Il problema non è il guano sul davanzale: è la strada che fa l’aria

In un ospedale o in una RSA la domanda non è quanti metri di cornicione siano sporchi. È a che distanza si posano i volatili dalle prese d’aria esterne, dalle finestre dei reparti più delicati e dai percorsi che fanno persone e materiali. E c’è un secondo punto che quasi nessun capitolato affronta: il momento più critico non è quando i piccioni ci sono, è quando si va a mandarli via.

Feci essiccateil veicolo descritto dal centro di referenza nazionale per le clamidiosi è l’aerosol che si forma quando il guano secco viene sollevato come polvere
Pazienti fragiliimmunodepressione, trapianto, terapie corticosteroidee prolungate: la popolazione che una struttura sanitaria ospita per definizione
La presa d’ariale linee guida ISPESL chiedono di posizionarla lontano da qualsiasi sorgente inquinante: un posatoio a due metri è una sorgente
Griglia di presa d’aria esterna di un’unità di trattamento aria sulla copertura di un edificio ospedaliero, con piccioni posati sul bordo e guano sulla lamiera
La presa d’aria esterna di un’unità di trattamento aria in copertura: da qui entra l’aria che poi viene filtrata e distribuita ai reparti. È il punto in cui un posatoio smette di essere una questione di decoro e diventa una questione di progetto.

Risposta rapida

In una struttura sanitaria i posatoi non si valutano per quanto sono sporchi, ma per dove sono: la priorità va ai punti vicini alle prese d’aria esterne degli impianti di climatizzazione, alle finestre e ai balconi dei reparti con pazienti fragili e ai percorsi di persone, pasti e biancheria. La bonifica non è una pulizia: è una lavorazione che solleva polvere e che va programmata come si programma un cantiere in area sanitaria, con umidificazione preventiva, confinamento, dispositivi di protezione e trattamento degli ectoparassiti prima di chiudere i siti di nidificazione.

Dove guardare per primo

4 punti che contano, e nessuno dei quattro è la facciata principale

In una struttura sanitaria la superficie più visibile quasi mai è la più critica. Quello che conta è la posizione rispetto a tre cose: da dove entra l’aria, chi c’è dietro la finestra e dove passano le persone. Questi quattro punti sono quelli che, nei sopralluoghi, risultano trascurati con più regolarità.

Griglia di presa d’aria esterna su una copertura ospedaliera, con piccioni posati sul bordo superiore e guano sulla lamiera1

La presa d’aria esterna

È il punto che cambia la scala del problema. Le linee guida ISPESL per il reparto operatorio chiedono che la presa d’aria sia posizionata lontano da qualsiasi sorgente inquinante: un gruppo di volatili che sosta e defeca sulla griglia o sulla lamiera immediatamente sopra è una sorgente, e sta a monte del filtro invece che a valle. Su una copertura tecnica questo è il primo punto da censire, prima di qualsiasi cornicione.

Davanzale esterno in pietra di una finestra di reparto ospedaliero con piccioni posati e guano accumulato sulla pietra e sul serramento2

I davanzali dei reparti, non tutti i davanzali

Un davanzale sporco al piano degli uffici amministrativi e un davanzale sporco davanti a una stanza di degenza non sono lo stesso problema, anche se costano lo stesso al metro. La differenza la fa chi c’è dietro il vetro e se quella finestra si apre. In una struttura sanitaria la mappa dei posatoi va sovrapposta alla mappa dei reparti: senza questa sovrapposizione le priorità si scelgono a caso.

Terrazza coperta di una residenza per anziani con ringhiera metallica, poltroncine vuote e guano sul pavimento vicino alla ringhiera3

Le terrazze e le logge delle RSA

In una residenza per anziani lo spazio esterno non è un accessorio: è dove i residenti passano le ore, spesso seduti e a lungo, e dove il personale li accompagna. Ringhiere, tettoie, pergolati e coperture delle logge sono posatoi comodi e stanno esattamente sopra le persone. È anche la superficie che rende evidente ai familiari, in un secondo, se qualcuno se ne sta occupando.

