La domanda giusta non ĆØ quale dissuasore, ma quante superfici diverse avete

Chi chiede un preventivo di solito chiede un prodotto: la rete, le punte, il laser. Chi sale a guardare l’edificio trova un’altra cosa — un cornicione lungo trenta metri, quattro unitĆ  tecniche, un cavedio aperto, una tettoia e un piazzale. Sono cinque superfici con cinque comportamenti diversi, e nessun sistema in commercio le tiene tutte. Da qui nasce quasi ogni impianto che Ā«funziona a metĆ Ā».

Due famiglie, non dieci prodottio si toglie fisicamente lo spazio, o lo si rende sgradevole lasciandolo lƬ: tutto il resto sono varianti di queste due cose
Il confine ĆØ il punto debolegli impianti non cedono al centro della superficie protetta, cedono dove finisce un sistema e comincia il niente
Una cavitĆ  non si scoraggiasi chiude: ĆØ l’unico punto in cui la scelta non ĆØ opinabile, e quasi sempre ĆØ quello lasciato per ultimo
Angolo di una terrazza con la linea FlyAway sul coprimuro del parapetto e le coppette BirdFire posate sul blocco tecnico in muratura
Un solo angolo di terrazza, due sistemi. Sul coprimuro — la lamiera scura che chiude il parapetto in cima — corre la linea tesa di FlyAway, tenuta su da piccoli isolatori neri: ĆØ un bordo lungo e regolare, e su un bordo cosƬ il filo ĆØ la soluzione più discreta. Sul blocco di muratura all’angolo e sulla tubazione coibentata, dove un filo non si potrebbe nĆ© tendere nĆ© ancorare, ci sono invece le coppette di BirdFire. Fotografia di un cantiere Birdstop.

Risposta rapida

Servono più sistemi quando l’edificio ha superfici di tipo diverso, ed ĆØ il caso normale. I dissuasori si dividono in due famiglie: quelli che tolgono fisicamente lo spazio (reti, dissuasori a spillo, profili invisibili, chiusure) e quelli che lo rendono sgradevole lasciandolo accessibile (laser, dissuasione elettromagnetica, deterrenti visivo-olfattivi, acustici). Le cavitĆ  e i punti di nidificazione vogliono la prima famiglia; le superfici ampie e i piazzali, dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo, vogliono la seconda. Un impianto fatto con un sistema solo protegge la parte che quel sistema sa fare e lascia scoperta l’altra, dove il gruppo si sposta nel giro di qualche settimana.

Il nodo

4 motivi per cui un impianto con un sistema solo protegge metĆ  edificio

Non sono difetti dei prodotti: ogni sistema fa bene la cosa per cui ĆØ nato. Il problema nasce quando si prende un sistema e lo si stende su un edificio che ha superfici per cui non ĆØ stato pensato, o quando lo si ferma dove finisce il budget invece che dove finisce il posatoio.

Angolo di un edificio commerciale visto dal basso: cornicione, tettoia d’ingresso, unitĆ  tecniche in copertura e un cavedio aperto in facciata1

Il vostro edificio non ĆØ una superficie sola

Un capannone medio, guardato dal piazzale, mette in fila almeno cinque cose diverse: il bordo lungo e regolare del cornicione, la tettoia sopra l’ingresso, i gruppi tecnici in copertura, un cavedio o un’intercapedine aperta, e il piazzale. Ognuna si comporta in modo suo. Chiedere Ā«quale dissuasore mi serveĀ» ĆØ come chiedere quale attrezzo serve per costruire una casa.

Piccioni posati su un parapetto libero, a poca distanza da un cornicione giĆ  attrezzato con dissuasori a spillo2

Se togliete un appoggio, ne cercano un altro a tre metri

Un gruppo di volatili non lascia l’edificio perchĆ© un cornicione ĆØ diventato scomodo: si sposta sul primo appoggio libero, che di solito ĆØ a pochi metri. Nella foto si vede la scena tipica, con le punte su un bordo e gli animali su quello accanto. Chi ha commissionato quel lavoro non ha comprato una protezione: ha comprato un trasloco.

CavitĆ  aperta in un pannello di facciata, con materiale di nido secco accumulato all’interno accanto ai cavi3

Una cavitĆ  non si scoraggia, si chiude

Su un bordo esposto si può discutere fra tre soluzioni. Su un’intercapedine aperta no: finchĆ© quel volume esiste, lƬ dentro qualcuno nidifica. Nessun dispositivo attivo entra in un’intercapedine, e nessun deterrente convince un animale a rinunciare a un posto tiepido e riparato in cui sta giĆ  crescendo i piccoli. LƬ l’unica cosa che funziona ĆØ togliere lo spazio.

