Hai sentito dei rumori dietro il condizionatore? Non è la ventola

L’unità esterna è sollevata da terra, ha un piano orizzontale largo quanto serve, sta al riparo sotto un davanzale o dentro una nicchia, e d’inverno resta tiepida. Sul tuo balcone, per un colombo, non c’è niente di meglio. Prova a guardare dietro e sotto la macchina, non sopra: è lì che si sistemano, ed è lì che si accumula quello che poi finisce sulla ringhiera e dentro casa quando apri.

Il pianola parte superiore dell’unità è un appoggio piatto, asciutto e sopraelevato: esattamente quello che un colombo cerca
Le alettela batteria alettata deve scambiare calore con l’aria: se il passaggio si sporca, la macchina lavora di più
Il nidoa nido occupato non si tocca nulla: la fauna selvatica è protetta e si aspetta l’involo
Unità esterna di un climatizzatore fissata alla parete, con un nido di piccione costruito nello spazio fra la macchina e il muro
Fotografia di un sopralluogo. Il nido sta nell’intercapedine fra la macchina e il muro, non sul coperchio: lì non piove, non tira vento e non passa nessuno. Da terra non si vede niente, e infatti ci si accorge del problema quando comincia a cadere materiale sul balcone.

In breve

I piccioni si posano sull’unità esterna del condizionatore perché offre un piano orizzontale sopraelevato, riparato e tiepido. I problemi non nascono dal peso dell’animale ma da ciò che lascia: il guano che si deposita sulla batteria alettata e sulla carrozzeria, il materiale del nido che finisce nella ventola o nello scarico condensa, e le colature acide sulle parti metalliche. La soluzione non è pulire ogni tanto: è togliere l’appoggio sul piano dell’unità e sul davanzale sopra, oppure chiudere il vano se la macchina sta in una nicchia. Se c’è già un nido con uova o piccoli, si aspetta l’involo: non si tocca.

Ti ci ritrovi?

Se ne hai riconosciute due, non stanno di passaggio: ci abitano

Sono le cose che si notano dal balcone, e che quasi sempre vengono scambiate per un problema dell’impianto.

  • Senti tubare o battere d’ali e i rumori vengono da dietro l’unità esterna, non da dentro.
  • Sotto o dietro la macchina si sta accumulando materiale: rametti, piume, guano secco.
  • Sulla ringhiera e sul pavimento del balcone ci sono macchie sempre negli stessi punti.
  • Hai già pulito più di una volta e nel giro di qualche settimana era tutto uguale.
  • Quel pezzo di balcone non lo usi più, o hai smesso di stendere lì.
  • Non sai chi chiamare: il condizionatorista o qualcun altro.

Se te ne ritrovi due, la cosa da fare prima di pulire è guardare che cosa c’è dietro la macchina: se c’è un nido attivo cambiano i tempi e cambia quello che si può toccare. Qui sotto c’è l’ordine giusto.

Francesco Colombo, CEO e fondatore di Ekonore BirdStop, specialista in tecnologie di allontanamento volatili Ricerca sul campocomportamento dei volatili Tecnologie non cruenteFlyAway, BirdFire, BirdLaser AI
Chi guida BirdStop

«Un piccione non si combatte: si convince ad andare altrove. Per riuscirci servono studio, tecnologia e rispetto per l’animale.»

Da questa idea nasce l’approccio di BirdStop. Francesco Colombo, fondatore e CEO di Ekonore, ha portato in Italia un modo diverso di allontanare piccioni, gabbiani e altri volatili: prima si osserva dove e perché si posano, poi si sceglie la tecnologia giusta. Segue in prima persona la sperimentazione dei sistemi BirdStop, dai dissuasori elettromagnetici FlyAway al laser BirdLaser AI, sui cantieri di case, aziende e monumenti.

Francesco Colombo
Francesco ColomboFondatore e CEO · Ekonore BirdStop
  • Allontanamento volatili
  • Dissuasori elettromagnetici
  • Bird control non cruento
  • Azienda certificata Kiwa ed EMAS
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Perché proprio lì

4 motivi per cui i piccioni scelgono il condizionatore

Un colombo non valuta il condizionatore: valuta un posto dove stare. E quel posto ha quattro caratteristiche che sul resto del balcone non ci sono tutte insieme.

