Senti camminare sopra il soffitto e non sai da dove siano entrati?
Nel sottotetto succede quasi sempre così: te ne accorgi dai rumori, non dai piccioni.
- senti passi e tubare la mattina presto, sopra la camera o sopra il corridoio;
- è comparso un odore che non va via arieggiando;
- hai visto piume o rametti nella grondaia, o macchie bianche colate sul muro;
- sei salito a guardare e hai trovato uno strato di guano secco sul pavimento.
Un sottotetto è il posto più comodo che un piccione possa trovare in città: è asciutto, è al riparo dal vento, nessuno ci sale per mesi. Per toglierli servono due cose in quest’ordine, e la maggior parte dei fai-da-te ne fa una sola: prima si porta via quello che c’è dentro, poi si chiudono i punti da cui entrano.

In breve: si svuota, poi si chiude. Mai il contrario
Per togliere i piccioni da un sottotetto si comincia guardando da dove entrano: quasi sempre un coppo sollevato, una finestrella di aerazione senza rete, o lo spazio aperto sopra la gronda. Poi si porta via guano e materiale di nido con le protezioni addosso, perché lì dentro vivono acari e zecche. Solo alla fine si chiudono i varchi, tutti insieme: se ne resta aperto uno, in poche settimane il sottotetto torna com’era. E prima di chiudere si controlla che dentro non ci sia un nido occupato.
Da dove sono entrati? Quattro possibilità, e sono quasi sempre queste
Un piccione non fa buchi: usa quelli che trova. Sotto ogni caso c’è il lavoro che di solito si fa, ma si decide guardando: la porta d’ingresso quasi mai è una sola.
Un coppo sollevato o una tegola rotta
Basta che si sposti di pochi centimetri e sotto le tegole si apre un passaggio. È il caso più frequente sulle case con il tetto in coppi, le tegole curve, e da terra si nota solo se sai dove guardare: rametti che spuntano dal bordo.
Di solito: si rimette a posto la tegola e si chiude con la rete lo spazio sotto la grondaUna finestrella o una presa d’aria senza rete
Le aperture che fanno respirare il sottotetto servono, quindi non si tappano: si coprono con una rete. Se la retina non c’è mai stata, o si è rotta, quella è una porta aperta a misura di piccione.
Di solito: rete o griglia fissata sopra l’aperturaLo spazio aperto sopra la gronda
Fra il bordo del tetto e il muro resta quasi sempre una fessura lunga e aperta. Da lì non entrano soltanto: ci fanno il nido dentro, e la grondaia si riempie di rametti finché l’acqua non passa più.
Di solito: si chiude la fessura sotto la gronda e si mettono gli spilli sul cornicioneUn lucernario, un abbaino o una finestra lasciata socchiusa
Succede soprattutto nelle case usate poco e nelle seconde case. Il piccione entra, trova buio e silenzio, e in una stagione il sottotetto diventa una colombaia.
Di solito: si sistema la finestra e si mette la rete sull’aperturaNon riesci a capire da dove entrano? Il modo più rapido è guardarli: mettiti fuori la mattina presto e segui dove si infilano. Se non ci riesci, mandaci due foto della falda e del sottogronda e ti diciamo che cosa si vede. Il numero è 0584 433 198.
Com’è fatto un sottotetto occupato, visto da dentro e da fuori
Quattro immagini per capire a che punto sei. Non è una scala di gravità rigida, ma la differenza fra il primo e l’ultimo caso cambia parecchio la quantità di lavoro.




Perché scelgono proprio il sottotetto, e non il balcone
In natura il piccione fa il nido sulle sporgenze delle pareti di roccia: un ripiano coperto sopra, in alto, dove non arriva nessuno. In città cerca la stessa cosa, e il sottotetto gliela dà tutta insieme: coperto, riparato dal vento, in alto, e soprattutto dove non passa mai nessuno.
1Nessuno ci entra mai
Su un balcone passi tutti i giorni e sposti le cose. In un sottotetto non sale nessuno per mesi: è l’unico posto della casa dove un animale può stare senza essere disturbato. È questa, più del riparo, la caratteristica che lo rende così attraente.
2Asciutto e sempre della stessa temperatura
Sotto il manto di copertura non piove, non tira vento e la temperatura oscilla molto meno che all’aperto. Per una covata è una differenza che conta: si può nidificare anche fuori stagione.
