L’ordinanza non è il primo atto, ed è quasi sempre quello sbagliato
Arrivano le segnalazioni, la piazza è sporca, qualcuno chiede «un’ordinanza». Ma l’ordinanza del sindaco è uno strumento contingibile e urgente: se la si usa per una situazione che dura da anni, si scrive un atto fragile che non produce nessun effetto. La sequenza che funziona è un’altra, ha quattro documenti diversi firmati da persone diverse, e comincia da una cosa che quasi nessuno fa: contare.

Risposta rapida
La sequenza corretta è: censimento dei siti e dei punti di alimentazione, norma regolamentare con sanzione (nel regolamento di igiene o di polizia urbana, non in un’ordinanza), adesione al piano regionale di controllo del colombo di città previsto dall’art. 19 della legge 157/1992, interventi sugli immobili comunali in quanto proprietà, e infine affidamento del servizio con un capitolato che descriva superfici e non prodotti. L’ordinanza contingibile e urgente del sindaco resta uno strumento eccezionale, per un rischio sanitario circoscritto e attuale: usarla al posto del regolamento produce un atto che si annulla facilmente e non risolve niente.
4 passaggi che quasi tutti fanno, e che non portano da nessuna parte
Non sono errori di ignoranza: sono le scorciatoie che sembrano ragionevoli quando la pressione politica è alta e i tempi amministrativi sono lunghi. Il problema è che ognuna delle quattro consuma mesi e lascia la situazione dove l’ha trovata.
1Il cartello senza la norma dietro
È l’intervento più rapido e il più inutile se resta da solo. Un divieto di alimentazione produce effetti quando è scritto in una norma regolamentare, ha un importo di sanzione e qualcuno è incaricato di accertarlo. Senza queste tre cose il cartello comunica una posizione dell’amministrazione, e comunicare una posizione non riduce di un capo la colonia.
2Usare l’ordinanza per un problema che dura da anni
L’art. 50, comma 5 del Testo unico degli enti locali parla di emergenze e di provvedimenti contingibili e urgenti. Un sottoportico sporco da otto anni non è un’emergenza: è una condizione. L’ordinanza usata così è un atto attaccabile, e nel frattempo occupa il posto dello strumento che avrebbe funzionato — una norma di regolamento, che non scade.
3Dimenticare che il Comune è anche un proprietario
Scuole, mercati, cimiteri, palestre, uffici, magazzini: su questi immobili l’ente non è l’autorità che ordina agli altri, è il custode ai sensi dell’art. 2051 del codice civile. È anche la parte più facile da fare, perché non richiede né ordinanze né consenso di nessuno: richiede una determina e un fornitore.
4Comprare un intervento invece che un progetto
È l’errore che si vede nei capitolati: si mette a gara «la fornitura e posa di dissuasori» senza aver deciso quali superfici trattare e con quale criterio. Il risultato è un’offerta che si confronta solo sul prezzo al metro, un impianto disegnato da chi lo vende e, due anni dopo, un’altra determina per rifare la stessa cosa.
Le tre norme che un ufficio tecnico deve avere sul tavolo
Riportate come sono scritte, con il link al testo ufficiale. Una delimita il potere di ordinanza, una dice a chi spetta il controllo della specie, una ricorda che il Comune è anche un proprietario come tutti gli altri. Insieme spiegano perché la sequenza corretta ha quattro atti e non uno.