Due piccioni posati sul piano superiore di un condizionatore, unità esterna fissata al muro di un balcone
Due colombi sul piano superiore della macchina. È il punto più alto del balcone, il più caldo e quello dove non passa nessuno: da lì vedono tutto e non vengono disturbati.
Piccione sul piano superiore di un condizionatore incrostato di guano secco, con materiale di nido nell’intercapedine fra la macchina e il muro
Lo stesso piano qualche mese dopo: guano secco stratificato sulla carrozzeria e, nella fessura fra la macchina e il muro, i primi rametti del nido.

Le due immagini qui sopra sono ricostruzioni realistiche create al computer per mostrare la scena, non fotografie di un cantiere Birdstop. Le installazioni reali sono più sotto.

  • È un piano orizzontale sopraelevato. Un colombo sceglie appoggi larghi qualche centimetro, stabili e staccati da terra, da cui vedere l’intorno. La parte superiore di un’unità esterna è tutte e tre le cose insieme.
  • È riparata. Quasi sempre la macchina sta sotto un balcone, sotto un davanzale o dentro una nicchia tecnica. La pioggia non arriva e il vento nemmeno: sono le stesse condizioni di una cavità naturale.
  • È tiepida quando serve. In inverno l’unità in funzione muove aria e resta tiepida a lungo dopo lo spegnimento. Non li attira da lontano, ma è una delle ragioni per cui poi non se ne vanno.
  • Nessuno la disturba. Sul balcone si passa; dietro l’unità esterna non passa nessuno per mesi. È la stessa ragione per cui il problema si scopre tardi, quando ormai c’è molto materiale.
La stessa scena, risolta

Come si toglie l’appoggio, in tre modi diversi

Queste sono fotografie di installazioni Birdstop reali, scattate a fine lavori. Il principio è sempre lo stesso: il piano su cui il colombo si posa smette di essere comodo — e smette di esserlo anche il davanzale accanto.

Pannello dissuasore in acciaio inox appoggiato sul piano superiore di un’unità esterna di climatizzazione1

Il piano della macchina

Un pannello in acciaio inox appoggiato sopra l’unità: il piano resta raggiungibile dal tecnico per la manutenzione, ma non è più una superficie su cui un colombo possa stare. La carrozzeria non si fora e nessuna griglia viene coperta.

BirdTikol e TikolPannel
Coppette del dissuasore BirdFire allineate su un davanzale, accanto a un’unità esterna di climatizzazione fissata al muro2

Il davanzale accanto

Le coppette BirdFire sul davanzale, a mezzo metro dalla macchina. È la parte che quasi sempre viene saltata: se si tratta solo l’unità, l’appoggio si sposta di cinquanta centimetri e sembra che il lavoro non sia servito.

Come funziona BirdFire
Coprimuro di un terrazzo con il filo del sistema FlyAway teso lungo tutto il bordo3

Tutto il bordo, se il balcone è lungo

Sul coprimuro di un terrazzo il filo FlyAway corre per tutta la lunghezza. È la risposta a un balcone in cui gli appoggi non sono due o tre ma una linea continua: si copre la linea, non il singolo pezzo.

Come funziona FlyAway

Il condizionatore sta su un balcone o su una facciata senza accesso?

Mandaci due foto del tuo condizionatore. Una della macchina e una del balcone attorno: bastano per capire quanti appoggi ci sono davvero e quale sistema ha senso. Ti richiamiamo e ne parliamo.

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Che cosa si rovina davvero

6 cose che troviamo quando apriamo il condizionatore

Un colombo pesa poco più di trecento grammi e sopra un’unità esterna non rompe niente. Tutto il resto viene da ciò che lascia: guano, penne, piumino, rametti. Sono sei conseguenze diverse e arrivano in tempi diversi, ed è per questo che nessuno le collega alla stessa causa.

