Senti camminare sopra il soffitto e non sai da dove siano entrati?

Nel sottotetto succede quasi sempre così: te ne accorgi dai rumori, non dai piccioni.

  • senti passi e tubare la mattina presto, sopra la camera o sopra il corridoio;
  • è comparso un odore che non va via arieggiando;
  • hai visto piume o rametti nella grondaia, o macchie bianche colate sul muro;
  • sei salito a guardare e hai trovato uno strato di guano secco sul pavimento.

Un sottotetto è il posto più comodo che un piccione possa trovare in città: è asciutto, è al riparo dal vento, nessuno ci sale per mesi. Per toglierli servono due cose in quest’ordine, e la maggior parte dei fai-da-te ne fa una sola: prima si porta via quello che c’è dentro, poi si chiudono i punti da cui entrano.

Sottotetto in sezione: da un lato il guano che viene portato via, dall’altro l’apertura chiusa con la retedue mosseprima si svuota, poi si chiude
Nuvola di polvere di guano secco che si solleva, con una mascherina di protezionela polvereè il vero problema, non il guano fresco
Muro con quattro aperture: tre chiuse con la rete, una lasciata aperta da cui entra un piccioneun varcobasta uno aperto per rimettere tutto com’era
Sottotetto con travi in legno: nido di rametti appoggiato su una trave e pavimento coperto di guano secco
Un sottotetto occupato da tempo si riconosce così: il nido appoggiato sulla trave, e il pavimento intorno che è diventato bianco. Non è sporcizia recente, è il deposito di mesi. Ed è la parte che va portata via per prima.

In breve: si svuota, poi si chiude. Mai il contrario

Per togliere i piccioni da un sottotetto si comincia guardando da dove entrano: quasi sempre un coppo sollevato, una finestrella di aerazione senza rete, o lo spazio aperto sopra la gronda. Poi si porta via guano e materiale di nido con le protezioni addosso, perché lì dentro vivono acari e zecche. Solo alla fine si chiudono i varchi, tutti insieme: se ne resta aperto uno, in poche settimane il sottotetto torna com’era. E prima di chiudere si controlla che dentro non ci sia un nido occupato.

Trenta secondi

Da dove sono entrati? Quattro possibilità, e sono quasi sempre queste

Un piccione non fa buchi: usa quelli che trova. Sotto ogni caso c’è il lavoro che di solito si fa, ma si decide guardando: la porta d’ingresso quasi mai è una sola.

Tetto in coppi con una tegola sollevata e rametti che escono dal buco sotto

Un coppo sollevato o una tegola rotta

Basta che si sposti di pochi centimetri e sotto le tegole si apre un passaggio. È il caso più frequente sulle case con il tetto in coppi, le tegole curve, e da terra si nota solo se sai dove guardare: rametti che spuntano dal bordo.

Di solito: si rimette a posto la tegola e si chiude con la rete lo spazio sotto la gronda
Timpano di un sottotetto con la finestrella di aerazione quadrata aperta e senza rete

Una finestrella o una presa d’aria senza rete

Le aperture che fanno respirare il sottotetto servono, quindi non si tappano: si coprono con una rete. Se la retina non c’è mai stata, o si è rotta, quella è una porta aperta a misura di piccione.

Di solito: rete o griglia fissata sopra l’apertura
Bordo del tetto con la grondaia e la fessura aperta fra il tetto e il muro, con rametti che ne escono

Lo spazio aperto sopra la gronda

Fra il bordo del tetto e il muro resta quasi sempre una fessura lunga e aperta. Da lì non entrano soltanto: ci fanno il nido dentro, e la grondaia si riempie di rametti finché l’acqua non passa più.

Di solito: si chiude la fessura sotto la gronda e si mettono gli spilli sul cornicione
Lucernario incassato in un tetto in coppi

Un lucernario, un abbaino o una finestra lasciata socchiusa

Succede soprattutto nelle case usate poco e nelle seconde case. Il piccione entra, trova buio e silenzio, e in una stagione il sottotetto diventa una colombaia.

