Il gufo di plastica qualcosa fa. Poi il piccione capisce che non succede niente.

Chi compra un gufo finto, appende due CD alla ringhiera o attacca la scatoletta a ultrasuoni non è ingenuo: costano poco, sembrano ragionevoli e all’inizio un effetto ce l’hanno. Il problema arriva dopo, ed è sempre lo stesso. Qui c’è scritto perché succede, che cosa dicono per esteso i manuali tecnici e i piani di controllo pubblici, e da che punto in poi continuare a comprare rimedi è solo un modo di rimandare.

«little or no effect»il giudizio del manuale universitario americano su modelli di gufo, bandiere, palloni e serpenti di gomma, tutti nella stessa riga
«si abituano»le parole con cui il piano di controllo della Regione Veneto spiega perché l’efficacia cala nel tempo
ultrasuonil’unica voce dell’elenco che la letteratura non discute: la dà per inefficace sugli uccelli
Gufo finto di plastica all’estremità di un parapetto con tre piccioni posati tranquilli sullo stesso parapetto, sopra i tetti di un quartiere italiano
La scena che ci descrivono al telefono quasi tutte le volte: il gufo c’è, i piccioni pure, a un metro di distanza. Non è che il gufo sia fatto male. È che ha smesso di dire qualcosa.

Risposta rapida

I piccioni non hanno paura di una sagoma ferma: hanno paura di ciò che si muove in modo imprevedibile e che ogni tanto fa male davvero. Un gufo di plastica, un CD appeso, un pallone con l’occhio dipinto e una scatoletta a ultrasuoni non hanno né l’una né l’altra caratteristica, quindi l’effetto — quando c’è — dura il tempo che serve all’animale per verificare che non succede niente. Si chiama assuefazione, e non è un’opinione dei disinfestatori: sta scritta nei manuali tecnici e nei piani di controllo delle Regioni. L’unica cosa a cui un piccione non può abituarsi è lo spazio che non c’è più: se l’appoggio è stato tolto, non resta niente a cui fare l’abitudine.

Il meccanismo

4 ragioni per cui l’effetto svanisce, e non torna

L’assuefazione non è pigrizia dell’animale: è un modo di risparmiare energie. Uno stimolo che si ripete uguale e non porta mai conseguenze smette di meritare una reazione. Detto in altri termini: il gufo non perde efficacia perché si consuma, la perde perché il piccione impara. E una volta imparato, non disimpara mettendone un secondo.

Gufo finto di plastica sul colmo di un tetto accanto a un impianto fotovoltaico, con tre piccioni posati sulle tegole a poca distanza1

Una sagoma ferma non è un predatore

Un rapace vero si muove, vira, ogni tanto prende qualcosa. Il gufo di plastica sta lì. Il primo giorno il piccione gli gira largo, il secondo si posa dieci metri più in là, il terzo si posa accanto. Non è diventato furbo: sta raccogliendo informazioni, e l’informazione è sempre la stessa.

Fila di piccioni posati per la notte sul cornicione di un edificio, con colature di guano sulla facciata sotto2

Quel posto lo conosce da prima di te

Un cornicione dove una colonia dorme da stagioni non è un posto qualsiasi: è il dormitorio. Quanto vale per l’animale va confrontato con il fastidio di un CD che gira quando c’è vento. Il confronto lo vince il cornicione, e lo vince sempre.

Finestrella di sottotetto rimasta aperta sotto la gronda in legno di un edificio, varco di accesso per i piccioni3

Dietro il varco c’è qualcosa che vale di più

Se sotto il tetto c’è un vano asciutto e riparato, quello è un sito di nidificazione: si allevano i piccoli, si sta al caldo d’inverno. Nessun oggetto appeso fuori compete con una cosa così. È il motivo per cui i manuali mettono l’eliminazione dei siti prima di qualsiasi dissuasione.

Decine di colombi a terra in una piazza cittadina davanti a un edificio monumentale e a una panchina4

Se ci sono già altri piccioni, il posto è sicuro

I colombi si fidano dei propri simili più di quanto diffidino di una sagoma. Dove uno stormo mangia tranquillo, un gufo di plastica è rumore di fondo. È anche il motivo per cui lo stesso rimedio dà risultati diversi su un balcone isolato e su una facciata dentro una colonia già insediata.

