Sul vostro monumento il guano è un problema di decoro? Guardate la pietra sotto
Su una facciata intonacata il guano si lava e finisce lì. Su un bene tutelato è un’altra cosa: innesca una forma di alterazione che ha un nome tecnico, entra nel materiale e non si toglie con l’acqua. Andate a vedere sotto le colature più vecchie: se la superficie è polverosa, se si sfarina al tatto, se ci sono croci nere o efflorescenze, il danno non è sopra la pietra, è dentro.

Risposta rapida
I piccioni sui beni culturali lasciano un danno chimico e biologico, non solo estetico: è ricco di acido urico, trattiene umidità e diventa il substrato su cui si insediano microrganismi e vegetazione. Su un bene tutelato la conseguenza non è solo il degrado del materiale: l’art. 30 del Codice dei beni culturali mette la conservazione in capo al proprietario, e la pulitura di una superficie lapidea è a sua volta un intervento da concordare con la Soprintendenza. La sequenza corretta è sempre la stessa: prima si documenta, poi si bonifica in sicurezza, poi si toglie l’appoggio — altrimenti fra due anni si ricomincia.
Se due di queste vi riguardano, state pulendo un danno che continua
Sono le cose che si vedono da vicino, e che da terra passano per sporco.
- Sotto le colature la pietra si sfarina o è diventata polverosa.
- Ci sono croste nere o efflorescenze biancastre nei punti più sporchi.
- La pulizia è stata fatta più volte e il punto peggiora comunque.
- Non esiste una scheda che dica di che materiale è fatta quella superficie.
- Chi ha pulito ha usato acqua a pressione o prodotti generici.
- Nessuno ha mai tolto l’appoggio sopra: si è sempre intervenuti sotto.
Se ne avete riconosciute due, la sequenza cambia: prima si toglie la fonte sopra, poi si decide come pulire — e non è con l’acqua. Qui sotto c’è che cosa succede al materiale e in che ordine si interviene.
4 motivi per cui i piccioni scelgono gli edifici storici
Non è sfortuna e non è incuria. Un edificio monumentale offre, per come è fatto, esattamente le tre cose che servono a una colonia: appoggi riparati, volumi cavi in cui nidificare e cibo a poca distanza.
1Cornicioni, mensole e modanature
L’architettura storica è fatta di sporgenze: cornici marcapiano, mensole, dentelli, gocciolatoi. Ognuna di quelle sporgenze è un appoggio riparato dal vento e dalla pioggia. Non è un difetto dell’edificio: è il suo linguaggio, ed è esattamente quello che un piccione cerca.
2Nicchie, fregi e volumi cavi
Dove la facciata rientra — una nicchia, il vano dietro una statua, il sottogronda — si crea un volume protetto su tre lati. È il posto in cui si passa dal posarsi al nidificare, e da lì in poi il materiale che si accumula non è più solo guano ma anche nidi, piume e detriti organici.
3Sottotetti, cavedi e campanili
Un abbaino rotto, una feritoia senza rete, una cella campanaria aperta: bastano pochi centimetri per aprire un ambiente intero. Dentro, il guano si accumula per anni senza che nessuno lo veda, e il problema si scopre quando il legno del tavolato ha già assorbito umidità.
4Il cibo che arriva dalla piazza
Nei centri storici la colonia non si mantiene con quello che trova sul monumento: si mantiene con quello che trova a terra. Finché la risorsa alimentare resta, togliere gli appoggi su un edificio sposta gli animali sull’edificio accanto — ed è il motivo per cui gli interventi isolati durano poco.
Le immagini di questa sezione illustrano le situazioni descritte; le fotografie dei cantieri Birdstop sono nei casi studio.
Da deposito a crosta: le 3 fasi che un restauratore sa leggere
Il guano è ricco di acido urico ed è igroscopico: trattiene acqua contro la superficie. Su un materiale poroso questo apre una sequenza, e ogni passaggio della sequenza ha un nome nella UNI 11182, la norma con cui in Italia si descrivono le forme di alterazione dei materiali lapidei. Sapere in quale fase si è cambia completamente il tipo di intervento che serve.