Di solito: si sistema la finestra e si mette la rete sull’apertura

Non riesci a capire da dove entrano? Il modo più rapido è guardarli: mettiti fuori la mattina presto e segui dove si infilano. Se non ci riesci, mandaci due foto della falda e del sottogronda e ti diciamo che cosa si vede. Il numero è 0584 433 198.

Riconoscerlo

Com’è fatto un sottotetto occupato, visto da dentro e da fuori

Quattro immagini per capire a che punto sei. Non è una scala di gravità rigida, ma la differenza fra il primo e l’ultimo caso cambia parecchio la quantità di lavoro.

Rametti di un nido di piccione che sporgono dal coppo terminale sopra la grondaia
Dal basso si vede solo questo: qualche rametto che esce dal coppo di bordo. Sotto quel coppo c’è già il nido, e il passaggio verso il sottotetto.
Canale di gronda pieno di piume e materiale di nido lungo il bordo del tetto
Quando la grondaia si riempie di piume e materiale, l’acqua smette di scorrere e finisce sul muro. Il danno da infiltrazione spesso arriva prima che tu veda un piccione.
Piccione in volo che entra da una finestrella di sottotetto, con colature di guano sul muro sotto l’apertura
L’apertura è piccola e in ombra, quindi passa inosservata. Le colature chiare sul muro sotto sono il segnale che di lì si entra e si esce da mesi.
Grande apertura ad arco in un muro in pietra con nido e guano stratificato sul davanzale interno
Qui il sottotetto è diventato il posto dove fanno il nido tutti gli anni: qui non basta chiudere, prima va svuotato e disinfettato.
Il motivo

Perché scelgono proprio il sottotetto, e non il balcone

In natura il piccione fa il nido sulle sporgenze delle pareti di roccia: un ripiano coperto sopra, in alto, dove non arriva nessuno. In città cerca la stessa cosa, e il sottotetto gliela dà tutta insieme: coperto, riparato dal vento, in alto, e soprattutto dove non passa mai nessuno.

Apertura rettangolare aperta nel sottotetto di un edificio, con cornice in muratura chiara1

Nessuno ci entra mai

Su un balcone passi tutti i giorni e sposti le cose. In un sottotetto non sale nessuno per mesi: è l’unico posto della casa dove un animale può stare senza essere disturbato. È questa, più del riparo, la caratteristica che lo rende così attraente.

Sottotetto vuoto con struttura del tetto in legno e una piccola finestra sul timpano2

Asciutto e sempre della stessa temperatura

Sotto il manto di copertura non piove, non tira vento e la temperatura oscilla molto meno che all’aperto. Per una covata è una differenza che conta: si può nidificare anche fuori stagione.

Nido di rametti su una trave di legno in un sottotetto, con il pavimento coperto di guano3

Le travi sono già dei ripiani

Una trave, un tirante, il bordo di un muretto: sono appoggi piani e larghi, esattamente quello che serve per posare un nido. Non devono costruire niente, trovano il ripiano già pronto.

Interno di un sottotetto con pavimento coperto di guano secco e un fascio di luce che attraversa la polvere sospesa4

Chi ci è nato ci torna

Il colombo è molto fedele al sito dove è nato. Vuol dire che i piccoli cresciuti in quel sottotetto tenderanno a tornare lì anche da adulti: finché il varco resta aperto, il ricambio non si ferma.

Le conseguenze

Che cosa comporta davvero averli sopra la testa

Qui sotto trovi solo cose documentate, senza percentuali inventate. Le fonti sono citate per esteso nelle sezioni che seguono.

Fascio di luce che attraversa la polvere sollevata in un sottotetto con il pavimento coperto di guano secco1

La polvere, non il guano

Il centro di referenza nazionale per le clamidiosi spiega che la via più insidiosa non è toccare il guano: è respirarlo. Quando le feci secche si sollevano in polvere, quella polvere finisce nell’aria e si respira. Per questo in un sottotetto non si spazza mai a secco.

Nido di rametti appoggiato su una trave di legno nel sottotetto, ripreso da vicino2

Il nido resta abitato anche dopo

Nel materiale di nido vivono acari e zecche. Quando i piccioni se ne vanno, quegli ospiti restano e cercano un altro ospite: è l’ipotesi da verificare quando in casa compaiono punture senza spiegazione.

