In vendemmia alzate lo sguardo sul piazzale: quanti ne contate?

La prossima mattina di conferimento fermatevi due minuti sul piazzale e guardate in alto: il bordo della tettoia, la trave sopra i bins, il coronamento del muro. Poi guardate in basso, sui coperchi dei cassoni e sul cemento intorno all’uva appena scaricata. Se avete contato più di due piccioni e avete visto le macchie, quello che avete davanti non è un fastidio di stamattina. Per un mese la cantina non è un capannone chiuso: è una mensa con il tetto. Poi la vendemmia finisce, i portoni si abbassano — e chi è entrato resta dentro: in bottaia, nei sottotetti, sopra la linea di imbottigliamento. A marzo, quando arriva l’audit, qualcuno vi chiederà come lo tenete sotto controllo.

Calendario di una cantina con la finestra di intervento segnata prima della vendemmiaLa finestrail lavoro si fa prima del conferimento, non durante: a portoni aperti non si chiude niente
Sezione di una cantina: il piazzale con l’uva fuori e la bottaia con le botti dentroDue ambientiil piazzale attira, la bottaia ospita: si guardano insieme, non uno alla volta
Bottiglia di vino accanto a un documento normativo, a indicare che il vino è un alimentoIl vino è un alimentoe la cantina, per il Reg. (CE) 852/2004, è uno stabilimento alimentare come gli altri
Portone di una cantina vinicola aperto durante la vendemmia, con le cassette di uva sul piazzale e i volatili sulla copertura
Ricostruzione realistica creata al computer, non fotografia di un cantiere Birdstop: serve a mostrare la scena di cui parla l’articolo. Le installazioni reali sono più sotto, dichiarate come tali.

In breve

I volatili in cantina non sono un problema costante: si concentra nelle settimane del conferimento, quando l’uva sosta all’aperto e i portoni restano alzati. Chi entra in quel periodo trova poi la bottaia e i sottotetti, e ci resta tutto l’anno. Per questo il lavoro si progetta sul calendario della cantina: si chiude e si toglie l’appoggio prima che cominci la raccolta, e si tiene fuori dai giorni di pigiatura.

Riconoscete la scena?

Se anche solo due di queste vi suonano familiari, il problema è già dentro

Non serve un sopralluogo per accorgersene. Bastano le cose che in cantina vedete tutti i giorni e che, prese una alla volta, sembrano piccole.

  • Sul piazzale, sotto la trave o il bordo della tettoia, c’è una striscia di guano che ricompare due giorni dopo ogni lavaggio.
  • I bins e le cassette restano scoperti anche solo mezza giornata, e quando li spostate sotto ci trovate piume e segni.
  • Il cassone delle vinacce sta fuori per giorni, fermenta, e sopra ci trovate sempre gli stessi tre o quattro uccelli.
  • In bottaia, sulle aperture di aerazione, la rete non c’è, oppure c’è ma è avvitata e nessuno l’ha più tolta per pulire dietro.
  • Sopra il nastro di imbottigliamento passano travi, passerelle e canaline, e nessuno ha mai guardato che cosa ci sta sopra.
  • All’ultimo audit qualcuno ha chiesto come tenete sotto controllo gli infestanti volanti, e la risposta è stata «li allontaniamo quando li vediamo».

Se ne avete spuntate due, non siete più nella fase in cui basta pulire: state pulendo una conseguenza. La domanda vera non è con che cosa si interviene, ma quando — e per una cantina la risposta non è mai «a settembre».

Il punto che cambia tutto

Non è l’edificio, è il calendario

In un magazzino la pressione è costante e il piano si fa una volta sola. Qui no. Una cantina cambia quattro volte nell’arco dell’anno, e ogni fase attira per una ragione diversa.

