I piccioni non erano suoi. Il guano sui cornicioni sì.

Ad Altamura una villa si è ritrovata a fare da terrazza a piccioni che il nido ce l’avevano da un’altra parte: nelle stanze vuote di un palazzo abbandonato, proprio di fronte. Birdstop ha lavorato sull’unica cosa su cui si poteva intervenire — la villa — con una doppia linea FlyAway lungo tutti i cornicioni, BirdFire nei punti più alti e un impianto messo sotto i pannelli fotovoltaici prima che ci arrivassero.

Doppialinea FlyAway sul perimetro dei cornicioni, non singola
3tecnologie combinate: FlyAway, BirdFire e BirdTikol
0piccioni nidificanti nell’edificio: la colonia stava di fronte
Terrazzi della villa privata di Altamura a impianto concluso, con la linea FlyAway sul coprimuro dei parapetti
La villa a lavori finiti. Sul bordo dei parapetti corre la linea FlyAway: i sostegni neri si intravedono, il filo — spesso pochi decimi di millimetro — a questa distanza no.

In breve: se i piccioni arrivano dalla casa di fronte, si difende la propria

I piccioni facevano il nido in un palazzo abbandonato davanti alla villa; sui cornicioni della villa ci si fermavano soltanto. Togliere i nidi non si poteva — quell’edificio non è del proprietario — quindi si è lavorato per togliere loro il punto di appoggio: doppia linea FlyAway lungo tutti i cornicioni, BirdFire nei punti alti da cui scendevano, e FlyAway anche sotto i pannelli fotovoltaici, dove non erano ancora arrivati.

Scheda intervento

Che cosa è stato fatto, in quattro righe

CommittenteVilla privataAltamura (BA)
Origine del problemaEdificio dismesso di frontenidificazione fuori proprietà
SistemiFlyAway + BirdFire + BirdTikoltre tecnologie, un solo progetto
Aree protetteCornicioni, coperture, fotovoltaicodi cui una in prevenzione
2centraline FlyAway: una per il perimetro, una per i pannelli
2linee di filo sovrapposte sui cornicioni invece di una
3sistemi diversi, perché non tutti i punti sono uguali
1area protetta prima che il problema arrivasse
Prima e dopo, in video

La situazione prima e dopo l’intervento Birdstop

Due clip girate sullo stesso tetto: la prima durante il sopralluogo, la seconda a lavori finiti. Guardale prima di leggere il resto: in un minuto e mezzo mostrano che cosa attirava i piccioni su questa villa e che cosa è stato installato per fermarli. Tutto quello che viene dopo spiega il perché di quelle scelte.

PrimaSopralluogo, prima dei lavori
Il tetto come l’abbiamo trovato. Cornicioni lineari, parapetti e il bordo dei pannelli: tre superfici diverse, tutte comode per fermarsi. La colonia, come si legge qui sotto, non era sulla villa: stava dall’altra parte della strada.
DopoRiprese a fine lavori
Gli stessi punti a fine lavori. Doppia linea FlyAway sui cornicioni e protezione sul fotovoltaico: nelle inquadrature ravvicinate il sistema si vede, a distanza di lettura del prospetto no.

Riprese Birdstop sul cantiere di Altamura. Sono due video distinti, girati in due momenti diversi dello stesso lavoro: non c’è nessun confronto montato.

Il caso

La cosa più frustrante: i piccioni stanno dall’altra parte della strada

Nella villa non c’era un nido. Non c’era una covata da aspettare, non c’era un sottotetto da bonificare. C’era, di fronte, un edificio dismesso con le finestre aperte in cui i piccioni avevano costruito indisturbati, e c’erano i cornicioni della villa — puliti, lineari, esposti al sole — usati come piazzola di sosta prima e dopo ogni volo.

