Il danno da animali è escluso. C’è scritto nel foglio che hai in cartellina.

Prendi il certificato di garanzia dei tuoi moduli e vai alla pagina delle esclusioni. Trovi una riga con dentro la parola «animali». Vuol dire che se un colombo ti rosicchia un cavo o ti riempie di nido il sottopannello, quel danno lo paghi tu. E c’è una seconda riga, più in basso, che fa ancora più male: parla di modifiche non autorizzate al modulo. Cioè del gesto che sta per fare l’installatore che ti ha proposto di fissare i dissuasori al telaio.

«pests, animals»la formula con cui SunPower esclude il danno da animali nella garanzia dei moduli residenziali (Rev A, 2022)
«dirt»S-ENERGY esclude il degrado da sporco fra le influenze esterne. Il guano ci rientra
«alteration»la modifica non autorizzata del modulo è una causa di esclusione a sé. Vale anche per un foro fatto bene
Quattro gabbiani posati sul bordo superiore di una fila di moduli fotovoltaici, con colature di guano lungo il vetro
Quattro gabbiani sul bordo alto della fila. Le colature bianche scendono lungo il vetro, dritte sulle celle. Da qui in giù quel modulo produce meno, e la riga che copre questo danno nel certificato non c’è.

Risposta rapida

Le garanzie dei moduli fotovoltaici escludono quasi sempre due cose che riguardano i volatili: il danno causato da animali e il degrado dovuto allo sporco. Sono clausole standard, scritte nero su bianco nei certificati dei produttori. C’è poi una terza clausola che colpisce chi cerca di rimediare: la modifica non autorizzata del modulo. Se il dissuasore viene forato, incollato o pinzato sul telaio, rischi di perdere la copertura anche su guasti che con i piccioni non c’entrano niente. La protezione va montata sulla struttura o sulla copertura, mai sul pannello.

Che cosa dicono i certificati

Le 3 righe che riguardano te e i piccioni

Abbiamo letto le condizioni di garanzia di due produttori e riportiamo le formule esatte, in inglese come sono scritte. Non sono clausole cattive né nascoste: sono standard di settore, e stanno lì da sempre. Il problema è che si leggono dopo.

Nido di rami e piume costruito nello spazio fra il bordo inferiore di un modulo fotovoltaico e i coppi del tetto1

La riga sugli animali

Guarda la foto: rami secchi, piume, guano, tutto stipato fra il coppo e il profilo di alluminio. Se domani quel cavo sotto si sfila o si rosicchia, chiami il produttore e ti risponde con una riga sola. SunPower la scrive così: «damage from persons, pests, animals, biological activity». Danno da animali, escluso. La discussione finisce lì.

Superficie di un modulo fotovoltaico coperta da numerose macchie bianche di guano essiccato2

La riga sullo sporco

Questo modulo è ancora perfetto. Nessuna cella rotta, nessun difetto: produce meno perché sopra ci sono venti macchie bianche. S-ENERGY mette lo sporco fra le esclusioni insieme alla pioggia acida e al salmastro: «dirt, smoke, salt, chemicals and other impurities». La resa cala e la garanzia sulla potenza non ti copre, perché il pannello non ha niente che non va.

Nido di rami e materiale accumulato lungo la linea di gronda, incastrato fra i coppi e il bordo dei moduli fotovoltaici3

La riga che nessuno legge

Poi c’è la clausola sulle modifiche: «alteration, including the unauthorized removal or modification of PV modules». Un foro nel telaio per fissare una barra, un morsetto stretto sul bordo, una staffa incollata sul vetro. Sono tutti interventi sul modulo. Chi te li propone di solito non ha letto quella pagina, e la conseguenza arriva anni dopo, su un guasto che con i volatili non c’entra.

Le citazioni vengono da SunPower — Limited Product and Power Warranty for Residential PV Modules (SPES-PPM-WAR-41837 Rev A, 2022) e da S-ENERGY — Limited Warranty for PV Modules, serie SNxxxP-10 (in vigore dal 16 aprile 2015). Ogni marca ha il suo testo: prima di decidere qualsiasi cosa, apri il certificato dei tuoi moduli e cerca la sezione delle esclusioni.

Cinque minuti, con il certificato in mano

Cosa cercare nel tuo certificato

Il documento si chiama Limited Warranty ed è nella cartellina che ti ha lasciato l’installatore. Se non ce l’hai, sta sul sito del produttore alla voce download, insieme alla scheda tecnica. Sei righe da cercare, in quest’ordine.