È il punto che quasi nessuno dice: la finestra in cui il danno è ancora reversibile si chiude da sola, con il tempo. Non serve un evento straordinario, basta che nessuno salga a guardare per qualche stagione. Ed è anche il motivo per cui, sul preventivo, la voce che fa la differenza non è il sistema di dissuasione ma da quanto tempo il materiale è lì.
5 riferimenti che trasformano il guano da fastidio a questione di tutela
Nessuno di questi testi nomina i piccioni. Tutti però si applicano a un bene tutelato su cui i piccioni ci sono — ed è il motivo per cui, su un monumento, la stessa macchia che altrove è sporco qui apre un fascicolo.
| Riferimento | Cosa dice, alla lettera | Perché ti riguarda | Fonte |
|---|---|---|---|
| D.Lgs. 42/2004, art. 30 c. 1 | «Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico hanno l’obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza» | Per un Comune, una fondazione, un ente ecclesiastico o un museo la conservazione non è una scelta di bilancio: è un obbligo di legge. Un degrado che avanza per anni su un bene di proprietà pubblica è difficile da giustificare come priorità rinviata. | fonte |
| D.Lgs. 42/2004, art. 30 c. 3 | «I privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione» | È la riga che sorprende quasi tutti: l’obbligo vale anche per il privato. Se il palazzo è sottoposto a tutela, il proprietario, l’usufruttuario o il condominio ne rispondono, e «non lo sapevo» non è una posizione difendibile. | fonte |
| D.Lgs. 42/2004, art. 21 c. 4 | «L’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente» | Vale anche per quello che sembra manutenzione. Un sistema di dissuasione è un’opera sul bene, e in molti casi lo è anche la pulitura di una superficie lapidea: si autorizza prima, non si sana dopo. | fonte |
| UNI 11182:2006 | «Materiali lapidei naturali ed artificiali. Descrizione della forma di alterazione — Termini e definizioni» | È il vocabolario con cui la Soprintendenza e il restauratore descrivono il danno. Parlare di deposito, patina biologica o crosta non è pignoleria: sono tre diagnosi diverse, con tre interventi e tre costi diversi. | fonte |
| Codice rifiuto EER 02 01 06 | «Sul guano dei volatili la classificazione è molto controversa, in quanto non è del tutto pacifico individuare una voce specifica» | Il materiale rimosso è un rifiuto e va gestito come tale: la classificazione si fa in cantiere, il codice su cui c’è il maggior consenso è il 02 01 06 e il trasporto richiede un vettore iscritto all’Albo per quel rifiuto. | fonte |
Una precisazione che vale la pena fare. Si legge spesso che il guano sia un «rifiuto speciale pericoloso». La documentazione tecnica disponibile dice qualcosa di diverso e più sfumato: la classificazione è discussa, la voce su cui c’è maggior accordo è il codice 02 01 06 — non pericoloso — e la classificazione va comunque fatta sul luogo di produzione, caso per caso. Il che non toglie nulla agli obblighi di gestione: cambia solo la ragione per cui esistono.
Contesti storici di alto valore, dove l’errore non è recuperabile
Non sono esempi teorici: sono cantieri Birdstop su beni tutelati, ognuno con il suo racconto completo. Il vincolo cambia da caso a caso — ed è il vincolo, non il catalogo, a decidere il sistema.
Caso studioCastel Sant’Angelo, Roma
Sulle terrazze e sui bastioni il Ministero ha scelto un programma di falconeria: voli programmati all’alba e nel tardo pomeriggio, ripetuti per settimane.
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Caso studioColosseo, Roma
Sulle barre orizzontali dei fornici inferiori, sopra il percorso di visita: prima la bonifica e la sanificazione, poi un sistema che non richiede ancoraggi sulla pietra.
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Caso studioPantheon, Roma
La superficie inclinata della cupola era diventata un punto di sosta abituale. Prima la bonifica, poi un gel ottico che dal basso non si vede.
