e la responsabilità del produttore non si trasferisce con un preventivo. Il contratto deve dire chi lo classifica, chi lo trasporta, con quale iscrizione all’Albo per quella tipologia e chi vi consegna i formulari. Se quella riga non c’è, in caso di controllo la posizione da spiegare è la vostra.
Cosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.
Parliamo di che cosa deve stare nel contratto, prima del prezzo
Perimetro, frequenza, report, garanzia, documenti: se sappiamo che edificio è e che sistemi ci sono, in una telefonata si capisce che tipo di canone ha senso e che cosa deve coprire.
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Raccontaci che edificio è e che contratto avete oggi
Tipo di sito, sistemi già installati e da quanto tempo, e se esiste già un canone di manutenzione: bastano queste tre cose per dirvi se serve un sopralluogo o se possiamo darvi un’indicazione al telefono.