  • La parola «animals» o «pests» nelle esclusioni. Nei testi in italiano cerca «animali» o «infestanti». Se c’è, il danno da volatili è a carico tuo. Sappilo prima di scoprirlo con una fattura in mano.
  • La parola «dirt» o «soiling». È lo sporco. Sta quasi sempre in un elenco con salsedine, fumo e inquinamento. Il guano rientra lì dentro, e con lui il calo di resa che vedi nei dati di produzione.
  • La parola «alteration» o «modification». Questa vale doppio, perché non riguarda i piccioni. Riguarda te, e il fissaggio che stai per autorizzare sul modulo. Leggila prima di dire di sì.
  • La differenza fra garanzia di prodotto e garanzia di potenza. Sono due cose separate, con durate diverse: una copre i difetti del pannello, l’altra la curva di rendimento negli anni. Lo sporco non tocca la prima e non fa scattare la seconda, perché il modulo è sano.
  • Gli obblighi di manutenzione a tuo carico. Molti certificati chiedono un uso e una manutenzione corretti come condizione della copertura. Un impianto lasciato sotto una colonia per tre anni è un argomento che il produttore può usare, e lo usa.
  • Chi è il tuo interlocutore. La garanzia del modulo è del produttore, quella dell’installazione è dell’installatore, la copertura del tetto è di chi l’ha fatta. Tre soggetti diversi. Sapere a chi scrivere ti fa risparmiare due mesi.

Se in cinque minuti trovi queste sei righe, hai già capito una cosa che al tuo posto capiscono in pochi: proteggere l’impianto dai volatili è tutela della garanzia, non manutenzione straordinaria.

Come si perde una garanzia

4 cose da non fare sul tuo impianto

Nessuna di queste nasce da malafede. Sono gesti normali, fatti da persone competenti che però il certificato non l’hanno letto. Il conto arriva anni dopo, quando serve la garanzia per tutt’altro motivo.

Piccioni posati sul colmo di un tetto in coppi accanto alle file di moduli fotovoltaici1

Forare il telaio per fissare la barra

È il modo più veloce e il più costoso. Il telaio in alluminio è parte del modulo, e un foro lì dentro è una modifica. Chi lo propone lo fa in buona fede: monta i dissuasori sui cornicioni da vent’anni e sul fotovoltaico usa lo stesso gesto. Solo che qui sotto c’è un certificato che parla di alterazioni.

Nido costruito nello spazio fra un modulo fotovoltaico e la copertura piana sottostante2

Incollare qualcosa sul vetro

Il silicone sembra innocuo. Sta sul vetro, non buca niente, si toglie. Poi arriva l’estate, l’adesivo lavora con il caldo, e resta un alone che il perito fotografa. Sulla superficie attiva di un modulo non si applica niente che non fosse previsto dal produttore.

Modulo fotovoltaico con depositi di guano essiccato distribuiti su tutta la superficie3

Lavare a modo proprio

Idropulitrice a pressione piena, spazzola dura, detergente aggressivo. Il guano viene via, e viene via anche il rivestimento antiriflesso. A quel punto il modulo un difetto ce l’ha davvero, e l’hai fatto tu. Se devi pulire, segui le istruzioni di lavaggio del produttore: stanno nello stesso libretto della garanzia.

Filo di un sistema dissuasore teso su supporti fra due file di moduli fotovoltaici su copertura piana4

Aspettare la prossima manutenzione

«Ci pensiamo al prossimo lavaggio.» Nel frattempo la colonia nidifica sotto i moduli, e da nido diventa colonia stabile. Fra chiudere il perimetro a marzo e chiuderlo a settembre, in mezzo ci sta una bonifica: il materiale accumulato va tolto prima, e quella riga in offerta pesa.

Mandaci la marca dei moduli e una foto del tetto

Con la marca andiamo a leggere il certificato di quel produttore, non uno generico. Con la foto capiamo se il perimetro si chiude dal bordo o se serve salire fra le file. Ti diciamo dove si può ancorare senza toccare i pannelli, e dove no.

0584 433 198Scrivici dal modulo
Come lavoriamo sul fotovoltaico

4 fasi, e sul modulo non si tocca niente

La regola che ci diamo è una sola e vale su ogni impianto: qualsiasi cosa installiamo poggia sulla struttura di sostegno, sulla zavorra o sulla copertura. Mai sul pannello, mai sul suo telaio. Da questo vincolo discende tutto il resto del progetto.

Fase 1

Guardiamo dove si ancora, prima di scegliere il sistema

Saliamo e cerchiamo i punti disponibili: il profilo della struttura, i blocchi di zavorra, il parapetto, il colmo, la lattoneria. Su una copertura piana con moduli zavorrati ce ne sono parecchi. Su un tetto a falda con i coppi è più stretto, e a volte si lavora dal cornicione. La scelta del sistema viene dopo, non prima.