Uno per uno

6 rimedi, e che cosa se ne dice nei documenti tecnici

Su questa pagina non trovate «dura tre giorni» o «dura due settimane»: quei numeri girano molto in rete e nessuno li ha misurati. Trovate invece che cosa dicono, alla lettera, un manuale universitario, un piano di controllo regionale e una rassegna scientifica — e che cosa vediamo noi quando saliamo a guardare dopo che il rimedio è stato messo.

Piccione posato sulla testa di un gufo finto di plastica, davanti alla facciata sfocata di un palazzo1

Il gufo finto

È il rimedio più venduto e quello con il giudizio tecnico più netto: il manuale di riferimento americano lo mette nella stessa riga di bandiere, palloni e serpenti di gomma, con un effetto «scarso o nullo». Non esiste una versione migliore da comprare, perché il limite non è la qualità della sagoma: è che è una sagoma.

CD argentato appeso con uno spago alla ringhiera di un balcone, con un piccione posato sul corrimano poco sopra2

CD, nastri e strisce riflettenti

Riflettono, girano, tintinnano — quando c’è vento. Nelle giornate ferme non fanno niente, e l’animale se ne accorge in fretta. Restano appesi per anni sui balconi, ingrigiti, con lo sporco sotto: sono la prova più visibile che il problema non si è risolto, solo che è passata la voglia di guardarlo.

Pallone dissuasore giallo con l’occhio dipinto, sgonfio e impolverato, appeso sotto la gronda di un edificio3

Palloni con l’occhio e spaventapasseri

Compaiono anche nei piani di controllo pubblici come strumenti ammessi, ma sempre con la stessa avvertenza: buoni risultati nel breve periodo, poi l’efficacia scende perché gli animali si abituano. Lasciarli su tutto l’anno è il modo migliore per farglieli imparare in anticipo e non averli quando servono.

Dispositivo a ultrasuoni con pannellino solare su un davanzale in pietra, con un piccione posato a pochi centimetri4

Ultrasuoni e scatolette sonore

È l’unica voce dell’elenco su cui non c’è discussione. Il manuale sui colombi lo scrive senza sfumature: il suono ad alta frequenza, non udibile dall’uomo, non è efficace sui piccioni. Una rassegna della letteratura sui dispositivi di dissuasione arriva alla stessa conclusione per gli uccelli in generale.

Cordoli di gel repellente ormai secchi e crepati lungo il profilo in alluminio di un pannello fotovoltaico5

Gel e paste repellenti

Agiscono per contatto, quindi solo dove sono. Se non si tratta ogni superficie di quel punto gli animali si spostano su quella accanto, e nel frattempo il prodotto invecchia, raccoglie polvere e cola sulla facciata. Su una pietra o un intonaco storico il residuo è spesso più difficile da togliere del guano.

Barra di dissuasori ad aghi con la base scollata e sollevata dal bordo in cemento di un cornicione6

Aghi comprati online e incollati

I dissuasori a spillo funzionano davvero, ma sono un sistema fisico e non uno spaventapasseri: dipendono tutti dalla continuità della posa e dalla tenuta del fissaggio. Una barra incollata con il silicone sbagliato si solleva in una stagione, e da quel momento quel tratto è di nuovo un appoggio comodo.

Una precisazione che ci teniamo a fare. Nessuno di questi oggetti è una truffa e nessuno è illegale. Sono strumenti pensati per tenere lontani gli uccelli da un campo per qualche settimana, non per liberare una facciata da una colonia che ci vive. Usati per quello che sono, hanno un senso; usati al posto di un intervento, spostano solo la spesa in avanti.

Dove sta scritto

6 passaggi che potete leggere voi stessi

Su questo argomento si trova di tutto, quasi sempre senza una fonte. Qui sotto ci sono i testi originali, con il capitolo e il link: due manuali tecnici, una rassegna scientifica e un piano di controllo di una Regione italiana. Le citazioni sono riportate alla lettera, con la traduzione fra parentesi dove l’originale è in inglese.