Coppette BirdFire sull’armadio tecnico in copertura della villa di Altamura, con sullo sfondo l’edificio dismesso da cui arrivavano i piccioni
In fondo, il fabbricato dismesso con le finestre vuote: è lì che la colonia nidifica, ed è fuori dalla proprietà del committente. In primo piano l’armadio tecnico della villa, uno degli appoggi in quota, oggi coperto dalle coppette BirdFire.
Tubazioni coibentate e blocco tecnico sul terrazzo della villa di Altamura, protetti con le coppette BirdFire
Il tipo di superficie che li attirava: tubi, cordoli e blocchi tecnici in quota, tutti piani e comodi. La foto è scattata a lavori conclusi, le coppette trasparenti sono i dissuasori BirdFire.
Perché questo caso è diverso. Quando il nido è dentro la proprietà si aspetta che i piccoli volino via, si pulisce e si chiude il passaggio: il problema finisce lì. Quando il nido è fuori — un edificio abbandonato, un capannone dismesso, un sottotetto condominiale che nessuno gestisce — quella leva non esiste: la colonia resta e continua a crescere. L’unica strategia che funziona è togliere l’appoggio su ogni superficie del proprio fronte, senza lasciare l’alternativa comoda a due metri di distanza.
La diagnosi

4 cose che hanno deciso come intervenire

Il sopralluogo non serve a contare i piccioni: serve a capire da dove arrivano, dove si fermano e che cosa succederebbe se ci si limitasse a proteggere il punto più sporco.

Il terrazzo della villa ad Altamura con il campo fotovoltaico e, oltre il parapetto, gli edifici confinanti1

I piccioni nascevano a casa d’altri

Le stanze aperte dell’edificio dismesso davano riparo, buio e nessuno che li disturbasse. Nessun intervento sulla villa poteva ridurre quella popolazione: poteva solo togliere loro il punto di appoggio.

Il coprimuro piatto del cornicione visto dall’alto, con l’area confinante sotto2

Il cornicione è il posto perfetto per fermarsi

Piatto, largo il giusto, in alto e con la vista libera. I piccioni lo usavano come punto di sosta fra un volo e l’altro, ed è lì che si concentrava il guano che poi scendeva sulla facciata.

Pavimentazione in pietra e lattonerie coibentate a vista sul terrazzo della villa3

Materiali che il guano rovina sul serio

Pietra, rivestimenti di pregio, lattonerie a vista, vetro strutturale: superfici su cui il guano non è solo antiestetico, è corrosivo e lascia aloni difficili da togliere senza danneggiare la finitura.

I moduli fotovoltaici puliti e il corridoio fra le file sul terrazzo4

E un fotovoltaico ancora pulito

Sotto i pannelli non c’era ancora nessuno. Ma il sottopannello è il ricovero più ambito che esista — coperto, caldo, invisibile — e una colonia già presente a cinquanta metri lo trova prima o poi.

La soluzione

3 sistemi diversi, scelti per tipo di appoggio

Non si è scelto “il sistema migliore”: si è scelto un sistema per ogni tipo di superficie. È la differenza fra un preventivo a metro lineare e un progetto.

Doppia linea di filo FlyAway tesa sul coprimuro del parapetto della villa di Altamura1

FlyAway, con due fili invece di uno

Sul perimetro dei cornicioni sono state tese due linee di filo sovrapposte invece di una. Nel filo passano impulsi elettrici debolissimi: il piccione che ci appoggia le zampe sente una scossa impercettibile e innocua, e impara a evitare quel bordo. Su un appoggio largo una linea sola lascia un margine libero su cui il piccione si posa di lato; due linee coprono tutta la larghezza utile.

Scheda FlyAway

Coppette di gel BirdFire allineate sul coperchio di un armadio tecnico in copertura2

BirdFire nei punti più alti

Sui punti più alti — blocchi tecnici, torrini, sommità delle macchine — da cui i piccioni scendevano sul cornicione, sono state applicate le coppette BirdFire. Sono contenitori trasparenti con un gel dentro: l’occhio del piccione vede l’ultravioletto, che noi non vediamo, e quel gel per lui è una fiamma accesa, e l’odore completa l’effetto. Non pungono e non fanno male, ma l’appoggio smette di sembrare sicuro.