Un piccione posato tranquillamente sopra un gufo finto di plastica, su un parapetto4

Quello che non cambia mai smette di far paura

ƈ il meccanismo che i biologi chiamano assuefazione: uno stimolo che si ripete sempre uguale, senza mai avere una conseguenza, smette di essere letto come una minaccia. Vale per il gufo di plastica della foto, ma in misura diversa vale per qualsiasi deterrente lasciato fermo sulla stessa configurazione. ƈ l’argomento tecnico più forte a favore del combinare: due sistemi che agiscono su canali diversi si assuefanno molto più lentamente di uno solo.

Come cedono davvero

6 modi in cui un impianto smette di funzionare, e cinque non si vedono da terra

Quando ci chiamano su un edificio già attrezzato da qualcun altro, il guasto rientra quasi sempre in una di queste sei categorie. Vale la pena leggerle prima di ordinare qualcosa, perché quattro su sei si evitano in fase di progetto e non costano niente in più.

Barra di dissuasori a spillo su un cornicione, con foglie e materiale secco accumulati fra gli aghi1

Le punte si riempiono e diventano un appoggio

È il guasto più comune e il meno visibile da terra. Foglie, piume e materiale di nido si depositano fra gli aghi, si compattano, e nel giro di due o tre stagioni sopra le punte si è formato un piano morbido su cui si sta anche meglio di prima. Il dissuasore è ancora lì, avvitato, integro: semplicemente ha smesso di essere un dissuasore.

Rete anti-volatili tesa sotto una copertura, con un varco aperto nell’angolo in alto dove la rete non arriva alla trave2

Alla rete basta un varco per non contare niente

Una rete o chiude tutto o non serve. Il punto in cui cede non ĆØ quasi mai la maglia: sono i bordi, gli angoli e i passaggi degli impianti, dove il perimetro non arriva alla struttura e resta un’apertura di pochi centimetri. Gli animali la trovano in giorni. Da dentro, poi, la rete lavora al contrario: li tiene chiusi in un volume che nessuno può ispezionare.

Filo di un sistema a tensione allentato e cadente lungo il bordo di un cornicione3

Il filo si allenta, e non lo dice a nessuno

I sistemi a filo teso funzionano finché sono tesi. Un ancoraggio che cede, un isolatore staccato dal vento, un ramo caduto sopra: su quel tratto il sistema smette di lavorare e tutto il resto continua a funzionare, quindi la centralina non segnala niente e nessuno se ne accorge. Sono i sistemi che hanno più bisogno di un controllo periodico, ed è anche il motivo per cui il contratto di manutenzione non è un accessorio commerciale.

Due tecnici installano un dissuasore laser su un palo, sulla copertura piana di un edificio4

Il laser copre superficie, ma non chiude nessun varco

Un sistema attivo su area ĆØ l’unico modo sensato di coprire un piazzale o una copertura ampia, perchĆ© attrezzare a metro lineare migliaia di metri quadri non sta in piedi come costo. Ma resta una cosa che il laser non può fare: se sotto la gronda c’è un’intercapedine, quell’intercapedine resta aperta. Rende soprattutto nelle ore di poca luce, e va abbinato a chi chiude i volumi.

Nido di piccione costruito nell’intercapedine fra il muro e l’unitĆ  esterna di un condizionatore5

Si ĆØ guardato il bordo e non quello che c’è dietro

ƈ il caso più frequente in assoluto: si tratta la superficie che si vede — il cornicione, il davanzale — e resta intatto il volume dietro un gruppo esterno, dentro un cassonetto, sotto una scossalina. Nella foto ci sono venti centimetri fra il muro e l’unitĆ , ed ĆØ lƬ che il problema smette di essere di passaggio. FinchĆ© quel volume esiste, l’impianto sul bordo non chiude la partita.

Guaina bituminosa di una copertura piana ricoperta di guano secco, con una staffa metallica fissata in mezzo6

Si ĆØ montato sopra senza bonificare prima

La foto mostra la superficie su cui non si installa niente: una guaina ancora carica di deiezioni, con giĆ  una staffa avvitata in mezzo. Montare cosƬ ĆØ un errore in tre modi — il materiale sotto resta un richiamo per gli altri, gli ancoraggi tengono male su una crosta, e se dentro una cavitĆ  era rimasto un nido attivo si ĆØ appena creato un lavoro da rifare. La bonifica non ĆØ la voce che si taglia per far quadrare il preventivo.

Il criterio che decide

Prima di scegliere un prodotto si sceglie fra due modi di ragionare

I cataloghi elencano dieci sistemi e li fanno sembrare dieci alternative fra cui prendere la migliore. Non è così: sono due famiglie, con due logiche opposte, e la prima decisione da prendere su ogni superficie è a quale delle due appartiene il problema. Quasi tutti gli errori di progetto nascono da qui, non dalla marca.

Prima famiglia

Togliere lo spazio: l’animale non può stare lƬ

Reti, dissuasori a spillo, profili invisibili in acciaio, chiusure di cavitĆ . Non convincono nessuno di niente: rendono la superficie fisicamente inutilizzabile, oppure la eliminano. Funzionano il primo giorno come il millesimo, perchĆ© non chiedono all’animale di cambiare idea.