FonteChe cosa dice, alla letteraChe cosa significa per teLink
Williams & Corrigan, Pigeons (Rock Doves), 1994
The Handbook: Prevention and Control of Wildlife Damage, University of Nebraska–Lincoln — sezione Frightening
«Revolving lights, waving colored flags, balloons, rubber snakes, owl models, and other devices likewise have little or no effect.»
«Luci rotanti, bandiere colorate, palloni, serpenti di gomma, modelli di gufo e altri dispositivi hanno parimenti un effetto scarso o nullo.»
Il gufo finto non è trattato come un caso a parte: sta nella stessa riga di tutti gli altri oggetti che imitano un pericolo senza esserlo. Non c’è un modello migliore da cercare.fonte
Williams & Corrigan, 1994
stessa fonte, sezione Frightening
«High-frequency (ultrasonic) sound, inaudible to humans, is not effective on pigeons.»
«Il suono ad alta frequenza (ultrasuoni), non udibile dall’uomo, non è efficace sui piccioni.»
Non «funziona poco»: non è efficace. È l’unica voce dell’elenco su cui la fonte non lascia margini, ed è anche quella su cui si spende di più online.fonte
Williams & Corrigan, 1994
stessa fonte, sezione Habitat Modification
«Elimination of feeding, watering, roosting, and nesting sites is important in long-term pigeon control.»
«L’eliminazione dei siti di alimentazione, abbeverata, posa e nidificazione è importante nel controllo dei piccioni sul lungo periodo.»
La frase che ribalta il problema: nel lungo periodo non conta che cosa si appende, conta che cosa si toglie. Cibo, acqua, posatoi e siti di nidificazione — in quest’ordine.fonte
Regione del Veneto — Piano di controllo del Colombo di città
Allegato A alla DGR n. 971/2021, par. 5.1.1
«fornisce buoni risultati solo nel breve termine (primi tempi successivi all’utilizzo). Infatti successivamente l’efficacia diminuisce progressivamente perché gli animali si abituano»Non è un’opinione commerciale: è un atto amministrativo di una Regione italiana che, sui colombi, mette per iscritto il limite temporale della dissuasione e la sua causa.fonte
Regione del Veneto — stesso piano
Allegato A alla DGR n. 971/2021, par. 5.2.1
«Queste azioni non presentano alcun effetto preventivo per cui l’attivazione anticipata rispetto all’epoca in cui avviene il danno produce l’unico effetto di assuefare con anticipo gli uccelli perdendo così efficacia quando serve»Spiega perché lasciare il gufo sul terrazzo tutto l’anno è peggio che non metterlo: l’abitudine si forma prima, e quando arriva il periodo critico lo strumento non dice più niente.fonte
Gilsdorf, Hygnstrom, VerCauteren, 2002
Use of Frightening Devices in Wildlife Damage Management, Integrated Pest Management Reviews 7: 29–45
«Ultrasonic frightening devices are ineffective in repelling birds and mammals whereas other devices offer some protection.»
«I dispositivi a ultrasuoni sono inefficaci nel respingere uccelli e mammiferi, mentre altri dispositivi offrono una qualche protezione.»
Una rassegna della letteratura scientifica, non un singolo esperimento. Conferma il manuale sui colombi e aggiunge un dato utile: gli altri dispositivi qualcosa fanno, ma dentro un sistema, non da soli.fonte

Due avvertenze oneste. Il manuale statunitense è del 1994 e ragiona su un contesto nordamericano: resta il riferimento tecnico più citato sul colombo urbano, ma non è un testo di legge. Il piano veneto, dal canto suo, parla anche di danni alle colture e non solo di edifici. Li citiamo perché sono documenti pubblici e verificabili, non perché risolvano ogni caso: il vostro edificio va comunque guardato.

Autodiagnosi in due minuti

7 segnali che il rimedio ha già smesso di funzionare

Non serve salire sul tetto. Sono cose che si vedono dalla finestra di casa o dal cortile, e che diciamo al telefono a chi ci chiama per capire a che punto siamo. Se ne riconoscete tre, la fase dei rimedi è finita da un pezzo.

  • Sul dissuasore c’è il guano. È il segnale più chiaro di tutti: il gufo, il pallone o la scatoletta non sono più un ostacolo, sono un posatoio. A quel punto l’oggetto sta peggiorando la situazione, perché aggiunge una superficie comoda dove prima non c’era.
  • Si posano a meno di due metri e non si spostano se apri la finestra. La distanza di fuga è la misura più onesta del disturbo che il vostro edificio produce. Se si è accorciata, sono passati dall’essere di passaggio all’essere di casa.
  • I CD sono ancora appesi ma sotto c’è più sporco di prima. Il rimedio non è caduto, non si è rotto, è ancora lì: semplicemente non conta più niente. Continuare a guardarlo dà la sensazione di aver fatto qualcosa.
  • Sul balcone o in gronda trovi steli, paglia, rametti. Non è sporcizia portata dal vento: è materiale da nido. Da qui in avanti non state più scoraggiando una sosta, state cercando di interrompere una riproduzione — ed è un’altra cosa, anche dal punto di vista di quello che si può fare.
  • Al mattino li senti tubare, non solo li vedi passare. Il verso è territoriale e nuziale. Vuol dire che quel punto è stato scelto, non attraversato.
  • Il guano non è più sparso: è in colate, sempre negli stessi due o tre punti. Le colate si formano dove si dorme, notte dopo notte. Sparso vuol dire passaggio, concentrato vuol dire residenza.
  • Hai già cambiato rimedio due volte in una stagione. Questo è un segnale sul metodo, non sugli animali: se il secondo tentativo è nato dal fallimento del primo e il terzo dal secondo, il problema non è quale oggetto scegliere.