Canale di gronda ostruito da piume e materiale di nido sul bordo del tetto3

La grondaia smette di scaricare

Il materiale di nido finisce nel canale di gronda e lo tappa. L’acqua trabocca sul muro e da lì passa dentro: spesso il primo conto che si paga non è la disinfestazione, è l’intonaco.

Sottogronda e parete con colature scure e chiare di guano lungo il muro esterno4

La facciata sotto si macchia

Le colature partono dal punto di appoggio e scendono. Sono acide e non vanno via con una passata d’acqua: prima si toglie l’appoggio, altrimenti ridipingere è una spesa che si ripete.

Guano accumulato sul pavimento di un sottotetto con struttura in legno5

L’isolante e il legno si rovinano

Il guano assorbe umidità e la trattiene contro il materiale su cui appoggia. Su un isolante sfuso o su una struttura in legno, uno strato lasciato lì per anni è un problema di manutenzione, non solo di igiene.

Nido e guano stratificato su un’ampia apertura in muratura di pietra6

Più aspetti, più costa

Uno strato sottile si aspira in poche ore. Uno strato vecchio e indurito va staccato, portato via, smaltito e disinfettato, con tuta e mascherina: è la stessa stanza, ma non è lo stesso lavoro.

La parte che quasi nessuno scrive

I piccioni se ne vanno, i loro ospiti restano

È la ragione tecnica per cui in un sottotetto non si chiude e basta. Nel materiale di nido e nel guano vivono acari e zecche che non dipendono dall’edificio, ma dall’animale: quando l’animale sparisce, cercano un altro ospite, e sotto il sottotetto ci abiti tu.

Nido di piccione abbandonato appoggiato a una trave di legno nel sottotetto
Un nido abbandonato non è un problema risolto: è un serbatoio. Va rimosso e la superficie sotto va trattata, non solo spazzata.

La zecca del piccione (Argas reflexus) è documentata in letteratura per le invasioni di abitazioni successive all’abbandono dei nidi da parte dei piccioni. La stessa fonte descrive un dettaglio che spiega perché il problema non si esaurisce da solo: resiste al digiuno anche sette anni, e di giorno si nasconde vicino all’ospite — dietro i quadri, sotto i cuscini, nelle screpolature dei muri — per nutrirsi di notte.

Sull’acaro rosso (Dermanyssus gallinae) una casistica italiana descrive sei episodi di dermatite tutti in ambiente cittadino, in persone senza alcun contatto con il pollame: in prossimità degli ambienti infestati c’erano sempre colombi o loro nidi abbandonati.

Che cosa se ne ricava, in pratica: se dopo un intervento fatto solo di barriere compaiono punture nelle stanze sottostanti, l’ipotesi da verificare è questa. Non è una certezza e non succede sempre — le fonti descrivono un meccanismo, non una frequenza — ma è il motivo per cui la rimozione del materiale di nido non è un extra: è parte del lavoro.

FonteChe cosa dice
Khoury C., Maroli M., «La zecca del piccione Argas reflexus ed i rischi per la salute umana», Annali dell’Istituto Superiore di Sanità 2004;40(4):427-432
Testo integrale (ISS)
Riporta «segnalazioni di invasioni di abitazioni da parte di A. reflexus, in seguito ad abbandono dei nidi da parte dei piccioni» e «l’eccezionale resistenza di questa zecca al digiuno; anche sette anni».
Cafiero M.A. et al., «Infestazione da Dermanyssus gallinae nell’uomo: un problema di igiene urbana?», Obiettivi e Documenti Veterinari XXVII(6), 2007
Scheda della pubblicazione
I sei casi descritti «si sono verificati in ambiente cittadino ed hanno interessato persone che non avevano alcun contatto con il pollame»; l’acaro «in mancanza di uccelli su cui compiere il pasto di sangue, può compiere migrazioni alla ricerca di un ospite».
IZSLER, Centro di referenza nazionale per le clamidiosi
Pagina dell’ente
La trasmissione avviene «per lo più tramite inalazione di aerosol contaminati, tra i quali particolarmente insidiosi sono quelli che si sviluppano a seguito di essicazione delle feci e loro sollevamento come polvere negli ambienti». Fra le categorie esposte l’ente elenca gli «operai addetti alla rimozione dei nidi e del guano».