  • Sono l’unica risposta possibile dove si nidifica. Un’intercapedine, un sottotetto, il cassonetto di un’insegna: quel volume o si chiude o resta un problema.
  • Si contano a metri lineari o a metri quadri di superficie trattata, quindi su grandi estensioni il costo cresce insieme all’area.
  • Il loro punto debole ĆØ il montaggio: un varco di dieci centimetri in una rete annulla il lavoro, e le punte intasate diventano un appoggio.
Seconda famiglia

Rendere lo spazio sgradevole: l’animale sceglie di andarsene

Laser, dissuasione elettromagnetica, deterrenti visivo-olfattivi, sistemi acustici, falconeria. La superficie resta fisicamente accessibile: cambia il fatto che starci sopra diventa una scelta peggiore che andare altrove. Agiscono su comportamento e abitudine, quindi lavorano nel tempo e su aree molto più grandi.

  • Sono l’unica risposta sostenibile sulle grandi superfici: piazzali, coperture, aree aperte, dove attrezzare ogni metro lineare non ha senso economico.
  • Si contano a copertura d’area, quindi il costo non cresce allo stesso modo quando l’area cresce.
  • Il loro punto debole ĆØ l’assuefazione: uno stimolo sempre uguale, senza conseguenze, prima o poi smette di contare. Vanno variati, programmati e ricontrollati.

Da qui viene la regola che usiamo in progettazione, ed ĆØ l’unica cosa di questa pagina che vale la pena ricordare a memoria: dove si nidifica si esclude, dove si sosta si dissuade. La nidificazione ĆØ un investimento che l’animale difende e a cui non rinuncia per un fastidio; la sosta ĆØ una scelta di comodo, e una scelta di comodo si cambia. Un edificio ha quasi sempre tutti e due i casi, ed ĆØ per questo che finisce con due sistemi.

Come si abbinano

A ogni superficie il suo sistema: la tabella che usiamo in sopralluogo

Non ĆØ un listino e non ĆØ una classifica. ƈ il ragionamento che facciamo camminando sull’edificio, superficie per superficie, prima ancora di parlare di prodotti. Serve anche a voi per una cosa pratica: guardare il preventivo che avete in mano e verificare quante di queste righe copre davvero.

SuperficieChe tipo di problema èFamigliaPerché proprio quella
Cornicioni, davanzali, coprimurobordi lunghi e regolari, in vistaEsclusione oppure deterrenzaFilo teso o profilo invisibile in acciaio dove l’impatto estetico conta; dissuasori a spillo dove non si vede.ƈ l’unica superficie su cui esiste davvero una scelta, e si decide quasi sempre guardando da dove si vede il bordo, non che cosa costa meno.
Intercapedini, cavedi, sottotettivolumi chiusi, dove si nidificaEsclusione, senza alternativeChiusura del volume o rete perimetrale, dopo bonifica e verifica che dentro non ci sia un nido attivo.ƈ l’unico caso in cui la scelta non ĆØ opinabile. Un deterrente non entra in un’intercapedine e non convince nessuno a lasciare un nido.
UnitĆ  tecniche in coperturapiani piccoli, irregolari, non forabiliEsclusione o deterrenza, secondo il pezzoProfili in acciaio sui bordi metallici; deterrente visivo-olfattivo dove non si può forare nĆ© incollare.Sono superfici su cui non si può intervenire liberamente, perchĆ© forare un carter o ostruire una presa d’aria crea un problema più grande di quello che risolve.
Coperture piane e piazzaligrandi aree aperte, di sostaDeterrenzaSistemi attivi su area: laser programmato a fasce orarie, deterrenza acustica lontano dalle persone, falconeria dove ha senso.Attrezzare a metro lineare migliaia di metri quadri non sta in piedi nĆ© come costo nĆ© come manutenzione. Qui si copre l’area, non il bordo.
Impianti fotovoltaici in coperturaspazio sotto i moduli, chiuso su tre latiEsclusioneBarriera perimetrale sotto il filo dei moduli, montata senza forare le strutture e senza ombreggiare le celle.Lo spazio sotto i pannelli ĆØ una cavitĆ  a tutti gli effetti: tiepida, riparata, invisibile da terra. Va chiusa, non resa sgradevole.
Tettoie, pensiline, portoni di caricopunti di passaggio sopra persone o merciEsclusione, e nulla che sporgaSistemi che non lasciano niente di appuntito o pendente sopra le zone di transito.Qui il vincolo non è tecnico ma di sicurezza e di immagine: sopra la testa delle persone non si monta qualcosa che può staccarsi o che si vede.

Come si legge. Le colonne sono in ordine di ragionamento: prima si guarda che superficie ĆØ, poi se il problema ĆØ sosta o nidificazione, e solo alla fine si sceglie la famiglia. Un edificio che ha almeno tre di queste righe — e sono la maggioranza — non si copre con un prodotto solo. La riga di gran lunga più trascurata ĆØ la seconda: le intercapedini non si vedono dal piazzale, non compaiono nelle foto e restano fuori dai preventivi finchĆ© qualcuno non sale a guardarle.

