Passeri e colombi entrano nei capannoni dell’allevamento?

Se gestisci un allevamento avicolo o suinicolo, sai già di che cosa si parla:

  • gli uccelli selvatici che entrano dai cupolini e dalle aperture di ventilazione e si posano sulle strutture;
  • il mangime beccato dalle mangiatoie e sparso a terra, ogni giorno;
  • il guano sui silos, sulle lettiere e sui camminamenti, dove non dovrebbe esserci nulla;
  • e il rilievo che prima o poi arriva, in autocontrollo o in audit di biosicurezza.

La biosicurezza non si gioca in cielo: si gioca dove il selvatico e l’animale allevato usano la stessa risorsa. Il punto di contatto è il mangime, dal silo alla mangiatoia, e le contromisure che contano sono quattro: chiudere le vie d’ingresso, togliere l’appoggio dove si fermano, proteggere la filiera del mangime e mettere per iscritto i controlli. Qui sotto trovi come si fa, punto per punto.

Il punto criticoil mangime: dal silo alla mangiatoia, non il cielo sopra il capannone
Quattro azionichiusure, appoggi tolti, filiera protetta, registrazioni
La cartal’intervento vale se resta scritto: piano, planimetria, verbali
Piccioni posati sul muretto in cemento di un box suini incrostato di guano, con i maiali e i silos del mangime sullo sfondo
Il muretto che divide la corsia dai box, visto da vicino: il cemento è incrostato, i piccioni sono posati a mezzo metro dagli animali e dietro si vedono i silos. Non è una fotografia di volatili in volo, ed è il punto: il rischio nasce dove si fermano, non dove passano.

In breve

Nei piani di biosicurezza degli allevamenti la protezione dai volatili selvatici è una misura strutturale, e si regge su tre gambe: togliere l’alimento (bocche di carico chiuse, spandimenti raccolti, tramogge coperte), chiudere gli accessi ai capannoni con reti a maglia adeguata alla specie — per i passeri servono 19 mm, misura di riferimento del settore — e togliere gli appoggi su travature, coclee, silos e linee elettriche. Il resto, cioè i sistemi ad area sui piazzali, viene dopo e non sostituisce le prime due. Le prescrizioni puntuali che si applicano al singolo allevamento vanno verificate con il veterinario aziendale e con le disposizioni sanitarie in vigore.

Da dove passa il rischio

3 vie di contatto, e nessuna passa dal volo sopra il tetto

Il volatile selvatico che sorvola l’azienda non è il problema. Il problema nasce quando si ferma, e quando ciò che tocca fuori arriva dentro. Le vie sono tre, e si trattano con misure diverse.

  • Il mangime, che è la prima e la più sottovalutata. Bocca di carico dei silos, guarnizioni che perdono, coclee scoperte, spandimenti a terra durante lo scarico, tramogge esterne. Passeri e colombi vanno esattamente lì, e restano finché c’è da mangiare. Nessun dispositivo installato altrove compensa una bocca di carico che perde.
  • L’acqua ferma. Pozzanghere sui piazzali, canalette otturate, abbeveratoi esterni, ristagni sotto le linee di scarico. In estate l’acqua richiama quanto il cibo, e concentra individui che arrivano da bacini diversi.
  • Il trasporto meccanico di materiale. Il guano depositato sui piazzali, sulle attrezzature esterne, sui mezzi in sosta finisce dentro con le ruote, con le suole e con gli attrezzi. È la via che i protocolli di ingresso presidiano con la barriera sanitaria, e che una bonifica delle superfici esterne riduce alla fonte.

Perché l’ordine conta. Chiudere i capannoni con le reti senza aver chiuso la filiera del mangime lascia la colonia in azienda, a ridosso della struttura, e sposta il rischio sulle vie 1 e 3 invece di ridurlo. L’ordine corretto è sempre: togliere l’alimento, chiudere gli accessi, togliere gli appoggi. La sequenza vale più del singolo prodotto.

Il rilievo, punto per punto

Le aperture che nessuno conta finché non le percorre

In un capannone di allevamento le vie d’ingresso sono molte e piccole: un passero passa da fessure che a occhio nemmeno si notano. Il rilievo utile si fa camminando lungo il perimetro e guardando in alto, non dalla planimetria.