Come si legge questa tabella. Le fonti descrivono un meccanismo e una popolazione esposta, non una probabilità. Chi ti dice che «il guano dei piccioni causa X» con una percentuale se la sta inventando: quello che si può dire è che il veicolo documentato è la polvere del guano secco quando qualcosa la solleva, e che l’esposizione riguarda soprattutto chi fa la rimozione.

Da sapere prima

Prima di chiudere: guarda che cosa c’è dentro

Chiudere un varco con dentro un nido occupato è l’errore più grave che si possa fare, per due motivi: uno pratico, uno di legge.

Rondone in volo davanti alla facciata di un edificio, in direzione di un foro sotto la gronda
Non tutto quello che entra sotto un tetto è un piccione. I rondoni usano gli stessi fori, tornano ogni anno allo stesso nido e sono specie protetta: chiudere quel foro nel periodo sbagliato è un problema serio.

Il motivo pratico. Se muri un nido con dentro i piccoli, quello che resta lì non sparisce: diventa un problema di odore e di parassiti in un punto a cui non arrivi più. Riaprire costa molto più che aspettare.

Il motivo di legge. La legge sulla fauna selvatica vieta di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di uccelli appartenenti alla fauna selvatica (L. 157/1992, art. 21 comma 1 lettera o). La direttiva europea sugli uccelli è ancora più esplicita: vieta di «distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi», e di «raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle anche vuote».

La conseguenza operativa. Il momento giusto per chiudere un sottotetto è quando il nido non è occupato. Lo si verifica guardando, non deducendolo: e se dentro ci sono rondini o rondoni, la chiusura si programma fuori dal periodo riproduttivo.

E togliere le uova per non farli tornare? Non funziona, e la biologia lo spiega meglio di qualunque opinione: nel colombo la covata successiva parte prima che la precedente abbia lasciato il nido. Ne parliamo per esteso in uova di piccione: si possono togliere?

L’ordine giusto

Prima si svuota, poi si chiude

Operatore in tuta protettiva integrale e maschera che aspira il guano dal pavimento di un sottotetto
La tuta integrale e la maschera non sono eccesso di zelo: il rischio documentato è l’inalazione della polvere del guano secco, e chi la solleva è proprio chi sta pulendo.

Prima si bonifica, cioè si porta via guano e materiale di nido con la protezione addosso, perché lì dentro vivono acari e zecche. Subito dopo si montano i dissuasori, che sono poi quelli che tengono pulito lo spazio negli anni. Fermarsi alla pulizia non basta: se l’appoggio resta, nel giro di poche settimane la superficie torna esattamente com’era. E montare su una superficie ancora sporca è peggio, perché quel materiale continua a dire agli altri piccioni che lì si può stare.

In un sottotetto la sequenza pesa ancora di più che all’aperto, perché lo spazio è chiuso: aspirare a secco senza protezione, o peggio spazzare, è esattamente il gesto che manda in aria la polvere che poi si respira.

In pratica l’ordine è questo: si verifica che non ci siano nidi occupati, si rimuove guano e materiale di nido con le protezioni, si disinfetta la superficie, e solo alla fine si chiudono i varchi. Chiudere per primo vuol dire sigillare dentro tutto quello che c’è.

Due lavorazioni vere

Prima e dopo: si porta via, poi si chiude

Le foto qui sotto sono di un vano tecnico, non di un sottotetto di casa: le mettiamo perché mostrano esattamente la sequenza di cui parla questa pagina, sulla stessa inquadratura. La lavorazione è la stessa, cambia solo dove si fa.

PrimaGriglia di aerazione coperta di guano e materiale, prima dell’intervento
DopoLa stessa griglia pulita, con la rete di protezione montata sul perimetro e i fissaggi in vista
Griglia di aerazione

La superficie non si copre: prima si pulisce

Nella foto di sinistra la griglia è imbrattata e intorno non c’è niente che impedisca di entrare. A destra la stessa griglia dopo: prima rimossa la sporcizia, poi chiusa con la rete. Montare la rete sopra lo sporco avrebbe sigillato dentro il materiale — ed è l’errore che vediamo più spesso.

