Finché resta una chiamata d’emergenza, lo paghi due volte

Nel piano di manutenzione di uno stabilimento c’è la caldaia, c’è l’antincendio, ci sono i filtri delle UTA. I volatili quasi mai. Così l’intervento parte solo quando il guano ha già fermato qualcosa, e quella è la versione più cara: si paga il fermo, non il tecnico. Qui ci sono le cinque voci da mettere a calendario e la cadenza con cui girano.

5 vociispezione, pulizia, unità tecniche, percorsi interni, verifica dei sistemi già installati
Art. 26del D.Lgs 81/2008: il DUVRI «è allegato al contratto di appalto o di opera e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori»
6certificazioni Kiwa ed EMAS con numero di registrazione verificabile
Edificio industriale con cornicione lungo, tettoia a sbalzo sull’ingresso e unità tecniche sulla copertura piana
Un edificio come questo ha già quattro superfici che un piano di manutenzione dovrebbe nominare: il cornicione, la tettoia sull’ingresso, il parapetto della copertura e le unità tecniche allineate in alto.

Risposta rapida

Il bird control entra nel piano di manutenzione come qualsiasi altra voce a calendario: un giro di ispezione sui punti alti, la pulizia programmata dei camminamenti, il controllo delle griglie e dei quadri esterni, i percorsi interni di servizio e la verifica dei sistemi già installati. Cinque righe e cinque date. Fuori dal piano resta una chiamata d’emergenza, e l’emergenza si paga con il fermo.

Il punto di partenza

Che cosa succede quando i volatili restano fuori dal piano

Non è una previsione: è la sequenza che troviamo quando ci chiamano la prima volta, e che si ripete quasi uguale in capannoni molto diversi fra loro.

  • Si paga il fermo, non l’intervento. Per pulire un camminamento sopra una linea si ferma la linea. Per lavorare su un quadro si mette fuori tensione. La voce cara della giornata non è la squadra che sale: è il reparto che si è fermato mentre sale. Programmata, la stessa lavorazione entra in una finestra di fermo che c’era già.
  • Si interviene quando qualcosa si è già rotto. Il guano che entra in una griglia di aerazione non fa rumore finché il quadro non va in blocco. La chiamata arriva lì, ed è per definizione manutenzione correttiva: dopo il guasto. Ne abbiamo scritto in guano su macchinari e quadri elettrici.
  • In audit la domanda è sempre la stessa. Non «avete i piccioni?», ma «fatemi vedere quando siete intervenuti». Senza date, senza rapporti e senza una planimetria dei punti trattati non c’è molto da mostrare, anche se il lavoro è stato fatto bene.
  • Si rifà lo stesso tetto a pezzi. Un intervento senza verifica lascia la colonia a pochi metri: l’anno dopo si richiama per il settore accanto, e la spesa totale è più alta di quella di un lavoro progettato una volta sola. Succede così spesso da avere un nome: effetto trasloco.
  • Il manutentore ci passa già sopra. Chi fa il giro dei filtri cammina sulle stesse passerelle in cui c’è il guano. Se quella superficie non è nel piano di pulizia, il rischio di scivolamento e la polvere che si alza restano fuori anche dal DVR: il tema è trattato in guano e sicurezza sul lavoro.
Dove sta scritto

Le norme che usano già i manutentori

Nessuna di queste parla di piccioni. Parlano di come si scrive un piano di manutenzione e di che cosa deve girare quando entra un’impresa esterna: sono le righe su cui si aggancia la voce volatili.