Due silos metallici a fondo conico con scala di servizio e tubazioni di scarico nel piazzale di un’azienda zootecnica
I silos e la linea di carico sono il punto di partenza del rilievo, non l’ultimo. La sequenza guarnizione–bocca–coclea–terreno sotto la bocca dice in cinque minuti se in azienda c’è una mensa aperta.
Falda di un capannone agricolo coperta di guano con decine di piccioni posati, e sullo sfondo un secondo capannone con aperture di ventilazione continue
La falda del capannone incrostata, con i piccioni ancora posati. Sullo sfondo si vede la cosa che conta davvero per il rilievo: la fascia di aperture di ventilazione che corre per tutta la lunghezza dell’edificio.
  • Le aperture di ventilazione laterali e i camini di estrazione. Sono la via principale, e vanno protette senza ridurre la portata d’aria: la rete si monta su telaio, a distanza dalla bocca, mai appoggiata sulla griglia.
  • I portoni e le aperture di servizio. Restano aperti durante il carico e lo scarico, e in quei minuti entra ciò che poi resta dentro. Qui la misura è procedurale prima che tecnica, e va scritta.
  • Lucernari, sottogronda e giunti di copertura. Le fessure fra manto e lattoneria sono la via preferita dei passeri, e la meno visibile da terra.
  • Le travature interne e i corpi illuminanti. Dove un volatile è già entrato, sono gli appoggi che lo fanno restare: si trattano insieme alla chiusura, altrimenti la chiusura sigilla dentro il problema.
  • Il locale mangimi e i depositi. Vanno considerati parte del capannone, non un annesso: è il punto in cui alimento e struttura si incontrano.
La decisione che si sbaglia più spesso

In allevamento la maglia è 19 mm, non 50

È l’errore che rende inutile un investimento già fatto: una rete posata bene, tesa bene, con la maglia sbagliata. La maglia si sceglie sulla specie che deve restare fuori, e in allevamento quella specie è il passero.

MagliaSpecie da escludereDove ha senso
19 mmPasseri e piccoli passeriformiÈ la maglia da usare in allevamento, perché il passero è la specie che entra davvero nei capannoni. Costa di più e raccoglie più polvere e vento, e va messa in conto nella manutenzione.
28 mmStorniAdeguata dove il problema sono gli stormi sui piazzali e sui depositi esterni, non per chiudere un capannone in cui entrano i passeri.
50 mmPiccioni e colombiLa misura più usata in ambito civile e industriale. Su un allevamento ferma i colombi e lascia passare i passeri: da sola non basta.

Misure indicate dai produttori e dagli installatori professionali di reti anti volatili: NBC Environment, guida ai tipi di rete . Sono valori di riferimento del settore, non un dato Birdstop. Il materiale conta quanto la misura: le reti professionali sono in monofilo di polietilene stabilizzato ai raggi UV, e senza quella stabilizzazione il filo diventa fragile in due o tre stagioni.

La maglia fitta ha un costo nascosto, e va dichiarato. A 19 mm la rete raccoglie polvere, piumino e insetti molto più della 50, e in un ambiente polveroso come un allevamento si intasa: va prevista la pulizia periodica, e in un capitolato quella riga si scrive. Chi propone la 19 mm senza dire nulla della manutenzione sta vendendo solo la posa.

Prima del preventivo serve il perimetro, non il numero di capannoni

Mandaci qualche fotografia delle aperture di ventilazione, dei silos e della zona di carico. Da quelle si capisce che maglia serve, quanto sviluppo va chiuso e quali misure sono procedurali invece che di fornitura.

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Da evitare

Quattro errori che in allevamento si pagano subito

Sono errori di sequenza, non di prodotto: si commettono decidendo l’ordine delle cose, mesi prima che qualcuno salga su una scala.

Due passeri beccano mangime caduto a terra sotto la linea di alimentazione di un capannone avicolo

Comprare il dispositivo prima di chiudere il mangime

È la sequenza sbagliata, e costa due volte. Finché la bocca di carico perde e sotto la coclea resta il mangime a terra, l’azienda continua a essere una mensa: qualunque cosa si installi lavora contro un richiamo che si rinnova ogni giorno. La spesa utile parte dalle guarnizioni e dalla raccolta degli spandimenti, che costano poco e non hanno bisogno di nessun fornitore specializzato.

