Stai cercando un sistema anti piccioni per il tuo tetto?

Se sei arrivato fin qui, il problema lo conosci già:

  • il rumore sopra la camera che comincia alle cinque del mattino, tutti i giorni;
  • il guano che cola dal cornicione sulla facciata, sul balcone e sulle macchine sotto;
  • la grondaia intasata di rametti e piume, che alla prima pioggia forte trabocca sul muro;
  • e la sensazione, corretta, che ogni anno siano un po’ di più.

I piccioni da soli non se ne vanno: tornano dove hanno sempre dormito. Le soluzioni che funzionano davvero sono sei: la rete, gli spilli in acciaio, il filo teso, il dissuasore a vista, il profilo per i pannelli solari e la protezione di condizionatori e antenne. Quella giusta per te la decide una cosa sola: di che cosa è fatto il tuo tetto. Qui sotto trovi tutte e sei, spiegate in parole semplici, e come si sceglie.

Sei soluzionirete, spilli in acciaio, filo teso, BirdFire, BirdSun, protezione impianti
Un criterioquella che si può fissare sul tuo tetto senza rovinarlo
Due fotobastano quelle per sapere che cosa si può montare da te
Due piccioni appoggiati sulle tegole di un tetto, con i tetti della città sfocati sullo sfondo
Due piccioni sulle tegole. Sulla parte inclinata si fermano solo un momento: il posto dove tornano ogni giorno è la cima del tetto, la grondaia o il comignolo. È lì che va fatto il lavoro, ed è per questo che i dissuasori messi «un po’ ovunque» non risolvono.
Parti da qui

Che tetto hai? La risposta in 30 secondi

Prima ancora di guardare i prezzi, trova il tuo caso qui sotto. In quattro righe sai già che cosa si può montare da te e, soprattutto, che cosa non si può.

Tetto in tegole o coppi

Le tegole non si forano: sono solo appoggiate e si crepano. Si lavora sulla linea in cima al tetto, sulle lamiere che chiudono i bordi e con staffe che passano sotto la tegola.

Di solito: spilli in acciaio
Tetto piatto con il telo impermeabile

Qui ogni buco è una possibile infiltrazione. Si usano basi tenute ferme da un peso, colle compatibili con quel telo, oppure ci si aggancia a ciò che è già fissato là sopra.

Di solito: filo teso o rete
Lamiera di capannoni e tettoie

Si avvita solo sulla parte alta dell’onda, mai nell’avvallamento dove scorre l’acqua, e con la guarnizione. Sui tratti lunghi servono giunti, perché con il caldo la lamiera si allunga.

Di solito: rete o filo teso
Tetto con i pannelli solari

Non si tocca né il vetro né la cornice, o salta la garanzia dell’impianto. Si chiude solo la fessura fra il bordo del pannello e le tegole, da cui i piccioni entrano per nidificare.

Di solito: profilo BirdSun

Non sai in quale caso rientri? Fai due foto da terra, una della cima del tetto e della grondaia e una del comignolo o dei pannelli se ci sono, e mandacele: ti diciamo che cosa si può fissare sul tuo tetto prima ancora di parlare di preventivo. Chiama lo 0584 433 198 oppure scrivici dal modulo.

Le sei soluzioni

Sei sistemi anti piccioni per il tetto: a che cosa servono e quando non bastano

Per ognuna trovi scritto dove ha senso e qual è il suo limite vero. È l’informazione che nessun catalogo mette per iscritto, ed è l’unica che serve davvero per scegliere senza rifare il lavoro fra due anni.

Rete anti piccioni a maglie tese sopra un tetto con pannelli solari, vista dal basso in controluce1

La rete

Dove ha senso: quando c’è uno spazio da chiudere e non un bordo da proteggere: sottotetti aperti, logge, vani tecnici, un impianto sul tetto da isolare tutto.

È l’unica soluzione che fa da barriera vera e propria, e proprio per questo è la più esigente su dove viene agganciata: a cedere non è quasi mai la rete ma il telaio a cui è attaccata. Su un tetto il lavoro riesce o fallisce lì.