RiferimentoDove sta scrittoChe cosa richiede in concreto
UNI EN 13306:2018
manutenzione — terminologia
Punto 2.1, definizione di manutenzione
UNI Store
La manutenzione è la combinazione di azioni tecniche, amministrative e gestionali previste lungo il ciclo di vita di un’entità, destinate a «mantenerla o riportarla in uno stato in cui possa eseguire la funzione richiesta». Anche le azioni amministrative: il registro degli interventi non è burocrazia aggiunta, sta dentro la definizione.
UNI EN 13306:2018Punto 7.6, manutenzione correttiva
UNI Store
È la manutenzione eseguita dopo il rilevamento di un’avaria, per riportare l’entità in funzione. La chiamata d’emergenza per il guano che ha bloccato una griglia rientra qui: non è un giudizio, è la classificazione che le dà la norma.
UNI 11063:2017
manutenzione ordinaria e straordinaria
Punti 4.1 e 4.2
UNI Store
Distingue la manutenzione ordinaria (interventi ricorrenti, di modesta entità, previsti a programma) da quella straordinaria (non ricorrente, che modifica le prestazioni o il valore dell’entità). È la distinzione che decide il capitolo di spesa: ispezioni e pulizie stanno in ordinaria, la prima installazione dei sistemi quasi sempre in straordinaria.
UNI EN ISO 41001:2018
facility management — sistemi di gestione
Requisiti del sistema di gestione; vocabolario in UNI EN ISO 41011:2018
UNI Store
Chiede che i servizi di supporto siano pianificati, misurati e riesaminati, e che i fornitori esterni siano tenuti sotto controllo. Dove c’è un sistema 41001, un servizio che esiste solo come chiamata a chiamata è un servizio non pianificato, e in riesame si vede.
D.Lgs 81/2008
art. 26, comma 1
Contratti d’appalto, d’opera o di somministrazione
Normattiva
Il committente «verifica… l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi» e «fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare». Tradotto: prima che la squadra salga sul tetto, qualcuno deve averle detto che cosa c’è là sopra.
D.Lgs 81/2008
art. 26, commi 2 e 3
Cooperazione, coordinamento e DUVRI
Normattiva
Datore di lavoro e appaltatore «cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione» e «coordinano gli interventi… al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze». Il committente elabora il documento unico di valutazione dei rischi, che «è allegato al contratto di appalto o di opera e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture». Adeguato: un DUVRI firmato tre anni fa e mai toccato non regge.

Le versioni cambiano. Le norme UNI vengono riviste: prima di citarle in un capitolato conviene verificare l’edizione in vigore sul catalogo UNI. Le formulazioni normative qui sopra sono riportate fra virgolette solo dove le abbiamo lette nel testo originale.

Hai già un piano di manutenzione: manca una riga

Mandaci la planimetria della copertura e due foto dei camminamenti. Ti diciamo quali punti vanno messi a calendario, con che cadenza e in quale finestra di fermo si può lavorare senza fermare altro.

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Il cuore del pezzo

Le 5 voci da mettere a calendario

Sono righe da aggiungere a un piano che esiste già, non un piano nuovo. La cadenza indicata è quella che usiamo come punto di partenza: si alza o si abbassa in sopralluogo, in base a quanto è alta la presenza e a che cosa c’è sotto le superfici sporche.

Tecnico della manutenzione con casco davanti a un quadro elettrico aperto in un capannone industriale1

Il giro di ispezione, con una data sopra

Cadenza tipica: due volte l’anno, agganciata a un giro che il manutentore fa già

Non serve una persona in più: serve un punto in più nella lista di chi sale già sul tetto. Si guarda dove si posano, dove hanno nidificato, quali superfici sono sporche e quali sistemi sono in opera. Dieci minuti e quattro foto, sempre dagli stessi punti, valgono più di una relazione.

Dove finisce: una riga sul rapporto di manutenzione, con la data. È quella riga che in audit dimostra il resto.

Camminamento in grigliato metallico con parapetto su una copertura piana industriale, con escrementi di piccione sulle maglie del grigliato2

La pulizia dei camminamenti in quota

Cadenza tipica: una volta l’anno dove la presenza è bassa, due dove è stabile

Il grigliato è la superficie che si sporca per prima e quella su cui si cammina di più. Con il guano secco diventa scivoloso e, quando si spazza a secco, si alza polvere. Si lavora a umido, con i dispositivi di protezione previsti, e il materiale si smaltisce.

Dove finisce: nel piano di pulizia insieme alle altre superfici tecniche, non in una voce a sé che nessuno apre.