Un passero aggrappato a una rete anti volatili a maglia larga su un’apertura di capannone agricolo

Chiudere con la maglia da 50 perché costava meno

La 50 mm ferma i colombi e lascia entrare i passeri, che in allevamento sono la specie che conta. Il risultato è una rete pagata, posata, tesa bene e inutile allo scopo dichiarato: si torna a vedere volatili dentro il capannone e si conclude che «le reti non funzionano». Aveva funzionato la posa, non la scelta.

Due passeri aggrappati dall’interno alla rete anti volatili appena posata su un’apertura di capannone

Sigillare il capannone con i volatili già dentro

Chiudere le aperture senza aver prima allontanato chi è entrato significa chiudere il problema all’interno, dove non ci sono predatori e c’è cibo. Nidificano sulle travature, il guano cade sulle mangiatoie e la situazione peggiora rispetto a prima. L’ordine giusto prevede la verifica dell’interno prima della chiusura, sempre.

Vaschetta di plastica con granuli colorati lasciata a terra accanto al mangime caduto in un capannone agricolo

Usare esche o veleni contro i selvatici

Non si fa, per due ragioni che valgono entrambe. L’avifauna selvatica è tutelata e l’uso di sostanze contro di essa configura un illecito; e in un allevamento significa introdurre un prodotto tossico nello stesso ambiente in cui vivono gli animali in produzione, con un rischio di contaminazione della filiera che nessun piano di autocontrollo può accettare.

Le immagini di questa sezione sono ricostruzioni realizzate per illustrare l’errore descritto: non sono fotografie di cantieri Birdstop.

Dove finisce, sulla carta

La protezione dai selvatici sta nel piano di biosicurezza, non nel registro delle manutenzioni

È una differenza che sembra formale e non lo è. Se la misura sta nel piano di biosicurezza aziendale, ha un responsabile, una frequenza di verifica e una registrazione; se sta fra le manutenzioni, la prima volta che il budget si stringe salta senza che nessuno se ne accorga.

  • Le misure vanno descritte per punto, non in generale. «Protezione dai volatili selvatici» non dice niente. «Reti a maglia 19 mm su tutte le aperture di ventilazione dei capannoni 1 e 2, telaio perimetrale, verifica semestrale dello stato di tensione e pulizia» è una riga che un veterinario ufficiale può verificare e un fornitore può quotare.
  • La manutenzione va scritta insieme alla fornitura. Una maglia fitta in ambiente polveroso si intasa: se la pulizia periodica non è nel piano, dopo due stagioni la rete riduce la portata d’aria e qualcuno decide di tagliarla. La riga di manutenzione protegge l’investimento più della garanzia del prodotto.
  • Le procedure contano quanto le opere. Portoni chiusi fuori dalle operazioni di carico, spandimenti raccolti a fine turno, contenitori dei mangimi coperti, acqua che non ristagna sui piazzali: sono misure a costo quasi nullo che decidono se la parte impiantistica regge o viene vanificata ogni mattina.
  • Il rilievo iniziale va conservato. Fotografie datate delle aperture, dei silos e delle zone di carico prima dell’intervento sono la base per dimostrare che una misura è stata presa e che ha cambiato qualcosa. Senza quel materiale, l’anno dopo nessuno ricorda com’era.

Un avvertimento sulle prescrizioni. Le disposizioni sanitarie in materia di biosicurezza cambiano per specie allevata, per orientamento produttivo e per livello di rischio dichiarato, e vengono aggiornate nel tempo. Le misure sopra sono impostazione tecnica, non un adempimento normativo: che cosa sia obbligatorio nel tuo allevamento va verificato con il veterinario aziendale e con l’autorità sanitaria competente, sul testo in vigore.

Che cosa si guarda in sopralluogo

Quattro fotografie, quattro domande diverse

Nel rilievo non si contano i volatili. Si cerca dove mangiano, dove bevono, dove entrano e da dove il materiale viene portato dentro: sono quattro informazioni distinte, e portano a voci di preventivo diverse.

