Su un impianto a terra non c’è un tetto da proteggere: ci sono chilometri di struttura

Sul fotovoltaico da tetto il problema ha un confine: si chiude il perimetro sotto i moduli e finisce lì. In campo aperto quel confine non esiste. La struttura che regge i pannelli è un posatoio continuo lungo tutta la fila, lo spazio sotto i moduli è riparato e indisturbato, e le superfici si contano in ettari. Cambia il problema, e cambia la risposta tecnica.

Ettarila scala su cui le reti smettono di essere un’opzione
3sistemi che usiamo sugli impianti a terra
6certificazioni Kiwa ed EMAS intestate a Ekonore
File di moduli fotovoltaici montati su pali in un campo, con alcuni uccelli posati sul bordo superiore dei pannelli
Il bordo alto dei moduli è un appoggio continuo che si ripete per tutta la lunghezza della fila. Immagine generata al computer a scopo illustrativo.

Risposta rapida

Su un parco fotovoltaico a terra i volatili si concentrano in tre punti: il bordo superiore dei moduli, le travi della struttura di sostegno e lo spazio riparato sotto i pannelli, dove nidificano. Le reti non sono praticabili su ettari: si lavora con BirdSun sulle strutture, BirdLaser AI e FlyAway sulle aree aperte, dopo aver mappato dove la colonia si ferma davvero.

Riconoscete la scena?

Se gestite un impianto a terra

Non sono situazioni da manuale: sono quelle che ci raccontano al telefono i responsabili di esercizio e manutenzione prima di un sopralluogo.

  • Il lavaggio dei moduli è passato da programmato a “quando si vede che serve”, e la frequenza sta salendo di anno in anno.
  • Alcune stringhe rendono meno delle vicine e il motivo non si trova nei dati di irraggiamento.
  • Sotto i moduli, camminando in mezzo alle file, si trovano nidi, piume e materiale portato.
  • Le travi e i bulloni della struttura sono coperti di colature bianche che non vengono via con la pioggia.
  • Chi fa manutenzione in campo si lamenta di dover lavorare sotto le file sporche.
  • Qualcuno ha già provato una sagoma o un dissuasore sonoro e dopo qualche settimana non cambiava più niente.

Se ne riconoscete due, il problema non è più occasionale: l’impianto è diventato un posatoio stabile, e da quel momento in poi il costo cresce da solo.

Perché proprio lì

Che cosa offre a un volatile un impianto a terra

Un parco fotovoltaico non attira gli uccelli per il cibo. Li attira perché mette insieme, su decine di ettari, quattro cose che in natura raramente stanno nello stesso posto.

Uccelli posati in fila sul bordo superiore dei moduli di un impianto fotovoltaico

Il bordo alto dei moduli

Un profilo rialzato, esposto, con visuale libera su tutto il campo: è il posatoio ideale, e si ripete identico per centinaia di metri. Quello che cade da lì finisce sul vetro della fila sotto.

Vista dal basso dello spazio in ombra fra il terreno erboso e i moduli di un impianto fotovoltaico a terra

Lo spazio sotto i pannelli

Ombra, riparo dalla pioggia, nessun passaggio per giorni. Su un tetto quello spazio è alto pochi centimetri e si chiude; qui è alto un metro e mezzo ed è il posto dove si nidifica.

Trave metallica della struttura di sostegno con colature e croste di guano sul profilo e sui bulloni

Le travi della struttura

Il guano sulla carpenteria non è solo sporco: è acido, resta nei punti di giunzione e sui bulloni, e nei quadri di stringa in campo diventa un problema elettrico prima che estetico.

Gabbiani distribuiti lungo le file di moduli di un grande impianto fotovoltaico

La colonia si distribuisce

Su una superficie grande i volatili non si concentrano in un punto: si spalmano lungo le file. È il motivo per cui proteggere una zona sola sposta il problema di venti metri invece di risolverlo.

Dove si vede in bilancio

Il costo non è il guano: sono le tre voci che tira dietro

Lavaggila frequenza sale, e su un parco si conta a ettari
Produzioneuna porzione di modulo schermata non lavora come il resto della stringa
Manutenzionecarpenteria, cablaggi e quadri di stringa da pulire prima di intervenire

La voce che si vede per prima è il lavaggio. Su un impianto a terra non si tratta di passare su qualche decina di metri quadri: si mobilita un mezzo, si attraversano le file, e ogni ciclo in più all’anno pesa. Quando il lavaggio da programmato diventa “a chiamata”, il preventivo di manutenzione è già cambiato.