| Riferimento | Che cosa dice, alla lettera | Che cosa significa per l’ente | Link |
|---|---|---|---|
| D.Lgs. 267/2000Articolo 50, comma 5 — ordinanze del sindaco | «In particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale»Testo unico degli enti locali, versione vigente. | Le tre parole che delimitano tutto sono emergenze, contingibili e urgenti. Fuori da questo perimetro l’atto è fragile: serve una norma di regolamento, che è permanente e non ha bisogno di dimostrare l’urgenza ogni volta. | fonte |
| Legge 157/1992Articolo 19, comma 2 — controllo faunistico | «Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia»Lo stesso comma prosegue precisando che il controllo è selettivo, si pratica di norma con metodi ecologici e passa dal parere dell’istituto scientifico nazionale, oggi ISPRA. | Il soggetto è la Regione, non il Comune. Un piano comunale sul colombo di città vive dentro il piano regionale: il Comune vi aderisce, lo attua sul proprio territorio e ne rendiconta. Saltare questo passaggio significa costruire un intervento senza base giuridica. | fonte |
| Codice civileArticolo 2051 — danno cagionato da cosa in custodia | «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito»Vale per chiunque, ente pubblico compreso. | È la riga che riguarda il Comune come proprietà: scuole, mercati, cimiteri, portici, pensiline delle fermate. Su questi immobili l’amministrazione non ordina a nessuno, risponde in proprio — ed è anche la parte che si può chiudere più in fretta. | fonte |
E il regolamento comunale? È lo strumento che nella pratica fa la differenza, e non compare in nessuna legge nazionale sui volatili: sta nel regolamento di igiene, nel regolamento di polizia urbana o nel regolamento edilizio, secondo l’organizzazione del singolo ente. In diversi piani regionali e comunali sono previsti sia il divieto di somministrare alimenti ai colombi in luogo pubblico con relativo regime sanzionatorio, sia l’obbligo di occludere o eliminare i siti riproduttivi negli edifici a carico delle proprietà pubbliche, degli amministratori di condominio e di chiunque vanti diritti reali sugli immobili. È una previsione di fonte locale, non nazionale: va scritta, non data per scontata.
6 atti diversi, e nessuno può sostituirne un altro
La colonna che risolve più discussioni è l’ultima. Un’ordinanza firmata prima che esista la norma di regolamento, o una determina firmata prima del censimento, non sono atti sbagliati nella forma: sono atti fatti nel momento in cui non possono funzionare.
| Atto | Che cosa contiene | Quanto dura | Quando ha senso |
|---|---|---|---|
| Norma di regolamentoconsiglio comunale | Divieto di somministrare alimenti ai colombi in luogo pubblico con l’importo della sanzione; obbligo per le proprietà di occludere i siti riproduttivi; competenze di accertamento. | Permanente, finché non viene modificata. | È il primo atto da fare, ed è quello che nessuno fa per primo perché ha tempi da consiglio. |
| Ordinanza contingibile e urgentesindaco | Prescrizioni immediate su una situazione circoscritta e attuale di rischio sanitario o di igiene pubblica. | Il tempo dell’emergenza: deve avere una scadenza. | Solo se esiste un’urgenza vera e documentata. Su una condizione stabile è lo strumento sbagliato. |
| Adesione al piano regionalegiunta o dirigente, secondo lo statuto | Attuazione sul territorio comunale del piano di controllo del colombo di città approvato dalla Regione ai sensi dell’art. 19 della legge 157/1992. | La durata del piano regionale, di norma pluriennale. | Prima di qualsiasi azione sulla popolazione. Senza questo passaggio manca la base giuridica. |
| Determina a contrarredirigente o responsabile del servizio | Affidamento del servizio: bonifica, protezione degli immobili comunali, eventuale manutenzione programmata. | La durata del contratto. | Dopo il censimento e con un capitolato che descrive superfici, non prodotti. |
| Verbale di accertamentopolizia locale | Contestazione della violazione del divieto di alimentazione, sulla base della norma di regolamento. | L’atto singolo. | Solo se la norma esiste ed è stata pubblicata: senza, non c’è niente da accertare. |
| Parere igienico-sanitarioASL, servizi veterinari e igiene pubblica | Valutazione del rischio sanitario, prescrizioni, verifica dell’attuazione. | Riferito alla situazione valutata. | Serve a motivare l’ordinanza e a dare peso alle prescrizioni verso i privati. |
Un Comune ha due cappelli, e li indossa in momenti diversi
È la distinzione che sblocca quasi tutte le pratiche ferme. In una veste l’ente è autorità: regola, ordina, sanziona, e i suoi tempi sono quelli della norma. Nell’altra è proprietà: possiede immobili, ne risponde e li fa mettere a posto, con i tempi di una determina. Le due cose possono e devono procedere in parallelo.
Sulla popolazione: regola, non esegue
Quanti colombi vivono in città dipende dal cibo disponibile e dai siti di nidificazione. Su questo l’ente agisce con strumenti normativi e di programmazione: divieto di alimentazione con sanzione, adesione al piano regionale, obbligo per le proprietà private di chiudere i siti riproduttivi. Sono azioni lente ma cumulative, e sono le uniche che riducono davvero il numero di animali.
