Non è un problema di prodotto: è un problema di calendario

Su una copertura piana industriale i gabbiani non arrivano a caso: quella superficie somiglia molto al posto dove nidificano in natura. E c’è una data oltre la quale non si può più intervenire, perché con il nido occupato servono un’autorizzazione regionale e il parere ISPRA. Chi se ne accorge a maggio ha già perso la stagione.

febbraioil mese in cui i siti riproduttivi iniziano a essere occupati: da lì in poi la copertura è già loro
63–70i giorni fra la deposizione e l’involo: 28–30 di cova più 35–40 di crescita dei pulli
ISPRAil parere senza cui, a nido fatto, su uova e pulli non si può toccare nulla
Gabbiani reali posati sulla copertura piana di un capannone industriale, fra lucernari a shed e un'unità di climatizzazione
Una copertura piana industriale vista da chi ci sale per manutenzione: guaina, ghiaia, lucernari, unità tecniche. Per un gabbiano reale è un pianoro aperto senza predatori, e quando ci si ferma anche di notte non è più di passaggio.

Risposta rapida

I gabbiani scelgono i tetti industriali piani perché riproducono le condizioni dei siti dove nidificano in natura: superficie aperta, ghiaia, nessun predatore e cibo raggiungibile in pochi minuti di volo. La domanda operativa non è quale dissuasore comprare, ma quando intervenire: i siti vengono occupati già da febbraio e, una volta deposte le uova, qualsiasi azione su nidi, uova e pulli richiede l’autorizzazione della Regione con parere ISPRA. La finestra utile per progettare e installare va da settembre a gennaio.

Perché proprio il tuo capannone

Quattro motivi per cui i gabbiani scelgono le coperture piane

Non è sfortuna e non è il quartiere. Una copertura industriale piana somma quattro condizioni che, messe insieme, valgono più di una scogliera.

Copertura piana con zavorra in ghiaia chiara e parapetto basso, sopra i tetti di una città1

Somiglia al posto dove nidificano già

Il gabbiano reale nidifica a terra, su superfici aperte e ghiaiose. Una copertura piana zavorrata a ghiaia offre la stessa cosa a venti metri d’altezza: spazio libero attorno al nido, visibilità su tutti i lati, materiale di appoggio già pronto. Non è un ripiego, è un buon sito.

Gabbiano reale adulto in piedi su una trave di legno in copertura, con i tetti della città sullo sfondo2

Nessun predatore, e nessuno che passi

Su una copertura industriale non salgono volpi né gatti, e le persone ci vanno due o tre volte l’anno. È l’unico punto del sito dove un animale grande e diffidente può stare fermo per settimane senza essere disturbato. La rarità degli accessi, che sembra un vantaggio gestionale, qui lavora contro.

Fila di cassonetti dei rifiuti con sacchi appoggiati a terra, in una zona costiera3

Il cibo è a pochi minuti di volo

Il monitoraggio veneziano collega esplicitamente la presenza dei gabbiani alla disponibilità di rifiuti. Attorno a un sito produttivo il quadro è lo stesso: aree ecologiche, compattatori, scarti di lavorazione, mense e, in molte zone industriali, una discarica o un impianto di trattamento a poca distanza.

Nido di rametti con due uova appoggiato sulla ghiaia di una copertura piana4

Dove hanno nidificato, tornano

La colonia si costruisce nel tempo: a Venezia si è passati da una cinquantina di coppie in centro storico a oltre cinquecento coppie stimate. Una stagione lasciata correre non è un anno perso: è un anno in cui il sito viene confermato, e l’anno dopo si riparte da più in alto.

La cosa che cambia tutto

Il vincolo non è tecnico, è il calendario

Su una copertura industriale la domanda «quale sistema» viene dopo. La prima è «in che mese siamo»: da un certo punto in avanti sul nido non si tocca nulla senza autorizzazione, e il progetto slitta di un anno.