Quadro elettrico esterno con la griglia di aerazione incrostata di guano secco3

Le griglie di aerazione, le prese d’aria e i quadri esterni

Cadenza tipica: a ogni controllo dell’impianto, insieme ai filtri

Sono i punti in cui il guano smette di essere un problema di decoro. Una griglia occlusa fa salire la temperatura interna; una presa d’aria sporca porta dentro polvere organica. Il controllo dura un minuto per punto e si fa mentre si cambia il filtro.

Dove finisce: nella stessa scheda dell’unità tecnica, come voce “pulizia griglie e prese d’aria”.

Camminamento metallico di servizio in un capannone industriale con il piano di calpestio sporco di escrementi di piccione4

I percorsi interni di servizio e le aree coperte

Cadenza tipica: a ogni ispezione, perché qui la situazione cambia in fretta

Sotto le tettoie, nei sottotetti tecnici e lungo le passerelle interne il riparo è continuo e la presenza diventa stabile in poche settimane. Si guardano gli appoggi sulle travi, i varchi dei portoni che restano aperti e gli accessi dei cavedi: quasi sempre il problema è un buco, non un tetto intero.

Dove finisce: nel giro di ispezione degli ambienti interni, insieme alla verifica delle chiusure.

Bordo di una copertura industriale con il cavo in acciaio teso lungo tutto il coronamento5

La verifica dei sistemi già installati

Cadenza tipica: una volta l’anno, e dopo ogni evento meteo importante

Un sistema installato non resta uguale da solo: i cavi si allentano, i fissaggi lavorano, le reti si lacerano dove sfregano, i trattamenti di superficie hanno una durata dichiarata. Si controlla la tensione, si guardano i punti di ancoraggio e si segna che cosa va ripreso.

Dove finisce: nel contratto di manutenzione, con la periodicità scritta. Ne parliamo in che cosa deve contenere un contratto di manutenzione.

Una sola avvertenza sulle cadenze. Non esiste una frequenza valida per tutti gli edifici: un capannone isolato in campagna e un magazzino accanto a una discarica non hanno la stessa pressione. La cadenza si decide guardando il sito, e il criterio è spiegato in come si misura il livello di infestazione.

Che cosa gira con la squadra

I documenti che devono viaggiare con l’intervento

In un’azienda l’intervento non finisce quando la squadra scende dal tetto: finisce quando i documenti sono a posto. Questa è la lista che chiediamo e che ci viene chiesta.

  • Idoneità tecnico-professionale dell’impresa. Visura, DURC, posizioni assicurative, certificazioni di sistema. È il primo comma dell’art. 26 e si verifica prima del contratto, non il giorno del lavoro.
  • Informazioni sui rischi specifici del sito. Le dà il committente all’impresa: linee in tensione, transiti di carrelli, presenza di amianto in copertura, orari in cui il reparto è pieno. Senza queste, il piano di lavoro della squadra è scritto al buio.
  • DUVRI aggiornato e allegato al contratto. La norma chiede che sia adeguato all’evoluzione dei lavori: se cambia il sistema installato o l’area di intervento, cambia anche il documento.
  • Piano di lavoro per la quota. Accessi, ancoraggi, linee vita esistenti, dispositivi anticaduta. Sulle coperture industriali la parte più delicata non è l’installazione: è arrivarci.
  • Rapporto di intervento con data e punti trattati. Fotografie prima e dopo, metri lineari lavorati, prodotti impiegati dove previsto, e la planimetria con i punti segnati.
  • Smaltimento del materiale rimosso. Chi lo ritira, con quale codice e con quale documento di trasporto: è la parte che in audit viene chiesta più spesso e che più spesso manca.
  • Aggiornamento del manuale di autocontrollo, dove c’è HACCP. Il capitolo infestanti va aggiornato con i punti monitorati e la periodicità: lo spieghiamo in volatili e HACCP.

Se questa lista sembra lunga, è perché contiene cose che l’ufficio acquisti chiede comunque a ogni fornitore che entra in stabilimento. La differenza è che sul bird control spesso nessuno le chiede, e allora nessuno le prepara.

Guarda come funziona

Due lavorazioni che in un piano diventano due voci

La voce “verifica dei sistemi”

Che cosa si va a controllare, una volta all’anno

Il video mostra un impianto su una copertura aziendale. Guardarlo serve a capire che cosa si verifica nella voce numero cinque: i punti di ancoraggio, la continuità della linea, le zone in cui il sistema lavora contro il vento. Un impianto si controlla come una qualsiasi altra apparecchiatura di stabilimento.