- Serve una norma, non un cartello: il regolamento di igiene o di polizia urbana.
- Serve chi accerta: la polizia locale, con l’incarico scritto.
- Serve il piano regionale come cornice, altrimenti manca la base giuridica.
Sul patrimonio: esegue, e in fretta
Scuole, mercati, cimiteri, palestre, portici, pensiline, magazzini. Qui non serve nessuna ordinanza e non serve il consenso di nessuno: serve un censimento, una determina e un fornitore. È anche la parte che dà il risultato visibile più in fretta, ed è quella che i cittadini leggono come «il Comune si è mosso».
- Si misura in metri lineari di bordo e in volumi da chiudere, edificio per edificio.
- Ha una scadenza naturale: il periodo riproduttivo, in cui su nidi occupati non si interviene.
- È l’unica delle due che riduce l’esposizione dell’ente ai sensi dell’art. 2051.
La conseguenza pratica è una sola, e vale la pena metterla in delibera: le due partite non si aspettano a vicenda. Il piano sulla popolazione ha i tempi della Regione e del consiglio; gli immobili comunali si possono cominciare a proteggere il mese prossimo. Chi lega la seconda alla prima ferma tutto per un anno senza guadagnarci niente.
8 passaggi, e il primo non è firmare qualcosa
È la sequenza che vediamo funzionare negli enti che poi non ci richiamano dopo due anni. I primi due passaggi sono di conoscenza, non di potere: costano poco e sono quelli che rendono difendibile tutto il resto.
- Censire i punti, non contare gli animali. Dove si posano, dove nidificano, dove qualcuno li alimenta. Una mappa su base catastale con venti o trenta punti georiferiti vale più di una stima della popolazione, che nessuno sarà in grado di produrre con precisione e che si presta a essere contestata.
- Separare il patrimonio comunale dal resto. Nella stessa mappa, marcare quali punti sono su immobili dell’ente. Quella sotto-mappa è il lavoro che si può avviare subito, senza aspettare nessuno: è anche la metà che si vede.
- Verificare che cosa dice già il vostro regolamento. Igiene, polizia urbana, edilizio. Molti enti hanno già il divieto di alimentazione e non lo sanno, oppure ce l’hanno senza importo di sanzione. È una verifica di mezza giornata che può risparmiare un passaggio in consiglio.
- Se manca, portare la norma in consiglio. Divieto di somministrazione con importo, obbligo per le proprietà di occludere i siti riproduttivi, indicazione di chi accerta. È il passaggio con i tempi più lunghi, quindi va avviato per primo e lasciato correre in parallelo a tutto il resto.
- Inquadrarsi nel piano regionale. Il controllo della specie è competenza della Regione ai sensi dell’art. 19 della legge 157/1992: prima di programmare qualsiasi azione sulla popolazione, verificare che cosa prevede il piano vigente e quali adempimenti chiede ai Comuni.
- Chiedere il parere ASL se serve motivare. I servizi veterinari e di igiene pubblica accertano e qualificano il rischio: è il documento che regge un’eventuale ordinanza e che dà peso alle prescrizioni verso i privati. Senza, un provvedimento d’urgenza è poco difendibile.
- Scrivere un capitolato per superfici, non per prodotti. Metri lineari di bordo per tipologia, volumi da chiudere, aree aperte da coprire, vincoli di periodo e di prospetto. Chi offre deve dire come tratta ogni superficie: così le offerte diventano confrontabili su qualcosa che non sia il prezzo al metro.
- Mettere in gara anche la verifica. Un sopralluogo a distanza di sei e dodici mesi con verbale fotografico, e la manutenzione dei sistemi che ne hanno bisogno. Costa pochissimo rispetto all’impianto ed è l’unica cosa che impedisce di rifare tutto fra tre anni.
Se dovete difendere un solo punto davanti a chi ha fretta, difendete il primo: senza la mappa dei punti non si può scrivere né un’ordinanza motivata né un capitolato confrontabile. È anche l’unico documento che permette, un anno dopo, di dimostrare che qualcosa è cambiato.