Cavedio tecnico sul tetto di un edificio sanitario con tubazioni coibentate, canali dell’aria in lamiera e guano accumulato sui supporti4

I cavedi e i piani tecnici in copertura

Canali, tubazioni coibentate, supporti, vani motore: sono luoghi riparati, caldi e non frequentati, quindi vengono usati per nidificare più che per sostare. Non li vede nessuno finché un manutentore non ci sale, e a quel punto il materiale accumulato non è guano fresco ma anni di deposito secco. È il posto in cui si concentra sia il rischio per chi ci lavora sia la vicinanza agli impianti.

Dove sta scritto

Le quattro fonti che reggono una relazione tecnica in ambito sanitario

Riportate come sono scritte, con il link al documento. Due riguardano gli agenti, una la collocazione della presa d’aria, una gli ectoparassiti che restano dopo. Messe insieme spiegano perché in un ospedale la sequenza corretta è diversa da quella di qualsiasi altro edificio.

FonteChe cosa dice, alla letteraPerché conta quiLink
IZSLERCentro di referenza nazionale per le clamidiosi — trasmissione all’uomo«La trasmissione delle clamidie avviene per contatto diretto tra gli animali e tra animale e uomo, per lo più tramite inalazione di aerosol contaminati, tra i quali particolarmente insidiosi sono quelli che si sviluppano a seguito di essicazione delle feci e loro sollevamento come polvere negli ambienti»Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna «Bruno Ubertini».È la frase che sposta il problema dalla superficie all’aria: il veicolo descritto non è il contatto con il guano fresco, è la polvere del guano secco quando qualcosa la solleva. La stessa pagina indica fra le categorie esposte gli operai addetti alla rimozione dei nidi e del guano in ambiente urbano.fonte
MSD ManualsEdizione professionisti — criptococcosi«C. neoformans è presente nel suolo contaminato da escrementi di uccelli, in particolare quelli di piccioni»Fra i fattori di rischio elencati: infezione avanzata da HIV, linfomi, sarcoidosi, terapie a lungo termine con glucocorticoidi, trapianto di organo solido, cirrosi epatica.L’elenco dei fattori di rischio è la ragione per cui una struttura sanitaria non può ragionare come un condominio: la popolazione che ospita coincide in buona parte con quella più esposta a un’infezione opportunistica.fonte
ISPESLLinee guida standard di sicurezza e igiene del lavoro nel reparto operatorio, § 1.3.3«La presa d’aria deve essere posizionata lontano da qualsiasi sorgente inquinante, distante da bocchette di estrazione dell’aria esausta, e comunque orientata in posizione tale da non generare «cortocircuiti» con la fuoriuscita di fumi, gas ed altri contaminanti provenienti da altre emissioni»Il documento riguarda il reparto operatorio; il criterio di collocazione della presa d’aria è però generale.«Qualsiasi sorgente inquinante» non elenca i volatili, e non c’è una distanza in metri: è un criterio, non una misura. Ma rende difendibile la priorità che diamo alle prese d’aria in ogni sopralluogo su una struttura sanitaria.fonte
Ann Ist Super SanitàKhoury e Maroli, 2004 — la zecca del piccione Argas reflexus«segnalazioni di invasioni di abitazioni da parte di A. reflexus, in seguito ad abbandono dei nidi da parte dei piccioni»Lo stesso lavoro documenta la resistenza al digiuno della specie, «anche sette anni».È il motivo tecnico per cui in una RSA la rimozione dei nidi non può essere l’ultimo atto: gli ectoparassiti privati dell’ospite ne cercano un altro, e sotto quel sottotetto ci sono camere.fonte

Che cosa queste fonti non dicono. Nessuna di loro quantifica un rischio in una struttura sanitaria italiana, e non esiste una soglia normativa che dica «a quanti metri» un posatoio diventa un problema. Descrivono un meccanismo — feci essiccate che diventano polvere, polvere che viene inalata, ospiti particolarmente esposti — e un criterio di progetto sulla presa d’aria. È su questo che si costruisce una priorità difendibile, non su percentuali: chi vi porta una statistica sui contagi da guano in ospedale vi sta portando un numero che non ha una fonte.

Il criterio

Non si misura in metri di cornicione: si misura in tre distanze

È la differenza più grande fra una struttura sanitaria e qualsiasi altro edificio. Altrove la priorità segue il degrado visibile; qui segue la posizione. Un metro di griglia sopra una presa d’aria vale, in ordine di intervento, più di cinquanta metri di cornicione su un prospetto cieco — e nessuna gara al ribasso lo dirà al posto vostro.

