I piccioni gli ultrasuoni non li sentono: è per questo che l’apparecchio non li sposta
Gli scatolotti «a ultrasuoni» costano poche decine di euro e promettono di liberare un terrazzo in pochi giorni. Il motivo per cui quasi sempre non succede niente non è la potenza né la marca: è che quel suono, per un uccello, non esiste. Il suo orecchio si ferma molto prima. Qui c’è che cosa dice la ricerca, perché invece i sistemi sonori che lavorano nelle frequenze udibili un effetto ce l’hanno (e per quanto tempo), e che cosa si usa quando il problema va risolto davvero.

Risposta rapida
No. Un apparecchio che emette soltanto ultrasuoni — cioè suoni sopra i 20.000 Hz — non allontana i piccioni, per una ragione molto semplice: i piccioni quei suoni non li sentono. L’udito degli uccelli, misurato in laboratorio, sta in una banda che va all’incirca da 60 a 15.000 Hz. Sopra quella soglia, per loro, non c’è nessun rumore da cui scappare.
Non è un’opinione di settore. Una rassegna presentata alla Vertebrate Pest Conference dell’Università della California (Davis) ha messo insieme gli studi di efficacia disponibili e ha concluso che non dimostrano l’utilità dei dispositivi a ultrasuoni per allontanare gli uccelli; il servizio federale statunitense che si occupa di fauna problematica (USDA – National Wildlife Research Center) scrive che l’efficacia degli ultrasuoni sugli uccelli «deve ancora essere dimostrata».
Attenzione però a non mettere insieme due cose diverse che il mercato vende con la stessa parola. Gli apparecchi a ultrasuoni non vengono percepiti. I sistemi bioacustici, invece, lavorano nelle frequenze che gli uccelli sentono e riproducono richiami di allarme e di pericolo: hanno un senso biologico, e quindi un effetto reale. Anche loro, però, non sono eterni — se il suono è sempre lo stesso e la sorgente non si sposta mai, i volatili si abituano.
E quando la colonia è già stabile su un edificio, la risposta non è sonora: è togliere il posto dove si appoggiano. Qui sotto ci sono le due cose separate per bene.
Che cosa sente davvero un piccione, e dove finisce il suo orecchio
Prima di chiedersi se un apparecchio funziona conviene chiedersi se l’animale lo percepisce. Su questo la misura c’è, ed è vecchia di trent’anni.

Ultrasuono vuol dire una cosa precisa: un suono con frequenza superiore a 20.000 Hz, cioè oltre il limite dell’udito umano. È una definizione fisica, non commerciale. La domanda giusta quindi non è «quanto è potente questo apparecchio», ma: un piccione ci arriva, lassù?
La risposta misurata è no. Gli audiogrammi raccolti sugli uccelli mostrano una sensibilità che si sviluppa fra circa 60 e 15.000 Hz, con il massimo di sensibilità in una banda ancora più stretta, all’incirca fra 1.000 e 5.000 Hz — grosso modo dove stanno i loro richiami. Sopra i 20.000 Hz, scrivono gli autori della rassegna dell’Università della California, gli uccelli in genere non sentono. Un apparecchio che emette solo lì non è «poco efficace»: è muto, per loro.
C’è un secondo problema, fisico, che vale anche se qualcuno riuscisse a dimostrare il contrario sull’udito. Gli ultrasuoni si consumano molto più in fretta dei suoni udibili mentre attraversano l’aria: perdono energia dopo pochi metri. E sono estremamente direzionali, quindi qualunque ostacolo — un pluviale, un pilastro, un parapetto, la sporgenza di un cornicione — proietta dietro di sé una vera e propria ombra acustica in cui non arriva niente. Che è esattamente il tipo di posto in cui i colombi si mettono.
Perché allora se ne vendono così tanti? Perché l’oggetto è economico, perché il difetto è invisibile (nessuno può sentire che non sta emettendo niente di utile) e perché quando i volatili se ne vanno da soli — cambio di stagione, un cantiere accanto, la fine della nidificazione — l’apparecchio si prende il merito. È il meccanismo che rende difficile smontarli: sembrano funzionare una volta su cinque, e quella volta è quella che si racconta.
