Passeri e colombi entrano nei capannoni dell’allevamento?
Se gestisci un allevamento avicolo o suinicolo, sai già di che cosa si parla:
- gli uccelli selvatici che entrano dai cupolini e dalle aperture di ventilazione e si posano sulle strutture;
- il mangime beccato dalle mangiatoie e sparso a terra, ogni giorno;
- il guano sui silos, sulle lettiere e sui camminamenti, dove non dovrebbe esserci nulla;
- e il rilievo che prima o poi arriva, in autocontrollo o in audit di biosicurezza.
La biosicurezza non si gioca in cielo: si gioca dove il selvatico e l’animale allevato usano la stessa risorsa. Il punto di contatto è il mangime, dal silo alla mangiatoia, e le contromisure che contano sono quattro: chiudere le vie d’ingresso, togliere l’appoggio dove si fermano, proteggere la filiera del mangime e mettere per iscritto i controlli. Qui sotto trovi come si fa, punto per punto.

In breve
Nei piani di biosicurezza degli allevamenti la protezione dai volatili selvatici è una misura strutturale, e si regge su tre gambe: togliere l’alimento (bocche di carico chiuse, spandimenti raccolti, tramogge coperte), chiudere gli accessi ai capannoni con reti a maglia adeguata alla specie — per i passeri servono 19 mm, misura di riferimento del settore — e togliere gli appoggi su travature, coclee, silos e linee elettriche. Il resto, cioè i sistemi ad area sui piazzali, viene dopo e non sostituisce le prime due. Le prescrizioni puntuali che si applicano al singolo allevamento vanno verificate con il veterinario aziendale e con le disposizioni sanitarie in vigore.
3 vie di contatto, e nessuna passa dal volo sopra il tetto
Il volatile selvatico che sorvola l’azienda non è il problema. Il problema nasce quando si ferma, e quando ciò che tocca fuori arriva dentro. Le vie sono tre, e si trattano con misure diverse.
- Il mangime, che è la prima e la più sottovalutata. Bocca di carico dei silos, guarnizioni che perdono, coclee scoperte, spandimenti a terra durante lo scarico, tramogge esterne. Passeri e colombi vanno esattamente lì, e restano finché c’è da mangiare. Nessun dispositivo installato altrove compensa una bocca di carico che perde.
- L’acqua ferma. Pozzanghere sui piazzali, canalette otturate, abbeveratoi esterni, ristagni sotto le linee di scarico. In estate l’acqua richiama quanto il cibo, e concentra individui che arrivano da bacini diversi.
- Il trasporto meccanico di materiale. Il guano depositato sui piazzali, sulle attrezzature esterne, sui mezzi in sosta finisce dentro con le ruote, con le suole e con gli attrezzi. È la via che i protocolli di ingresso presidiano con la barriera sanitaria, e che una bonifica delle superfici esterne riduce alla fonte.
Perché l’ordine conta. Chiudere i capannoni con le reti senza aver chiuso la filiera del mangime lascia la colonia in azienda, a ridosso della struttura, e sposta il rischio sulle vie 1 e 3 invece di ridurlo. L’ordine corretto è sempre: togliere l’alimento, chiudere gli accessi, togliere gli appoggi. La sequenza vale più del singolo prodotto.
Le aperture che nessuno conta finché non le percorre
In un capannone di allevamento le vie d’ingresso sono molte e piccole: un passero passa da fessure che a occhio nemmeno si notano. Il rilievo utile si fa camminando lungo il perimetro e guardando in alto, non dalla planimetria.