  • Il conferimento. L’uva arriva sui rimorchi e sosta sul piazzale prima di essere lavorata. È zucchero all’aperto, in quantità, per ore. Passeri e storni lo trovano in un giorno e se lo dicono: la seconda settimana ne arrivano molti di più della prima.
  • Le vinacce e i raspi. Finiscono in un cassone o in un’area di stoccaggio in attesa del ritiro. Fermentano, sono dolci e stanno fuori. Spesso attirano più dell’uva, e nessuno ci pensa perché sono considerati uno scarto.
  • La bottaia e i locali di affinamento. Qui non c’è niente da mangiare, e infatti non è il cibo a portarli dentro: è il riparo. Volumi alti, travi, capriate, aperture di aerazione che devono restare aperte per far respirare l’ambiente. Un piccione che ci entra ci passa l’inverno.
  • L’imbottigliamento. È la fase in cui un volatile sopra la linea diventa un problema di sicurezza alimentare e non più di decoro: bottiglie aperte, tappi, capsule, nastri. Qui la domanda dell’auditor cambia: non vi chiede se ci sono, vi chiede che cosa avete fatto perché non ci siano.

Le specie cambiano con la fase. Sul piazzale in vendemmia sono soprattutto passeri e storni, attirati dallo zucchero; in bottaia e nei sottotetti quasi sempre colombi, che cercano un posto riparato dove stare. Sono due problemi diversi e si risolvono con due lavorazioni diverse: confonderli è il motivo per cui certi interventi non danno risultato. Gli storni hanno un comportamento tutto loro, che abbiamo raccontato negli articoli sugli storni.

Dove sta scritto

Il vino è un alimento, e la cantina uno stabilimento alimentare

Capita di sentirsi dire che una cantina «non è un’industria alimentare». Dal punto di vista del regolamento europeo lo è, e le righe che seguono sono quelle che un auditor apre per prime.

RiferimentoDove sta scrittoChe cosa dice
Reg. (CE) 178/2002
legislazione alimentare, definizioni
Articolo 2, definizione di «alimento»
EUR-Lex
Alimento è «qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito… da esseri umani», e la definizione comprende esplicitamente «le bevande». Da qui discende tutto il resto.
Reg. (CE) 852/2004
produzione primaria
Allegato I, Parte A, sezione II, punto 4, lett. f)
EUR-Lex
Chi opera nella produzione primaria deve «per quanto possibile, evitare la contaminazione da parte di animali e altri insetti nocivi». È la riga che copre la vigna e il conferimento, cioè proprio la fase in cui l’uva sta ferma sul piazzale.
Reg. (CE) 852/2004
requisiti dei locali
Allegato II, Capitolo II, punto 1 lett. d)
EUR-Lex
«Le finestre e le altre aperture devono essere costruite in modo da impedire l’accumulo di sporcizia e quelle che possono essere aperte verso l’esterno devono essere, se necessario, munite di barriere antinsetti facilmente amovibili per la pulizia.» Amovibili: la rete va tolta e rimessa, quindi va montata in modo che si possa fare.
Reg. (CE) 852/2004
igiene delle lavorazioni
Allegato II, Capitolo IX, punto 4
EUR-Lex
«Occorre predisporre procedure adeguate per controllare gli animali infestanti e per impedire agli animali domestici di accedere ai luoghi dove gli alimenti sono preparati, trattati o conservati.» Procedure, al plurale: un contratto di disinfestazione senza planimetria e senza date non è una procedura.

Un’avvertenza onesta. Sopra ci sono solo righe che abbiamo letto nel testo originale. Molte cantine che esportano hanno anche uno standard volontario — BRCGS, IFS — che chiede un piano di gestione degli infestanti documentato: quelle versioni cambiano nel tempo e non le riportiamo qui a memoria. Se il vostro capitolato ne cita una, la si legge insieme prima di scrivere l’offerta. Come si imposta il documento lo spieghiamo in volatili e HACCP e in come si scrive un capitolato.

Quando comincia la vostra vendemmia?

È la prima domanda che facciamo, prima ancora di sapere quanti metri quadri avete. Da quella data si conta all’indietro: sopralluogo, bonifica dove serve, installazione. Mandateci due foto del piazzale e una della bottaia dal basso.

0584 433 198Compila il modulo
Il sopralluogo

I 4 punti da cui entrano i volatili in cantina

Sono sempre questi quattro, in quest’ordine, e tre su quattro stanno fuori dall’edificio. Leggeteli pensando alla vostra cantina: due, probabilmente, li avete già in testa. Il quarto è quello che decide se il lavoro regge un audit.