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Caso studioTeatro di Marcello, Roma
Negli ambulacri, capitelli e arcate erano diventati posatoi stabili: prima la bonifica, poi dissuasori discreti e completamente reversibili.
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Caso studioPorta Asinaria e Mura Aureliane, Roma
Circa un chilometro di dissuasori ad aghi era già stato installato senza risolvere: al loro posto cinque impianti a campo elettromagnetico.
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Caso studioMinervino di Lecce
Una casa di corte storica chiusa da anni e occupata da una colonia: bonifica con perossido di idrogeno nebulizzato, poi due sistemi complementari.
Leggi il caso studioIl filo che tiene insieme i sei casi è sempre lo stesso, e vale anche per un palazzo di provincia: prevenire costa una frazione di quello che costa restaurare una superficie già compromessa. Su un bene tutelato la differenza non è solo economica — il materiale originale perso non torna.
Ogni scheda rimanda al caso studio pubblicato sul sito. Non riportiamo percentuali di efficacia né risultati misurati: dove non esiste un monitoraggio documentato, descriviamo la scelta progettuale e non il risultato.
6 punti da guardare, in questo ordine
I piccioni scelgono spazi elevati e riparati dove nidificare e dove defecare regolarmente. Sono sempre gli stessi, e si controllano camminando, senza strumenti.
- Sottotetti e solai. È il posto in cui il guano si accumula per anni senza che nessuno lo veda. Se c’è una feritoia aperta o un abbaino rotto, si guarda prima lì.
- Canali di scolo e grondaie. Nidi e detriti ostruiscono lo scarico: l’acqua che non defluisce finisce sul paramento murario, e il danno da guano diventa un danno da umidità.
- Cornicioni, davanzali e terrazze. La macchia sul marciapiede o sul balcone sotto è sempre la proiezione di un appoggio che sta sopra: si guarda in alto, non per terra.
- Campanili, celle campanarie e torri. Volumi alti, aperti per necessità e raramente ispezionati. Spesso è lì che sta la colonia che sporca tutto il resto.
- Coperture e impianti sulle coperture. Il guano riduce l’efficienza dei moduli fotovoltaici, ostruisce le prese d’aria e finisce nelle unità tecniche.
- Condutture e sistemi di aerazione. Sono i danni indiretti più costosi, perché si scoprono quando qualcosa ha già smesso di funzionare.
La cosa più utile che potete fare subito non costa nulla: fotografare i punti e datare le foto. Su un bene tutelato quelle immagini diventano l’allegato della relazione, servono a dimostrare da quanto tempo il fenomeno è in corso e a distinguere ciò che si può ancora pulire da ciò che va già trattato come restauro.
4 infezioni associate al guano, e quando si rischia davvero
Le feci dei piccioni possono contenere microrganismi patogeni per l’uomo. Il punto pratico non è che chi passa accanto a una macchia si ammali: è che chi manipola il materiale va tutelato con criteri diversi da quelli di una pulizia ordinaria.
1Istoplasmosi
Infezione polmonare causata da un fungo che si sviluppa nelle feci essiccate. È il motivo per cui il momento più delicato non è quando il guano c’è, ma quando lo si muove: il materiale secco si sbriciola e va in aria.
2Criptococcosi
Infezione fungina che si contrae inalando spore dagli escrementi. I sintomi comprendono febbre, mal di testa e tosse. Per questo la protezione delle vie respiratorie non è un accessorio della bonifica: è la bonifica.
3Salmonellosi
Infezione batterica che può essere trasmessa anche solo per contatto con gli escrementi. Sintomi: febbre, diarrea, dolore addominale. Si previene evitando il contatto diretto e lavandosi accuratamente le mani dopo qualunque manipolazione.
4Psittacosi (ornitosi)
Infezione batterica trasmessa dal contatto con volatili infetti, che può portare a una polmonite atipica. Sintomi: febbre, brividi, tosse. Si previene evitando il contatto con gli animali e rivolgendosi a un medico se compaiono sintomi.