Lavori documentati

Tre lavori in cui la scelta ĆØ stata fatta superficie per superficie

Sono i tre casi pubblicati in cui si vede meglio il ragionamento: non Ā«quale sistema abbiamo usatoĀ», ma perchĆ© sullo stesso edificio ne sono serviti più di uno e dove passa il confine fra l’uno e l’altro.

Terrazzi di una villa privata a impianto concluso, con la linea FlyAway sul coprimuro dei parapettiCaso studio

Villa privata, Altamura

ƈ il caso in cui la logica di questa pagina si vede tutta: sullo stesso edificio ci sono coprimuri lineari, blocchi tecnici non forabili e file di pannelli fotovoltaici. Tre superfici, due sistemi, due circuiti separati.

Leggi il caso studio
Banchina della metropolitana di Roma prima e dopo l’intervento di allontanamento volatiliCaso studio

Metropolitana ATAC, Roma

Un luogo che non può chiudere e in cui ogni area ha vincoli diversi: qui la scelta ĆØ stata fatta zona per zona, con bonifica in orario notturno e sistemi diversi a seconda di che cosa c’era sopra la testa delle persone.

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Rapace addestrato sul guanto del falconiere in un’area verde apertaCaso studio

Cimitero di Corsico

Il caso che serve per capire i limiti: grandi superfici aperte senza appigli su cui montare niente. La falconeria lƬ ha senso, ma ĆØ anche l’esempio più chiaro di un sistema che sposta e non chiude.

Leggi il caso studio
Come ci si accorge

7 segnali che un sistema solo non vi bastera

I primi tre si controllano da terra, in dieci minuti, senza salire da nessuna parte. Gli altri quattro richiedono di andare a vedere — ed ĆØ esattamente il motivo per cui di solito restano fuori dal preventivo.

  • Il guano non cade in un punto solo, ma in tre o quattro zone lontane fra loro. Se le macchie a terra sono distribuite lungo tutto il perimetro e anche nel piazzale, non state guardando un posatoio: state guardando un gruppo che usa l’edificio intero, con posti diversi per il giorno e per la notte.
  • C’è giĆ  un dissuasore montato, e gli animali stanno accanto. ƈ il segnale più leggibile che esista. Non vuol dire che quel sistema sia sbagliato: vuol dire che ĆØ stato messo su una superficie sola mentre ce n’erano altre due libere a pochi metri.
  • Il problema ĆØ peggiorato dopo un intervento, non prima. Succede quando si protegge una parte e si lascia libero il resto: il gruppo si concentra dove può ancora stare, e in quel punto il guano diventa il doppio di quello che era distribuito prima.
  • Sull’edificio ci sono volumi chiusi che nessuno ha mai aperto. Cassonetti di insegne, controsoffitti esterni, vani impiantistici, lo spazio dietro i gruppi di climatizzazione. Se non li avete ispezionati, non sapete se il vostro ĆØ un problema di sosta o di nidificazione — e sono due preventivi diversi.
  • In copertura ci sono unitĆ  tecniche con il piano sporco. Il piano superiore di un’unitĆ  di trattamento aria ĆØ caldo, piatto e non lo guarda mai nessuno. Se lƬ sopra c’è del guano, avete una superficie di sosta stabile che nessun intervento sulla facciata toccherĆ  mai.
  • Le superfici da proteggere sono di materiali diversi. Muratura, lamiera, vetro, pannello sandwich, guaina. Cambia il modo di ancorare, e in certi casi cambia proprio il sistema: su un pannello coibentato non si fora, su una guaina non si punta niente, su un carter in plastica non si incolla.
  • Chi vi ha fatto il preventivo non ĆØ salito sul tetto. ƈ il più brutale dei sette, e vale da solo. Un progetto multi-superficie si scrive dopo aver camminato in copertura e aver aperto le cavitĆ ; un preventivo fatto dal piazzale può solo proporre quello che dal piazzale si vede.

Se dovete guardarne uno solo, guardate il secondo: gli animali posati accanto a un dissuasore già montato. È la prova, in una fotografia, che il problema non era il prodotto scelto ma il perimetro su cui è stato applicato.

Se avete giĆ  un impianto che funziona a metĆ , mandateci due foto

Una del tratto protetto e una del punto in cui i volatili stanno adesso. Da quelle due inquadrature si capisce quasi sempre se manca una superficie, se il sistema ĆØ quello sbagliato per quel bordo, o se il problema ĆØ una cavitĆ  che nessuno ha chiuso.

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Da evitare

4 modi sbagliati di mettere insieme più sistemi, e che cosa succede

Il primo è il più caro e il più comune. Gli altri tre sono decisioni che sembrano ragionevoli nel momento in cui si prendono, e che si pagano fra uno e tre anni dopo.