3Le travi sono già dei ripiani
Una trave, un tirante, il bordo di un muretto: sono appoggi piani e larghi, esattamente quello che serve per posare un nido. Non devono costruire niente, trovano il ripiano già pronto.
4Chi ci è nato ci torna
Il colombo è molto fedele al sito dove è nato. Vuol dire che i piccoli cresciuti in quel sottotetto tenderanno a tornare lì anche da adulti: finché il varco resta aperto, il ricambio non si ferma.
Che cosa comporta davvero averli sopra la testa
Qui sotto trovi solo cose documentate, senza percentuali inventate. Le fonti sono citate per esteso nelle sezioni che seguono.
1La polvere, non il guano
Il centro di referenza nazionale per le clamidiosi spiega che la via più insidiosa non è toccare il guano: è respirarlo. Quando le feci secche si sollevano in polvere, quella polvere finisce nell’aria e si respira. Per questo in un sottotetto non si spazza mai a secco.
2Il nido resta abitato anche dopo
Nel materiale di nido vivono acari e zecche. Quando i piccioni se ne vanno, quegli ospiti restano e cercano un altro ospite: è l’ipotesi da verificare quando in casa compaiono punture senza spiegazione.
3La grondaia smette di scaricare
Il materiale di nido finisce nel canale di gronda e lo tappa. L’acqua trabocca sul muro e da lì passa dentro: spesso il primo conto che si paga non è la disinfestazione, è l’intonaco.
4La facciata sotto si macchia
Le colature partono dal punto di appoggio e scendono. Sono acide e non vanno via con una passata d’acqua: prima si toglie l’appoggio, altrimenti ridipingere è una spesa che si ripete.
5L’isolante e il legno si rovinano
Il guano assorbe umidità e la trattiene contro il materiale su cui appoggia. Su un isolante sfuso o su una struttura in legno, uno strato lasciato lì per anni è un problema di manutenzione, non solo di igiene.
6Più aspetti, più costa
Uno strato sottile si aspira in poche ore. Uno strato vecchio e indurito va staccato, portato via, smaltito e disinfettato, con tuta e mascherina: è la stessa stanza, ma non è lo stesso lavoro.
I piccioni se ne vanno, i loro ospiti restano
È la ragione tecnica per cui in un sottotetto non si chiude e basta. Nel materiale di nido e nel guano vivono acari e zecche che non dipendono dall’edificio, ma dall’animale: quando l’animale sparisce, cercano un altro ospite, e sotto il sottotetto ci abiti tu.

La zecca del piccione (Argas reflexus) è documentata in letteratura per le invasioni di abitazioni successive all’abbandono dei nidi da parte dei piccioni. La stessa fonte descrive un dettaglio che spiega perché il problema non si esaurisce da solo: resiste al digiuno anche sette anni, e di giorno si nasconde vicino all’ospite — dietro i quadri, sotto i cuscini, nelle screpolature dei muri — per nutrirsi di notte.
Sull’acaro rosso (Dermanyssus gallinae) una casistica italiana descrive sei episodi di dermatite tutti in ambiente cittadino, in persone senza alcun contatto con il pollame: in prossimità degli ambienti infestati c’erano sempre colombi o loro nidi abbandonati.
Che cosa se ne ricava, in pratica: se dopo un intervento fatto solo di barriere compaiono punture nelle stanze sottostanti, l’ipotesi da verificare è questa. Non è una certezza e non succede sempre — le fonti descrivono un meccanismo, non una frequenza — ma è il motivo per cui la rimozione del materiale di nido non è un extra: è parte del lavoro.
| Fonte | Che cosa dice |
|---|---|
| Khoury C., Maroli M., «La zecca del piccione Argas reflexus ed i rischi per la salute umana», Annali dell’Istituto Superiore di Sanità 2004;40(4):427-432 Testo integrale (ISS) | Riporta «segnalazioni di invasioni di abitazioni da parte di A. reflexus, in seguito ad abbandono dei nidi da parte dei piccioni» e «l’eccezionale resistenza di questa zecca al digiuno; anche sette anni». |
| Cafiero M.A. et al., «Infestazione da Dermanyssus gallinae nell’uomo: un problema di igiene urbana?», Obiettivi e Documenti Veterinari XXVII(6), 2007 Scheda della pubblicazione | I sei casi descritti «si sono verificati in ambiente cittadino ed hanno interessato persone che non avevano alcun contatto con il pollame»; l’acaro «in mancanza di uccelli su cui compiere il pasto di sangue, può compiere migrazioni alla ricerca di un ospite». |
| IZSLER, Centro di referenza nazionale per le clamidiosi Pagina dell’ente | La trasmissione avviene «per lo più tramite inalazione di aerosol contaminati, tra i quali particolarmente insidiosi sono quelli che si sviluppano a seguito di essicazione delle feci e loro sollevamento come polvere negli ambienti». Fra le categorie esposte l’ente elenca gli «operai addetti alla rimozione dei nidi e del guano». |
Come si legge questa tabella. Le fonti descrivono un meccanismo e una popolazione esposta, non una probabilità. Chi ti dice che «il guano dei piccioni causa X» con una percentuale se la sta inventando: quello che si può dire è che il veicolo documentato è la polvere del guano secco quando qualcosa la solleva, e che l’esposizione riguarda soprattutto chi fa la rimozione.