Il censimento dei punti lo facciamo noi, e resta all’ente
Sopralluogo sugli immobili indicati, mappa dei posatoi e dei siti di nidificazione, metri lineari per tipologia di superficie e relazione fotografica allegabile a una determina. È il documento da cui si scrive un capitolato che si può confrontare.
0584 433 198Scrivici dal modulo4 cose da non fare, e la quarta è politica
Le prime tre costano tempo e denaro pubblico. L’ultima costa credibilità, che è la cosa più difficile da ricostruire quando si è promesso un risultato che nessuna tecnologia può dare.
Bandire una gara senza aver censito
È l’errore che genera più contenzioso e più delusione. Se il capitolato non dice quali superfici trattare e con quale criterio, ogni concorrente offre l’impianto che sa fare, i prezzi non sono confrontabili e chi vince è chi ha interpretato la richiesta nel modo più economico. L’ente si ritrova con un intervento parziale che ha comunque speso il budget.
Trattare tutto il territorio come un’unica situazione
Il centro storico, il mercato coperto, il cimitero e la scuola di periferia hanno superfici, vincoli e urgenze diverse. Un provvedimento unico «sul territorio comunale» non è ambizioso: è generico, e la genericità è esattamente ciò che rende un atto amministrativo attaccabile e un capitolato inutile.
Intervenire in primavera perché è allora che arrivano le lamentele
È il periodo in cui i nidi sono occupati e in cui su uova e piccoli non si può intervenire. Il risultato è che si riesce a fare metà del lavoro, si spende comunque il fermo cantiere e si torna in autunno. La finestra utile per progettare e installare è l’altra metà dell’anno: le pratiche vanno avviate quando nessuno si lamenta ancora.
Promettere la scomparsa dei colombi
Nessun piano fa sparire una colonia urbana, e prometterlo in una conferenza stampa costruisce un’aspettativa che si ritorcerà contro l’amministrazione fra sei mesi. Quello che si può promettere, e mantenere, è misurabile: quanti immobili comunali sono stati messi in sicurezza, quanti punti di alimentazione sono stati eliminati, quanti metri di bordo sono stati trattati.
Uno per chi deve motivare la spesa, uno per chi deve scrivere il capitolato
Che cosa si può mostrare a chi deve deliberare
Un’infrastruttura pubblica frequentata a ogni ora, in cui il gestore è anche il proprietario degli spazi. È il video da guardare quando serve far capire a chi decide che cosa significa, in concreto, intervenire su un immobile aperto al pubblico senza interromperne l’uso.
Come funziona BirdFireLa lavorazione che di solito manca nel capitolato
Chiudere i volumi — sottotetti, cavedi, porticati, vani impiantistici — è l’unica cosa che toglie davvero i siti di nidificazione, ed è anche la voce che nei capitolati viene scritta peggio. Nel video si vede che cosa comporta davvero, e perché si misura in superficie da chiudere e non in metri di bordo.
Le reti anti-volatiliTre lavori per committenti pubblici, e in tutti e tre il tempo se n’è andato prima
Li abbiamo scelti perché in tutti e tre l’ente era il proprietario dell’immobile, non l’autorità che ordina a qualcun altro. È la metà della partita che si può chiudere senza aspettare nessuno — e in tutti e tre i casi la parte lunga è stata decidere e autorizzare, non montare.
Caso studioCimitero comunale di Corsico
Un immobile del Comune, aperto al pubblico e senza superfici su cui installare: mostra bene che cosa un ente può fare sulla propria area quando il problema non è un bordo da attrezzare ma uno spazio da rendere sgradito.
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Caso studioTeatro di Marcello, Roma
Un bene pubblico monumentale: alla catena degli atti si aggiunge la Soprintendenza, e ogni scelta va giustificata in termini di reversibilità e impatto visivo. È il caso in cui il percorso autorizzativo dura più dell’installazione.
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Caso studioMetropolitana ATAC, Roma
Un gestore di servizio pubblico che è anche il custode degli spazi: bonifica in orario di chiusura, sistemi scelti area per area e servizio mai interrotto. È il modello più vicino a quello di un Comune sui propri immobili.