Bins e cassette di uva nera sotto la tettoia del piazzale di conferimento, con un piccione posato sulla trave sopra1

Il piazzale di conferimento

Si guarda dove sosta l’uva e per quanto tempo, e poi si alza lo sguardo: da dove la vedono. Quasi sempre c’è una linea di appoggio che domina il piazzale — il bordo della tettoia, una trave, il coronamento del muro. Togliere quella linea vale più di qualunque dispositivo messo in mezzo al cortile.

Cassone metallico aperto pieno di vinacce e raspi appoggiato al muro della cantina, con tre piccioni posati sul bordo e uno in volo2

Il cassone delle vinacce

È il punto che nessuno indica quando facciamo il giro, ed è spesso quello che lavora di più. Le vinacce fermentano, sono dolci e restano fuori giorni. Qui il lavoro non è installare: è coprire il cassone e accorciare i tempi di ritiro. Poi, se serve, si toglie l’appoggio intorno.

Apertura di aerazione della bottaia schermata da una rete a maglia fine su telaio amovibile, con un piccione posato sul coronamento del muro3

Le aperture della bottaia

La bottaia deve respirare: quelle aperture servono e non si tappano, si schermano. La norma stessa chiede reti amovibili, perché vanno pulite. Il montaggio va pensato in funzione di questo, altrimenti dopo un anno nessuno le toglie più e si intasano.

Travi metalliche, canaline e plafoniere sopra il nastro di imbottigliamento, con due piccioni posati su una trave e bottiglie in fila sotto4

Lo spazio sopra la linea

Sopra un nastro di imbottigliamento passano travi, passerelle, canaline e corpi illuminanti. Ognuno di questi è un posatoio, e ognuno sta sopra un prodotto aperto. Qui non si tratta di quanti volatili ci sono: basta che ce ne possa stare uno perché l’auditor chieda che cosa lo impedisce.

Le quattro immagini sono ricostruzioni realistiche create al computer, non fotografie di cantieri Birdstop: servono a far vedere i punti di cui parla la sezione. Le installazioni reali sono più sotto, dichiarate come tali.

Da evitare

Quattro mosse che sembrano sensate e costano un anno

Sono quelle che troviamo quando ci chiamano la seconda volta, dopo una vendemmia andata storta.

Illustrazione barrata: si installano i dissuasori mentre i rimorchi di uva entrano in cantina

Installare durante la vendemmia

Sembra il momento giusto perché il problema si vede. In realtà è il peggiore: i portoni sono aperti, il piazzale è pieno, i mezzi entrano ed escono e metà dei punti da trattare sono inaccessibili. Si finisce per fare la parte facile e rimandare quella che conta.

Illustrazione barrata: un cannone a gas nel piazzale e gli uccelli che restano posati poco più in là

Affidarsi a un dissuasore sonoro e basta

Uno stimolo acustico sempre uguale produce assuefazione: dopo qualche settimana gli animali capiscono che non succede niente. In più, vicino a un centro abitato o a un agriturismo, il problema diventa il rumore per i vicini. Può avere senso in un piazzale isolato e a fianco di altro, mai da solo.

Illustrazione barrata: una rete montata sopra un’apertura di aerazione già sporca e senza possibilità di essere rimossa

Chiudere le aperture senza poterle più aprire

La rete sull’apertura di aerazione va messa in modo che si possa togliere: lo chiede il regolamento e lo chiede il buon senso, perché si sporca. Fissata a punti su un telaio che non si smonta, dopo un anno è intasata e il locale respira peggio di prima.

Illustrazione barrata: si monta un dissuasore su una trave ancora sporca di guano

Montare sopra lo sporco

Vale ovunque, ma in una cantina di più: il guano vecchio su una trave continua a dire agli altri che lì si può stare, e il materiale resta sigillato sotto il sistema in un punto a cui non si arriva più. Prima si porta via, poi si monta. Sempre in quest’ordine.

Che cosa si usa davvero

I sistemi, con i limiti dichiarati

In una cantina non ce n’è uno che basta: il piazzale, la tettoia e la bottaia sono tre problemi diversi. Sotto ognuno c’è anche la riga che dice dove non arriva.