Prima di chiudere: guarda che cosa c’è dentro
Chiudere un varco con dentro un nido occupato è l’errore più grave che si possa fare, per due motivi: uno pratico, uno di legge.

Il motivo pratico. Se muri un nido con dentro i piccoli, quello che resta lì non sparisce: diventa un problema di odore e di parassiti in un punto a cui non arrivi più. Riaprire costa molto più che aspettare.
Il motivo di legge. La legge sulla fauna selvatica vieta di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di uccelli appartenenti alla fauna selvatica (L. 157/1992, art. 21 comma 1 lettera o). La direttiva europea sugli uccelli è ancora più esplicita: vieta di «distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi», e di «raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle anche vuote».
La conseguenza operativa. Il momento giusto per chiudere un sottotetto è quando il nido non è occupato. Lo si verifica guardando, non deducendolo: e se dentro ci sono rondini o rondoni, la chiusura si programma fuori dal periodo riproduttivo.
E togliere le uova per non farli tornare? Non funziona, e la biologia lo spiega meglio di qualunque opinione: nel colombo la covata successiva parte prima che la precedente abbia lasciato il nido. Ne parliamo per esteso in uova di piccione: si possono togliere?
Prima si svuota, poi si chiude

Prima si bonifica, cioè si porta via guano e materiale di nido con la protezione addosso, perché lì dentro vivono acari e zecche. Subito dopo si montano i dissuasori, che sono poi quelli che tengono pulito lo spazio negli anni. Fermarsi alla pulizia non basta: se l’appoggio resta, nel giro di poche settimane la superficie torna esattamente com’era. E montare su una superficie ancora sporca è peggio, perché quel materiale continua a dire agli altri piccioni che lì si può stare.
In un sottotetto la sequenza pesa ancora di più che all’aperto, perché lo spazio è chiuso: aspirare a secco senza protezione, o peggio spazzare, è esattamente il gesto che manda in aria la polvere che poi si respira.
In pratica l’ordine è questo: si verifica che non ci siano nidi occupati, si rimuove guano e materiale di nido con le protezioni, si disinfetta la superficie, e solo alla fine si chiudono i varchi. Chiudere per primo vuol dire sigillare dentro tutto quello che c’è.
Prima e dopo: si porta via, poi si chiude
Le foto qui sotto sono di un vano tecnico, non di un sottotetto di casa: le mettiamo perché mostrano esattamente la sequenza di cui parla questa pagina, sulla stessa inquadratura. La lavorazione è la stessa, cambia solo dove si fa.


La superficie non si copre: prima si pulisce
Nella foto di sinistra la griglia è imbrattata e intorno non c’è niente che impedisca di entrare. A destra la stessa griglia dopo: prima rimossa la sporcizia, poi chiusa con la rete. Montare la rete sopra lo sporco avrebbe sigillato dentro il materiale — ed è l’errore che vediamo più spesso.


Chiuso su tutti i lati, non su tre
A sinistra il piano con gli escrementi accumulati. A destra lo stesso vano, pulito e schermato su tutto il perimetro. È il punto che vale anche per un sottotetto: se si lascia un lato aperto, in poche settimane si torna alla foto di sinistra.
Le foto «dopo» sono scattate a fine lavori. Quanto dura quel risultato dipende dai controlli: una rete si allenta, un fissaggio cede, e un impianto lasciato lì per anni senza mai guardarlo smette di lavorare senza che nessuno se ne accorga.