Se dovete guardarne uno solo, guardate il primo: il guano sopra al dissuasore. È il momento esatto in cui l’oggetto ha cambiato mestiere, e da quel giorno ogni euro speso in un rimedio nuovo è un euro tolto alla soluzione.

Raccontaci che cosa hai già provato

Non serve che sia una lista ordinata: bastano il tipo di edificio, i punti dove si posano e che cosa avete messo finora. In una telefonata si capisce se siamo davanti a un passaggio da scoraggiare o a una colonia già insediata, e sono due lavori diversi.

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Da evitare

4 reazioni istintive che peggiorano le cose

Sono le quattro che ci vengono raccontate più spesso quando arriviamo, sempre con la stessa frase: «avevo provato anche a…». Nessuna nasce da superficialità: nascono dal fatto che l’alternativa sembrava non fare niente.

Aggiungere un secondo rimedio sopra il primo

Due sagome non fanno il doppio della paura: fanno due sagome a cui abituarsi. È la spesa più frequente e la meno utile, e ha anche un costo nascosto — ogni oggetto in più è un appoggio in più da pulire.

Usare veleni, esche o rimedi «della nonna» ingeriti

Spargere sostanze o alimenti trattati non è una scorciatoia: è un rischio per cani, gatti, bambini e per le specie protette che frequentano lo stesso cornicione. Alcune pratiche che girano in rete — il riso crudo su tutte — non hanno nemmeno il fondamento biologico che si racconta.

Buttare giù il nido se dentro c’è qualcosa

Con uova o piccoli non si tocca, e non è un cavillo: è il punto in cui un problema di manutenzione diventa un problema di responsabilità. Si aspetta l’involo, si documenta, e si chiude l’accesso quando il nido è vuoto — che è anche l’unico momento in cui chiuderlo serve davvero.

Lavare il guano secco a getto d’acqua

Il getto solleva polvere e frammenti e li porta dove prima non c’erano, dentro casa compresa. Il guano stratificato si tratta umido e con le protezioni, non con l’idropulitrice presa in prestito: è il punto in cui il fai da te smette di essere una questione di risultato e diventa una questione di salute.

Su nidi, uova e specie protette abbiamo scritto due pagine apposta, perché l’argomento non sta in un riquadro: nido di piccioni, cosa fare e uova di piccione, si possono togliere.

Guarda la differenza

Che aspetto ha uno stimolo che non diventa abitudine

Il laser automatico

Perché il fascio non si «impara» come una sagoma

Il raggio si muove, cambia percorso e lavora a fasce orarie, quindi non è mai la stessa cosa due sere di seguito. Nel video si vede su una superficie ampia, dove attrezzare ogni singolo appoggio non starebbe in piedi come costo. Va programmato, non solo appeso: è la differenza principale con tutto ciò che c’è in questa pagina.

Come funziona il BirdLaser
Case e terrazzi

La versione domestica del «togliere l’appoggio»

Un balcone, un parapetto, un terrazzo: niente punte a vista, niente oggetti appesi, un filo che rende scomodo posarsi. È l’alternativa concreta al gufo di plastica per chi il gufo l’ha già comprato e non ha funzionato.

La pagina del FlyAway
Il criterio

Contro l’abitudine funzionano due cose sole

Messa così, la scelta si semplifica parecchio. O si toglie all’animale la possibilità fisica di stare in quel punto — e allora non c’è niente a cui abituarsi — oppure lo stimolo cambia nel tempo e non diventa mai prevedibile. Tutto il resto è una sagoma con un nome diverso.