Ultrasuoni, bioacustica e rumore: che cosa sta comprando chi cerca «ultrasuoni per piccioni»
La confusione nasce quasi tutta qui. Sotto la stessa etichetta finiscono apparecchi che lavorano in modo completamente diverso — e uno dei tre l’animale non lo sente proprio.
| Che cos’è | Come dovrebbe agire | Il piccione lo sente? | Che cosa se ne ricava |
|---|---|---|---|
Apparecchi a ultrasuoni (oltre 20.000 Hz) | Emette una frequenza che dovrebbe risultare fastidiosa e far allontanare i volatili. | No | Nessuna efficacia dimostrata sugli uccelli nelle rassegne scientifiche disponibili. Il suono cade sopra la loro soglia uditiva, si attenua in pochi metri ed è schermato da qualunque ostacolo. |
![]() Sistemi bioacustici (richiami di allarme, frequenze udibili) | Riproduce nella banda udibile i richiami di allarme e di pericolo della specie: per l’animale sono un’informazione, non un rumore. | Sì | Un effetto reale e documentato, perché il segnale ha un significato biologico. Va però gestito: se il suono non cambia mai e la sorgente resta ferma, l’assuefazione arriva. |
Rumore generico: sirene, spari a salve, «scaccia-uccelli» sonori | Spaventa con un suono forte e improvviso. | Sì, ma | Effetto breve. Sugli spari a salve è stata registrata assuefazione di gabbiani e corvidi entro cinque settimane. In città c’è anche un problema di rumore per le persone. |
![]() Sistemi fisici: reti, aghi, profili, filo, elettromagnetici | Non convincono l’animale: gli tolgono materialmente il punto in cui si appoggia o il volume in cui entra. | Non serve | È la parte che regge nel tempo, perché non dipende dall’abitudine dell’animale ma dalla geometria dell’edificio. Va posata bene e controllata: il resto lo fa da sé. |
La miniatura fotografica c’è solo dove il metodo è praticabile. Le righe segnate con la ✕ indicano apparecchi che non risolvono il problema: non le illustriamo.
Il punto pratico è questo: un sistema sonoro serio esiste, ma non è «a ultrasuoni». Lavora dove l’uccello sente. E anche così non sostituisce l’esclusione fisica quando la colonia si è già insediata — la affianca, su aree grandi e aperte dove non si può chiudere tutto. La logica di scelta è nella guida su rete antipiccione o dissuasori.
Amministratori e condomini che ci hanno già affidato uno stabile
Recensioni pubblicate su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo.
Perché l’apparecchio comprato online non sposta i piccioni
Non è una questione di marca o di watt. Sono quattro problemi diversi, e almeno due valgono anche per gli apparecchi più costosi.
1Il suono non arriva al loro orecchio
È il punto che chiude la discussione. Sopra i 20.000 Hz l’udito degli uccelli non arriva: per un colombo quell’apparecchio è spento. Tutto quello che viene dopo — la potenza, la copertura dichiarata, i metri quadri sulla confezione — riguarda un suono che il destinatario non riceve.
2Basta uno spigolo e dietro non arriva niente
Gli ultrasuoni sono molto direzionali e si spengono in fretta nell’aria. Travi, arcate, pluviali, pilastri e sporgenze lasciano dietro di sé una zona in cui il suono non entra. E i volatili si mettono proprio lì: al riparo dal vento, dalla pioggia e — senza saperlo — anche dall’apparecchio.
3Il posto comodo vince sul fastidio
Qui il dissuasore c’è, ma copre solo un tratto: i colombi si sono spostati di mezzo metro e stanno sul pezzo rimasto libero. È la prova visiva del principio — un volatile non lascia un sito comodo per un disturbo, lo lascia quando il posto diventa inutilizzabile. E vale a maggior ragione per un suono che non sente.
4E se anche lo sentisse, ci farebbe l’abitudine
Vale per qualunque deterrente sonoro che non cambia mai: un segnale ripetuto sempre uguale, sempre dallo stesso punto, smette di significare pericolo. Sugli spari a salve è stata registrata assuefazione di gabbiani e corvidi entro cinque settimane. Un apparecchio lasciato acceso e mai toccato finisce lì.