DistanzaChe cosa comprendePerché contaPriorità
Distanza aeraulicadalle prese d’aria esterne e dalle torri evaporativeGriglie di aspirazione delle UTA, prese di rinnovo, bocchette, camere di calma e le lamiere immediatamente sopra di esse.È l’unico percorso che porta materiale dentro l’edificio invece che sotto. Il filtro sta a valle: quello che si deposita sulla griglia è a monte.Massima. Si tratta per prima, anche se è il punto con meno metri lineari di tutto l’edificio.
Distanza clinicadalle finestre, dai balconi e dalle logge dei repartiDavanzali, cornici, marcapiani, parapetti e tettoie che affacciano su degenze, day hospital, dialisi, oncologia, terapie intensive, camere di RSA.Perché determina chi è esposto se una finestra viene aperta o se il materiale secco si solleva. La superficie è identica ovunque; la popolazione dietro no.Alta, ma non uniforme: si ordina reparto per reparto, con l’indicazione della direzione sanitaria.
Distanza di percorsodai tragitti di persone, pasti, biancheria e rifiutiPensiline degli ingressi, porticati, passerelle di collegamento fra padiglioni, aree di carico, banchine dei magazzini.Qui il rischio prevalente è diverso: scivolamento su piano di transito e imbrattamento di materiale in movimento. È un tema di sicurezza sul lavoro prima che clinico.Alta sui percorsi coperti e sulle pensiline, dove il materiale si accumula senza essere dilavato.
Tutto il restofacciate cieche, retri, coperture non tecnicheCornicioni e coronamenti che non affacciano su nulla di sensibile e non stanno sopra un percorso.Va trattato, ma non prima degli altri tre. È la parte che di solito assorbe il budget perché ha più metri lineari.Programmabile. È anche la parte che si può rimandare a un secondo lotto senza conseguenze.

La conseguenza pratica è che la mappa dei posatoi va sovrapposta alla planimetria dei reparti e allo schema degli impianti, non guardata da sola. È un lavoro di mezza giornata in più in fase di rilievo, e cambia completamente l’ordine delle lavorazioni.

Due contesti, non uno

Una RSA non è un ospedale piccolo, è un problema diverso

Vengono spesso messi nello stesso capitolato, e non funziona. In ospedale il tema dominante è impiantistico e organizzativo: prese d’aria, reparti con requisiti diversi, un servizio tecnico interno, cantieri che convivono con l’attività. In una RSA il tema dominante è la vita quotidiana all’aperto e la continuità della manutenzione, perché un servizio tecnico interno spesso non c’è.

Ospedale

Il vincolo è l’impianto e il cantiere

Le superfici critiche stanno in copertura e sui piani tecnici, dove passano le UTA. L’intervento deve convivere con un’attività che non si ferma, con reparti a requisiti diversi e con procedure interne già scritte per i lavori in area sanitaria. La parte difficile non è il montaggio: è concordare fermi, accessi e orari con il servizio tecnico e con la direzione sanitaria.

  • Si comincia dalle prese d’aria e dai piani tecnici, non dalla facciata.
  • La bonifica va trattata come lavorazione che genera polvere, con le stesse cautele degli altri lavori edili in area sanitaria.
  • Serve un cronoprogramma per reparti, non un cronoprogramma per prospetti.
RSA

Il vincolo è lo spazio esterno e la continuità

Terrazze, logge, pergolati, giardini d’inverno: sono i luoghi in cui i residenti stanno per ore e in cui i familiari si formano un’opinione sulla struttura. Le superfici sono meno estese e più semplici, ma sono direttamente sopra le persone, e quasi sempre non c’è un ufficio tecnico che ricontrolli l’impianto l’anno dopo.

  • Si comincia da ringhiere, tettoie e coperture delle logge: sopra dove ci si siede.
  • Contano molto i sottotetti e i cassonetti: da lì passano gli ectoparassiti quando il nido viene abbandonato.
  • Il contratto di manutenzione non è un accessorio commerciale: è ciò che sostituisce il servizio tecnico che non c’è.

Se dovete scrivere un solo capitolato per più strutture, separate almeno i lotti fra presidi ospedalieri e residenze. Le lavorazioni si somigliano, ma il criterio con cui si ordinano è opposto, e un’unica priorità media non protegge né gli uni né le altre.