  • La batteria alettata si intasa. È il pacco di lamelle sottili che sta dietro la griglia: serve a cedere calore all’aria che il ventilatore ci fa passare attraverso. Piumino, penne e polvere si impastano fra le alette, l’aria passa meno e la macchina deve lavorare di più per ottenere lo stesso risultato. Non si rompe: consuma di più e raffredda peggio, che è la ragione per cui quasi nessuno se ne accorge subito.
  • Il guano corrode l’alluminio. Le alette sono alluminio sottilissimo. Il guano fresco è acido e, finché resta umido, aggredisce il metallo: sulle lamelle lascia punti chiari che diventano bucature, sulla carrozzeria verniciata scrosta lo strato e apre la strada alla ruggine. Il tempo che resta sopra conta più della quantità.
  • Il materiale del nido arriva alla ventola. Rametti e fili finiscono nel vano ventilante attraverso le griglie. All’avvio si sente subito, perché la macchina fa un rumore che prima non faceva; a volte basta questo per far intervenire la protezione del motore.
  • Lo scarico condensa si ostruisce. In pompa di calore l’unità esterna produce acqua di sbrinamento e la manda via da un foro sul fondo. Se quel foro si tappa, l’acqua resta nella bacinella e da lì scende dove non deve: sotto la macchina, sul pavimento del balcone, e in inverno ghiaccia.
  • Gli ectoparassiti restano dopo che i colombi sono andati via. Nel materiale del nido vivono acari e zecche molli. Quando i piccoli si involano, quegli organismi restano nel nido vuoto e cercano un altro ospite: il nido è a un metro e mezzo dalla finestra della camera. Per questo un nido abbandonato si rimuove, non si lascia dov’è.
  • Attorno alla macchina serve spazio libero. Ogni unità esterna ha, sul proprio manuale, le distanze minime da rispettare davanti, dietro e sopra: servono a garantire che l’aria entri ed esca. Quando l’accumulo arriva a occupare quello spazio, o quando qualcuno chiude i lati per nascondere lo sporco, si peggiora la ventilazione per risolvere un problema di aspetto. Le distanze corrette stanno nel libretto della tua macchina: non ce n’è una valida per tutte.

Due mestieri diversi, e conviene tenerli distinti. La pulizia della batteria alettata, il lavaggio del circuito e la verifica del gas sono lavoro del frigorista, con la sua attrezzatura e la sua responsabilità. Birdstop fa le altre due cose: rimuove e smaltisce il guano accumulato attorno alla macchina e sul balcone, e toglie l’appoggio perché non si riformi. Fatte nell’ordine sbagliato si spende due volte: pulire senza dissuadere significa richiamare il frigorista ogni stagione.

Lo stesso punto, due momenti

Com’era prima, com’è dopo

Sono due fotografie di un sopralluogo Birdstop, scattate sullo stesso punto. L’oggetto non è un’unità esterna ma la cassetta tecnica dell’impianto a muro, riconoscibile dalla griglia di ventilazione sul lato destro. La geometria però è la stessa del condizionatore: un bordo orizzontale in alto, riparato, dove non passa nessuno.

PrimaCassetta tecnica a muro con il bordo superiore incrostato di guano e colature che scendono su tutta la facciata
DopoLa stessa cassetta tecnica dopo la bonifica, con due dispositivi dissuasori posati sul bordo superiore

A sinistra il bordo superiore è il posatoio: si è formata una crosta e le colature sono scese su tutta la facciata dell’armadio, fino al muro. È il segno da cercare quando si guarda dal basso senza salire. A destra lo stesso punto a lavoro finito: superficie bonificata e due dispositivi posati sul bordo. Il colombo torna comunque a fare il giro, trova una superficie su cui non si sta, e va altrove.

Hai il condizionatore in questo stato e non sai da dove cominciare?

Mandaci due fotografie: una da lontano che prenda tutto il balcone e una ravvicinata sul piano dell’unità. Servono a capire da dove arrivano — dal davanzale sopra, dal cornicione, dalla nicchia — e quindi che cosa ha senso trattare.

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Da evitare

4 rimedi fai-da-te che peggiorano le cose

Non sono errori di manualità: sono decisioni prese prima di cominciare, quando si sceglie di risolvere in un pomeriggio una cosa che ha impiegato due stagioni a formarsi.

Icona illustrata: idropulitrice che spara un getto e solleva una nuvola di polvere, con il simbolo di divieto

Lavare via il guano secco con l’idropulitrice

È il gesto più istintivo ed è anche il più dannoso. Il guano secco, colpito da un getto o spazzato a secco, si polverizza e resta sospeso nell’aria proprio dove stai lavorando, su un balcone chiuso da tre lati. La rimozione professionale si fa a umido, con i dispositivi di protezione previsti, e il materiale raccolto si smaltisce secondo le regole, non nel bidone di casa.