Prima strada

Togliere lo spazio o rovinare l’appoggio

È la strada che i manuali mettono per prima: eliminare posatoi e siti di nidificazione. Una rete chiude un volume e toglie anche il nido; le punte e i fili rendono scomodo un cornicione; cambiare l’inclinazione di una superficie la rende inutilizzabile. Non c’è una curva di efficacia che scende, perché non c’è nessuna informazione da imparare: quel posto semplicemente non è più disponibile.

  • Regge nel tempo, ma solo se la posa è continua: un varco lasciato aperto vale come non aver fatto niente.
  • Va manutenuta: le punte si riempiono, i fissaggi invecchiano, le reti si allentano.
  • È l’unica che risolve il caso peggiore, cioè quando ci nidificano dentro.
Seconda strada

Uno stimolo che cambia, non che si ripete

La rassegna scientifica lo dice in una riga: i dispositivi di dissuasione rendono di più dentro un sistema che da soli. Un laser che varia percorso e orario, un impianto sonoro che alterna richiami invece di ripetere sempre lo stesso, una presenza reale come la falconeria: in tutti e tre i casi ciò che il piccione registra non è mai identico al giorno prima, e l’abitudine si forma molto più lentamente.

  • Non è «installa e dimentica»: va programmata e ricalibrata, altrimenti torna a essere uno stimolo fisso.
  • Copre superficie invece che punti, quindi rende dove attrezzare ogni metro non sta in piedi come costo.
  • Da sola non chiude un varco: dove c’è un nido serve comunque la prima strada.

Nella pratica quasi nessun edificio si risolve con una sola delle due. Si toglie lo spazio dove il volume è chiudibile e si copre con un sistema attivo dove non lo è — e la parte difficile del lavoro è decidere dove passa il confine, non scegliere la marca.

Le alternative vere

6 sistemi, ognuno con il suo limite scritto

Dopo aver detto che cosa non funziona è giusto dire che cosa proponiamo, e dirlo con i difetti. Nessuno di questi sistemi «risolve tutto»: ognuno è adatto a un tipo di appoggio e ha una cosa che, se nessuno la controlla, lo fa smettere di lavorare. La riga in corsivo di ogni scheda è proprio quella.

Micropunte in acciaio inox installate sul bordo superiore di un’unità esterna1

BirdTikol

Dove ha senso: cornicioni, marcapiani, davanzali e mensole: i piani orizzontali stretti su cui si posano e da cui parte la colata.

Acciaio inox, poco visibile a distanza, nessuna parte da alimentare. Il limite onesto: si riempie di detriti e di guano se nessuno ci sale a controllare, e a quel punto diventa un appoggio.

Vedi la pagina del sistema
Rete anti-volatili tesa a protezione di volumi tecnici in copertura2

Reti anti-volatili

Dove ha senso: sottotetti, logge, cavedi, celle campanarie: quando il problema non è che si posano ma che ci entrano e ci nidificano.

È l’unico sistema che toglie davvero lo spazio, quindi anche il nido. Il limite onesto: un solo lato lasciato aperto vanifica tutto il resto, e la progettazione conta più del materiale.

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Filo del sistema FlyAway teso lungo una copertura piana3

FlyAway — dissuasione elettromagnetica

Dove ha senso: parapetti, coronamenti e terrazzi dove non si vuole niente di tagliente né di ingombrante a vista.

Lavora senza contatto e senza punte. Il limite onesto: si dimensiona sui metri lineari e va teso bene, un filo allentato smette di lavorare su quel tratto.

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Barra di dissuasori ad aghi in acciaio installata su una mensola4

Dissuasori ad aghi

Dove ha senso: appoggi stretti e fuori dal campo visivo, dietro cornici, su mensole e travi.

Economici e affidabili, ma vivono di posa: continuità e fissaggio giusto. Il limite onesto: incollati male si sollevano in una stagione, ed è il difetto che vediamo più spesso nel fai da te.

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Diffusore acustico BirdAcustic montato su supporto5

BirdAcustic®

Dove ha senso: piazze, chiostri, aree aperte e cortili dove non c’è una superficie da attrezzare.

Non è una scatoletta a ultrasuoni: usa richiami udibili di specie e va programmato e variato. Il limite onesto è scritto in questa pagina — uno stimolo sonoro sempre uguale porta ad assuefazione anche lui.

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Due tecnici installano un dissuasore laser su un palo, su una copertura piana6

BirdLaser AI

Dove ha senso: coperture e aree molto estese, dove attrezzare ogni singolo appoggio non sta in piedi come costo.

