Piccioni nel parcheggio multipiano, e il guano finisce sulle auto dei clienti?

Se gestisci un multipiano, un centro commerciale o il parcheggio di un ospedale, il copione è sempre questo:

  • i reclami di chi trova l’auto sporca, e ogni tanto un rimborso da riconoscere;
  • il guano su travi, canaline e corpi illuminanti, che poi va tolto in quota;
  • l’odore ai piani alti e nei vani scala, soprattutto d’estate;
  • e i nidi sulle canaline e sulle mensole, che tornano ogni anno negli stessi punti.

Qui c’è una differenza che cambia tutto il progetto: in un parcheggio i piccioni non mangiano, ci dormono. Non stanno cercando cibo, stanno cercando un posto asciutto, riparato dal vento e senza predatori. E un dormitorio è molto più difficile da smontare di una mensa, perché non c’è niente da togliere: c’è solo da rendere inutilizzabili i posatoi, tutti. Qui sotto vedi quali sono e con che cosa si chiudono.

Solaio di un parcheggio multipiano con tre piccioni appisolati su una traveNon è una mensaè un dormitorio: si tolgono i posti dove dormono, non il cibo
Trave, canalina dei cavi, mensola e corpo illuminante con un piccione posato su ognunoI puntitravi, canaline, mensole, corpi illuminanti, vani scala
Automobile parcheggiata sotto una trave con gocce di guano che cadono sulla carrozzeriaIl rischio veroil guano che cade sulle auto e la pulizia in quota, non l’estetica
Auto in sosta lungo una strada alberata con carrozzeria e parabrezza coperti di guano, e il marciapiede sotto gli alberi altrettanto imbrattato
Auto in sosta sotto un posatoio: carrozzeria, parabrezza e marciapiede nella stessa condizione. In un parcheggio coperto la dinamica è identica, con due differenze: il posatoio è una trave a due metri dal tetto dell’auto, e chi paga il posto viene a dirtelo.

In breve

In un parcheggio multipiano o in un autosilo i piccioni non cercano cibo: cercano un posto dove passare la notte, e la struttura gliene offre in quantità (travi, cordoli, canaline, plafoniere, tubazioni). Per questo non funziona nessuna misura basata sul togliere l’alimento, e restano due sole strade: chiudere i volumi in cui si annidano e togliere l’appoggio sulle superfici orizzontali, piano per piano. Prima di posare qualsiasi rete sui prospetti va verificato l’effetto sulla superficie di aerazione naturale con il tecnico che ha firmato la pratica antincendio.

Che cosa cercano davvero

4 motivi per cui un parcheggio è il posto migliore in cui passare la notte

Nessuno di questi quattro ha a che fare con il cibo. Il piccione mangia altrove, di giorno, e torna qui la sera: è una scelta di riparo, e va contrastata con misure di riparo.

  • È coperto e asciutto. Un solaio sopra la testa vale più di qualsiasi altra cosa: niente pioggia, niente vento diretto, niente neve. In inverno la differenza di temperatura fra l’interno di un piano interrato o intermedio e l’esterno è sufficiente a far scegliere quel posto ogni sera.
  • Non ci sono predatori. Un rapace non entra sotto un solaio basso e illuminato, e la struttura non offre appigli a chi caccia dall’alto. Per un piccione significa poter dormire senza sorveglianza, che è la condizione più rara nel suo ambiente urbano.
  • Gli appoggi sono infiniti e tutti uguali. Travi, cordoli, mensole, canaline, tubazioni dell’impianto antincendio, plafoniere, cartellonistica: un multipiano offre chilometri di superficie orizzontale larga il giusto. Non è un posatoio, è uno scaffale.
  • La luce notturna aiuta. L’illuminazione permanente delle corsie rende l’ambiente prevedibile e riduce l’allerta. In molti parcheggi la colonia si concentra proprio nelle campate meglio illuminate, non in quelle buie.