- Le aperture di ventilazione laterali e i camini di estrazione. Sono la via principale, e vanno protette senza ridurre la portata d’aria: la rete si monta su telaio, a distanza dalla bocca, mai appoggiata sulla griglia.
- I portoni e le aperture di servizio. Restano aperti durante il carico e lo scarico, e in quei minuti entra ciò che poi resta dentro. Qui la misura è procedurale prima che tecnica, e va scritta.
- Lucernari, sottogronda e giunti di copertura. Le fessure fra manto e lattoneria sono la via preferita dei passeri, e la meno visibile da terra.
- Le travature interne e i corpi illuminanti. Dove un volatile è già entrato, sono gli appoggi che lo fanno restare: si trattano insieme alla chiusura, altrimenti la chiusura sigilla dentro il problema.
- Il locale mangimi e i depositi. Vanno considerati parte del capannone, non un annesso: è il punto in cui alimento e struttura si incontrano.
In allevamento la maglia è 19 mm, non 50
È l’errore che rende inutile un investimento già fatto: una rete posata bene, tesa bene, con la maglia sbagliata. La maglia si sceglie sulla specie che deve restare fuori, e in allevamento quella specie è il passero.
| Maglia | Specie da escludere | Dove ha senso |
|---|---|---|
| 19 mm | Passeri e piccoli passeriformi | È la maglia da usare in allevamento, perché il passero è la specie che entra davvero nei capannoni. Costa di più e raccoglie più polvere e vento, e va messa in conto nella manutenzione. |
| 28 mm | Storni | Adeguata dove il problema sono gli stormi sui piazzali e sui depositi esterni, non per chiudere un capannone in cui entrano i passeri. |
| 50 mm | Piccioni e colombi | La misura più usata in ambito civile e industriale. Su un allevamento ferma i colombi e lascia passare i passeri: da sola non basta. |
Misure indicate dai produttori e dagli installatori professionali di reti anti volatili: NBC Environment, guida ai tipi di rete . Sono valori di riferimento del settore, non un dato Birdstop. Il materiale conta quanto la misura: le reti professionali sono in monofilo di polietilene stabilizzato ai raggi UV, e senza quella stabilizzazione il filo diventa fragile in due o tre stagioni.
La maglia fitta ha un costo nascosto, e va dichiarato. A 19 mm la rete raccoglie polvere, piumino e insetti molto più della 50, e in un ambiente polveroso come un allevamento si intasa: va prevista la pulizia periodica, e in un capitolato quella riga si scrive. Chi propone la 19 mm senza dire nulla della manutenzione sta vendendo solo la posa.
Prima del preventivo serve il perimetro, non il numero di capannoni
Mandaci qualche fotografia delle aperture di ventilazione, dei silos e della zona di carico. Da quelle si capisce che maglia serve, quanto sviluppo va chiuso e quali misure sono procedurali invece che di fornitura.
0584 433 198Scrivici dal moduloQuattro errori che in allevamento si pagano subito
Sono errori di sequenza, non di prodotto: si commettono decidendo l’ordine delle cose, mesi prima che qualcuno salga su una scala.

Comprare il dispositivo prima di chiudere il mangime
È la sequenza sbagliata, e costa due volte. Finché la bocca di carico perde e sotto la coclea resta il mangime a terra, l’azienda continua a essere una mensa: qualunque cosa si installi lavora contro un richiamo che si rinnova ogni giorno. La spesa utile parte dalle guarnizioni e dalla raccolta degli spandimenti, che costano poco e non hanno bisogno di nessun fornitore specializzato.

Chiudere con la maglia da 50 perché costava meno
La 50 mm ferma i colombi e lascia entrare i passeri, che in allevamento sono la specie che conta. Il risultato è una rete pagata, posata, tesa bene e inutile allo scopo dichiarato: si torna a vedere volatili dentro il capannone e si conclude che «le reti non funzionano». Aveva funzionato la posa, non la scelta.

Sigillare il capannone con i volatili già dentro
Chiudere le aperture senza aver prima allontanato chi è entrato significa chiudere il problema all’interno, dove non ci sono predatori e c’è cibo. Nidificano sulle travature, il guano cade sulle mangiatoie e la situazione peggiora rispetto a prima. L’ordine giusto prevede la verifica dell’interno prima della chiusura, sempre.