Leggi il caso studio6 famiglie di sistemi, e un capitolato serio ne nomina almeno tre
Un patrimonio comunale non è un edificio: è una scuola con un porticato, un mercato con le capriate, un cimitero senza bordi, un magazzino con le campate aperte. Chiedere «fornitura e posa di dissuasori» per tutto questo significa ricevere offerte che parlano di cose diverse. Il criterio è per superficie: dove si nidifica si chiude, dove si sosta si dissuade, dove non c’è nulla da attrezzare si lavora sull’area.
1Reti anti-volatili
Dove ha senso: porticati di scuole e mercati, sottotetti di uffici comunali, cavedi, campate di magazzini e rimesse.
È l’unico sistema che elimina davvero il volume, quindi è quello che chiude la nidificazione — la voce che più conta se il regolamento comunale impone di occludere i siti riproduttivi. In capitolato si misura in metri quadri di superficie da chiudere, non in metri lineari.
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2Dissuasori a spillo
Dove ha senso: cornicioni e coronamenti di edifici di servizio, retri, cavedi interni, coperture non in vista.
Il più economico al metro e affidabile su un bordo semplice: è la scelta corretta dove nessuno guarda. Il limite onesto: su un prospetto principale o su un edificio storico si vedono, e su un immobile pubblico l’aspetto è una questione che torna in consiglio.
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3BirdTikol e TikolPannel
Dove ha senso: davanzali di scuole e uffici, parapetti, unità esterne sulle coperture, profili metallici stretti in vista.
Acciaio inox sottile che a distanza di lettura quasi non si nota: è la risposta quando il vincolo è estetico ma il bordo va comunque protetto. Il limite onesto: è per bordi e piani contenuti, e va tenuto libero da foglie e detriti.
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4FlyAway
Dove ha senso: municipi, teatri, chiese di proprietà comunale, edifici storici e prospetti su piazza.
Lavora senza punte e senza contatto e da terra praticamente non si legge: è il sistema che passa più facilmente in Soprintendenza, perché è reversibile e non altera il prospetto. Il limite onesto: va teso bene e ricontrollato, e non chiude nessuna cavità.
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5BirdLaser AI
Dove ha senso: piazzali, autoparchi comunali, depuratori, aree di stoccaggio, coperture ampie senza bordi da attrezzare.
Copre superficie invece che metri lineari, quindi è l’unico sostenibile su grandi aree tecniche. Il limite onesto: rende soprattutto nelle ore di poca luce, va programmato e non chiude nessun varco.
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6Falconeria
Dove ha senso: cimiteri, parchi, aree verdi e spazi comunali molto ampi, dove non esiste una superficie su cui installare.
È deterrenza vera, non simbolica: c’è un predatore, e su un’area aperta al pubblico non lascia niente di visibile. Il limite onesto: sposta il gruppo e non chiude niente, richiede sessioni ripetute e va messa a contratto come servizio, non come fornitura.
Vedi la pagina del sistemaIl modo più rapido per rendere confrontabili le offerte è anche il più noioso: nel capitolato si elencano le superfici, non i prodotti. Trenta metri di cornicione a nord, quaranta metri quadri di porticato da chiudere, un piazzale di duemila metri. Chi offre dice come tratta ognuna di quelle voci, e a quel punto il confronto è su una scelta tecnica e non su uno sconto.
4 fasi, e tre di queste producono un documento
Con un committente pubblico la carta non è un adempimento: è la condizione perché qualcuno possa firmare. Il censimento regge il capitolato, la relazione regge la determina, il verbale di fine lavori regge la liquidazione e, se un giorno arriva una richiesta di danni, regge anche quella. Per questo la documentazione la produciamo noi e resta all’ente, anche se il lavoro poi lo fa un altro.
Censimento dei punti su base cartografica
Si percorrono gli immobili indicati e si segnano i posatoi, i siti di nidificazione e i punti in cui qualcuno alimenta. Per ogni edificio: metri lineari di bordo per tipologia, volumi da chiudere, aree aperte. È il documento che manca quasi sempre, ed è quello da cui dipende tutto il resto.
Relazione tecnica allegabile a una determina
Foto, quantità, vincoli di periodo e di prospetto, e per ogni superficie la famiglia di sistemi compatibile — non la marca. Serve a chi deve motivare una spesa davanti a un revisore e a chi deve scrivere un capitolato che riceva offerte confrontabili.