Perché il consiglio più diffuso qui non funziona. «Togli la fonte di cibo» è la prima regola del controllo dei volatili, e in un parcheggio non ha nessun bersaglio: il cibo non c’è e non ci è mai stato. Restano due leve fisiche, chiudere i volumi e togliere gli appoggi, e vanno usate entrambe: solo una delle due sposta la colonia di venti metri, dentro lo stesso edificio.

Il rilievo, un piano alla volta

Un multipiano si rileva per quota, non in pianta

La planimetria non serve quasi a niente. Si sale un livello alla volta e si guarda in alto, perché ogni piano ha appoggi diversi per numero e tipo, e il preventivo che ne esce va scritto allo stesso modo.

Piccioni allineati sul colmo della pensilina metallica del deposito carrelli in un parcheggio di supermercato, con le auto in sosta accanto
La pensilina dei carrelli, con i volatili già in fila sul colmo. È la versione in miniatura del problema: una struttura leggera, un profilo continuo largo pochi centimetri e la sosta esattamente sopra ciò che si vuole proteggere.
Portico esterno con pilastri in cemento e pavimento industriale largamente imbrattato di guano, con un carrello elevatore in fondo
Un piano coperto con la pavimentazione ridotta così. Il guano non arriva da un punto solo: segue la linea della trave sopra, e la macchia a terra è la fotocopia dell’appoggio che sta sette metri più in alto.
  • Le travi e i cordoli, che sono la voce principale. Su un multipiano prefabbricato le travi a T e i cordoli perimetrali corrono per decine di metri per campata: si misurano in metri lineari, non a pezzi, e sono la parte che determina il costo dell’intervento.
  • Gli impianti a soffitto. Tubazioni dell’impianto antincendio, canaline elettriche, staffe, plafoniere: appoggi stretti, comodi, e quasi sempre esclusi dal preventivo perché nessuno li conta durante il sopralluogo.
  • Le testate delle rampe e i vani scala. Sono i punti più riparati dell’edificio, quelli in cui il nido si trova davvero. Vanno guardati per primi, perché da lì dipende se serve una chiusura o basta una dissuasione.
  • I prospetti aperti e i parapetti. Sono la via di ingresso e la fascia di sosta più visibile dall’esterno. Toccare questa parte significa toccare l’aerazione dell’edificio, quindi è anche la parte che va verificata prima.
  • Il locale tecnico e il vano contatori. Se una porta o una griglia è rotta, dentro c’è una colonia stabile che nessuno ha mai visto, e nessuna misura sulle corsie la sposterà.
Il vincolo che si scopre tardi

Una rete sui prospetti tocca l’aerazione, e va verificata prima

È il punto in cui un intervento tecnicamente corretto può diventare un problema per il gestore, e quasi nessun preventivo lo nomina. Un parcheggio fuori terra viene trattato in modo diverso a seconda di quanta superficie libera ha sui prospetti: quella superficie serve alla ventilazione naturale, ed è un dato che sta nella pratica antincendio dell’edificio.

  • Chi decide non è chi installa. L’effetto di una rete sulla superficie utile di ventilazione va valutato dal tecnico che ha firmato la pratica, sui documenti dell’edificio. Un fornitore di bird control può dire che cosa installerebbe e dove; non può dire che quella soluzione è conforme.
  • La domanda si fa prima del preventivo. Basta chiedere al gestore se i prospetti aperti rientrano nel calcolo della ventilazione naturale. Se la risposta è sì, la chiusura perimetrale esce dalle opzioni e il progetto si sposta interamente sugli appoggi interni.
  • Le vie di esodo e la cartellonistica non si toccano. Nessun sistema, staffa o cavo può interferire con le uscite, con la segnaletica di sicurezza o con i rilevatori: sono verifiche che si fanno in fase di rilievo, quando spostare una staffa costa una matita.
  • La manutenzione dell’impianto viene prima della nostra. Sopra le corsie passano tubazioni e apparecchi che vanno raggiunti: le protezioni si progettano lasciando i punti di accesso previsti, altrimenti il primo manutentore che sale taglia ciò che trova.