Se compaiono sintomi riconducibili a una di queste malattie, rivolgetevi subito a un medico. Questa pagina descrive un rischio professionale e come si gestisce in cantiere: non sostituisce in nessun caso un parere sanitario.
Il guano non resta mai da solo: porta con sé altri infestanti
Nidi, piume e materiale organico creano un microambiente caldo, riparato e ricco di nutrimento. È l’habitat ideale per una seconda ondata di infestanti, che spesso è quella che arriva a farsi notare dentro l’edificio.
È la ragione per cui la rimozione dei nidi e la disinfestazione vanno pianificate insieme, non in due momenti separati: togliere il nido senza trattare l’ambiente sposta i parassiti verso l’interno invece di eliminarli.
4 interventi che sembrano risolutivi e peggiorano il danno
Su una superficie storica la pulizia sbagliata fa più danni dello sporco. Sono i quattro casi che ritroviamo più spesso, e tutti nascono dalla stessa idea: che togliere il guano sia una questione di forza.
1L’idropulitrice ad alta pressione
È il modo più rapido di togliere il guano e anche una parte della pietra. Su un materiale già indebolito il getto asporta lo strato superficiale, apre la porosità e accelera il degrado che si voleva fermare. Su un bene tutelato è un danno che non si recupera.
2I prodotti acidi «che sciolgono tutto»
Sui materiali carbonatici — marmo, travertino, calcare — un detergente acido reagisce con il supporto, non solo con lo sporco. Il risultato è una superficie apparentemente pulita e chimicamente alterata, con macchie che ricompaiono a distanza di mesi.
3Spazzare a secco
Trasforma un problema di superficie in un problema di aria respirata. È l’esatto opposto di quello che serve: prima si umidifica, poi si rimuove, con protezione delle vie respiratorie e raccolta del materiale.
4Attrezzare solo il tratto segnalato
Se su una facciata ci sono dieci appoggi equivalenti e se ne proteggono tre, gli animali usano gli altri sette. Il risultato a terra cambia poco e sembra che il sistema non funzioni, quando invece è stato dimensionato su un elenco incompleto.
Va aggiunta una quinta cosa che non è un errore tecnico ma procedurale: installare qualsiasi cosa su un bene tutelato senza autorizzazione. Anche un dissuasore reversibile è un’opera sul bene. Ne abbiamo scritto in dettaglio nell’articolo sui dissuasori invisibili per edifici storici, con i termini e i passaggi dell’iter.
Sotto le cornici della vostra facciata c’è già la macchia scura del guano?
Prima di pulire, chiamateci. Su una superficie storica la sequenza sbagliata costa più del degrado. Un sopralluogo tecnico distingue ciò che si può ancora rimuovere da ciò che va trattato come restauro.
0584 433 198Richiedi un sopralluogo tecnicoDue minuti su che cosa comporta togliere il guano
Perché non è una pulizia, e su un bene tutelato si vede
DPI, umidificazione preventiva, raccolta e smaltimento: nel video si vede la differenza fra rimuovere il guano e spostarlo. È il passaggio che rende sensato tutto il resto, ed è il primo che salta quando si guarda solo il totale del preventivo.
Come lavoriamo sulla bonifica4 fasi, pensate per lasciare una traccia documentale
Su un bene tutelato il lavoro non finisce con l’installazione: finisce quando resta un fascicolo che dimostra che cosa è stato fatto, dove, con quali materiali e in che stato era la superficie prima.
Rilievo dei punti e dello stato della superficie
Si mappano gli appoggi reali — tutti, non solo quelli segnalati — e si fotografa lo stato di ogni tratto. È qui che si distingue il deposito dalla crosta, e quindi la bonifica dal restauro.
Bonifica come procedura, non come pulizia
Umidificazione preventiva per non sollevare polvere, rimozione con DPI, raccolta e conferimento del materiale a un trasportatore autorizzato. Sulle superfici lapidee si sceglie il metodo meno aggressivo compatibile con il risultato.