Nell’ordine giusto

7 passaggi, e la pulizia non è il primo

È la sequenza che proponiamo quando il committente è una struttura sanitaria. La differenza rispetto a un edificio qualsiasi sta tutta nei primi tre passaggi: prima di toccare il materiale accumulato bisogna sapere dove va a finire la polvere che si solleva, e chi c’è dall’altra parte.

  • Rilievo dei posatoi sovrapposto a due mappe. La planimetria dei reparti e lo schema delle prese d’aria. Non serve un rilievo strumentale: serve che ogni punto censito abbia scritto accanto che cosa ha dietro e a quale distanza sta dalla presa d’aria più vicina.
  • Classificare i punti per distanza, non per stato. Prima aeraulica, poi clinica, poi percorso, poi il resto. È l’unico ordine che regge una domanda del tipo «perché avete iniziato da lì», e serve anche a spendere il primo lotto sulle cose giuste.
  • Concordare la bonifica come lavorazione, con la direzione sanitaria. Fermo dell’unità di trattamento aria interessata o chiusura della presa durante l’intervento, orari, percorsi di accesso, gestione del materiale rimosso. In ospedale questa è la parte che richiede più tempo, ed è la parte che nessun capitolato scritto in fretta prevede.
  • Umidificare prima di rimuovere. Il materiale secco è il problema: la fonte del centro di referenza descrive proprio l’essiccazione delle feci e il loro sollevamento come polvere. Umidificazione preventiva, aspirazione dove possibile, dispositivi di protezione individuale per gli operatori, confinamento dell’area.
  • Trattare gli ectoparassiti prima di chiudere i siti. Quando il nido viene rimosso o il volume chiuso, chi ci viveva sopra cerca un altro ospite. In una struttura in cui sotto quel sottotetto ci sono camere è il passaggio che non si salta, ed è anche quello che non compare mai in un preventivo al ribasso.
  • Installare per superficie, non per prodotto. Griglie e prese d’aria, bordi e davanzali, volumi da chiudere, aree aperte: ogni tipo di superficie ha una famiglia di sistemi compatibile, e sugli impianti si aggiunge un vincolo in più, la manutenibilità. Un sistema che impedisce di aprire una serranda verrà smontato dal manutentore entro un anno.
  • Mettere per iscritto chi ricontrolla, quando e con quale documento. Sopralluogo a sei e dodici mesi con verbale fotografico, e ripristino di ciò che si è allentato o si è riempito di detriti. In una RSA senza ufficio tecnico questo passaggio è la differenza fra un impianto che dura e uno che dopo due anni non c’è più.

Se in questa lista dovete difendere un solo passaggio in sede di gara, difendete il quarto: la bonifica a secco su materiale accumulato da anni è esattamente il gesto che la letteratura descrive come veicolo. Costa poco farla bene, e non si può rifare.

Il rilievo dei posatoi sulle vostre planimetrie

Sopralluogo sugli edifici indicati, mappa dei punti sovrapposta ai reparti e alle prese d’aria, metri lineari e volumi per tipologia di superficie, relazione fotografica allegabile a una determina o a una richiesta di offerta. È il documento da cui si scrive un capitolato confrontabile.

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Da evitare

4 cose da non fare, e le prime due riguardano chi lavora

In una struttura sanitaria l’errore più frequente non è scegliere il sistema sbagliato: è trattare la rimozione del materiale accumulato come una pulizia straordinaria invece che come una lavorazione con una procedura.

Lavare con l’idropulitrice per fare in fretta

È il metodo che sembra più efficace e che in ambito sanitario è il più sbagliato: nebulizza materiale organico su un’area molto più ampia di quella trattata, e in copertura lo spinge esattamente dove non deve andare. L’acqua serve per bagnare prima, non per spingere via. La differenza fra le due cose è tutta la procedura.

Farlo fare al personale interno perché «è solo da pulire»

Il centro di referenza nazionale per le clamidiosi elenca fra le categorie esposte proprio gli operai addetti alla rimozione dei nidi e del guano. Non è una mansione di pulizia ordinaria: richiede dispositivi di protezione delle vie respiratorie, procedura e formazione. Assegnarla a chi passa di lì con una scopa è un problema di sicurezza sul lavoro prima che di risultato.