Icona illustrata: nido di rametti con due uova e una mano aperta che si ferma, con il simbolo di divieto

Togliere un nido con uova o piccoli dentro

L’avifauna selvatica è protetta e non si interviene su nidi occupati: si aspetta l’involo, e solo allora si rimuove il nido e si tratta la superficie. Rimandare di qualche settimana è fastidioso ma cambia poco; iniziare il lavoro con il nido occupato significa doverlo interrompere.

Icona illustrata: unità esterna con spuntoni incollati sul piano superiore e griglia chiusa, con il simbolo di divieto

Incollare gli spuntoni sulla macchina e chiudere le griglie

Sul piano superiore dell’unità qualcosa si mette, ma non è indifferente cosa e come: la carrozzeria non si fora, e nulla deve finire davanti alle griglie di aspirazione e di mandata. Ogni pannello chiuso «per non farli passare» toglie aria alla batteria, cioè peggiora esattamente quello che stavi cercando di proteggere.

Icona illustrata: gufo finto con un piccione posato sulla testa e un barattolo di gel repellente, con il simbolo di divieto

Affidarsi al gufo finto o al gel repellente

Funzionano per qualche giorno, poi i colombi imparano che non succede niente e tornano. È un fenomeno documentato e ha un nome, assuefazione: qualsiasi dispositivo che spaventi senza impedire perde efficacia con l’abitudine. Sul balcone il risultato tipico è il gufo di plastica con il guano sopra.

Prima di toccare qualsiasi cosa

Se dietro il condizionatore c’è già un nido

È la situazione più frequente in primavera e in estate, e cambia l’ordine delle cose da fare. Vale la stessa regola che vale sul cornicione o nel sottotetto: finché il nido è occupato non si interviene, perché l’avifauna selvatica è una specie protetta e le eventuali deroghe non le decide né il condomino né la ditta.

  • Guarda senza spostare niente. Se ci sono uova o piccoli, il nido è occupato. Se trovi solo rametti e guano vecchio, con ogni probabilità la nidiata è passata: la rimozione si può fare, e a quel punto conviene farla subito, perché sul materiale abbandonato restano gli ectoparassiti.
  • Non lasciare che diventi un’abitudine di sito. Una coppia che ha nidificato con successo torna volentieri nello stesso punto. Il periodo di attesa serve a preparare l’intervento, non a rimandarlo: si concorda la data, si prevede la bonifica e si decide il dispositivo, così il giorno dopo l’involo il lavoro parte.
  • In condominio la cosa riguarda anche gli altri. Il balcone è tuo, ma la facciata, il cornicione e il sottotetto da cui arrivano non lo sono. Se il punto di posa è sulla parte comune, il singolo intervento sul proprio balcone sposta il problema al piano di sopra o a quello di fianco, e nel condominio si vede.

Le due domande che ci fanno più spesso al telefono hanno una pagina dedicata: le uova di piccione si possono togliere e cosa fare quando c’è un nido di piccioni. Se il problema riguarda la facciata e non solo il tuo balcone, la strada è quella descritta in piccioni in condominio: cosa può fare l’amministratore.

La soluzione

La soluzione non è solo il condizionatore: è tutto il balcone

Un balcone con il condizionatore ha quasi sempre più di un posatoio, e sono vicini fra loro: il piano dell’unità, la staffa a muro, le tubazioni coibentate che salgono, il davanzale sopra, il parapetto. Trattarne uno solo sposta i colombi di mezzo metro, e la sensazione di chi paga è che il lavoro non sia servito a niente.

Pannello dissuasore in acciaio inox posato sul piano superiore di un’unità esterna di climatizzazione su una copertura
Il piano dell’unità chiuso con un pannello in acciaio inox: appoggiato e vincolato ai bordi, senza forare la carrozzeria e senza finire davanti al flusso d’aria. È il modo in cui si toglie l’appoggio senza mettere le mani sulla macchina.
Tubazioni coibentate di un impianto di climatizzazione con dispositivi dissuasori posati sopra e sul blocco di appoggio in calcestruzzo
Le tubazioni coibentate che collegano l’unità sono un posatoio quanto la macchina: corrono orizzontali, sono larghe il giusto e stanno in alto. Qui i dispositivi sono posati sopra la guaina senza forarla e senza stringere sul tubo, e seguono anche il blocco di appoggio.