Che cosa resta in un nido quando i piccioni se ne sono andati
Gli inquilini che non se ne vanno con i piccioni
Si vede da vicino che cosa vive nel materiale di nido e perché, tolto l’ospite, quei parassiti si spostano. Guardalo se stai pensando di limitarti a chiudere il varco e lasciare tutto com’è là sopra.
Come funziona la bonifica del guanoChe cosa si monta davvero su un sottotetto
Su un sottotetto il lavoro è quasi tutto di chiusura: togliere l’accesso, non spaventare. I sistemi attivi entrano dove un volume non si può chiudere — una loggia aperta, un sottogronda continuo, un terrazzo tecnico. Quasi sempre se ne combinano due: uno che chiude, uno che toglie l’appoggio da cui partono. Qui sotto ci sono i sei che si usano davvero su un sottotetto; la gamma completa, con i sistemi per i perimetri lunghi e le coperture ampie, è in anti piccioni per tetto: quale sistema scegliere.
1La rete
Dove ha senso: chiudere un volume: una loggia, un sottogronda continuo, un’apertura grande che deve restare ventilata.
Va tesa bene e ancorata su tutto il perimetro: una rete lasciata lenta è il difetto che vediamo più spesso, e i piccioni ci entrano sotto.
Vai alla scheda delle reti
2Gli spilli in acciaio
Dove ha senso: le linee di appoggio strette: il cornicione sotto la gronda, il davanzale della finestrella, il bordo del muretto.
Non fanno male all’animale e non si vedono da terra. Vanno però tenuti puliti: se si riempiono di detriti smettono di lavorare.
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3I fili tesi
Dove ha senso: i cornicioni lunghi e le cornici in rilievo, dove una fila di spilli si vedrebbe troppo.
È la lavorazione più discreta sulle facciate a vista: da terra si vedono i sostegni, non il filo. Richiede però ancoraggi fatti a regola.
Come si scelgono sugli edifici
4Il dissuasore invisibile in acciaio
Dove ha senso: i punti dove conta l’estetica: cornici, insegne, bordi a vista di un edificio curato.
È la soluzione che si nota meno di tutte. Costa più degli spilli, quindi ha senso dove il decoro della facciata è un tema.
Vai alla scheda BirdTikol
5BirdFire, visivo e olfattivo
Dove ha senso: le superfici dove non si può fare un buco: le coperture con la guaina, i blocchi tecnici, gli elementi che non si toccano.
Si appoggia, non si fissa. Va però ricaricato periodicamente: è un sistema che vive di manutenzione, non si monta e si dimentica.
Vai alla scheda BirdFire
6FlyAway, il sistema elettromagnetico
Dove ha senso: i perimetri lunghi e le superfici piane che non si possono chiudere — il coprimuro, cioè la lamiera o la pietra che chiude il muretto in cima, un terrazzo tecnico, il bordo di una copertura.
Nella foto si vede com’è fatto: due fili tesi sul coprimuro e i sostegni, nient’altro che sporga. Parte da 2.800 euro, quindi su una singola finestrella di sottotetto non ha senso: ce l’ha su un fronte intero.
Vai alla scheda FlyAwayUna cosa che vale per tutti e sei: nessuno di questi sistemi risolve niente se resta un varco aperto da un’altra parte. In un sottotetto si chiudono tutti i punti nello stesso intervento, altrimenti si è solo spostata la porta d’ingresso.
Chiudere un volume: com’è fatta una rete montata bene
Dove passa il cavo che tiene la rete, e perché conta
Il video mostra il montaggio: il cavo che corre su tutto il bordo, i tiranti, la maglia tesa. Serve per farsi un’idea di che cosa chiedere in un preventivo, perché è lì che si vede la differenza fra due offerte.
Vai alla scheda delle retiI quattro errori che ci fanno tornare dopo sei mesi
Non sono errori teorici: sono quelli che troviamo quando ci chiamano la seconda volta, dopo che qualcosa era già stato fatto.
1Chiudere metà dei varchi
In questa foto si vede benissimo: la finestrella di sinistra è stata schermata, quella di destra è rimasta aperta. Per un piccione è come se non si fosse fatto niente. I varchi si contano tutti prima di cominciare, anche quelli che sembrano troppo piccoli.
2Affidarsi a un deterrente visivo
Il pallone con l’occhio, il gufo di plastica, i CD appesi: funzionano per qualche giorno, poi l’animale capisce che non succede niente. Qui i piccioni stanno seduti sopra il dissuasore. Ne abbiamo scritto in gufo finto e rimedi: perché smettono di funzionare.