PrimaPiano di appoggio con escrementi di piccione accumulati, prima dell’intervento
DopoLo stesso vano pulito e chiuso su tutti i lati con la rete
Vano tecnico

Chiuso su tutti i lati, non su tre

A sinistra il piano con gli escrementi accumulati. A destra lo stesso vano, pulito e schermato su tutto il perimetro. È il punto che vale anche per un sottotetto: se si lascia un lato aperto, in poche settimane si torna alla foto di sinistra.

Le foto «dopo» sono scattate a fine lavori. Quanto dura quel risultato dipende dai controlli: una rete si allenta, un fissaggio cede, e un impianto lasciato lì per anni senza mai guardarlo smette di lavorare senza che nessuno se ne accorga.

Guarda di che cosa parliamo

Che cosa resta in un nido quando i piccioni se ne sono andati

Due minuti, e si capisce perché la pulizia viene prima

Gli inquilini che non se ne vanno con i piccioni

Si vede da vicino che cosa vive nel materiale di nido e perché, tolto l’ospite, quei parassiti si spostano. Guardalo se stai pensando di limitarti a chiudere il varco e lasciare tutto com’è là sopra.

Come funziona la bonifica del guano
Le soluzioni

Che cosa si monta davvero su un sottotetto

Su un sottotetto il lavoro è quasi tutto di chiusura: togliere l’accesso, non spaventare. I sistemi attivi entrano dove un volume non si può chiudere — una loggia aperta, un sottogronda continuo, un terrazzo tecnico. Quasi sempre se ne combinano due: uno che chiude, uno che toglie l’appoggio da cui partono. Qui sotto ci sono i sei che si usano davvero su un sottotetto; la gamma completa, con i sistemi per i perimetri lunghi e le coperture ampie, è in anti piccioni per tetto: quale sistema scegliere.

Rete anti-volatili tesa su un’apertura ad arco in muratura, vista dall’interno verso la strada1

La rete

Dove ha senso: chiudere un volume: una loggia, un sottogronda continuo, un’apertura grande che deve restare ventilata.

Va tesa bene e ancorata su tutto il perimetro: una rete lasciata lenta è il difetto che vediamo più spesso, e i piccioni ci entrano sotto.

Vai alla scheda delle reti
Tecnico che incolla con la pistola per silicone una fila di dissuasori ad aghi su una cornice in mattoni2

Gli spilli in acciaio

Dove ha senso: le linee di appoggio strette: il cornicione sotto la gronda, il davanzale della finestrella, il bordo del muretto.

Non fanno male all’animale e non si vedono da terra. Vanno però tenuti puliti: se si riempiono di detriti smettono di lavorare.

Vai alla scheda degli spilli
Mano guantata che serra con una chiave il morsetto di un filo teso su un cornicione in pietra3

I fili tesi

Dove ha senso: i cornicioni lunghi e le cornici in rilievo, dove una fila di spilli si vedrebbe troppo.

È la lavorazione più discreta sulle facciate a vista: da terra si vedono i sostegni, non il filo. Richiede però ancoraggi fatti a regola.

Come si scelgono sugli edifici
Dissuasore invisibile BirdTikol in acciaio inox montato sul bordo superiore di una struttura4

Il dissuasore invisibile in acciaio

Dove ha senso: i punti dove conta l’estetica: cornici, insegne, bordi a vista di un edificio curato.

È la soluzione che si nota meno di tutte. Costa più degli spilli, quindi ha senso dove il decoro della facciata è un tema.

Vai alla scheda BirdTikol
Coppette del sistema BirdFire allineate sopra un armadio tecnico in copertura5

BirdFire, visivo e olfattivo

Dove ha senso: le superfici dove non si può fare un buco: le coperture con la guaina, i blocchi tecnici, gli elementi che non si toccano.

Si appoggia, non si fissa. Va però ricaricato periodicamente: è un sistema che vive di manutenzione, non si monta e si dimentica.

