PiccioniDissuasori

I piccioni gli ultrasuoni non li sentono: è per questo che l’apparecchio non li sposta

Gli scatolotti «a ultrasuoni» costano poche decine di euro e promettono di liberare un terrazzo in pochi giorni. Il motivo per cui quasi sempre non succede niente non è la potenza né la marca: è che quel suono, per un uccello, non esiste. Il suo orecchio si ferma molto prima. Qui c’è che cosa dice la ricerca, perché invece i sistemi sonori che lavorano nelle frequenze udibili un effetto ce l’hanno (e per quanto tempo), e che cosa si usa quando il problema va risolto davvero.

Fino a ~15.000 Hzè la banda in cui è stato misurato l’udito degli uccelli: molto sotto la soglia degli ultrasuoni
Oltre 20.000 Hzè la definizione di ultrasuono: fuori dalla portata dell’orecchio di un piccione
Il suono si consumaanche i rumori che gli uccelli sentono perdono effetto se non cambiano mai
Diffusore acustico BirdAcustic fissato alla struttura metallica sotto la copertura translucida di un capannone agricolo
Un diffusore acustico Birdstop fissato alla travatura, sotto la copertura di una struttura agricola. Non emette ultrasuoni: lavora nelle frequenze che gli uccelli sentono davvero.

Risposta rapida

No. Un apparecchio che emette soltanto ultrasuoni — cioè suoni sopra i 20.000 Hz — non allontana i piccioni, per una ragione molto semplice: i piccioni quei suoni non li sentono. L’udito degli uccelli, misurato in laboratorio, sta in una banda che va all’incirca da 60 a 15.000 Hz. Sopra quella soglia, per loro, non c’è nessun rumore da cui scappare.

Non è un’opinione di settore. Una rassegna presentata alla Vertebrate Pest Conference dell’Università della California (Davis) ha messo insieme gli studi di efficacia disponibili e ha concluso che non dimostrano l’utilità dei dispositivi a ultrasuoni per allontanare gli uccelli; il servizio federale statunitense che si occupa di fauna problematica (USDA – National Wildlife Research Center) scrive che l’efficacia degli ultrasuoni sugli uccelli «deve ancora essere dimostrata».

Attenzione però a non mettere insieme due cose diverse che il mercato vende con la stessa parola. Gli apparecchi a ultrasuoni non vengono percepiti. I sistemi bioacustici, invece, lavorano nelle frequenze che gli uccelli sentono e riproducono richiami di allarme e di pericolo: hanno un senso biologico, e quindi un effetto reale. Anche loro, però, non sono eterni — se il suono è sempre lo stesso e la sorgente non si sposta mai, i volatili si abituano.

E quando la colonia è già stabile su un edificio, la risposta non è sonora: è togliere il posto dove si appoggiano. Qui sotto ci sono le due cose separate per bene.

Il punto di partenza

Che cosa sente davvero un piccione, e dove finisce il suo orecchio

Prima di chiedersi se un apparecchio funziona conviene chiedersi se l’animale lo percepisce. Su questo la misura c’è, ed è vecchia di trent’anni.

Decine di colombi a terra in una piazza di città, accanto a una panchina e davanti a un palazzo storico
Un branco a terra in piazza, fra panchine e passanti. I colombi convivono benissimo con il rumore di una città: il suono, da solo, non è mai stato quello che li tiene lontani da un posto comodo.

Ultrasuono vuol dire una cosa precisa: un suono con frequenza superiore a 20.000 Hz, cioè oltre il limite dell’udito umano. È una definizione fisica, non commerciale. La domanda giusta quindi non è «quanto è potente questo apparecchio», ma: un piccione ci arriva, lassù?

La risposta misurata è no. Gli audiogrammi raccolti sugli uccelli mostrano una sensibilità che si sviluppa fra circa 60 e 15.000 Hz, con il massimo di sensibilità in una banda ancora più stretta, all’incirca fra 1.000 e 5.000 Hz — grosso modo dove stanno i loro richiami. Sopra i 20.000 Hz, scrivono gli autori della rassegna dell’Università della California, gli uccelli in genere non sentono. Un apparecchio che emette solo lì non è «poco efficace»: è muto, per loro.