Fase 2

Chiudiamo il perimetro, non modulo per modulo

Lo spazio sotto i pannelli si preclude lungo il bordo del campo, con una barriera che corre sul profilo. Chiudere ogni singolo modulo costerebbe di più e servirebbe a meno: il colombo entra dal perimetro, e da lì si sposta sotto tutta la fila. Il passaggio per la manutenzione resta libero, perché chi lava i pannelli deve poterci arrivare.

Fase 3

Bonifichiamo prima, se sotto c’è già qualcosa

Nidi, piume, materiale accumulato: se chiudi sopra il pregresso, chiudi dentro anche gli ectoparassiti e la sostanza che corrode. La rimozione ha i suoi DPI e i suoi tempi, e in offerta è una riga separata. Su un impianto in esercizio si concordano prima le fasce orarie e la messa in sicurezza elettrica.

Fase 4

Ti lasciamo per iscritto dove abbiamo messo le mani

Verbale con le fotografie punto per punto, elenco dei fissaggi e del tipo di ancoraggio, e la dichiarazione che sui moduli e sui telai non è stato eseguito nessun intervento. Questo foglio serve a due cose: al tuo manutentore fra tre anni, e a te se un giorno devi aprire una pratica di garanzia.

Due impianti, due momenti diversi

Prima che qualcuno chiuda il perimetro

La prima foto è un campo su copertura piana con la barriera già in opera lungo il bordo. La seconda è un impianto su tetto a falda a fine intervento. In nessuna delle due c’è un fissaggio sul pannello.

Bordo di un campo fotovoltaico su copertura piana con i supporti di un sistema dissuasore montati lungo il profilo della struttura
I supporti corrono sul profilo della struttura, appoggiati ai blocchi di zavorra. Il modulo resta come l’ha consegnato il produttore: nessun foro nel telaio, niente incollato sul vetro. Chi fa la manutenzione passa dove passava prima.
Impianto fotovoltaico su tetto a falda fotografato a fine intervento, con le file di moduli pulite e il perimetro protetto
Lo stesso principio su un tetto a falda: si lavora dal bordo e dalla lattoneria, dove un punto di appoggio c’è. La fotografia è di fine lavori e mostra come si presenta l’impianto, non un risultato misurato nel tempo.

Le immagini documentano il metodo di posa. Non sono un prima/dopo e non misurano nessuna efficacia. I dati di resa, quando servono, si leggono nel monitoraggio dell’impianto: ne parliamo in volatili sul fotovoltaico industriale.

Guarda come funziona

Due modi di proteggere un campo senza toccare i moduli

La barriera sul bordo

Si chiude lo spazio sotto, non il singolo pannello

Guarda dove va la barriera: corre lungo il bordo del campo, appoggiata alla struttura. Sotto i moduli non entra più niente e chi lava i pannelli passa come prima.

Come proteggere l’impianto
Il sistema dedicato

Pensato per stare sulla struttura, non sul modulo

Un sistema nato per il fotovoltaico parte da un vincolo che gli altri non hanno: appoggiarsi alla struttura di sostegno. È una differenza che si vede in fase di posa e si sente il giorno in cui apri una pratica di garanzia.

Vedi i sistemi Birdstop
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore segnala una cosa che sul fotovoltaico viene sottovalutata: lo spazio fra i moduli e la copertura riproduce quasi alla perfezione le condizioni di una cavità naturale. È riparato dall’alto, buio, asciutto, tiepido per irraggiamento e chiuso su tre lati. Per un colombo urbano vale quanto un sottotetto, con il vantaggio che nessuno ci entra mai. Da questo punto di vista un campo fotovoltaico su copertura moltiplica l’offerta di siti riproduttivi per il numero delle file.

Il secondo aspetto riguarda i residui che restano sotto. Nei siti riproduttivi si accumulano resti di nido e gli ectoparassiti che vivono a spese degli occupanti. Chiudere il perimetro senza rimuovere prima quel materiale confina il problema invece di risolverlo, e sotto un campo in esercizio nessuno se ne accorge finché non serve un intervento tecnico. Nella sequenza corretta la bonifica precede la chiusura, e questo vale a maggior ragione dove la copertura si affaccia su ambienti frequentati.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Chi ci fa salire sui propri impianti

Utility, gruppi industriali, siti produttivi. Coperture in esercizio, dove si sale con il permesso di lavoro compilato e il servizio di manutenzione a fianco. I marchi sono quelli pubblicati sulla pagina dei partner.