Dettaglio ravvicinato di un dissuasore in acciaio inox a file di punte, in posa sul bordo di una copertura1

BirdTikol

Dove ha senso: le linee che dominano il piazzale: bordo della tettoia, trave, coronamento del muro.

Limite onesto: toglie un posatoio, non chiude un volume. Sotto una tettoia aperta da sola non basta.

BirdTikol e TikolPannel
Rete anti volatili tesa fra la sommità di una parete e l’intradosso della copertura, con cavo di tensione e tenditori2

Reti anti volatili

Dove ha senso: i volumi da chiudere: la tettoia del conferimento, il sottotetto della bottaia, le capriate.

Limite onesto: va tenuta in tensione e controllata. Sulle aperture di aerazione deve restare smontabile, come chiede la norma.

La pagina delle reti
Coprimuro di un terrazzo con il filo del sistema teso lungo tutto il bordo3

FlyAway

Dove ha senso: i perimetri lunghi che non si possono chiudere: il coronamento continuo di un capannone di cantina.

Limite onesto: lavora sull’area, non sul singolo appoggio, e parte da 2.800 euro. Su una singola tettoia non ha senso, su un fronte intero sì.

Come funziona FlyAway
Coppette del dissuasore BirdFire allineate su un davanzale accanto a un’unità esterna4

BirdFire

Dove ha senso: le superfici dove non si può fare un buco: coperture con la guaina, blocchi tecnici, elementi che non si toccano.

Limite onesto: si appoggia, non si fissa, e va ricaricato con la periodicità prevista. È una voce ricorrente, non un intervento unico.

Come funziona BirdFire
Posa di un dissuasore ad aghi: applicazione dell’adesivo con la pistola su una muratura in mattoni5

Dissuasori ad aghi

Dove ha senso: tratti brevi e riparati: mensole, staffe, la sommità di un’insegna.

Limite onesto: raccolgono sporco e vanno puliti. In una cantina, dove si lava spesso, questo va messo in conto.

La pagina dei dissuasori ad aghi
Dispositivo di dissuasione acustica fissato a una trave metallica sotto una tettoia aperta6

BirdAcustic®

Dove ha senso: piazzali ampi e isolati, dove la pressione è stagionale e non ci sono abitazioni vicine.

Limite onesto: da solo produce assuefazione, e vicino a un agriturismo o a una casa non è proponibile. Si valuta rispetto ai vicini prima che all’efficacia.

Il verticale agroalimentare

La combinazione ricorrente è semplice: si toglie l’appoggio sulle linee che guardano il piazzale, si chiude il volume della tettoia e del sottotetto, si schermano le aperture della bottaia lasciandole apribili. Il resto dipende da come è fatto l’edificio: come si combinano si decide sul posto.

Guarda come funziona

Due sistemi che in campagna si vedono spesso

Dove il piazzale è grande e isolato

Il laser: come si comporta su un’area aperta

Il video lo mostra su contesti agricoli e su capannoni. Serve a capire dove questo tipo di sistema ha senso — superfici ampie, poca luce, nessuna abitazione vicina — e dove invece non è la risposta. In una bottaia chiusa, per dire, il problema è un altro e si risolve chiudendo.

Il verticale agroalimentare
Il sistema di cui si abusa di più

Che cosa fa davvero un dissuasore acustico

Lo mettiamo qui apposta, subito dopo averne dichiarato il limite. Guardarlo aiuta a farsi un’idea di che cosa aspettarsi: su un piazzale isolato, affiancato ad altro, è uno strumento; comprato da solo per risolvere una vendemmia, è una spesa che si ripete.

Dove ha senso
Il metodo

Come si entra in una cantina, in 4 fasi

La sequenza è la stessa di ogni stabilimento alimentare. Cambia il quando, e qui il quando pesa più del come.

Fase 1

Sopralluogo fuori stagione, con il calendario in mano

Si sale e si guarda, ma la prima domanda è quando comincia il conferimento. Da quella data si conta all’indietro. Si segnano le linee che dominano il piazzale, i volumi da chiudere, le aperture che devono restare apribili, e si verifica dove sono già i nidi.