Vedi le reti anti volatili
Primo piano di dissuasori a spillo in acciaio inox montati in fila su una superficie piana2

Gli spilli in acciaio

Dove ha senso: sui punti stretti: la cima del tetto, i bordi in lamiera, i davanzali, i cornicioni, il bordo del comignolo. È la soluzione naturale per le linee di una casa.

Il limite è onesto: gli spilli tolgono l’appoggio finché restano puliti. Sotto foglie, aghi di pino o rametti diventano un pettine che trattiene tutto, e da posto scomodo tornano posto comodo.

Vedi i dissuasori in acciaio
Filo teso su supporti neri lungo il passaggio fra due file di pannelli su un tetto piatto3

FlyAway, il filo teso

Dove ha senso: sulle superfici grandi e sui passaggi lunghi dei tetti piatti, dove una rete sarebbe enorme e ci sono decine di metri da coprire.

Si riconosce dal filo teso su supporti e dalla centralina. È la soluzione che si nota di meno a parità di superficie coperta, ed è anche la soluzione che va controllata più spesso, perché ha una parte elettrica.

Scopri come funziona FlyAway
Dischetti metallici dorati del dissuasore BirdFire fissati in fila sopra un tubo coibentato, su un tetto4

BirdFire, il dissuasore che si vede e si sente

Dove ha senso: sui punti in vista dove non si vuole niente di appuntito né di teso: tubi, canaline, muretti del terrazzo, davanzali che danno su uno spazio dove si vive.

Sono dischetti a vista, quindi vanno montati in ordine o si notano. Il punto debole è il ricambio: la parte attiva si esaurisce e va sostituita, altrimenti resta solo un oggetto sul muro.

Vedi il dissuasore BirdFire
Primo piano del profilo a pettine montato fra il bordo di un pannello solare e le tegole del tetto5

BirdSun, per il bordo dei pannelli solari

Dove ha senso: sull’unico punto che serve davvero sul fotovoltaico: la fessura fra il bordo del pannello e le tegole, cioè la porta d’ingresso dello spazio vuoto sotto.

Si aggancia alla cornice senza forare né il pannello né il tetto, ed è per questo che non tocca la garanzia dell’impianto. Prima di chiudere però lo spazio va svuotato, altrimenti nidi e sporcizia restano sigillati lì sotto.

Vedi la barriera per il fotovoltaico
Dissuasori a spillo in acciaio montati sopra il condizionatore esterno di una casa, con parabola e tetti in tegole sullo sfondo6

La protezione di condizionatori e antenne

Dove ha senso: su condizionatori esterni, pannelli solari termici, parabole e camini di sfiato: le superfici piatte in alto che nessun preventivo «a tetto» conta mai.

Sono cose che seguono altre persone — chi fa la manutenzione del clima, l’antennista — e per questo restano fuori dai lavori. Vanno elencate una per una nel preventivo, o si scopre dopo che erano escluse.

Vedi tutte le soluzioni Birdstop
Su un tetto vero non se ne usa una sola

Nella pratica si combinano: gli spilli sulla cima e sui bordi, la rete su un sottotetto aperto, il profilo sul bordo dei pannelli, il comignolo trattato a parte. La combinazione si decide guardando il tetto, non sfogliando un listino. Il confronto fra le due soluzioni più richieste è in rete antipiccione o dissuasori, e le cifre di partenza le trovi più sotto nella tabella dei costi indicativi.

Fotografie dei nostri cantieri

Com’era e com’è dopo: tre tetti veri

Non rendering, non foto di catalogo: sono scatti fatti dai nostri tecnici sul tetto, prima di cominciare e a lavori finiti. Guarda soprattutto la seconda foto di ogni coppia, perché l’impianto quasi non si vede: è esattamente il punto.

PrimaCanale di gronda di un tetto in tegole sotto una fila di pannelli solari, completamente riempito di detriti scuri, rametti e piume
DopoLo stesso canale di gronda svuotato e pulito, con le tegole del bordo lavate e una fila di supporti neri montati sopra i coppi
Tetto in tegole con impianto fotovoltaico

La grondaia sotto i pannelli

A sinistra il canale di gronda com’era: pieno fino all’orlo di rametti, piume e materiale di nido, con le tegole del bordo incrostate. Non è sporcizia estetica: con il canale così, alla prima pioggia forte l’acqua scavalca e finisce sul muro.