Mettere tre sistemi sullo stesso bordo

ƈ l’equivoco più frequente su questa pagina, quindi conviene dirlo chiaro: combinare non vuol dire sovrapporre. Punte, filo e gel sullo stesso cornicione non fanno tre volte l’effetto: fanno un cornicione più brutto, più caro e più difficile da pulire, mentre il parapetto a fianco ĆØ ancora libero. Combinare vuol dire assegnare un sistema a ogni superficie, non impilarli sulla stessa.

Rimandare la cavità «alla fase due»

ƈ la voce che si taglia per prima quando il preventivo va accorciato, perchĆ© sta in un punto che non si vede e non ha una scadenza apparente. Ma la cavitĆ  ĆØ l’unica parte del problema che peggiora da sola: lƬ dentro nascono i piccoli, e i piccoli tornano a nidificare dove sono nati. Rimandarla significa rifare il lavoro fra due anni con un gruppo più numeroso.

Lasciare i sistemi attivi sempre uguali

Un deterrente programmato una volta e mai più toccato ĆØ un deterrente che sta scadendo. L’assuefazione non ĆØ un difetto di fabbrica: ĆØ il modo in cui funziona il sistema nervoso di un animale davanti a uno stimolo ripetuto senza conseguenze. Le fasce orarie e le configurazioni vanno cambiate, e va previsto chi lo fa — altrimenti fra un anno avete comprato un oggetto acceso.

Scegliere il sistema prima di aver deciso il perimetro

ƈ l’ordine sbagliato, ed ĆØ l’ordine in cui va quasi ogni acquisto. Si parte dal prodotto (Ā«mi hanno parlato bene del laserĀ») e si arriva a chiedersi dove metterlo. Il ragionamento giusto ĆØ l’opposto: si decide che cosa deve essere protetto e fin dove, e a quel punto la scelta dei sistemi diventa quasi automatica — e verificabile da voi, riga per riga.

Le tecnologie messe in fila

Due minuti per capire che cosa fa davvero ogni sistema

Panoramica

Vederli uno dopo l’altro aiuta a capire perchĆ© non sono alternativi

Nel giro di pochi minuti passano davanti tutte le famiglie: le barriere che chiudono, i profili che tolgono l’appoggio, i sistemi attivi che coprono un’area. La cosa da guardare non ĆØ quale sembra il migliore, ma su che tipo di superficie ciascuno ĆØ montato: ĆØ l’informazione che poi serve a leggere il proprio edificio.

Tutti i sistemi Birdstop
Un sistema della seconda famiglia

Che aspetto ha un deterrente su un bordo lungo

Qui si vede in concreto la differenza con una barriera: la superficie resta accessibile, non c’è niente di appuntito e da qualche metro il filo non si legge. ƈ il tipo di soluzione che si sceglie sui cornicioni in vista, dove il vincolo estetico pesa quanto quello tecnico — e che va abbinata a qualcosa che chiuda le cavitĆ .

Come funziona FlyAway
Come si mettono insieme

Tre combinazioni che ricorrono, e dove ognuna si rompe

Non sono pacchetti da catalogo: sono i tre schemi che escono più spesso quando si applica la regola della sezione precedente a edifici veri. Per ciascuno abbiamo indicato anche il punto di giunzione, perchĆ© ĆØ lƬ che un impianto multi-sistema cede — non al centro di una superficie protetta, ma dove un sistema finisce e comincia l’altro.

1Capannone o stabilimento

Chiudere sopra, coprire il piazzale

ƈ la combinazione più frequente in ambito industriale, e nasce da un fatto banale: la copertura di un capannone ĆØ enorme e i suoi bordi sono pochi. Si spende sui bordi e sulle cavitĆ , che sono metri lineari contati, e si copre l’area con un sistema attivo, che ĆØ l’unico modo di trattare migliaia di metri quadri senza attrezzarli tutti.

  • Esclusione su gronde, cornicioni, vani impiantistici e intercapedini dei pannelli sandwich.
  • Deterrenza attiva sulla superficie della copertura e sul piazzale.
  • Il confine da controllare: il punto in cui la copertura incontra la gronda, che ĆØ dove i due sistemi si passano il lavoro.
2Edificio in vista o storico

Un sistema che non si vede sopra, uno che non si vede sotto

Quando il prospetto conta — una sede, un edificio vincolato, la facciata di un punto vendita — il vincolo estetico entra nel progetto come requisito, non come preferenza. Cambia quale sistema si sceglie, non quanti: le cavitĆ  vanno chiuse comunque, semplicemente si chiudono con soluzioni che dal marciapiede non si leggono.