Copre superficie invece che punti e cambia percorso, quindi è fra i pochi che non diventano subito prevedibili. Il limite onesto: rende soprattutto nelle ore di poca luce e va impostato a fasce orarie.

Vedi la pagina del sistema

Sulla maggior parte degli edifici se ne usano due o tre insieme, non uno. Si chiude con la rete dove c’è un volume, si tolgono gli appoggi dove c’è un piano, si copre con un sistema attivo dove non si può attrezzare. La parte tecnica del lavoro è decidere dove passa il confine fra le tre cose.

Come lavoriamo

4 fasi, e la prima è capire a che punto siete

La domanda che ci fanno al telefono è quasi sempre «quale sistema mi serve». La risposta dipende da una cosa che al telefono non si vede: se quegli animali passano, sostano o ci vivono. Sono tre situazioni diverse e richiedono tre lavori diversi.

Fase 1

Sopralluogo e livello di pressione

Si guarda dove si posano e dove dormono, si cercano i varchi e si valuta quanto guano c’è e com’è distribuito. Passaggio, stazionamento o nidificazione: da questa lettura dipende tutto il resto, e non si fa dal marciapiede.

Fase 2

Bonifica prima della posa

Un dissuasore posato sopra il guano dura il tempo che dura la crosta sotto. Si rimuove con umidificazione preventiva e protezioni, e il materiale va conferito: è una lavorazione a sé, non il primo quarto d’ora dell’installazione.

Fase 3

Progetto, non prodotto

Si decide sistema per sistema e tratto per tratto, tenendo conto della specie, del vincolo estetico e di chi dovrà salirci a controllare. Restano a voi le schede dei materiali e le foto punto per punto.

Fase 4

Verifica dopo, non solo prima

Si torna a guardare. Se si sono spostati di dieci metri il progetto ha un buco, e si chiude adesso: è l’unica fase che distingue un lavoro finito da un lavoro consegnato.

Fotografie di lavori nostri

Che aspetto ha, alla fine, un posto da cui l’appoggio è stato tolto

Non c’è niente di appeso e niente da guardare: è il punto. Queste due sono foto di cantieri Birdstop, non ricostruzioni — le altre immagini di questa pagina illustrano situazioni tipiche e sono dichiarate come tali.

Balcone di un edificio storico con il parapetto protetto da una rete anti-volatili tesa su telaio
Un parapetto chiuso con la rete su telaio. La maglia si nota da vicino e sparisce a pochi metri: la differenza rispetto a un dissuasore appeso è che qui lo spazio dietro non esiste più, quindi non c’è niente a cui abituarsi.
Terrazza di una struttura ricettiva con rete anti-volatili installata sopra il parapetto vetrato
La stessa logica su una terrazza in uso: la rete corre sopra il parapetto vetrato e lascia libera la vista. Su questi lavori il vincolo più difficile non è tecnico, è che il risultato non deve vedersi.
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore mette in guardia da un modo comune di raccontare l’assuefazione, quello che la descrive come una specie di furbizia dell’animale. In etologia è l’opposto: è una forma elementare di apprendimento, presente in moltissime specie, con cui l’organismo smette di rispondere a uno stimolo che si ripete e non porta conseguenze. Serve a risparmiare energia e attenzione per gli stimoli che invece contano.

Da qui discendono due conseguenze pratiche. La prima è che uno stimolo ripetuto sempre uguale è il modo più rapido di ottenere l’abitudine, ed è il motivo per cui i dispositivi che variano nel tempo mantengono l’effetto più a lungo di quelli fissi. La seconda è che più il sito ha valore per l’animale — riparo, stabilità termica, presenza di conspecifici, sito di nidificazione già usato — più il disturbo necessario a compensarlo diventa alto. Su un dormitorio consolidato la strada che dà risultati stabili non è aumentare lo spavento: è rendere il sito inutilizzabile.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Gli stessi criteri, su edifici molto diversi

Case private, condomini, stabilimenti e monumenti: cambia la scala, non il ragionamento. Si guarda dove si posano, si toglie l’appoggio dove si può e si copre il resto, senza uccidere nessuno.

