Vi hanno chiesto un piano di controllo dei piccioni e non sapete che cosa ci va scritto?
Di solito arriva così: una lamentela in assemblea, un’ordinanza del Comune, un auditor che guarda il cornicione sopra la zona di carico e chiede «e questo chi lo gestisce?». Da quel momento serve un documento, non un altro giro di pulizie. Guardate il marciapiede sotto la gronda, il davanzale del terzo piano, la trave sopra il portone: se il guano torna sempre negli stessi punti, un piano c’è già. Lo stanno facendo i piccioni, e per ora vince il loro.

Risposta rapida
Un piano di controllo dei piccioni può essere due cose. Il piano pubblico lo approva la Regione in base all’art. 19 della legge 157/1992 e lo attuano i Comuni: in Emilia-Romagna è quello del 2023–2027. Il piano del vostro edificio è un documento tecnico: mappa dei posatoi e dei nidi, metri da trattare, calendario, bonifica e sistemi. Il primo non sostituisce il secondo.
Se due di queste le avete già viste, il piano lo stanno scrivendo loro
Nessuna di queste cose, presa da sola, sembra un problema da documento. Messe in fila, di solito lo sono.
- L’impresa di pulizie passa sotto lo stesso cornicione ogni due settimane, e ogni due settimane il guano è tornato.
- In assemblea qualcuno ha proposto il gufo di plastica, qualcun altro le punte, e alla fine non si è deciso niente.
- Il Comune ha emesso un’ordinanza sul divieto di dare da mangiare ai colombi, e il vicino del secondo piano continua.
- Nel capitolato di manutenzione ci sono gli impianti e la caldaia, ma nessuna riga dice chi controlla le gronde.
- Un auditor o un ispettore ha fotografato la trave sopra la zona di carico e vi ha chiesto una procedura scritta.
- Avete già speso per un intervento, i piccioni si sono spostati di dieci metri e nessuno sa dire se quel lavoro è servito.
Se ne avete spuntate due, la domanda non è più quale dissuasore comprare. È chi mette per iscritto dove sono, che cosa si fa e quando si ricontrolla.
Il piano della Regione e il piano del vostro edificio
Quando qualcuno dice «piano di controllo dei piccioni» può parlare di due cose che non si somigliano. Confonderle è il motivo per cui molti amministratori aspettano che faccia qualcosa il Comune, e molti Comuni aspettano che si muovano i privati.
Il piano pubblico lavora sulla popolazione: quanti colombi ci sono in una città e come si contiene la crescita. Il piano del sito lavora sull’accesso: fa in modo che su quella gronda e in quel sottotetto non ci sia più posto. Servono tutti e due, ma il secondo lo potete fare domani mattina, senza aspettare nessuno.
Nel resto della pagina trovate prima che cosa dice il quadro pubblico, perché conviene saperlo, e poi che cosa va scritto nel documento del vostro edificio.
Le regole che valgono per tutti, riga per riga
Il colombo di città non è un animale «di nessuno» su cui si può fare quello che si vuole. Ecco i riferimenti che contano, con che cosa dicono in pratica.
| Riferimento | Dove sta scritto | Che cosa comporta |
|---|---|---|
| Legge 157/1992, art. 19 | Norma nazionale sulla fauna selvatica | Le Regioni provvedono al controllo della fauna selvatica, di norma con metodi ecologici e su parere dell’ISPRA. Con la legge di bilancio 2023 (L. 197/2022) il controllo è stato esteso anche alle aree protette e urbane, e chi lo esegue deve essere formato con appositi corsi. |
| Cass. pen., Sez. III, n. 2598/2004 | Sentenza della Corte di Cassazione | Il colombo urbano è fauna selvatica. Ucciderlo, avvelenarlo o catturarlo al di fuori di un piano autorizzato non è «fai da te»: è un illecito. |
| Piano quinquennale Emilia-Romagna 2018–2022 | Allegato alla delibera regionale del 2018 | Chiede ai Comuni conteggi standardizzati, prima e alla fine dell’inverno, con il metodo del transetto lineare e alcune ripetizioni a pochi giorni di distanza; un resoconto delle attività alla Regione entro febbraio di ogni anno; e fra i metodi ecologici indica la chiusura degli accessi ai siti di nidificazione e il divieto di dare cibo ai colombi nei luoghi pubblici. |
| DGR Emilia-Romagna n. 241 del 20/02/2023 | Nuovo piano quinquennale del colombo di città | Rinnova il piano fino al 31 dicembre 2027, in continuità con il precedente. È operativo su tutto il territorio regionale tranne i siti Rete Natura 2000, in attesa della valutazione di incidenza. |
Fonti: Regione Emilia-Romagna, pagina del piano; Confagricoltura Bologna sulla DGR 241/2023. Le altre Regioni hanno piani propri, con regole simili ma non identiche: prima di citarne uno in un documento, controllate la versione in vigore sul sito della vostra Regione.