La seconda voce è la produzione. Il guano non si distribuisce in modo uniforme: si concentra in strisce, sotto i punti di posa. Una parte di modulo schermata non lavora come il resto della stringa, e il modo in cui la cosa si riflette sulla garanzia del produttore è un tema a sé: ne parliamo in guano e garanzia dei pannelli fotovoltaici.

La terza è la manutenzione. Chi deve intervenire su un quadro di stringa o su un cablaggio in campo si trova a lavorare sotto e dentro il guano, con le implicazioni che questo ha sia sull’apparecchiatura — guano su macchinari e quadri elettrici — sia sulla valutazione dei rischi: il guano nel DVR.

Sul tetto industriale lo stesso problema si legge prima nei dati di produzione che sulla copertura: l’abbiamo raccontato in volatili sul fotovoltaico industriale. Su un impianto a terra, invece, la prima cosa che si nota è quasi sempre la carpenteria.

Avete un parco a terra con le stringhe che rendono in modo disomogeneo?

Scriveteci la potenza, il tipo di struttura e da quanto dura la situazione: servono per capire se il caso si risolve sulle strutture o se va coperto il campo.

Che cosa guardare

Sette segnali, e i primi due arrivano dai dati

Su un impianto in esercizio il monitoraggio vede prima dell’occhio. Vale la pena incrociare i due livelli prima di chiamare qualcuno.

  • Stringhe che si discostano dalle vicine senza una causa di irraggiamento, e sempre le stesse.
  • Lo scostamento peggiora fra un lavaggio e l’altro e si azzera dopo: non è degrado, è sporco.
  • Colature bianche sulle travi e sui bulloni, concentrate sotto punti precisi della fila.
  • Nidi, piume o materiale portato nello spazio sotto i moduli.
  • Guano sui coperchi e sulle guarnizioni dei quadri di stringa in campo.
  • Gruppi che tornano alla stessa ora: quasi sempre significa un dormitorio, non un passaggio.
  • Presenza di una discarica, di un bacino o di un impianto rifiuti nel raggio di qualche chilometro — in quel caso il tema si sposta sui gabbiani: gabbiani, discariche e impianti rifiuti.

Se i segnali sono distribuiti su più file e non concentrati in una zona, non è un problema di un punto: è l’impianto nel suo insieme a essere diventato un posatoio, e va affrontato come tale.

Quattro strade che non portano da nessuna parte

Che cosa si prova di solito, e perché non regge

Non sono errori da principianti: sono le quattro soluzioni che, su un impianto grande, sembrano le più ragionevoli.

  • Aumentare i lavaggi. Toglie l’effetto e lascia la causa. Il costo cresce ogni anno e la curva non torna mai indietro.
  • Chiudere con le reti. Su un tetto ha senso, su ettari di struttura no: costo, manutenzione e interferenza con le operazioni di campo la rendono impraticabile. Quando la chiusura fisica non è un’opzione, i criteri sono quelli di quando non si può chiudere.
  • Proteggere solo la zona peggiore. È il modo più sicuro per spostare la colonia venti metri più in là: l’effetto trasloco.
  • Sagome e apparecchi sempre uguali. Un segnale che non cambia mai smette di funzionare: i volatili ci si abituano, e dopo qualche settimana la sagoma diventa un altro posatoio.
Che cosa installiamo su un impianto a terra

Tre sistemi, e quasi sempre se ne usa più di uno

Su un parco fotovoltaico a terra usiamo BirdSun, BirdLaser AI e FlyAway. Non sono alternative fra cui scegliere la migliore: rispondono a tre problemi diversi dello stesso impianto, e il progetto consiste nel decidere quale va dove.

Barriera BirdSun installata lungo il perimetro di un impianto fotovoltaico1

BirdSun

Dove ha senso: Dove il problema è lo spazio sotto i moduli e la nidificazione.

Si conta a metri di perimetro da chiudere, non a kW: su un parco la quantità dipende da quante file hanno accesso libero, non dalla taglia dell’impianto.

Vai a BirdSun
Dissuasore laser BirdLaser AI in funzione su una grande superficie2

BirdLaser AI

Dove ha senso: Grandi aree aperte, dove la colonia si sposta continuamente da una fila all’altra.

Copre superfici che nessuna barriera fisica potrebbe coprire, ma va progettato sulla geometria del campo: angoli, distanze e orari non si improvvisano.