FEBFinestra 1

I siti vengono occupati

A Venezia i siti riproduttivi «iniziano ad essere colonizzati a febbraio». In questa fase non c’è ancora un nido: ci sono coppie che stazionano, si posano sempre negli stessi punti e li stanno scegliendo. È l’ultimo momento comodo per intervenire.

MAR–APRFinestra 2

Le prime deposizioni

Le prime uova arrivano «tra fine marzo e inizio aprile», da 2 a 4 per nido, in media 3. Da qui in poi qualunque azione su nidi, uova e pulli va autorizzata dalla Regione con parere ISPRA: non è una formalità che si sbriga in una settimana.

APR–LUGFinestra 3

La copertura è occupata

La cova dura 28-30 giorni, l’involo arriva dopo altri 35-40 giorni di vita. Sono oltre due mesi per nido, e i nidi non partono tutti insieme: in pratica la copertura resta indisponibile per gran parte della primavera e dell’estate, manutenzione compresa.

SET–GENFinestra 4

La finestra per lavorare

È il periodo in cui si sale, si bonifica e si installa senza interferire con la riproduzione. Un progetto avviato a settembre arriva pronto a febbraio; uno chiesto a maggio, nella pratica, protegge la stagione successiva.

Che cosa si rompe davvero

Sei conseguenze che si vedono solo salendo sul tetto

Nessuna di queste voci arriva in direzione con scritto «gabbiani». Arrivano come infiltrazione, come filtro da cambiare, come infortunio sfiorato durante una manutenzione.

Bocchettone di scarico di una copertura piana ostruito da rametti e paglia, con acqua ferma tutto intorno1

Gli scarichi si tappano, e un tetto piano non ha pendenza di riserva

È il danno più caro e il più sottovalutato. Il materiale di nidificazione finisce nei bocchettoni: l’acqua non scende, ristagna e carica il solaio con un peso che nessuno ha messo a calcolo. Su una falda scivolerebbe via; su una copertura piana resta lì finché qualcuno non sale.

Guaina bituminosa di una copertura piana con estese colate biancastre di escrementi attorno a un fissaggio metallico2

La guaina invecchia prima dove resta il guano

Gli escrementi degli uccelli sono acidi — la letteratura tecnica indica valori di pH intorno a 3-4,5 — e restano appoggiati per mesi su membrane, lattoneria e fissaggi. Non è un problema estetico: è un pezzo di vita utile dell’impermeabilizzazione che se ne va prima del previsto.

Lucernario a shed con lastre opache e sporche di escrementi, visto dalla copertura3

I lucernari smettono di illuminare il reparto

Le lastre imbrattate lasciano passare meno luce, e la differenza si legge sulla bolletta dell’illuminazione artificiale accesa dove prima bastava il giorno. Nessuno collega mai le due cose, perché il lucernario lo vede solo chi sale sul tetto.

Unità di trattamento aria in copertura con griglia di presa d’aria sporca di escrementi e piume sul basamento4

Le prese d’aria stanno dove stanno loro

Le unità di trattamento aria sono in copertura, cioè esattamente dove i gabbiani si posano. Guano, piume e materiale secco finiscono su griglie e batterie: filtri da cambiare più spesso, scambio termico peggiore e, negli stabilimenti dove l’aria entra in reparto, una domanda che l’auditor prima o poi fa.

File di moduli fotovoltaici su copertura piana industriale con superfici sporche e macchie di guano5

Sul fotovoltaico in copertura si perde produzione

Un modulo imbrattato produce meno di uno pulito, e le deiezioni non si distribuiscono in modo uniforme: si concentrano dove gli uccelli si appoggiano. Sotto i moduli, poi, l’intercapedine diventa un riparo — ed è il punto in cui il problema gabbiani incontra quello dei colombi.

Passerella metallica di servizio su una copertura industriale, con superficie imbrattata e scivolosa6

Chi sale a fare manutenzione trova una superficie scivolosa

Il guano bagnato su lamiera, guaina e passerelle è sdrucciolevole. L’Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 chiede pavimenti dei luoghi di lavoro «esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi» e vie di circolazione utilizzabili «senza pericoli»: una copertura in quelle condizioni è una valutazione dei rischi da aggiornare.