60 – 15.000 Hzla banda in cui è stato misurato l’udito degli uccelli
1.000 – 5.000 Hzdove sono più sensibili: è la banda dei loro richiami
oltre 20.000 Hzgli ultrasuoni: fuori dalla loro portata, e anche dalla nostra

C’è un secondo problema, fisico, che vale anche se qualcuno riuscisse a dimostrare il contrario sull’udito. Gli ultrasuoni si consumano molto più in fretta dei suoni udibili mentre attraversano l’aria: perdono energia dopo pochi metri. E sono estremamente direzionali, quindi qualunque ostacolo — un pluviale, un pilastro, un parapetto, la sporgenza di un cornicione — proietta dietro di sé una vera e propria ombra acustica in cui non arriva niente. Che è esattamente il tipo di posto in cui i colombi si mettono.

Perché allora se ne vendono così tanti? Perché l’oggetto è economico, perché il difetto è invisibile (nessuno può sentire che non sta emettendo niente di utile) e perché quando i volatili se ne vanno da soli — cambio di stagione, un cantiere accanto, la fine della nidificazione — l’apparecchio si prende il merito. È il meccanismo che rende difficile smontarli: sembrano funzionare una volta su cinque, e quella volta è quella che si racconta.

Tre cose diverse, una parola sola

Ultrasuoni, bioacustica e rumore: che cosa sta comprando chi cerca «ultrasuoni per piccioni»

La confusione nasce quasi tutta qui. Sotto la stessa etichetta finiscono apparecchi che lavorano in modo completamente diverso — e uno dei tre l’animale non lo sente proprio.

Che cos’èCome dovrebbe agireIl piccione lo sente?Che cosa se ne ricava
Apparecchi a ultrasuoni (oltre 20.000 Hz)
Emette una frequenza che dovrebbe risultare fastidiosa e far allontanare i volatili.NoNessuna efficacia dimostrata sugli uccelli nelle rassegne scientifiche disponibili. Il suono cade sopra la loro soglia uditiva, si attenua in pochi metri ed è schermato da qualunque ostacolo.
Diffusore acustico a tromba per l’allontanamento dei volatili, montato su staffa
Sistemi bioacustici (richiami di allarme, frequenze udibili)
Riproduce nella banda udibile i richiami di allarme e di pericolo della specie: per l’animale sono un’informazione, non un rumore.Un effetto reale e documentato, perché il segnale ha un significato biologico. Va però gestito: se il suono non cambia mai e la sorgente resta ferma, l’assuefazione arriva.
Rumore generico: sirene, spari a salve, «scaccia-uccelli» sonori
Spaventa con un suono forte e improvviso.Sì, maEffetto breve. Sugli spari a salve è stata registrata assuefazione di gabbiani e corvidi entro cinque settimane. In città c’è anche un problema di rumore per le persone.
Rete anti-volatili tesa sotto una pensilina con cavo perimetrale e ganci di ancoraggio
Sistemi fisici: reti, aghi, profili, filo, elettromagnetici
Non convincono l’animale: gli tolgono materialmente il punto in cui si appoggia o il volume in cui entra.Non serveÈ la parte che regge nel tempo, perché non dipende dall’abitudine dell’animale ma dalla geometria dell’edificio. Va posata bene e controllata: il resto lo fa da sé.

La miniatura fotografica c’è solo dove il metodo è praticabile. Le righe segnate con la ✕ indicano apparecchi che non risolvono il problema: non le illustriamo.

Il punto pratico è questo: un sistema sonoro serio esiste, ma non è «a ultrasuoni». Lavora dove l’uccello sente. E anche così non sostituisce l’esclusione fisica quando la colonia si è già insediata — la affianca, su aree grandi e aperte dove non si può chiudere tutto. La logica di scelta è nella guida su rete antipiccione o dissuasori.

Recensioni verificate

Amministratori e condomini che ci hanno già affidato uno stabile

Recensioni pubblicate su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo.

Le quattro ragioni

Perché l’apparecchio comprato online non sposta i piccioni

Non è una questione di marca o di watt. Sono quattro problemi diversi, e almeno due valgono anche per gli apparecchi più costosi.

Due colombi appoggiati sul bordo di un davanzale in pietra, in primo piano, davanti a una facciata di città1

Il suono non arriva al loro orecchio

È il punto che chiude la discussione. Sopra i 20.000 Hz l’udito degli uccelli non arriva: per un colombo quell’apparecchio è spento. Tutto quello che viene dopo — la potenza, la copertura dichiarata, i metri quadri sulla confezione — riguarda un suono che il destinatario non riceve.