Piccioni a terra sulla lettiera di paglia di un ricovero, che beccano fra le pecore attorno alla mangiatoia circolare
I piccioni a terra fra gli animali, sulla lettiera, attorno alla mangiatoia. Qui non sono sopra la struttura: sono dentro, alla stessa altezza degli animali e dello stesso alimento. È la condizione che rende la protezione una misura sanitaria e non estetica.
Cumulo di materiale sfuso sotto una tettoia in cemento con big bag su bancale e numerosi piccioni a terra e sulla trave
Materiale sfuso appoggiato a terra sotto una tettoia, big bag accanto, una fila di piccioni sulla trave e altri già sul cumulo. Il deposito conta come parte del capannone: coprire il cumulo e chiudere la tettoia sposta il risultato più di qualsiasi dispositivo.
Banchina di carico con semirimorchio accostato, bancali di merce e piccioni posati sul muretto della banchina
La banchina di carico con il mezzo accostato. I portoni restano aperti per il tempo delle operazioni e i piccioni stazionano a un metro dai bancali: qui la misura utile è procedurale, e va scritta nel piano prima che nell’offerta.
Ricovero ovino aperto con pecore nei recinti, piccioni allineati sul bordo della copertura e altri sull’abbeveratoio in cemento
La stessa struttura letta come appoggio: la fila sul bordo della copertura e i piccioni sull’abbeveratoio. Il bordo si tratta con i dissuasori, l’abbeveratoio no, e per quello serve rivedere come e quando l’acqua resta accessibile.
Che cosa si usa, e dove

Prima si chiude, poi si toglie l’appoggio, infine si lavora sull’area

In allevamento l’ordine dei sistemi conta più della marca. Sotto, gli stessi tre passaggi tradotti in che cosa si installa e su che cosa.

  • Le reti, sulle aperture che si possono chiudere. Aperture di ventilazione laterali, camini di estrazione, cavedi, tettoie e depositi. Si montano su telaio, staccate dalla bocca, per non ridurre la portata d’aria, e con gli accessi di manutenzione previsti a progetto. Criteri di maglia, ancoraggi e interassi in reti anti volatili su capannoni e grandi luci.
  • I dissuasori meccanici, sugli appoggi che restano. Bordi delle coperture, profili delle tettoie, travature esterne, tubazioni, corpi illuminanti, quadri. Sono le superfici da cui il guano cade dove non deve cadere, e si trattano una volta sola. Il quadro completo è in tutti i sistemi Birdstop.
  • I sistemi ad area, sui piazzali e sulle zone aperte. Dove non si può chiudere niente, si lavora sulla superficie invece che sul singolo posatoio: silos, corti, aree di carico, vasche. È l’impostazione del FlyAway, che nasce proprio per le superfici ampie.
  • Il laser, sulle distanze lunghe e nelle ore di scarsa luce. Il dissuasore laser copre estensioni che nessun dispositivo puntuale raggiunge e rende all’alba e al tramonto, cioè nelle fasce in cui i selvatici si spostano fra dormitorio e zona di alimentazione.
  • La falconeria, come stimolo che non si impara. La presenza di un predatore vero non produce assuefazione e si usa a cicli, non in continuo: la falconeria per aziende ed enti. In allevamento va programmata tenendo conto dello stress degli animali in produzione, quindi con il veterinario aziendale.
Rete anti volatili tesa sotto la copertura di un magazzino alimentare, allentata e cedente al centro sopra i bancali di merce
La stessa rete, due anni dopo la posa: il perimetro tiene ma il centro ha ceduto e la maglia si è abbassata sopra i bancali. Una rete allentata smette di essere una chiusura e diventa un appoggio, ed è per questo che la verifica della tensione va messa nel piano insieme alla fornitura.

Quasi sempre si combinano. Un allevamento non si risolve con un sistema solo, perché le superfici sono di tipi diversi e chiedono risposte diverse: si chiude dove si può chiudere, si toglie l’appoggio dove no, si lavora sull’area dove non esiste né l’una né l’altra. Sul perché la combinazione batte il singolo dispositivo trovi il ragionamento in combinare più sistemi anti piccione.