Programmare l’intervento in piena stagione riproduttiva

Sui nidi occupati non si interviene, e in una struttura sanitaria il rinvio è doppiamente costoso: si perde la finestra concordata con la direzione sanitaria, che non si riapre quando fa comodo all’impresa. Il periodo va deciso quando si scrive il capitolato, insieme alla programmazione degli altri lavori edili, non quando l’impresa arriva in cantiere.

Proteggere la facciata principale e lasciare la copertura tecnica

È la scelta che si fa quando la pressione arriva dai familiari o dalla comunicazione, e produce l’esito peggiore: la parte visibile migliora, la parte che sta sopra le prese d’aria resta com’è. Se il budget copre metà dell’edificio, la metà da fare è quella che nessuno vede.

I due video utili qui

Che cosa comporta la bonifica, e che cosa si installa dove non si può forare

Prima dell’impianto

Perché la rimozione è una lavorazione e non una pulizia

Nel video si vede la parte del lavoro che nei preventivi al ribasso sparisce per prima: protezione degli operatori, gestione del materiale, sequenza. In una struttura sanitaria è anche la parte che va concordata con la direzione, perché genera polvere in un edificio che non si ferma.

La bonifica del guano
Sugli impianti

Un sistema che non ostacola la manutenzione

Su griglie, unità tecniche e coperture impiantistiche il vincolo in più è che il manutentore deve poter continuare a lavorare: un sistema che impedisce di aprire una serranda viene smontato entro un anno. Nel video si vede la logica di un impianto che sta sopra le superfici tecniche senza chiuderle.

Come funziona FlyAway
Lavori documentati

Tre lavori con lo stesso vincolo: l’edificio non poteva fermarsi

Non sono strutture sanitarie: sono i lavori nostri in cui il vincolo era lo stesso che si incontra in ospedale — un edificio frequentato, superfici su cui non si può intervenire in modo invasivo, e una committenza che deve poter documentare che cosa è stato fatto.

Confronto prima e dopo di un intervento in area metropolitana: a sinistra le superfici sporche di guano, a destra le stesse superfici bonificate e protetteCaso studio

Metropolitana ATAC, Roma

Un’infrastruttura pubblica che non si ferma mai e che ospita un flusso continuo di persone: bonifica in orario di chiusura, sistemi scelti area per area, servizio mai interrotto. È il vincolo più simile a quello di un presidio ospedaliero.

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Le arcate in laterizio e travertino del Teatro di Marcello a Roma viste dall’area archeologica, con le colonne del tempio di Apollo Sosiano accantoCaso studio

Teatro di Marcello, Roma

Superfici su cui non si può forare né incollare nulla di permanente. È il caso che mostra meglio come si protegge un bordo o una volta quando il vincolo è la reversibilità: lo stesso problema che si incontra su una lamiera di impianto in garanzia.

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Arco in laterizio chiuso da una rete anti-volatili a maglia fine, vista dal piazzaleCaso studio

Porta Asinaria, Mura Aureliane

Un volume chiuso con una rete quando l’obiettivo è togliere lo spazio di nidificazione e non spostare gli animali di due metri. È la lavorazione che, in una RSA, riguarda sottotetti e logge.

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Che cosa si installa

6 famiglie di sistemi, e qui c’è un vincolo in più

Su una struttura sanitaria alla domanda tecnica e a quella estetica se ne aggiunge una terza, che altrove non c’è: il sistema non deve ostacolare la manutenzione degli impianti né compromettere una garanzia. Un dissuasore montato davanti a una serranda o forato su una lamiera in garanzia viene rimosso, e a quel punto non protegge più niente.

Rete anti-volatili tesa a chiudere il vano tecnico di una facciata, davanti alle unità esterne di climatizzazione1

Reti anti-volatili

Dove ha senso: sottotetti, cavedi, vani impiantistici, logge e porticati: i volumi in cui si nidifica.

È l’unico sistema che toglie davvero lo spazio, quindi è quello che chiude la nidificazione — e con essa il tema degli ectoparassiti che restano dopo. Il limite onesto: o chiude tutto o non conta, e sui vani tecnici va previsto un accesso apribile per la manutenzione.

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Barra di dissuasori a spillo in acciaio installata sul corrimano metallico di un edificio urbano2

Dissuasori a spillo

Dove ha senso: bordi tecnici in copertura, coronamenti non in vista, profili di supporto degli impianti.