Prima di dare un ordine al manutentore

Che cosa si può fare per legge, e che cosa no

La frase «mandiamo qualcuno a togliere quei nidi» è il modo più rapido di trasformare un problema di manutenzione in un problema legale. Questa tabella è pensata per essere girata a chi gestisce il fornitore.

RiferimentoDove sta scrittoCosa comporta in concreto
L. 157/1992Fauna selvaticaArt. 21, c. 1, lett. o)Vieta di «prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi e uccelli appartenenti alla fauna selvatica», salvo i casi tassativi previsti dalla legge. In pratica: il nido con le uova non lo tocca né l’azienda né il suo manutentore.
Direttiva 2009/147/CEDirettiva UccelliArt. 5, lett. b) e c)Vieta di «distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi» e di «raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle anche vuote». L’ultima parte è quella che sorprende sempre: vale anche per l’uovo vuoto trovato a stagione finita.
L. 157/1992Controllo e derogheArtt. 19 e 19-bisIl contenimento non è una decisione del privato: passa da piani pubblici e da provvedimenti in deroga. Il vademecum veneziano lo dice in modo netto: ogni azione su adulti, nidi, uova e pulli «deve essere autorizzata dalle amministrazioni competenti (Regione), previo rilascio di parere positivo da parte di ISPRA».
Convenzione di BernaConservazione della vita selvaticaAdottata il 19 settembre 1979È il quadro internazionale in cui il gabbiano reale rientra fra le specie protette. Tradotto per un capitolato: nessun fornitore può proporvi metodi cruenti, e se lo fa il problema diventa vostro.
D.Lgs. 81/2008Salute e sicurezza sul lavoroAllegato IV, punti 1.3.2 e 1.4.10I pavimenti dei luoghi di lavoro devono essere «fissi, stabili ed antisdrucciolevoli nonché esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi» e i passaggi non devono essere «ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione». Una copertura con guano e materiale di nidificazione è un punto da riprendere nella valutazione dei rischi.
Codice civileObbligo di sicurezzaArt. 2087L’imprenditore è tenuto ad adottare «le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica» dei lavoratori. È la norma che rende non rinviabile la messa in sicurezza di una copertura su cui qualcuno deve salire.

Le tre conseguenze pratiche: il nido occupato blocca l’intervento, l’autorizzazione non è una firma ma un procedimento, e nel frattempo la copertura resta un luogo di lavoro con i suoi obblighi. Ecco perché il progetto si fa in autunno.

Se sulla copertura ci sono già i nidi, la data conta più del preventivo

Un tecnico sale, guarda a che punto è la stagione e dice che cosa si può fare adesso e che cosa va programmato. Telefono diretto: 0584 433 198.

0584 433 198Richiedi un sopralluogo
Capire a che punto sei

Sette cose da chiedere a chi sale sul tetto

Non serve un ornitologo. Serve che la prossima manutenzione programmata torni giù con queste risposte, possibilmente con qualche foto.

  • Quanti ce ne sono, e a che ora. Cinque gabbiani a metà mattina sono una cosa; gli stessi cinque all’alba e al tramonto, sempre negli stessi punti, sono una coppia insediata e i suoi vicini.
  • C’è materiale secco raccolto in un punto. Rametti, paglia, sfridi di plastica: prima del nido arriva il mucchietto. È il segnale più precoce che si possa vedere, e capita fra febbraio e marzo.
  • Dove sono le colate di guano. Concentrate lungo un parapetto o un colmo significa posatoio; sparse su tutta la superficie significa che la copertura viene usata per stazionare, non solo per passare.
  • Come stanno i bocchettoni. La griglia parafoglie è libera? C’è un alone di ristagno intorno? È la domanda che vale di più in termini di soldi.
  • Qualcuno è stato «puntato» salendo. Un adulto che vola basso e ripetuto sopra la testa non è un caso: sta difendendo qualcosa a pochi metri. In quel momento il tecnico deve scendere, non cercare il nido.
  • Quali strutture usano. Blocchi tecnici, camini, torrini di estrazione, basamenti dei moduli fotovoltaici: i punti rialzati vengono scelti prima della superficie libera.
  • Che cosa c’è intorno allo stabilimento. Un’area ecologica scoperta, un compattatore che resta aperto, una discarica a due chilometri: la fonte di cibo spiega perché tornano anche dopo un intervento fatto bene.