  • Profili invisibili o filo teso sui cornicioni e sui davanzali a vista.
  • Chiusure e reti nei sottotetti, nelle celle campanarie e nei vani non visibili dal basso.
  • Il confine da controllare: gli angoli e i punti in cui la facciata rientra, dove un sistema lineare si interrompe e resta un tratto scoperto.
3Coperture con impianti

Prima si libera lo spazio sotto, poi si tratta quello sopra

Sulle coperture con fotovoltaico, unitĆ  di trattamento aria o blocchi tecnici il problema ĆØ doppio: sotto i moduli e dietro i gruppi c’è una cavitĆ  riparata dove si nidifica, e sopra c’è una superficie ampia dove si sosta. Sono due problemi diversi che si affrontano nell’ordine giusto, perchĆ© chiudere una cavitĆ  ancora occupata ĆØ il modo migliore di doverla riaprire.

  • Barriera perimetrale sotto il filo dei moduli e chiusura degli spazi dietro le unitĆ .
  • Deterrente sui piani tecnici che non si possono forare nĆ© incollare.
  • Il confine da controllare: le griglie di presa d’aria, che non vanno mai ostruite da quello che si installa.
Che cosa si installa

6 sistemi, divisi per quello che sanno fare davvero

Li abbiamo etichettati con la famiglia di appartenenza, perchĆ© ĆØ l’informazione che serve per capire quali si possono sostituire l’uno con l’altro e quali invece fanno lavori diversi. I primi tre tolgono lo spazio, gli altri tre lo rendono sgradevole: dentro la stessa famiglia si sceglie, fra famiglie diverse si somma.

Rete anti-volatili tesa a chiudere il vano tecnico di una facciata, davanti alle unitĆ  esterne di climatizzazione e alle tubazioni1

Reti anti-volatili

Esclusione

Dove ha senso: volumi da chiudere: sottotetti, cavedi, vani impiantistici, campate aperte, spazi sotto le tettoie.

ƈ il sistema che toglie davvero lo spazio, quindi ĆØ l’unico che risolve la nidificazione. Il limite onesto: o chiude tutto o non conta niente, e in facciata a vista si nota — per questo si usa dove non la si guarda.

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Barra di dissuasori a spillo in acciaio installata sul corrimano metallico di un edificio urbano2

Dissuasori a spillo

Esclusione

Dove ha senso: bordi in muratura o metallo che non si vedono: retro degli edifici, torrini, mensole tecniche, coronamenti.

Economici e affidabili, e su un bordo semplice restano la scelta più sensata. Il limite onesto: si intasano di detriti e vanno controllati, e sopra un ingresso o su una facciata in vista comunicano la cosa sbagliata.

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File di dissuasori a spillo in acciaio inox installate sul piano superiore di un’unitĆ  esterna di climatizzazione3

BirdTikol e TikolPannel

Esclusione

Dove ha senso: piani e bordi metallici stretti: carter delle unitĆ  tecniche, profili, davanzali dove serve qualcosa di poco visibile.

Acciaio inox sottile, che a distanza di lettura quasi non si nota. Il limite onesto: ĆØ un sistema per bordi e piani contenuti, non per superfici ampie, e come tutti i sistemi a contatto va tenuto libero dai detriti.

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Linea sottile del sistema FlyAway tesa lungo il coronamento curvo di un edificio storico in pietra chiara4

FlyAway

Deterrenza

Dove ha senso: bordi lunghi e in vista: cornicioni, coprimuri, coronamenti, dove non deve vedersi niente.

Lavora senza contatto e senza punte, e da terra praticamente non si legge. Il limite onesto: va teso bene e ricontrollato, perchƩ un tratto allentato smette di lavorare senza segnalarlo, e non chiude nessuna cavitƠ.

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Dissuasore laser automatico montato in cima a un palo, con la centralina di comando fissata sotto5

BirdLaser AI

Deterrenza

Dove ha senso: grandi aree aperte: coperture piane estese, piazzali, depositi a cielo aperto, aree agricole.

Copre superficie e varia il percorso, quindi non diventa subito prevedibile. Il limite onesto: rende soprattutto nelle ore di poca luce, va programmato a fasce orarie e non chiude nessun varco — ĆØ un complemento, non una barriera.

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Diffusore acustico BirdAcustic fissato a una colonna all’interno di un ricovero zootecnico aperto sui lati6

BirdAcusticĀ®

Deterrenza

Dove ha senso: grandi volumi aperti sui lati e aree di lavoro esterne lontane dal pubblico: capannoni a campate aperte, ricoveri, depositi, piazzali di manovra.

Usa richiami udibili di specie, non ultrasuoni, e copre volumi in cui non c’è niente su cui installare una barriera. Il limite onesto: il suono lo sentono anche le persone, quindi non si usa vicino al pubblico o alle abitazioni, e va variato o gli animali ci si abituano.

Vedi la pagina del sistema

Il pezzo di questa pagina che vale la pena portarsi in riunione ĆØ qui: due sistemi della stessa famiglia sullo stesso bordo sono uno spreco, due sistemi di famiglie diverse su superfici diverse sono un progetto. La differenza fra le due cose, sul preventivo, sono poche righe — ma sono le righe che dicono se fra due anni sarete ancora a chiamare qualcuno.