Le regole tecniche antincendio per le autorimesse cambiano a seconda dell’anno di realizzazione, della superficie e del regime applicato all’edificio, e vengono aggiornate nel tempo. Qui non riportiamo articoli e soglie: ciò che serve sapere prima di firmare un ordine è che questa verifica esiste e che va chiesta al professionista che segue la pratica dell’edificio. Un fornitore che ti dice «tranquillo, si può fare» senza aver visto quei documenti sta parlando di qualcosa che non ha letto.

Mandaci due fotografie per piano, riprese verso l’alto

Da quelle si capisce che tipo di appoggi ci sono, quanti metri lineari di trave vanno trattati e se il problema è concentrato in una campata o distribuito. È anche il modo più rapido per capire se serve una chiusura o solo una dissuasione.

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Da evitare

Quattro mosse che sembrano ragionevoli e non risolvono

Sono tutte decisioni prese in buona fede, di solito sotto la pressione di un reclamo. Il problema è che affrontano il sintomo nel punto in cui si vede, e non dove nasce.

Illustrazione barrata: si lava il pavimento della corsia mentre i piccioni restano posati sulla trave sopra

Lavare le corsie e considerarlo un intervento

Il lavaggio è necessario, ma da solo è una spesa che si ripete ogni mese senza mai ridursi. Peggio: il guano che si sta lavando è il segnale che l’appoggio sopra è ancora lì. Finché nessuno tocca la trave, il costo di pulizia è un abbonamento, non una soluzione.

Illustrazione barrata: un piano protetto dai dissuasori e i piccioni che salgono al livello superiore

Trattare solo il piano dove si è lamentato qualcuno

In un multipiano la colonia si sposta di livello con una facilità che sorprende sempre. Protetto il piano 2, il piano 3 diventa il nuovo dormitorio nel giro di pochi giorni, e nel frattempo il gestore ha speso, ha aperto un cantiere e ha lo stesso numero di reclami. O si pianificano tutti i livelli, anche in tempi diversi, o non si parte.

Illustrazione barrata: rete montata su un’apertura di facciata accanto a un documento senza autorizzazione

Montare la rete sui prospetti senza aver chiesto niente

È l’errore che può costare più dell’intervento stesso. La superficie libera dei prospetti può rientrare nel calcolo della ventilazione naturale dell’autorimessa: chiuderla senza una verifica documentale espone il gestore, non il fornitore. Si chiede prima, per iscritto, a chi segue la pratica dell’edificio.

Illustrazione barrata: diffusore acustico con onde sonore e due piccioni posati sopra, indifferenti

Comprare un dispositivo sonoro e considerarla fatta

Su una colonia che dorme lì da anni, uno stimolo acustico ripetuto sempre uguale produce assuefazione in poche settimane, e in un ambiente chiuso e riverberante è anche un disturbo per chi ci lavora. In un parcheggio regge la barriera fisica: la trave protetta resta protetta anche fra tre anni.

Perché qui il budget si sblocca prima

Il danno non lo segnala la manutenzione, lo segnala il cliente

È la differenza fra un parcheggio e quasi ogni altro edificio con un problema di volatili. In un capannone il guano lo vede il manutentore e finisce in una lista. Qui lo vede chi ha pagato il posto, e finisce in un reclamo con una richiesta di rimborso allegata.

  • La carrozzeria è la voce visibile. Il guano è acido e, lasciato al sole sulla vernice, lascia un’alonatura che non va via con un lavaggio. Il gestore si trova a discutere di un danno su un bene altrui, in una struttura che si è impegnato a custodire.
  • Le rampe pedonali e le scale sono un tema di sicurezza. Il guano fresco è scivoloso, e su una scala o una rampa in pendenza diventa un rischio di caduta che va valutato e gestito come tale. Su questo trovi il quadro completo in guano e sicurezza sul lavoro.
  • Chi ci lavora respira quella polvere. Cassieri, addetti alla pulizia, manutentori dell’impianto: la rimozione del guano secco non è una pulizia ordinaria e va fatta con le protezioni previste, non con la scopa. Il perché è spiegato in bonifica e pulizia del guano.
  • La percezione del posto vale quanto il danno. Un piano con le corsie imbrattate e l’odore che ne consegue è un piano che i clienti evitano, e in una struttura a pagamento i posti che nessuno sceglie sono un ricavo che non entra. Questa non finisce fra le manutenzioni: finisce fra i costi di esercizio.
Quattro situazioni ricorrenti