Se tre di queste risposte sono «sì», il sito non ha un problema di passaggio: ha una colonia che si sta formando. Il sopralluogo tecnico serve a trasformare queste osservazioni in metrature, punti e un ordine di intervento — ed è anche l’occasione per capire quanta parte del problema arriva da fuori il vostro recinto.

Da non fare

Quattro modi di spendere senza risolvere

Sono i quattro che ritroviamo più spesso quando ci chiamano dopo un intervento di qualcun altro. Nessuno è un problema di prodotto: sono tutti problemi di impostazione.

Un solo filo di dissuasione teso lungo un coronamento largo, con la superficie piana lasciata scoperta1

Proteggere il bordo e lasciare libero il piano

È l’errore che nasce dall’esperienza con i colombi: si presidia il perimetro, dove i piccioni si appoggiano. Ma il gabbiano non nidifica sul cornicione: nidifica in mezzo, sulla superficie aperta. Un parapetto attrezzato e diecimila metri quadri liberi dietro non cambia niente.

Nido di rametti costruito sopra una fila di dissuasori ad aghi2

Installare e poi non tornare mai più

Un dissuasore meccanico funziona finché resta pulito. Riempito di guano, foglie e materiale secco diventa un supporto: nella foto il nido è costruito sopra gli aghi. Su una copertura industriale nessuno se ne accorge, perché là sopra non ci sale nessuno fino al guasto successivo.

Rete anti-volatili allentata sotto una struttura metallica, con la maglia che cede al centro3

Una rete posata male è peggio di nessuna rete

La rete è esclusione fisica: o è tesa e chiusa su tutti i lati, o lascia un varco. Allentata come questa, diventa un’amaca — e per un uccello grande e pesante come un gabbiano reale è letteralmente un appoggio in più.

Cornicione con dissuasori installati solo su una metà, con due volatili posati sulla parte scoperta4

Coprire metà punto e considerarlo risolto

La fotografia mostra un cornicione attrezzato a metà: i volatili si sono semplicemente spostati di un metro. Su una copertura industriale la stessa dinamica si ripete in scala — si presidia il blocco tecnico e la colonia si sposta di trenta metri, sul lato che nessuno aveva incluso nel preventivo.

Come si presenta una copertura protetta

Due minuti per capire cosa vuol dire trattare una superficie

Gabbiani, non colombi

Un impianto pensato per i gabbiani, non adattato da un lavoro sui piccioni

Si vede l’installazione su una copertura di un impianto di trattamento rifiuti, cioè nel contesto peggiore possibile: fonte di cibo enorme a due passi e superficie ampia. Utile per farsi un’idea di come si distribuiscono gli elementi su un piano, invece che su un bordo.

Vedi come funziona FlyAway
Grandi metrature

Quando la superficie da coprire è troppo estesa per una barriera

Il fascio si muove secondo un percorso programmato e copre aree che, chiuse una per una, non starebbero in piedi come costo. Nel video si vede il movimento e il tipo di installazione: è il sistema che più spesso si mette accanto agli altri su un capannone grande.

Vedi come funziona BirdLaser AI
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Il metodo

Come si affronta una copertura industriale

Quattro fasi, e la prima decide le altre tre. Su una copertura piana la variabile che pesa di più non è il sistema: è il momento in cui si sale.

Fase 1

Sopralluogo e rilievo della copertura

Si misurano superficie utile, sviluppo dei parapetti, blocchi tecnici, lucernari e campo fotovoltaico, e si segna dove ci sono guano, materiale di nidificazione e bocchettoni compromessi. Da qui escono le metrature: senza, un preventivo su un tetto da diecimila metri quadri è un numero inventato.