Come arriviamo alla scelta

4 fasi, e il prodotto si nomina solo nella terza

L’ordine non ĆØ una formalitĆ : ĆØ esattamente quello che separa un progetto da un preventivo di materiali. FinchĆ© non si sa quante superfici ci sono e che tipo di problema hanno, qualsiasi cifra ĆØ un’ipotesi su un edificio immaginario.

Fase 1

Si conta quante superfici diverse ci sono

Si cammina sull’edificio con una pianta in mano e si segnano una per una: bordi lineari, volumi chiusi, piani tecnici, aree aperte. Si aprono le cavitĆ , si sale sulle unitĆ  in copertura, si guarda dietro i gruppi esterni. ƈ la fase che non si può fare dal piazzale, ed ĆØ quella che poi decide tutto.

Fase 2

Si separa la sosta dalla nidificazione

Su ogni superficie si stabilisce che tipo di presenza c’è: passaggio, sosta abituale o nidificazione. Non ĆØ una sfumatura: dove si nidifica la scelta ĆØ obbligata e i tempi dipendono dal periodo dell’anno, perchĆ© su nidi occupati da uova o piccoli non si interviene.

Fase 3

Si assegna un sistema a ogni superficie, e si guardano i confini

Solo a questo punto entrano i prodotti, e la scelta ĆØ quasi automatica. La parte progettuale vera sono i punti di giunzione: dove un sistema finisce e comincia l’altro non deve restare un tratto scoperto, perchĆ© sarĆ  il primo a essere occupato.

Fase 4

Si lascia scritto che cosa va ricontrollato e quando

Un impianto multi-sistema ha pezzi che invecchiano in modo diverso: le reti durano e si controllano a vista, i sistemi a filo vanno verificati nella tensione, i sistemi attivi vanno riprogrammati. Lasciare l’elenco ĆØ la parte che fa la differenza fra un impianto e un impianto che funziona ancora fra cinque anni.

Fotografie di un cantiere nostro

Lo stesso edificio, due sistemi e due circuiti separati

Queste due fotografie vengono dallo stesso lavoro, una villa privata ad Altamura, e sono la ragione per cui abbiamo scritto questa pagina: su un edificio non enorme sono servite tre superfici diverse e due tecnologie. Le altre immagini di questo articolo illustrano situazioni tipiche e sono dichiarate come tali.

Corridoio fra due file di moduli fotovoltaici su una terrazza, con la linea FlyAway tesa su isolatori a colonnina e le unitĆ  esterne di climatizzazione sullo sfondo
Il corridoio fra due file di pannelli. La linea corre su isolatori a colonnina, quelli neri che si vedono a intervalli regolari, e tratta lo spazio sotto i moduli — che ĆØ una cavitĆ  tiepida e riparata, non una superficie. In fondo, le unitĆ  esterne di climatizzazione: sono la terza superficie dell’edificio, e hanno richiesto una soluzione ancora diversa.
Due centraline FlyAway FA300 affiancate a parete, con i cavi di alimentazione dei due circuiti
Due centraline, non una. Servono perchĆ© il perimetro dei parapetti e le file di pannelli sono due circuiti indipendenti: hanno lunghezze diverse e possono essere spenti, verificati o modificati separatamente. ƈ il dettaglio meno fotogenico dell’impianto e uno dei più utili, perchĆ© un guasto su una zona non ferma l’altra.

Il lavoro completo, con tutte le scelte e i motivi, ĆØ raccontato nel caso studio della villa di Altamura.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore inquadra la questione a partire dall’assuefazione, che ĆØ un fenomeno descritto e misurato: un animale esposto ripetutamente a uno stimolo che non porta mai a una conseguenza reale riduce progressivamente la risposta a quello stimolo. ƈ il motivo per cui un deterrente lasciato sempre nella stessa configurazione perde efficacia nel tempo, mentre una barriera fisica non lo fa — una rete non chiede all’animale di valutare niente.

Da qui viene l’osservazione che riguarda più da vicino chi deve decidere: la nidificazione e la sosta hanno un valore diverso per l’animale. Un sito in cui sta allevando i piccoli rappresenta un investimento giĆ  fatto, e viene difeso anche a fronte di un disturbo consistente; un semplice posatoio, invece, ĆØ una scelta di comodo che si sposta appena diventa meno conveniente di un’alternativa vicina. ƈ la ragione tecnica per cui un deterrente può bastare su una superficie di sosta e non basta quasi mai su un sito di nidificazione, dove serve rendere lo spazio fisicamente inaccessibile — a stagione riproduttiva conclusa, e dopo aver verificato che il nido non sia occupato.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Edifici complessi, dove un sistema solo non sarebbe bastato

Stabilimenti, sedi, infrastrutture e monumenti: contesti in cui sullo stesso immobile convivono coperture, facciate, impianti e aree aperte, e in cui il progetto si scrive superficie per superficie.