3Salire a spazzare con la scopa
È il gesto più istintivo ed è il peggiore: la scopa solleva esattamente la polvere che le fonti sanitarie indicano come veicolo. Se proprio devi salire, non spazzare a secco e non farlo senza una maschera: la parte rischiosa non è il contatto, è quello che respiri.
4Chiudere lasciando dentro tutto
Muri il varco e pensi di aver finito. Invece hai sigillato l’accumulo, il materiale di nido e quello che ci vive dentro, in un punto a cui non arrivi più. Riaprire per bonificare costa molto più che farlo nell’ordine giusto la prima volta.
Hai già guardato sopra, o stai ancora andando a orecchio?
Mandaci due foto — una della falda e una del sottogronda — e ti diciamo che cosa si vede e da dove conviene partire.
Quattro passaggi, e il secondo è quello che quasi tutti saltano
Si sale e si guarda dentro
Si entra con una torcia, non si guarda solo dalla botola. A luce spenta si cerca da dove filtra la luce del giorno: quelli sono i buchi da cui entrano. E si controlla se c’è un nido con dentro uova o piccoli: in quel caso si aspetta, per i motivi spiegati qui sopra.
Si porta via quello che c’è
Guano e resti del nido si portano via con tuta e mascherina, si smaltiscono, e il pavimento si disinfetta. È il passaggio che il fai-da-te salta quasi sempre. Saltarlo vuol dire che i piccioni se ne vanno ma acari e zecche restano là sopra, e prima o poi scendono a cercare qualcuno da pungere.
Si chiudono tutti i varchi, insieme
Ogni buco ha la sua chiusura: la rete dove c’è uno spazio grande da chiudere, la tegola rimessa a posto dove si era spostata, gli spilli o il filo sul cornicione da cui si buttano dentro. Si fa tutto nello stesso giorno: se ne resta aperto uno, gli altri non servono a niente.
Si torna a controllare
Un tetto si muove: una tegola scivola, una rete si allenta, una retina si strappa. Tornare a guardare una volta l’anno costa molto meno di un secondo intervento, e il problema si vede quando è ancora piccolo.
Perché un sottotetto chiuso male si ripopola così in fretta

Sul comportamento del colombo di città l’area scientifica Ekonore richiama due punti che in un sottotetto pesano più che altrove. Il primo è la fedeltà al sito, cioè il fatto che il piccione torna dove è nato: i piccoli cresciuti in quel sottotetto, da adulti, tendono a tornare lì. Non si sta allontanando un gruppo di passaggio, si sta chiudendo un luogo di nascita, ed è per questo che la pressione sul varco resta alta anche mesi dopo.
Il secondo è che la colonia non è legata a un singolo appoggio ma all’area. Finché nell’area restano cibo raggiungibile e un posto riparato dove stare indisturbati, togliere un appoggio sposta gli animali di poche decine di metri. In un condominio questo si vede benissimo: si chiude un sottotetto e la colonia si presenta su quello accanto.
C’è poi la parte igienica, che nessun dissuasore risolve. Nel guano accumulato e nel materiale di nido restano acari e zecche che sopravvivono anche dopo che i volatili se ne sono andati. Vanno rimossi con le protezioni adeguate, e prima di chiudere: dopo, quel materiale resta in un punto a cui non si accede più.
Testo redazionale rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Una casa, un sottotetto, un campanile o un capannone: il problema è lo stesso
Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore. In vent’anni abbiamo lavorato su edifici molto diversi fra loro, e la cosa che cambia non è il volatile: è la superficie su cui si posa e chi deve dare l’ok ai lavori. Se la tua casa è in uno di questi casi, sappiamo già che cosa chiederti al telefono.
Non ti riconosci in nessuno di questi? Chiama comunque: la prima domanda che facciamo è sempre la stessa, dove si posano da te. Guarda chi sono i nostri clienti
Certificata, non improvvisata
Quando qualcuno sale nel tuo sottotetto a rimuovere guano, le certificazioni non sono un timbro da brochure: riguardano proprio il modo in cui quel lavoro viene fatto e in cui il materiale viene smaltito. Sono certificati rilasciati a Ekonore S.r.l., con i numeri di registrazione per esteso.