Loggia aperta con arcate e travatura in legno, con colombi appoggiati sulle travi al riparo del tetto2

Basta uno spigolo e dietro non arriva niente

Gli ultrasuoni sono molto direzionali e si spengono in fretta nell’aria. Travi, arcate, pluviali, pilastri e sporgenze lasciano dietro di sé una zona in cui il suono non entra. E i volatili si mettono proprio lì: al riparo dal vento, dalla pioggia e — senza saperlo — anche dall’apparecchio.

Davanzale con una barra di dissuasori ad aghi installata solo su una parte e due colombi appoggiati sul tratto rimasto libero3

Il posto comodo vince sul fastidio

Qui il dissuasore c’è, ma copre solo un tratto: i colombi si sono spostati di mezzo metro e stanno sul pezzo rimasto libero. È la prova visiva del principio — un volatile non lascia un sito comodo per un disturbo, lo lascia quando il posto diventa inutilizzabile. E vale a maggior ragione per un suono che non sente.

Quattro colombi appoggiati su un cornicione, con lunghe colate bianche di guano che scendono sulla facciata4

E se anche lo sentisse, ci farebbe l’abitudine

Vale per qualunque deterrente sonoro che non cambia mai: un segnale ripetuto sempre uguale, sempre dallo stesso punto, smette di significare pericolo. Sugli spari a salve è stata registrata assuefazione di gabbiani e corvidi entro cinque settimane. Un apparecchio lasciato acceso e mai toccato finisce lì.

Se l’apparecchio è già stato provato e non ha funzionato, il passo successivo non è comprarne uno più potente: è capire perché quel punto è comodo e toglierlo. Le ragioni per cui i volatili tornano sempre nello stesso metro di cornicione sono raccontate in perché i piccioni tornano sempre.

Hai già provato un apparecchio e i piccioni sono ancora lì?

Due fotografie del punto e l’indirizzo bastano per capire che cosa rende comodo quel posto e quale sistema lo toglie.

0584 433 198Descrivi la situazione
Se il sonoro serve davvero

Come si usa un sistema acustico senza che i volatili ci facciano l’abitudine

Su aree grandi e aperte — piazzali, capannoni, silos, impianti agroalimentari — un sistema sonoro ha senso, perché lì non si può chiudere tutto. Queste sono le sei condizioni che lo tengono efficace nel tempo.

1

Usare richiami che per quella specie vogliono dire qualcosa

Un rumore generico è solo rumore. I richiami di allarme e di pericolo della specie, riprodotti nelle frequenze in cui l’animale sente, portano un’informazione: sono meno soggetti all’assuefazione, si possono diffondere a volume più basso, agiscono in modo più selettivo e danno meno fastidio alle persone.

2

Installarlo prima che il posto diventi un’abitudine

Il momento in cui si interviene conta più della tecnologia. Un gruppo che sta valutando un tetto si sposta con poco; una colonia che ci nidifica da tre stagioni ha investito troppo per andarsene per un suono. Il sonoro rende al massimo all’inizio, non alla fine.

3

Non lasciare mai il segnale sempre uguale

Intervalli irregolari invece di un ciclo fisso, sequenze che cambiano, pause diverse fra un’emissione e l’altra. È esattamente il contrario di come vengono usati gli apparecchi da scaffale, che ripetono la stessa cosa ogni tot secondi finché diventa parte del paesaggio.

4

Spostare le sorgenti

Una sorgente ferma diventa prevedibile: gli animali imparano dove sta e quanto lontano possono stare. Cambiare periodicamente la posizione dei diffusori rimette in discussione quella mappa e allunga di molto la vita utile dell’impianto.

5

Tenere il volume solo a quello che serve

Un richiamo che per l’animale ha un significato funziona anche a intensità bassa: non serve alzare. È il vantaggio pratico più sottovalutato della bioacustica, soprattutto in città e vicino alle abitazioni, dove un deterrente troppo forte crea un problema nuovo mentre risolve quello vecchio.

6

Non lasciarlo lavorare da solo

La combinazione è quello che regge. Il sonoro copre l’area aperta e la mantiene poco ospitale; i sistemi fisici chiudono i punti dove i volatili si appoggiano e nidificano davvero. Presi separatamente ognuno dei due lascia scoperto ciò che l’altro copre.