Due minuti di video

Come si lavora dove ci sono animali in produzione

Dentro una stalla

Un dispositivo che lavora senza toccare gli animali

In un ricovero non si può usare qualunque cosa: gli animali in produzione ci vivono dentro, e uno stimolo pensato per un piazzale lì diventa un problema di benessere. Nel video si vede come un sistema di questo tipo viene impostato in un ambiente occupato.

La pagina del dissuasore laser
Sui piazzali e sulle aree aperte

Dove il laser copre ciò che il resto non raggiunge

Fuori dai capannoni la scala cambia: silos, corti, zone di carico, superfici che nessun dispositivo puntuale copre. Il laser rende al massimo nelle ore di scarsa luce, che sono quelle in cui i selvatici si spostano fra il dormitorio e il mangime.

Tutti i sistemi Birdstop
Come si svolge un intervento

Dal perimetro alla verifica, in 4 fasi

La fase che cambia il risultato è la seconda, e non la vende nessuno: è l’unica che toglie all’azienda la ragione per cui i volatili ci vengono.

Fase 1

Si cammina il perimetro, con il veterinario se serve

Il tecnico percorre l’esterno guardando in alto e l’interno guardando le travature, e mette per iscritto tre elenchi: le fonti di alimento accessibili, le aperture con lo sviluppo in metri, gli appoggi. Le lavorazioni che toccano gli ambienti con animali in produzione si concordano prima, perché hanno vincoli che un cantiere industriale non ha.

Fase 2

Si chiude la filiera del mangime, prima di comprare

Guarnizioni delle bocche di carico, coclee coperte, raccolta degli spandimenti, tramogge chiuse, ristagni d’acqua eliminati. Sono interventi che in gran parte l’azienda può fare da sé, e vengono prima di ogni fornitura: senza questo passaggio tutto il resto lavora in perdita.

Fase 3

Bonifica, poi chiusura e dissuasione

Rimozione del guano dalle superfici tecniche con le protezioni previste, verifica che dentro non sia rimasto nessuno, quindi posa delle reti sulle aperture e dei dissuasori sugli appoggi. La bonifica precede sempre la posa: un fissaggio su un accumulo non tiene, e sigillare significa sigillare anche gli ectoparassiti.

Fase 4

Verifica programmata, con la pulizia scritta

Controllo della tensione delle reti, dello stato dei fissaggi e dell’intasamento della maglia, con una frequenza definita e registrata nel piano. In ambiente polveroso questa è la voce che decide se dopo tre stagioni l’impianto funziona ancora o qualcuno l’ha tagliato per far passare aria.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore osserva che in un allevamento la specie sinantropica più rilevante non è quella più visibile. I colombi si notano perché sono grandi e stazionano sulle strutture, ma il passero domestico entra nei capannoni, si muove alla stessa altezza degli animali e usa le stesse mangiatoie: la sua dimensione, non la sua abbondanza, è la ragione per cui la scelta della maglia diventa una decisione sanitaria.

La seconda osservazione riguarda il modo in cui un ambiente diventa attrattivo. Una risorsa alimentare costante e prevedibile sostiene una popolazione locale stabile, e finché quella risorsa resta accessibile nessun dispositivo può ridurne il numero: può solo spostarla altrove. Ne discende un ordine di lavoro, con la gestione dell’alimento e dell’acqua prima della parte impiantistica. Va aggiunto che oltre al contatto diretto conta il trasporto passivo di materiale, che si controlla con la pulizia delle superfici esterne e con le procedure di ingresso, non con la dissuasione.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Siti dove la produzione non si ferma per il cantiere

Stabilimenti e impianti in cui si lavora con il permesso di lavoro compilato, in aree con mezzi in movimento e cicli che non si interrompono. I marchi sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.

Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

Su un allevamento la riga che pesa di più è la UNI EN 16636, perché certifica l’organizzazione che eroga il servizio di gestione degli infestanti e non il dispositivo installato: è quella che un auditor cerca quando chiede chi tiene la misura. Dietro vengono la ISO 45001, perché si lavora in quota e in ambienti occupati, e la ISO 14001, che il committente alimenta con i dati dei propri fornitori.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci fanno gli allevatori

Volatili selvatici in allevamento: domande e risposte

Che maglia serve per una rete anti volatili in allevamento?