MarcegagliaEdison EDF GroupCoca-ColaConadMondadoriPantheon Roma
Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero che puoi verificare

Su un argomento in cui chiunque può scrivere qualsiasi cosa, l’unica differenza verificabile fra due fornitori sono i documenti. Ogni riga qui sotto ha un numero di registrazione controllabile presso l’ente che l’ha rilasciato.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci arrivano

Rimedi contro i piccioni: domande e risposte

Il gufo finto funziona contro i piccioni?

All’inizio può funzionare, poi no. Il manuale tecnico di riferimento sul colombo urbano lo elenca insieme a bandiere, palloni e serpenti di gomma e conclude che questi dispositivi hanno «un effetto scarso o nullo». Il motivo non è la qualità del gufo: è che il piccione, dopo qualche passaggio senza conseguenze, smette di considerarlo un pericolo. Se sopra ci trovate del guano, il passaggio è già avvenuto.

Quanto ci mettono i piccioni ad abituarsi a un dissuasore visivo?

Non ve lo diciamo, perché non lo sappiamo con precisione e chi vi dà un numero se lo sta inventando. Dipende da quanto vale quel posto per loro, da quanti sono, da quanto sono abituati alla presenza umana. Quello che è documentato è la direzione: i piani di controllo pubblici parlano di «buoni risultati solo nel breve termine», con un’efficacia che «diminuisce progressivamente perché gli animali si abituano».

Gli ultrasuoni contro i piccioni servono a qualcosa?

No, e su questo la letteratura è insolitamente netta. Il manuale sui colombi scrive che il suono ad alta frequenza non udibile dall’uomo non è efficace sui piccioni; una rassegna scientifica sui dispositivi di dissuasione conclude che i dispositivi a ultrasuoni sono inefficaci nel respingere uccelli e mammiferi. Attenzione a non confonderli con i sistemi acustici professionali, che usano suoni udibili e richiami di specie e sono un’altra categoria di prodotto.

Ne metto due o tre insieme, così almeno uno funziona?

È la reazione più comune ed è anche la meno utile: due sagome non fanno il doppio della paura, fanno due sagome a cui abituarsi. In più ogni oggetto in più è una superficie in più su cui posarsi e da pulire. La rassegna scientifica dice che combinare dispositivi ha senso, ma dentro un sistema progettato e con stimoli che variano, non accumulando oggetti fissi sullo stesso parapetto.

Perché sul balcone di mia sorella il gufo ha funzionato e sul mio no?

Perché non è lo stesso problema. Se da lei i piccioni passavano e basta, togliere un po’ di comodità può bastare a spostarli su un altro edificio. Se da voi ci dormono o ci nidificano, quel posto ha un valore che nessun oggetto appeso compensa. La differenza si vede dal guano: sparso significa passaggio, in colate sempre negli stessi punti significa che ci stanno.

I rimedi naturali, tipo spezie, aceto o riso, funzionano?

No. Gli odori si disperdono in poche ore all’aperto e vanno rimessi in continuazione; la storia del riso crudo che farebbe scoppiare i piccioni è una leggenda, e spargere cibo è comunque l’esatto contrario di quello che serve, perché attira. Se cercate una via non invasiva esiste, ma è fisica: togliere l’appoggio e chiudere i varchi, senza uccidere e senza sostanze.

Il laser e i sistemi acustici professionali non sono anche loro dissuasori?

Sì, e infatti anche loro hanno il problema dell’abitudine: la differenza è che sono progettati per non ripetersi uguali. Un laser che cambia percorso e lavora a fasce orarie, un impianto sonoro che alterna richiami e viene ricalibrato, presentano ogni volta qualcosa di diverso. Va detto però che vanno programmati e rivisti: lasciati sempre sulla stessa impostazione tornano a essere uno stimolo fisso.

Se i rimedi non servono, che cosa faccio adesso?

Prima di comprare qualsiasi cosa, guardate due cose: dove si posano di notte e se c’è un varco aperto verso un sottotetto, un cassonetto o una loggia. Se il varco c’è, il lavoro parte da lì, perché finché resta aperto tutto il resto è palliativo. Se invece si tratta solo di posa su un parapetto o un cornicione, la strada è rendere quel piano inutilizzabile. In entrambi i casi la bonifica del guano viene prima della posa, non dopo.

Parliamone

Scrivici che cosa hai già provato, e su che cosa

Tipo di edificio, punti in cui si posano, da quanto tempo e che rimedi sono già stati messi: bastano queste quattro cose per capire a che livello siamo. Se avete una foto del punto, allegatela: vale più di mezza pagina di descrizione.

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