Vai alla scheda BirdFire
Doppia linea del sistema FlyAway tesa sul coprimuro di un parapetto in copertura, con i sostegni neri a vista6

FlyAway, il sistema elettromagnetico

Dove ha senso: i perimetri lunghi e le superfici piane che non si possono chiudere — il coprimuro, cioè la lamiera o la pietra che chiude il muretto in cima, un terrazzo tecnico, il bordo di una copertura.

Nella foto si vede com’è fatto: due fili tesi sul coprimuro e i sostegni, nient’altro che sporga. Parte da 2.800 euro, quindi su una singola finestrella di sottotetto non ha senso: ce l’ha su un fronte intero.

Vai alla scheda FlyAway

Una cosa che vale per tutti e sei: nessuno di questi sistemi risolve niente se resta un varco aperto da un’altra parte. In un sottotetto si chiudono tutti i punti nello stesso intervento, altrimenti si è solo spostata la porta d’ingresso.

Come si chiude

Chiudere un volume: com’è fatta una rete montata bene

La lavorazione, non il prodotto

Dove passa il cavo che tiene la rete, e perché conta

Il video mostra il montaggio: il cavo che corre su tutto il bordo, i tiranti, la maglia tesa. Serve per farsi un’idea di che cosa chiedere in un preventivo, perché è lì che si vede la differenza fra due offerte.

Vai alla scheda delle reti
Da non fare

I quattro errori che ci fanno tornare dopo sei mesi

Non sono errori teorici: sono quelli che troviamo quando ci chiamano la seconda volta, dopo che qualcosa era già stato fatto.

Facciata con due finestrelle di sottotetto affiancate: una schermata con rete metallica, l’altra lasciata completamente aperta1

Chiudere metà dei varchi

In questa foto si vede benissimo: la finestrella di sinistra è stata schermata, quella di destra è rimasta aperta. Per un piccione è come se non si fosse fatto niente. I varchi si contano tutti prima di cominciare, anche quelli che sembrano troppo piccoli.

Piccioni appollaiati sulla gronda di una casa, appena sopra un pallone dissuasore con l’occhio disegnato ormai sgonfio2

Affidarsi a un deterrente visivo

Il pallone con l’occhio, il gufo di plastica, i CD appesi: funzionano per qualche giorno, poi l’animale capisce che non succede niente. Qui i piccioni stanno seduti sopra il dissuasore. Ne abbiamo scritto in gufo finto e rimedi: perché smettono di funzionare.

Polvere sollevata in un sottotetto con pavimento coperto di guano secco, illuminata da un fascio di luce3

Salire a spazzare con la scopa

È il gesto più istintivo ed è il peggiore: la scopa solleva esattamente la polvere che le fonti sanitarie indicano come veicolo. Se proprio devi salire, non spazzare a secco e non farlo senza una maschera: la parte rischiosa non è il contatto, è quello che respiri.

Nido e guano stratificato su un’apertura in muratura di pietra4

Chiudere lasciando dentro tutto

Muri il varco e pensi di aver finito. Invece hai sigillato l’accumulo, il materiale di nido e quello che ci vive dentro, in un punto a cui non arrivi più. Riaprire per bonificare costa molto più che farlo nell’ordine giusto la prima volta.

Hai già guardato sopra, o stai ancora andando a orecchio?

Mandaci due foto — una della falda e una del sottogronda — e ti diciamo che cosa si vede e da dove conviene partire.

Come si lavora

Quattro passaggi, e il secondo è quello che quasi tutti saltano

01

Si sale e si guarda dentro

Si entra con una torcia, non si guarda solo dalla botola. A luce spenta si cerca da dove filtra la luce del giorno: quelli sono i buchi da cui entrano. E si controlla se c’è un nido con dentro uova o piccoli: in quel caso si aspetta, per i motivi spiegati qui sopra.

02

Si porta via quello che c’è

Guano e resti del nido si portano via con tuta e mascherina, si smaltiscono, e il pavimento si disinfetta. È il passaggio che il fai-da-te salta quasi sempre. Saltarlo vuol dire che i piccioni se ne vanno ma acari e zecche restano là sopra, e prima o poi scendono a cercare qualcuno da pungere.