Economici e affidabili dove nessuno guarda ed è il caso della maggior parte dei piani tecnici. Il limite onesto: trattengono detriti e vanno ispezionati, e su una griglia di presa d’aria non si mettono mai davanti al flusso.

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File di dissuasori a spillo in acciaio inox installate sul piano superiore di un’unità esterna di climatizzazione3

BirdTikol e TikolPannel

Dove ha senso: davanzali dei reparti, parapetti, unità esterne e lamiere di macchina in vista.

Acciaio inox sottile: è la risposta sui davanzali dei reparti, dove un profilo evidente si vede dalla stanza e dal cortile. Il limite onesto: è per bordi e piani contenuti, e va tenuto libero da foglie e detriti.

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Linea sottile del sistema FlyAway tesa lungo il coronamento curvo di un edificio in pietra chiara4

FlyAway

Dove ha senso: cornicioni lunghi, coronamenti, parapetti delle terrazze e delle logge nelle RSA.

Lavora senza punte e senza contatto e da terra quasi non si legge: su una terrazza dove si siedono i residenti conta, perché non trasforma la ringhiera in un elemento ostile alla vista. Il limite onesto: va teso bene, ricontrollato, e non chiude nessuna cavità.

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Dissuasore laser automatico montato in cima a un palo, con la centralina di comando fissata sotto5

BirdLaser AI

Dove ha senso: coperture piane ampie, piazzali, aree di servizio e parcheggi delle strutture sanitarie.

Copre superficie invece che metri lineari, quindi è l’unico sostenibile su una copertura di alcune migliaia di metri quadri. Il limite onesto: rende soprattutto nelle ore di poca luce, va programmato e non chiude nessun varco.

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Superficie muraria antica con le coppette trasparenti del dissuasore visivo e olfattivo fissate all’intradosso di una volta6

BirdFire

Dove ha senso: superfici su cui non si può forare: lamiere in garanzia, intradossi, elementi impiantistici.

Dissuasore visivo e olfattivo, appoggiato e removibile: è l’opzione quando qualsiasi foratura farebbe decadere una garanzia o comprometterebbe una impermeabilizzazione. Il limite onesto: non è una barriera fisica e va ricontrollato nel tempo.

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Sulle superfici impiantistiche il criterio è sempre lo stesso: il sistema si sceglie insieme a chi fa la manutenzione, non solo insieme a chi paga. Cinque minuti con il responsabile tecnico in fase di rilievo evitano l’esito più frequente, cioè un impianto smontato per accedere a una macchina e mai rimesso.

Come lavoriamo in una struttura sanitaria

4 fasi, e la seconda si fa con il vostro servizio tecnico

La differenza rispetto a qualsiasi altro edificio non è nella tecnica di montaggio: è che qui il progetto va concordato con chi conosce gli impianti e con chi risponde dei pazienti. Una fase in più di confronto costa qualche ora e evita l’esito peggiore, cioè un intervento eseguito bene nel posto sbagliato.

Fase 1

Sopralluogo con le planimetrie in mano

Si sale in copertura e sui piani tecnici, si aprono i vani, si misurano i bordi. Ma ogni punto viene registrato con due informazioni in più: che cosa c’è dietro la parete o il vetro, e a che distanza sta dalla presa d’aria più vicina. Senza queste due colonne il rilievo è un elenco di metri.

Fase 2

Confronto tecnico su impianti, accessi e periodi

Con il responsabile tecnico si verifica che cosa si può forare e che cosa no, quali garanzie sono in corso, quali serrande e portelli devono restare accessibili. Con la direzione sanitaria si concordano finestre temporali, percorsi e reparti da coordinare. È la fase che nei capitolati non c’è mai, ed è quella che decide se il lavoro sarà fattibile.

Fase 3

Bonifica come lavorazione, non come pulizia

Umidificazione preventiva del materiale, confinamento dell’area, dispositivi di protezione delle vie respiratorie, rimozione, trattamento degli ectoparassiti e conferimento. Sui nidi con uova o piccoli non si interviene: si sposta a stagione conclusa, e questo va detto prima della gara, non in cantiere.