Come funziona FlyAway
La voce “pulizia dei camminamenti”

Perché il guano non si spazza a secco

Si vede come si lavora una superficie sporca: a umido, con i dispositivi di protezione, con il materiale raccolto e smaltito. È la lavorazione che fa la differenza fra una pulizia e una bonifica, e che programmata entra in una finestra di fermo invece di crearne una.

La pagina della bonifica
I sistemi, con i limiti dichiarati

Che cosa si installa, e che manutenzione chiede

In un piano di manutenzione la domanda vera arriva dopo la scelta: che cosa chiede questo sistema, una volta montato. L’abbiamo scritta accanto a ognuno.

Dettaglio ravvicinato di un dissuasore in acciaio inox a file di punte, in posa sul bordo di una copertura1

BirdTikol

Dove ha senso: cornicioni, coronamenti e travi in vista, dove serve togliere l’appoggio senza chiudere nulla.

Limite onesto: toglie un posatoio, non chiude un volume. Sotto una tettoia aperta non basta da solo.

BirdTikol e TikolPannel
Coppette del dissuasore BirdFire allineate su un davanzale accanto a un’unità esterna2

BirdFire

Dove ha senso: blocchi tecnici, coronamenti e superfici piane dove non si può forare né fissare.

Limite onesto: agisce sulla superficie trattata e va rinnovato secondo la periodicità prevista. È una voce ricorrente del piano, non un intervento unico.

Come funziona BirdFire
Coprimuro di un terrazzo con il filo del sistema teso lungo tutto il bordo3

FlyAway

Dove ha senso: grandi perimetri di copertura e aree aperte che non si possono chiudere.

Limite onesto: lavora sull’area, non sul singolo appoggio, e va progettato sul perimetro reale dell’edificio.

Come funziona FlyAway
Rete anti volatili tesa fra la sommità di una parete e l’intradosso della copertura, con cavo di tensione e tenditori4

Reti anti volatili

Dove ha senso: volumi da chiudere sopra la testa — tettoie, baie di carico, sottotetti tecnici, capriate.

Limite onesto: va tenuta in tensione e controllata. Una rete lasciata a sé per cinque anni diventa una trappola, non una barriera.

La pagina delle reti
Posa di un dissuasore ad aghi: applicazione dell’adesivo con la pistola su una muratura in mattoni5

Dissuasori ad aghi

Dove ha senso: tratti lineari brevi e riparati come mensole, staffe e sommità delle insegne.

Limite onesto: raccolgono sporco e vanno puliti. Se nessuno li pulisce, in due anni non dissuadono più.

La pagina dei dissuasori ad aghi
Dispositivo di dissuasione acustica fissato a una trave metallica sotto una tettoia aperta6

BirdAcustic®

Dove ha senso: piazzali, aree di stoccaggio e contesti periferici senza abitazioni vicine.

Limite onesto: va valutato rispetto ai vicini prima che rispetto all’efficacia. In area urbana quasi mai è proponibile.

Il verticale agroalimentare

Su un edificio industriale quasi mai se ne usa uno solo: le superfici sono diverse fra loro e ognuna chiede la sua. Come si combinano si decide sul posto, guardando il perimetro reale.

Il metodo

Come si entra in uno stabilimento, in 4 fasi

In un sito che produce, il quando conta quanto il che cosa: la sequenza si concorda prima con chi gestisce la manutenzione.

Fase 1

Sopralluogo insieme al manutentore

Si sale con chi conosce l’edificio. Serve a due cose: vedere dove si posano davvero i volatili e capire come ci si arriva in sicurezza. Da qui escono i punti da mettere in planimetria e le finestre in cui si può lavorare senza fermare un reparto.

Fase 2

Bonifica programmata nella finestra di fermo

Rimozione del guano a umido con i dispositivi di protezione previsti e smaltimento del materiale, in una data concordata con la produzione. Su una superficie bonificata gli ancoraggi tengono e il richiamo olfattivo si abbassa.