Queste sei condizioni non sono un’opinione commerciale: sono le indicazioni che il servizio federale statunitense per la fauna problematica dà a chi usa dispositivi di spavento, sonori e non. Detto in una riga: un deterrente resta efficace finché resta imprevedibile, e smette di esserlo nel momento in cui diventa parte del rumore di fondo.

Interno di un ricovero zootecnico con animali sulla lettiera e numerosi colombi posati a terra fra le mangiatoie
PrimaI colombi scendono a terra fra gli animali e le mangiatoie: è il motivo per cui nella filiera agroalimentare il problema non è estetico ma igienico.
Lo stesso ricovero zootecnico dopo l’installazione del sistema acustico, con gli animali sulla lettiera e nessun colombo a terra
DopoLa stessa area con l’impianto acustico attivo: la lettiera e le mangiatoie sono libere. Fotografie di un’installazione Birdstop in ambito agroalimentare.
Guarda la differenza

Un impianto sonoro vero, e un sistema che toglie l’appoggio

Il sonoro fatto bene

Che aspetto ha un impianto acustico professionale

Diffusori installati in quota, orientati sull’area da presidiare e collegati a una centralina che decide che cosa emettere e quando. È l’opposto dello scatolotto attaccato al muro che ripete lo stesso suono ogni tot secondi: qui la variabilità è parte dell’impianto.

Vedi il sistema acustico
Quando invece si toglie il posto

Il profilo che rende inutilizzabile un parapetto

Nel video si vede quanto poco si nota un profilo in acciaio inox montato sul filo di un parapetto — e quanto è definitivo il risultato: lì sopra non ci si appoggia più. Nessuna abitudine da mantenere, nessun suono da variare.

Vedi BirdTikol
Che cosa funziona davvero

Gli stessi posti, dopo un sistema che toglie l’appoggio

Trascina il cursore sulle immagini. Nessuno di questi risultati dipende da un suono: in tutti e tre i casi il punto in cui i volatili si fermavano è stato reso inutilizzabile, e per questo il risultato non si consuma con l’abitudine.

Sottomodulo di un impianto fotovoltaico occupato dai volatili, con guano sui pannelliLo stesso impianto dopo la chiusura del sottomodulo con rete anti-volatiliPrimaDopo
Un campo fotovoltaico prima e dopo la pulizia: nel «dopo» si vede il filo del sistema che corre lungo il bordo dei pannelli. Fissare qualcosa sopra uno strato di sporco è il modo più rapido per farlo staccare — prima si pulisce, poi si installa.
Balaustra in pietra di un edificio storico con il piano di appoggio incrostato di guanoLa stessa balaustra dopo la bonifica, con il filo teso installato lungo il piano di appoggioPrimaDopo
Una balaustra di pietra: nel «prima» il piano sopra è annerito, nel «dopo» i supporti corrono per tutta la lunghezza. Proteggerne solo metà avrebbe spostato i piccioni di qualche metro, e la parte scoperta sarebbe stata la prima a sporcarsi di nuovo.
Tetto in tegole con moduli fotovoltaici, guano sulle celle e materiale accumulato lungo la linea di grondaLo stesso tetto dopo la bonifica e la chiusura del bordo dei moduli con la barriera perimetralePrimaDopo
Fra il bordo dei pannelli e le tegole c’era uno spazio riparato, pieno di materiale: era il buco da cui i piccioni entravano, non un appoggio da rendere scomodo. Dopo la pulizia è stato chiuso con una barriera continua su tutta la falda: un buco chiuso non si riempie di sporco come un dissuasore appoggiato, ed è per questo che lì tiene.
La gamma

I quattro sistemi che risolvono senza contare sul suono

Nessuno di questi chiede all’animale di spaventarsi: rendono il piano di posa inutilizzabile, chiudono il volume o disorientano il volo. Ognuno ha la sua geometria di riferimento e la sua pagina tecnica.

Dissuasore visivo e olfattivo BirdFire installato su un cornicione, senza aghi ne fili a vista
Visivo e olfattivo

BirdFire

Coppette di gel a base di oli naturali applicate sul piano di posa. I colombi vedono l’ultravioletto e la formula, per loro, ha l’aspetto di una fiamma. Da terra non si vede niente: né aghi né fili, la facciata resta come prima.