Che cosa deve esserci dentro, perché serva a qualcosa
Un piano che si limita a dire «installare dissuasori» è un preventivo con un altro titolo. Un documento che regge, davanti a un’assemblea o a un auditor, ha sei parti.
- La mappa dei punti. Planimetria o fotografie numerate: dove si posano, dove nidificano, dove cade il guano. Ogni punto ha un numero che ritorna in tutte le altre parti.
- Le quantità. Metri lineari di bordo, vani da chiudere, superfici da bonificare, con l’altezza e il modo in cui ci si arriva. Senza quantità non si possono confrontare due offerte.
- Il calendario. Se ci sono nidi attivi, alcuni punti si trattano dopo l’involo. Il piano lo dice, invece di scoprirlo il giorno del cantiere. Il perché è spiegato in quando conviene intervenire.
- La sequenza. Prima la bonifica, poi i sistemi. Montare su una superficie ancora sporca significa lasciare lì il segnale che attira gli altri.
- Il sistema, punto per punto. Rete dove va chiuso un volume, filo o punte sui bordi, soluzioni diverse sulle superfici vincolate. Un solo prodotto per tutto l’edificio è quasi sempre un campanello d’allarme.
- Le verifiche. Chi controlla, ogni quanto, che cosa si guarda e dove si scrive. È la riga che manca in quasi tutti i documenti che ci mandano da leggere.
Se il piano vi serve per un capitolato o una gara, trovate le voci da scrivere in come si scrive un capitolato per l’allontanamento volatili. Se vi serve per l’assemblea, la parte che conta di più è la mappa: rende visibile a tutti che il problema non è «il balcone del signor Rossi» ma tre punti dell’edificio.
Sapreste indicare oggi, su una planimetria, dove si posano e dove nidificano?
Se la risposta è no, si parte da lì. Un sopralluogo tecnico produce la mappa dei punti con le fotografie numerate e le quantità: è la base di qualunque piano, nostro o di chi volete.
E il mangime anticoncezionale? Quando può aiutare, e quando no
Il piano regionale prevede anche i farmaci ad azione sterilizzante, come la nicarbazina contenuta nel mangime venduto con il nome Ovistop. Il testo del piano dice che possono contribuire al contenimento e, nello stesso punto, che la loro efficacia è considerata controversa.
La ragione è pratica. Perché un contraccettivo funzioni, una buona parte dei colombi in età riproduttiva deve mangiarlo con regolarità, per mesi, senza che lo mangino altri animali. In un parco con una colonia stabile e un punto di somministrazione controllato può avere un senso. Su un condominio o su uno stabilimento no: i colombi che vi sporcano la gronda possono mangiare altrove, e quelli che mangiano da voi possono dormire da un’altra parte.
In ogni caso è un intervento sulla popolazione, cioè roba da piano pubblico, e non toglie un solo piccione dal vostro cornicione domani. Per quello serve chiudere l’accesso.
Quattro scorciatoie che peggiorano le cose
- Dare da mangiare «solo un po’». Molti Comuni lo vietano con un’ordinanza, e ci sono state condanne penali per chi insisteva. Ma anche dove non è vietato, il cibo è il motivo per cui una colonia resta.
- Il veleno. Oltre a essere pericoloso per gatti, cani e bambini, sul colombo è un reato. Ne parliamo in veleno per piccioni: quando è reato.
- Catturarli da soli. Le gabbie-trappola esistono, ma dentro un piano autorizzato e con operatori formati. Una trappola sul tetto del condominio non lo è.
- Togliere i nidi con le uova. Il colombo è fauna selvatica: nidi, uova e piccoli non si toccano come se fossero sporcizia. Che cosa si può fare, e in che ordine, sta in nido di piccioni: cosa fare.
Che cosa vuol dire un piano fatto sul posto
Quando il problema è una piazza o un complesso intero
Uno dei metodi che si usano su aree grandi e aperte, dove una barriera fisica non è pensabile. Guardalo se il vostro caso è un cortile, un parco o un complesso di edifici, non una sola gronda.
Vedi tutti i metodi di allontanamentoCome si ragiona su tanti punti diversi
Un intervento su un’azienda di trasporto pubblico: tanti siti, ognuno con i suoi appoggi. È esattamente il tipo di situazione in cui la mappa dei punti fa la differenza fra un lavoro e una serie di tentativi.
Vai ai sistemi BirdstopCome nasce il piano del vostro edificio, in quattro passaggi
Si sale e si mappa
Posatoi, nidi, varchi e punti in cui cade il guano, ognuno numerato e fotografato. Si guarda anche a che ora ci sono: un sopralluogo solo a mezzogiorno racconta metà della storia.