Usare esche o veleni contro i selvatici
Non si fa, per due ragioni che valgono entrambe. L’avifauna selvatica è tutelata e l’uso di sostanze contro di essa configura un illecito; e in un allevamento significa introdurre un prodotto tossico nello stesso ambiente in cui vivono gli animali in produzione, con un rischio di contaminazione della filiera che nessun piano di autocontrollo può accettare.
Le immagini di questa sezione sono ricostruzioni realizzate per illustrare l’errore descritto: non sono fotografie di cantieri Birdstop.
La protezione dai selvatici sta nel piano di biosicurezza, non nel registro delle manutenzioni
È una differenza che sembra formale e non lo è. Se la misura sta nel piano di biosicurezza aziendale, ha un responsabile, una frequenza di verifica e una registrazione; se sta fra le manutenzioni, la prima volta che il budget si stringe salta senza che nessuno se ne accorga.
- Le misure vanno descritte per punto, non in generale. «Protezione dai volatili selvatici» non dice niente. «Reti a maglia 19 mm su tutte le aperture di ventilazione dei capannoni 1 e 2, telaio perimetrale, verifica semestrale dello stato di tensione e pulizia» è una riga che un veterinario ufficiale può verificare e un fornitore può quotare.
- La manutenzione va scritta insieme alla fornitura. Una maglia fitta in ambiente polveroso si intasa: se la pulizia periodica non è nel piano, dopo due stagioni la rete riduce la portata d’aria e qualcuno decide di tagliarla. La riga di manutenzione protegge l’investimento più della garanzia del prodotto.
- Le procedure contano quanto le opere. Portoni chiusi fuori dalle operazioni di carico, spandimenti raccolti a fine turno, contenitori dei mangimi coperti, acqua che non ristagna sui piazzali: sono misure a costo quasi nullo che decidono se la parte impiantistica regge o viene vanificata ogni mattina.
- Il rilievo iniziale va conservato. Fotografie datate delle aperture, dei silos e delle zone di carico prima dell’intervento sono la base per dimostrare che una misura è stata presa e che ha cambiato qualcosa. Senza quel materiale, l’anno dopo nessuno ricorda com’era.
Un avvertimento sulle prescrizioni. Le disposizioni sanitarie in materia di biosicurezza cambiano per specie allevata, per orientamento produttivo e per livello di rischio dichiarato, e vengono aggiornate nel tempo. Le misure sopra sono impostazione tecnica, non un adempimento normativo: che cosa sia obbligatorio nel tuo allevamento va verificato con il veterinario aziendale e con l’autorità sanitaria competente, sul testo in vigore.
Quattro fotografie, quattro domande diverse
Nel rilievo non si contano i volatili. Si cerca dove mangiano, dove bevono, dove entrano e da dove il materiale viene portato dentro: sono quattro informazioni distinte, e portano a voci di preventivo diverse.




Prima si chiude, poi si toglie l’appoggio, infine si lavora sull’area
In allevamento l’ordine dei sistemi conta più della marca. Sotto, gli stessi tre passaggi tradotti in che cosa si installa e su che cosa.
- Le reti, sulle aperture che si possono chiudere. Aperture di ventilazione laterali, camini di estrazione, cavedi, tettoie e depositi. Si montano su telaio, staccate dalla bocca, per non ridurre la portata d’aria, e con gli accessi di manutenzione previsti a progetto. Criteri di maglia, ancoraggi e interassi in reti anti volatili su capannoni e grandi luci.
- I dissuasori meccanici, sugli appoggi che restano. Bordi delle coperture, profili delle tettoie, travature esterne, tubazioni, corpi illuminanti, quadri. Sono le superfici da cui il guano cade dove non deve cadere, e si trattano una volta sola. Il quadro completo è in tutti i sistemi Birdstop.
- I sistemi ad area, sui piazzali e sulle zone aperte. Dove non si può chiudere niente, si lavora sulla superficie invece che sul singolo posatoio: silos, corti, aree di carico, vasche. È l’impostazione del FlyAway, che nasce proprio per le superfici ampie.
- Il laser, sulle distanze lunghe e nelle ore di scarsa luce. Il dissuasore laser copre estensioni che nessun dispositivo puntuale raggiunge e rende all’alba e al tramonto, cioè nelle fasce in cui i selvatici si spostano fra dormitorio e zona di alimentazione.
- La falconeria, come stimolo che non si impara. La presenza di un predatore vero non produce assuefazione e si usa a cicli, non in continuo: la falconeria per aziende ed enti. In allevamento va programmata tenendo conto dello stress degli animali in produzione, quindi con il veterinario aziendale.