Fase 2

Bonifica del guano e dei siti

Rimozione e trattamento delle superfici, con DPI e smaltimento, fuori dal periodo riproduttivo. Viene prima della barriera: posare un sistema sopra una crosta di guano significa rifarlo, e nel frattempo il piano di transito resta scivoloso.

Fase 3

Progetto per aree, non per edificio

La superficie aperta, i blocchi tecnici, il perimetro e il fotovoltaico sono quattro problemi diversi e quasi mai si risolvono con un solo sistema. L’obiettivo è togliere le condizioni che rendono quella copertura un buon sito, non spaventare gli animali.

Fase 4

Verifica prima della stagione successiva

Il controllo utile si fa a gennaio-febbraio, non a giugno: si guarda se qualcuno sta scegliendo di nuovo il sito e si interviene finché è ancora possibile. La verifica lascia anche un’evidenza documentale spendibile in audit.

Quale sistema, su quale parte del tetto

Sei sistemi, quattro zone diverse della stessa copertura

Una copertura industriale non è una superficie sola: c’è il piano, ci sono i bordi, ci sono i volumi tecnici e c’è il fotovoltaico. Quasi nessun sito si risolve con una tecnologia sola, e chi ve ne propone una per tutto probabilmente ne vende una sola.

Centraline FlyAway installate lungo il coronamento di una copertura, con i pannelli allineati sul perimetro1

FlyAway — dissuasione elettromagnetica

Dove ha senso: coronamenti, parapetti e blocchi tecnici, dove serve togliere l’appoggio senza aggiungere una struttura visibile né parti taglienti.

Si dimensiona sui metri lineari di affaccio. Su una copertura molto estesa non basta da solo: presidia i bordi e i punti rialzati, non il piano.

Vedi la pagina del sistema
Dispositivo BirdLaser AI installato su un palo, con il cielo sullo sfondo2

BirdLaser AI

Dove ha senso: la superficie aperta di coperture molto estese, dove chiudere o attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.

È il sistema che copre il piano, cioè esattamente dove il gabbiano nidifica. Rende al meglio nelle ore di scarsa luce e si programma a fasce: va impostato, non solo installato.

Vedi la pagina del sistema
Rete anti-volatili tesa a protezione di unità tecniche in copertura3

Reti anti-volatili

Dove ha senso: vani tecnici aperti, torrini, cavedi e volumi sotto le unità di copertura: ovunque serva chiudere uno spazio, non un appoggio.

È esclusione fisica e, posata bene, regge anni. Il limite è tutto nella posa: tesa male diventa un appoggio in più per un uccello di quella taglia.

Vedi la pagina del sistema
Diffusore acustico BirdAcustic montato su treppiede4

BirdAcustic®

Dove ha senso: grandi piazzali e coperture in contesti dove il rumore ambientale è già alto e non ci sono ricettori sensibili vicini.

Lavora sul comportamento con richiami di specie. Va programmato e variato: la letteratura sui deterrenti sonori è chiara sul fatto che un suono sempre uguale porta ad assuefazione.

Vedi la pagina del sistema
Micropunte in acciaio inox BirdTikol installate sul bordo superiore di un’unità esterna5

BirdTikol

Dove ha senso: le sommità dei blocchi tecnici, i camini, i torrini e i basamenti: i punti rialzati che vengono scelti per primi.

Deterrente meccanico in acciaio inox, praticamente invisibile a distanza. Va posato con continuità: mezzo metro scoperto sposta l’appoggio, non lo elimina.

Vedi la pagina del sistema
Barriera BirdSun a pettine installata lungo il bordo inferiore di una fila di moduli fotovoltaici6

BirdSun — barriera per fotovoltaico

Dove ha senso: il campo fotovoltaico in copertura, dove l’intercapedine sotto i moduli diventa un riparo.