Togliere l’appoggio, senza alterare il prospetto
Il sistema si sceglie in base al punto e al vincolo: dove il rilievo estetico è determinante si privilegiano soluzioni a bassa visibilità e reversibili. L’intervento si concorda con la Soprintendenza prima di essere eseguito.
Consegnare il materiale che serve al fascicolo
Fotografie prima e dopo, elenco dei punti trattati, schede dei materiali impiegati e piano dei controlli. Non redigiamo noi la relazione di restauro, ma forniamo l’evidenza tecnica su cui chi la firma può lavorare.
6 sistemi, scelti guardando il vincolo prima del listino
Su un edificio tutelato il criterio non è quale dispositivo funziona meglio in assoluto, ma quale è compatibile con quel prospetto, con quel materiale e con quello che la Soprintendenza autorizza.
1BirdTikol
Dove ha senso: cornicioni, marcapiani, mensole e modanature: i piani orizzontali che producono la macchia sotto.
Acciaio inox, quasi invisibile a distanza e senza parti da alimentare. Va posato con continuità e con fissaggi compatibili con il supporto: su un bene tutelato il metodo di ancoraggio conta quanto il dispositivo.
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2Reti anti-volatili
Dove ha senso: sottotetti, celle campanarie, logge e volumi aperti: quando il problema non è che si posano, ma che ci entrano e ci nidificano.
È l’unico sistema che toglie davvero lo spazio, quindi anche il nido. Su un prospetto storico va progettata sui varchi reali e con telai che non lascino segno: un lato aperto vanifica il resto.
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3FlyAway — dissuasione elettromagnetica
Dove ha senso: coronamenti, sommità e tratti dove non si vuole aggiungere niente di tagliente né di visibile.
Lavora senza contatto e senza parti affilate. Il profilo è discreto e si dimensiona sui metri lineari: spesso è la soluzione che passa dove le punte non passerebbero.
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4Dissuasori ad aghi
Dove ha senso: appoggi stretti e nascosti alla vista, dietro cornici e su mensole non in campo visivo.
Economici e affidabili finché restano puliti: riempiti di detriti diventano essi stessi un appoggio. Vanno messi in lista di manutenzione, non solo installati.
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5BirdAcustic®
Dove ha senso: piazze, chiostri e aree aperte dove non c’è una superficie da attrezzare.
Agisce sul comportamento con richiami di specie. Va programmato e variato: uno stimolo sempre uguale porta ad assuefazione. In centro storico va calibrato anche sul contesto acustico.
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6BirdLaser AI
Dove ha senso: coperture e superfici molto estese, dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.
Copre superficie, non punti. Rende al meglio nelle ore di scarsa luce e si programma a fasce orarie: va impostato, non solo installato.
Vedi la pagina del sistemaSu un complesso monumentale servono quasi sempre due o tre sistemi insieme, perché convivono situazioni diverse: volumi in cui entrano, piani su cui si posano, superfici troppo estese per essere attrezzate metro per metro. Un fornitore che ve ne propone uno solo per tutto, molto probabilmente ne vende uno solo.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
Sul rischio biologico l’area scientifica Ekonore invita a distinguere due situazioni che vengono spesso confuse. Il guano fresco e umido resta dov’è: il problema che pone è di contatto e di superficie. Il guano essiccato è un’altra cosa, perché si frantuma e il materiale può disperdersi in aria insieme a piume e frammenti di nido.
Sui beni culturali si aggiunge un secondo aspetto, che riguarda la conservazione più della salute: il deposito organico trattiene umidità e diventa il substrato su cui si insediano microrganismi, alghe e licheni. Da questo punto di vista rimuovere il guano non serve solo a pulire, serve a togliere il nutrimento a una colonizzazione che, se si stabilizza, agisce sul materiale in profondità.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Chi ci ha già affidato i propri edifici
Dai clienti privati alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, facciate e percorsi dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.


















6 certificazioni con un numero che puoi verificare
Chi entra nel vostro sito con un permesso di lavoro deve essere qualificabile come fornitore. Fra queste c’è anche la ISO 45001, che riguarda proprio la salute e la sicurezza sul lavoro: ogni riga ha un numero di registrazione controllabile presso l’ente.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.