ASET
Marcegaglia
Amazon
Cereal Docks Group
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Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero che potete verificare

Su un progetto che mette insieme più tecnologie la qualifica del fornitore pesa più del solito, perché nessun catalogo vi dirà mai che il suo prodotto non è adatto a una delle vostre superfici. La norma più pertinente è la UNI EN 16636: certifica chi eroga il servizio di pest management, non il singolo materiale installato.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualitĆ .Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125ParitĆ  di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop ĆØ la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci arrivano

Combinare più sistemi: domande e risposte

Combinare più sistemi vuol dire spendere di più?

Non necessariamente, e spesso ĆØ il contrario. Attrezzare a metro lineare un’intera copertura piana costa molto più che chiudere i bordi e le cavitĆ  e coprire l’area con un sistema attivo. La spesa cresce quando si sbaglia famiglia: usare una barriera dove serviva un sistema d’area, o viceversa. Quello che ĆØ certo ĆØ che un impianto parziale costa due volte, perchĆ© la prima non risolve.

Come faccio a capire se il preventivo che ho copre tutto?

Prendete la tabella delle superfici di questa pagina e verificate riga per riga quali sono presenti sul vostro edificio e quali compaiono nel preventivo. La riga che manca quasi sempre è quella delle intercapedini e dei volumi chiusi, perché non si vedono dal piazzale. La seconda domanda utile è: chi ha fatto il preventivo è salito in copertura e ha aperto le cavità?

Ho giĆ  installato un sistema e non ha funzionato. Va tolto?

Quasi mai. Nella maggior parte dei casi il sistema esistente sta facendo il suo lavoro su quella superficie, e il problema ĆØ che le superfici erano più d’una. Si verifica che sia integro e ben montato — punte non intasate, rete senza varchi, fili in tensione — e poi si aggiunge quello che manca. Buttare via un impianto sano per ricominciare da capo ĆØ raramente la scelta giusta.

Due sistemi diversi vicini possono darsi fastidio?

ƈ una domanda tecnica corretta e la risposta ĆØ sƬ, in alcuni casi: un sistema installato sopra una griglia di presa d’aria può ostruirla, una rete tesa davanti a un dispositivo attivo ne limita il campo, e su una copertura fotovoltaica qualsiasi cosa che faccia ombra su una cella crea un problema di resa. Sono tutte cose che si risolvono in fase di progetto, non in cantiere, ed ĆØ uno dei motivi per cui la posizione esatta di ogni componente va decisa prima.

Quanto costa, come ordine di grandezza?

Dipende dai metri e dal numero di superfici, quindi una cifra sensata esce solo dopo il sopralluogo. Come punti di partenza, IVA esclusa: un deterrente visivo-olfattivo parte da 500 euro e si conta a metri lineari, un impianto di dissuasione elettromagnetica da 2.800 euro, un sistema laser da 7.500 euro. Sono valori di partenza, non prezzi: servono a capire se gli ordini di grandezza sono compatibili con quello che avete in mente, non a fare un budget.

Esiste un sistema che da solo risolve tutto?

No, e chi lo dichiara sta descrivendo un edificio, non un prodotto. Ogni sistema fa bene una cosa: le reti chiudono i volumi, i profili tolgono l’appoggio dai bordi, i sistemi attivi coprono le aree. Se un edificio ha una sola superficie — capita, per esempio un singolo balcone — allora sƬ, un sistema solo basta. Il punto ĆØ che la maggior parte degli edifici non ĆØ cosƬ.

Se metto un deterrente, i volatili vanno sul tetto del vicino?

ƈ una possibilitĆ  concreta ed ĆØ giusto saperlo prima. Un sistema che rende sgradevole una superficie sposta il gruppo verso la prima alternativa disponibile: se l’alternativa ĆØ a tre metri sul vostro stesso edificio, non avete risolto niente; se ĆØ l’edificio accanto, avete risolto il vostro problema e creato una situazione che vale la pena affrontare parlandone. Nei contesti condominiali e nei complessi industriali conviene ragionare sull’intero corpo di fabbrica invece che sulla singola proprietĆ .

Ogni quanto va ricontrollato un impianto con più sistemi?

I pezzi invecchiano in modo diverso, ed ĆØ questo che rende utile un controllo programmato: le reti si guardano a vista e cedono ai bordi, i sistemi a filo vanno verificati nella tensione e negli ancoraggi, i dissuasori a contatto vanno liberati dai detriti, i sistemi attivi vanno riprogrammati perchĆ© una configurazione sempre uguale perde efficacia. Che cosa deve prevedere un accordo di questo tipo lo abbiamo scritto per esteso nell’articolo sul contratto di manutenzione.

Parliamone

Raccontateci com’è fatto l’edificio

Tipo di immobile, superfici interessate, che cosa ĆØ giĆ  stato installato e dove stanno i volatili adesso. Se allegate una foto dell’edificio da lontano e una del punto in cui si posano, vale mezza pagina di descrizione: da quelle due si capisce quante superfici ci sono in gioco.

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