Fase 4

Verbale, fotografie punto per punto e piano di verifica

Alla consegna resta la documentazione di che cosa è stato fatto, dove e con quale sistema, con il calendario dei controlli. In una struttura sanitaria serve a chiudere la pratica interna, a rispondere a una verifica e — in una RSA senza ufficio tecnico — a sapere l’anno dopo che cosa c’è sopra la loggia.

Fotografie di cantieri nostri

Due modi di proteggere una superficie senza forarla

Queste due fotografie non vengono da una struttura sanitaria: vengono da un intervento su un bene monumentale, dove il vincolo era lo stesso che si incontra su una lamiera di impianto in garanzia o su una copertura impermeabilizzata — non si può forare e non si può incollare niente di permanente. Le altre immagini di questa pagina illustrano situazioni tipiche e sono dichiarate come tali.

Coprimuro in pietra davanti a un’arcata in laterizio, con una fila di supporti metallici bassi allineati a intervalli regolari sul piano superiore
Il piano superiore di un coprimuro con i supporti bassi di un sistema a filo teso, allineati a intervalli regolari. È la soluzione tipica per un bordo lungo che non ammette lavorazioni invasive: pochi punti di appoggio, nessuna barriera continua, e da qualche metro di distanza non si legge.
Intradosso di una volta antica in muratura con sei coppette trasparenti del dissuasore visivo e olfattivo fissate alla superficie
L’intradosso di una volta, cioè la sua superficie interna vista dal basso: qui non c’è nessun bordo su cui installare. Sono state posate le coppette del deterrente visivo e olfattivo, appoggiate e removibili. La fotografia è scattata a fine lavori: non è un «prima», ed è giusto dirlo.

Il lavoro completo è raccontato nel caso studio del Teatro di Marcello.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore richiama una distinzione che in ambito sanitario cambia l’ordine delle lavorazioni: il materiale fresco e il materiale essiccato non pongono lo stesso problema. Il primo è un tema di igiene delle superfici e di sicurezza dei piani di transito; il secondo, quando viene disturbato, diventa una questione di aria, perché si frammenta e si solleva. È la ragione per cui la fase più delicata di un intervento non è quella in cui gli animali sono presenti, ma quella in cui si rimuove ciò che hanno lasciato.

Un secondo elemento riguarda gli ectoparassiti dei nidi. Quando un sito riproduttivo viene rimosso o reso inaccessibile, gli artropodi che vivevano sull’ospite non scompaiono con il nido: restano nell’ambiente e si spostano cercando un ospite alternativo. In un edificio residenziale questo si traduce in segnalazioni sporadiche; in una struttura che ospita persone anziane o allettate, negli ambienti immediatamente sottostanti al sito, la stessa dinamica merita di essere prevista e trattata prima, non gestita dopo.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Strutture complesse che non possono fermarsi

Impianti, infrastrutture, siti produttivi e grandi proprietà: contesti in cui l’intervento va incastrato in un’attività continua e coordinato con chi fa la manutenzione. I marchi sono quelli pubblicati sulla pagina dei partner.

IrenA2A AmbienteEdison EDF GroupAmazonMarcegagliaASET
Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

In una qualifica fornitori sanitaria sono le righe che vengono chieste per prime, e la UNI EN 16636 è quella pertinente: certifica chi eroga il servizio di gestione degli infestanti, non il materiale installato. La ISO 45001 pesa in modo particolare qui, perché la lavorazione critica — la rimozione del materiale accumulato — è anzitutto un tema di salute e sicurezza degli operatori.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci arrivano dalle direzioni

Volatili in ospedale e in RSA: domande e risposte

I piccioni sul tetto di un ospedale sono un rischio per i pazienti?

La risposta onesta è: dipende da dove stanno, e non esiste una soglia normativa che dica a quanti metri. Quello che le fonti descrivono è un meccanismo. Il centro di referenza nazionale per le clamidiosi indica come veicolo particolarmente insidioso l’aerosol che si forma quando le feci essiccate vengono sollevate come polvere; la manualistica clinica associa Cryptococcus neoformans al suolo contaminato da escrementi di uccelli, in particolare piccioni, ed elenca fra i fattori di rischio l’infezione avanzata da HIV, i linfomi, le terapie prolungate con glucocorticoidi e il trapianto di organo solido. Un posatoio sopra una presa d’aria o davanti alla finestra di un reparto con pazienti immunodepressi è quindi una priorità diversa da un posatoio su un retro cieco, anche se il guano è lo stesso.