Vedi la pagina del sistema
Dissuasore BirdTikol installato su un piano di posa, a impatto estetico nullo
Meccanico invisibile

BirdTikol e TikolPannel

L’evoluzione del dissuasore meccanico a impatto estetico nullo: non cruento, silenzioso, sicuro per persone e animali. Rende inutilizzabile il piano di posa lasciando leggibile la linea architettonica dell’edificio.

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Unità BirdLaser AI installata in quota, con il corpo ottico orientato sull’area da presidiare
Laser automatizzato

BirdLaser AI

Sensori e telecamera individuano le aree frequentate e il sistema proietta un raggio che i volatili percepiscono come una minaccia. Silenzioso, presidia superfici ampie — coperture industriali, terreni coltivati — dove un sistema di bordo non arriva.

Vedi la pagina del sistema
Sistema FlyAway installato sul bordo di un tetto: supporti neri e filo teso lungo la linea di gronda
Elettromagnetico

FlyAway

Non danneggia i volatili: li disorienta. Nessun impatto estetico né acustico e struttura resistente agli agenti atmosferici — è il sistema che si valuta su edifici vincolati e beni culturali, dove non si può forare né appendere.

Vedi la pagina del sistema
In pratica

Quasi mai se ne usa uno solo: su un edificio reale i sistemi si combinano, e la combinazione si decide guardando l’appoggio, il volume e il livello di infestazione. I punti di partenza di ciascun sistema, IVA esclusa, sono nella guida ai costi.

Richiedi informazioni sui sistemi

Dicci che cosa hai davanti — l’affaccio, il vano, l’impianto che non tiene — e ti diciamo quale dei quattro ha senso valutare, e perché. Con due fotografie fatte da terra la risposta è molto più precisa.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo: non testimonianze riportate da noi.

Il punto di vista tecnico

Perché un impianto che nessuno guarda smette di funzionare

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

Nell’impostazione seguita dall’area scientifica Ekonore, il ritorno dei volatili su una superficie già protetta non viene letto come un difetto del dissuasore, ma come un cambiamento delle condizioni: un varco che si è aperto, un accumulo che ha reso di nuovo appoggiabile un piano, un’area vicina diventata più attrattiva.

Per questo la verifica periodica viene considerata parte dell’intervento e non un servizio accessorio: senza un controllo nel tempo non si riesce a distinguere un impianto che ha smesso di lavorare da un impianto che non ha mai lavorato.

Sul piano biologico il punto è la fedeltà al sito di nidificazione: una coppia che ha portato a termine una covata tende a tornare nello stesso punto, e ogni finestra di opportunità che si apre viene occupata in fretta. È la ragione per cui il tempo che passa fra il primo segnale — il guano nuovo — e la verifica conta quanto la tecnica.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

Foto di cantiere

Dove si guarda quando si controlla un impianto

Fotografie di lavori Birdstop veri, scattate a fine cantiere. Sono i punti che un tecnico va a vedere al controllo: quelli che da terra non si notano.

Filo di un sistema di dissuasione teso nel corridoio fra due file di pannelli fotovoltaici
Il corridoio fra due file di pannelli. Da terra non si vede, e nei preventivi spesso non compare: se il sistema si ferma al bordo del tetto, i piccioni passano di qui.
Angolo del parapetto di una copertura con il sistema di dissuasione proseguito lungo il bordo
L’angolo del parapetto: è il primo punto che i piccioni scelgono, ed è il primo che viene saltato quando si conta «a metri di facciata». Qui il sistema gira l’angolo.
Due centraline FlyAway installate a muro, con i cavi di alimentazione
Le due centraline che alimentano l’impianto. Al controllo si guarda prima di tutto qui: se restano senza corrente il filo non lavora più, e da terra non se ne accorge nessuno.
Coprimuro di un terrazzo con il sistema installato lungo tutto il bordo
Il coprimuro, cioè la lamiera che chiude il muretto in cima al terrazzo: è piano e continuo, quindi va protetto per intero. Un tratto lasciato libero diventa il nuovo posto dove appoggiarsi.

Un caso completo è documentato qui; per gli edifici vincolati c’è la sezione dedicata.

I nostri clienti

Proteggiamo edifici di cui conosci il nome

Dal condominio alla grande realtà produttiva, proteggiamo ogni ambiente dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.