03

Si chiudono tutti i varchi, insieme

Ogni buco ha la sua chiusura: la rete dove c’è uno spazio grande da chiudere, la tegola rimessa a posto dove si era spostata, gli spilli o il filo sul cornicione da cui si buttano dentro. Si fa tutto nello stesso giorno: se ne resta aperto uno, gli altri non servono a niente.

04

Si torna a controllare

Un tetto si muove: una tegola scivola, una rete si allenta, una retina si strappa. Tornare a guardare una volta l’anno costa molto meno di un secondo intervento, e il problema si vede quando è ancora piccolo.

Il parere tecnico

Perché un sottotetto chiuso male si ripopola così in fretta

Linda Abenaim, biologa ed entomologa di Ekonore
Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore

Sul comportamento del colombo di città l’area scientifica Ekonore richiama due punti che in un sottotetto pesano più che altrove. Il primo è la fedeltà al sito, cioè il fatto che il piccione torna dove è nato: i piccoli cresciuti in quel sottotetto, da adulti, tendono a tornare lì. Non si sta allontanando un gruppo di passaggio, si sta chiudendo un luogo di nascita, ed è per questo che la pressione sul varco resta alta anche mesi dopo.

Il secondo è che la colonia non è legata a un singolo appoggio ma all’area. Finché nell’area restano cibo raggiungibile e un posto riparato dove stare indisturbati, togliere un appoggio sposta gli animali di poche decine di metri. In un condominio questo si vede benissimo: si chiude un sottotetto e la colonia si presenta su quello accanto.

C’è poi la parte igienica, che nessun dissuasore risolve. Nel guano accumulato e nel materiale di nido restano acari e zecche che sopravvivono anche dopo che i volatili se ne sono andati. Vanno rimossi con le protezioni adeguate, e prima di chiudere: dopo, quel materiale resta in un punto a cui non si accede più.

Testo redazionale rivisto dall’area scientifica Ekonore.

Per chi lavoriamo

Una casa, un sottotetto, un campanile o un capannone: il problema è lo stesso

Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore. In vent’anni abbiamo lavorato su edifici molto diversi fra loro, e la cosa che cambia non è il volatile: è la superficie su cui si posa e chi deve dare l’ok ai lavori. Se la tua casa è in uno di questi casi, sappiamo già che cosa chiederti al telefono.

Case, balconi e terrazziSottotetti, cornicioni, davanzali, tende da sole, unità esterne del condizionatore. È la metà del lavoro che facciamo, anche se si vede meno.
Condomini e amministratoriDove il tetto è parte comune e la decisione passa da un’assemblea. Prepariamo il preventivo nella forma che serve per farlo votare in assemblea.
Aziende, capannoni e magazziniTravi, baie di carico, coperture piane, impianti fotovoltaici. Qui il tema in più è non fermare la produzione.
Negozi, hotel e ristorantiInsegne, pensiline, dehors, terrazze per la colazione. Dove il guano lo vede il cliente prima del titolare.
Comuni ed enti pubbliciPiazze, scuole, ospedali, stazioni. Con i tempi e le procedure di un ente, e la documentazione che serve per una gara.
Chiese ed edifici storiciCampanili, logge, cornici in pietra. Dove prima di scegliere il sistema serve sapere che cosa autorizza la Soprintendenza, l’ufficio che tutela gli edifici storici.

Non ti riconosci in nessuno di questi? Chiama comunque: la prima domanda che facciamo è sempre la stessa, dove si posano da te. Guarda chi sono i nostri clienti

Prova, non promessa

Certificata, non improvvisata

Quando qualcuno sale nel tuo sottotetto a rimuovere guano, le certificazioni non sono un timbro da brochure: riguardano proprio il modo in cui quel lavoro viene fatto e in cui il materiale viene smaltito. Sono certificati rilasciati a Ekonore S.r.l., con i numeri di registrazione per esteso.