Fase 2

Bonifica prima di montare qualsiasi cosa

Guano e materiale di nido si portano via con tuta e mascherina, si smaltiscono, la superficie si disinfetta. In un ambiente dove si lavora un alimento questo passaggio non è un extra: è la metà del lavoro, ed è quello che decide se il resto tiene.

Fase 3

Installazione a cantina ferma

Nella finestra concordata, tipicamente dopo l’imbottigliamento e prima della raccolta successiva. Si toglie l’appoggio sulle linee alte, si chiudono i volumi, si schermano le aperture lasciandole smontabili. Tutto nello stesso intervento: un punto lasciato aperto annulla gli altri.

Fase 4

Verifica prima della vendemmia, non dopo

Il controllo si fa nelle settimane che precedono il conferimento, quando serve che tutto funzioni. Restano le fotografie, la planimetria con i punti trattati e la data del giro successivo — che è quello che in audit vi chiedono di far vedere.

Foto di cantiere

Due installazioni reali, e che cosa guardare

Fotografie di installazioni Birdstop scattate a fine lavori. Non sono cantine: mostrano i due gesti che in una cantina si ripetono — chiudere un volume sopra la testa e togliere l’appoggio su una linea lunga.

Rete anti volatili tesa fra la sommità della parete e l’intradosso della copertura, con i tenditori in vista
La fascia fra il muro e l’intradosso chiusa con la rete e tenuta in tensione dai tenditori. È la stessa lavorazione che si fa sotto la tettoia del conferimento: si chiude il volume, non si appende qualcosa in mezzo.
Bordo di una copertura industriale con il cavo in acciaio teso lungo tutto il coronamento
Il cavo corre continuo sul coronamento, senza interruzioni agli angoli. Su una cantina è la linea che guarda il piazzale: finché resta libera, l’uva sotto è sotto osservazione.
La finestra di intervento

Il mese giusto per chiamare non è quello in cui vedete il problema

Questa è la parte pratica che fa la differenza fra un lavoro fatto bene e uno fatto di corsa.

Il momento in cui il problema si vede è la vendemmia. Il momento in cui si risolve è prima. Fra l’imbottigliamento e la raccolta successiva la cantina è relativamente ferma, i portoni stanno chiusi, il piazzale è libero e si può lavorare in quota senza incrociare i mezzi. È l’unica finestra in cui si riesce a fare tutto nello stesso intervento.

C’è un secondo motivo, e riguarda gli animali. Se in bottaia o sotto la tettoia c’è un nido occupato, quel punto non si tocca: si aspetta l’involo. Scoprirlo a settembre, con l’uva che sta per arrivare, vuol dire non poter chiudere proprio il varco che conta. Scoprirlo a marzo vuol dire avere tutto il tempo. La legge sulla fauna selvatica è chiara su questo, e ne parliamo per esteso nella guida sui nidi.

Se invece siete già in vendemmia e il problema è adesso, si fa quello che si può fare adesso: si copre il cassone delle vinacce, si accorciano i tempi di sosta dell’uva sul piazzale, si chiudono i portoni che non servono davvero aperti. Non è la soluzione, è il modo di arrivare a fine raccolta. Il lavoro vero si programma per la finestra successiva, e a quel punto conviene metterlo a calendario una volta per tutte: come si fa è in volatili nel piano di manutenzione.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo: non testimonianze riportate da noi.

Il punto di vista tecnico

Perché in vendemmia ne arrivano ogni giorno di più

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Nell’impostazione seguita dall’area scientifica Ekonore, una risorsa alimentare abbondante e prevedibile non attira gli animali uno alla volta. Specie come lo storno si spostano e si alimentano in gruppo, e il gruppo funziona da segnale: dove mangiano alcuni ne arrivano altri. È la ragione per cui in una cantina la pressione non cresce in modo lineare durante il conferimento, ma accelera nei giorni centrali della raccolta.

Il secondo punto riguarda la differenza fra le due situazioni che convivono nello stesso edificio. Sul piazzale il richiamo è il cibo, ed è stagionale: finito il conferimento, finisce la ragione per restare. In bottaia e nei sottotetti il richiamo è il riparo, e non ha stagione: lì gli animali restano tutto l’anno, anche quando fuori non c’è più niente da mangiare. Un piano che tratta le due cose insieme, con gli stessi strumenti, di solito ne risolve una sola.