Piccioni e beni culturali: domande e risposte
Il guano di piccione è davvero un rifiuto speciale pericoloso?
È una frase che circola molto, ma la documentazione tecnica è più sfumata. La classificazione del guano rimosso è discussa: il codice su cui c’è il maggior consenso è il 02 01 06, che non è un codice di rifiuto pericoloso, e la classificazione va comunque fatta sul luogo di produzione. Questo non elimina gli obblighi: resta un rifiuto speciale, con registro di carico e scarico e trasporto affidato a un vettore iscritto all’Albo per quella tipologia.
Serve l’autorizzazione della Soprintendenza anche solo per pulire?
Dipende da che cosa si toglie. Se il materiale è un deposito superficiale, l’operazione può rientrare nella manutenzione. Se si è formata una crosta legata al supporto, l’asportazione tocca la superficie originale e diventa a tutti gli effetti un intervento di restauro. L’art. 21 del Codice subordina ad autorizzazione «l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali»: nel dubbio, si chiede prima.
L’obbligo di conservazione vale anche se il palazzo è privato?
Sì, ed è la cosa che sorprende di più. L’art. 30 comma 3 dice che «i privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione». Se l’immobile è sottoposto a tutela, lasciare che il degrado avanzi non è una scelta privata: è l’inadempimento di un obbligo.
Quanto tempo passa prima che il danno diventi irreversibile?
Non esiste un numero valido per tutti: dipende dal materiale, dall’esposizione, dalla quantità e dall’umidità. Quello che si può dire è qual è la sequenza — deposito, patina biologica, crosta — e che il passaggio da uno stadio all’altro non richiede eventi straordinari, solo che nessuno intervenga. È il motivo per cui il controllo periodico vale più di qualsiasi intervento straordinario.
Si possono togliere i nidi?
Non liberamente. I nidi occupati rientrano nella tutela della fauna e le azioni su nidi, uova e pulli passano da provvedimenti delle amministrazioni competenti. In pratica: il periodo in cui si progetta e si installa non è quello in cui la colonia sta nidificando, ed è una delle ragioni per cui questi lavori si programmano con mesi di anticipo.
Che differenza c’è fra pulire e bonificare?
La pulizia toglie ciò che si vede. La bonifica è una procedura: umidificazione preventiva per non sollevare polvere, dispositivi di protezione delle vie respiratorie, rimozione, raccolta e conferimento del materiale a un trasportatore autorizzato. Su un bene tutelato si aggiunge la scelta del metodo meno aggressivo compatibile con il supporto.
I dissuasori si vedono dalla strada?
Dipende dal sistema e da come viene posato. Ci sono soluzioni pensate per non alterare il prospetto — acciaio inox a basso profilo, sistemi a filo, dispositivi senza parti visibili a distanza — e altre che su una facciata storica non sono proponibili. La scelta si fa insieme al vincolo, non sul catalogo: ne parliamo nell’articolo dedicato ai dissuasori invisibili per edifici storici.
Perché dopo un intervento i piccioni tornano?
Nella maggior parte dei casi perché sono stati protetti i punti segnalati e non tutti quelli equivalenti, oppure perché è rimasta intatta la risorsa alimentare nell’intorno. In un centro storico la colonia non si mantiene con il monumento: si mantiene con quello che trova a terra. Un progetto che ignora questo secondo fattore sposta il problema di qualche metro.
Cosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.
Facciamo il giro della facciata insieme al vostro tecnico
Un sopralluogo produce l’elenco dei punti, le fotografie datate e la distinzione fra ciò che va bonificato e ciò che va protetto sopra.
0584 433 198Richiedi un sopralluogo tecnicoContinua a leggere
Raccontaci che edificio è e da quanto tempo
Che tipo di bene è, se è sottoposto a tutela e da quanto tempo il fenomeno è in corso: bastano queste tre cose per capire se serve un sopralluogo o se possiamo darvi un’indicazione al telefono.