Se l’apparecchio è già stato provato e non ha funzionato, il passo successivo non è comprarne uno più potente: è capire perché quel punto è comodo e toglierlo. Le ragioni per cui i volatili tornano sempre nello stesso metro di cornicione sono raccontate in perché i piccioni tornano sempre.
Hai già provato un apparecchio e i piccioni sono ancora lì?
Due fotografie del punto e l’indirizzo bastano per capire che cosa rende comodo quel posto e quale sistema lo toglie.
0584 433 198Descrivi la situazioneCome si usa un sistema acustico senza che i volatili ci facciano l’abitudine
Su aree grandi e aperte — piazzali, capannoni, silos, impianti agroalimentari — un sistema sonoro ha senso, perché lì non si può chiudere tutto. Queste sono le sei condizioni che lo tengono efficace nel tempo.
Usare richiami che per quella specie vogliono dire qualcosa
Un rumore generico è solo rumore. I richiami di allarme e di pericolo della specie, riprodotti nelle frequenze in cui l’animale sente, portano un’informazione: sono meno soggetti all’assuefazione, si possono diffondere a volume più basso, agiscono in modo più selettivo e danno meno fastidio alle persone.
Installarlo prima che il posto diventi un’abitudine
Il momento in cui si interviene conta più della tecnologia. Un gruppo che sta valutando un tetto si sposta con poco; una colonia che ci nidifica da tre stagioni ha investito troppo per andarsene per un suono. Il sonoro rende al massimo all’inizio, non alla fine.
Non lasciare mai il segnale sempre uguale
Intervalli irregolari invece di un ciclo fisso, sequenze che cambiano, pause diverse fra un’emissione e l’altra. È esattamente il contrario di come vengono usati gli apparecchi da scaffale, che ripetono la stessa cosa ogni tot secondi finché diventa parte del paesaggio.
Spostare le sorgenti
Una sorgente ferma diventa prevedibile: gli animali imparano dove sta e quanto lontano possono stare. Cambiare periodicamente la posizione dei diffusori rimette in discussione quella mappa e allunga di molto la vita utile dell’impianto.
Tenere il volume solo a quello che serve
Un richiamo che per l’animale ha un significato funziona anche a intensità bassa: non serve alzare. È il vantaggio pratico più sottovalutato della bioacustica, soprattutto in città e vicino alle abitazioni, dove un deterrente troppo forte crea un problema nuovo mentre risolve quello vecchio.
Non lasciarlo lavorare da solo
La combinazione è quello che regge. Il sonoro copre l’area aperta e la mantiene poco ospitale; i sistemi fisici chiudono i punti dove i volatili si appoggiano e nidificano davvero. Presi separatamente ognuno dei due lascia scoperto ciò che l’altro copre.
Queste sei condizioni non sono un’opinione commerciale: sono le indicazioni che il servizio federale statunitense per la fauna problematica dà a chi usa dispositivi di spavento, sonori e non. Detto in una riga: un deterrente resta efficace finché resta imprevedibile, e smette di esserlo nel momento in cui diventa parte del rumore di fondo.


Un impianto sonoro vero, e un sistema che toglie l’appoggio
Che aspetto ha un impianto acustico professionale
Diffusori installati in quota, orientati sull’area da presidiare e collegati a una centralina che decide che cosa emettere e quando. È l’opposto dello scatolotto attaccato al muro che ripete lo stesso suono ogni tot secondi: qui la variabilità è parte dell’impianto.
Vedi il sistema acusticoIl profilo che rende inutilizzabile un parapetto
Nel video si vede quanto poco si nota un profilo in acciaio inox montato sul filo di un parapetto — e quanto è definitivo il risultato: lì sopra non ci si appoggia più. Nessuna abitudine da mantenere, nessun suono da variare.
Vedi BirdTikolGli stessi posti, dopo un sistema che toglie l’appoggio
Trascina il cursore sulle immagini. Nessuno di questi risultati dipende da un suono: in tutti e tre i casi il punto in cui i volatili si fermavano è stato reso inutilizzabile, e per questo il risultato non si consuma con l’abitudine.