Scheda BirdFire

Pannello BirdTikol in acciaio inox montato sulla sommità di un’unità esterna di climatizzazione3

BirdTikol dove serviva qualcosa di solido

Sulla sommità della grande unità esterna — superficie piana, larga e molto frequentata — è stato montato il pannello BirdTikol in acciaio inox: file di punte corte e ravvicinate che tolgono materialmente lo spazio per appoggiarsi. Non ha bisogno di corrente né di gel e, essendo inox, non arrugginisce e non macchia la macchina sotto.

Scheda BirdTikol

In pratica ognuno copre un problema diverso: FlyAway le linee lunghe e continue come cornicioni e parapetti, BirdFire i singoli punti di sosta in quota, BirdTikol le superfici piane e larghe dove serve una barriera che non richieda alimentazione elettrica. Da soli lasciano scoperto qualcosa; insieme chiudono l’intero fronte.

I piccioni arrivano dall’edificio accanto e non puoi farci niente?

Si può fare parecchio, ma sul proprio fronte e con un progetto che non lasci scoperto nessun appoggio. Il sopralluogo tecnico serve esattamente a questo.

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Il dettaglio tecnico

Perché due fili e non uno

È la scelta che ha fatto la differenza su questo cantiere, ed è anche quella che si vede meno nelle fotografie. Su un cornicione stretto una linea di filo basta: copre la parte comoda e il volatile rinuncia. Su un coprimuro largo come questo, no. Il piccione si posa di lato, oltre il filo, e l’impianto risulta “installato” ma non serve a niente.

Infografica: la doppia linea di filo FlyAway sul coprimuro del parapetto della villa di Altamura, con gli isolatori che la tengono sollevata dal metallo
Il parapetto rivestito in lamiera: due fili tesi a quote diverse su sostegni isolanti neri. Coprono tutta la larghezza del coprimuro, non solo la mezzeria, e la linea segue la forma del muro senza tagliare gli angoli.
Angolo del parapetto della villa di Altamura con il filo FlyAway che prosegue e il blocco tecnico protetto con BirdFire
Lo spigolo, il punto in cui gli impianti fatti in fretta si interrompono: qui il filo gira e continua. Sulla destra si vede il blocco tecnico con le coppette BirdFire, e la tubazione trattata allo stesso modo.
  • Tutta la larghezza dell’appoggio, non solo il centro. Due fili a quote diverse rendono scomodo l’intero spessore del cornicione: non resta un bordo libero su cui posarsi di fianco.
  • Nessuna interruzione sugli angoli e sui cambi di quota. Ogni tratto lasciato scoperto diventa la porta d’ingresso: qui il tracciato è chiuso ad anello su tutto il perimetro.
  • Due centraline separate invece di una. Una alimenta il perimetro, l’altra i pannelli fotovoltaici: se un circuito va in avaria o va spento per manutenzione, l’altro continua a lavorare.
  • Nessun foro sulle finiture di pregio. I sostegni sono avvitati alle lattonerie e ai profili metallici già presenti, mai sulla pietra o sui rivestimenti.

Dove sta il “cervello” dell’impianto

Il filo da solo non fa nulla: a renderlo attivo è una centralina, una scatola che genera gli impulsi e li manda lungo la linea. Va tenuta al riparo dall’acqua e raggiungibile, perché è da lì che si controlla se l’impianto sta funzionando davvero.

Infografica sulle due centraline FlyAway FA-300 nel vano tecnico della villa di Altamura: un circuito ciascuna, con presa e cavi in guaina al riparo
Le due centraline FA-300, montate al riparo in un vano tecnico e collegate a una presa dedicata. Sono etichettate a mano “pannelli” e “perimetro”: banale, ma è ciò che permette a chiunque, fra tre anni, di capire quale circuito sta guardando.
Pannello BirdTikol in acciaio inox sulla sommità della grande unità esterna di climatizzazione della villa di Altamura
La grande unità esterna di climatizzazione: qui il filo non era praticabile, sopra c’è una superficie larga e piena di spigoli. Al suo posto il pannello BirdTikol in acciaio inox, che non ha bisogno di corrente.
La scelta più controintuitiva

Proteggere il fotovoltaico prima che ci arrivino

Sotto i pannelli non c’era un piccione. Nessun guano, nessun nido, nessun danno da mostrare in preventivo. È esattamente il momento in cui quasi nessuno interviene — ed è anche il momento in cui costa meno, perché non c’è prima una bonifica da pagare.