A destra lo stesso punto a lavori finiti. La gronda è stata svuotata e lavata prima di montare qualsiasi cosa, e sopra i coppi si vedono i supporti neri del sistema: bassi, allineati, senza un foro nelle tegole.

PrimaBordo fra i pannelli fotovoltaici e le tegole di un tetto, con sporco e detriti accumulati nella fascia lungo la gronda
DopoLo stesso bordo pulito, con un profilo grigio montato lungo il lato del pannello che chiude la fessura verso le tegole
Fessura fra pannelli e tegole

Il bordo dei pannelli, chiuso

La fessura fra il bordo del pannello e le tegole è la porta d’ingresso dello spazio vuoto sotto l’impianto. Nella foto di sinistra si vede che cosa si accumula lì davanti quando quella porta resta aperta.

A destra il profilo montato lungo tutto il lato del pannello. Si aggancia alla cornice: né il vetro né il tetto vengono forati, ed è per questo che la garanzia dell’impianto non viene toccata.

PrimaSuperficie di moduli fotovoltaici scuri coperta di macchie chiare di guano secco
DopoModuli fotovoltaici puliti, con la superficie uniforme e le cornici in alluminio libere da sporco
Moduli fotovoltaici

Che cosa c’era sopra i moduli

Il guano secco sui moduli non è solo brutto da vedere: è una superficie opaca che resta lì e, con il caldo, si attacca al vetro. Toglierlo tardi costa più fatica che toglierlo subito.

La foto di destra è lo stesso impianto dopo la pulizia, prima del montaggio della barriera. Questo è l’ordine giusto: si pulisce, si lascia asciugare, poi si monta.

Come leggere queste foto. Sono fotografie dei nostri cantieri: la prima è scattata durante il sopralluogo, la seconda a fine lavori. Mostrano com’era e com’è il tetto quando la squadra scende, non che cosa succederà fra cinque anni: quello dipende da quanto quel tetto si sporca e dai controlli. Chiamaci allo 0584 433 198 se vuoi capire a quale di questi tre casi somiglia il tuo.

Due minuti di video

Guarda com’è fatto un impianto montato davvero

Se il tetto è libero

Quanto si nota, in pratica

Nel video si vede com’è fatto un impianto su un tetto di casa e su un terrazzo: il filo, i supporti, la centralina. È la risposta alla prima domanda che fanno tutti al telefono: quanto si vede da sotto.

Scopri come funziona FlyAway
Se sul tetto ci sono i pannelli

Qui si lavora solo sul bordo

Con un impianto fotovoltaico cambia tutto: non si fora, non si incolla sul pannello, si chiude solo la fessura fra il bordo e le tegole. Guardalo se hai i pannelli e ti hanno proposto una rete stesa sopra: quella soluzione ti costa di più e rende l’impianto difficile da pulire.

Vedi la barriera per il fotovoltaico

Hai visto le soluzioni. Ora la domanda è: quale si può fissare sul tuo tetto?

Mandaci due foto — una della cima e della grondaia, una del comignolo o dei pannelli se ci sono. Bastano quelle per dirti quali di queste sei soluzioni si possono davvero montare da te e quali no, ancora prima di parlare di preventivo.

0584 433 198Scrivici dal modulo
Il criterio che elimina metà delle soluzioni

Di che cosa è fatto il tuo tetto? Da qui dipende tutto

Sembra un dettaglio da muratori, e invece è la cosa che taglia fuori metà del catalogo prima ancora di parlare di prezzo. Quando un dissuasore si stacca quasi mai è difettoso: quasi sempre è stato attaccato a qualcosa che non poteva reggerlo. Qui sotto il dettaglio dei quattro casi che hai visto all’inizio.