Che cosa si guarda, e che cosa dice ciascuna

Quattro fotografie che non raccontano lo stesso problema: c’è il danno finale, c’è l’appoggio che lo produce, c’è la superficie di transito e c’è il posto in cui la colonia si è installata davvero.

Auto in sosta lungo una strada alberata con carrozzeria e parabrezza coperti di guano e il marciapiede altrettanto imbrattato
Il danno che genera la telefonata. La sosta sotto un posatoio produce sempre lo stesso risultato, all’aperto come sotto un solaio. In un parcheggio coperto cambia una cosa sola, e pesa: l’appoggio si può raggiungere e trattare.
Piccioni in fila sul colmo della pensilina metallica del deposito carrelli di un parcheggio, con le auto in sosta accanto
L’appoggio che lo produce. Un profilo continuo, largo pochi centimetri, in quota e sopra le auto: è esattamente la geometria delle travi e dei cordoli di un multipiano, in scala ridotta.
Ingresso pedonale di un edificio con pensilina e il marciapiede antistante largamente imbrattato di guano
La superficie di transito. Sotto una pensilina d’ingresso il guano finisce dove passano le persone, e da lì entra dentro con le suole. In un parcheggio la stessa cosa succede alle testate delle rampe pedonali.
Nido di rametti costruito su una trave di legno in un sottotetto, con il pavimento sottostante coperto di guano
Il posto in cui la colonia si è installata. Un nido su una trave, in un vano riparato che nessuno apre: finché resta lì, ogni misura presa sulle corsie sposta il problema di qualche metro e basta.
Che cosa si usa, e su che cosa

Due famiglie: chiudere un volume, oppure togliere la superficie piana

In un parcheggio tutto si riduce a questa scelta, presa punto per punto. Non è una preferenza di prodotto: dipende da come è fatto il pezzo di edificio che si ha davanti.

  • Le reti, sui volumi che si possono chiudere. Vani scala, testate delle rampe, cavedi, locali tecnici, nicchie degli impianti: dove esiste un perimetro, si chiude su telaio con gli accessi di manutenzione previsti. La maglia e gli ancoraggi si scelgono con i criteri descritti in reti anti volatili su capannoni e grandi luci. Sui prospetti, invece, prima si verifica l’aerazione.
  • I dissuasori a spilli, sui cordoli e sulle mensole corte. Sono la risposta standard dove la superficie è stretta e accessibile. Su un multipiano si posano a metri lineari, e la differenza fra un lavoro che tiene e uno che si stacca sta nel supporto e nel collante, non nel dissuasore.
  • I dissuasori invisibili in acciaio, dove il prospetto si vede. Su parcheggi recenti o inseriti in contesti di pregio, la soluzione a filo e piolo in inox riduce l’impatto visivo mantenendo l’appoggio inutilizzabile: la trovi in dissuasori invisibili in acciaio inox.
  • Il dissuasore elettrico a fili, sulle travi lunghe e continue. Su una campata prefabbricata da venti metri è la soluzione che segue il profilo senza interruzioni e resta poco visibile dal basso. Richiede alimentazione e un controllo periodico, e queste due righe vanno in offerta insieme alla posa.
  • La bonifica, che viene prima di tutto il resto. Nessun sistema si fissa sopra un accumulo: la superficie va pulita e trattata prima della posa, con le protezioni previste per chi la esegue. Il quadro completo delle tecnologie è in tutti i sistemi Birdstop.