Quasi sempre si combinano. Un allevamento non si risolve con un sistema solo, perché le superfici sono di tipi diversi e chiedono risposte diverse: si chiude dove si può chiudere, si toglie l’appoggio dove no, si lavora sull’area dove non esiste né l’una né l’altra. Sul perché la combinazione batte il singolo dispositivo trovi il ragionamento in combinare più sistemi anti piccione.
Come si lavora dove ci sono animali in produzione
Un dispositivo che lavora senza toccare gli animali
In un ricovero non si può usare qualunque cosa: gli animali in produzione ci vivono dentro, e uno stimolo pensato per un piazzale lì diventa un problema di benessere. Nel video si vede come un sistema di questo tipo viene impostato in un ambiente occupato.
La pagina del dissuasore laserDove il laser copre ciò che il resto non raggiunge
Fuori dai capannoni la scala cambia: silos, corti, zone di carico, superfici che nessun dispositivo puntuale copre. Il laser rende al massimo nelle ore di scarsa luce, che sono quelle in cui i selvatici si spostano fra il dormitorio e il mangime.
Tutti i sistemi BirdstopDal perimetro alla verifica, in 4 fasi
La fase che cambia il risultato è la seconda, e non la vende nessuno: è l’unica che toglie all’azienda la ragione per cui i volatili ci vengono.
Si cammina il perimetro, con il veterinario se serve
Il tecnico percorre l’esterno guardando in alto e l’interno guardando le travature, e mette per iscritto tre elenchi: le fonti di alimento accessibili, le aperture con lo sviluppo in metri, gli appoggi. Le lavorazioni che toccano gli ambienti con animali in produzione si concordano prima, perché hanno vincoli che un cantiere industriale non ha.
Si chiude la filiera del mangime, prima di comprare
Guarnizioni delle bocche di carico, coclee coperte, raccolta degli spandimenti, tramogge chiuse, ristagni d’acqua eliminati. Sono interventi che in gran parte l’azienda può fare da sé, e vengono prima di ogni fornitura: senza questo passaggio tutto il resto lavora in perdita.
Bonifica, poi chiusura e dissuasione
Rimozione del guano dalle superfici tecniche con le protezioni previste, verifica che dentro non sia rimasto nessuno, quindi posa delle reti sulle aperture e dei dissuasori sugli appoggi. La bonifica precede sempre la posa: un fissaggio su un accumulo non tiene, e sigillare significa sigillare anche gli ectoparassiti.
Verifica programmata, con la pulizia scritta
Controllo della tensione delle reti, dello stato dei fissaggi e dell’intasamento della maglia, con una frequenza definita e registrata nel piano. In ambiente polveroso questa è la voce che decide se dopo tre stagioni l’impianto funziona ancora o qualcuno l’ha tagliato per far passare aria.
Cosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
L’area scientifica Ekonore osserva che in un allevamento la specie sinantropica più rilevante non è quella più visibile. I colombi si notano perché sono grandi e stazionano sulle strutture, ma il passero domestico entra nei capannoni, si muove alla stessa altezza degli animali e usa le stesse mangiatoie: la sua dimensione, non la sua abbondanza, è la ragione per cui la scelta della maglia diventa una decisione sanitaria.
La seconda osservazione riguarda il modo in cui un ambiente diventa attrattivo. Una risorsa alimentare costante e prevedibile sostiene una popolazione locale stabile, e finché quella risorsa resta accessibile nessun dispositivo può ridurne il numero: può solo spostarla altrove. Ne discende un ordine di lavoro, con la gestione dell’alimento e dell’acqua prima della parte impiantistica. Va aggiunto che oltre al contatto diretto conta il trasporto passivo di materiale, che si controlla con la pulizia delle superfici esterne e con le procedure di ingresso, non con la dissuasione.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Siti dove la produzione non si ferma per il cantiere
Stabilimenti e impianti in cui si lavora con il permesso di lavoro compilato, in aree con mezzi in movimento e cicli che non si interrompono. I marchi sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.