PrimaDopo
PrimaDopo
PrimaDopoI quattro sistemi che risolvono senza contare sul suono
Nessuno di questi chiede all’animale di spaventarsi: rendono il piano di posa inutilizzabile, chiudono il volume o disorientano il volo. Ognuno ha la sua geometria di riferimento e la sua pagina tecnica.

BirdFire
Coppette di gel a base di oli naturali applicate sul piano di posa. I colombi vedono l’ultravioletto e la formula, per loro, ha l’aspetto di una fiamma. Da terra non si vede niente: né aghi né fili, la facciata resta come prima.
Vedi la pagina del sistema
BirdTikol e TikolPannel
L’evoluzione del dissuasore meccanico a impatto estetico nullo: non cruento, silenzioso, sicuro per persone e animali. Rende inutilizzabile il piano di posa lasciando leggibile la linea architettonica dell’edificio.
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BirdLaser AI
Sensori e telecamera individuano le aree frequentate e il sistema proietta un raggio che i volatili percepiscono come una minaccia. Silenzioso, presidia superfici ampie — coperture industriali, terreni coltivati — dove un sistema di bordo non arriva.
Vedi la pagina del sistema
FlyAway
Non danneggia i volatili: li disorienta. Nessun impatto estetico né acustico e struttura resistente agli agenti atmosferici — è il sistema che si valuta su edifici vincolati e beni culturali, dove non si può forare né appendere.
Vedi la pagina del sistemaQuasi mai se ne usa uno solo: su un edificio reale i sistemi si combinano, e la combinazione si decide guardando l’appoggio, il volume e il livello di infestazione. I punti di partenza di ciascun sistema, IVA esclusa, sono nella guida ai costi.
Richiedi informazioni sui sistemi
Dicci che cosa hai davanti — l’affaccio, il vano, l’impianto che non tiene — e ti diciamo quale dei quattro ha senso valutare, e perché. Con due fotografie fatte da terra la risposta è molto più precisa.
Cosa dicono i clienti Birdstop
Recensioni su Trustpilot, piattaforma indipendente che non controlliamo: non testimonianze riportate da noi.
Perché un impianto che nessuno guarda smette di funzionare

Linda Abenaim, biologa ed entomologa
Nell’impostazione seguita dall’area scientifica Ekonore, il ritorno dei volatili su una superficie già protetta non viene letto come un difetto del dissuasore, ma come un cambiamento delle condizioni: un varco che si è aperto, un accumulo che ha reso di nuovo appoggiabile un piano, un’area vicina diventata più attrattiva.
Per questo la verifica periodica viene considerata parte dell’intervento e non un servizio accessorio: senza un controllo nel tempo non si riesce a distinguere un impianto che ha smesso di lavorare da un impianto che non ha mai lavorato.
Sul piano biologico il punto è la fedeltà al sito di nidificazione: una coppia che ha portato a termine una covata tende a tornare nello stesso punto, e ogni finestra di opportunità che si apre viene occupata in fretta. È la ragione per cui il tempo che passa fra il primo segnale — il guano nuovo — e la verifica conta quanto la tecnica.
Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.
Dove si guarda quando si controlla un impianto
Fotografie di lavori Birdstop veri, scattate a fine cantiere. Sono i punti che un tecnico va a vedere al controllo: quelli che da terra non si notano.




Un caso completo è documentato qui; per gli edifici vincolati c’è la sezione dedicata.
Proteggiamo edifici di cui conosci il nome
Dal condominio alla grande realtà produttiva, proteggiamo ogni ambiente dai piccioni e dagli altri volatili infestanti, con tecnologie non invasive e senza ucciderli.






Certificazioni con numero di registrazione verificabile
Non “siamo certificati”: qui sotto ci sono norma, ente e numero di registrazione, così puoi verificarli.
Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore S.r.l., P.IVA 09730020964.
Le domande che arrivano prima e dopo l’acquisto
Gli ultrasuoni per piccioni funzionano davvero?
No. Gli ultrasuoni sono suoni sopra i 20.000 Hz e l’udito degli uccelli, misurato in laboratorio, arriva all’incirca a 15.000 Hz: quel suono non lo percepiscono. Le rassegne scientifiche disponibili — fra cui quella presentata alla Vertebrate Pest Conference dell’Università della California, Davis — non trovano prove di efficacia dei dispositivi a ultrasuoni sugli uccelli.