Tetto di una casa con tegole in cotto, comignolo in muratura e persiane in legno sulla facciata sotto
Un tetto in tegole visto da fuori: sembra una superficie sola, e invece per chi deve montare qualcosa sono tre cose diverse. La parte inclinata, la linea in cima e le lamiere che chiudono i bordi reggono un peso e un fissaggio completamente diversi.
Tetto piatto con superficie chiara uniforme, muretto perimetrale basso e un piccolo camino, con la città e il mare sullo sfondo
Un tetto piatto. Qui il problema si capovolge: c’è tutto lo spazio del mondo per appoggiare qualsiasi cosa, ma non c’è un solo punto dove si possa fare un buco senza rischiare che entri acqua.
  • Tegole e coppi: non si forano. Una tegola è solo appoggiata, non attaccata: se la buchi si crepa e al primo vento forte si sposta. Si lavora invece sulla linea in cima al tetto (dove sotto c’è la malta e quindi una presa vera), sulle lamiere che chiudono i bordi, oppure con staffe che si infilano sotto la tegola e si agganciano alla struttura. Anche la colla, su una tegola porosa e sporca, non tiene: la superficie va pulita prima, altrimenti il lavoro dura una stagione.
  • Tetti piatti con la guaina: ogni buco è una possibile infiltrazione. La guaina è il telo impermeabile che tiene fuori l’acqua, e bucarla per avvitare qualcosa è l’ultima cosa da fare. Restano tre strade: appoggiare basi con un peso che le tiene ferme, incollare con prodotti compatibili con quel tipo di telo, oppure agganciarsi a ciò che è già fissato lì sopra (muretti, basamenti in cemento, supporti degli impianti). Una domanda utile da farsi: se la guaina va rifatta nei prossimi anni, i lavori vanno messi in fila, perché il rifacimento smonta tutto.
  • Lamiera ondulata di capannoni e tettoie: si fissa sulla parte alta dell’onda. Nell’avvallamento scorre l’acqua, quindi un foro lì è un’infiltrazione annunciata; sulla cresta serve comunque una vite con la guarnizione. C’è una seconda cosa che si scopre tardi: con il caldo la lamiera si allunga, quindi sui tratti lunghi servono giunti, altrimenti d’estate il sistema si storce. Se il tuo caso è questo, il discorso completo è in reti anti volatili su capannoni.
  • Pannelli solari: non si tocca né il vetro né la cornice. Forare o incollare sul pannello fa decadere la garanzia dell’impianto. Lo spazio vuoto sotto i pannelli, dove i piccioni entrano e fanno il nido, si chiude solo dal bordo con un profilo che si aggancia alla cornice. È il caso più frequente sui tetti di casa degli ultimi anni: i dettagli sono in piccioni sotto i pannelli fotovoltaici, e la parte sulla garanzia in piccioni e garanzia dei pannelli.

La domanda da fare a chi viene a vedere il tetto. Non «che sistema mi consiglia», ma «dove lo fissa, e come». Se la risposta è vaga, sarà vago anche il preventivo, e le sorprese arrivano il giorno del montaggio. Che cosa dovrebbe guardare un tecnico durante il sopralluogo lo trovi in il sopralluogo antipiccioni.

La mappa vera del tetto

I piccioni non stanno sulla parte inclinata: stanno dove è piatto

«Quanto costa proteggere il tetto?» è una domanda a cui nessuno può rispondere, perché nessuno protegge un tetto intero. Si proteggono i punti piatti, e su una casa normale sono sei o sette. Si contano a metri, e si vedono anche da terra: prova a guardarli adesso, prima di chiedere un preventivo.