Bonifica prima, protezione dopo
Rimozione dei nidi e del materiale accumulato con umidificazione preventiva, dispositivi di protezione individuale e conferimento; poi si installa. Su nidi con uova o pulli non si interviene: si programma fuori dal periodo riproduttivo, e questo va scritto nel cronoprogramma prima della gara, non scoperto in cantiere.
Verbale, fotografie punto per punto e piano di verifica
Alla consegna resta la documentazione di che cosa è stato fatto e dove. È la parte che, davanti all’art. 2051, dimostra che l’ente si è comportato da custode dei propri immobili, e l’unica base su cui, sei mesi dopo, si può dire con dei numeri se qualcosa è cambiato.
Che aspetto ha un impianto su un immobile pubblico monumentale
Queste due fotografie vengono dall’intervento al Teatro di Marcello, a Roma. Le abbiamo scelte perché mostrano il vincolo che un ufficio tecnico comunale incontra ogni volta che l’immobile ha un valore storico: si può proteggere una superficie senza forarla, senza incollarci nulla di permanente e senza che il visitatore se ne accorga. Le altre immagini di questa pagina illustrano situazioni tipiche e sono dichiarate come tali.


Il lavoro completo è raccontato nel caso studio del Teatro di Marcello.
Cosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
L’area scientifica Ekonore osserva che la dimensione di una colonia urbana dipende da due fattori distinti e indipendenti: quanto cibo è disponibile e quanti siti sono utilizzabili per la riproduzione. È una distinzione che ha una conseguenza diretta sul lavoro di un’amministrazione, perché i due fattori si governano con strumenti diversi. Sul cibo agiscono la norma regolamentare, la gestione dei rifiuti e i controlli; sui siti agisce soltanto un intervento fisico sugli edifici, uno per uno.
Da questo discende l’osservazione che riguarda più da vicino chi programma: agire su un solo fattore produce un risultato parziale e temporaneo. Ridurre il cibo senza chiudere i siti significa avere una colonia che si sposta e cerca altrove; chiudere i siti su qualche edificio senza toccare l’alimentazione significa spostare gli animali sugli edifici vicini. Il patrimonio comunale, in questo, ha un peso specifico maggiore del suo numero: scuole, mercati coperti, porticati e magazzini offrono spesso i volumi più ampi e più riparati di un centro urbano, e sono anche gli unici su cui l’ente può intervenire senza chiedere il permesso a nessuno.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Enti, servizi pubblici e monumenti dello Stato
Amministrazioni, gestori di servizi, siti archeologici e grandi proprietà: contesti in cui il lavoro tecnico è la parte breve, e la parte lunga è il percorso di atti che lo rende possibile. I marchi sono quelli pubblicati sulla pagina dei partner.


















6 certificazioni con un numero che un RUP può verificare
In una procedura di affidamento sono le righe che vengono chieste per prime, e la UNI EN 16636 è quella pertinente: certifica chi eroga il servizio di gestione degli infestanti, non il materiale installato. La UNI/PdR 125 sulla parità di genere e la registrazione EMAS compaiono sempre più spesso fra i criteri premianti nelle gare pubbliche.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.
Infestazione di volatili in un Comune: domande e risposte
Il sindaco può risolvere il problema dei piccioni con un’ordinanza?
Solo in un caso preciso. L’art. 50, comma 5 del D.Lgs. 267/2000 gli attribuisce il potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale: servono quindi un’urgenza attuale, una situazione circoscritta e una motivazione documentata, di solito un accertamento dei servizi ASL. Per una condizione che dura da anni lo strumento corretto è un altro: una norma nel regolamento di igiene o di polizia urbana, che è permanente e non deve dimostrare l’urgenza ogni volta.
Da dove si comincia, se non dall’ordinanza?
Dal censimento. Serve una mappa dei posatoi, dei siti di nidificazione e dei punti in cui gli animali vengono alimentati, con l’indicazione di quali insistono su immobili dell’ente. È il documento più economico dell’intera pratica ed è quello che rende possibile tutto il resto: senza, non si scrive un’ordinanza motivata, non si redige un capitolato confrontabile e non si potrà dimostrare, un anno dopo, che qualcosa è cambiato.