Quali sistemi si usano su un balcone

  • Dissuasori ad aghi, sul davanzale e sul cornicione sopra. È il punto da cui quasi sempre arrivano, ed è anche da lì che l’unità si sporca dall’alto. Si posano sulla muratura, non sulla macchina. Vedi la pagina dei dissuasori ad aghi.
  • Dissuasori invisibili, dove il prospetto si vede. Su balconi in vista, ringhiere e parapetti si usano dispositivi in acciaio inox che da terra non si distinguono: la logica è la stessa, cambia l’impatto visivo. Sono i dissuasori invisibili BirdTikol, il pannello della prima fotografia qui sopra.
  • BirdFire sulle superfici che non si possono forare. Sulla carrozzeria dell’unità, sulle tubazioni coibentate e sulle staffe non si fora e non si incolla nulla di permanente: lì si usano dispositivi appoggiati, come il dissuasore visivo e olfattivo BirdFire, che è il sistema della seconda fotografia qui sopra.
  • FlyAway, quando il balcone è grande o gli appoggi sono troppi. Su terrazzi ampi, dove i punti da coprire uno per uno sarebbero decine, si valuta il sistema FlyAway, che lavora sull’area invece che sulla singola superficie. La scelta si fa in sopralluogo, guardando quanti appoggi ci sono davvero.
  • La rete, se la macchina sta dentro un vano. Quando l’unità è in una nicchia, in un cavedio o dietro una grigliatura, si chiude il volume con una rete anti volatili lasciando l’accesso per la manutenzione. È il caso descritto nella sezione qui sotto.

Quasi nessun balcone si risolve con un dispositivo solo, e la ragione non è commerciale. Le superfici hanno materiali e vincoli diversi, e il dispositivo giusto sulla muratura raramente si può posare su una tubazione in esercizio. Il ragionamento completo sta in perché un solo sistema quasi mai basta.

Il caso più ostinato

Se il condizionatore è chiuso in una nicchia

Sui condomini recenti le unità esterne finiscono spesso in un vano ricavato in facciata, chiuso da una grigliatura o da un pannello forato. Il vano nasce per motivi estetici e funziona benissimo anche per un colombo: è una cavità riparata su tre lati, tiepida, dove non entra nessuno. Da fuori non si vede niente finché il guano non arriva sul davanzale del piano di sotto.

Vano tecnico con tubazioni coibentate e un’unità esterna di climatizzazione, chiuso sul fronte da una rete anti volatili
Un vano tecnico con tubazioni e unità esterna, chiuso con la rete: il telaio corre sul perimetro dell’apertura e il fronte resta apribile per la manutenzione. In un vano così il dissuasore sulla singola macchina non serve a niente, perché il posatoio è tutto il resto.
  • Il volume si chiude, non si tratta superficie per superficie. Dentro un vano gli appoggi sono le tubazioni, le staffe, i bordi del vano stesso e il piano delle macchine: metterci sopra dei dissuasori significa trattare cinque superfici e lasciarne libere altre cinque.
  • L’accesso si decide prima di posare. Il frigorista deve poter aprire per lavorare, e se nessuno gli ha detto dove, aprirà con le tronchesi. Il tratto apribile si prevede in progetto e si indica alla consegna.
  • La griglia esistente quasi mai basta. Le grigliature architettoniche hanno passaggi larghi, perché devono far respirare le macchine. Un colombo entra da un’apertura molto più piccola di quanto si immagini, e una volta dentro il vano lo protegge.
  • La ventilazione resta la prima condizione. Chiudere un vano tecnico senza guardare le distanze minime richieste dal manuale della macchina significa scambiare un problema di guano con un problema di rendimento. Su questo l’ultima parola ce l’ha il libretto dell’impianto, non il posatore.
Due minuti di video

I due modi di proteggere un balcone, visti in video

Superficie per superficie

Quando gli appoggi si contano

Il dispositivo si appoggia sulla superficie da liberare e la rende sgradita a chi ci si vuole posare. È la strada che si sceglie quando i punti da trattare sono pochi e ben identificabili: il piano dell’unità, le tubazioni, il davanzale sopra.

La pagina del sistema BirdFire
Quando gli appoggi sono troppi

Su un terrazzo grande cambia l’approccio

Su terrazzi e coperture private, dove le superfici da liberare sarebbero decine, si ragiona sull’area invece che sul singolo appoggio. Nel video si vede l’installazione in un contesto residenziale, che è il caso in cui la domanda «quanti dissuasori servono» non ha una risposta ragionevole.