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Cosa possiamo documentare

Certificazioni con numero di registrazione verificabile

Non “siamo certificati”: qui sotto ci sono norma, ente e numero di registrazione, così puoi verificarli.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo degli infestanti. Base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione della qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro: rilevante quando si opera in quota su coperture.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Prassi di riferimento sulla parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l., P.IVA 09730020964.

Domande frequenti

Le domande che arrivano prima e dopo l’acquisto

Gli ultrasuoni per piccioni funzionano davvero?

No. Gli ultrasuoni sono suoni sopra i 20.000 Hz e l’udito degli uccelli, misurato in laboratorio, arriva all’incirca a 15.000 Hz: quel suono non lo percepiscono. Le rassegne scientifiche disponibili — fra cui quella presentata alla Vertebrate Pest Conference dell’Università della California, Davis — non trovano prove di efficacia dei dispositivi a ultrasuoni sugli uccelli.

Che differenza c’è fra ultrasuoni e sistemi bioacustici?

La banda di frequenza e il significato del segnale. Gli ultrasuoni stanno sopra la soglia uditiva degli uccelli e per loro non esistono. I sistemi bioacustici lavorano nelle frequenze che gli uccelli sentono e riproducono richiami di allarme e di pericolo della specie: sono un’informazione, non un rumore, e per questo hanno un effetto reale. Molti apparecchi vengono però venduti come «a ultrasuoni» anche quando quello che fanno è bioacustica.

Un apparecchio a ultrasuoni può dare fastidio a cani, gatti o persone?

Cani e gatti sentono più in alto di noi e di un uccello, quindi un’emissione ultrasonica potente può infastidirli, mentre l’uccello a cui era destinata non la percepisce. È il paradosso di questi apparecchi: il rischio di disturbo ricade su chi non era il bersaglio. Se in casa ci sono animali, vale la pena tenerne conto.

E i sistemi sonori con i richiami di allarme, quanto durano?

Finché restano imprevedibili. Un segnale sempre uguale, emesso sempre dallo stesso punto, viene imparato: sugli spari a salve è stata registrata assuefazione di gabbiani e corvidi entro cinque settimane. Un impianto gestito bene — sequenze e intervalli variabili, sorgenti che si spostano, installazione precoce, abbinamento a sistemi fisici — mantiene l’effetto molto più a lungo.

Su un balcone o un terrazzo di casa che cosa conviene?

Non un apparecchio sonoro. Su superfici piccole e ben definite — parapetti, davanzali, condizionatori, sottotetti — la risposta efficace è togliere l’appoggio o chiudere il volume: profili in acciaio, aghi, reti, sistemi a filo. Costa una volta sola e non dipende dall’abitudine dell’animale.

Allora i sistemi acustici non servono mai?

Servono, ma non come sostituti. Hanno senso dove non si può chiudere niente: piazzali, capannoni, silos, aree agroalimentari, grandi coperture. Lì un impianto bioacustico gestito bene tiene l’area poco ospitale, mentre i sistemi fisici proteggono i punti in cui i volatili si appoggiano e nidificano. La combinazione regge, il sonoro da solo no.

Ho comprato un apparecchio a ultrasuoni: posso farmi rimborsare?

È una questione fra chi ha comprato e chi ha venduto, e dipende da come è stato presentato il prodotto e dai termini di vendita: non è un tema su cui possiamo dare indicazioni. Quello che possiamo dire è che, dal punto di vista tecnico, un apparecchio che emette solo ultrasuoni non risolve un problema di colombi.

Come si capisce se un venditore sta dicendo la verità?

Una domanda sola separa le cose: in che banda di frequenza emette. Se la risposta è «ultrasuoni, non udibili», l’uccello non li sente. Se la risposta è «richiami di allarme nelle frequenze udibili», si sta parlando di bioacustica, e allora le domande diventano altre: come varia il segnale, chi lo gestisce, ogni quanto si spostano i diffusori.

Dicci dove si fermano, e ti diciamo che cosa funziona lì

Indirizzo, due fotografie fatte da terra del punto in cui si appoggiano e — se l’hai già provato — che tipo di apparecchio hai usato. Ti richiamiamo per dirti se serve un sistema fisico, un impianto acustico o una combinazione dei due.

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