Bordo superiore di un edificio con una fila di dissuasori a spillo su un tratto e alcuni piccioni appoggiati sul tratto rimasto libero accanto
La foto che spiega tutto l’articolo: gli spilli sono stati montati su un tratto, e i piccioni si sono spostati su quello accanto, mezzo metro più in là. Il dissuasore ha fatto il suo lavoro; a sbagliare è stato chi ha deciso dove fermarsi.
Comignolo in muratura con cappello di metallo, visto dal basso sopra il tetto
Il comignolo è il punto più alto e più caldo della casa, ha un piano orizzontale sopra e un riparo sotto il cappello. Per un piccione è il posto migliore che ci sia, ed è anche la voce che manca più spesso nei preventivi.
  • La linea in cima al tetto. Dritta, orizzontale, con vista su tutto il quartiere: è il posto numero uno. È anche il più semplice da sistemare, perché sotto c’è una presa solida.
  • La grondaia. Piatta, riparata dal vento e con l’acqua a disposizione. Qui il guaio peggiore arriva dopo: rametti e piume finiscono nel canale e lo intasano.
  • Il comignolo e i camini di sfiato. Piano sopra, riparo sotto il cappello, calore che sale d’inverno. Se resta scoperto, tutto il resto del lavoro serve a poco.
  • Abbaini, lucernari e finestre da tetto. Creano angoli riparati e superfici piatte a metà tetto. Sono anche i punti da cui il rumore entra in casa alle cinque del mattino.
  • Le lamiere che chiudono i bordi e il raccordo con i muri. Sono strisce piatte larghe pochi centimetri: sembrano trascurabili e invece, dopo la cima del tetto, sono il posto più usato.
  • Antenne, parabole e condizionatori. Superfici piatte in alto, spesso vicino a una finestra. Sul condizionatore c’è un articolo tutto suo: piccioni sull’unità esterna.
  • Il bordo dei pannelli solari, e lo spazio sotto. Se hai un impianto sul tetto, l’intercapedine fra i pannelli e le tegole è una nicchia riparata e in ombra: lì i piccioni non si fermano soltanto, ci fanno il nido.

Attenzione a questa cosa, perché è quella che fa rifare i lavori. Se ne proteggi cinque su sette il risultato non assomiglia a «quasi risolto»: si spostano tutti sui due rimasti. Succede così spesso che ci abbiamo scritto un articolo, effetto trasloco, ed è la ragione numero uno per cui certi interventi si pagano due volte.

Prima di ordinare qualcosa online

Quattro scorciatoie che alla fine fanno spendere il doppio

Non sono errori da sprovveduti: sono le quattro cose che farebbe chiunque, per fretta o per risparmiare. Tre costano soldi. La prima costa molto di più.

Salire con la scala appoggiata alla grondaia

È la prima causa di incidente grave legata a questo problema. Un tetto in tegole bagnato, o coperto di guano, è scivoloso come il ghiaccio; la scala appoggiata al bordo parte di lato e si cade da oltre due metri. Chi lo fa di mestiere sale con l’imbracatura e un punto a cui agganciarsi.

Incollare i dissuasori sopra il guano

La colla ha bisogno di una superficie pulita e asciutta per attaccarsi. Messa sopra lo sporco si incolla al guano e non al tetto: regge qualche mese, poi si stacca portandosi via la crosta. Prima si pulisce, si lascia asciugare e solo dopo si monta.

Farsi fare il prezzo a metro quadro invece che a metro

I preventivi che quotano «il tetto» a superficie sbagliano quasi sempre in tutte e due le direzioni: gonfiano la parte inclinata, che non va protetta, e si dimenticano comignolo, abbaini e bordi, che invece vanno protetti. Il conto giusto si fa a metri, punto per punto.

Chiudere un nido che ha ancora le uova dentro

Con uova o piccoli dentro la scorciatoia si trasforma in un problema in più: gli uccelli selvatici sono protetti dalla legge e i permessi li dà la Regione, sentito l’ISPRA. Che cosa si può fare davvero, senza giri di parole, è scritto in nido di piccioni: cosa fare.

Quattro situazioni viste da vicino

Com’è fatto un tetto quando ci sali sopra

Da terra un tetto sembra una superficie liscia. Da vicino è una serie di piani, bordi e nascondigli, e ognuno pone una domanda diversa a chi deve montare qualcosa.

Nido di rametti con due uova appoggiato sulla ghiaia di un tetto piatto, con il muretto e la città sullo sfondo
Un nido con le uova su un tetto piatto. Spiega bene perché il momento conta quanto la soluzione: da qui in avanti su quel punto non si tocca più niente finché i piccoli non se ne sono andati.
Due file di dissuasori a spillo in acciaio montate sopra un condizionatore esterno, fra parabole e tetti in tegole
Il piano sopra un condizionatore, protetto con due file di spilli. Una fila sola su una superficie larga non basta: il piccione si mette nello spazio libero fra la fila e il bordo opposto.
Tecnico con casco e imbracatura di sicurezza al lavoro su un tetto piatto, con un tubo di aspirazione in mano
Chi ci sale lo fa con l’imbracatura e un punto a cui agganciarsi. Non è burocrazia ma la ragione per cui in preventivo compare una voce «accesso e sicurezza», ed è anche il motivo per cui non ci si sale da soli.
Passerella metallica sul tetto di un capannone completamente ricoperta di guano secco
Guano accumulato su un camminamento di metallo. Su una superficie così, appena si bagna, si scivola: è il punto in cui il problema smette di essere una questione di sporco e diventa un rischio per chi ci deve passare.
Le due voci che nei preventivi bassi non ci sono