La pagina del sistema FlyAway
Come si svolge un intervento

Come funziona un intervento, in 4 fasi

La fase che si salta più spesso è la prima, ed è anche la fase che determina se il lavoro reggerà: quanti posatoi ci sono davvero su quel balcone, e quali contano.

Fase 1

Guardiamo tutto il balcone, non solo il condizionatore

Il tecnico cerca da dove arrivano e dove si fermano: il davanzale del piano di sopra, il cornicione, la staffa, le tubazioni, il parapetto. Conta i posatoi e ne stabilisce l’ordine di importanza. Da qui esce quanto materiale serve, che è la voce che fa il preventivo: non la superficie del balcone.

Fase 2

Rimozione e smaltimento del guano

Si toglie il materiale accumulato attorno all’unità e sulle superfici interessate, lavorando a umido e con le protezioni previste, e lo si smaltisce secondo le regole. Viene prima della posa: mettere un dispositivo sopra un accumulo significa fissarlo su una superficie che non tiene, e lasciare lì gli ectoparassiti.

Fase 3

Installazione nei punti giusti, senza toccare la macchina

I dispositivi si posano superficie per superficie, con il fissaggio adatto a ciascuna: muratura, metallo verniciato, guaina delle tubazioni. Sull’unità esterna valgono due regole fisse, e sono le stesse di qualsiasi manutenzione: non si fora la carrozzeria e non si ostruiscono le griglie di aspirazione e di mandata.

Fase 4

Torniamo a controllare dopo la prima stagione

Un balcone trattato si controlla: i colombi rifanno il giro e provano i punti rimasti scoperti, ed è lì che si vede se il rilievo aveva contato tutti i posatoi. Il controllo è anche l’occasione per ripassare i fissaggi, che su una superficie esposta al sole e alla pioggia lavorano tutto l’anno.

Recensioni verificate

Cosa dicono i clienti Birdstop

Recensioni verificate su Trustpilot, una piattaforma che non controlliamo noi.

Linda Abenaim, biologa ed entomologa Ekonore
Il punto di vista tecnico

Linda Abenaim, biologa ed entomologa

L’area scientifica Ekonore invita a leggere l’unità esterna per ciò che rappresenta per l’animale: un ripiano stabile, sopraelevato, riparato dall’alto e privo di disturbo. Sono le stesse caratteristiche delle cengie rocciose in cui il colombo selvatico nidifica in natura, ed è la ragione per cui in città sceglie cornicioni, davanzali e macchine tecniche invece degli alberi.

La conseguenza pratica riguarda il modo di impostare il lavoro. Rendere sgradita una superficie sola non cambia la scelta del sito, perché l’animale valuta il balcone nel suo insieme e si sposta sul posatoio più vicino. Va aggiunta un’attenzione sanitaria: nel materiale dei nidi si sviluppano acari e zecche molli, che restano attivi anche dopo l’involo e possono spostarsi verso gli ambienti confinanti. Per questo la rimozione del nido abbandonato e la bonifica non sono un’operazione di decoro.

Contenuto tecnico rivisto dall’area scientifica Ekonore.

I nostri clienti

Gli stessi sistemi, su edifici molto più grandi

Il tuo balcone e la centrale tecnica di uno stabilimento hanno lo stesso problema in scala diversa: superfici orizzontali riparate su cui i volatili si fermano. I marchi qui sotto sono quelli già pubblicati sulla pagina dei partner.

Prova, non promessa

6 certificazioni con un numero verificabile

Su un balcone privato la riga che conta davvero è la UNI EN 16636: certifica l’organizzazione che eroga il servizio di gestione degli infestanti, non il prodotto che ti viene installato. La ISO 45001 riguarda il modo in cui si lavora in quota e su facciata, che è la parte in cui un incidente coinvolge anche te.

UNI EN 16636Servizi di gestione e controllo delle infestazioni. Certifica l’organizzazione che eroga il servizio, base del marchio CEPA Certified.ALI 02122 - PM
ISO 9001Sistema di gestione qualità.Reg. N. 19806 - A
ISO 14001Sistema di gestione ambientale.Reg. N. 19806 - E
ISO 45001Salute e sicurezza sul lavoro.Reg. N. 19806 - I
UNI/PdR 125Parità di genere.Reg. N. 19806 - PG
EMASRegistrazione ambientale europea, verificata.IT-002249

Certificati rilasciati da Kiwa a Ekonore S.r.l. — Birdstop è la divisione allontanamento volatili di Ekonore.