Fase 3

Installazione per superfici, non per metri quadri

Ogni superficie ha il suo sistema: il coronamento, la tettoia, il blocco tecnico, il camminamento. Si installa quello che serve dove serve, e si scrive che cosa è stato messo dove.

Fase 4

Consegna del calendario, non solo del lavoro

A fine intervento restano le fotografie, la planimetria con i punti trattati e le date del giro successivo. È il passaggio che trasforma un intervento in una voce di piano, e senza cui l’anno dopo si riparte da capo.

Foto di cantiere

Due installazioni reali, e che cosa si controlla l’anno dopo

Fotografie di installazioni Birdstop, scattate a fine lavori. Le mettiamo qui perché mostrano i due punti che nella voce di verifica si guardano per primi.

Bordo di una copertura industriale con il cavo in acciaio teso lungo tutto il coronamento
Il cavo corre continuo sul coronamento, senza interruzioni agli angoli. Nella verifica annuale si controlla proprio la tensione e lo stato dei punti di ancoraggio: è lì che un impianto cede per primo, molto prima di rompersi.
Rete anti volatili tesa fra la sommità della parete e l’intradosso della copertura, con i tenditori in vista
La fascia fra il muro e l’intradosso, chiusa con la rete e tenuta in tensione dai tenditori. Su una rete si guardano i bordi e i punti di sfregamento: un lembo che si stacca apre un varco che i volatili trovano prima di noi.
Dove finisce a bilancio

Come entra a budget senza diventare una voce imbarazzante

La domanda che arriva dal controllo di gestione è sempre la stessa: sotto quale capitolo lo metto, e perché quest’anno e non l’anno prossimo.

Si spezza in due, e la norma aiuta

La prima installazione modifica le prestazioni dell’edificio e non è ricorrente: sta nella manutenzione straordinaria, con la sua autorizzazione di spesa. Le ispezioni, le pulizie e le verifiche sono ricorrenti e di entità modesta: stanno nell’ordinaria, dentro il canone annuo del servizio. Tenerle separate evita la discussione più sterile che si possa avere in riunione, quella in cui un preventivo di installazione viene confrontato con un canone di manutenzione.

Che cosa scrivere nella richiesta d’offerta

  • Metri lineari e superfici, non “il capannone”. Un’offerta si confronta con un’altra solo se entrambe partono dagli stessi numeri: metri di coronamento, metri quadri di rete, numero di blocchi tecnici.
  • La periodicità delle verifiche, scritta. Senza, il servizio post-installazione è a discrezione di chi lo vende.
  • Che cosa succede se i volatili si spostano di venti metri. È l’eventualità più frequente e va regolata in contratto, non gestita a voce.
  • I documenti richiesti a ogni accesso, quelli dell’elenco qui sopra: se non sono nel capitolato, nessuno li consegna.

Le voci da mettere nero su bianco le abbiamo elencate in come si scrive un capitolato per l’allontanamento volatili, e il conto di che cosa costa non intervenire è in quanto costa davvero un’infestazione in azienda. Per i valori di partenza dei singoli sistemi c’è la guida ai costi.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo: non testimonianze riportate da noi.

Il punto di vista tecnico

Perché la cadenza conta più della potenza del sistema

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Nell’impostazione seguita dall’area scientifica Ekonore, una colonia urbana non si comporta come un guasto: non arriva tutta insieme e non si ferma tutta insieme. Si insedia per gradi, occupando prima i punti più riparati e poi quelli vicini. Per questo un controllo periodico intercetta l’insediamento quando è ancora fatto di poche coppie, mentre un intervento tardivo si trova davanti una popolazione già strutturata, con nidi e siti di riposo distinti.

Il secondo punto riguarda la stagionalità. Il colombo di città può riprodursi in più periodi dell’anno, e quando ci sono uova o piccoli le lavorazioni sui siti occupati vanno rimandate. Fissare le date in anticipo, invece di intervenire quando il problema esplode, riduce la probabilità di trovarsi in quella situazione a impianto fermo.