Da dove si comincia, se il budget non copre tutto l’edificio?

Dalle prese d’aria esterne degli impianti di climatizzazione e dalle superfici immediatamente sopra di esse. È l’unico percorso che porta materiale dentro l’edificio anziché sotto, ed è anche il punto con meno metri lineari di tutto il complesso: costa poco ed è la parte che non ha senso rimandare. Subito dopo vengono le finestre e le logge dei reparti con pazienti fragili, poi i percorsi coperti.

La rimozione del guano la può fare la ditta delle pulizie?

È una lavorazione, non una pulizia ordinaria. La pagina del centro di referenza nazionale per le clamidiosi elenca fra le categorie esposte gli operai addetti alla rimozione dei nidi e del guano degli uccelli insediatisi in ambiente urbano: significa dispositivi di protezione delle vie respiratorie, procedura, formazione e gestione del materiale rimosso. Non è una questione di qualifica formale del fornitore: è che il gesto che si compie — smuovere materiale secco accumulato — è esattamente quello che la letteratura descrive come veicolo.

Perché non basta l’idropulitrice?

Perché nebulizza materiale organico su un’area molto più ampia di quella trattata, e in copertura lo spinge verso i punti che si stanno cercando di proteggere. L’acqua serve, ma in un altro momento: si umidifica prima di rimuovere, per evitare che il materiale secco si frammenti e si sollevi. È la differenza fra bagnare e dilavare, e in ambito sanitario è l’intera procedura.

Che cosa cambia fra un ospedale e una RSA?

Cambia il criterio con cui si ordinano le lavorazioni. In ospedale il vincolo dominante è impiantistico e organizzativo: prese d’aria, reparti con requisiti diversi, un’attività che non si ferma e un servizio tecnico con cui coordinarsi. In una RSA il vincolo dominante è lo spazio esterno in cui i residenti passano le giornate — terrazze, logge, pergolati, ringhiere — e la continuità nel tempo, perché un ufficio tecnico che ricontrolli l’impianto l’anno dopo spesso non c’è. Metterle nello stesso lotto con la stessa priorità media non protegge bene né l’una né l’altra.

Dopo che abbiamo tolto i nidi ci sono state segnalazioni di punture nelle camere: può dipendere?

È un’ipotesi che vale la pena verificare, e c’è una fonte che la descrive. Un lavoro pubblicato negli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità riporta segnalazioni di invasioni di abitazioni da parte della zecca del piccione Argas reflexus in seguito all’abbandono dei nidi da parte dei piccioni. Il meccanismo è semplice: gli ectoparassiti privati dell’ospite ne cercano un altro. Per questo il trattamento degli ectoparassiti va fatto prima di chiudere i siti, non dopo: nelle strutture con camere sottostanti è il passaggio che non si salta. Attenzione però: le fonti descrivono episodi e un meccanismo, non una frequenza, e una puntura in camera non è automaticamente questo.

Si può intervenire mentre il reparto è in funzione?

Nella maggior parte dei casi sì, ma va programmato. Le lavorazioni che generano polvere si concordano con la direzione sanitaria come si concorda qualsiasi altro lavoro edile in area sanitaria: finestre temporali, percorsi di accesso separati, confinamento dell’area, ed eventualmente fermo o chiusura temporanea della presa d’aria interessata. È il motivo per cui in ospedale la parte lunga non è il montaggio: è il coordinamento che lo precede.

Si possono togliere i nidi in qualsiasi periodo dell’anno?

No. Se il nido è vuoto sì, ed è anzi la lavorazione da programmare per prima; se contiene uova o pulli l’intervento va rinviato a stagione conclusa. In una struttura sanitaria questo ha una conseguenza organizzativa in più: la finestra temporale concordata con la direzione sanitaria non si riapre quando fa comodo, quindi il vincolo di periodo va scritto nel capitolato e nel cronoprogramma, non scoperto in cantiere.

Parliamone

Raccontateci com’è fatta la struttura

Presidio ospedaliero, poliambulatorio, RSA o casa di riposo; quanti corpi di fabbrica, se le unità di trattamento aria sono in copertura, quali reparti affacciano sulle superfici interessate e da quanto dura. Se allegate una fotografia della copertura tecnica e una del punto in cui si posano, si capisce già molto prima del sopralluogo.

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