Le domande che ci fanno al telefono

Piccioni sul condizionatore: domande e risposte

I piccioni sul condizionatore possono rompere la macchina?

Direttamente no. Indirettamente sì, e per vie diverse: la batteria alettata che si intasa di piumino e polvere costringe l’unità a lavorare di più, il guano acido corrode le lamelle di alluminio e la vernice della carrozzeria, il materiale del nido può arrivare alla ventola. Sono danni lenti, che in bolletta e in manutenzione si vedono prima che sulla macchina.

Posso mettere degli spuntoni sopra l’unità esterna?

Sul piano superiore un dispositivo ci va, ma con due vincoli: la carrozzeria non si fora e nulla deve trovarsi davanti alle griglie di aspirazione e di mandata. Per questo su una macchina si preferiscono dispositivi appoggiati e reversibili, e i dissuasori a fissaggio meccanico si tengono sulla muratura, cioè sul davanzale e sul cornicione da cui i colombi arrivano.

Il condizionatore acceso li allontana?

No. Il ventilatore fa rumore e muove aria, e sono entrambe cose a cui i colombi si abituano in fretta: dopo qualche giorno tornano anche a macchina accesa. In inverno l’unità in funzione rende quel punto ancora più interessante, perché resta tiepida a lungo.

C’è un nido dietro il condizionatore: posso toglierlo?

Se dentro ci sono uova o piccoli, no: l’avifauna selvatica è protetta e si aspetta l’involo. Se il nido è abbandonato la rimozione si può fare, e conviene farla presto, perché nel materiale restano acari e zecche molli che cercano un altro ospite. Nel frattempo si prepara l’intervento, così non si perde altro tempo.

Quanto costa liberare un balcone con il condizionatore?

Dipende da quante superfici vanno trattate e da quanto guano c’è da rimuovere, non dai metri quadri del balcone: due balconi identici con uno o con cinque posatoi sono due preventivi diversi. I valori di partenza per sistema li trovi nella pagina sui costi, insieme al configuratore.

Il guano posso pulirlo da solo?

Meglio di no, e la ragione è pratica prima che normativa: il guano secco spazzato o colpito da un getto d’acqua si polverizza e resta in sospensione proprio dove stai lavorando, su un balcone chiuso su tre lati. La rimozione professionale si fa a umido, con i dispositivi di protezione previsti, e il materiale raccolto viene smaltito secondo le regole.

Chi pulisce la batteria del condizionatore, voi o il frigorista?

Il frigorista. La pulizia del pacco alettato, il lavaggio del circuito e i controlli sull’impianto sono lavoro suo, con la sua attrezzatura. Birdstop rimuove e smaltisce il guano accumulato sulle superfici e installa la dissuasione perché non si riformi. Fatte nell’ordine giusto, la pulizia dell’impianto si fa una volta e non ogni stagione.

Il condominio può obbligarmi a intervenire, o io a chiederlo?

Dipende da dove si posano. Se il punto di partenza è sulla facciata, sul cornicione o nel sottotetto, la questione riguarda le parti comuni e passa dall’amministratore: il singolo che tratta solo il proprio balcone sposta il problema al vicino. Se invece si fermano solo sul tuo, l’intervento è tuo.

Mandaci due foto del balcone e ti diciamo quanti posatoi ci sono

Una da lontano che prenda tutto il fronte, compreso il piano di sopra, e una ravvicinata sul piano dell’unità. Da lì si capisce da dove arrivano e quali superfici vanno trattate davvero. Il rilievo con le quantità scritte lo facciamo sul posto.

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Raccontaci com’è fatto il tuo balcone

Scrivici dove sta l’unità esterna (a terra sul balcone, a staffa sotto il davanzale, dentro una nicchia chiusa da griglia), se sopra c’è un altro balcone o un cornicione, e da quanto tempo dura. Se alleghi due fotografie facciamo prima, e il sopralluogo arriva già con il materiale giusto.

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Tipi di file accettati: jpg, jpeg, png, heic, heif, webp, Dimensione max del file: 10 MB, Numero max di file: 3.
    Da una foto capiamo subito se basta aspirare o se serve lavorare in quota. Fino a 3 foto, formato JPG, PNG o HEIC, massimo 10 MB ciascuna.

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