Filo FlyAway teso sul bordo delle file di pannelli fotovoltaici della villa di Altamura, su sostegni fissati ai profili dei moduli
Il filo teso lungo il bordo delle file, su sostegni fissati ai profili di alluminio dei moduli: nessun foro e nessuna modifica all’impianto elettrico. È questa la barriera che impedisce di infilarsi sotto i pannelli.
Corridoio fra due file di pannelli fotovoltaici protetto dal filo FlyAway sul tetto della villa di Altamura
Il corridoio fra due file. È da qui che i piccioni entrano: non volando sotto il pannello, ma camminando sul pavimento e poi abbassandosi all’imboccatura. Per questo anche i corridoi sono serviti dal filo.

Lo spazio sotto i pannelli è la nicchia più ambita di qualsiasi tetto: riparata dalla pioggia, tiepida perché il modulo sopra si scalda al sole, e invisibile da terra. Una volta occupata, il guano finisce sulle celle e sui cavi, la resa cala e la bonifica va fatta smontando o sollevando i moduli — cioè con un costo che non c’entra più nulla con quello della prevenzione. Con una colonia stabile a poche decine di metri, aspettare non era una strategia. Approfondimento: barriera anti piccioni per pannelli fotovoltaici.

Impianto fotovoltaico della villa di Altamura al termine dell’intervento di allontanamento piccioni
Il campo fotovoltaico a lavori conclusi, visto da dove lo si guarda normalmente: il filo, a questa distanza, non si distingue. È il risultato che il committente voleva — protezione che non si vede.
Filo FlyAway teso lungo il bordo dei moduli fotovoltaici, su sostegni fissati al profilo di alluminio
Da vicino si vede perché non si nota: il filo corre a pochi centimetri dal bordo dei moduli, su sostegni fissati al profilo di alluminio. Non tocca il vetro e non ombreggia le celle.
Due centraline FlyAway installate al riparo alimentano le linee sul perimetro e sui pannelli
Le due centraline che alimentano le linee sono montate al riparo, in un vano tecnico: l’unica parte dell’impianto che ha bisogno di corrente, e non si vede da nessun affaccio.
Onestamente

La parte più difficile non è stata quella tecnica

A impianto concluso il committente ha fatto un rilievo, e aveva le sue ragioni: non voleva vedere nulla. Né sul cornicione, né sulle macchine, né i sostegni del FlyAway. Su un immobile costruito con materiali scelti uno per uno, ogni elemento aggiunto si nota.

Coppette BirdFire trasparenti applicate sulle tubazioni coibentate in copertura alla villa di Altamura
Le coppette BirdFire sulle tubazioni coibentate: trasparenti, alte pochi centimetri, appoggiate e non forate. Si vedono da un metro; dal giardino, diversi metri più in basso, no.
Coppette BirdFire sul coperchio dell’armadio tecnico in copertura alla villa di Altamura
Stesso principio sull’armadio tecnico: il dissuasore sta sopra un impianto, non sull’architettura. È la regola che ha reso accettabile l’intervento.

La risposta tecnica è questa: quello che si vede non sparisce, si sposta alla distanza giusta. Il filo del FlyAway ha pochi decimi di millimetro di spessore e alla distanza da cui si guarda una facciata sparisce; le coppette BirdFire si notano da un metro e non da terra; il pannello BirdTikol è in acciaio e sta sopra una macchina, non sulla pietra. Decidere che cosa mettere e dove è anche una scelta estetica, e va fatta con il committente prima della posa, non dopo. Dopo quella conversazione non sono arrivate altre segnalazioni.