Chiude il perimetro dei moduli senza forare la struttura né toccare la garanzia dell’impianto. Serve soprattutto contro i colombi, che occupano lo spazio sotto i pannelli quando i gabbiani stanno sopra.

Vedi la pagina del sistema

Nessuno di questi sistemi è «quello giusto» in assoluto: dipende da quanti metri quadri sono di piano libero, quanti di bordo e quanti occupati da impianti. La proporzione fra queste tre voci è la prima cosa che si misura in sopralluogo, ed è anche quella che fa la differenza di costo fra due preventivi apparentemente simili.

La voce che nessuno mette a budget

Da aprile a luglio, sul tetto non si sale volentieri

È l’effetto di cui i responsabili di stabilimento parlano di meno e che pesa di più sull’organizzazione del lavoro.

Un gabbiano reale che difende il nido non aggredisce quasi mai davvero: il comportamento tipico è il sorvolo ravvicinato sulla testa, quello che in letteratura viene chiamato dive bomb, ed è documentato soprattutto durante lo svezzamento dei pulcini. Non è pericoloso in sé. Diventa un problema quando la persona che lo subisce si trova in quota, su una superficie scivolosa, magari con un attrezzo in mano.

Il risultato pratico è sempre lo stesso: la manutenzione programmata in copertura slitta. La pulizia dei moduli fotovoltaici, il controllo dei bocchettoni prima delle piogge, il tagliando alle unità di trattamento aria, la verifica delle linee vita. Tutto quello che dovrebbe stare in primavera si accumula e viene rimandato a fine estate, quando il carico di lavoro è già altrove.

Ed è anche il punto in cui il tema smette di essere «fastidio da volatili» e diventa una questione da documentare. Il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica di chi lavora (art. 2087 c.c.) e i luoghi di lavoro devono avere piani di transito non sdrucciolevoli e passaggi liberi (D.Lgs. 81/2008, Allegato IV). Una copertura con guano stratificato, materiale di nidificazione sui camminamenti e adulti in difesa del nido non rispetta né l’una né l’altra condizione.

Il modo più semplice di verificarlo: guardate quando sono state fatte, negli ultimi due anni, le manutenzioni in copertura. Se sono tutte fra settembre e marzo, il calendario ve lo stanno già dettando i gabbiani.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Sui gabbiani l’area scientifica Ekonore parte da una distinzione che cambia tutto il progetto: il colombo è un animale da cavità e da cornicione, che cerca un appoggio riparato; il gabbiano reale è un nidificante a terra, che cerca uno spazio aperto e sgombro. Sono due esigenze opposte, e spiegano perché un impianto studiato per i piccioni, spostato di peso su una copertura frequentata dai gabbiani, non produca il risultato atteso.

La seconda indicazione riguarda le risorse alimentari. Dove esiste una fonte di cibo stabile e accessibile nel raggio di pochi chilometri — impianti di trattamento rifiuti, aree ecologiche scoperte, scarti di lavorazione — la pressione si ricostituisce anche dopo un intervento eseguito bene: la copertura viene resa inutilizzabile, ma la popolazione resta nell’area e continua a cercare siti. Per questo, nei siti industriali, la parte di progetto che incide di più sul risultato non è la scelta della tecnologia, ma il fatto di lavorare contemporaneamente sul sito e sulle risorse che lo rendono conveniente.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Proteggiamo edifici di cui conosci il nome

Dai clienti privati alle grandi realtà produttive, proteggiamo ogni ambiente dai piccioni e dagli altri volatili infestanti.

IrenMondadoriIveco GroupBirra PeroniConadCalzedonia Group
Prova, non promessa

Certificata, non improvvisata

Chi sale su una vostra copertura entra in un vostro luogo di lavoro. Ogni riga qui sotto ha un numero di registrazione verificabile presso l’ente: è il minimo da chiedere a qualunque fornitore, noi compresi.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci arrivano

Gabbiani sui tetti industriali: domande e risposte

Si possono togliere i nidi di gabbiano dal tetto dell’azienda?