Il criterio pratico. Se il pezzo di edificio ha un perimetro chiudibile e nessuno ci deve passare, si chiude. Se è una superficie orizzontale su cui l’impianto o la struttura devono restare raggiungibili, si toglie l’appoggio. In un multipiano finiscono per servire entrambe le cose, in proporzioni che cambiano da un livello all’altro, e per questo il preventivo va letto per piano. Sul perché un sistema solo raramente basta, il ragionamento è in combinare più sistemi anti piccione.

Due minuti di video

Le due mosse, viste sul campo

Chiudere un volume

Come si chiude davvero un vano, e come no

Nel video si vede la parte che fa la differenza fra una rete che dura e una che cede: il telaio sul perimetro, la tensione e gli ancoraggi. In un parcheggio è la soluzione per vani scala, testate delle rampe e locali tecnici.

Le reti su grandi luci
Togliere l’appoggio

Il sistema che segue una trave per tutta la campata

Sui profili lunghi e continui il filo elettrificato copre lo sviluppo senza interruzioni e resta poco visibile dal basso. Va previsto con l’alimentazione e con un controllo periodico, e nel video si vede come si presenta una volta installato.

Tutti i sistemi Birdstop
Come si svolge un intervento

Dal rilievo per quota alla verifica, in 4 fasi

La fase che protegge il gestore è la seconda, ed è anche la parte che quasi nessuno mette per iscritto in offerta.

Fase 1

Si sale piano per piano, guardando in alto

Il tecnico percorre ogni livello e conta separatamente i metri lineari di trave e di cordolo, gli appoggi puntuali sugli impianti, i vani chiudibili e i punti in cui c’è già un nido. Da qui esce un elenco per quota, che è la sola forma in cui due offerte diverse si possono confrontare.

Fase 2

Si verificano i vincoli, prima di quotare

Effetto delle chiusure sui prospetti rispetto alla ventilazione naturale, vie di esodo, cartellonistica di sicurezza, accessi da lasciare per la manutenzione degli impianti. Sono domande che si fanno al gestore e al tecnico dell’edificio, e la risposta cambia il progetto, non i tempi.

Fase 3

Bonifica, poi chiusure e dissuasione

Rimozione e smaltimento del guano sulle superfici interessate con le protezioni previste, quindi chiusura dei volumi e trattamento degli appoggi. Le lavorazioni si organizzano per campate, così il parcheggio resta in esercizio e si chiude solo la porzione in cui si lavora quel giorno.

Fase 4

Verifica programmata, e il piano successivo

Controllo dei fissaggi e della tenuta delle chiusure a distanza di tempo, e passaggio al livello successivo se l’intervento è stato diviso in più anni. Su un multipiano la programmazione pluriennale è spesso la scelta giusta: l’errore da evitare è fermarsi al primo piano e considerarlo finito.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore distingue fra siti di alimentazione e siti di riposo, e osserva che un parcheggio coperto appartiene interamente alla seconda categoria. Il colombo urbano deriva da una specie che nidifica e si ripara su pareti rocciose, e una struttura in cemento con solai, mensole e cavità ne riproduce le condizioni con una fedeltà che nessun altro edificio urbano raggiunge. Da qui la conseguenza operativa: dove manca la leva alimentare, resta solo la modifica fisica del sito.

La seconda osservazione riguarda l’igiene, e riguarda soprattutto i vani in cui la colonia nidifica stabilmente. Sotto e attorno ai nidi si sviluppano ectoparassiti che sopravvivono all’abbandono del nido e cercano un ospite alternativo: chiudere un volume senza averlo prima bonificato e ispezionato significa sigillarli lì dentro. Per lo stesso motivo la rimozione del materiale va eseguita con le protezioni previste e non trattata come una pulizia ordinaria.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Strutture aperte al pubblico, che non chiudono per il cantiere

Edifici e impianti in cui si lavora a struttura in esercizio, con il permesso di lavoro compilato e le aree delimitate un pezzo alla volta. I marchi sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.

Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

In una struttura aperta al pubblico la riga che il gestore guarda per prima è la ISO 45001, perché si lavora in quota, con mezzi e persone che continuano a passare. Subito dopo viene la UNI EN 16636, che certifica l’organizzazione che eroga il servizio di gestione degli infestanti, e la ISO 14001 per lo smaltimento del materiale rimosso.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci fanno i gestori

Piccioni nei parcheggi: domande e risposte

Perché i piccioni entrano in un parcheggio se lì non c’è cibo?

Perché non ci vanno per mangiare. Un parcheggio coperto offre riparo dalla pioggia e dal vento, qualche grado in più d’inverno, assenza di predatori e una quantità enorme di superfici orizzontali su cui posarsi. È un dormitorio, e viene scelto la sera: mangiano altrove, di giorno, e tornano.

Posso mettere una rete su tutto il perimetro e chiudere il problema?

Sui prospetti aperti serve prima una verifica. La superficie libera può rientrare nel calcolo della ventilazione naturale dell’autorimessa, e in quel caso una chiusura perimetrale va valutata da chi segue la pratica antincendio dell’edificio, sui documenti. È una domanda da fare al gestore prima di chiedere un preventivo, non dopo la posa.

Basta pulire più spesso?

La pulizia serve, ma da sola diventa una spesa mensile che non si riduce mai, perché l’appoggio che genera il guano resta al suo posto. Il criterio pratico è questo: se il costo di pulizia annuale è paragonabile a quello di trattare gli appoggi di un piano, si sta pagando ogni anno una cosa che si poteva pagare una volta.

Quanto costa proteggere un parcheggio multipiano?

Dipende dai metri lineari di trave e di cordolo, dal numero di piani, dall’altezza di lavoro e da quanta bonifica serve prima della posa. Per questo il preventivo va chiesto e letto per piano: un prezzo a corpo su tutto l’edificio non è confrontabile con nessun altro. Un ordine di grandezza delle voci lo trovi in quanto costano davvero i volatili in azienda.

Si può intervenire senza chiudere il parcheggio?

Sì, ed è la norma. Le lavorazioni si organizzano per campate o per settori: si delimita la porzione in cui si lavora quel giorno, si sposta la sosta e si riapre a fine turno. Su strutture molto frequentate si concentra il lavoro nelle fasce di minore affluenza, che vanno concordate prima e messe nel programma dei lavori.

I dispositivi sonori funzionano in un parcheggio?

Poco, e per due ragioni. Su una colonia che dorme in quel punto da anni uno stimolo ripetuto sempre uguale produce assuefazione nel giro di settimane; e in un ambiente chiuso e riverberante il suono è un disturbo anche per chi ci lavora e per chi parcheggia. In questo contesto la barriera fisica è l’unica cosa che continua a funzionare anche dopo anni.

Devo trattare tutti i piani insieme?

Non necessariamente, ma vanno pianificati tutti. Proteggere un solo livello sposta la colonia a quello sopra o sotto nel giro di pochi giorni: un intervento diviso su più anni funziona se l’ordine dei piani è deciso in partenza e messo per iscritto. Non funziona invece trattare il piano del reclamo e fermarsi lì.

Che cosa serve per farvi arrivare in sopralluogo preparati?

Il numero di piani, la loro superficie indicativa, due fotografie per livello riprese verso l’alto e l’indicazione di dove si vede più guano a terra. Se sai già se i prospetti rientrano nel calcolo della ventilazione, dillo subito: cambia il progetto più di qualsiasi altra informazione.

Dicci quanti piani sono: il resto lo capiamo dalle fotografie

Con due immagini per livello riprese verso l’alto separiamo le voci prima del sopralluogo e diciamo quali punti si chiudono, quali si trattano e quale verifica va fatta prima di toccare i prospetti. Il rilievo con i metri lineari lo facciamo sul posto.

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Scrivici quanti livelli ha la struttura, se è interrata o fuori terra, dove si concentra il guano e se in passato sono già stati fatti interventi. Se hai già l’informazione sulla ventilazione naturale dei prospetti, allegala: è il dato che cambia di più il progetto.

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