6 certificazioni con un numero verificabile
Su un allevamento la riga che pesa di più è la UNI EN 16636, perché certifica l’organizzazione che eroga il servizio di gestione degli infestanti e non il dispositivo installato: è quella che un auditor cerca quando chiede chi tiene la misura. Dietro vengono la ISO 45001, perché si lavora in quota e in ambienti occupati, e la ISO 14001, che il committente alimenta con i dati dei propri fornitori.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.
Volatili selvatici in allevamento: domande e risposte
Che maglia serve per una rete anti volatili in allevamento?
Se la specie da tenere fuori è il passero, la maglia di riferimento è la 19 mm. La 28 è pensata per gli storni e la 50 per i colombi: entrambe lasciano passare i passeri, quindi su un capannone di allevamento non risolvono il problema per cui sono state comprate. Sono valori di riferimento del settore, dichiarati dai produttori di reti professionali, e vanno confrontati con la specie che hai davvero in azienda.
Perché si insiste tanto sul mangime?
Perché è la sola variabile che cambia il numero di individui che frequentano l’azienda. Reti e dissuasori spostano i volatili, gestiscono gli appoggi e chiudono gli ingressi, ma non riducono la popolazione: finché sotto la bocca di carico resta il mangime a terra, il richiamo si rinnova ogni giorno e ogni sistema installato lavora contro una fonte che non si esaurisce.
Una rete a maglia fitta riduce la ventilazione del capannone?
Se montata male sì. Per questo la rete si posa su telaio e a distanza dalla bocca di ventilazione, mai appoggiata sulla griglia, e per questo la pulizia periodica va scritta nel piano: in ambiente polveroso la 19 mm raccoglie polvere e piumino, e una maglia intasata riduce davvero la portata d’aria. Il dimensionamento va verificato con chi ha progettato l’impianto di ventilazione.
Si possono usare prodotti per eliminare i volatili selvatici?
No. L’avifauna selvatica è tutelata e non si interviene con esche o sostanze; le eventuali deroghe riguardano casi specifici e le rilascia la Regione, sentito l’ISPRA. In un allevamento c’è poi una seconda ragione, indipendente dalla prima: introdurre un prodotto tossico nell’ambiente in cui vivono animali in produzione è incompatibile con qualunque piano di autocontrollo.
I sistemi di dissuasione disturbano gli animali allevati?
Dipende dal sistema e da dove viene messo. Un dispositivo pensato per un piazzale non si porta dentro un ricovero senza valutazione, perché l’ambiente è occupato e lo stress degli animali è un parametro produttivo. La scelta e il posizionamento vanno concordati con il veterinario aziendale, e in molti casi la risposta corretta dentro il capannone è la chiusura fisica, non lo stimolo.
Quanto tempo dura un intervento su un allevamento?
Le lavorazioni sulle strutture hanno una durata definita e finiscono. La parte che continua è la verifica: tensione delle reti, tenuta dei fissaggi, intasamento della maglia. Un’offerta che non contiene la riga di manutenzione non è più economica, è solo incompleta, e la differenza si vede alla terza stagione.
Da dove conviene cominciare se il budget è limitato?
Dalla filiera del mangime e dall’acqua ferma, che costano poco e in molti casi si fanno con il personale interno: guarnizioni, coclee coperte, spandimenti raccolti a fine turno, ristagni eliminati. Poi si chiude il capannone più critico, uno solo, fatto bene. Distribuire un budget piccolo su tutti i capannoni produce un lavoro che non regge in nessuno.
Intervenite anche fuori dalla Toscana?
Sì, su aziende ed enti in tutta Italia. Per un allevamento lontano conviene mandare prima qualche fotografia delle aperture di ventilazione, dei silos e della zona di carico, insieme alla planimetria: servono a stimare lo sviluppo da chiudere e ad arrivare in sopralluogo con il materiale giusto.
Mandaci quattro fotografie: aperture, silos, zona di carico, interno
Da quelle si capisce che maglia serve, quanti metri di sviluppo vanno chiusi e quali misure sono procedurali invece che di fornitura. Il rilievo con le quantità scritte lo facciamo sul posto, insieme a chi in azienda tiene il piano.
0584 433 198Scrivici dal moduloContinua a leggere
Richiedi un sopralluogo sull’allevamento
Scrivici che specie allevi, quanti capannoni ci sono e come sono fatte le aperture di ventilazione, se il mangime arriva in silos o in big bag e se in passato sono già stati fatti interventi. Se alleghi la planimetria e qualche fotografia facciamo prima, e arriviamo in sopralluogo con il materiale giusto.