No, non di propria iniziativa. La L. 157/1992 (art. 21, c. 1, lett. o) vieta di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di fauna selvatica, e la Direttiva 2009/147/CE vieta di distruggere o asportare nidi e di raccogliere le uova «anche vuote». Ogni azione su adulti, nidi, uova e pulli va autorizzata dalla Regione, previo parere positivo di ISPRA. Per questo la strada praticabile è rendere il sito inadatto prima che venga occupato.

Qual è il periodo giusto per intervenire su una copertura industriale?

La finestra utile va da settembre a gennaio. A febbraio i siti riproduttivi iniziano a essere occupati, fra fine marzo e inizio aprile arrivano le prime deposizioni e da quel momento la copertura resta impegnata per mesi: 28-30 giorni di cova e altri 35-40 prima dell’involo, con nidi che non partono tutti insieme. Un progetto chiesto a maggio, realisticamente, protegge la stagione successiva.

Perché i dissuasori che funzionano sui piccioni non bastano con i gabbiani?

Perché le due specie cercano cose diverse. Il colombo cerca un appoggio riparato: cornicioni, davanzali, cavità, ed è lì che si mettono aghi, fili e reti. Il gabbiano reale nidifica a terra, su superfici aperte e sgombre: il piano della copertura, non il bordo. Attrezzare solo il perimetro di un tetto da diecimila metri quadri lascia libero esattamente il posto che gli interessa.

Un solo sistema può bastare per tutta la copertura?

Quasi mai. Una copertura industriale ha almeno quattro zone con problemi diversi: il piano libero, i bordi e i coronamenti, i volumi tecnici (torrini, camini, unità di trattamento aria) e l’eventuale campo fotovoltaico. Ognuna richiede una risposta differente, e la proporzione fra queste zone è la prima cosa che si misura in sopralluogo.

I gabbiani sono pericolosi per chi lavora sul tetto?

Il comportamento tipico in difesa del nido non è l’attacco ma il sorvolo ravvicinato sulla testa. Il rischio non è l’uccello in sé: è la reazione di chi lo subisce mentre si trova in quota, su una superficie resa scivolosa dal guano. È una situazione che rientra a pieno titolo nella valutazione dei rischi e negli obblighi dell’Allegato IV del D.Lgs. 81/2008.

Quanto costa proteggere una copertura industriale dai gabbiani?

Dipende da quanti metri quadri sono piano libero, da quanti metri lineari di bordo ci sono, da quanti volumi tecnici vanno trattati e dallo stato di partenza (una copertura da bonificare costa più di una pulita). Per questo non pubblichiamo un prezzo al metro quadro: il sopralluogo tecnico serve proprio a trasformare un ordine di grandezza in un numero. Le variabili sono le stesse spiegate nella nostra guida ai costi.

Abbiamo già provato con i richiami sonori e dopo qualche settimana sono tornati. Perché?

È assuefazione, ed è un fenomeno noto: la letteratura tecnica sui dispositivi di dissuasione riporta che gabbiani e corvidi si abituano anche a stimoli forti nel giro di poche settimane, se restano sempre uguali e nello stesso punto. Un sistema acustico regge solo se viene variato e spostato, e regge molto meglio se combinato con qualcosa che tolga fisicamente il sito, non solo con qualcosa che disturbi.

Se risolvo la copertura, il problema si sposta sull’edificio accanto?

Può succedere, ed è onesto dirlo: la popolazione resta nell’area finché restano le risorse che ce l’hanno portata. Per questo un progetto serio guarda anche alle fonti di cibo raggiungibili — aree ecologiche, compattatori, scarti — e, nei comprensori industriali, il risultato migliore lo ottengono le aziende che affrontano il tema insieme ai vicini invece che una alla volta.

Parliamone

Raccontaci com’è fatta la vostra copertura

Superficie approssimativa, presenza di fotovoltaico e da quanti anni li vedete là sopra: con queste tre informazioni capiamo già se siamo in tempo per questa stagione.

Nome(Obbligatorio)

Condividi questo articolo