Si svuota la grondaia, e non ci si sale da soli

Se stai confrontando due preventivi e uno costa molto meno, quasi sempre la differenza è qui dentro. Nessuna delle due voci si può saltare.

  • Rametti e piume nella grondaia diventano presto un problema d’acqua. Il materiale dei nidi, insieme al guano, tappa il canale e il tubo di scarico; alla prima pioggia forte l’acqua trabocca sul muro, e l’umidità che arriva dopo costa molto più della pulizia. Va tolto prima di montare qualsiasi cosa, non dopo.
  • Il guano si toglie prima, e non a secco. Spazzare o soffiare via lo sporco secco alza polvere che poi si respira: la rimozione si fa bagnando prima e aspirando, con le protezioni giuste. Come funziona nel dettaglio è in bonifica e pulizia del guano; se il tetto è di un’azienda serve anche guano e sicurezza sul lavoro.
  • Il materiale tolto dal tetto è un rifiuto e va smaltito. Come vada classificato dipende dal caso e va verificato con chi si occupa di questi adempimenti; la cosa pratica che ti riguarda è una sola: fatti dare copia del documento di smaltimento, perché davanti a un controllo la domanda arriva a chi ha ordinato il lavoro.
  • Salire su un tetto è un lavoro in alto, con regole precise. Serve un punto a cui agganciarsi, un’imbracatura e qualcuno che sappia usarla; su un tetto in tegole bagnato o sporco non ci si tiene in piedi. In un preventivo serio questa parte ha un costo scritto (ponteggio, piattaforma, linea vita): se non c’è, vuol dire che qualcuno pensa di salire con una scala.

Il momento in cui l’anti piccioni costa meno. Pulizia e montaggio hanno in comune la parte più cara del lavoro, cioè il modo di arrivare là sopra: montare due volte lo stesso ponteggio a mesi di distanza significa pagarlo due volte. Se in questo periodo è già previsto un intervento sul tetto per altri motivi — rifare le tegole, tinteggiare, installare un impianto — conviene farlo adesso.

Come lavoriamo

Dal sopralluogo al controllo, in 4 passi

Il passo che cambia il risultato è il primo, e non dura più di mezz’ora: capire su che cosa si sta lavorando prima di decidere che cosa montare.

Passo 1

Saliamo a guardare il tetto, non a contare i piccioni

Il sopralluogo serve a capire di che cosa è fatta la copertura, come sono fissate le lamiere dei bordi, dove si può forare e dove no. Da qui esce l’elenco dei punti da proteggere, misurati a metri: cima del tetto, grondaia, comignolo, abbaini, bordi, impianti.

Passo 2

Prima si toglie tutto lo sporco

Rametti e piume dalla grondaia, guano dagli accumuli, spazio sotto i pannelli svuotato. Si fa bagnando e aspirando, mai a secco, e si fotografa: dopo il montaggio nessuno vede più che cosa c’era sotto.

Passo 3

Si monta con il fissaggio che quel tetto sopporta

Staffe sotto la tegola o presa sulla cima in muratura, basi appesantite o aggancio a ciò che è già fissato sul tetto piatto, viti sulla parte alta dell’onda sulla lamiera, aggancio alla cornice sui pannelli. Stessa soluzione, montata in quattro modi diversi.