UNI EN 16636
Servizi di gestione e controllo infestanti
ALI 02122 - PMISO 9001
Sistema di gestione qualità
Reg. N. 19806 - AISO 14001
Sistema di gestione ambientale
Reg. N. 19806 - EISO 45001
Salute e sicurezza sul lavoro
Reg. N. 19806 - IUNI/PdR 125
Parità di genere
Reg. N. 19806 - PGEMAS
Registrazione ambientale europea
IT-002249Che cosa chiedere prima di firmare, punto per punto, sta in come si sceglie a chi affidare il lavoro.
Le domande che ci fanno al telefono
Come faccio a capire se nel sottotetto ci sono piccioni o topi?
Il rumore è diverso e l’orario anche. I piccioni si sentono soprattutto all’alba e nelle ore di luce: passi lenti e pesanti, un tubare basso, ogni tanto un battito d’ali. I roditori si sentono di notte, con corse brevi e rosicchiamenti. La prova definitiva la danno le tracce: guano bianco e rametti sono volatili, escrementi piccoli e scuri e materiale sminuzzato sono roditori.
Posso chiudere io il buco da cui entrano?
Tecnicamente sì, se ci arrivi in sicurezza. Ma prima devi essere sicuro di due cose: che dentro non ci sia un nido occupato, e che tu abbia trovato tutti i varchi, non solo quello che si vede meglio. E resta il punto più importante: se chiudi senza aver prima svuotato, sigilli dentro guano e materiale di nido.
Quanto costa liberare un sottotetto dai piccioni?
Dipende quasi tutto da due cose: quanto materiale c’è da portare via e come si arriva ai varchi dall’esterno. Uno strato sottile in un sottotetto raggiungibile è un lavoro breve; uno strato consolidato con accesso solo dalla facciata è un altro lavoro. La bonifica del guano si valuta sempre a preventivo, mai a listino. Le variabili che spostano il conto sono spiegate in quanto costa allontanare i piccioni.
È pericoloso per la salute avere i piccioni nel sottotetto?
Il rischio documentato non è il contatto con il guano fresco: è l’inalazione della polvere che si forma quando le feci essiccate vengono sollevate. Lo dice il centro di referenza nazionale per le clamidiosi, che fra le categorie esposte elenca proprio chi rimuove nidi e guano. Tradotto: finché nessuno sale e nessuno smuove niente, la polvere resta lì; il momento delicato è la pulizia.
Ho trovato un nido con le uova: posso buttarlo?
No. La legge sulla fauna selvatica vieta di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di uccelli selvatici (L. 157/1992, art. 21), e la direttiva europea sugli uccelli vieta anche di detenere le uova vuote. La strada corretta è aspettare che il nido sia libero e chiudere l’accesso in quel momento: ne parliamo in si possono togliere le uova di piccione?
Nel sottotetto potrebbero esserci rondini o rondoni invece dei piccioni?
Sì, e vale la pena verificarlo prima di chiudere qualsiasi cosa. Rondini e rondoni usano gli stessi fori sotto gronda, tornano ogni anno allo stesso nido e sono specie protette: la chiusura va programmata fuori dal periodo riproduttivo. Si distinguono anche a occhio: il rondone ha le ali a falce e non si posa mai sulle superfici piane, il piccione sì.
Dopo che li avete tolti, in casa sono comparse delle punture. Può dipendere da questo?
È l’ipotesi da verificare, non una certezza. La letteratura descrive invasioni di abitazioni da parte della zecca del piccione in seguito all’abbandono dei nidi, e casi di dermatite da acaro rosso in ambiente urbano in persone senza contatto con pollame. Il meccanismo è documentato; la frequenza no. Se succede, la prima cosa da controllare è se il materiale di nido è stato rimosso davvero.
Se chiudo il sottotetto, i piccioni vanno semplicemente sul tetto del vicino?
Può succedere, ed è il motivo per cui in condominio conviene ragionare sull’edificio intero invece che sul singolo appartamento. La colonia è legata all’area, non al singolo appoggio. Abbiamo dedicato un articolo a questo effetto: perché i dissuasori del vicino spostano i piccioni da te.
Che cosa dice chi ci ha già chiamato
Vuoi sapere che cosa hai davvero là sopra?
Raccontaci che cosa senti e che cosa hai visto. Se hai due foto, ancora meglio: spesso bastano a capire da dove entrano.
Se ti serve andare più a fondo
Raccontaci che cosa succede sopra il soffitto
Scrivici che cosa senti, da quanto, e se sei già salito a guardare. Ti rispondiamo dicendoti che cosa si vede dalle foto e che cosa andrebbe verificato di persona.