EdisonEnelA2A AmbienteIrenCereal DocksIveco Group
Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

Su un impianto in esercizio la riga che il tuo RSPP guarda per prima è la ISO 45001: si lavora in quota, accanto a parti in tensione, su una copertura che deve continuare a produrre. La UNI EN 16636 certifica il servizio di gestione degli infestanti, non il materiale installato.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci fanno al telefono

Piccioni e garanzia dei pannelli: domande e risposte

I piccioni fanno davvero perdere la garanzia dei pannelli?

Il danno che causano non è coperto, che è una cosa leggermente diversa. La garanzia resta valida sul resto: se fra due anni una cella si rompe per un difetto di produzione, quel difetto te lo riconoscono. Restano a te il cavo rosicchiato, il connettore imbrattato e il calo di resa dovuto al guano. SunPower lo scrive fra le esclusioni con la formula «damage from persons, pests, animals, biological activity».

Se monto i dissuasori sul telaio, perdo tutto?

Dipende dal testo del tuo produttore, e va letto. La clausola sulle modifiche non autorizzate esiste in quasi tutti i certificati, e un foro nel telaio o un morsetto stretto sul bordo ci rientrano senza discussione. Il rischio concreto arriva fra sei anni, quando apri una pratica per un guasto vero e il perito trova il foro. A quel punto la conversazione cambia. La strada sicura c’è e non costa di più: ancorare alla struttura, alla zavorra o alla copertura.

Il guano fa scattare la garanzia sulla potenza?

No, e la ragione è tecnica prima che contrattuale. La garanzia di potenza copre il decadimento del rendimento del modulo, cioè un pannello che invecchia peggio del previsto. Un pannello sporco non è un pannello degradato: sotto le macchie funziona esattamente come il primo giorno. Il produttore ti risponde che il modulo è conforme, e ha ragione. Nei certificati lo sporco compare fra le esclusioni: S-ENERGY lo elenca come «dirt» insieme a fumo, salsedine e altre impurità.

Posso semplicemente far lavare i pannelli più spesso?

Puoi, e per un po’ funziona. Il problema è che il lavaggio è una spesa che torna, mentre la colonia resta: dopo qualche mese sei al punto di partenza con una fattura in più. C’è anche un rischio tecnico, se il lavaggio si fa in economia con getto forte e detergenti aggressivi: il rivestimento antiriflesso si rovina, e quello sì che diventa un danno tuo. Il lavaggio ha senso dopo aver chiuso l’accesso, non al posto.

Il mio installatore dice che si può forare, che lo fanno tutti.

Probabilmente è vero che lo fanno in molti, e probabilmente non è mai successo niente a nessuno dei suoi clienti. Non è un buon motivo per farlo sul tuo impianto: la clausola resta scritta, e il momento in cui conta è quello in cui ti serve la garanzia. La domanda giusta da fargli è una sola, ed è tecnica: «dove possiamo ancorare senza toccare il modulo?». Se la risposta esiste, il problema non c’è.

Chi paga se il danno c’è già stato?

Nella maggior parte dei casi il proprietario dell’impianto. Vale la pena comunque verificare tre cose prima di rassegnarsi: la polizza assicurativa del fabbricato, che a volte copre i danni da animali; il contratto di manutenzione, se ne hai uno e prevede un controllo periodico che non è stato fatto; e la data di installazione, se il campo è stato montato in un contesto in cui il rischio era evidente. Sono tre verifiche da fare con i documenti in mano, non al telefono.

Vale anche per i pannelli solari termici?

La logica è la stessa, i testi cambiano. Anche i collettori termici hanno un certificato con una sezione di esclusioni, e anche lì compaiono danni da animali e degrado da sporco. Cambia la parte tecnica: sui collettori conta molto lo sporco sul vetro e conta meno lo spazio sotto, perché spesso è più ridotto. Il consiglio operativo resta identico: apri il documento del tuo produttore prima di autorizzare qualsiasi fissaggio.

Come dimostro che l’impianto è stato protetto a regola d’arte?

Con il verbale di fine lavori. Deve dire dove sono stati messi i fissaggi, di che tipo sono, e riportare per iscritto che sui moduli e sui telai non è stato eseguito nessun intervento. Con le fotografie allegate. È il documento che archivi insieme al certificato di garanzia, e che tiri fuori il giorno in cui qualcuno ti chiede che cosa è stato fatto sulla copertura.

Parliamone

Richiedi un sopralluogo sull’impianto

Scrivici la marca dei moduli, se il campo è su copertura piana o a falda, e da quanto tempo li vedi sopra. Se alleghi una foto del bordo del campo e una presa da lontano, capiamo già dove si può ancorare.

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