Passo 4

Si fissa la data del controllo, perché un tetto si sporca

Foglie nella grondaia, aghi di pino sugli spilli, un tratto che si allenta dopo il primo inverno: sono le cose che fanno smettere di funzionare anche un impianto montato bene. La visita di controllo si mette in agenda alla consegna, non quando il problema torna.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore fa notare che un tetto non è un ambiente solo, ma tanti piccoli ambienti diversi, e che il piccione li distingue molto meglio di chi progetta l’intervento. La cima esposta al vento, la grondaia riparata, l’ombra sotto un pannello e il piano caldo del comignolo hanno temperatura, esposizione e disturbo differenti: per questo lo stesso gruppo di uccelli usa punti diversi per riposare di giorno, per dormire la notte e per fare il nido. Proteggerne uno solo cambia semplicemente l’uso degli altri due.

La seconda cosa riguarda ciò che resta sul tetto dopo che i piccioni se ne sono andati. Nel guano accumulato e nei nidi si sviluppano piccoli parassiti che restano vivi anche quando gli uccelli non ci sono più e vanno a cercare un altro ospite; insieme a loro c’è una parte microbiologica che si solleva con la polvere se si pulisce a secco. È la ragione tecnica per cui la pulizia viene prima del montaggio e si fa bagnando e aspirando: non è una questione di ordine ma di che cosa si mette in circolo mentre si lavora.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Le stesse squadre che salgono sui tetti degli stabilimenti

I tetti più difficili sono quelli industriali: lamiera, impianti dappertutto, accessi regolati da permessi. Su un tetto di casa salgono le stesse persone, con lo stesso modo di lavorare. I marchi sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.

Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

Per un lavoro sul tetto la riga che conta è la ISO 45001, che riguarda la sicurezza di chi lavora in alto. Accanto, la UNI EN 16636 certifica l’azienda che fa questo mestiere e la ISO 14001 riguarda il modo in cui viene smaltito il materiale tolto dal tetto.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Quanto costa

Da quanto si parte: i costi indicativi

Non sono prezzi di listino e non sostituiscono un preventivo: sono i punti di partenza, cioè la cifra più bassa di ogni fascia. Su un tetto il prezzo finale lo decidono due cose che si vedono solo salendo: quanti metri di punti piatti ci sono davvero, e quanto è complicato arrivarci.

InterventoQuando si usaPunto di partenza
Se si tratta di casa: un punto, un balcone, un terrazzo
Balcone o terrazzo fino a 4 mqUn solo punto: un davanzale, il muretto del balcone, il piano sopra il condizionatore.500 €
Terrazzo da 4 a 10 mqUn terrazzo di media grandezza, oppure il giro completo di un abbaino con i suoi bordi.900 €
Terrazzo da 10 a 20 mqUn tetto piatto di casa, oppure più punti sistemati nello stesso intervento.1.400 €
Le singole soluzioni
BirdFire
dissuasore che si vede e si sente
Punti in vista dove non si vuole niente di appuntito: muretti, tubi, davanzali. Si conta a metri.da 500 €
FlyAway
filo teso su supporti, con centralina
Superfici grandi e passaggi lunghi, dove una rete sarebbe sproporzionata.da 2.800 €
BirdSun
profilo sul bordo dei pannelli
Impianto fotovoltaico sul tetto, 10-20 mq. Sale a 2.300 € fra 20 e 30 mq e a 2.600 € fra 30 e 50.da 1.900 €
Costi che si aggiungono
Accesso con piattaforma aereaQuando non si arriva sul tetto dall’interno, o non ci si può camminare sopra.+ 200 €
Bonifica del guanoDipende da quanto ce n’è e da dov’è: non si può stabilire senza vedere.a preventivo

Come leggere questa tabella

  • Tutti i valori sono IVA esclusa.
  • È un punto di partenza, non un prezzo. Ogni cifra indica il livello più basso della fascia, non il costo tipico.
  • La voce che pesa di più è come si arriva là sopra. Su un tetto ponteggio o piattaforma possono costare più del materiale montato.
  • La soluzione giusta non è la più cara. Su un solo punto bastano poche decine di euro al metro, e mettere qualcosa di sovradimensionato non protegge di più.

Per una cifra riferita al tuo edificio usa il configuratore online oppure chiama lo 0584 433 198. Che cosa fa salire o scendere un preventivo è spiegato in quanto costa allontanare i piccioni.

Le domande che ci fanno al telefono

Le domande più frequenti sui piccioni sul tetto

Qual è il miglior anti piccioni per il tetto?