Vai al laser
Dissuasore elettromagnetico FlyAway installato su una struttura esterna3

FlyAway

Dove ha senso: Superfici ampie in cui non si può fissare una barriera in vista.

Non è una chiusura fisica: agisce sul comportamento, quindi va combinato con la chiusura dei punti dove i volatili sono già entrati.

Vai a FlyAway

La logica è sempre la stessa: si chiude dove si può chiudere, si dissuade dove chiudere non ha senso. Su un impianto a terra la prima metà riguarda le strutture, la seconda il campo aperto.

Guarda come funziona

Due minuti su come lavorano i sistemi in campo aperto

Il laser su grandi superfici

Che cosa fa un laser su un’area aperta

Si vede il movimento del fascio sulle superfici e come copre distanze che una barriera non raggiungerebbe. Utile prima di un sopralluogo: dà l’idea della scala su cui questo sistema ha senso.

La pagina del laser
L’elettromagnetico in campo aperto

Lo stesso piazzale, con il sistema spento e in funzione

Un’area larga e senza ripari, ripresa nelle due condizioni. La geometria è la stessa di un impianto a terra: nessuna superficie a cui ancorare una barriera, e i volatili che si spostano da un punto all’altro.

La pagina di FlyAway
Caso studio

Il laser su una grande superficie: guarda come funziona

Un impianto reale ripreso in funzione: il fascio del BirdLaser AI copre un’area ampia e i volatili smettono di posarsi.

Caso studio · stabilimento industriale

Alle Distillerie Mazzari i volatili non tornano sui serbatoi

Tetti e aree produttive con una presenza massiccia di volatili: guano da rimuovere di continuo, rischio igienico e strutture che si rovinano. Scacciarli con i metodi tradizionali funzionava per qualche giorno, poi tornavano. Con BirdLaser AI il fascio si muove da solo sulle superfici da proteggere e i volatili smettono di considerarle un posto dove fermarsi. La bonifica del guano resta il primo passo.

  • Laser con intelligenza artificiale, che riconosce le aree da coprire
  • Automatico e programmabile: lavora anche quando lo stabilimento è fermo
  • Certificato e sicuro per chi lavora sotto
  • Efficace contro tutte le specie di volatili
  • Adatto a grandi aree e spazi aperti, dove chiudere non è possibile
  • Non danneggia gli uccelli: li allontana e basta

Fotogramma del video del caso studio: a sinistra i volatili sui camminamenti, a destra la stessa copertura dopo l’installazione.

Hai uno stabilimento con lo stesso problema?

Superfici ampie, camminamenti in quota e volatili che tornano dopo ogni pulizia: raccontaci com’è fatta la tua copertura e ti diciamo che cosa ha senso metterci.

Casi studio · centri di distribuzione e trasporto pubblico

Ce.Di. Megamark e ATAC: riduzione di oltre il 97% dei volatili

Per anni gli stabilimenti di CE.DI Megamark e ATAC hanno convissuto con una presenza massiccia di volatili che comprometteva igiene, sicurezza e integrità delle strutture. Con BirdFire hanno ottenuto una riduzione di oltre il 97% della presenza di volatili infestanti.

  • Formula brevettata a base di oli naturali, pronta all’uso
  • Agisce su due fronti insieme: quello visivo e quello olfattivo
  • Allontana i piccioni senza nuocere agli animali
  • Si applica sui punti di posa senza chiudere né forare niente
  • Adatto a cornicioni, parapetti, coperture e blocchi tecnici
  • Impatto estetico minimo: da terra le coppette non si notano

Il sistema BirdFire ripreso in funzione su una copertura: la sequenza prima e dopo l’applicazione.

Vuoi sapere se BirdFire va bene sul tuo edificio?

Funziona dove i volatili si posano su superfici piane e cornicioni, e dove reti e dissuasori meccanici sarebbero troppo invasivi. Mandaci due foto e te lo diciamo.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Come si lavora

Come si lavora su un impianto in esercizio

01

Mappatura dei punti di posa

Si percorrono le file e si annota dove i volatili si fermano davvero: bordo dei moduli, travi, quadri, spazio sotto i pannelli. Senza questa mappa qualsiasi sistema viene messo a caso.

02

Bonifica di quello che c’è già

Nidi e accumuli vanno rimossi prima, altrimenti si protegge una struttura già occupata. È una lavorazione a sé, e in offerta va tenuta separata.