Il terzo riguarda la polvere. Il materiale essiccato è la via di esposizione che preoccupa di più negli ambienti chiusi e nei locali tecnici ventilati: è la ragione tecnica per cui la rimozione si fa a umido e non a soffiaggio, e per cui la pulizia ricorrente conta più di una bonifica straordinaria ogni cinque anni.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Stabilimenti, poli logistici e reti di punti vendita

Aziende che gestiscono molti edifici e che il bird control lo trattano come qualsiasi altro servizio tecnico: a calendario, con un fornitore qualificato e con i documenti in ordine.

MarcegagliaEdison EDF GroupCoca-ColaMegamarkDesparA2A Ambiente
Qualifica del fornitore

Certificazioni con numero di registrazione verificabile

Sono i dati che servono all’ufficio acquisti per chiudere la qualifica: norma, ente e numero.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo degli infestanti. Base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione della qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro: il requisito che più spesso decide l’ammissione quando si lavora in quota.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Prassi di riferimento sulla parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l., P.IVA 09730020964.

Domande frequenti

Le domande di chi gestisce la manutenzione

Ogni quanto va fatto il giro di ispezione?

Come punto di partenza due volte l’anno, agganciato a un giro di manutenzione che si fa già. Dove la pressione è alta — vicino a discariche, silos, mercati, punti di alimentazione — si sale a tre o quattro. La frequenza si decide guardando il sito: il criterio è nella guida su come si misura il livello di infestazione.

Chi fa il giro: il nostro manutentore o la ditta esterna?

Il giro di ispezione visivo lo può fare il manutentore interno, se sa che cosa guardare: bastano quattro foto dagli stessi punti e una riga sul rapporto. La bonifica, l’installazione e la verifica tecnica dei sistemi restano all’impresa specializzata, sia per i dispositivi sia per i documenti che deve produrre.

Serve fermare la produzione per intervenire?

Quasi mai, se l’intervento è programmato. Le lavorazioni sopra le linee si incastrano nelle fermate già previste per la manutenzione degli impianti. È la ragione principale per cui conviene metterle a calendario: in emergenza la fermata bisogna crearla.

Il DUVRI va rifatto a ogni intervento?

Non rifatto, adeguato. L’art. 26 comma 3 del D.Lgs 81/2008 dice che il documento «va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture»: se cambia l’area, cambiano le interferenze o cambia il sistema installato, il documento si aggiorna. Se non cambia niente, resta quello.

Che differenza c’è fra pulizia e bonifica del guano?

La pulizia toglie lo sporco visibile. La bonifica è una lavorazione a umido con dispositivi di protezione, raccolta e smaltimento del materiale, pensata per non disperdere polvere. Su una superficie tecnica sporca serve la seconda, e dove poi si installa qualcosa serve comunque: su una superficie non bonificata gli ancoraggi e i trattamenti tengono meno. Il dettaglio è nella pagina della bonifica.

I sistemi già installati da un’altra ditta si possono verificare?

Sì. Si guarda lo stato dei fissaggi, la tensione delle linee, l’integrità delle reti e la copertura effettiva rispetto ai punti in cui i volatili si posano oggi. Spesso il problema non è il sistema ma il punto in cui è stato messo: gli errori di posa ricorrenti sono raccolti in quando i dissuasori non funzionano.

Quanto durano i sistemi prima di dover essere sostituiti?

Dipende dal sistema e dall’esposizione: una linea in acciaio su un coronamento e un trattamento di superficie hanno durate molto diverse, e il vento, la salsedine e il sole accorciano tutto. La durata dichiarata di ogni famiglia di prodotti è nella guida su quanto durano i dissuasori. È il motivo per cui la verifica annuale è una voce del piano e non una cortesia.

Come si giustifica la spesa se al momento non c’è un problema evidente?

Confrontando due numeri che l’azienda ha già: il costo di un’ora di fermo del reparto interessato e il costo annuo del giro programmato. Il secondo è noto e piccolo, il primo è noto e grande. Il conto completo, con le voci che di solito si dimenticano, è in quanto costa un’infestazione in azienda.

Richiedi un sopralluogo tecnico

Scrivici dove si trova il sito, che tipo di copertura ha e quali reparti non si possono fermare: ti richiamiamo per capire quali voci mettere a calendario e con che cadenza.

Nome(Obbligatorio)

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