Che differenza c’è fra ultrasuoni e sistemi bioacustici?
La banda di frequenza e il significato del segnale. Gli ultrasuoni stanno sopra la soglia uditiva degli uccelli e per loro non esistono. I sistemi bioacustici lavorano nelle frequenze che gli uccelli sentono e riproducono richiami di allarme e di pericolo della specie: sono un’informazione, non un rumore, e per questo hanno un effetto reale. Molti apparecchi vengono però venduti come «a ultrasuoni» anche quando quello che fanno è bioacustica.
Un apparecchio a ultrasuoni può dare fastidio a cani, gatti o persone?
Cani e gatti sentono più in alto di noi e di un uccello, quindi un’emissione ultrasonica potente può infastidirli, mentre l’uccello a cui era destinata non la percepisce. È il paradosso di questi apparecchi: il rischio di disturbo ricade su chi non era il bersaglio. Se in casa ci sono animali, vale la pena tenerne conto.
E i sistemi sonori con i richiami di allarme, quanto durano?
Finché restano imprevedibili. Un segnale sempre uguale, emesso sempre dallo stesso punto, viene imparato: sugli spari a salve è stata registrata assuefazione di gabbiani e corvidi entro cinque settimane. Un impianto gestito bene — sequenze e intervalli variabili, sorgenti che si spostano, installazione precoce, abbinamento a sistemi fisici — mantiene l’effetto molto più a lungo.
Su un balcone o un terrazzo di casa che cosa conviene?
Non un apparecchio sonoro. Su superfici piccole e ben definite — parapetti, davanzali, condizionatori, sottotetti — la risposta efficace è togliere l’appoggio o chiudere il volume: profili in acciaio, aghi, reti, sistemi a filo. Costa una volta sola e non dipende dall’abitudine dell’animale.
Allora i sistemi acustici non servono mai?
Servono, ma non come sostituti. Hanno senso dove non si può chiudere niente: piazzali, capannoni, silos, aree agroalimentari, grandi coperture. Lì un impianto bioacustico gestito bene tiene l’area poco ospitale, mentre i sistemi fisici proteggono i punti in cui i volatili si appoggiano e nidificano. La combinazione regge, il sonoro da solo no.
Ho comprato un apparecchio a ultrasuoni: posso farmi rimborsare?
È una questione fra chi ha comprato e chi ha venduto, e dipende da come è stato presentato il prodotto e dai termini di vendita: non è un tema su cui possiamo dare indicazioni. Quello che possiamo dire è che, dal punto di vista tecnico, un apparecchio che emette solo ultrasuoni non risolve un problema di colombi.
Come si capisce se un venditore sta dicendo la verità?
Una domanda sola separa le cose: in che banda di frequenza emette. Se la risposta è «ultrasuoni, non udibili», l’uccello non li sente. Se la risposta è «richiami di allarme nelle frequenze udibili», si sta parlando di bioacustica, e allora le domande diventano altre: come varia il segnale, chi lo gestisce, ogni quanto si spostano i diffusori.
Le fonti
Le due affermazioni centrali di questa pagina — che gli uccelli non sentono gli ultrasuoni e che i deterrenti sonori perdono effetto se non cambiano — vengono da qui.
Le due pubblicazioni sono in inglese e liberamente consultabili. I riferimenti normativi italiani che riguardano invece quali metodi sono ammessi sono raccolti nella pagina su leggi e normative sui dissuasori per piccioni.
Prima di comprare un altro apparecchio, facci vedere il punto
Indirizzo e due fotografie del posto in cui si fermano: da lì si capisce se serve un sistema fisico, un impianto acustico o una combinazione dei due.
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Dicci dove si fermano, e ti diciamo che cosa funziona lì
Indirizzo, due fotografie fatte da terra del punto in cui si appoggiano e — se l’hai già provato — che tipo di apparecchio hai usato. Ti richiamiamo per dirti se serve un sistema fisico, un impianto acustico o una combinazione dei due.