Kiwa

UNI EN 16636

Servizi di gestione e controllo infestanti

ALI 02122 - PM
Kiwa

ISO 9001

Sistema di gestione qualità

Reg. N. 19806 - A
Kiwa

ISO 14001

Sistema di gestione ambientale

Reg. N. 19806 - E
Kiwa

ISO 45001

Salute e sicurezza sul lavoro

Reg. N. 19806 - I
Kiwa

UNI/PdR 125

Parità di genere

Reg. N. 19806 - PG
EMAS

EMAS

Registrazione ambientale europea

IT-002249

Che cosa chiedere prima di firmare, punto per punto, sta in come si sceglie a chi affidare il lavoro.

Le domande che arrivano

Le domande che ci fanno al telefono

Come faccio a capire se nel sottotetto ci sono piccioni o topi?

Il rumore è diverso e l’orario anche. I piccioni si sentono soprattutto all’alba e nelle ore di luce: passi lenti e pesanti, un tubare basso, ogni tanto un battito d’ali. I roditori si sentono di notte, con corse brevi e rosicchiamenti. La prova definitiva la danno le tracce: guano bianco e rametti sono volatili, escrementi piccoli e scuri e materiale sminuzzato sono roditori.

Posso chiudere io il buco da cui entrano?

Tecnicamente sì, se ci arrivi in sicurezza. Ma prima devi essere sicuro di due cose: che dentro non ci sia un nido occupato, e che tu abbia trovato tutti i varchi, non solo quello che si vede meglio. E resta il punto più importante: se chiudi senza aver prima svuotato, sigilli dentro guano e materiale di nido.

Quanto costa liberare un sottotetto dai piccioni?

Dipende quasi tutto da due cose: quanto materiale c’è da portare via e come si arriva ai varchi dall’esterno. Uno strato sottile in un sottotetto raggiungibile è un lavoro breve; uno strato consolidato con accesso solo dalla facciata è un altro lavoro. La bonifica del guano si valuta sempre a preventivo, mai a listino. Le variabili che spostano il conto sono spiegate in quanto costa allontanare i piccioni.

È pericoloso per la salute avere i piccioni nel sottotetto?

Il rischio documentato non è il contatto con il guano fresco: è l’inalazione della polvere che si forma quando le feci essiccate vengono sollevate. Lo dice il centro di referenza nazionale per le clamidiosi, che fra le categorie esposte elenca proprio chi rimuove nidi e guano. Tradotto: finché nessuno sale e nessuno smuove niente, la polvere resta lì; il momento delicato è la pulizia.

Ho trovato un nido con le uova: posso buttarlo?

No. La legge sulla fauna selvatica vieta di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di uccelli selvatici (L. 157/1992, art. 21), e la direttiva europea sugli uccelli vieta anche di detenere le uova vuote. La strada corretta è aspettare che il nido sia libero e chiudere l’accesso in quel momento: ne parliamo in si possono togliere le uova di piccione?

Nel sottotetto potrebbero esserci rondini o rondoni invece dei piccioni?

Sì, e vale la pena verificarlo prima di chiudere qualsiasi cosa. Rondini e rondoni usano gli stessi fori sotto gronda, tornano ogni anno allo stesso nido e sono specie protette: la chiusura va programmata fuori dal periodo riproduttivo. Si distinguono anche a occhio: il rondone ha le ali a falce e non si posa mai sulle superfici piane, il piccione sì.

Dopo che li avete tolti, in casa sono comparse delle punture. Può dipendere da questo?

È l’ipotesi da verificare, non una certezza. La letteratura descrive invasioni di abitazioni da parte della zecca del piccione in seguito all’abbandono dei nidi, e casi di dermatite da acaro rosso in ambiente urbano in persone senza contatto con pollame. Il meccanismo è documentato; la frequenza no. Se succede, la prima cosa da controllare è se il materiale di nido è stato rimosso davvero.

Se chiudo il sottotetto, i piccioni vanno semplicemente sul tetto del vicino?

Può succedere, ed è il motivo per cui in condominio conviene ragionare sull’edificio intero invece che sul singolo appartamento. La colonia è legata all’area, non al singolo appoggio. Abbiamo dedicato un articolo a questo effetto: perché i dissuasori del vicino spostano i piccioni da te.

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