Non ce n’è uno migliore in assoluto: c’è la soluzione che si riesce a fissare sul tuo tetto. Sulle tegole si lavora sulla cima, sui bordi in lamiera e sotto le tegole stesse, senza forarle; su un tetto piatto con la guaina si evita di fare buchi; sulla lamiera ondulata si avvita solo sulla parte alta dell’onda; sui pannelli solari non si tocca né il vetro né la cornice e si chiude il bordo. Il prodotto si sceglie dopo aver risposto a questa domanda.

Posso montare i dissuasori da solo?

Il pezzo in sé si monta. Il problema è salire: un tetto in tegole bagnato o sporco di guano è scivoloso, e la scala appoggiata alla grondaia scappa di lato. È un lavoro in alto, che si fa con imbracatura e un punto a cui agganciarsi. Sul balcone, dove si lavora con i piedi per terra, il discorso cambia: trovi tutto in come allontanare i piccioni dal balcone.

Perché i dissuasori che ho già non hanno funzionato?

Le tre cause sono quasi sempre le stesse: sono stati montati solo su una parte dei punti piatti e i piccioni si sono spostati sugli altri; sono stati incollati sopra il guano e si sono staccati; oppure si sono riempiti di foglie e non tolgono più l’appoggio. L’elenco completo degli errori è in dissuasori che non funzionano.

Si può forare una tegola per fissare qualcosa?

Meglio di no. La tegola è appoggiata, non fissata: se la buchi la indebolisci e si crepa, e si sposta al primo vento forte o al primo intervento sul tetto. Si usano invece staffe che passano sotto la tegola e si agganciano alla struttura, oppure si lavora sulla cima del tetto e sulle lamiere dei bordi, che una presa solida ce l’hanno.

Il mio tetto è piatto con la guaina: dove si fissa?

Il meno possibile. Ogni buco nella guaina è un punto da cui può entrare acqua, quindi si usano basi tenute ferme da un peso, colle compatibili con quel tipo di telo, oppure ci si aggancia a ciò che è già fissato là sopra: muretti, basamenti in cemento, supporti degli impianti. Vale la pena sapere anche se la guaina va rifatta a breve, perché il rifacimento smonta tutto.

Ho i pannelli solari sul tetto: cambia qualcosa?

Cambia il punto su cui si interviene. Il problema non è la superficie dei pannelli, ma lo spazio vuoto sotto, dove i piccioni entrano e fanno il nido al riparo. Si chiude la fessura tutto intorno con un profilo agganciato alla cornice, senza forare né il pannello né il tetto, e prima di chiudere si svuota. Il quadro completo è in piccioni sotto i pannelli fotovoltaici.

Ogni quanto va controllato?

Dipende da dove sei, e la cosa che conta non è il tempo che passa ma quanta roba arriva su quei punti. Un tetto sotto un pino o vicino ad alberi alti si riempie di aghi e foglie molto più in fretta di uno esposto. Il metodo pratico: guarda la grondaia. Se si sta riempiendo lei, si stanno riempiendo anche gli spilli. Su quanto durano nel tempo c’è quanto durano i dissuasori.

Il tetto è condominiale: chi decide e chi paga?

Nella grande maggioranza dei casi il tetto è una parte comune, quindi decide l’assemblea e la spesa si divide fra i condomini; le eccezioni dipendono da come è scritto il regolamento e da chi ha l’uso esclusivo di eventuali terrazzi. La parte pratica — maggioranze, convocazione, come si divide la spesa — è in piccioni in condominio.

Raccontaci com’è fatto il tetto, non quanti piccioni ci sono

Di che materiale è, quali sono i punti dove si fermano, se ci sono pannelli o condizionatori e come si arriva là sopra: sono le quattro cose che trasformano un «dipende» in un numero. Se hai già un preventivo, mandalo: ti diciamo quali voci funzionano sul tuo tetto e quali no.

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Scrivici di che materiale è il tetto, se ci sono pannelli solari o condizionatori, e se la casa è tua o in condominio. Se puoi allega due foto: una della cima del tetto e della grondaia, una del punto che ti dà più fastidio. Con quelle si capisce già molto prima ancora di salire.

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