Il terzo riguarda l’igiene, ed è il motivo per cui la rimozione viene prima. Nel guano secco e nel materiale di nido restano acari e zecche che sopravvivono all’allontanamento dei volatili. In un ambiente dove si lavora un alimento, e dove si usa spesso acqua in pressione, il materiale accumulato non è solo sporco: è qualcosa che, sollevato, si disperde.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Chi ci ha già affidato i propri edifici

Dalla filiera alimentare alle grandi realtà produttive: proteggiamo tetti, tettoie e aree di lavorazione dai volatili, con sistemi che allontanano senza ucciderli.

ASET
Marcegaglia
Amazon
Cereal Docks Group
Edison EDF Group
Coca-Cola
Megamark
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Tecnomat
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A2A Ambiente
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Qualifica del fornitore

Certificazioni con numero di registrazione verificabile

Se dovete qualificare il fornitore nel manuale di autocontrollo, servono norma, ente e numero. Eccoli.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo degli infestanti. Base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione della qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro: conta quando si lavora in quota sopra un’area di produzione.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Prassi di riferimento sulla parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l., P.IVA 09730020964.

Domande frequenti

Le domande che ci fanno le cantine

Quando conviene chiamarvi, se la vendemmia è a settembre?

Fra l’inverno e la primavera. Serve tempo per il sopralluogo, per la bonifica dove c’è accumulo e per l’installazione, e serve che la cantina sia ferma. Chiamare ad agosto vuol dire quasi sempre poter fare solo una parte del lavoro.

Si può intervenire mentre la cantina lavora?

In parte. Le lavorazioni sulle linee alte e nei volumi si programmano a impianto fermo; quelle sul perimetro esterno a volte si riescono a fare anche in attività. La regola pratica è che se il lavoro richiede di chiudere un portone o di fermare un mezzo, in vendemmia non si fa.

Il problema sono gli storni o i piccioni?

Spesso tutti e due, ma in momenti e punti diversi. Gli storni arrivano in gruppo per l’uva e le vinacce, e stanno fuori; i colombi cercano il riparo e stanno dentro, in bottaia e nei sottotetti. Si guardano insieme perché l’edificio è uno, ma le lavorazioni non sono le stesse.

Le reti sulle aperture di aerazione tolgono aria alla bottaia?

Se sono scelte e montate bene, la riduzione è contenuta e accettabile; se sono a maglia troppo fitta o si intasano, sì. Per questo il regolamento chiede barriere facilmente amovibili per la pulizia: il montaggio va pensato perché qualcuno le tolga davvero, una o due volte l’anno.

Che cosa chiede un auditor su questo tema?

Tre cose, quasi sempre nello stesso ordine: la planimetria con i punti monitorati, le date degli interventi con i rapporti firmati, e la qualifica del fornitore. Non chiede se avete visto un volatile: chiede che cosa avete fatto perché non ci sia. Il dettaglio è in volatili e HACCP.

Il cassone delle vinacce va coperto per forza?

Coprirlo o accorciare i tempi di ritiro è la misura più economica che esista in una cantina, e spesso è anche la più efficace del pacchetto. Non richiede installazioni: richiede che qualcuno decida che quel cassone è un punto del piano e non uno scarto.

Quanto costa un intervento contro i volatili in cantina?

Dipende dai metri di linea da trattare, dai volumi da chiudere e da quanto è accessibile la quota di lavoro. Una tettoia raggiungibile con una piattaforma e un sottotetto a otto metri non sono lo stesso cantiere. I valori di partenza dei sistemi sono nella guida ai costi, e il conto di che cosa costa non intervenire è in quanto costa un’infestazione in azienda.

Dopo l’intervento, che manutenzione serve?

Un controllo l’anno, da fare prima della vendemmia, e la pulizia delle reti sulle aperture. I sistemi installati si allentano, si sporcano e invecchiano: quanto durano le singole famiglie è in quanto durano i dissuasori.

Richiedi un sopralluogo tecnico

Scrivici dove si trova la cantina, quando comincia il conferimento e quali ambienti vi preoccupano di più: vi richiamiamo per capire che cosa si può fare e quando conviene farlo.

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