Se la specie da tenere fuori è il passero, la maglia di riferimento è la 19 mm. La 28 è pensata per gli storni e la 50 per i colombi: entrambe lasciano passare i passeri, quindi su un capannone di allevamento non risolvono il problema per cui sono state comprate. Sono valori di riferimento del settore, dichiarati dai produttori di reti professionali, e vanno confrontati con la specie che hai davvero in azienda.

Perché si insiste tanto sul mangime?

Perché è la sola variabile che cambia il numero di individui che frequentano l’azienda. Reti e dissuasori spostano i volatili, gestiscono gli appoggi e chiudono gli ingressi, ma non riducono la popolazione: finché sotto la bocca di carico resta il mangime a terra, il richiamo si rinnova ogni giorno e ogni sistema installato lavora contro una fonte che non si esaurisce.

Una rete a maglia fitta riduce la ventilazione del capannone?

Se montata male sì. Per questo la rete si posa su telaio e a distanza dalla bocca di ventilazione, mai appoggiata sulla griglia, e per questo la pulizia periodica va scritta nel piano: in ambiente polveroso la 19 mm raccoglie polvere e piumino, e una maglia intasata riduce davvero la portata d’aria. Il dimensionamento va verificato con chi ha progettato l’impianto di ventilazione.

Si possono usare prodotti per eliminare i volatili selvatici?

No. L’avifauna selvatica è tutelata e non si interviene con esche o sostanze; le eventuali deroghe riguardano casi specifici e le rilascia la Regione, sentito l’ISPRA. In un allevamento c’è poi una seconda ragione, indipendente dalla prima: introdurre un prodotto tossico nell’ambiente in cui vivono animali in produzione è incompatibile con qualunque piano di autocontrollo.

I sistemi di dissuasione disturbano gli animali allevati?

Dipende dal sistema e da dove viene messo. Un dispositivo pensato per un piazzale non si porta dentro un ricovero senza valutazione, perché l’ambiente è occupato e lo stress degli animali è un parametro produttivo. La scelta e il posizionamento vanno concordati con il veterinario aziendale, e in molti casi la risposta corretta dentro il capannone è la chiusura fisica, non lo stimolo.

Quanto tempo dura un intervento su un allevamento?

Le lavorazioni sulle strutture hanno una durata definita e finiscono. La parte che continua è la verifica: tensione delle reti, tenuta dei fissaggi, intasamento della maglia. Un’offerta che non contiene la riga di manutenzione non è più economica, è solo incompleta, e la differenza si vede alla terza stagione.

Da dove conviene cominciare se il budget è limitato?

Dalla filiera del mangime e dall’acqua ferma, che costano poco e in molti casi si fanno con il personale interno: guarnizioni, coclee coperte, spandimenti raccolti a fine turno, ristagni eliminati. Poi si chiude il capannone più critico, uno solo, fatto bene. Distribuire un budget piccolo su tutti i capannoni produce un lavoro che non regge in nessuno.

Intervenite anche fuori dalla Toscana?

Sì, su aziende ed enti in tutta Italia. Per un allevamento lontano conviene mandare prima qualche fotografia delle aperture di ventilazione, dei silos e della zona di carico, insieme alla planimetria: servono a stimare lo sviluppo da chiudere e ad arrivare in sopralluogo con il materiale giusto.

Mandaci quattro fotografie: aperture, silos, zona di carico, interno

Da quelle si capisce che maglia serve, quanti metri di sviluppo vanno chiusi e quali misure sono procedurali invece che di fornitura. Il rilievo con le quantità scritte lo facciamo sul posto, insieme a chi in azienda tiene il piano.

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Scrivici che specie allevi, quanti capannoni ci sono e come sono fatte le aperture di ventilazione, se il mangime arriva in silos o in big bag e se in passato sono già stati fatti interventi. Se alleghi la planimetria e qualche fotografia facciamo prima, e arriviamo in sopralluogo con il materiale giusto.

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