Cosa possiamo dire e cosa no. A oggi, dalla consegna dell’impianto, il committente non ha segnalato nuove presenze e nei sopralluoghi fotografici i tetti risultavano libere. Non è un dato di monitoraggio strumentale e non lo presentiamo come tale: è l’osservazione dei tecnici che hanno seguito il cantiere. I dati di verifica nel tempo verranno aggiunti a questa pagina quando saranno disponibili.
Il metodo Birdstop

4 fasi, e la seconda è quella che quasi tutti saltano

Proteggere il punto più sporco è facile. Proteggere anche i tre punti che diventerebbero il nuovo punto più sporco è la parte che decide il risultato.

Fase 1

Il sopralluogo: da dove arrivano e dove si fermano

Non si conta chi c’è: si guarda da dove arriva e dove si ferma. Qui la sorgente era fuori proprietà, e questo ha cambiato tutta la strategia.

Fase 2

Ogni punto dove si posano, senza saltarne uno

Cornicioni, parapetti, blocchi tecnici, tubazioni, unità esterne, bordo dei pannelli. Ogni superficie lasciata libera diventa l’alternativa comoda che vanifica il resto.

Fase 3

Un sistema diverso per ogni tipo di superficie

FlyAway sulle linee lunghe, BirdFire sui punti di sosta in quota, BirdTikol dove serve una barriera fisica. Con la posa concordata anche sul piano estetico.

Fase 4

I controlli, negli anni successivi

Tensione del filo, continuità dei due circuiti, stato delle coppette. Un impianto elettromagnetico che nessuno controlla smette di funzionare senza dare segnali.

Guarda come funziona

Due video sulle tecnologie usate in questo cantiere

BirdFire

Il gel che i piccioni vedono come una fiamma

Perché una coppetta di gel trasparente funziona: l’occhio del piccione percepisce l’ultravioletto e legge il gel come un fuoco acceso, mentre la componente olfattiva completa la dissuasione. Nessuna parte in movimento, nessuna alimentazione elettrica, nessun contatto con l’animale.

Scheda del sistema BirdFire
FlyAway

Il filo in funzione, ripreso sul campo

Come si comporta un volatile quando si avvicina a una linea FlyAway attiva: cambia rotta e cerca un altro appoggio. È anche il motivo per cui, se accanto restano appoggi liberi, un impianto parziale sposta il problema di due metri invece di risolverlo.

Scheda del sistema FlyAway
Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, non testimonianze riportate da noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa di Ekonore
Il parere dell’esperta

Linda Abenaim — biologa ed entomologa, Ekonore

Su un caso come questo l’area scientifica di Ekonore richiama un punto che il committente quasi mai considera: il rischio non arriva solo con il nido. Il guano depositato su un cornicione, anche senza nidificazione in loco, è materiale organico che si secca, si polverizza e viene movimentato dal vento e dai lavaggi — ed è il veicolo con cui acari e altri artropodi provenienti dal sito di nidificazione raggiungono superfici frequentate dalle persone.

Ne segue una conseguenza pratica: la pulizia periodica del cornicione non è un’alternativa alla dissuasione, è l’operazione che si ripete all’infinito finché l’appoggio resta disponibile. Togliere l’appoggio è ciò che rende la pulizia un’operazione una tantum invece che una manutenzione.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore. Testo editoriale in forma di sintesi, sottoposto a validazione.

I nostri clienti

Lo stesso metodo, dalla villa allo stabilimento

Su un tetto industriale cambiano la scala e i vincoli igienici. La domanda di partenza — dove si posano e che cosa resta scoperto — è identica.

MarcegagliaEdison EDF GroupCoca-ColaMegamarkDesparA2A Ambiente
Prova, non promessa

Chi sale sul tuo tetto, e con quali certificazioni

Lavorare in quota su un terrazzo privato ha gli stessi obblighi di sicurezza di un cantiere industriale. Ekonore S.r.l., di cui Birdstop è la divisione allontanamento volatili, opera con sei certificazioni attive, ognuna con il proprio numero di registrazione.