Il Comune deve intervenire anche sugli edifici privati?
No: il proprietario risponde del proprio immobile. Quello che il Comune può fare è scrivere una norma regolamentare che imponga alle proprietà di occludere i siti riproduttivi — una previsione presente in diversi piani regionali e in molti regolamenti comunali, di fonte locale e non nazionale — e, in presenza di un rischio accertato, prescrivere interventi con un provvedimento motivato. Sostituirsi al privato è possibile solo nei casi e nelle forme previste dall’ordinamento, tipicamente dopo un’ordinanza rimasta ineseguita, con recupero delle spese.
Serve l’autorizzazione della Regione per allontanare i piccioni dagli edifici comunali?
Occorre distinguere due cose. Rendere inutilizzabili le superfici di un proprio immobile — reti, dissuasori, sistemi a filo — è un intervento edilizio-manutentivo sul patrimonio: non incide sugli animali e non richiede autorizzazioni faunistiche. Agire sulla popolazione con catture, sterilizzazione o altri metodi di controllo rientra invece nell’art. 19 della legge 157/1992, che assegna la competenza alle Regioni: il Comune vi partecipa attuando il piano regionale, non deliberando in proprio.
Si possono togliere i nidi dagli edifici pubblici?
Dipende dal momento. Se il nido è vuoto sì, ed è anzi la lavorazione da programmare per prima. Se contiene uova o pulli l’intervento va rinviato a stagione conclusa: qualsiasi azione su nidi occupati esce dalla manutenzione ordinaria ed entra nel controllo faunistico, con le competenze e i pareri che questo comporta. In pratica significa che il cronoprogramma di gara va costruito attorno al periodo riproduttivo, e che va scritto nel capitolato prima e non scoperto in cantiere.
Che cosa deve contenere un capitolato che funziona?
Le superfici, non i prodotti. Per ogni immobile: metri lineari di bordo distinti per tipologia (cornicioni, davanzali, coprimuro, travi), metri quadri di volume da chiudere, aree aperte da coprire, vincoli di prospetto e vincoli di periodo. Chi offre deve dichiarare come tratta ciascuna voce e con quale famiglia di sistemi. Aggiungere una voce di verifica a sei e dodici mesi con verbale fotografico costa poco e impedisce che fra tre anni si rifaccia tutto da capo.
Il divieto di dare da mangiare ai piccioni si può mettere con un cartello?
Il cartello segnala un divieto, non lo istituisce. Perché sia sanzionabile il divieto deve essere previsto da una norma — tipicamente il regolamento di igiene o quello di polizia urbana — con l’indicazione dell’importo della sanzione amministrativa e di chi è incaricato di accertarla, di norma la polizia locale. Senza questi tre elementi non c’è niente da contestare, e nel giro di qualche mese il cartello smette di produrre qualsiasi effetto.
Quanto tempo ci vuole prima che si veda un risultato?
Bisogna dire quale risultato. Sugli immobili comunali l’effetto è immediato e verificabile: quelle superfici smettono di essere utilizzabili nel momento in cui il lavoro finisce, e si può documentare edificio per edificio. Sulla popolazione urbana i tempi sono quelli della riduzione delle risorse alimentari e dei siti disponibili, quindi anni, e il risultato dipende anche da quanti privati intervengono. È una distinzione che conviene mettere per iscritto prima, perché promettere la seconda con i tempi della prima è il modo più sicuro per trovarsi in difficoltà fra sei mesi.
La metà che dipende solo da voi si può cominciare adesso
Quali immobili comunali sono interessati, da quanto dura, se esistono vincoli di tutela e se c’è già una norma di regolamento. Con queste quattro informazioni si capisce se serve un censimento, che cosa può entrare in un capitolato e in che finestra dell’anno si può lavorare.
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Scriveteci quali immobili sono coinvolti
Scuole, mercati, cimiteri, porticati, magazzini, edifici vincolati: quanti sono, dove e da quanto dura la situazione. Se allegate due fotografie — il punto in cui si posano e la superficie sottostante — valgono mezza pagina di descrizione, e permettono già di capire di che tipo di intervento si sta parlando.