03

Installazione per zone, non in blocco

Si parte dalle file con la pressione maggiore e si estende in base a come si sposta la colonia. Su un parco il progetto si adatta durante l’esecuzione.

04

Verifica sui dati, non a occhio

L’impianto ha già un sistema di monitoraggio: il modo onesto di dire se ha funzionato è guardare le stesse stringhe prima e dopo, fra un lavaggio e l’altro.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa di Ekonore
Il parere dell’esperta

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore

Perché una struttura lineare estesa cambia il comportamento della colonia

Un impianto fotovoltaico a terra introduce nel paesaggio agricolo una struttura che prima non c’era: superfici rialzate continue, appoggi regolari e spazi coperti ripetuti per centinaia di metri. Per specie opportuniste questo equivale a un’offerta di posatoi e siti riparati molto superiore a quella dell’ambiente circostante.

La distribuzione lineare ha una conseguenza pratica: la colonia non si concentra in un punto ma si ripartisce lungo le file. Un intervento limitato a un settore produce quindi uno spostamento laterale e non una riduzione della presenza, a meno che non si agisca sulla disponibilità complessiva dei punti di posa.

Sui sistemi di dissuasione comportamentale il fattore critico resta l’abituazione: uno stimolo ripetuto identico perde progressivamente efficacia. La variabilità del segnale e la combinazione con l’esclusione fisica, dove è praticabile, sono le condizioni perché il risultato si mantenga nel tempo.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.

Requisiti

Le certificazioni che un capitolato richiede

Sono intestate a Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili. Sono i riferimenti che vengono chiesti in gara e in qualifica fornitore.

KIWACERTIFIED
UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo infestantiALI 02122 - PM
KIWACERTIFIED
ISO 9001Sistema di gestione qualitàReg. N. 19806 - A
KIWACERTIFIED
ISO 14001Sistema di gestione ambientaleReg. N. 19806 - E
KIWACERTIFIED
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoroReg. N. 19806 - I
KIWACERTIFIED
UNI/PdR 125Parità di genereReg. N. 19806 - PG
EMASCERTIFIED
EMASRegistrazione ambientale europeaIT-002249

Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l.

Le domande che arrivano

Le domande che arrivano dai gestori di impianto

Le reti si possono usare su un impianto fotovoltaico a terra?

Sull’intero campo no: su ettari di struttura il costo, la manutenzione e l’interferenza con le operazioni le rendono impraticabili. Possono avere senso su porzioni delimitate, per esempio una cabina o un locale tecnico, non sulle file di moduli.

Il guano fa perdere produzione davvero?

Il guano scherma la superficie del modulo, e una porzione schermata non lavora come il resto della stringa. Quanto pesi dipende da quanto è esteso e da dove si concentra: il modo serio di misurarlo è confrontare le stesse stringhe fra un lavaggio e l’altro, non stimare una percentuale a tavolino.

Meglio il laser o il sistema elettromagnetico?

Rispondono a esigenze diverse. Il laser copre grandi superfici aperte dove i volatili si spostano continuamente; FlyAway lavora dove non si può fissare una barriera in vista. Su un parco capita spesso che servano entrambi, in zone diverse.

Si può intervenire senza fermare l’impianto?

Le lavorazioni si programmano sulle finestre di manutenzione già previste. Il punto da chiarire in fase di offerta è l’accesso alle file e il coordinamento con chi fa esercizio, non il fermo in sé.

Quanto costa proteggere un parco fotovoltaico?

Non esiste un prezzo a kW. Le variabili sono i metri di struttura con accesso libero, quanti nidi e quanto guano vanno rimossi prima, e quanta superficie aperta resta da coprire. Gli ordini di grandezza per le aziende sono in quanto costa il problema volatili in azienda.

Serve un contratto di manutenzione dopo l’installazione?

Su un impianto in esercizio sì, perché la pressione dei volatili cambia con le stagioni e i sistemi vanno verificati. Come si imposta sta in il contratto di manutenzione bird control.

Diteci com’è fatto l’impianto e dove si fermano

Potenza, tipo di struttura, da quanto dura la situazione e che cosa avete già provato. Il sopralluogo tecnico serve a trasformare un ordine di grandezza in un numero.

0584 433 198Vai al modulo
Sopralluogo

Parliamo del vostro impianto

Potenza, tipo di struttura, provincia e da quanto dura la situazione. Rispondiamo con la combinazione di sistemi che ha senso su quel campo, non con un listino.

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