KIWACERTIFIED
UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo infestantiALI 02122 - PM
KIWACERTIFIED
ISO 9001Sistema di gestione qualitàReg. N. 19806 - A
KIWACERTIFIED
ISO 14001Sistema di gestione ambientaleReg. N. 19806 - E
KIWACERTIFIED
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoroReg. N. 19806 - I
KIWACERTIFIED
UNI/PdR 125Parità di genereReg. N. 19806 - PG
EMASCERTIFIED
EMASRegistrazione ambientale europeaIT-002249

Certificati rilasciati a Ekonore S.r.l. La UNI EN 16636 è la norma specifica dei servizi di gestione e controllo degli infestanti; la ISO 45001 riguarda la sicurezza di chi lavora, che su un parapetto non è un dettaglio.

Le domande che ci arrivano

Immobili di pregio e volatili: domande e risposte

I piccioni arrivano da un edificio abbandonato vicino: posso fare qualcosa?

Sì, ma non sul loro nido: su quello non hai titolo a intervenire se non è tua proprietà. Quello che puoi fare — ed è ciò che si è fatto ad Altamura — è togliere l’appoggio su tutto il tuo fronte, senza lasciare superfici scoperte. Se il sito è un immobile pubblico o in stato di degrado puoi in parallelo segnalarlo al Comune e alla ASL, ma sono due percorsi separati e con tempi diversi.

Perché due linee di filo invece di una?

Perché una linea protegge una linea, non una superficie. Su un cornicione o una lattoneria larga il volatile si posa a fianco del filo e l’impianto risulta installato ma inefficace. Due fili a quote diverse rendono scomoda l’intera sezione di appoggio. Su cornicioni stretti, invece, la linea singola è sufficiente.

FlyAway si vede sulla facciata di una casa di pregio?

A distanza di lettura della facciata, no: il conduttore è un filo di acciaio di pochi decimi di millimetro. Si vedono, da vicino, gli isolatori e i cavi di collegamento. Su immobili in cui l’estetica è un requisito, il posizionamento va concordato in sopralluogo, prima della posa: è una scelta progettuale, non un dettaglio di cantiere.

Che differenza c’è fra BirdFire, FlyAway e BirdTikol?

FlyAway è un sistema a campo elettromagnetico su filo teso: copre linee lunghe come cornicioni e parapetti. BirdFire è un dissuasore visivo e olfattivo in coppette: il gel viene percepito nell’ultravioletto come una fiamma, e si usa su punti di sosta circoscritti. BirdTikol è una barriera fisica in acciaio inox per superfici piane, senza alimentazione. Non sono alternative: su un progetto serio convivono.

Ha senso proteggere i pannelli fotovoltaici se non ci sono ancora piccioni?

Ha molto senso se una colonia è già presente nelle vicinanze. Il sottopannello è il ricovero più ambito di un tetto e, una volta occupato, la bonifica richiede di sollevare o smontare i moduli. Intervenire prima costa meno perché non c’è guano da rimuovere e non c’è perdita di resa da recuperare.

Il guano rovina davvero i materiali?

Sì. È acido e igroscopico: su pietra, intonaci, lattonerie e vetro lascia aloni e, nel tempo, corrode le superfici e le finiture. Su un immobile realizzato con materiali di pregio il costo del ripristino supera in fretta quello dell’impianto di dissuasione.

Quanto costa un impianto di questo tipo su una villa?

Dipende dai metri lineari di cornicione, dal numero di appoggi separati e dalla presenza di un fotovoltaico da servire. I valori di partenza dei singoli sistemi sono pubblicati nella pagina quanto costa allontanare i piccioni; il sopralluogo tecnico serve a trasformare un ordine di grandezza in un numero.

Ogni quanto va manutenuto?

Un impianto elettromagnetico va controllato periodicamente: tensione del filo, continuità del circuito, integrità degli isolatori, stato delle coppette BirdFire. È la parte che decide se il risultato dura una stagione o dieci anni, e va concordata insieme all’installazione, non quando qualcosa smette di funzionare.

Sopralluogo

Raccontaci dove si posano: ti richiamiamo noi

Che tipo di immobile è, da dove sembrano arrivare i volatili, su quali superfici trovi il guano e se hai un fotovoltaico in copertura. Con questi dati sappiamo già cosa dirti al telefono.

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