Si bonifica
Guano e materiale di nido si rimuovono con le protezioni e si smaltiscono. Senza questo passaggio qualunque sistema lavora contro il segnale che resta.
Si chiude l’accesso, punto per punto
Rete, filo, punte o sistemi attivi, scelti sul singolo punto e non sul catalogo. Tutto nello stesso intervento: un bordo lasciato libero diventa il nuovo posto preferito.
Si verifica e si scrive
Controlli periodici con le fotografie degli stessi punti numerati. È quello che vi permette di rispondere all’auditor, o all’assemblea, con un documento invece che con un ricordo.
Che cosa dicono i clienti Birdstop
Perché il numero dei colombi non si governa dal tetto

Per Linda Abenaim, biologa ed entomologa di Ekonore, la distinzione fra piano pubblico e piano del sito ha una base biologica prima che burocratica. Una popolazione di colombi urbani cresce finché trova cibo e posti riparati dove nidificare: sono queste due risorse a fissarne il limite.
Chi gestisce un edificio non può agire sul cibo che c’è in città, ma può togliere i posti riparati sul proprio immobile. È per questo, spiega, che anche i piani regionali mettono la chiusura degli accessi fra i metodi ecologici: riduce la capacità di un luogo di ospitare coppie, invece di togliere qualche individuo che viene subito sostituito.
Sui contraccettivi il suo giudizio è prudente: sono uno strumento da popolazione, che richiede somministrazioni regolari e controllate e ha senso solo dentro un programma pubblico con un monitoraggio serio.
Testo redazionale rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Enti, aziende e condomini che hanno messo il problema per iscritto
Lavoriamo con amministrazioni pubbliche, aziende di trasporto, industria e condomini. Non riportiamo qui risultati di singoli clienti: quelli documentati li trovate nei casi studio.
Chi scrive il piano deve poterlo firmare
Un documento che finisce in un fascicolo di audit o in un verbale di assemblea deve venire da un’azienda che risponde di quello che scrive. Sono certificati rilasciati a Ekonore S.r.l., con i numeri di registrazione per esteso.
UNI EN 16636
Servizi di gestione e controllo infestanti
ALI 02122 - PMISO 9001
Sistema di gestione qualità
Reg. N. 19806 - AISO 14001
Sistema di gestione ambientale
Reg. N. 19806 - EISO 45001
Salute e sicurezza sul lavoro
Reg. N. 19806 - IUNI/PdR 125
Parità di genere
Reg. N. 19806 - PGEMAS
Registrazione ambientale europea
IT-002249Che cosa chiedere prima di firmare, punto per punto, sta in come si sceglie a chi affidare il lavoro.
Le domande che arrivano da amministratori e uffici tecnici
Il Comune è obbligato a fare un piano di controllo dei piccioni?
Il controllo della fauna selvatica è affidato alle Regioni dall’art. 19 della legge 157/1992. In Emilia-Romagna il piano regionale, in ambito urbano, è attuato dai Comuni. Nelle altre Regioni le regole cambiano: conviene verificare il piano in vigore sul sito della propria Regione.
Il piano del Comune risolve il problema del mio condominio?
No. Il piano pubblico lavora sul numero dei colombi in città; il vostro cornicione resta un posto comodo finché qualcuno non lo chiude. Il problema del singolo edificio si risolve sull’edificio.
Che cosa deve contenere il piano per un’azienda o un condominio?
La mappa numerata dei posatoi e dei nidi, le quantità da trattare, il calendario rispetto ai nidi attivi, la sequenza bonifica e poi sistemi, il sistema previsto per ogni punto e il programma delle verifiche.
Posso usare l’Ovistop sul mio tetto?
È un farmaco da usare dentro un programma controllato sulla popolazione. Su un singolo edificio non dà risultati apprezzabili, perché i colombi che lo sporcano mangiano altrove e quelli che mangiano da voi possono dormire altrove.
Si possono catturare o abbattere i piccioni?
Solo dentro un piano pubblico autorizzato, con i metodi e gli operatori previsti. Farlo per conto proprio è un illecito: la Cassazione ha stabilito che il colombo urbano è fauna selvatica.
Quanto costa un piano per il mio edificio?
Dipende da metri, altezze e accessi, per questo si parte da un sopralluogo. I valori di partenza dei singoli sistemi li trovate nella guida ai costi.
Mettete per iscritto dove sono, prima che lo faccia un’ordinanza
Una telefonata per capire da dove partire, poi il sopralluogo e la mappa dei punti.
Se ti serve andare più a fondo
Raccontateci l’edificio
Indirizzo, tipo di immobile e i punti dove vedete i piccioni: vi richiamiamo per organizzare il sopralluogo.
